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Full text of "Atti della Società ligure di storia patria"

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are reasons for disciplinary action and may 
result in dismissal from the University. 

UNIVERSITY OF ILLINOIS LIBRARY AT URBANA-CHAMPAIGN 



DEC 13 



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L161 — O-1096 












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ATTI 



DELLA SOCIETÀ LIGURE 



DI 



STORIA PATRIA. 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/attidellasocietl01cava 



ATTI 



DELLA 



SOCIETÀ LIGURE 



DI 



STORIA PATRIA 



VOLUME I. 



GENOVA 

PER TOMMASO FERRANDO 



Mwxavin. 



a. 

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Y, I 



PREFAZIONE 



Oe ogni nobile disciplina l'u dai Liguri in 
tutte le età coltivata, ed uomini illustri per 
ogni scienza resero onorata questa provincia 
al pari di ogni altra d'Italia, nello studio della 
patria storia però eglino si segnalarono spe- 
cialmente. 

Sin dall'origine del comune genovese i padri 
nostri vollero tramandate ai posteri le loro 



431526 



( v. ) 

azioni, e per decreto pubblico, Caffaro die 
principio ai Liguri annali. Uomini insigni per 
nobiltà, per sapere, per dignità a lui successero 
nell'alto incarico, e Genova è la città italiana, 
clic vanti la più antica relazione uffiziale delle 
sue geste. 

Il desiderio di narrare i fatti da loro stessi 
veduti, o d'illustrar quelli dei secoli anteriori, ci 
die il maggior numero, ed i migliori dei nostri 
scrittori. L'Arcivescovo Jacopo da Varagine, i 
tre Stella, Bartolomeo e Matteo Senarega, il 
Vescovo di INebbio Agostino Giustiniano, gli 
aurei latinisti Bartolomeo Fazio, Giacomo Bra- 
chili, Oberto Foglietta e Paolo Partenopeo, il 
Cibo-Recco, il Lercaro, il Roccatagliata , il 
Federici, il Cicala, il Landinelli, il Verzellino, 
lo Schiaffino, il Casoni, il Padre Paganetto e 
lAccinelli vanno ricordati fra i tanti che scris- 
sero i fasti di Genova , allorché essa avea ancor 
proprio stato, ed indipendenza. 

E dacché per le mutate condizioni politiche 
la Liguria entrò a far parte eletta di floridis- 
simo regno, l'amore per la patria storia, ac- 



( vii ) 

crebbesi nei suoi figli. Passandoci dei moki 
viventi, che con ogni maniera di scritti il 
patrimonio della patria erudizione vanno gior- 
nalmente accrescendo, chi può obbliare i ve- 
nerandi nomi del Serra e dello Spotorno da 
pochi anni a noi mancati? La storia civile del 
primo, la letteraria del secondo, se son vera 
gloria del nostro paese, bastano a mostrare 
altresì, che i Genovesi del secolo xix, non 
la cedono in amor delle cose patrie ai loro 
maggiori. 

Ma prova chiarissima di tale affetto si ha 
senza dubbio nella Società storica, che per 
impulso di pochi, senz'appoggio di potenti 
e con felici auspici sorgeva in quest'anno 
dentro le nostre mura. Di siffatte aggrega- 
zioni hanno dovizia le varie contrade d'Europa, 
la Germania specialmente. Le scoperte, che 
tuttodì si moltiplicano, di documenti di ogni 
guisa, la brama sempre crescente eli vedere 
illustrata ogni terra, ogni edifizio, ogni nome; 
la necessità di rendere di pubblica ragione 
i titoli, senza cui le narrazioni non sono ere- 



( vili ) 

(libili, fan sì, che gli sforzi isolati e disgiunti 
degli studiosi più non bastino ai bisogni della 
storia, e li spingano ad associarsi insieme, a 
far comunità di idee, di studi, di opere, di 
pubblicazioni. 

Con tale intendimento, all'esordire di questo 
secolo in Genova stessa era nato l'Istituto Li- 
gure, il quale se a tutte le scienze indrizzava 
i suoi studi, aveva una classe speciale di 
scienze morali e politiche, che molto operò 
per la Storia del paese, come i volumi degli 
Atti ci mostrano. Breve fu però la sua vita, 
e per lungo lasso di anni niuno pensò a farlo 
rivivere, ed a seguitarne la tradizione e le 
traccie. 

Il Re Carlo Alberto nel 1853 creava in 
Torino una Deputazione di Storia Patria; chia- 
mava a farne parte cospicui personaggi delle 
diverse provincie dello Stato, e regalmente 
dotandola, la eccitava a far per la storia 
quanto ad individui isolati non era possibile. 
I ix volumi di documenti , eh' essa ha pub- 
blicato sinora, mostrano il vantaggio di tale 
istituzione. 



( »I ) 

La Liguria le deve l'edizione del JNotulario 
di Giovanni Scriba, e di molte carte dei se- 
coli x, xi, xii e xni, del placito Consolare del 
1143, dell' Impostelo ojjicii Gazariae, e del- 
l'importantissimo libro dei Dritti. 

Ma per quanto la Deputazione Storica di To- 
rino benemerita sia di ogni parte del Regno, 
e della Liguria specialmente, essa non può 
in breve spazio, per esuberanza di materia 
pubblicare tutto quanto serve a risebiarare la 
Storia Genovese. La più parte dei nostri sto- 
rici e cronisti sono ancora inediti, disperse le 
più antiche leggi, e gli statuti, non curati utili 
documenti, involti nell'oscurità molti dritti, 
quasi affatto ignorati importanti fatti. Tali con- 
siderazioni indicavano il bisogno di una So- 
cietà Genovese, che aiutasse in qualche guisa 
i lavori di quella di Torino, e n'emulasse i 
nobili intendimenti. Da cualche anno uomini 
noti per patrio amore ed erudizione, argomen- 
tavansi di riuscire a sì utile scopo, e i loro 
voti erano esauditi al chiudersi del 1857. Un 
invito sottoscritto dai Promotori Signori Mar- 



( x ) 

dieso Vincenzo Ricci Deputato al Parlamento 
Nazionale, Avv. Michele Giuseppe Canale, Giu- 
seppe Banchero, Abate Giuseppe Olivieri, Avv. 
Federigo Alizeri, Aw. Emanuele Celesia, ed 
Agostino Olivieri, veniva indirizzato a molti 
onorandi cittadini, onde col loro sapere e l'in- 
gegno volessero concorrere alla formazione 
di una Società Storica Ligure. Essi accorre- 
vano numerosi, ed il Marchese Vincenzo Ricci 
Presidente provvisorio dell'Assemblea, espo- 
neva i desideri dei promotori, l'importanza 
e l'utilità dell'associazione che speravano fon- 
dare. Aderivano tutti con sommo gradimento, 
e formulato uno Statuto passavano all'elezione 
degli Ufficiali della Società. Il P. Vincenzo 
Marchese scelto a Presidente ne inaugurava i 
lavori con discorso adattato alla circostanza ed 
il pubblico con entusiasmo assisteva a tale 
funzione. 

1 due discorsi del signor Marchese Ricci, 
e del P. Marchese vengono ora in luce, come 
introduzione agli Atti della Società, alla pubbli- 
cazione dei quali di mano in mano si darà 
opera. 



(X. ) 

Possa felicemente progredire ed avere lunga 
vita un'istituzione, che con tanta gioia dei Ge- 
novesi venne iniziata, e cogli studi rischiarando 
la storia del passato, abbia la sorte di recar 
frutti degni alla generazione avvenire! 



li. Segretario della Società 

AGOSTINO OLIVIERI. 



NELLA PRIMA ADUNANZA 

DEI PIIOMOTOM 

DELLA SOCIETÀ LIGURE 



in 



STORIA PATRIA 



PAROLE DEL PRESIDENTE PROVVISORIO 



VINCENZO RICCI. 



Quidquiil in ilìa amavimus , quiquid 
mirati simun, manel, mansurumque 
eal in animis honiinum , in etemilale 

Iciiipnriim lama rerum. 

I"u; in ACR. 



SlGlMORI, 



ijualunque popolo non Ita storia propria, e memorie 
della vila autonoma de' suoi maggiori , è fanciullo tut- 
tavia nell'umana famiglia; ma quel popolo che ricco di 
nobili rimembranze, obblia o trascura gli annali ed i 
monumenti di glorie comunque passate, che più non 
commuovesi ai gloriosi ricordi, ai veraci meriti dei suoi 
Padri verso l'universale civiltà, è popolo infiacchito dai 
tempi, dall'inerzia, dall'egoismo, e fors' anche dai dolori 
di lunghe, ed immeritate sventure, può dirsi non in- 



( vn ) 

degnamente vituperalo dai foraslieri, perché giunto a 
quell'ultimo stadio di prostrazione in cui non solo è 
spenta ogni vita nazionale, ma perfino dileguala ogni 
speranza di più prospero avvenire, di quei felici rinno- 
vamenti che non possono mancare ai popoli cristiani che 
efficacemente gli vogliono. Tali né siamo, né certamente 
vorremo divenire noi Liguri. Un'eredità di gloriose pa- 
gine, oltre l'esser maestra unica di vita civile, impone 
obblighi severi d'onore, né la presente generazione vorrà 
sconoscerli, e fallire al sacro suo débito. 

Ma oltre la custodia almeno di questo avito retaggio, 
noi crediamo ch'egli è soltanto dalle sincere meditazioni 
dell' istoria che possano ripetersi i soli possibili e sinceri 
miglioramenti dell' umana convivenza. 

Difatlo il lento svolgersi dell' incivilimento, ossia l'at- 
tuazione e l' equilibrio di tutte le facoltà dell' anima , ed 
il crescere e sovrastare dell'impero dello spirilo sulla 
forza brutale, suole non meno nei singoli uomini che nei 
civili consorzi seguire le vie e le leggi dell' esperienza. 

Ciò non solo è dimostralo colla sintesi dalle dottrine 
della scuola chiamata storica, ma lo è altresì col metodo 
dell'analisi, dalla vanità, dagli errori, dai danni di tutte 
le teoriche ideali e sociali, prestabilite dagli ingegni me- 
ramente speculativi. Ora ad ogni più equo ordinamento 
della società, o come suol dirsi ad ogni risorgimento 
politico, deve precedere un miglioramento delle inclina- 



( XVII ) 

/ioni e degli affetti inorali, un effettivo progresso di virtù 
pratica, giacché non solo è d'uopo sieno stenebrali gli 
intelletti da errori, ma infiammati i sentimenti, ed in- 
gagliarditi i cuori, a vincere i privali interessi e gli 
egoismi volgari, ed ogni alto e generoso amore, e così 
quello della patria, richiede sforzo, e non vive, e non 
nutresi che di sacrificio Quindi oltre i sovranaturali fon- 
damenti della virtù a superare le molli, ed invecchiate 
indifferenze al vero ed al buono, a rieccitare le sopite 
generazioni, abbisognano i forti incentivi dei confronti 
del passalo col presente, degli esempii cittadini e quasi 
domestici, quel dimoio insomma di slimoli che stanno 
racchiusi nella religione delle memorie, nella potenza 
delle tradizioni. 

Ma questa luce, ed irradazione conviene non sia im- 
pelo cieco e disordinato, soggetto necessariamente a pro- 
strazioni, ed a guisa di poetica scintilla fomentatrice 
soltanto di sterili vanità, ma in vece pacata e profonda 
riflessione, accurato studio degli uomini, e dei falti, 
scrutatore paziente degli errori, come dei grandi concelli 
dei maggiori, delle cagioni come delle conseguenze delle 
varie istituzioni, indagatore severo delle singole parti, 
come dell' insieme della vita morale goduta dalle tra- 
scorse generazioni che abitarono come padrone queslo 
suolo medesimo. Sotto questo punto di vista, unicamente 
può riuscire la storia, non mera ricreazione degli uomini 



( XVIII ) 

colti , ma veracemente profìcua al cittadino , e guida 
infallibile di ben essere sociale. Clic se comune ad ogni 
nazione è questo vero, noi Italiani, e noi Liguri ben 
possiamo ripetere , le investigazioni sloriche dover essere 
cura e mela precipua dei nostri lavori , perocché, niun 
popolo più di noi può mostrare , né più calamità da 
compiangere, né più errori da evitare, né più virtù che 
ci facciano rispettare , né più grandi anime degne d'esser 
liberate dall' oblivione. Inoltre egli è solo dalle compiute 
monografìe che può sorgere la sintesi della storia italiana. 

Ma scendendo più direttamente allo scopo di que- 
st'adunanza che è quello appunto di associare gli inten- 
dimenti e le fatiche di quanti cittadini sono amatori della 
Storia Patria , io non so chi di noi non provi sempre 
un fremito di dolore, di rabbia, e di vergogna ad ogni 
rammentare la dispersione insieme, e la rapina dei nostri 
archivi, compiutasi alida dei nostri padri , e nell'estremo 
falò della patria , da stranieri invasori. 

Quante perdile irreparabili di documenti sincroni, ed 
unici, perocché colali depredazioni compionsi sempre da 
mani ad un tempo ignoranti e ladre, ma oltre ciò per 
quanto rimase noi dobbiamo ora sotto cielo straniero 
ricercare i monumenti della gloria e della sapienza 
de' nostri padri, quasi limosinandone la vista, e gli 
estratti in mercè, dai non giusti posseditori. Ma non è 
dato a noi cozzare col fato, e solo con forti ed ostinali 



( x.x ) 

proposili possiamo por qualche riparo alle ingiurio degli 
uomini e della fortuna. E quindi piutlosto che lamentare 
danni irrevocabilmente compiuti, dobbiamo rivolgerci a 
qualche compenso, ed anzi tutto rallegrarci che l'amore 
de sludi storici patrii, malgrado che sia stalo spento quel 
benemerito Istituto Ligure , ed ogni altra Società scien- 
tifica, non resti dilegualo affatto, ma viva piuttosto assai 
diffuso ancora fra noi. 

Oltre i molli, e tulli autorevolissimi scritti dell 1 illustre 
P. Spolorno , non pochi altri egregi lavori vennero in 
luce negli anni scorsi , eh' io m' astengo dal designare 
più parlitamenle perchè, se ne togli, l'avvocato Gandolfo 
defunto, dovrei Onorevoli Signori, pressoché limitarmi 
a ripetere i vostri nomi. Ma colali studi sono da moltis- 
simi privatamente, e quasi in modo recondito coltivati, 
e quindi per necessità imperfettamente, oscuramente, e 
senza che le individuali elucubrazioni e fatiche riescano 
di vicendevole vantaggio, abbiano tra loro un nesso, 
ed un insieme , e così accrescano ed illustrino il co- 
mune retaggio delle patrie reminiscenze. Abbiamo inoltre 
sconosciute ricchezze di manoscritti, documenti, monete, 
medaglie, libri rarissimi presso molle famiglie, che quasi 
ignorali e negletti sono non di rado nell' avvicendarsi 
dei successori dispersi, e per sempre perduti, abbiamo 
lapidi , ornali , pregevoli reliquie d' arte antica talora 
mutilate, e guaste dall'ignoranza, talora distrutte. È 



( « ) 

d'uopo pertanto primieramente unire le idee e gli studi, 
associare le menti come le braccia, onde conseguire utili 
e pratici risultati nelle investigazioni storiche, e poi formar 
quasi un civile sacerdozio tra i loro fervorosi cultori, che 
vegli alla custodia , tenti impedire la perdila totale di 
quei monumenti di vecchia sapienza che i presenti non 
curano, perchè non conoscono. 

Pertanto senza inceppare menomamente il libero corso 
degli ingegni e degli studi d' ogni collaboratore , quasi 
una qualche norma o metodo o ragione delle nostre 
indagini, sembrami così a prima giunta, e seguendo la 
legge della divisione del lavoro, che potrebbe idearsi una 
ripartizione delle investigazioni storiche Liguri in tre 
grandi categorie. 

1." Ricerca, pubblicazione, illustrazione dei falli, dei 
testi storici, e dei documenti o pubblici o di pubblico 
interesse così degli archivi esteri, come di molle nostre 
famiglie, e delle antiche, e recenti collezioni. 

2. a Leggi politiche, civili ed economiche, Magistrati, 
Istituzioni Religiose, e di Beneficenza, uomini illustri 
fuori paese. 

5." Dai fatti e dalle istituzioni deduzione delle leggi 
morali, delli sladii di civiltà percorsa, e ad altri comu- 
nicata, delle relazioni colla storia delle altre provincie 
italiane, e vicendevole influenza, in una parola di quanto 
racchiudesi sotto il nome di filosofìa storica. 



( xx. ) 

Àmpia è la inesse in cui possiamo mietere perchè 
nella sioria dell 1 umanità e dell'incivilimento del mondo, 
la pagina dei Liguri non è né sterile, né ultima, anzi 
nel perenne alternarsi delle nazionali fortune ebbe a giu- 
dicio di testimoni non nostri la sua epoca di primato. 

Ma non occorre qui svolgere l'accennato programma, 
o piuttosto meta de 1 nostri studii giacché or trattasi uni- 
camente della nuda idea d'associazione del lavoro intel- 
lettuale , ed il suo ordinamento , le sue norme verranno 
da voi maturamente sancite , ed io colto all' improvviso 
non ebbi agio neppure a riflettervi, ma così sconnessa- 
mente e di volo vi sottoporrò pochi pensieri. 

Dopo il saccheggio e dispersione dei nostri archivi 
convien rivolgersi agli stranieri. Nella Spagna non solo, 
ma in Parigi, a Vienna, nella Ambrosiana, in Venezia 
ed altrove stanno documenti nostri. Il sig. Molini dagli 
originali autentici della Biblioteca Imperiale di Parigi 
copiava alcune lettore d'Andrea Doria e d'altri Genovesi f . 
Così il signor Orlando pubblicava testé non pochi docu- 
menti genovesi intorno alla Sicilia 2 come già aveano da 
gran tempo fatto il Capmany per Barcellona, il Papon 
pella Provenza, il Navarelte per Colombo. Del resto son 
note le antiche e recenti collezioni principalmente Ger- 
maniche di diplomi 3 . Ma dopo queste solerti ricerche, 
da istituirsi per tutto, comincia altra serie di studi. Ab- 
biamo (non lieve vanto), il primo annalista sincrono 



( XXII ) 

dell'Italia risorta, il sommo Caffaro e suoi continuatori, ma 
oltre non aver mai trovato in patria un editore, il testo 
inserito dal Muratori nella sua raccolta , come a tutti è 
noto, era imperfettissimo. Intanto Y originale iris, sia 
titolo non dirò di nostra vergogna, ma almeno di in- 
curia, negletto in Parigi. 

La stessa imperfezione riscontrasi per lo Stella , Se 
narega , Varagine , olire i molli altri nostri annalisti che 
giacciono luiiora manoscritti e quasi ignorati. Altrettanto 
può dirsi delle relazioni dei nostri Ambasciatori tutte 
inedite, mentre la pubblicazione delle Venete gettò tanta 
luce sullo slato d' Europa. 

La nostra storia civile autentica comincia dalle Cro- 
ciate, ma il Comune di Genova esisteva probabilmente 
dal tempo degli Ottoni, sulle tradizioni non mai perdute 
del municipio romano, e risorto coli' allentarsi della dipen- 
denza sempre prelesa dell'impero Greco, e poi abbiamo 
i fatti che i Genovesi oltre 1' aver liberato I' anno 878 
il Papa Giovanni Vili dal Duca di Spoleto e condottolo 
sulla propria squadra in Francia, conquistarono intorno 
a que tempi Corsica, e Sardegna, poi combatterono e 
vinsero anche nelf interno dell' Africa i Saracini, e da 
essi frequentemente difesero il lillorale marittimo. Già 
al principio del secolo X aveano ampliata la cerchia 
delle lor mura, e navigavano in ordinale squadre di 
guerra nella Siria 4 . Quindi due secoli di vita autonoma, 
e di gloriose imprese da accertare e chiarire. 



( XXIII ) 

Le conquiste poi de 1 Genovesi in Oriente, le costanti 
supremazie politiche ivi mantenute, l'Impero Greco re- 
staurato e lungamente difeso, i molteplici domili ii avutivi, 
e dal Comune, e dai cittadini e dalle società, le tante 
e floridissime Colonie erettevi dai fondamenti , le vie 
aperte al commercio, ed alle relazioni colle eslreme re- 
gioni dell'Asia, le navigazioni sul Caspio e nella Cina 5 , 
i primi germi d' incivilimento , ed i cristiani costumi 
diffusivi 6 , non pur lungo i lidi, ma nelle più interne 
Provincie, malgrado i pregevolissimi lavori deli'Qderigo, 
del Semino, del Sauli e del Canale abbisognano ancora 
di lunghi e pazienti sludi. Brevi ma preziosi cenni ne 
stanno dispersi nella collezione di Storici Bisantini, e 
nelle relazioni di molti viaggiatori che converrebbe tutte 
adunare 7 come altresì tutte le materiali vestigie che ne 
rimangono. 

Akerman capitale della Bessarabia conserva ancora una 
cittadella costruitavi da' Genovesi , ed il P. Boscowieh 
riferisce 8 che a Sudava già capitale della Moldavia esi- 
stevano trenta chiese cadenti in rovina piene d'iscrizioni 
genovesi, e che nel castello veggonsi ancora gli stemmi 
della Repubblica , e la lingua o dialetto ivi parlato pieno 
di vocaboli e desinenze italiane , egli le ripete non 
dalla figliazione latina, ma dal commercio, e dai sta- 
bilimenti italiani colà eretti nel medio evo. Ad essi senza 
dubbio è dovuta la lingua franca comune in tutti gli 



( XXIV ) 

scali del Levante. Ed in tanto fervore di studi di lingui- 
stica e delle cose orientali, e pubblicazioni, ed estratti 
di cronache Arabe ed Armene, mancar non possono 
le fonti con cui supplire in qualche parte ai documenti 
domestici perduti. Le accennate imprese belliche, e le 
altre molte sul litlorale d'Africa, ed in Provenza, Cata- 
logna, considerale nelle vastità del loro concetto, ordi- 
nato sistema, e scopo ultimo di relazioni e commerci, 
numero ed abilità di combattenti, metodi e macchine 
militari, e preminenza nell'arte della guerra, non sono 
vanti unicamente della Liguria, ma di tutta Italia che 
vide mercè i nostri padri per oltre due secoli redivive 
le acquile romane, ed un'altra volta temuto, e riverito 
al mondo il suo nome. 

Gli storici nostri intenti unicamente alle cose interne, 
poco parlano di traffici lontani, e neppur accennano le 
antiche relazioni commerciali coi popoli del Nord. Pure 
esistono numerose convenzioni con Anversa, Bruges, 
Nuremberg 9 che indicano regolari navigazioni, e cambi 
in quei mari, e tutte raccogliendo le sparse indicazioni 
forse apparirebbe che la celebrata Lega Anseatica non 
fu che un' imitazione e riflesso dei Comuni Italiani. 

Se poi gettiamo lo sguardo alle istituzioni, s'apre 
quasi uno sterminalo orizzonte che affatica l'occhio, ed 
impaurisce la mente. Il solo ufficio di S. Giorgio mo- 
numento continuato dall' una all' altra generazione , di 



( xxv ) 

senno, di forti e pratiche antiveggenze, di inimitata so- 
lerzia e probità, e come istituzione civile, e come eco- 
nomica, non tanto precorse di più secoli i moderni trovati 
degli economisti e delle teoriche del credito, ma forse 
non è raggiunto ancora praticamente dalla scienza pre- 
sente. Ma dopo aver eccitata 1' ammirazione e i valicinii 
del Segretario Fiorentino, di Montesquieu, di Genovesi e 
di altri, servito di modello alla Compagnia delle Indie, 
d'Olanda e d'Inghilterra, non rimane fra noi che con- 
fuso ricordo in tutti i cuori, qual palladio della Repub- 
blica, qual fonte di pubbliche beneficenze, qual custode 
dell' agiatezza nudrila in ogni famiglia ; ma gli intral- 
ciati congegni del suo meccanismo amministrativo, le 
sue intime ed esterne vicende, le sue lotte coli' alternarsi 
delle sorti del commercio e delle industrie universali, 
perfino la sua stessa lingua ufficiale, ci sono divenute, 
a noi medesimi ignote, ed i molti e polverosi volumi 
die ancor ne restano, e racchiudono tanto tesoro d'in- 
segnamenti, aspettano, o forse attenderanno eternamente 
mani risolute, perseveranti, veramente italiane che gli 
aprano al mondo. 

Anche i brevi dei Consoli, e le antichissime leggi, 
e politiche e commerciali meritano d' esser chiarite , 
così il diritto pubblico delle signorie del Levante, o 
concesse o permesse ai cittadini, ed alle associazioni, ma 
sovratutto intorno all'erezione e governo delle colonie. 



( XXVI ) 

Neil' ordina meulo loro si seppe evitale la duplice ma 
l'alale alternativa, rinnovatasi in lune le eia e presso ogni 
nazione, o di troppo duri, e minuti vincoli della me- 
tropoli, di eccessivi gravami, per cui o non possono 
prosperare, e le popolazioni cresciute ed arricchite, ma 
umiliate sdegnano il lontano e moleslo patronato, rifiu- 
tanlo ed insorgono, oppure di vincoli troppo larghi, di 
niune cure, e beneficii, e relazioni proficue per cui i 
coloni in breve perdono la nazionalità amica , e sepa- 
ratisi; e sono abbandonate. Le colonie Genovesi dirette 
dalla madre patria , ma governale da loro abitanti me- 
desimi, non caddero per viziose istituzioni, o troppo severi 
ordini, ma dopo lunga e prospera vita propria, dopo 
benefici influssi sulle circostanti regioni, soggiacquero, e 
non vilmente alla irreparabile invasione ottomana. 

E la genuina natura , lo spirilo delle leggi del 1 528 
è pure mal noto, giacché mentre suolsi universalmente 
da queir epoca ripetere il fondamento delle forme ari- 
stocratiche, un leggero esame basta a persuadere che il 
liber civililatis, e l'insieme di quelle sanzioni, costitui- 
vano un liberissimo governo, una sincera uguaglianza 
repubblicana , senza privilegi*! ed esclusioni. 

11 cuore umano che negli agi della prosperila, mal 
s'acquieta alla modestia del viver civile, massime negli 
uomini di forte immaginativa, ove facili pur troppo anzi 
avventale riescono le emulazioni , oppresso quindi dai 



( XXVII ) 

meritali mali ben s' avvede come anche le esterne sven- 
ture abbino per Io più una domestica origine, e come 
né per odii nò per sangue migliorinsi i destini della so- 
cietà. Ammaestrati da lagrimevole esperienza sui danni 
del parteggiare, sopiti con prudenti consigli i semi di 
nuove discordie 10 sancivano i Genovesi l'autorità suprema 
della Repubblica risiedesse in una sovrana Assemblea di 
quattrocento cittadini, tratti a sorte per tre quarti da un 
ruolo di oltre i due mila " che si scambiassero ogni 
anno, finché tutti a vicenda fossero partecipi del prin- 
cipato ,a . A questi spettavano le facoltà legislative, l'im- 
porre o mutare balzelli, le nomine ad alcuni supremi 
ufficii. Cento membri tratti da quesl' Assemblea costitui- 
vano il Minor Consiglio a cui apparteneva bandir guerra 
e pace, contrarre alleanze, spiegare, non mutare le 
leggi. Da questo sceglievansi ancora sedici cittadini che 
formavano il Collegio biennale dei Governatori e Pro- 
curatori presieduto dal Doge, e chiamato Senato cui 
era affidata I' iniziativa delle leggi , l' inviar legati , il 
maneggio delle men gravi cose politiche, il governo delle 
pubbliche entrate. Quindi i varii ufficii erano quasi de- 
legazioni della generale Assemblea di cui facevano parte. 
Il Doge biennale non era che il presidente di questi tre 
Consigli , il primo fra suoi pari ,3 . 

Riesce degno d' osservazione come non esistesse un 
Potere esecutivo separato, ossia un Magistrato cui fosse 



( XXYIII ) 

affidato il comando delle milizie, il conferir impieghi ed 
accordar favori. Per la troppa preponderanza di questo 
ufficio, ignoto presso gli antichi popoli, sogliono crollare 
i sistemi repubblicani. Un Magistrato di cinque Sindica- 
tori, al termine d'ogni ufficio, e così anche del Ducale, 
giudicava di qualsivoglia richiamo per abuso d'autorità, 
e costituiva un Eflbralo guardiano insieme delle leggi, 
e dei diritti de' cittadini , e rendeva efficace il debito 
d'ogni pubblico ufficiale di dar ragione de' suoi atti. 
Ma basti, se forse non è già soverchio a giustificare il 
mio giudizio, ed a mostrar quelle leggi degne di esser 
più note. 

Ommetterò d'accennare qual ricca miniera contengasi 
negli antichissimi Statuti delle nostre corporazioni d'arti 
e professioni, sovratutto della lana e della seta, ed in- 
dicherò solo che fin dal 1528 era bandita la pienissima 
libertà del lavoro senza vincoli d'ammaestramento, di 
gradi , di tempo , di spesa così per gli abitanti , come 
per gli estranei u . 

E dalle loro disposizioni, dal successivo variarsi e 
correggersi di esse appare come pressoché tutte le qui- 
stioni economiche che or agitano Y Europa fossero co- 
nosciute , e nei svariati esperimenti risolute , o temperate 
dai nostri padri; perchè in somma da tutta la storia 
nostra emerge chiaramente che antico è Y incivilimento 
italiano e le industrie manufaltrici nel rapido loro svol- 



( XXIX ) 

gersi dal duodecimo al decimoquinlo secolo, quando 
r Italia provvedeva tutii i popoli di manufatti, e d'ogni 
oggetto fabbrile, o di commodo, diedero i molti van- 
taggi , ma gli inconvenienti altresì inseparabili dall' in- 
dustrialismo. 

Il merito e la fama degli artefici nostri non pure 
manuali, ma, giusta i tempi, scientifici, fu somma, pari 
a quella dei nostri guerrieri, non solo nelle pugne ma- 
rittime, ma dei famosi arcieri Genovesi delle battaglie 
di Poitiers e di Crequy, sicché tanto nelle arti della 
pace come in quelle della guerra, nobilissime palme 
colsero i Liguri, nò lievemente giovarono a dissipare le 
tenebre della seconda barbarie. E queste non sono glorie 
municipali, ma vere e legittime, glorie nazionali di tutta 
Italia, due volle maestra al mondo, e che edificava le 
cattedrali di Pisa , e la nostra di S. Lorenzo quando 
Parigi e Londra erano umili borghi coperti di paglia e 
fabbricati di rozze tavole. 

Lo svolgere i pochi appunti indicati, e le moltissime 
altre quistioni che sorgono dai nostri annali , quel per- 
petuo avvicendarsi di fazioni interne , ma la costante 
politica estera e commerciale, la dinastia Greca restau- 
rata, e due secoli sostenuta contro i Turchi, il perenne 
favore agli Angioini contro gli Aragonesi, quel nostro 
diritto pubblico interno per cui le Città Liguri erano 
confederate, e non suddite, il niun desiderio e bisogno 



( xxx ) 

di conquiste ali 1 interno mentre ne erano avidissimi i 
Principati, reiezione, la temporaneità, la gratuita e sin- 
dacato d'ogni pubblico ufficio, e le cause di quel per- 
peluo guelfismo eli" era forse l'idea democratica italiana, 
opposla all' oltramontano ghibellinismo feudale, possono 
porgere una vasta e nobilissima serie di studi. 

E duplice la via ed il metodo di queste eloeubra- 
zioni, prima le ricerche de fatti , dei documenti, le 
indagini, le illustrazioni, quindi le ragioni loro, le indu- 
zioni, i confronti, le relazioni con tutta la storia d'Italia 
e dell 1 universale civiltà. 

Tale è lo scopo che alcuni pochi fra noi trovando le 
forze loro troppo impari all'impresa, hanno pensato sot- 
tomettere al vostro senno, ed al vostro patriottismo, 
pregandovi se così vi piace di voler gettare i fondamenti 
di una Società che tenti raccogliere, ed ordinare il 
patrimonio storico lasciatoci dai nostri maggiori. Non 
è una vera Accademia di dotti che noi abbiamo imma- 
ginato, ma quasi una palestra di studiosi cittadini, amo- 
revoli custodi , e promotori dello sterile , ma caro al 
cuor nostro , avito retaggio sfuggito alle ingiurie dei 
tempi e dell'avversa fortuna, in una parola, ella è 
piuttosto che letteraria, un'opera, un dovere civile che 
vi proponiamo, perocché la storia, è quel solo vincolo 
che ancor ci lega al mondo delle intelligenze, l'unica 
gloria che forse ci rimane. 



( XXXI ) 

Signori, molli e nobilissimi insegnamenti civili sor- 
gono dalle vecchie nostre cronache e la Società che 
vorremmo veder nascere non dimenticherà mai il primo 
di questi ammaestramenti. La concordia degli animi, la 
mutua tolleranza , la prudente non stizzosa emulazione 
fecero da umili principii progredire rapidamente gli 
antichi Liguri fino a rendere il loro Comune, come disse 
Giovanni Villani 15 in gran potenza e felice stalo pili che 
altro Si (piove , o Comune del mondo ridottato in mare. 
Ma poi le gare, i dissidii, le irritazioni che negli animi 
forti facilmente trascorrono ad odii irreconciliabili, gli 
resero non solo infelici, ma talvolta, troppo duro anche 
a dirsi, odiosi a se slessi e favola al mondo. 

Quindi nelle vostre adunanze voi vorrete che come 
auspice ne fu V amore della patria, così compagna in- 
separabile ne resti 1 amicizia e l'unione degli animi. 
Ma voi, o Signori, già avete sin d'oggi voluto dar 
prova d' esser disposti ad incontrare e subire per un 
nobilissimo fine non lievi noie, pazientemente accogliendo, 
non dirò i sentimenti , perchè questi sono sinceri , ma 
le rozze parole, le poco ordinate idee, di chi vi trat- 
tenne finora. 



NOTE AL DISCORSO DEL MARCHESE. RICCI 



1 Documenti di Storia Italiana, Firenze 1836, voi. 2 in 8. 

2 Un Codice di leggi e diplomi Siciliani del medio evo. Palermo 1857. 

3 Tale è il metodo praticalo da Sigonio, da Muratori, da (Jghelli e da tutti 

gli altri raccoglitori. Ed è ampiamente dichiarato dal Sassi nella prefa- 
zione al Sigonio: De Regno Ilulice. 
* La Storia di Gonova avanti il mille, trovasi, dice lo Spotorno (Annotazioni 
ugli Annali di Giustiniani, voi. 2. pag. 709), come quella delle altre 
Città, involta in molte tenebre per mancanza di documenti, non per man- 
canza di fatti egregi di quelli uomini antichi. Ma è da sperare che poco 
a poco sarà tolto , o squarciato in parte quel velo che nasconde la Storia 
nostra. Il metodo più acconcio a raggiungere tal fine pare sia quello di rac- 
cogliere, ed illustrare tutti i singoli fatti accennali dai nostri, e da altri 
Cronisti, dai quali ben chiariti, e collegati potrà sorgere la cognizione, 
o compiuta, o meno imperfetta delle condizioni del Comune di Genova 
prima degli Annali di Caffaro. 

A modo d'indice si segnano alcuni dei fatti che abbisognano, e meri- 
tano esame, ed analisi critica. 

Anuo 800. Per quanto fondati sieno i dubbi dell' Odcrigo su l'Ademaro 
come Conte di Genova non meno certi sono però i suoi combattimenti 
con forze liguri contro i Saracini, come altresì quelli del Burcardo. 

Sui primi tentativi de' Genovesi per la liberazione della Corsica e Sar- 
degna, sono a raccogliersi tulli i passi delle bolle pontificie. 

Anno 878. Giusta il Baronio, i Genovesi liberalo il Papa Giovanni Vili dalle 
persecuzioni di Lamberto Conte di Spoleto, lo condussero su propri navigli 
in Genova, e quindi in Francia. Anche Sigonio Io accenna all'anno 876. 

Anno 92Ji. Costruzione di nuove mura, ed ampliamento ragguardevolis- 
simo della Città. 

3 



( XXXIV ) 

Anno 931. Spedizioni, o combattimenti contro l Saracini. Sacco di Ge- 
nova, o quasi immediata liberazione de' prigionieri , o vittoria sui nemici. 

Anno 958. Diploma o privilegio di Berengario. Sono a ritenersi le con- 
siderazioni dello Spotorno intorno al medesimo , nello noto al Giustiniani. 
In detta carta è riconosciuto e confermato un giure , e consuetudini spe- 
ciali , o proprie, l'esenzione da ogni vassallaggio, o dipendenza feudale. 

Anno 1004. Hoc tempore Gcnuenses, et Pisani rem tractare navalera, 
non mcrcalurao solum ut anlo, sed etiam rei militaris causa caeperaut. 
Occasionem autem dedere Saraceni qui piraticum exercendo navigationem 
Italiae peno omnem ademerant, et proximis insulis occupatis Alpium Cot- 
tiarum atque Hetruriae orac in dies impentius insullabant. Itaque dum 
prcdones insectari , et Saracenos partis pellere sedibus contenderei^, brevi 
patientibus ipsis regibus, atque annuento Pontifico, tantum sibi poten- 
tiao pepererunt, ut nomen suum extra Europae fines no dum ipsius Ita- 
liae propagaverint. 

Ceterum Pisanorum et lanuensium potentiao comparandao primordia 
fucre Sardinia, et Corsica, quas a Saracenis iani inde a Caroli Magni 
temporibus occupatas, cum Ponlifex Romanus acerbissimo ferret, propo- 
silo diplomate indulserat, ut qui eas recepisset , sibì haberet dummodo 
Cbristianos sevo Saraccnorum imperio liberassct. Quo ediclo incitati Pi- 
sani Sardiniam, Genuenses Corsicam invaserunt, aute sequenti anno aut 
certe sub boc tempus. Sigonius: De Regno Ilaliae , lib. 8. 

Lo stesso attesta Muratori « Pisani , et Gcnuenses post annum a Christo 
nato millesimum , non tantum mercaturara facere, sed et classes contra 
Saracenos parare caeperant. Antiquii. Medii Evi , voi. 2. pag. 88j. 

La Cronaca Pisana inserita dal Muratori nel volume 6, S. B. 1. pag. 1G7, 
fa speciale menziono d'imprese eseguite in lega ai Genovesi in Sardegna 
negli anni 1016 o 1020 o d'una grossa guerra nel 1070 fra due popoli, 
oltre non poche reciproche ostilità negli anni antecedenti. 

Anno 105'6. Breve del Marchese Alberto d' Esle. Nell'intestazione dicesi: 
Ch'egli, Civis lanuensis effectus, lanuensium consueludines, et praecepta 
servare pollicetur. 

Anno medesimo. Decreto dei Consoli, Ottone, Gontardo, Guiscardo, 
Guglielmo Pevere sul dazio del salo che devono pagare le navi reduci 
dalla Sardegna. 

Anno 10G4. Nel pellegrinaggio intrapreso in Palestina da settemila Ger- 
mani, sotto l'Arcivescovo di Magonza ed altri Vescovi, i soli due mila 



( XXXV ) 

sfuggili al ferro degli Arabi, furono raccolti sul liltorale di Siria da galee 
genovesi, poiché quella possente repubblica , dico Sismondi (Storia de' 
Francesi, voi. &.), avea già iììcomincialo ad ingombrare i mari coi suoi 
vascelli, ed i pellegrini furono trasportali in Italia. Intorno a questo fallo 
vedi anche Michaud Eclaircisscment sur l'histoire des Croisades, voi. 1., 
ove cita le cronache sincrone. 

Anno 1080. Sono indicati i nomi dei quattro Consoli di quell'anno nel 
documento che dichiara aver veduto il Giustiniani (Annali). 

Circa lo stesso tempo il Varagino fa menzione di soccorsi dati da' Ge- 
novesi a Gregorio VII. Cronaca in Corrado Vescovo XV. 

Anno 1088. Celebre spedizione in Africa. I dubbi esposti dal Muratori 
(Annali d' Italia) e dedotti dai nomi delle due Città espugnate sono ora 
tolti dalle ricerche del Conte Castiglioni ( Mèmoire Geografìque et Nu- 
mismalique sur la partie Orientale de la Darberic appellée Afrikiapar 
les Arabes , Milan 18:26). Ivi per mezzo di monete antiche è dimostrata 
l'esistenza delle due Città Almadia , e Zouveila (Sibilia). 

I Genovesi, e Pisani già anteriormente a quell'epoca avevano in quelle 
due Città, sebbene discoste più giornate dal mare, emporii di merci, ed 
importante commercio. Ma sorte contestazioni perle avarie dell' Emir, né 
potendo ottener giustizia, dice Bianchi Giovini (Storia dei Papi, voi. 7, 
pagina 28): le due repubbliche pensarono a farsela da sé. 

Siffatta impresa, e per la sua importanza, e per lo sviluppo di forze, e 
scienza militare che svela nei due popoli Italiani, merita illustrazione. 
Anno 1095. Spedizione di Tortosa, 

Zecca Genovese nel secolo undecimo. Vedi Gandolfo : Della moneta an- 
tica di Genova, voi. 1., pag. 54. 
Costruzione di S. Lorenzo anteriore a S. Marco ed alla Cattedrale di Pisa. 
s V. Silvestre de Sacy, Chrestomatie Arabe, voi. 2. 
* Lequiens Oriens Chrislianus , tom. 5 Rainaldi, Histor. Eccl. anno 1518. 
7 / Genovesi sono i più ricchi cittadini del mondo, non solo fra Cristiani 
ma anche fra i Saracini, scriveva Giovanni Villani, e fu appunto nelle 
conquiste e nel commercio del Levante che acquistarono tante ricchezze. 

II Museo di Caffa contiene molte lapidi ed iscrizioni genovesi trovate per 
tutta la Crimea. Vedi Dullelin Universel par M. De Ferusach, septiéme 
sedioli; Sciences Historiqucs, janvier 1828. Anche il sig. Michaud riferisco 
d'aver visto nella Troade, nel luogo dell'antica Troja le rovine d'un 
castello genovese. Vedi Correspondance d' Orioni, Paris 1855-1834. 

Ma quJ che più importa si è che rimane memoria che il loro dominio 
in quelle lontane regioni non fu oppressore ma benefico. 



( XXXVI ) 

Il Tournefort ne] suo Voyagc en Levant, Paris 17 16, dichiara aperta- 
mente che « Les Génois pendant leur domination, cmbcllirent toutes Ics 
Villes de l'Archipel » e descrive i resti di molli lavori ancor sussistenti al 
suo tempo. Anche il sig. MuravicIT Aposlol nel suo Viaggio per la Tauride, 
Napoli 1833, dopo aver raccontalo che Caffi era chiamata per la sua impor- 
tanza piccola Costantinopoli, parlando dello rovine di Soldaja , altra citlà 
eretta da' Genovesi soggiunge : i Pare che i Genovesi volessero stordirò la 
posterità con I' arditezza dei loro operai » e dà la descrizione d' una loro 
fortezza. 

Quasi tulli i viaggiatori ritrovarono fra i Circassi vive le tradizioni della 
loro riconoscenza a' Genovesi, oltre il De ioti, il Ferrami, il Pallas, lo 
attesta il Console francese Gamba nel suo Voyage dans la Russie Meridio- 
nale, Paris 182G, ed attribuiscono ancora alle loro relazioni coi Genovesi 
le traccio d'incivilimento che tuttora appaiono fra di essi. 

Il Giornale della Società Asiatica Inglese di luglio 183i, tra le altre coso 
dice: « On rclrouvo dans la croyance religieusc des Circassiens des Iraces 

de christianisme qui leur fui probablement apportés par les Génois 

qui avaient des élablissement en Circassie, à l'epoque ou ils élaicnt les 
maìtres de la mcr noir ». Révue Britlanique, settembre 1854. 

8 Pagine 2ò3 e 254 del Journal d'un voyage de Conslantinople en Pologne, 
Lausanne 1772. 

9 Depping, Histoire du Commerce entre lo Levant et l'Europe, chap. G. 

i0 Unicus erit ordo, oxlinla penitus dcnominalione popularium ac nobilium. 

" Vedi i nomi di lutti gli ascritti nei 28 Alberghi. 

" Omnes cives hujus aulontalis atque ordinis erunl participes. 

13 Hex in purpura , Senator in Curia, Caplivus in Urbe. 

•* Vedi il § Artes et artifìcio, omnibus debeanl esse communi. 

15 Cronaca Fiorentina, lib. 3. 



PER 

LA INAUGURAZIONE 



DPI.I.A 



SOCIETÀ LIGURE DI STORIA PATRIA 
DISCORSO 

LETTO NELL'AULA DEL PALAZZO MUNICIPALE DI GENOVA 

11. XII FIJDRKAIO DEI. MDCCCI.V1II 

DAL PRESIDENTE DELLA STESSA SOCIETÀ 

P. VINCENZO MARCHESE 

DE' PREDICATORI. 



Dappoiché, o Signori, vi è piaciuto di darmi da miei 
solitari pensieri alla gioia solenne di questo giorno, e 
mi voleste, non pure compagno ai vostri nobili sludi, 
ma iniziatore di questa eletta Società onde oggi si com- 
muove e si allieta Genova tutta; consentitemi, che a 
sdebitarmi almeno in parte del grave ufficio che mi 
avete affidato, io vi venga brevemente accennando, quanto 
bella, quanto opportuna, quanto profittevole sia l'im- 
presa che vi siete proposta, affinchè dal considerarne 
appunto la bellezza, la opportunità e la utilità, cresca 



( XL ) 

in voi l'animo e si raffermi nel generoso proposito di 
recarla a quella maggior perfezione, die addimamia 
l'onor vostro e quello della patria comune. La quale è 
gran tempo che da' suoi adoratori di larghe promesse 
e di infinite lusinghe pasciuta, chiede pur finalmente di 
essere con opere egregie rifatta di questa sua lunga 
espettazione. Onde parmi che ella a voi si rivolga , e 
caldissimamente ve ''ne preghi come di conforto sopra 
ogni altro desiderabile; che certo niun dono della for- 
tuna potrebbe mai ristorarla dell' ingegno e delia virtù. 
E se io, mercè vostra, o Signori, otterrò che ella sia 
di questo suo desiderio consolala, crederò di avere in 
pari tempo soddisfatto a voi e alla patria. 

Ma innanzi abbia cominciamento il mio dire, è giusto 
che, in nome dei Soci qui convenuti, siano rese pubbliche 
grazie all'illustre Preside dei nostro Municipio, siccome 
quegli che fino dagli esordi questa nostra Società con 
sincero afletto abbracciò, e oggi delle sue natalizie prova 
quel gaudio che padre nel vedersi crescere in casa la 
famiglia promettente e bella. Né manco era da attendersi 
da tale, che alla sapienza del filosofo congiunge la in- 
tegrila del magistrato, e le più nobili virtù del cittadino, 
onde il nome di Giuseppe Morrò suona oggimai un elogio; 
e questo nome la Socielà Ligure di Storia Patria lo 
scriverà tra que' primi e più venerali da' quali ripete 
il suo nascimento. 



( XL1 ) 

Quo popoli, o Signori, che più salirono in fama o 
per grandezza d'imperio, o per la eccellenza delle cose 
operale, furono sempre di av\iso, che si dovesse con 
ogni studio e con ogni più efficace maniera raccoman- 
dare ai posteri le gesta onorate dei padri, affinchè quella 
loro preclara virtù circondala dall'amore e dall'ossequio 
della patria, e come cosa divina magnificata e adorala, 
fosse incessante pungolo all'animo dei succedituri onde 
accenderli nel desiderio di una nobile emulazione. Per- 
ciocché quando un popolo è così caduto in basso, che 
più non sente nò la gloria , nò la vergogna , questo 
popolo è moralmente spento e cancellato dalla terra. Non 
altrimenti si avvisarono que 1 Liguri antichi che questa 
nostra bellissima città rialzarono dalle sue rovine. Come 
ebbero in fatti con stupende vittorie domati i Saraceni 
nella Palestina, vinti i mori nell'Africa e nella Spagna, 
reso tributario della nostra Repubblica Y imperatore di 
Coslantinopoli, recala in loro balìa gran parte della Sar- 
degna, frenata l'insolenza di Federico Barbarossa, in 
corto, reso il nostro Comune in casa e in oste, per terra 
e per mare glorioso e temuto, decretarono, che tante 
e così preclare gesta si dovessero col ministero della 
storia mandare a notizia dei posteri, parendo loro di 
lasciare tale e lanla eredità di gloria e di alletti, che 
ben meritasse di vivere nei secoli avvenire. Ora questo 
saero deposito di sempre nuove e bellissime glorie ac- 



( «a ) 
cresciuto, giunse infìno a noi mercè 1 opera di sopra 
quaranta storici, gravi, assennati, incorrotti e ben sovente 
eloquenti , tra' quali tengono seggio onoralo due miei 
confratelli, Jacopo da Varazze e Agostino Giustiniani. 
Il compito nostro, o Signori, ci è adunque assai pale- 
semente indicato. Un ricco patrimonio di gloria da stu- 
diare, da accrescere e da (ramandarc ai nostri nepoti. 
Che se quanto al fine questo ufficio si rannoda e si 
continua agli storici che ci hanno preceduti, quanto però 
al modo esso è al tutto diverso, sendo un portato na- 
turale e spontaneo della nostra età, sopra ogni altra 
investigalrice solerte ed animosa. La quale con quel- 
l'ardore medesimo onde ha creata la chimica, trovato il 
vapore e il telegrafo elettrico, fruga nelle rovine, ro- 
vista gli archivi, valica i mari, si periglia nei deserti 
e nelle lande selvaggie, affine di rimuovere il denso 
velo che nasconde ai nostri sguardi le origini sociali. 
Perciocché la vita civile dei popoli, non altrimenti che 
quella dei singoli uomini, corre per ire grandi periodi 
i quali sono da tre maniere di storie raccontati. L' ideale 
cioè e il sovranalurale, che accenna alla loro giovinezza; 
il consertamento dell'ideale col reale, che è il più com- 
piuto sviluppo della loro civiltà; e finalmente il reale e 
il razionale nel quale si risolve la larda loro vecchiezza. 
11 primo si governa con l' istinto e con la fantasia ; il 
secondo con la ragione e con l' affetto ; il lerzo presso 



( XLMI ) 

che solo con la ragione. 11 perchè quando un popolo, 
diradate le tenebre della barbarie (che sono come la 
gestazione dell' infante nell'alvo materno), inizia lo stadio 
della vita sociale , è di sua natura porlalo alla estrin- 
secazione e alla attuazione di tutte le sue forze; le quali 
nell'impeto con che si svolgono, e nell'urto e nell'attrito 
che ne conseguita, crescono a dismisura e ringagliardi- 
scono, comechè trasmodino sovente e rompano in gra- 
vissimi eccessi, a cagione del prevalere dell' istinto e 
della fantasia a scapito della ragione. Quindi egli sempre 
avviene, che un popolo che giovaneggi, canta a un 
tempo e combatte, prodiga il sangue e l'amore, cerca 
la gloria e non il guadagno, confonde il sovranaturalc 
col reale, coglie l'apparenza anzi che la verità delle 
cose, da piccoli e spregevoli mezzi ricava effetti ma- 
ravigliosi; poi improvvido e inconsiderato, distrugge in 
un istante l'opera lunga e faticosa di molli anni. Allora 
gli uomini prodi e i benefattori della patria si tramutano 
in numi; i tristi e i vili in demoni; e i grandi rivol- 
gimenti sociali operati da costoro non sono che l'opera 
del fato cieco, eterno, ineluttabile. In questo primo pe- 
riodo gli storici sono d'ordinario i poeti, i sacerdoti, gli 
artisti; così che la storia è a un tempo un poema, una 
teologia e un' esletica: come si pare in Omero, in Esiodo 
e in Erodoto. Ma un esempio ancora più recente e 
molto simile ci è porto dall'Alighieri, il quale è insieme 



( XLIV ) 

TOrnero, l'Esiodo e l'Erodoto dell'Italia; come la Divina 
Commedia è al modo stesso un' epopea , una teologia , 
una sloria e un'estetica. Al pari che quegli antichissimi 
Greci , egli sublima e imparadisa quo' suoi concittadini 
che col senno e con la mano fecero la patria gloriata 
e felice; e inabissa nel tartaro e tramula in demoni 
quanti la disonestarono o ne fecero strazio; assumendo 
negli ordini oltramondani ed estemporanei quella stessa 
giudicatura che compete allo storico nella cerchia più 
ristretta della vita presente. Ond'è che il concetto storico 
di Dante meglio che nelle umili cronache del Male- 
spini, del Compagni e del Villani, riluce nei dipinti di 
Giotto, e nei marmi di Giovanni e di Andrea, pisani, e 
dell' Orcagna. Ma quando l'elemento ideale si marita al 
reale e la fantasia soltostà alla ragione , ne esce quel 
meraviglioso composto, quel singolare temperamento di 
tutte le facoltà, quell'armonia arcana e sublime, per la 
quale la vita dell'uomo come quella dei popoli, tocca il 
suo più allo grado di perfezionamento, e uscita di pubere 
aggrandisce e vic-ores^ia. La storia allora a sua volta 

oo o co 

assume le maschie sembianze e la gravità dell'uomo 
perfetto. Essa toglie dalla fantasia gli smaglianti colori 
co' quali dipinge gli avvenimenti, e chiede alla ragione 
e alla esperienza il giusto criterio che li cerne e li pesa. 
Incede secura e tranquilla, e più che del plauso dei 
contemporanei si piace ed attende quello degli avvenire. 



( XLV ) 

Tucidide, Tacito, Livio, Guicciardini e Machiavelli sono 
gli storici più perfetti di tre grandi nazioni in questo 
secondo periodo della vita sociale. Come finalmente i 
popoli volgono a vecchiezza, le forze sono consunte, 
spente le illusioni, gli animi sfiduciati, allora, rotta nuo- 
vamente l'armonia degli opposti, prevale una fredda 
ragione, il calcolo e l'egoismo signoreggiano la vita, 
r utile tiene il luogo del hello, il guadagno soltentra 
alla gloria, gli interessi materiali ai morali, la diplo- 
mazia assume le veci dei generosi ardimenti e dell'entu- 
siasmo delle battaglie. Lo storico di questo terzo periodo 
è un diligente, copioso e arido narratore; e tu senti il 
gelo e la loquacità della vecchiezza, in quelle erudite 
e voluminose compilazioni, nelle quali è spenta la poesia 
e manca l'affetto: in breve, cessa la vera storia e hanno 
cominciamento gli annali e i lessici. Del qual vero non 
voglio recare in mezzo altro esempio che quello che ne 
porge un popolo illustre, al quale mi richiama sovente la 
memoria e l' affetto, vuo' dire il toscano. Esordi egli con 
Dante, toccò la perfezione col Guicciardini e col Machia- 
velli, poscia venne scadendo col Galluzzi e col Pignoni, 
e terminò col Dizionario Storico di Emmanuele Repelli. 
Questi tre periodi , che io sono venuto accennando 
così di passala, rispondono alle tre età del Vico e ai tre 
momenti dell'Hegel, e potrebbero in una sola forinola 
compendiarsi , dicendo , che il primo è sempre di sua 



( X..VI ) 

natura sintetico, il secondo mesce 1 analisi alla sintesi; 
e nel terzo prevale e trionfa l'analisi. Perocché, la 
ragione umana a misura che procede innanzi , fatta 
più sicura delle proprie forze, cerca sprigionarsi dalla 
invoglia fantastica e dalle forme ideali, affine di ince- 
dere spedita nella ricerca del vero; e chiamate a severo 
esame le storie di tutti i tempi e di lutti i luoghi , ne 
rigetta quanto vi inlrusero di vago e di ideale le giovani 
fantasie dei popoli, e la ignoranza dei prischi tempi. 
Per essa la storia esce dai confini delle leitere, e si 
eleva air altezza delle scienze razionali ; indaga con 
sguardo scrutatore e severo le cause universalissime degli 
umani eventi , e dopo un lungo e paziente lavorio ana- 
litico , la ragione abbracciando con vasta comprensiva 
le cau^e e gli effetti, risale nuovamente ad una sintesi 
generale ed assolula, e crea la filosofia della storia. 
La quale iniziala in Italia dallo sterminato ingegno del 
Vico , sollevala dal Bossuet a più alti principii , si aprì 
disusali senlieri nella Germania mercè dell' Hegel, del- 
l'Herder e dello Schelegel , e rinvenne addì noslri un 
illustre cultore in Francia nel Guizol \ 

L 1 impresa adunque che vi siete recala alle mani , 
o Signori, si all'iene a questo terzo ed ultimo periodo, 
e se a prima giunta vi parrà men bella o manco di- 
lettosa, tornerà assai più utile e più sicura, avendo voi 
a ricercare un campo vastissimo e in gran parte inesplo- 



( XLVII ) 

ralo, dal quale trarrete tale una ricca messe di notizie 
da riconfortarne la storia della nostra patria. Né vorrei 
che vi rattenesse dall'opera grave e laboriosa l'autorità 
di un gran nome, e quel che più è, di un grande sto- 
rico moderno, quella cioè di Carlo Botta, il quale sfata 
e deride gli studiosi delle cronache e delle leggende 2 ; 
né tampoco vorrei vi scorasse l'asserto di coloro, che 
giurano essere ornai spigolato ogni archivio, e ogni più 
importante documento dissepellilo. E così pur fosse , o 
Signori, che noi non dovremmo lamentare tanto vuoto 
nella storia d'Italia, né tanti errori combattere, né tra 
(ante incertezze ondeggiare. E io son di credere, che 
se lo storico subalpino, ove si continua al Guicciardini, 
avesse avuto un po' meno in uggia la polvere degli 
archivi, quanto è narratore eloquente sarebbe storico 
men dubbioso e più lodato. Certamente che niuno si con- 
siglierà mai di togliere a modello di stile e ad esempio 
di critica e di eloquenza le povere e aride cronache del 
medio evo, non essendo queste a vero dire della storia 
che la materia greggia ed informe, la quale elaborala 
dall'ingegno e fecondata dall'affetto, esce poi lurida, 
ordinala, e per ogni parte perfetta. Vedete di l'alto, 
come con quelle squallide cronache monacali raccolte 
e pubblicate dal Muratori , 1' ingegno acuto e paziente 
del Sismondi abbia sapulo inlessere, ordinare, e scri- 
vere quella sua gravissima storia delle nostre repub- 



C XLVIII ) 

Miche dei tempi di mezzo, nella quale, se ne togli le 
sue abberrazioni in fallo ci i religione, è svolta e con 
singolare maestria narrala la vila pubblica dei nostri 
municipii, in quel periodo che di tulli è il più bello. 
Avrebbe egli forse pollilo Michele Amari darci una storia 
tanlo parlicolareggiala del grande eccidio francese nella 
Sicilia, che ha nome dal vespro, e quella della domina- 
zione dei mori in queir isola , senza tulle leggere, me- 
ditare, raffrontare le antiche leggende e le cronache 
che ci serbarono notizia di quei (empi fortunosi e re- 
moti? Né certamente è tra noi chi ignori quanta luce 
abbia raccolta sulla storia d'Italia l'illustre Carlo Troia, 
mercè delle lunghe e dotte ricerche spettanti ad una età 
da fitte tenebre ricoperta. E di quanta luce pur si ristori 
la storia della Toscana e la Subalpina coli' opera delle 
erudite publicazioni dell'Archivio Storico Italiano, e dei 
Monumenta Misturine Palriae di Torino, non è chi noi 
vegga. Del resto, piuttosto che con ragioni, noi rispon- 
deremo con un sorriso a chi ci volesse persuadere po- 
vero di fruito, e inonoralo lo studio delle vecchie carte, 
a' quali se avesse aggiustato fede il dottissimo Angelo 
Mai, l'Europa non si godrebbe al presente tutti quei 
preziosi avanzi della classica antichità, pe' quali il nome 
di quel cardinale sarà eternamente celebrato. 

Gli odierni esploratori di archivi mi rendono imagine 
di quegli abilissimi navigatori i quali, sdegnali i troppo 



( MIX ) 

angusti confini segnati all'umano ardimento dalla igno- 
ranza e dalla paura, muovono in cerca di nuovi mari 
e di ignote terre, affine di apportar loro la luce della 
civiltà, e stringerle in nodo parentevole alle altre na- 
zioni. Né di altra guisa se ne differenziano, se non in 
quanto nei loro viaggi eruditi non hanno a paventare 
orribili tempeste, scogli e secche insidiose, e luoghi in- 
fami per naufragi. Ora, come i nostri padri furono a giu- 
dizio di ognuno , i più illustri navigatori , così voi figli 
non degeneri, cercate il vasto e pacifico mare della 
scienza , e avventuratevi nelle oscure e innocue regioni 
della storia patria , la quale patì la sorte di tutte le altre 
d 1 Italia , di essere dalle tenebre della barbarie nei più 
remoli tempi ravvolta e abbuiata. Solo in questo la no- 
stra è singolare da tutte, che ove il primo loro periodo 
è sempre poetico, soprannaturale ed artistico, la geno- 
vese esordisce adulta e virile, sdegna il canto delle muse 
sorelle , e lasciate le regioni vaghe e indeterminate della 
idealità, scende nel campo dei fatti narratrice severa 
degli umani avvenimenti. Non ancora il Folchetto, il 
Cicala, il Calvi, il D'Oria, ed Orsone avevano dei loro 
carmi fatte echeggiare le nostre valli e la bella marina; 
né le arti del disegno avevano scossa l'antica barbarie, 
e già il gran Cafiaro da lunga pezza avea iniziata la 
serie dei nostri storici civili. Scrittore maraviglioso per 
l' età in cui visse , né in quella superato da alcuno. 

4 



( L ) 

Come Tucidide e Giulio Cesare, trattò con eguale va- 
lentia la penna e la spada; e le imprese che in prò 
della patria condusse, scevro da amore di parte, e dili- 
gentissimamente narrò. Qui non intemperanze ed eccessi 
di fantasia, non il facile e consueto novellare del volgo, 
non le mistiche e incomposle forme della leggenda; e 
ove i molti suoi continuatori per lunga pezza balbet- 
tano e pargoleggiano, egli procede sicuro, ordinato, e 
sagace indagatore delle più riposte cagioni onde muovono 
i fatti che egli prende a narrare: a tal che nello sto- 
rico facilmente raffiguri il vincitore di Piombino, della 
Palestina, di Almeria, e il console che cinque volte resse 
il nostro comune. Ma innanzi al Caffaro hanno comin- 
ciamento le tenebre secolari, le quali risalgono fino alla 
caduta dell'impero romano. Così che, se ne logli pochi 
e preziosi frammenti della storia ecclesiastica, la notte 
si fa mesta, eterna, oscurissima. Qui dirizzate adunque 
le dotte vostre ricerche, o Signori; cercate a parte a 
parte le rovine lamentabili , che il corso di tanti secoli 
e le irruzioni barbariche lasciarono sul loro cammino. 
Indagate quanta parte ci rimanesse ancora delle antiche 
franchigie , delle pristine ^istituzioni e delle romane leggi. 
Diteci se l'onta e il servaggio che tutta oppresse la patria 
comune, e dal quale per un pietoso riguardo dei cieli 
sole scamparono le felici isolelte dell' Adriatico, si distese 
pure su queste alpestri roccie, e invase i seni reconditi 



della Liguria ; o se la naiìa fierezza dei nostri , che ben 
cento e venti anni avea lottato contro la potenza romana , 
scampasse non doma , come che rotta e sanguinosa dal 
furore dei barbari. Poi salutate festanti gli albóri del- 
l'era novella, e gli esordi della italica libertà, da ove 
hanno veramente principio i tempi che per noi corsero 
migliori e più Iodati. Vasto e bellissimo campo alle vo- 
stre investigazioni saranno le leggi, la moneta, i traf- 
fici, la navigazione, le lettere, le arti e le instituzioni 
di pubblica beneficenza. Ma una storia che ancor ci 
manca, e della quale è in tutti grandissimo desiderio, 
quella si è del nostro commercio, nella quale si com- 
pendiano a un tempo la storia civile e la militare. Pe- 
rocché, questo divario corre tra le repubbliche antiche 
e le moderne, che quelle miravano solo alle armi, alla 
gloria , e ai lodati e difficili acquisti ; laddove le repub- 
bliche marittime dell'età di mezzo facevano sempre 
andare di conserva le armi ai traffici e la gloria al 
guadagno; così che sovente il commercio appianava la 
via alle imprese guerresche, e poi le armi allargavano 
e sicuravano i traffici. Onde in tutte le paci , in tutte 
le convenzioni, e in tutti i trattati politici di que' (empi 
tu intravedi sempre un pensiero o scorgi palese un 
patto, che guarentisca la libertà e la sicurezza del traf- 
ficare. Avvertiva quindi a ragione un insigne scrittore 
dei nostri giorni, come nelle pertrattazioni politiche di 



( ui ) 

Venezia, di Pisa, di Genova, di Firenze, v'abbia sempre 
un fare mercantesco, che toglie loro la splendida poesia 
che circonda e abbella le repubbliche elleniche e la 
romana, e mostra le nostre più positive, più casalinghe 
e più modeste. Esempio che si rinnovclla pure addì 
nostri dall' Inghilterra, la quale con le armi e più an- 
cora con gli scaltrimenti politici, ad altro non intende 
che ad avvantaggiare in ogni luogo e per ogni via i 
suoi traffici. I padri nostri ragionevolmente non paghi 
alla cerchia troppo ristretta delle montagne che ne cir- 
condano, e ne serrano il passo per ogni via, affissarono 
il cupido sguardo nell'Oriente, emporio allora di tutto 
il commercio, e in premio del senno e del valore, 
ottennero di porre colonie in Cafla, in Pera, in Galata, 
in Cipro, in Candia, in Scio, in Metellino, in Bairut, in 
Caifa, in Tolemaide, in Tripoli; onde Genova dalla sua 
scogliera sedeva a sopracapo dell' Eusino , regnava in 
una parte di Costantinopoli, e riempieva del suo nome 
T Asia e l' Africa ad un tempo. E com' ebbe alla Meloria 
prostrata la rivale, tenne lunga pezza la signoria del 
Mediterraneo. Da ciò pertanto la necessità di bene stu- 
diare la natura , lo sviluppo e l' indirizzamento del nostro 
commercio; di che sono ammanite e pronte molte im- 
portanti notizie, come le dissertazioni del P. Prospero 
Semino, le lettere di Giovambattista Canobbio, le dotte 
elucubrazioni dell 1 avvocato Fanucci, quelle più recenti 



( Ll " ) 

del Sauli, del Pagano, del Corderò, e le storie del Serra 
e del Canale, ove abbonda la messe, e la via è di già 
tracciata; senza i molti e preziosi documenti tuttavia 
inediti, che si serbano nell'archivio di S. Giorgio; i quali 
in breve per opera della benemerita Commissione a ciò 
deputata, ritolti alla polvere e all'oblio, saranno ordinati 
e offerti agli studiosi delle cose patrie. 

Se non che , la storia del nostro commercio si intreccia 
per guisa a quella dei celebri nostri navigatori , che non 
è possibile in modo alcuno separamela. E chi potrebbe 
invero di questa gloria contendere coi Genovesi? Non 
di tempo, perchè noi antivenimmo i Veneziani, gli Spa- 
gnuoli e i Portoghesi; non della grandezza e rilevanza 
dei discoprimenli , perchè niuno per quantunque felice 
e lodato navigatore, andrà mai innanzi a quella eterna 
gloria di Genova e del mondo , Cristoforo Colombo. E 
di vero, a Marco Polo non fu gran fatto diffìcile per 
la via di terra addentrarsi nelle regioni ortive dell'Asia, 
e giungere con pompa e seguito di ambasciatore alle 
Indie; né a Vasco di Gama e agli altri Portoghesi far 
capo alle stesse, rasentando la costiera d'Africa; ma 
con mente divina vaticinare un nuovo mondo, e con 
invitta costanza cercarlo nelle incommensurabili e tem- 
pestose onde dell'Oceano, era virtù e fortezza solo pari 
alla virtù e alla fortezza genovese. Vedete di fatto costoro 
più secoli innanzi riconoscersi sortiti da Dio a questa 



( u\ ) 

grande e novissima rivelazione; e schiantati i termini 
che ritenevano i naviganti entro i soli confini di Europa, 
avventurarsi animosi a quell'arduo cimento. Quindi tra 
il 1270 e il 1280 scoprire le Azzorre e l'isola di 
Madera. Poco stante (1291) Tedisio D'Oria e Ugolino 
Vivaldi audacemente commettersi su fragile legno a 
quella insolita navigazione, e perire. Né la sorte loro 
infelice poter rallenere Niccoloso da Hecco (1341 ), che 
non si rifacesse da capo per la stessa via a riconoscere 
le Canarie, ove forse primi erano approdali i due infelici 
navigatori. Tre altri Genovesi nel 1440, scoprire le isole 
di Capo Verde, e sempre spingersi innanzi per ischiudere 
finalmente a Colombo la via al continente americano 8 . 
Venezia ebbe, non ha molti anni, da un dotto monaco 
camaldolese una storia compiuta e lodata de' suoi celebri 
viaggiatori 4 ; Genova non si mostri da meno, e provveda 
al proprio decoro; che il farlo non dee tornar malage- 
vole dopo quanto di Colombo e di alcuni nostri navi- 
gatori hanno scritto con singolare dottrina ed erudizione 
l'Irving, il Navarrelte e il P. G. B. Spolorno, di sempre 
cara e venerata memoria. 

Tralascio , ond' esser breve , di intrattenervi delle 
principali necessità della nostra storia artistica e lette- 
raria; ma non posso in conto alcuno tacere di quella 
che, a mio avviso, è la bellissima tra le glorie genovesi, 
vuo' dire la storia degli instituti di pubblica beneficenza. 



(LV) 

Con ciò sia che, la lode che ci proviene dalle audaci 
imprese delle armi, dai diffìcili e arrischiati viaggi, dalle 
industrie, dalle lettere e dalle arti, non regge in conto 
alcuno al paragone con quella che deriva dalla squisita 
bontà del cuore; perchè le vittorie costano ai popoli 
lagrime e sangue, e ai traffici e alle industrie si tra- 
mischia troppo sovente la frode e l'inganno; e le arti 
e le lettere sono assai volte dalla ambizione guaste e 
conlaminate; ma pura, santa, e pienissima è la gloria 
che a noi viene dal benefizio. Negli altri vanti potrete 
facilmente essere superati da altri popoli, o più prodi, 
o più ingegnosi o più felici; nel vanto della carità, oso 
dirlo, da niuno. E qui mi gode l'animo a pensare, 
come riandando le innumerevoli opere di beneficenza 
che la pietà dei padri nostri produsse nel giro di tanti 
secoli, vi sentirete ognora più invitati a venerare e ad 
amare una religione che ha asciugate tante lagrime, 
leniti tanti dolori , posti i semi di tante virtù ; e che non 
mai stanca dal beneficare, è ogni giorno sul pensare a 
nuovi trovati, che ristorino i sempre nuovi dolori della 
travagliata umanità. Dateci adunque una storia della 
beneficenza genovese , la quale faccia fede , che se i 
padri nostri furono gloriosi, potenti e temuti, furono in 
pari tempo singolarmente buoni; il che slimiamo assai 
più dello aver messa in fondo Pisa, emulata Venezia, 
rialzalo l'impero dei greci, e (ratti prigioni il re di Cipro 
e quello di Aragona. 



( I.XVI ) 

Cercate le origini, considerate le vicende, studiate 
le leggi e l'interiore organamento del nostro municipio, 
sarà allora possibile abbracciarne di un tratto la vita 
pubblica e la privata; e mercè di uno studio compa- 
rativo con gli altri comuni d 1 Italia , rinvenire le vere 
cagioni perdio le repubbliche lombarde, avvengachè ri- 
boccanti di vita, fiori di un giorno, tosto nate peris- 
sero; perchè Pisa, Siena, Firenze, alle quali fu con- 
ceduta vita più lunga e glorie molte e maravigliosc, per 
anticipata vecchiezza mancassero; e sole vincessero il 
tempo e durassero Venezia, Genova e Lucca. E come 
la prima si levasse tanto alto da concepire il vasto ed 
ardito divisamento di farsi signora di tutta Italia ; al 
quale audace concetto fu fatale l' ira terribile di un ge- 
novese, quella cioè di Papa Giulio. Quindi vediamo la 
fiorentina repubblica nel 1502 far prova di raffazzonarsi 
alla veneziana, e la genovese raccostarsele ventisei anni 
dopo ; rna l' indole non domabile dei nostri rifiutarsi 
sempre al duro selvaggio che patì quel popolo nobilissimo. 
Da ciò i! fine assai diverso di entrambe; perocché la 
vecchiezza della genovese, sebbene manco splendida, fu 
come di uomo tuttavia aiutante di forze ed animoso; 
laddove la veneta cadde in lungo letargo e si addor- 
mentò: e quando il trattato di Campoformio (1797) 
venne a scuoterla dal sonno indecoroso, si trovò inerme 
e svigorita tra le braccia de' suoi nemici. Ma la Repub- 



( LV!I ) 

blica genovese, reco le parole di Carlo Bolla, periva 
feroce, animosa, sanguinosa, impaziente, non molle, non 
amile , non lacrimosa come la veneziana 3 . Onde le loccò 
in sorle di essere affratellata ad un popolo giovine , prode 
e generoso, e di intrecciare le proprie insegne con 
quelle della gloriosa e felice Real Casa di Savoia. 

Ma rifacendoci a dire di questa nostra Società di Storia 
Patria, non posso in giorno (anio lieto passarmi dall' am- 
mirare e dal lodare la prontezza con la quale accorreste, 
o Signori , all' invito , offerendo unanimi i portati del 
nobile ingegno , e degli sludi pazienti e onorali di molti 
anni a ornamento della patria ; quasi vi tardasse di pro- 
vare ancora una volta, che non ostante le condizioni al 
tutto speciali della nostra città, l'amore degli sludi e 
delle gentili discipline non è spento tra noi. Né mi ri- 
starò dal porvi innanzi, come per invitarvi a fare sicurtà 
con voi slessi, quanta cagione abbiale di confidare e 
di sperare. Di uno dei nostri soci torna a vedere la 
luce una lodata Storia politica , commerciale , artistica e 
letteraria di Genova; e quel che è di assai momento, 
col testo originale del Caffaro collazionato sul codice 
parigino. Altri dà opera solerle a raccogliere documenti 
dei tempi più remoti e anteriori al primo nostro an- 
nalista. Una dotta e accurata illustrazione slorica, epi- 
grafica e monumentale della antichissima chiesa di Santa 
Maria di Castello, come saggio di storia ecclesiastica , 



V 



( LVI1I ) 

si sta apprestando da un mio confratello. Un giovine e 
coltissimo ingegno educato agli studi severi della Archeo- 
logia, si travaglia a compiere il saggio sulla moneta 
genovese del Gandolfi ; e prepara nel tempo stesso 
erudite investigazioni intorno i consoli che ressero il 
nostro comune. All' incremento delle cose diplomatiche 
si provvede da un insigne cultore delle medesime, del 
quale sta per vedere la luce il Codice diplomatico del- 
l' isola di Sardegna. Altri dà opera ; - feltere in mostra 
le glorie più rilevanti de' Genovesi cercando i fasù della 
illustre famiglia dei Doria. Un giovine di Lello speranze 
appresta notizie e documenti di à uel Girolamo Serra, 
nel quale non sapresti che più I \ so l'ingegno, o 
la virtù, o i servigi eminenti re;i alla patria. Finalmente 
alcuni pongono sollecita cura a iiiu:ira. e e a conservare 
i monumenti artistici della nostra ciao. Pensate or dun- 
que, o Signori, quanto io debba tenermi onorato e felice 
nel trovarmi di mezzo a voi, non già moderatore, ma 
solo ammiratore e lodatore sincero degli sludi vostri e 
delle utili vostre fatiche. Che se a me la tenuità dell 1 in- 
gegno e la inferma salute non consentiranno di far cosa 
di grande rilievo in prò della nostra associazione, avrete 
in colui che eleggeste a tenere le mie veci, tal copia 
di dottrina da ristorarne largamente la molta mia povertà. 
Ecco pertanto la via che ci è parso bello tenere, e 
T indirizzo che fu giudicato il più acconcio alle nostre 



( "X ) 

esercitazioni. Come la Società Ligure di Storia- Patria 
mira ad associarsi a queir ardore degli sludi storici che 
di presente ferve in tutta Italia , a raggiungere questo 
fine, le si parano innanzi due vie; cioè schiudere un 
campo all'esame e alla discussione degli antichi docu- 
menti , e dei capi più controversi della Storia nostra , 
come nobile palestra ad esercitare gli ingegni nella cri- 
tica, nella ermeneutica, nella diplomatica, nella paleo- 
grafia, parti principalissime di questi studi; e nel tempo 
slesso diffondere a utilità altrui l'opera e il frutto delle 
fatiche comuni. Quindi essa sarà insieme una società di 
studiosi, e una società editrice. Gli uni prepareranno 
materia alla stampa o con lavori propri o con documenti 
inedili e rari spettanti alla sloria genovese; gli altri i 
lavori ammanili, corretti, ordinati e annotati faranno di 
pubblica ragione, aiutandosi a vicenda di opera e di 
consiglio. Sarà poi nostra cura il porci in relazione coi 
più illustri e benemeriti cultori degli studi storici in 
Italia e fuori, e coi principali archivi, segnatamente col 
fiorentino e col torinese. La copia e la varietà delle 
materie, e l'eletto numero dei Soci che ci profersero la 
loro cooperazione, ha reso possibile partire la nostra 
Società in tre classi, cioè, di Storia, di Archeologia e 
di Belle Arti. Ognuno di questi tre rami avrà un libero 
campo di azione, e tutti e tre si rimanderanno la luce 
e si comunicheranno a un tempo la forza e la vita. Il 



( «-x ) 

consiglio di presidenza trasmetterà alle singole sezioni i 
quesiti più rilevanti concernenti la storia del nostro paese, 
invitando gli studiosi a rivolgere le loro cure alla di- 
lucidazione delle epoche più oscure o men note, senza 
che sia disdetto ad alcuno di spendere il proprio ingegno 
in ciò che meglio gli aggrada. Dal concorso di tanti 
Soci, dalla emulazione di tanti ingegni, dalla qualità e 
copia dei mezzi che saranno porti dalla Società , abbiamo 
argomento a sperare che essa possa raggiungere il fine 
nobilissimo che si è proposto. 

Signori! Noi poniamo la prima pietra di un grande 
e bello edifìcio, il quale, se non gli verrà meno il favore 
dei nostri concittadini, né l'opera degli studiosi delle 
storiche discipline; se uniti di mente e di cuore non ci 
lasceremo per qual siasi contrarietà svolgere o fuorviare 
dal nostro cammino, crescerà a decoro di questa nostra 
diletta città, e sarà un monumento non perituro, che 
attesterà agli avvenire, come i semi gentili posti dagli 
avi nostri in ubertoso terreno, fossero da noi svolti e 
coltivati con fede, con perseveranza, con amore. L'opera 
sapiente non tarderà a dare frutti copiosi e desiderabili; 
la patria per voi fatta lieta e onorata ve ne avrà eterna 
gratitudine; ed io ricorderò sempre questo giorno come 
uno dei più cari della mia vita. 



NOTE AL DISCORSO DEL P. MARCHESE 



1 Questo scrittore e altri che si ricordano qui appresso s'intendano lodati 
nelle sole parti egregio che rilucono nelle loro opere , e non mai in quei 
racconti , o dottrine per le quali meritamente furono condannate dalla 
Chiesa. 

3 Storia d'Italia continuata da quella del Guicciardini , edizione di Capo- 
lago, 1832. Prefazione pag. 26 e 27. 

3 L'egregio Avvocato Giuseppe Michele Canale, Presidente della Sezione di 
Storia nella nostra Società, ci promette una Storia dei viaggi, delle na- 
vigazioni, delle scoperte marittime, e delle antiche carte Idrogeogra- 
fìche degli Italiani. L'opera sarà partita in tre volumi. 

* Di Marco Paolo e degli altri viaggiatori veneziani più illustri. Disserta- 
zioni di D. Placido Zurla. Venezia 1818, volumi 2. 

6 Storia d'Italia dal 1789 al 18H, lih. xi, anno 1797. 



CATALOGO DEI SOCI. 



UFFICIO DI PRESIDENZA 



PRESIDENTE 

Marchese Reverendo Padre Lettore Vincenzo Fortunato Domenicano, Pro- 
fessore di Belle Arti nell'Università di Siena, Dottore Collegiato di Delle 
Lettere in quella di Genova , Socio di varie Accademie ecc. 

VICE PRESIDENTE 

Crocco Avvocato Antonio, Consigliere dell' Eccellentissima Corte d'Appello di 
Genova, Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. 

SEGRETARIO 
Olivieri Agostino, Bibliotecario della Regia Università di Genova 

VICB SEGRETARIO 

Gazzino Giuseppe, Professore di Lettere Italiane nel Collegio Nazionale, Socio 
di varie Accademie. 



( LXV. ) 



I ES0R1ERE 

Allegretti Nicolò, Console Generale Ottomano, Cavaliere dell'Ordine dei 
SS. Mnurizio e Lazzaro. 

CONSIGLIERI 

Banchero Giuseppe, Catastaro della Città di Genova, Socio Corrispondente 
della Regia Deputazione sopra gli studi di Storia Patria di Torino, della 
Società Letteraria di Lione, e di quella di Statistica di Marsiglia. 

Cepollina Avvocato Intendente Marcello, Regio Ispettore degli Archivi Go- 
vernativi di Genova, Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. 

Montesoro Giovanni, Sostituto Avvocato Fiscale Generale, Membro della Società 
Economica di Chiavari. 

Ricci Marchese Vincenzo, ex-Ministro Segretario di Stato, Deputato al Par- 
lamento Razionalo, Consigliere Municipale, Cavaliero dell'Ordino dei SS. 
Maurizio e Lazzaro. 

Sanguineti Reverendo Angelo, Preside della Facoltà di Filosofia e Belle Lettere 
ncll' Università di Genova, Profess. di Rettorica nel Seminario Arcivescovile. 

Caveri Avvocato Antonio, Professore di Storia del Diritto, Vice-Rettoro della 
Regia Università di Genova , Consigliere Municipale , Ufficiale dell' Ordine 
dei SS. Maurizio e Lazzaro. 



UFFICIALI DELLE SEZIONI 



SEZIONE DI STORIA 



PRESIDENTE 

Canale Avvocato Michele Giuseppe, Professore della Storia del Commerci» 
nel Collegio d'Aste. 



( IAVII ) 



VICE PRESIDENTE 
Amari Cavaliere Enerico, Professore di Diritto Penale. 

SEGRETARIO 

Isola Avvocato Gaetano Ippolito. 

VICE SEGRETARIO 
Marcoaldi Oreste, laurealo in Filosofia. 

SEZIONE 01 ARCHEOLOGIA 



PRESIDENTE 

Tola Avvocato Pasquale, Consigliere dell'Eccellentissima Corte d' Appollo di 
Genova , Membro della Regia Deputazione sovra gli studi di Storia Patria di 
Torino ecc. Ufficiale dell'Ordine Mauriziano. 

VICE PRESIDENTE 

Vigna Reverendo P. Amedeo, dei PP. Predicatori, Socio del Provinciale negli 
Stati di Terraferma. 

SEGRETARIO 

D'Oria Iacopo de' Marchesi , Vice Bibliotecario Civico. 

VICE SEGRETARIO 

Belguam» Luigi Tommaso. 



( IWIII ) 



SEZIONE DI DELLE AKTI 



PRESIDENTE 

Isola Giuseppe, Pittore di Sua Maestà, Professore nell'Accademia Ligustica 
ed in altro d'Italia, Gavaliore dell'Ordino dei 83. Maurizio o Lazzaro. 

VICE PRESIDENTE 

Varni Santo, Scultore di Sua Maestà, Professore noli' Accademia Ligustica ed 
in oltre d' Italia , Cavaliere dell' Ordine suddetto. 

SEGRETARIO 

Scapiglia Abate Giuseppe Profossore, Vicc-Bibliotecarlo Civico. 

VICE SEGRETARIO 

Liixoro Tamar Professore, Pittore, Segretario dell'Accademia Ligustica di 
Belle Arti. 



ELENCO DEI SOCI 



Ala-Ponzoni Marchese Filippo, Commend. dell'Ordine dei SS. Maurizio e 

Lazzaro. 
Alizeri Avvocato Federigo, Professore di Rettorica nel Collegio Nazionale, 

Cavaliere dell* Ordine suddetto e Dottore Colleggiato di Belle Lettere nella 

Regia Università. 
Allegretti Cavaliere Nicolò. 
Amari Cavaliere Emerico. 



( LUX ) 

Ansaldo Avvocato Francesco. 

AnooiNO Casimiro, Impiegato al Municipio. 

Avignone Avvocato Gaetano. 

Bancuero Giuseppe. 

Belghano Luigi Tommaso. 

Bigliati Avvocato Paolo. 

Bignone Angelo. 

Boccardo , Avvocato Professore Gerolamo , Cavaliere dell'Ordino dei SS. Mau- 
rizio e Lazzaro. 

Bottaro Reverendo Luigi , Profossore di Filosofia Razionale nel Ginnasio Ci- 
vico, Dottore Collegialo in Filosofia. 

Brignole-Sale March. Antonio Ministro di Stato, ecc. ecc. Cavaliere dell'Ordine 
Supremo della SS. Annunziata. 

Camozzi Conte Gabriele. 

Campofregoso Marchese Giacinto. 

Canale Avvocato Michele Giuseppe. 

Canale Reverendo Gio. Batta , Canonico della Cattedrale di Genova. 

Casaccia Giovanni. 

Cataldi Giuseppe, Senatore del Regno. 

Caveri Avvocato Antonio. 

Cecchi Carlo, Ingegnere Architetto. 

Cecconi Avvocato Luigi , Vice-Console Toscano. 

Celesia Avvocato Emmanuele. 

Cepollina Avvocato Cavaliere Marcello. 

Cevasco Giacomo Regio Commissario alla Banca Nazionale, Cavaliere del- 
l'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. 

Cevasco Gio. Batta Scultore, Consigliere Municipale, Ufficiale dell' Ordine 
suddetto. 

Costa Ettore, Dottore Collegiato in Medicina. 

Crocco Avvocato Cavaliere Antonio, Consigliere Municipale. 

Da-Passano Gerolamo, Professore di Storia e Geografia nel Ginnasio Civico, 
Ispettore delle Scuole Civiche Elementari. 

D'Aste Stefano, Capo Uffizio al Municipio. 

Debarbieri Antonio, Scultore. 

Della-Torre Reverendo Antonio Maria. 

De-Rossi Gio. Batta , Dottore in Medicina. 

Desimoni Avvocalo Cornelio. 

Dondero Avvocato Giuseppe Antonio. 



( l.XX ) 

D' Ondes Reggio Giovanni. 

D' Oi\ia Marcheso Iacopo. 

Diuco Reverendo Professoro Antonio. 

Dukour Avvocato Maurizio. 

Elena Domenico Senatore del Regno, Vicc-Prcsidento della Camera di Com- 
mercio, Consigliere Municipale, Commendatore dell'Ordino Mauriziano. 

Elena Michele , Maestro nelle Scuole Elementari. 

Erede Michele, Professoro nel Collegio Ligure. 

Falconi Agostino, Socio di vario Accademie. 

Fazio Avvocato Giovanni Bartolomeo. 

Frascheri Giuseppe , Pittoro, Cavaliere dell'Ordino dei SS. Maurizio e Lazzaro. 

Cazzino Giuseppe. 

Giuliani Reverendo Gio. Batta dei PP. Somaschi , Professoro di Eloquenza 
Sagra nella R. Università di Genova, Cavaliere dell'Ordino dei SS. Maurizio 
e Lazzaro. 

Giuliani Reverendo Niccolò, Assistento alla Biblioteca della Regia Università 
di Genova. 

Grillo Reverendo Luigi ex-Capellano della Regia Marina , Membro della So- 
cietà Archeologica d' Atene, Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. 

Guarco Domenico Maria, Segretario della Cassa di Risparmio o di Beneficenza 
della Marina Mercantile. 

Guerazzi Dottore Francesco Domenico, Socio di varie Accademie. 

Isnardi Reverendo Lorenzo de' PP. Scolopj , Rettore della Regia Università di 
Genova, Commendatore dell' Ordine Mauriziano. 

Isola Professore Cavaliere Giuseppe. 

Isola Avvocato Gaetano Ippolito. 

La-Loggia Gaetano, ex-Professore di Fisiologia nell'Università di Palermo. 

Luxardo Reverendo Fedele Professore di Bello Lettere. 

Luxoro Professore Tamar. 

Marchese P. Vincenzo Fortunato. 

Marcoaldi Oreste. 

Mercantimi Luigi Professore di Letteratura Italiana , Direttore del Collegio 
Italiano in Genova. 

Merello Giuseppe, Agente di servizii marittimi delle Messaggerie Imperiali di 
Francia. 

Mini Professore Costantino. 

Molinari Reverendo Domenico. 

Mo.ntf.soro Avvocato Giovanni. 



( LXXI ) 

Monticelli Marchese Pietro, ex-Segretario del Ministero degli Interni Deputato 
al Parlamento Nazionale. 

Morgana Reverendo Domenico , Professore nel Collegio d' Aste. 

Navone Giacomo. 

Negrotto-Cambiaso Marchese Gio. Batta , Deputato al Parlamento Nazionale. 

Negrotto-Cambiaso Marchese Avvocato Lazzaro. 

Novaro Gio. Batta Pittore, Professore nell'Accademia Ligustica di Belle Arti. 

Novella Giovanni, Ingegnere Architetto. 

Oliva Pietro, Dottore in Medicina. 

Olivieri Canonico, Professore Giuseppe, Bibliotecario Civico. 

Olivieri Agostino. 

Pallavicino Grimaldi Marchese Camillo. 

Pallavicino Marchese Stefano Luigi. 

Papa Avvocato Giovanni. 

Pareto Marchese Damaso. 

Pareto Marchese Lorenzo. 

Pareto Marchese Raffaele Ingegnere Architetto. 

Passano Gio. Batta. 

Pennacchi Giovanni, Professore di Rettorica nel Ginnasio Civico. 

Pescetto Dottoro Gio. Batta, Medico principale nello Spedale di Pammatone. 

Pitto Antonio. 

Piuma Marchese Carlo Tommaso. 

Poggi Reverendo Professore Filippo Canonico di S. Maria del Rimedio , Pro- 
fessore in aspettativa di Eloquenza nella Regia Università. 

Pozzoni Avvocato Cesare. 

Ramognino Michele Scultore. 

Rebuffo Reverendo Paolo , Professore emerito di Eloquenza Italiana nella 
Regia Università. 

Resasco Gio. Batta Architetto Civico. 

Ricci Marchese Cavaliere Vincenzo. 

Rocca Pietro, Verificatore dei Pesi o Misure. 

Rubatto Carlo Scultore. 

Salv ago Marchese Avvocato Paris Maria, volontario negli Archiviidi S. Giorgio. 

Sanguineti Reverendo Angelo. 

Sauli Marchese Niccolò. 

Scaniglia Abate Giuseppe. 

Serra Marchese Gio. Carlo. 

Serra Marchese Giovanni. 



( LXXII ) 

Staglieno Marchese Marcello, Vice-Prosidonte della Società Promolrico di 

Bollo Arti. 
Tola Avvocato Cavaiicro Pasqcale. 
Tojiati Avvocato Giuseppe Dionigi. 
Tortello Agostino, Capitano Marittimo. 
Tortello Gio. Batta, Impiegato al Municipio. 

Tubino Reverendo Emmanuele, Dottore in S. Teologia nella Regia Università. 
Varni Professore Cavaliere Santo. 

Viale Avvocato Bartolomeo, Console Generale di Buenos-Ayres. 
Vigna R. P. Amedeo. 
Vivaldi Avvocato Domenico. 



STATUTO 

DELLA SOCIETÀ LIGUKE 



DI 



STORIA PATRIA. 



TITOLO PRIMO 



SCOPO DELLA SOCIETÀ. 

Articolo I.° 

La Società di Storia Patria ha per oggetto la coltura della 
Storia della Liguria; e perciò si propone indagare le me- 
morie del passato, illustrare le antiche cronache, porre in 
luce le più meritevoli tra esse; zelare la conservazione dei 
liguri monumenti; trarre dagli archivi, sì pubblici che pri- 
vali, quei tesori di patria erudizione che vi giacciono an- 
cora negletti ; dare opera in somma a porgere efficace inci- 
tamento allo studio di ogni notizia civile, commerciale, 
letteraria, religiosa, biografica, archeologica, artistica del 
nostro paese. 



( LXXVI ) 



Art. ± 



Ciò non Nicla peni, che i Soci tolgano a subbiello delle 
loro indagini le memorie delle altre provincie italiane, mas- 
sime nelle correlazioni, che possono avere colla Storia ligure. 

TITOLO SECONDO 



DEI SOCI. 
Art. 3. 

La Società è composta ili cultori, ed amatori degli studi 
stòrici. I Soci si ripartono in effettivi, onorarii, e corrispon- 
denti. Sono effettivi quelli che concorrono alle spese neces- 
sarie per il mantenimento della Società, giusta le norme 
appresso indicale. Si eleggono gli onorarii tra coloro che sono 
illustri per lavori storici pubblicali, o che si rendono bene- 
meriti della Società per importanti doni, od altri titoli. Scel- 
gonsi i corrispondenti Ira gli studiosi delle storiche discipline, 
i quali non risiedendo in Genova possono colle loro cognizioni 
prestare un'attiva coopcrazione ai lavori di quesl' Istituto. 

Art. 4. 

(ili ascritti alla Società ricevono un diploma, che attesta 



( LXXVII ) 

il grado, che \i tengono. Il diploma sarà munito del sigillo 
che pollerà l'effigie di Caffaro, e l'iscrizione « Società Li- 
gure di Storia Patria anno 1857 ». 



TITOLO TEIIZO 



UFFIZI DELLA SOCIETÀ. 
Art. 5. 

1/ Istituto ha per suoi Uffiziali: 

(a) Un Presidente che regola e dirige le discussioni 
e fa tutte quelle proposte, che giovano al decoro 
e all'incremento «Iella Società. 

(b) Un Vice Presidente, che mancando il Presidente 
lo supplisce. 

(e) Sei Consiglieri. 

(<l) IH Segretario generale, che custodisce le carie ed 
il sigillo della Società, stende il verbale delle tor- 
nale e corrisponde con altri Istituti. 

(e) In Vice Segretario. 

(f) Un Cassiere che procura la riscossione, delle (piote 
ilei Soci, rilascia le ricevute, paga in seguilo dei 
mandali del Presidente, e rende ogni anno ragione 
delle entrale e delle spese. 



( LXXVIII ) 



Art. (>. 



I predetti Uffìziali insieme riuniti costituiscono il Consi- 
glio della Società. 



TITOLO QUARTO 



1) E L LE E L E Z I IN I. 

Art. 7. 

Il Presidente o due Soci effettivi possono proporre le per- 
sone, che reputano degne di essere aggregate all' Istituto; ma 
l'accettazione di esse si la per (scrutinio segreto nella tor- 
nata, che segue a quella, in cui ebbe luogo la proposta. 

Art. 8. 

Gli Ufliziali sono eletti tra i Soci effettivi per ischede 
segrete. Il Presidente ed il Vice Presidente si eleggono 
annualmente, e possono essere rieletti. Dei Consiglieri ogni 
anno scade un terzo, cominciando dai più anziani. Il Se- 
gretario, il Vice Segretario ed il Tesoriere dorano in uffizio 
per un triennio, e possono essere confermali. 



( LXXIX ) 



TITOLO QUINTO 



DELLE ADUNANZE DELLA SOCIETÀ. 

Art. 9. 

La Società è convocala almeno una \olla al mese dal 
Presidente. 

A nr. 10. 

Le materie sulle quali verserà radunanza saranno an- 
nunziate ai Soci dal Segretario. 

Art. 11. 

Le deliberazioni saranno prese ad assoluta maggioranza 
di voli. 

Art. 12. 



I soli Soci effettivi presenti costituiscono il corpo delibe- 
rante; e perchè le deliberazioni siano valide si richiede 
l'intervento almeno di quindici Soci. 



( I.XXX ) 



TITOLO SESTO 



A M M I NI S T R A Z I N E. 

Art. 13. 

Lo contribuzioni di ciascun Socio sono le seguenti: 
l.°Per diritto d'ammissione . L. 5. 
2. Quota annua » 12. 

Art. 14. 

Il prodotto di esse sarà erogalo nelle spese di Ammini- 
strazione, in quelle della pubblicazione degli Alti della So 
cielà, e delle opere, o documenti, di cui in Assemblea Gene- 
rale verrà deliberala la slampa por serie separala, in ap- 
pendice agli Ani della Socielà. 

Art. 15. 

Chi per due anni continui mancasse al pagamento della 
quota, cesserebbe per fallo proprio di appartenere alla So- 
cietà. 



( LXXXI ) 



TITOLO SETTIMO 



DISTRIBUZIONE DEI LAVORI. 
Art. 16. 

Affine di agevolare il compilo, che la Società si è pre- 
fìsso, essa sarà divisa in tre Sezioni cioè: 
(a) Storia. 
(h) Archeologia. 
(e) Belle Arti ( Vedi Nola in fine). 

Art. 17. 

Ciascuna Sezione avrà un Preside, un Vice Preside, un 
Segretario, ed un Vice Segretario scelti ogni anno a maggio- 
ranza tra i membri, che la compogono. Questi letiziali po- 
tranno essere rieletti. 



kRT. 



18. 



II Preside radunerà la propria Sezione (piando lo slimerà 
opportuno, previo concerto col Presidente della Società. 



( I.XXX1I ) 

Art. li). 

Le Sezioni non potranno trattare che delle materie poste 
all'ordine del giorno, e questo, per quanto si potrà, sarà con- 
certato dal Preside della Sezione col Presidente della Società. 

Art. 20. 

Il Socio, che bramerà leggere qualche scritto, dovrà av- 
visarne il Preside della Sezione, significandogli altresì l'ar- 
gomento sul (piale verserà il suo lavoro. 



TITOLO OTTAVO 



DEGLI ATTI DELLA SOCIETÀ. 

Art. 21. 

La Società provvede alla regolare pubblicazione de' suoi 
Atti; essi si comporranno di un rendiconto dei lavori letti 
in ciascun anno, e delle memorie, od estratti di cui la So- 
cietà avrà deliberalo la pubblicazione nei suoi volumi. Delle 
prolusioni del Presidente potrà essere deliberala la stampa 
dall' Assemblea Generale. 



( IAXXIII ) 

Art. ±2. 

Il predetto rendiconto sarà preparalo dal Segretario ge- 
nerale d'accordo coli' Ullicio di presidenza sulle relazioni 
parziali, che gli daranno i Segrelarii delle tre Sezioni. Prima 
di consegnare al Tipografo tal rendiconto, sarà letto, ed 
approvalo in una tornala generale. 

Art. 2o. 

Quando i due terzi dei Soci presenti ascritti ad una Se- 
zione, che non potranno essere in numero minore di sette, 
avranno per iscrulinio segreto dichiarata, degna di essere 
stampala per intero o per estratto una memoria Ietta nella 
•ornata precedente della Sezione, il Preside di essa infor- 
merà di tale deliberazione il Presidente generale. Questi 
nella prima tornala generale farà leggere la memoria pro- 
posta dalla Sezione, ed inviterà i Soci ad emettere il loro 
voto sul merito di tale scrittura nella prossima adunanza. 
Allorché i due terzi dei Soci riuniti in Assemblea Generale 
avranno approvalo a voti segreti la slampa del lavoro pro- 
posto, esso sarà inserito negli Alti della Società. Trattandosi 
però di scritti mollo estesi, per la lettura dei quali si richie- 
dessero più tornate, la Società potrà incaricare dell'esame 
di essi una speciale Commissione, che riferirà all'Assemblea 
Generale sul merito di lali lavori, e si volerà quindi nel 
modo sopra indicalo. 



( I.XWIV ) 

Ani. 24. 

Due Membri dell' Uffìzio di presidenza veglieranno insieme 
cogli autori dei vari scrini alla correzione della stampa degli 
Alti della Società. 

Art. 25. 

La Società dichiara di conservare inlatto il diritto di pro- 
prietà, che compete agli autori delle singole memorie inserite 
nei suoi Alti 

Art. 26. 

Tutti i lavori collettivi, le relazioni delle tornale ed i rapporti 
delle Commissioni non essendo lavoro speciale d'alcun Socio, 
sono proprietà della Società, che ha sola il diritto di pubblicarli. 

Art. 27. 

Gli autori delle memorie inserite negli Alti della Società 
riceveranno un competente numero di esemplari dei loro 
scritti a giudizio del Consiglio. 

Ari. 28. 

Ogni Socio avrà diritto ad un esemplare degli Atti della 
Società. 



N T A 



Saranno ili spettanza dulie diverse Sezioni le materie seguenti: 
PRIMA SEZIONE — STORIA. 

l.° Storia civile, letteraria ed ecclesiastica. 

2. Leggi e Statuti. 

3. Biografie d'uomini illustri. 

4. Geografia, viaggi, navigazione, commercio e statistica. 
d. Colonie. 

o". Beneficenza. 

7. Storia comparativa e generale d' Italia. 

8. Tipografia. 

0. Arti industriali. 
IO. Bibliografia patria. 

SECONDA SEZIONI' — ARCHEOLOGIA. 

I." Numismatica patria. 
2. Pesi e misure. 

5. Inscrizioni. 

4. Illustrazione d'antichi monumenti. 

5. Codici e pergamene. 

0. Delimitazione del territorio antico di Genova e della 
Liguria, e topografia della Città. 

TERZA SEZIONE - BELLE ARTI. 

1." Illustrazione di monumenti artistici. 

•2. Cura per la conservazione d'oggetti d'Arte. 



CRONACA 
DELLA PRIMA CROCIATA 

SCRITTA DA 

CAFFARO 

ED ALTRA 

DEI RE DI GERUSALE 

DA UN ANONIMO 

ESTRATTE DAL CODICE DEGLI ANNALI GENOVESI 

ESISTENTE NELLA BIBLIOTECA IMPERIALE DI PARIGI 

E 

PER LA PRIMA VOLTA PUBBLICATE. 



liEFAZIONE 



I primarii Cronisti della Guerra Santa fanno speciale ricordo del- 
l'efficace coopcrazione prestala dai Genovesi in quell'impresa; ma 
i nostri antichi Annali appena ne accennano colle parole: In primo 
exercitu Francorum versus Anlhiochiam mxcvu. Et quando civi/as 
Jerusalem capta full mxcviui , le quali riescono assai oscure; che 
dalla sola lettura di esse rimane incerto, se l'autore abbia indicato 
quelle epoche, soltanto come le memorabili di quei tempi, ovvero 
abbia voluto far intendere, che i Genovesi furono partecipi a quei 
grandi falli. Alla quale seconda interpretazione accoslandosi il Ves- 



covo Agostino Giustiniani " muove giusta lagnanza di un tanto 
laconismo, e ciò che narra intorno alle imprese dei Genovesi in 
Terra Santa, dichiara averlo trailo dagli scrittori forestieri, che 
fanno menzione delle cose nostre. 

Ora dirò come mi accadde di scoprire l' esistenza di un lavoro, 
sulla Crociala, e sulla molta parie che vi ebbero i Genovesi, det- 
talo dall' istesso Caffaro autore degli Annali: diguisachè quelle pa- 
role riguardanti la presa di Antiochia, e di Gerusalemme addiven- 
gono illustrale dal loro aulore medesimo. 

L'ottimo, e carissimo mio fratello Giovanni " essendo nel 185o 
in Parigi a visitare la grande Esposizione industriale, volle vedere 
il prezioso Codice del Caffaro che è custodito in quella Biblioteca 
Imperiale: lo esaminò attentamente, ne cavò copiosissime note, non 
che i facsimile di alcune miniature che sono in esso, e reduce in 
patria lutto mi donò a dimostrazione di affetto. Di quel Codice già 
si avevano relazioni , una stampala dal Canale nella sua Storia dei 
Genovesi, l'altra manoscritta nella Biblioteca di questa R. Univer- 



* Annali detti Liguria, Lib. 1.° 

** Il Cav. Giovanni Ansaldo genovese fu diligente ed amoroso cultore dello 
cose d'Arte e Storia Patria, nelle quali solevasi dilettare grandemente, quando 
riposava da fatiche più gravi, e da studii più severi. Professò Matematica, 
e delle arti sorelle, l'Architettura. Ammaestrò e diresse con affetto di 
padre le classi operaie nel nostro Istituto Tecnico, chiamato da Re Carlo Al- 
berto ad iniziarvi il progresso delle arti meccaniche. Insegnò la Geometria 
Descrittiva e l'Analisi Infinitesimale in questo R. Ateneo. Ebbe per oltre sei 
anni la sovraintendenza dello Stabilimento Metallurgico industriale in Sam- 
pierdarena , e presto lo condusse a tale da gareggiare coi più rinomati di 
Francia e d'Inghilterra. Da Re Vittorio Emanuele meritò segno di onorifi- 
cenza: da' concittadini, fino dal 1848, voto concorde o ripetuto perchè siedesse 
nel Consiglio Comunitativo, dove integro e franco mostrò perizia d'ingegno 
e bontà di cuore. Fu pensatore profondo; dicitore netto e stringente: di pa- 
role e di modi dignitoso, modesto e soave. Morì con pubblico dolore di 40 
anni appena il 27 aprile 181)0! 



( » ) 
silà, le quali a dir vero mi parve sempre che lasciassero molto a 
desiderare. Infatti quelle note mi diedero nuova luce, e fra le slesse 
rinvenni trascritto un Decreto che si legge a pagina 27 verso di 
quel volume , il quale mi avvisò di una scrittura sulla presa di 
Antiochia, Gerusalemme, Tripoli ed altre città d'Oriente, che nel 
dello Codice occupa ben undici pagine dalla 17. a alla 27. a ; laddove 
dagli autori delle due relazioni menzionate, fu credulo contenersi 
l'ultima parie degli Annali di Jacopo Doria, ivi mal allogala per 
inavvertenza del legatore. Allora mi procurai tosto copia di quelle 
pagine, e mi avvidi con meraviglia, essere stale deltate dal nostro 
Caffaro, lavoro del lutto ignoto finora, al quale fa seguilo una cro- 
naca di un anonimo sui Re di Gerusalemme da Goffredo di Buglione 
fino alla caduta di quel Regno. Questa seconda , essendo incompleta , 
fu ultimala dall'Annalista Jacopo Doria, il quale, perchè non andas- 
sero quei lavori perduti, li presentò al Podestà del Comune il 
giorno 16 luglio 1294, che col predetto apposito Decreto ordinò 
fossero riuniti in quel Codice. 

Superfluo sarebbe il dilungarsi a farne notare l'importanza slo- 
rica. Il lellore intelligente delle cose nostre la saprà riconoscere 
da per sé. Basii il considerare , che se di quelle imprese si tro- 
vano numerosi gli scrittori sincroni Francesi, rarissimi sono gli 
Italiani; diguisachè il Muratori , vago di comprendere nella sua 
grande collezione uno storico delle Crociale, tanta parte avendovi 
presa i Principi ed i popoli d'Italia, gli fu giuoco forza includervi 
la storia del Francese Bernardo il Tesoriere, Iradolla in latino dal 
Bolognese P. Francesco Pipino. 

La mancanza di speciali scrittori Italiani fu per avventura la ca- 
gione per cui le Crociale vennero attribuite quasi esclusivamente 
ai Francesi. « Questa è priorità da rivendicare », scrive Cesare Balbo 
nei suoi Pensieri sulla Storia d' Italia "; ed invero per molta parte 



* Balbo, Pensieri sulla Storia d'Italia, Lib. I.°, Cap. xxxix, p. 18G. 
Firenze , Lcmonier. 



( 6 ) 
desse non sono, che la continuazione e complemento delle guerre 
combattute dagli Italiani durante tutto il secolo undecimo contro 
i Saraceni nel Mediterraneo; le quali avevano già assunti i veri ca- 
ratteri delle successive Crociale, come appare di quella bandita da 
Papa Vittore III nel 1087 contro i Saraceni d'Africa, giusta ciò 
che ne scrive Leone Ostiense *: e se ventura facesse sì, che si 
trovassero cronache le quali meglio rischiarassero quelle parole , 
colle quali soltanto ne accenna il Caffaro nei nostri Annali: In 
exercitu Africa mlxxxviu , e le altre : In exercìtu Turcuosae 
mxciii ( che il Giustiniani crede Tortuosa di Soria ) la storia dei 
preludii delle Crociate acquisterebbe nuova luce. Ciò stante il pre- 
citalo Balbo poco dopo soggiunge « quello zelo cristiano non sareb- 
« besi risolto nelle Crociate se non fossero stati i grandi progressi 
« navali delle città marittime italiane, né le Crociate sarebbonsi 
« potute effettuare senza l'aiuto delle navi italiane ». 

Questi pensieri sono adesso confermati dalla nostra cronaca la 
quale ci insegna : come di grande rilevanza riuscisse il soccorso ar- 
recato direttamente per mare dai Liguri alle armate cristiane, che 
stringevano d'assedio Antiochia e Gerusalemme; come trascorso un 
anno appena dalla conquista della Città Santa, per la morte del saggio 
Goffredo fosse in pericolo di rovinare 1* edilizio di quel nuovo regno; 
che il numeroso esercito Lombardo giunto per via di terra a Costan- 
tinopoli, e quivi passalo lo stretto, innollratosi in Asia, non arrecò 
alcun sollievo, ma fu completamente distrutto dai Musulmani; come 
all'incontro le navi Genovesi giunte in ottobre del 1100 a Laodicea 
facessero tosto risorgere la fortuna latina, riuscendo espugnate col 
loro concorso molle di quelle città d'Oriente, ond' è che e Baldo- 



' « Victor curii Episcopis et Cardinalibus Consilio habito, de omnibus fere 
« Italiae popuiis Cristianoruni exercitum congregans, atque vexilluni B. Petri 
« Apostoli illis contradens, sub remissione omnium peccatorum conlra Sara- 
nos in Africani commorantes direxit ». 



(7 ) 

vino Re di Gerusalemme, e Tancredi Principe di Antiochia furono 
tanto larghi di privilegi ai Genovesi; e finalmente come Bertrando 
Conte di S. Egidio non ardisse intraprendere 1' assedio di Tripoli 
se non che dopo essersi assicurato il concorso di un possente na- 
vilio Genovese. 

Questa nuova cronaca non è una storia completa della Crociala, 
perchè Caffaro scrive solo delle cose alimenti alla parie presavi dai 
Genovesi; ma nello slesso mentre si hanno notizie di alcuni fra 
i primarii capitani di quelli eserciti, e specialmente dei Conti di 
S. Egidio; essendoché i Genovesi a quel tempo erano in grande 
relazione di interessi commerciali colla Provenza. Ciò che dislingue 
poi il nostro scrittore dagli altri , è la semplicità e parsimonia del 
dire, è lo studio di non magnificare il numero dei combattenti, tanto 
dalla parte dei Lalini che da quella dei Turchi; e quesla riserva 
è mantenuta eziandio a riguardo delle forze navali dei Genovesi, 
diguisachè le stesse si trovano mollo più ingrandite dagli scrittori 
stranieri, di quel che non venga fallo dal nostro concittadino; il 
che m'avviso essere la più bella prova della veracità del suo dire. 

Inoltre come tulli fra loro i più antichi cronisti di quelle guerre, 
così in varie cose si trova anche discorde dai medesimi il nostro 
scrittore: il che dà materia allo studio degli storici moderni di porre 
a riscontro fra di esse quelle cronache, e desumerne quale sia per 
essere il racconto che più si accosti a verità. « La difficoltà attuale, 
dice il sig. Peyré nella sua Storia della Prima Crociala pubblicata 
in quest'anno, non islà nel ricercare e scoprire le fonti della storia, 
ma di ravvicinarle, ponderarne il valore con severa critica, e con- 
ciliare laute testimonianze che vi si rinvengono troppo di sovente 
contradditorie ». 

Fra le cose che in quesla cronaca si 'narrano diverse dagli altri, 
è 1' origine della Crociala medesima , e chi veramente ne abbia 
dato l'impulso. Secondo la slessa fu Goffredo di Buglione me- 
desimo, il moderatore di tutto l' esercito dei soldati della Croce, 



(8) 
il conquistatore di Gerusalemme. Questi prima della guerra sareb- 
besi imbarcalo in Genova, e sopra nave genovese, per andare a 
visitare i Luoghi Santi; avrebbe egli stesso sofferto insulti dai Sa- 
raceni, dominatori in quelle contrade, laonde in lui il pensiero di 
ritornare colà, non più appoggialo al bordone del pellegrino, ma 
qual guerriero colla spada della liberazione e della vendetta. Ri- 
tornalo immediatamente in Genova, si sarebbe portato coi com- 
pagni di viaggio presso Raimondo Conte di S. Egidio, ed ivi , sta- 
bilita la liberazione del S. Sepolcro, avrebbero indirizzato per questo 
messaggeri al Pontefice Urbano II ebe allora si trovava in quei 
dintorni, e la Crociala sarebbe stala loslo per bocca di quel Pon- 
tefice proclamala. 

Questi sono i falli, che con mirabile semplicità va tratteg- 
giando la nuova cronaca ; della quale essere aulore il nostro Caffaro 
non è a dubitare, che più volle è ripetuto nel contesto dell'opera, 
e confermalo dalla testimonianza del Doria. Lo stile inoltre poslo 
a confronto con quello degli Annali appare somigliantissimo, e forse 
dettato negli ultimi anni di sua vila. Se consideri invero quella 
maniera breve, semplice, e chiara; ma che talora ritorna sulle 
cose già delle , sembra che tu assista al racconto d' un vecchio in- 
tento a narrare gli avvenimenti della sua giovine età, il quale per 
tema di aver tralascialo alcunché di importante, ripete il già nar- 
ralo , e gode di poter ridire : di queste cose io fui (eslimonio , 
e gran parte. 

Ignoto all' incontro è l'autore della seconda cronaca sui Re di 
Gerusalemme. Il Doria ne tace affatto; anzi nel suo preambolo non 
la dislingue dal lavoro del Caffaro. Certamente l'autore è Genovese 
e, se in tanto bujo è lecito accennare ad una probabilità, direi che 
questo sia lavoro dell' Obcrlo Doria avo paterno del Jacopo, nelle 
cui carte furono rinvenute entrambe le cronache. 

Questa seconda è un bel complemento della prima , per la quale 
il dramma del Regno di Gerusalemme si presenta alla mente del 



( 9 ) 
lettore in lulle le sue vicende; e menlre dalla prima apprende le 
avversila incontrale e gli alli di eroismo esercilali per conquistare 
quelle terre , e costituire quel nuovo Sialo ; scorge nella seconda , 
che l' autore preoccupata la mente della caduta di quello , avvenuta 
a' suoi tempi, procura di delineare le cause che ne prepararono la 
rovina, e fin dal regno di Baldovino II, narrando della discendenza 
di lui, svela i molivi delle discordie che quindi ne insorsero. Con 
due sole parole, ma assai chiaramente, spiega il perchè della 
tracotanza di Rinaldo di Chalillon , onde Saladino dichiarò nuova 
guerra al Re di Gerusalemme. I dissidi fra i Principi Cristiani 
sul campo di Tiberiadc vi sono nettamente indicali, ed indi- 
cate le cause dei medesimi. Col rammentare i molli privilegi 
ottenuti dai Genovesi fin dal principio del dominio dei Franchi in 
Palestina , fa conoscere il carallere dell' impresa delle Crociate per 
questo popolo marittimo e commerciante, in opposizione a quello 
che le medesime avevano nelle menti degli oltramontani. Mentre 
questi erano spinti per acquistare in quelle contrade nuovi Prin- 
cipali , Baronie e Feudi ; i Genovesi per prezzo del loro concorso 
si contentavano di franchigie commerciali, di possessi di case e 
fondachi nelle principali città, di giurisdizione civile e commer- 
ciale propria. Ma queste franchigie per colpa di quei Baroni non 
furono mantenute , e il popolo Genovese sospese i soccorsi per so- 
stenerli contro i Saraceni. Soltanto quei Principi e Baroni che, per 
un possesso già alquanto duralo di quelle terre, credevano poter 
far meno dei navilii italiani, si avvidero, ma troppo tardi, del loro 
errore; e dopo la perdila di quasi tulio il Regno si affrettarono a 
riconfermare gli antichi privilegi aggiungendone dei nuovi. Ma que- 
sto, se riusci a trattenere ancora alcun poco la totale invasione dei 
Turchi, non valse per riacquistare il Regno; che in politica quello 
che si è ottenuto per effetto di un generale entusiasmo, perduto 
una volta, quasi sempre è impossibile riavere; essendoché l'en- 
tusiasmo nei popoli non si riaccende a volontà degli uomini, ma è 
quasi un temporaneo dono di Dio. 



( 10 ) 

Ciò che appare mollo strano si è , come avvenne die queste cro- 
nache sieno rimaste ignote tanto a Giorgio Stella, quanto al Giusti- 
niani, al Foglietta ed agli altri scrittori diligenlissimi delle cose nostre. 
Soltanto il Milanese Tristano Calco le conohhc perfettamente , e nella 
sua Storia giunto all' epoca della spedizione in Terra Santa ha queste 
parole: « De qua (expeditione in Syriam) quamquam apud cunctos 
« fere rerum scriptores menlio habeatur tamen quia et nostra prae- 
« termissa video, et quantum ex Ligurum Annalibus colligilur, 
« primam originem ignorant, ab re non erit eam quoque a nobis 
« tractari * »; e seguita narrando il viaggio di Goffredo insieme 
al Conte di Fiandra alla visita dei Luoghi Santi , e la predicazione 
della Crociata fatta in Genova dai Vescovi di Grenoble e di Orango, 
fedelissimo nel riferire il nome dei primi crociati Genovesi , ed il 
ritorno da Gerusalemme di Guglielmo Embriaco con Primo di lui 
fratello che recarono ai Lombardi la notizia della liberazione del 
Sepolcro di Cristo, come è narrato nella nostra cronaca. Non 
credo superfluo notare che questo scrittore, secondo che dice nella 
prefazione alla sua Storia, oltre avere visitato gli Archivii dei Mo- 
nasteri di non poche città d'Italia, fra le quali Genova, molle attinse 
anche dalla Francia ; laonde rimane incerto se abbia veduto gli 
Annali liguri da esso accennati in Genova, oppure in Parigi dove 
tuttora si conservano. 

A rischiarare pertanto queste dubbiezze, conviene esaminare se 
l'attuale Codice Parigino sia lo slesso, che in bel manoscritto si 
conservava nell'Archivio segreto della Repubblica fino al principio 
del presente secolo, come dice il Serra " e del quale ebbe due 
copie : e se abbia fondamento la comune opinione per cui si crede , 
che quel Codice sia stato trasportato in Francia soltanto nel 1808, 



* Tristano Calco Lib. vii, Grcevius Thesaurus Anliquitalum et l/isln- 
riarum Ita l ice , Tom. n , parte i. a , pag. 205. 
** Serra Storia della Liguria Discorso i .", Annotazione vili. 



( H ) 
o 1812 cogli allri Codici e carie degli Archivii genovesi, né più 
restituito. La quale investigazione mentre si lega sceltamente al mio 
soggetto; mi porge ad un tempo occasione di recar qualche nuova 
luce sui varii e più esalti Codici ai quali sarebbe da ricorrere per 
ottenere una compiula edizione del Caffaro cotanto desiderata. 

Del Codice indicato dallo storico Serra abbiamo copie cartacee, 
e tre che io conosco, sono in Genova, compiute ed esatte. Uno di 
questi Codici esiste nella Biblioteca della Regia Università scritto nel 
secolo xvii appartenente già al Doge Gio. Balla Cambiaso , che nel 
1772, epoca del suo Dogato, lo consegnò al Notaro M. Aurelio 
Piaggio per essere riscontralo col Codice esistente nell'Archivio se- 
greto. Quel Notaro « eseguì l' incarico ( sono sue parole ) mediante 
« lettura e confronlazione de verbo ad verbum coli' antico Codice, 
« avendovi fatte le aggiunte e correzioni delle parole e dizioni in 
« tutto ciò che risultò non concordare coll'istesso antico Codice ». 
Il secondo è presso di me, del secolo xvn , già appartenente ad 
Agostino Franzoni, in origine mollo più completo che il precedente, 
e riscontrato e corretto per mano dello slesso Piaggio. Il terzo tro- 
vasi nella ricca Biblioteca del Marchese Marcello Durazzo del fu 
Giacomo Filippo di bellissima scrittura , eseguilo nello scorso secolo. 
Basterebbe quindi confrontare una di queste copie col Codice Pari- 
gino , per riconoscere se dal medesimo sieno state trascritte : se- 
nonchè ulteriori ricerche mi convinsero che il Codice esistente 
nell'Archivio segreto sullo scorcio del passato secolo, e dal quale 
furono tratte le tre copie di cui sopra, è cosa affatto differente da 
quel di Parigi. 

In una preziosa raccolta in più volumi , e registri posseduta dal 
Cav. Emanuele Ageno, contenente documenti, carte e note ricavate 
dagli Archivii genovesi verso la metà dello scorso secolo da un 
anonimo assai accurato, havvi un breve cenno descrittivo dei Co- 
dici a quell'epoca esistenti nell'Archivio segreto della Repubblica, 
e fra questi si nota il Caffaro nel modo seguente : « Caffaro MS 



( 12 ) 

« legalo in Involo coperte di cuojo con arma, e iscrizione Julius 
« Pasqua ». Seguitano alcuni eslralli dello slesso e gli ultimi sono : 
« 1293, fol. 195. Cognoscat aulcm ventura poslcrilas eie. » ripor- 
lando quasi l' intero paragrafo, il quale è degli ultimi della parte di 
Jacopo Doria. Quindi : « fol. ultimo. Quia vero annum sexagesimum 
« vilse me* explevi eie. », elicè 1' ultimo paragrafo. E finalmente, 

a 1294 die 16 Julii Egregius vir multa honcslatc et scienlia 

" Jacobus Auriae hujus operis laudabile conseculum corani 

" Jacobo de Carcano Potestà le Comunis Januae 

« conlinualionem operis Cronica; ab eodem feliciter ordi- 

« nalam presentavi! 

« Ego Guillielmus de Caponibus Noi. presenlationi prediclo con- 
« silio, et decreto prediclo inlerfui et scripsi ». 

« La soscrizione di altra mano sincrona, perciò autentica ». 

Siccome il contenuto nell'ultimo foglio si lega al contenuto del 193.° 
ne consegue che l'ultimo foglio del Codice doveva essere il 194.<> 

D'allra parte neh" inventare dei manoscritti donali alla Repub- 
blica dal Senatore Federici, esistente nella Biblioteca Civica, si vede 
compreso in essi « il volume del Caflaro in carlina , originale , le- 
« gaio in tavole coperte di cuojo indorato, autenticalo dal q. Gu- 
« gliclmo de Caponibus, in carte 194 ». 

L'identità del numero delle carte, dell'autenticazione in fine del 
Codice, e della legatura chiaramente addimostrano che il Codice 
rinvenuto verso il 1750 dall'anonimo nclP Archivio segreto, è 
quello islesso che fu donalo circa un secolo prima alla Repub- 
blica dal Federici, il quale fin d'allora raccogliendo con amore in- 
stancabile lutto quanto si riferiva alle cose genovesi, ebbe la ven 
tura di ricuperare più codici, e carte stale lolle agli amichi ArchivK 
del governo e delle chiese , lungo l' infuriare delle funeste discordie 
cittadine. 

Ma e degna di noia una speciale circostanza. Il Codice come è 
descritto nella raccolta sopra accennala portava impressi sulla lega- 



( 13) 

tura Io stemma e il nome di Giulio Pasqua, il che indica fosse lo 
stesso già passato in proprietà di questo Patrizio Genovese. Or bene 
che questo Codice già del Pasqua fosse quello stesso, che servì al 
Notaro Piaggio per riscontrare e correggere i due Codici mio e della 
Regia Università, e per originale di quello del Marchese Durazzo è 
pienamente provato da una nota scritta nell'originale di mano del 
Pasqua medesimo trascritta dal Piaggio in entrambi i Codici, e co- 
piata nel conlesto del terzo. All'anno 1264 dopo le parole odo nobi- 
libus omnimodo sta scritto « Hic deficiebal folium unum N.° 13G 
« in cujus supplemenlum ego Julius Pasqua Alcxandri filius ap- 
« posui narralionem inferius descriptam quam ex quodam Codice 
« hujus Hislorise manu Georgi i Stella? conscriptam ad lillcram 
« sumpsi et hic inferius manu propria scripsi 1589 ». 

Quindi è che con fondamento si può accertare che il Codice del- 
l'Archivio era membranaceo, di 194 pagine, legalo in tavole e por- 
tava in ultimo trascritto il Decreto del Podestà di Genova del 16 
luglio 1294, autenticato di mano del Notaro Guglielmo de Capo- 
nìbus il quale si trova in fine di tulli i nostri Codici, e nell'edi- 
zione del Muratori. 

AI contrario il Codice di Parigi sebbene membranaceo anch'esso, 
è di sole pagine 186; colla numerazione anteriore certamente al- 
l'ultima legatura, la quale è di pelle oscura del secolo scorso: scritto 
in carattere golicello ma da diverse mani, parte in doppio colon- 
nello, parte in un solo. I continuatori non vi sono disposti in or- 
dine cronologico come nel Codice Pasqua, e fra le diverse storie 
rimangono talora dei fogli bianchi. Mancano gli ultimi anni scrini 
da Jacopo Doria dal 1288 al 1293, e il Decreto del 16 luglio 1294 
con cui terminano gli Annali in tulli gli altri Codici; il quale seb- 
bene della stessa data è cosa affatto diversa dal Decreto finora ignoto 
di cui si è parlalo al principio ; essendoché I' uno approva il la- 
voro del Doria, ossia l'ultima parte degli Annali, l'altro invece 
le due Cronache reputate degne di essere iscritte fra gli Annali del 
Comune. 



( 14 ) 

Nel Codice Parigino inoltre abbondano in alcune parli le minia- 
ture nel conlesto, in altre in margine, in altre mancano affatto, 

e non sono miniate scnonchè alcune grandi iniziali; di guisachè 
per la diversa scrittura, e disposizione dei colonnelli, la varietà 
delle miniature, i fogli bianchi rimasti alla fine di qualche Anna- 
lista, e per Io slesso disordine cronologico che vi regna, si dee 
questo Codice giustamente riputare come la riunione dei Codici 
originali dei molli Annalisti che si succedettero fino al Doria. 
Questi essendo Custode dell'Archivio del Governo a quei tempi, 

* 'L' ordine nel quale sono disposti i diversi Annalisti in quel Codice è 
il seguente : 

Dalla pag. 1 alla 16. Gli Annali del Caffaro diti H00 al 1163 scritti in un 
solo colonnello con miniatura alla prima facciata, e 
varii disegni a penna in margine. 
Iti. 17 » 22. Cronaca della Crociata scritta da Caffaro, in doppio co- 

lonnello. 
Id 23 » 27. Cronaca dei Ke di Gerusalemme seguila dal Decreto del 

16 luglio 1291 approvante l'inserzione delle due Cro- 
nache nell'intero volume degli Annali. 
Pag. 28. Biunca. 
hi. 29 alla 52. L'Anno 1241 scritto in carattere assai minuto il quale 

cadrebbe nella parte scritta da Bartolomeo Scriba. 
Id. 33 » 63. Gli Annali dal 1270 al 1279 scritti da Giacomo Doria, 

Oberto Stancone, Marchisio di Cassina e Bartolomeo 
da Bonifazio, e quindi quelli scritti dal solo Giacomo 
Doria dal 1280 fino al 1287. 
Id. 66 • 87. Gli Annali del 1164 al 1173 scritti da Oberlo Cancel- 

liere in doppio colonnello. 
Pag. 88. Bianca. 
Id. 89 alla 102. Gli Annali del 1142 fino a tutto il 1248 scritti da Bar- 
tolomeo Scriba 
/.e pagine 103 e 104 sono bianche 

Dalla pag. 10f> alla M5. Gli Annali dal 1174 al 1196 scritti da Ottobono Scriba: 
è in questa parie scritta ad un solo colonnello ove 
si trovano le principali miniature. 






( 15 ) 
dovette al certo , per incarico avutone o spontaneamente , ordi- 
nare l'intero volume degli Annali, e farlo copiare ed autenticare 
per essere riposto come un Duplicalo nell' Archivio , meritevole di 
fede quanto I' originale * : ma nell' esecuzione di siffatto disegno 
avvenne, che nel Duplicalo autentico si omise l'antica Cronaca della 
Crociata col decreto relativo ; e viceversa nel Codice originale fu 

Dalla pag. 116 alla 158. Gli Annali dal 1197 al 1240 scritti da Ogerio Pane fino 
all'anno 1219 , quindi da Marchisio Scriba fino al 
1223, e dal 1224 inseguitoda Bartolomeo Scriba. In 
fronte all'anno 1227 che comincia a pag. 141 è una 
miniatura di stile assai diverso dalle altre. 
// terzo della pagina 1 58 e bianco, 
hi. 189 » 186. Gli Annali del 1248 , e perciò quest'anno vi è duplicalo 
fino al 1269: scrini fino a metà del 1264 da Barto- 
lomeo Scriba; l'anno 1264 da Lanfranco Pignolo, Gu- 
glielmo di Multedo, Marino Usodimare, Enrico Mar- 
chese di Gavi. Dal 1265 al 1267 da Marino di Marino, 
Guglielmo di Multedo, Marino Usodimare e Giovanni 
Sozzobuono : e i due anni 1268 e 1269 da Nicolò 
Guercio, Guglielmo di Morteo, Enrico Drago e Bon- 
vassallo Usodimare. 
* Che il Doria fosse Custode dell'Archivio del Comune risulta dal pream- 
bolo del volume septimus Juriiim, fot. i, ora perduto, conservatoci nella 
Raccolta posseduta dal Cav. Ageno, il quale cominciava con quesie parole: 

« Cum in Registro Comunis Januae sint multa privillegia conventiones , et 
« alie scripture quod difficile erat invenire cum disperse essent in diclo 
« volumine et non per ordinem posita. Ideo ego Jacobus Auriae Custos prò 
« Comuni tam Privillegiorum quam eliam Registrorum et aliarum scriptu- 
f rarurn Comunis quesivi diligenter Registrum Comunis et omnia que perti- 
« nent ad unum factum signavi prout lvctor videre poteri! tam in Registro 
« quam etiam in hac scriptura de hoc composita. 
« Incipiunt Rubrica? Registri Comunis Januae 
« De Regibus Longobardorum. 
« De Marchionibus Malaspine. , 



( 10 ) 

omesso l'ulliino lavoro del Doria col successivo Decreto. Della quale 
omissione è difficile dar ragione , che forse non baslò al Doria 
l'agio o la vita per completare i due Codici colle inserzioni dei 
due lavori i quali ad ogni modo dovevano o potevano essere posti 
in ultimo luogo. Checchessia di ciò e abbastanza chiaro dal fin qui 
detto che i due Codici , di Parigi e dell' Archivio segreto , sono di- 
versi; oltreché il foglio N.° 136 mancante in quest'ultimo esiste nel 
primo, ma conlenente diversa materia ; corrispondendo al foglio 
156 del Parigino la storia degli anni 1220 e 21 , e al foglio 176 
dello stesso quella del 1264 che nell'altro Codice doveva essere 
nel foglio mancante. Pregevolissimi peraltro ed entrambi autentici 
sono questi due Codici, e nei primi secoli conservali per cura del 
Comune. 

Né faccia meraviglia questo duplicato, essendo slata sapienza degli 
avi nostri redigere delle cose importanti alla Repubblica doppio 
originale da conservarsi in luoghi diversi, come sappiamo aver 
fallo del Liber Jurium, quasi presaghi della disperzione che ne sa- 
rebbe ripetutamente avvenuta. Quei due Codici nel secolo decimo- 
quarlo, o nei principii del decimoquinlo, quando lutti intenti agli 
odii di parte non eravi alcuno che scrivesse la storia della Repub- 
blica, devono essere andati dispersi. Uno di essi poi fu visto da 
Tristano Calco verso la fine del quattrocento non si sa se in Genova, 
o in Francia, colà forse trasportalo in quell'epoca al tempo dei 
Governatori Francesi in Genova ; laonde rimase per sempre ignoto 
agli scrittori nostri. L'altro nel secolo decimoseslo venne nelle mani 
di Giulio Pasqua che il completò della pagina mancante e il fé' ri- 
legare ; quindi in quelle del Federici che insieme ad altri Codici 
preziosi lo donò alla Repubblica, e di nuovo recentemente smar- 
rito, non sapendosi ove al presente si trovi. 

II Pasqua completava il suo Codice sul testo di un altro prezio- 
sissimo perchè scritto di mano di Giorgio Stella. Un Caffaro rico- 
pialo da questo grave Annalista non può non riuscire assai impor- 



( 17 ) 
lanle a consultarsi , ed è perciò che io feci anche ricerca dello 
slesso, e la forluna ini fu tanto amica da additarmelo custodito 
nella medesima Biblioteca Imperiale. Esso è cartaceo e reca il 
N." d'ordine 5899. La prefazione appostavi dallo Stella annunzia va- 
rianti ed abbreviazioni che egli credette opportuno di fare, e ne 
spiega la ragione colle seguenti parole : « Hunc vero librum scri- 
« psi ego Georgius Stella Notarius, et cum cernerem veneranda? 
« memoria? Cafarum aliosque sequenles cronigraphos dixisse quam- 
« plurima quasi memoralu non digna ; pula de Iegislis, seu judi- 
« cibus et militibus Poteslatum Januse, illorum legistarum et mili- 
« lum nomina, plurium eliam nomina civium non exprimi neces- 
« saria; cseteraque multa qua? viris instantis setalis teedium generare 
« conspicio ad seriem describentes , inlerponenles pariler quos- 
« cumque sermones in mullis aclibus et composilionibus inler- 
« ventos , cumulus quorum omnium ipsius cronica? pergrande 
« volumen effecil, iliaci meditalus sum eos tam diffusa et longa 
« compilasse lilleralura, qua ipsa qua?Iibel explicandi commissione 
« habuerint, aut qua auctorilalem illam tam exlensa conlinenlia 
« deleclabat. Statuì namque prò vitando fastidio , et ut tam magni 
« voluminis lenor scribi melius et haberi valerci de ipsonmi lexlu 
« demere, nil lamen illi scriplioni prolalus mei addere nisi quas- 
« dam dictiones paucas valde, ne lexlus ipse videretur truncatus ». 

Ora per le molle varianti fra quesli tre Codici principali, di Pa- 
rigi , dell' Archivio segreto e dello Stella , sì spiega la diversità di 
tanti Codici secondarii, pieni di lacune, ora in una parte ora in 
un'altra; per cui colatilo incompleta risultò l'edizione, che dei 
nostri Annali fece il Muratori nella sua grande raccolta Rerum Ita- 
licarum Scriplores; non avendo potuto avere alcun buon Codice. 

Sarebbe dunque ormai tempo, che si ponesse mano ad una com- 
pleta edizione, conoscendo ove si possono avere i buoni lesti : che 
col Codice di Parigi riscontralo con le copie che si hanno di quello 
dell'Archivio segreto, e per alcune piccole mende esaminalo anche 



( 18 ) 
l'altro dello Slolla, si potrebbe ottenere l'edizione più completa che 
fosse mai possibile. 

Affine di invogliare pertanto i nostri concittadini più vivamente 
alla effettuazione di codesto desiderio, che è come una sacra eredità 
di diritto e dovere, si pubblica il lavoro del Caffaro sulla prima Cro- 
ciata coli' appendice sui Re di Gerusalemme e col relativo Decreto 
d'approvazione, siccome quelli, che finora affatto ignoti, pel loro 
contenuto ponno formare un tutto da per sé, e riuscire di qualche 
importanza all'universalità degli eruditi. 

Nell'edizione che pubblichiamo fu mantenuta esaltamente l'orto- 
grafia del lesto, e la lezione quale ci venne trasmessa da Parigi, 
sebbene sembri talora , che per la buona intelligenza manchino al- 
cune parole, non sapremmo se per errore antico o dell' attuale co- 
pista , il quale peraltro dal modo con cui adempì all' incarico, 
appare assai perito ed esalto. Accompagnano il teslo poche note 
dirette a farne meglio notare la credibilità , a malgrado dell' obblio 
di tanti secoli, e segnalarne alcune attinenze cogli avvenimenti con- 
temporanei, specialmente palrii. 

Piacerà poi come ornamento che qui si riproduca in fronte a questo 
lavoro inedito, col mezzo della cromolitografia , la miniatura del Co- 
dice Parigino rappresentante Caffaro ; come pure alcune maiuscole 
che sono sparse in quel Codice quasi come un saggio del miniare 
in Genova nel volgere del dodicesimo secolo. 

La miniatura è nella prima facciata degli Annali del Caffaro im- 
mediatamente dopo il proemio che termina colle parole Quando 
iverunt mc. Quando redierunl mci. Accanto alla stessa dal lato 
destro, in caratteri maiuscoli di quei tempi in colore azzurro, 
stanno i quattro versi che si trovano scritti in tutti i Codici: 

Janua tuta quidem fuil ilio Consule pridem 
Urbs eaque movit quae sic ex ordine novit. 
Nomen ei Cafarus, presens quera signat imago, 
Vivat in aeternum ejus generosa propago. 



( 19 ) 

Come indicano le parole che sfanno scritte al di sopra delle 
figure miniate, quella che rappresenta un vecchio vestito tutto di 
bianco con cappa e calotta in capo , che forse era la foggia del 
vestimento consolare, è Caffaro : e I' altra che sta seduta dirim- 
petto e scrive sopra di uno scrillojo che tien sui ginocchi è un 
Macobrio. Nella relazione di questo Codice stampala nel Volume 
ìv della Storia dei Genovesi dell' Avv. Canale si credette vedere Io 
storico Macrobio nel personaggio che siede e scrive sotto dettatura 
di Caffaro ; ma oltreché sarebbe questa un' idea bizzarra ed ine- 
splicabile, il fallo si è che viveva appunto ai tempi di Caffaro un 
Macobrio Nolaro di cui si conoscono più atti, e che morì improv- 
visamente nel febbraio del 1170, mentre redigeva per l'Arcive- 
scovo Ugone un allo quale completalo da altro Notaro si trova nel 
Registro Arcivescovile, riferito dal P. Schiaffino nella sua Storia 
Ecclesiastica della Liguria. E questa miniatura, coi quattro versi 
che le slatino accanto conferma maggiormente essere questo il Co- 
dice originale; dappoiché il terzo verso: 

Nouien ei Cafarus, presens quera signat imago 

non avrebbe giusto significato, se non vi fosse a lato la miniatura 
rappresentante Caffaro. Ora trovandosi in lutti gli altri Codici i versi 
e non la miniatura , uopo è conchiudere che da questo lutti gli altri 
traggono la loro origine. 

Il Q adoperalo per iniziale nella presente edizione al preambolo 
del Doria è quello della parola Quicumque, che è la prima di quel 
Codice tratteggiato con islile non dissimile dalla miniatura figurala. 
E qui noto per la Storia dell'arte che fino dal 1152 i Consoli or- 
dinarono al Notaro Guglielmo de Columba la scrittura in quel Co- 
dice della prima parte della Storia del Caffaro, e che nel 1163 il 
Caffaro cessava di dellare i suoi Annali. 

II C che inizia la prima Cronaca è quello della parola Cura onde 



( 21) ) 

cominciano gli Annali di Oberto Cancelliere alla pag. GG di quel Co- 
dice : questa lettera ornata non potrebbe dirsi fattura di artista che 
visse intorno al 1173, epoca in cui l'autore terminava di scrivere? 
L' altro C finalmente col quale nella presente edizione ba prin- 
cipio la Cronaca dei Re di Gerusalemme è tratto dalla pag. 105 ove 
colla parola Congruum cominciano gli Annali di Ollobono Scriba 
fino al 1196. Dovrebbe quindi quella lettera essere slata miniala 
negli ultimi anni del dodicesimo secolo. 

Maggio 18. r i!>. 



Francesco Ansaldo. 



NOTA. 



La tanto desiderata edizione del Caffaro e Continuatoti non sarà più un 
desiderio: 1' Avvocato Michel Giuseppe Canale, già conosciuto nella repubblica 
delle lettere per importanti lavori storici, specialmente patrii, si trasferì 
recentemente in Parigi, cavò copia esatta di quel Codice; ed ora, a spese per 
la maggior parte di questo Municipio, sta per mandare alla luce quelli Annali 
col riscontro dei migliori Codici genovesi. 



CAFARVS MACOBRtVS; 




UOINIAM ea que solummodo memorie comendantur 
per diulurnitaleni temporis de facili oblivione tra- 
dunlur. Ideo phylosophi et sapientes antiqui redi- 
gerunt in scriplis que cogitaverunl posleris pro- 
fuctura. Cimi ilaque in cronica communis Janue 
a capharo nobili cive Janue composila nichil 
reperialur de captione jerusalem . anlhiochie . 
tripolini aliarumque plurium civitalum orienlis ad quas capiendas 
homines Janue intcrfucrunt sepc et sepius cimi magna quantitate 




( ri ) 

Galearum navium et bcllalorum in eis. Et ego Jacobus aurie per- 
scrutans scripturas et libros domini Oberti aurie quondam avi mei 
paterni, qui quidem antiquitates bujus civitalis mirabililer bene novit. 
inveni in ejus scripturis quamdam antiquam scripluram a prediclo 
Cafaro composilam. conlinentem captionem Jerusalcm et aliarum 
plurium civitatum cujus exemplum in hoc libro scribi feci, nichil 
addilo nec edam diminuto ut Gesta illa sint hic legcntibus manifesta. 




UM ab origine mundi omnia fere 
que in orbe facta sunt vel fuerunt. 
per doctores et sapientes scripla sunt 
et narrantur. Ideoque bonum et utile 
esse videtur quo modo et quo tem- 
pore Jerosolimitana civitas et Anlio- 
cena una cum celeris orientalibus ci- 
vitatibus et maritimis locis a servi- 
rli '^^ iJ ^^rfjRE& J§ ,u,e Turcborum et Sarracenorum 
t ^^^^^^^ Ml ^^^— y ^, |i Dera i c fuerunt ut per presentem 

scripturam Caphari verilas cognoscatur. 

Pateat ergo universitati virorum presenlium et futurorum. quod 
tempore Urbani pape secundi. bone memorie dux Gotofreus cum 



( U ) 

frandalensi cornilo celerisque nobilibus viris Sepulcrum domini 
visitare optanles. Januam venerimi, ibique navem asceiideruof Ja- 
nuensem quo Pomella vocabatur ci inde cum Januensibus Alcxan- 
driam perrexerunt. do Alexandria cimi mililibus Saraccnoriini qui 
eos conduxerunt usque ad portam civiialis Jerusalem venerant. El 
cum per por(am ad visilalionem Sepulcri domini inlrare volebanl. 
Porlonarii slaiim introitimi prohibuerunt donec unusqnisque bisan- 
lium unum prò introiti! solilo more darci. Chrisliani vero qui illnc 
prò scrvitio Dei venerant posquam volunlatcm Saracenorum eogno- 
verunl quc pclierant dare incepcrunt. Dux aulem Golofrcus qui de 
majoribus erat et bisanlium Liti celeri lam cito non dedit propter 
boc quod camerarius paulisper absens crai ab co qui pecuniali) 
suam porlabat donec euni ad se vocavit. Unus quidem de por- 
tonariis colafum magnum in collo ducis dedit qnod dux palienler 
tolleravi!. Atlamen deum deprecans ut tanti dedecoris vindictam 
cnse suo accipere ante morlcm suam concederci deus, et dato bi- 
santio dux cum celcris per portam inlraverunt el sepulcrum do- 
mini ceteraque sancluaria el presepe domini in bctlebem celebra- 
verunl. alque jordanis flumine ubi Christus a Johanne bapticalus 
fu il perrexerunt el tribus diebus pcraltis posquam Jcrosolimam ve- 
nerant cum mililibus qui eos condiixerant alexandriani reversi sunt. 
Inde hi predicla nave pomella cum Januensibus per mare usque 
ad Januam transicrunl. dux vero Golofreus sine mora illinc 

sanctum Egidiuin ire feslinavit. Ibique cum Kaymundo Sancii 
Egidii el cum aliis mullis comilibus el Baronibus illarum parlium 
de deiiberatione sepulcri loquulus est. unum tale posuerunt con- 
silium. ut veniente die sancle Marie ad podium convenirenl. Ibi- 
que de scrvitio dei quid facturi essenl ponerent et firmareni. 
Cum vero infra dicli termini spacium vox dei parlcs illas 
pnblice sonavissel. Fuerunt duodecim viri in sancla Maria de podio t 
de prediclo servilio dei Iraclare optanles el per Ircs dics Iractantcs. 
quo modo Jerosolimitanum iter pcragere possent. Accidit in nocle 



( 23 ) 

dici lereii quod Angelus Gabriel ad unum de duodecim Bertholo- 
meum nomine, in sopnium venit el dixil. Berlholomee surge, et ipse 
quid es lu domine. Angelus domini sum. et voluntas domini est. ut 
sepulerum ejus a servitole Saracenorum deliberetur. Quare accipe 
crucem in dextero humero. el cum sociis luis summo mane perge 
ad episcopum podiensem. et hoslende sibi crucem quam libi feci et 
die ut ipse mitat legatimi suum tecum ad urbanum papam qui ad 
bas parles sine mora veniat. el iter Jerosolimilanum in remissione 
peccatorum populum doceal. ita factum est. Papa enim visione 
angelica audila sine mora iter acccpit el ad poium (sic) venit. Ibique 
colata multiludine Nobilium virorum principum Comilum et ducum 
alque omnis generis Ghristianorum divilum et pauperum majorum 
atque minorum. Papa omnibus viam Sepulcri in remissione omnium 
peccatorum precepit. Apostolico enim precepto peraclo omnes illieo 
majores et minores crucem domini in humero ab apostolica manu su- 
sceperunl bumililer *. De majoribus quidem Raymundus comes Sancii 
Egidii. Gotefreus dux de buglione, amonilione cujus predicla incepla 
fuere. el Balduinus fraler ejus. et frandalensis comes. Ugo magnus 
fraler regis francie. Boiamundus Tanclerius et multi alii quorum 
nomina longuiu esset narrare. Numerus vero miliarium populorum 
secundum quod Capharus audivit lx milia bellalorum fuere et cepe- 
runt civitatem Nichiam Millesimo lxxxxyii. Quibus namque omnibus 
(anta dei fuil gralia quod in loto itinere, concordia et bumilitale et sine 
olla lesione personarum usque Anliochiam perrexerunt omnes 2 - 
Ante enim quam predicli principes de parlibus illis in quibus crucem et 
aposlolicam benediclionem susceperant recessisenl. Aposlolicus duos 
cpiscopos. scilicet Grationopolitanum. aurisiacensem prece eorum Ja- 
nuam misil 3. Episcopi namque Januam sine mora venerimi, in Ec- 
clesia beali Siri populum Januensem insilimi primitus venire fecerunt. 
Ibique aposlolicam Icgalioncm de servilio dei el Sancii Sepulcri si- 
culi Aposlolicus prccepcral in remissione omnium peccatorum nar- 
raverunl. Ita quidem ut ad deliberandam viam Sepulcri domini cum 



( 20 ) 

galeis ad aurientales parles irent et in societate predietorum prin- 
cipuni viriliter starent et pugnarenl. Unde eterne vile premium pre- 
dicli episcopi habere affìrmanl. Sermone cnim perracto et apo- 
stolica legatione audita multi de melioribus Januensibus illa die 
crucem susceperunt. Scilicet isti. Anselmus raschcrius. Oberlus Lam- 
berti de Marino fìlius. Oberlus bassus de insula. Ingo flaonus. Dodo 
de advocato. lanfrancus roca. Pascalis noscenlius astor. Guillermus 
He bono seniore. Opico mussus * et reliqui plures. qui tanti fuerunt 
quod duodecim galeas et sandanum. i. de forlissimis bellatoribus 
viris armaverunt et mense Julii versus aurienlales parles iter ince- 
perunl. paucis enim diebus transanctis. flumen Solini venerunl 
ci intraverunt qui vocalur portus Sancii Symeonis longe ab an- 
liocbia per spacium x milium. milites vero francorum qui antea 
quam Januenses venissent per mensem junii anliochiam venerant 
et de foris castra posuerant 5. postquam Januenses venisse audie- 
runt. Boamundus fìlius Roberti Guiscardi ducis apolie (sic) cum 
militibus centum de exercitu ad Sulinum ubi Januenses erant fesli- 
nanter pervenit et ut anliochiam irenl. ex parte principum et locius 
exercitus mullis precibus illos ita monuit et ortari incepil. fratres 
et divini prelii socii. siculi prò servilio dei ad has parles venistis 
et premium ad requiem animarum vestrarum inde habere optastis 
ila pondus prelii et laboris comuniter substinere et Iaborare in quan- 
tum possumus vos mullum orlamur. Januenses vero post 
preces principum per Baamonlem (sic) auderunt. inter se conci- 
lium ceperunt. ut de melioribus bellatoribus viris cum militibus ad 
exercitum milterent. vi. C. (sic) et miserimi. Mille autem Tur- 
chorum milites de Antiochia clam exierunt et militibus francorum 
et Januensibus obviam perrexerunt. Boiamundus vero postquam 
tante multiludinis Turchorum milites supra se venire cognovil. slatim 
ad exercitum cum xxv. de Januensibus qui equilaturas habebanl 
velociler perrexit. et siculi Turchorum milites sibi obviaveranl. cunctis 
militibus de exercitu nunciavil. francorum autem mililes cum eodem 



( 27 ) 

Boiamundo anlequam de equo descendissel. omnes equos velociler 
ascenderunt et conlra Turchos feslinanter ire ceperunl. At quidem 
Turchorum mililes circunendo et saitando Januenses qui campo ar- 
mati remanserant et tante mulliludini militum cum ensibus tantum 
el lanceis resistebant. omnes tandem in campestri loco vulneratos 
et mortuos dimiserunt. qui antequam alii qui viam sepulcri ince- 
perant prius coronam martini susceperunt. et uli marlires dei in 
celesti sede iilos angelli machabeorum socios posuerunt. Turchorum 
vero milites de nece Januensium martirum mullum letantes. An- 
tiochiam redire feslinabant. At quidem Baiamundus et mililes qui 
cum eo ad defensionem Januensium procedebant. priusquam Tur- 
chorum milites antiochiam inlrassent. Turchos omnes illos qui Ja- 
nuenses interfeceranl eos inlerfecerunt et ad infernales penas in so- 
cielate machometi miserunt. et ad castra cum triumpho redierunt 6. 
Alia vero die tentoria juxta portam Antiochie posuerunt. et ad 
Januenses alios qui prò guardia Galearum juxta flumen Solini re- 
manserant seu stabant mandaverunt ut ad prelium dei capiende 
antiochie civitatis cum armis necessariis venire non procelarent. 

Januenses autem legalione principimi audila feslinanter anliochiam 
cum armis et cum omnibus que ad baia sunt necessaria venerunt 
el juxta tentoria principum sua posuerunt el cotidie insimul cum 
mililibus et peditibus francorum cum Sarracenis de civitale ad porlam 
civilatis virilitcr preliabanlur. et preliando cotidie de die in diem 
multa incomoda et adversitates omnes de cibo scilicet et de vestibus 
et de omnibus rebus que corpori sunt necessaria sustinuerunt a 
medio mense octubris quo Chrisliani anliochiam obsidere incepe- 
rant et tunc anni currebant domini Millesimo, lxxxxvii. usque ad 
mensem febrarii predicta incomoda sustinenles. Deus qui semper 
fidelibus suis subvenire solet. tale consilium et auxilium Christianis 
suis necessilates pacientibus dedit. quod in eddomagda carnelevarii. 
milites septuginli Chrislianorum cum mullis peditibus ad ponlem fer- 
rami perrexerunt qui ab antiochia per spacium miliariorum. vili, longe 



( 28 ) 

erat. el ibi mililes Turchorum Iria tnilia cimi magna copia pedilum 
qui de Antiochia exieraht ad prcdiclum ponlcm ferrcum lenloria prò 
offensionc Chrislianorum posuerant juxta prcdicla lenloria turchorum 
quingentos oplimos cquos et mulias preciosas veslcs sine dcffensione 
Turchorum predici! mililes Christianorum viriliter ceperunl. et die 
veneris predicle eddomade bellum cum Saracenis inceperunl 7 . Ve- 
spcre autem facto Saraceni slupcfacli el timore conmoli, lenloria dimi- 
seruot. ci fugicndo civitalcm intravérunt. Chrisliani vero lenloria et 
omnia que Sarraceni dimiserant colligerunt. et leto animo ad exer- 
citum reddierunt. Turchorum vero milites qui Antiochiam fugiendo 
inlraverunt cum omnibus aliis qui inlus crani ita fecerunt quod 
poslea extra civilalem cum Christianis bellum tacere noluerunl. 

Interim vero accidit quod duo Turchorum viri qui fralres erant. 
el lurrcs duas civilalis que Sorores vocabantur in custodia tenebant 
divino spirita commoli. Christianos se tacere et turres reddere Boia- 
niundo procul dubio mandaverunt. Boiamundus illieo principes de 
exercitu insilimi convenire fecit. quibus namque omnibus dixit que- 
dam verba secreta aperio. si michi Anliochiam ut habeam concedere 
vullis. Ulani quidem sine itila prolalione per misericordiam dei in 
poleslalc nostra habere spcramus. Omnes statini dixerunt Concedi- 
mus vobis et afflrniamus. Boiamundus vero ad tcntoria principimi 
Turchos illos qui lurrcs duas dare promiserant secreto venire fecit 
et sine mora venerunt ci slalim ab episcopo podiense Chrisliani et 
bapticati fucinili, et ab omnibus principibus multa et magna dona 
veslcs sciliccl preciosas et vasa multa argentea receperunt et Chri- 
sliani qui vocali fuerunt. qui namque Boiamundum et viros centum 
armalas (sic) prediclas duas lurrcs sursum ascendere nocte una fe- 
cerunlet summo mane omnes qui turres asccnderantdelurribusde- 
scendenles et per mediani civilalem vocibus magnis el mullis dicere 
non cessaverunl chyrielcyson. ehyrieleyson. donec Sarraceni qui in 
civilatc crani prediclas voces Christianorum audientes stupefacti et 
limorc inde commoli. Alii extra civilalem fugientes. alii ad caibunlium 



( 29 ) 

sursum ascendenles. civitalem Christianis dimixerunt. Chrisliani au- 
(em qui de foris ad porlam civilalis slabanl. Sarracenos cxeunles 
omnes fere inlerfecerunt. et qui civilale inlraverunt cum celeris in- 
simul de lurribus descendenlibus domos civilalis el omnia que inlus 
eranl communiler habuerunl el lenuerunl. Turchi aulem qui per car- 
bunlium ascenderunt cum celeris qui prò guardia erant sepe in die 
usque ad medielatem monlis carbunlium descendenles cum Cliris- 
lianis bellum incipiebanl. Christiani vero Januenses una cum mili- 
libus francorum mullos de Sarracenis vulnerabant et inlerficiebanl. 
Quindecim aulem diebus Iransaclis post capiionem Anliochie. 
Corbonam omnium Turchorum princeps persie antiochiam veni! et 
eam obsidere incepit et poslea per paucos dics Conslamularius ejus 
humilio leo (sic) preceplo principis ipsins antbiochiam venil. cum 
quo cenlum milia turchorum cum mulicribus et filiis el cum argento 
multo et auro el vestibus prcciosis et cum omni mobile animalium 
scilicet equorum bovum ircorum arietum et gamiliorum venerimi et 
juxla Ànthiochiam tentoria posuerunt. quorum castra spacium decem 
miliarum tenebanl. Xpiani vero qui intus erant poslquam tante 
mullitudinis turchorum exercilum eos undique obsidere cognove- 
runt el de penuria cibi virorum el equorum que multa el magna 
erat inler illos. ita quidem quod in capile unius asini S. xx. de 
pitaviis Iribuebanl. Inde ferriti el timore commoli, deum omnes 
precabantur. ut necessitatibus eorum subvenirel. Episcopi aulem 
et boni clerici qui cum eis erant. super omnes sermonem fece- 
runt. Podiensis vero Episcopus ex parte omnium aliorum episco- 
porum el clericorum sermonem hoc modo incepit. fralres el 
milites dei qui prò angelica legatione a Dco missa et per Ber- 
Iholomeum virum juslum et bonum et qui crucem in humero 
ab angelo susceple et angelicam visionem palam aperuil et per 
visionem Urbani pape hoc iter in remissione peccatorum incepi- 
stis. et ad has parles venistis. nolite spavescere vel liniere quia 
quod deus promillil fidelibus suis compiere non desinit. Quare 



( 50 ) 

per Iriduum in jejuniis et oralionibus slare omnibus vobis pre- 
cepimus. et tribus diebus transaclis conlra inimicos dei ad bellini) 
deo auxilianle viriliter procedamus. Omnes namque illieo in 

jejunìis ci oralionibus slare inccpcrunl. murros et lurres civilatis 
undique cuslodire pugnabant. Turchi vero colidie venienles ad 
murros Xpianos. derridebant dicendo quare morlificatis corpora 
veslra faine el nudilate comedendo carnes equorum et asinorum. 
de quibus canes et volucres vivunl. sed non bomines. et por- 
tabant in manibus suis pancs albos comedendo et dicendo, red- 
dile nobis civilatem et credile in deo nostro et postea eritis nostri 
amici, el dabimus vobis aurum et argentimi et omnia que vobis 
necessaria sunl. Quod si non feceritis omnes vos inlerficiemus. xpiani 
vero dixerunt. tacete canes rapidi, quia deus noster magnus et mi- 
sericors est. et subiciet vos pedibus noslris Principes autem 
xpianorum qui in jejuniis el oralionibns slabanl. nuncios ad cor- 
bonam pelruni eremitani et quemdam sacerdolem ut illinc de terra 
beali pelri scilicet cum loto exercilu suo discedere mandaverunt. 
Nuncii vero sine mora perrexerunl el uti principes preceperant 
narraverunl. Quibus namque Corbonam dixil. vos quidem stilile et 
injuste loquimini. vos enim de longinquis regionibus venislis. et 
terram nostrani hominibus noslris cum Iraicione abslulislis. Ideoque 
majoribus vestris dicele ut terram nostrani reddant el eos incolumes 
recedere concedemus. Nuncii vero cum multa dixissent et au- 
divissent. tandem unum firmare si Corbonam vellet ponere volue- 
runt. ut quinque xpiani cum aliis quinque Sarracenis bellum face- 
reni, et victoriam habenlibus Civitas anlhiocena ex ulraque parte 
concederelur. quod Corbona se faclurum nullo modo promisit. 
Postquam enim nuncii reversi sunt ut audieranl. Episcopis et prin- 
cipibus omnia narraverunl. Episcopi autem el principes respon- 
sione Turchorum audila. tale ab Episcopis receperunt consilium. 
ut per lolum illuni diem in oralionibus slarenl. et deum depre- 
cando ut oralionibus eorum aures suas accomodarci el viam secu- 



(51 ) 

ritatis eundi ad belluin contra inimicos per misericordiam oslen- 
deret. oralionibus que peractis el nocte proxima veniente apostolus 
Petrus in Sompnio ad he remila ni pelrum venit 8 et dixit ut veniente 
die omnes episcopos et principes omnes insimul vocarel et lalem 
visionem omnibus aperial. quod volunlas dei est in ecclesia sua 
fodere incipianl el fovea facla magne allitudinis lanceam de qua 
Xps. vulneratus fuit in cruce in latere illam cum devotione acci- 
piant el ad bellum Turchorum sine dubilalione cum Iancea pergant. 
et ila factum est. in ipso die veniente sicut Petrus heremila dixeral. 
el lanceam Xpi. invenerunt et cum devolione magna cam susce- 
perunl et sero veniente omnes frumentum vel ordeum quod habebat 
toluni in communi posuerunt. et inde satis equis omnibus ut for- 
tiores ad bellum irenl comedere dedcrunt et veniente die missas 
celebraverunt. et corpus cum devolione susceperunl. poslea vero 
scalas septem mililum taliler ordinaverunt quod Raymundus comes 
cum scala sua et cum duabus aliis scalis principimi ex uno laltere 
ad bellum irent. ab alio vero lalere dux Golofredus cum scala sua 
et cum aliis duabus scalis principimi contra turchos pugnarent. 
Media aulem scala fuit episcopus podiensis cum omnibus presbileris 
et clericis qui in Anlhiochia eranl. ferenles secum lanceam Xpi. 
inventam. et Baamundus el lancleus cum militibus suis sequebantur 
eos 9. Turchi vero qui deforis eranl. mililes et pedites medietas il- 
lorum ex uno latere armali manebanl. alia quidem medietas ab 
alio latere parati simililer cum armis slabant. In medio aulem 
utrarumque parlium Turchorum spacium magnimi erat. Xpiani 
vero deforis exeuntes laliler ad bellum ire inceperunt. Raimundus 
comes cum suis scalis ex uno lalere. et dux Golofreus cum suis 
scalis ab alio latere cum turchorum militibus viriliter cerlare ince- 
perunt. Episcopus autem cum Iancea Xpi. el clericis omnibus per 
medium spacium cum Baamundo et Tancrerio qui armali eos se- 
quebantur pergendo et alta voce canendo. Surge domine judica 
causam tuam et veni et cum ad sumilatem spacii fuerunt. et post 



( 32 ) 

terga lurchorum si; esse viderunt. el perspicientes mullos milites 
armatos de albis armis. et cum mullis signis albis desuper venire 
viderunt de quibus dicilur et dicium fuil quod angeli domini fue- 
runl. et cum ad lanceam Xpi adpropinquaverunl signa que milites 
deferal omnes contra lanceam Xpi se inclinaverunl. Turchi vero 
poslquam tot milites post terga corum venire viderunt. timore com- 
moli, arma et tenloria et vasa omnia auri et argenti et vestes 
preciosas et omnia que secum liabebant dimiserunt. Xpiani vero 
sequendo et inlerficiendo et vulnerando usque ed ponlem ferreum 
sequendo perrexerunt et fere omnes in campo morluos relinque- 
runt. Reddeunles aulem usque Anlbiochiam. colligendo omnia (pie 
in campo turchi rclinquerant. Incolumcs omnes insimul conveneruni 
et Boiamundo Anlbiochiam sicut promiserant dederunl. Boia- 
niundus vero concessil eis privilegium in anlhiochia ut conlinetur 
in registro. Anno domini millesimo Ixxxxvm. mensis julii 10 et 

inde ad principcm babilonie qui lenealmeradus vocabalur Johannem 
camararium legalum miserimi ut mililibus francorum viam secu- 
rilalis et mcrcalum juxta maritimas civilales et locos usque ad Jerusa- 
lem daret et concederei. Princeps vero babilone legalum francorum 
honorifìce suscepit et dona magna tributo et insuper nuncium suum 
dedit qui omnibus civilalibus et marilimis locis precepil ut mer- 
ebatum mililibus francorum darent. Poslquam vero principes 

francorum legationem principis Babilonie lam honorabilem per le- 
gatimi suum audierunt. slatini ad Jerosolimnanum iter incepcrunt. 
Cimi aulem ad Jehrusalcm venerunl. obsidendo civitalem virililer 
bellando sleterunt. et omnes cislernas aque que deforis crani de- 
structas invenerunl. Quapropter cotidie a jordanis fi limine aquam 
dcfferebanl. et obsidendo civitalem per mensem unum ecce Guil- 
lermus Januensis cmbriacus el primus fra le r ejus cum duabus 
galeis Jopem venerunt. et prò timore Sarraccnorum Scalone galeas 
ibi tenere non potuerunl. Ideoque galeas destruxerunl. et tolum 
lignamen galearum quod necessarium erat ad machina capiende 



( 35 ) 

civilatis ad Jherusalem portare fecerunt •*. Xpiani vero de advenlu 
Januensium multum letanles honorifìce eos susceperunt el in con- 
scilio eorum capiende civilatis omni modo slelerunl. Januenses vero 
machina omnia que necessaria capiende civilatis fecerunt. infra xl. 
dies civilatem totani preler turrem david ceperiml el Sarracenos 
civilatis inlerfecerunt. Sarraceni vero de turre david nolenles turrem 
reddere mandaverunl principi babilonie ut cum exercilu suo venire!, 
el turrem acciperel. et diebus xx. transaclis Sarraceni qui ad prin- 
cipem miseranl venerimi et turrem Xpianis dederunt. el hoc fuit 
mense Juiii el lune currebant anni domini mille I xxxx.vim. el. 

turre reddila post tres dies Iransactos princeps babilonie cum magno 
exercilu mililum et pedilum manu armala in planicias Ramule venil. 
Xpiani vero qui iherusalem erant, insimul convenerunl. elRegnum ihe- 
rusalem in tutela el custodia Golofredi dedcrimt. et doininum regnici 
omnium illarum parcium illuni posuerunlel cum predicto domino in 
planicies Ramule ad bellum conlra Sarracenos sine mora perrexerunt. 
Bello vero inceplo Sarraceni quideni terga volventes campum di- 
miserunt. Xpiani autem eos sequenles el ìnlcrficiendo campum te- 
nuerunt el omnia que Sarraceni in campo dimiseranl tentoria et 
celerà recolligerunt et ad Jopein omnes simul convenerunt el Golo- 
freuni quem dominum regni posuerant ibi dimiserunt. Celeri 
autem mare transire cupientes. alii ad porlum lauricie (alecie) vene- 
runl. alii ad porlum Sancii Symionis perrexerunl. et naves adscen- 
dentes mare transierunl. el multi in orienlalibus parlibus slelerunl. 
al quidem Raiinundus Sancii Egidii comes ad conslantinopolim 
perexit. Januenses vero Guillermus embriacus et primus fraler 
ejus scilicel qui galeas duas duxerant apud Jopem el de lignamine 
earum machina fecerunt. De quibus civilas Jherusalem capla fuit. pre- 
dicli enim fratres multam et immensam pecuniam a uri et argenti 
atque gemmarum de principe Babilonie quando quidem ilio ab 
exercilu francorum superatus et campum dimisi!. Isti autem fralres 
cum tota peccunia quam ceperanf. cum galea una quam emerunt 



( 34 ) 

mare iransierunt. ci Janue in vigili» naiiviialis domini venerimi, ci 

lilleras de caplione Jherusalem. el de sucursu necessario a Jeroso- 
limilana curia videlicet a patriarchi dumberlo. et a Golofreo regni 
Jherusalem domino delulerunl. Poslquam vero Januenses lilleras 
amonilionis succurendi sepulcrum domini audierunt. illieo guerras 
el discordias quas infra se habebanl. ila quidem quod per anmmi 
el dimìdium sine consulalu el concordia sleleranl arma dimiserunf. 
el land eorum crucem susceperunl. quod xxvi. galeas el naves. nn. or 
de peregrinis honeralas usque ad porlum lauricie prò servicio dei 
el sancii sepulcri virililer conduxerunl *2. prediclas vero lilleras 
Jherusalem per civilales el locos lombardie Januenses miserunl. Qua- 
propler lombardie viri Clerici ci layei. Mediolanensis cpiscopus. el 
Comes Brandionensis una cum mullis comilibus et Marchionibus 
cum magno exercitu mililum et peditum usque Constantinopolim 
perrexerunl. Ibique Raymundum Sancii Egidii comillem cum lancea 
Xpi invenerunt. et cum eo iter Jherusalem inceperunt. alque viam 
quam princeps francorum qui anlhiochiam ceperunt facerc noluerunl. 
Ideoque Turchi de conicaiia eis obvianles bellum ad invicem com- 
miserunt. Tandem Xpiani prò slullicia eorum mor (sic) et vulnerali 
fere omnes fuerunt et campum et lanceam Xpi. amiserunt. el qui 
evaserunt cum Cornile Raymundo. Constantinopolim redierunt. 
Januenses vero qui ad portimi laurice venerali t per tolum yemem 
ibi steterunt. et Golofreum regni Jherusalem dominum morluum. et 
Boiamundum dominum anliochie in caplione cornicane cognoverunl. 
Januenses aulem cum orientalem terram sine rege et principe ut vi- 
duam invenerunt. tale conscilium cum morilio porluensi episcopo et 
romane curie legato habuerunt ,3 quod ad civitatem adese quam 
Balduinus frater ducis Golofredi predicli per se ceperat. ut ad eos 
venirci mandaverunt et sine mora venit. el deprecalione a consulibus 
el a legalo. Romane curie facla. Regem eum in Jherusalem qui 
prjvilegium concessit Januensibus in iherusalem et in jopem el terciam 
partem civilalis arcufri. et terciam partem Babilonie anni domini 



( 33 ) 

in. c.° v. ** et lanclerium nepotein Baiamundi ex Sorore in anlio- 
chia principem siculi presens scriplura Cafari narrat posueruni. 
qui eisdem concesit el confirmavit privilegium quod habuerunl a 
Baiamundo fìlio Roberti Guiscardi domino anlhiocie 1S . et veniente 
eslate ad Jherusalem cum galeas et navibus perrexerunt. et omnia 
siculi in boc libro Cafari scripta sunt virilìler fecerunl 1(i . 

Antiochia capta princeps francorum omnia pegerunt siculi in pre- 
terita scriplura Cafari scriptum est. Al quia nomina civitatum 
et locorum que sunt juxla mare ab anlhiochia usque ad Jopem et 
ad scalonam scripta non sunt. necesse est nomina el miliaria quol 
sunt ab una civilate ad alteram. et a quibus capte et quo tempore, 
per memoriam Cafari nolificenlur. Ideoque omnibus notum fiat, 
quod ab anlhiochia usque lauriiiam miliaria. lx. compii lan tur. lau- 
ricia magna civitas fuit multe longiludinis et lalitudinis crai. In 
tempore enim caplionis anthiochie. arena idest deserta (sic) manebat 
iiisi eclesia episcopalis ubi clerici morabanlur. el lune lemporis Greci 
per imperatorem alexium constanlinopolilanum civilalcm et duo 
castra que desuper crani el duas lurres juxta inlroilum porlus le- 
nebant. archantus unus qui tenebal iusulani Cipri el filocarius voca- 
balur 17 . xx. Salandrios et mililes et clientes multos ibi lenebant. 
A lauricia aulem usque ad Gibellum majorem miliaria x. com- 
pulanlur. et Sarracenorum erat. et a Gibello ad turcuosam. xxx. 
miliaria esse dicunlur et Sarraceni eam tenebant. In medietale 
autem islarum duarum Civitatum crani et sunt due Civitales par- 
vule juxta mare, una que vocalur vananea. altera marachia. mara- 
chiam vero predicti Greci lauricie eam lenebant. vananeam Sar- 
raceni. usque ad marachiam miliaria. vm. compulanlur. In 
spacio autem prediclarum civitatum istarum scilicet in medietale 
spacii sursum in monte longe a mare per miliarium. i. castrimi 
unum nomine Margali eral et est. quod Sarracenus tenebat. et multe 
el immense el tante forlitudinis eral quod nisi fame capi non po- 
terai. Sed quomodo caplum fuit post caplionem omnium ci vita lu m 



( 36 ) 

el locorum ad presene pei- Cafarum verilas cognoscalor Istius 

quidcm castri dominus Xpianis multa mala faciebat accidit enim 
quod quidam francigena Rainaldus mansuer nomine, alterius Ray- 
naldi filius Constabularii antioccni principis et dominus erat vananee 
et marachie. et leugra facla cimi predicto Sarraceno insimul ami- 
cari valde ceperunl. Ita quidem quod Sarracenus sepe veniebat ad 
vananeam causa morandi cum predicto domino civitalis. Erat enim 
balneum pulcrum in civitate. et extra civilalem pomeria pulcra et 
abilia. inler giardinos crani juxla civilalem in quibus Sarracenus 
cum ipso sepe per qualluor dies et plus insimul morabalur. Come- 
dendo potando siculi mos Sarracenorum est. postea vero ibant in 
prediclum castrum. et insimul morabantur per dies ini. or el v. in 
comeslalionibus et potalionibus muHis. Cum vero per plures dies 
talia fecissenl. accidit una die quod Xpianus perrexit ad castrum 
cum omnibus suis clam deferentibus loricas et enses sub veslibus 
eorum ceperunl castrum et miserunt Sarracenum deforis. Unde 
magna lelicia orla est per orientales parles. Quoniam castrum islud 
clavis eral et est Jerosolimitana ilineris juxta mare, et tunc curre- 
banl anni domini Millesimo. c.° xl. Oporlel enim ad turcuo- 

sam reverli. Sunl enim inde usque ad Gibilletum * miliaria xl. 
et inde usque ad Gibilletum miliaria xx. et inde usque ad ba- 
reni per terram. xx. et per mare. xiì. miliaria compulantur. 
a Barut usque ad Sydonem xx. et a Sidone usque ad lyrum 
xx. el a tyro usque ad acon. xx. et ab acon usque ad 
caifas x. et a Caifas usque ad Cesariam xx. a Cesaria usque 
ad acotum. xx. et ab acoto usque ad Jopem. x. el a Jope 
usque ad Scalonam x. Ramula aulem prope Jopem per miliaria 
duo. Jerosolimitana civilas in montanis sita est. et usque ad 
mare juxla Jopem miliaria. xx. sunt. predicta namque miliaria pel- 
armi riunì Cafari scripta sunl. quoniam Cafarus ab anliochia usque 

* Legendum est Tripolini. 



( 37 ) 

ad Jopem sepe el sepe per terrai» mililavit. et per mare navigavil. 
et suum tale arbitrimi) per se cogitando, tot niiliaria ut dicium est 
esse narravil. Poslquam vero nomina civilalum el miliaria scripla 
soni, oporlet quo modo predicle civilales capte fuerunt et a quibus 
et quo tempore per Cafarum verilas cognoscatur. verum nam- 
que est quod Jerosolimilana civilas capla fuil a predicto exercilu 
francorum cum quibusdam Januensibus. scilicet cimi Guillermo em- 
briaco et cum primo fralre ejus. mullisque aliis bellaloribus viris 
Januensibus. qui machina ibi fecerunt. quorum ingenio civilas capla 
fuil mense Julii m. lxxxxmih. siculi in libro Cafari scriplum est 18 
alie vero predicle civilates quamvis diversis lemporibus capte 
fuissent. tamen a primis capiionibus ordo incipialur. Quarc Cesa- 
riam et Acolum Januenses cum Balduino rege mense Julii pig- 
liando ceperunt el Urne currebant anni M.° e. i. Cum vero istis 
duabus civilalibus caplis Januenses reverlendo ad Januam et venis- 
sent in Romaniam in valde compar obviaverunl Navidio conslanti- 
nopolilani imperaloris. Cujus Navidii Colromil dux erat el Salan- 
drios lx. in navidio sccum habebat. de quibus Januenses. vii. ce- 
perunt. el igne combuslos dimiscrunt et contra alios cum xxvi. ga- 
leis ut illos caperent armala manu conlra eos ire ceperunt. •9 dux 
vero poslquam vidil Januenses lam ferociter conlra eum venire misil 
legalum suum ad Januenses de concordia et pace, el sic insimul 

concordando usque ad civilate Curiofo venerunt et prediclus 

dux et Januenses legalos Januenses cum prediclo landulfo duce ad 
imperalorem Alexium Raynaldum de Rodulfo et lamberlum Gheluni 
miserunt 20. e i cum ad prediclam civilalem Curfo per Iriduum 
morabantur. galee, vili, de Januensibus venienles el cum gorabus 
vili, el cum nave una magna cimi mililibus Januensibus et pele- 
grinis. et insulam de Curfo per duos dies ibi stelerunl. el cimi 
aliis Januensibus qui de Cesaria veniebanl loquuli de fortuna quo 
eis acciderat insimul locuti fuerunt. et ila lelo animo ad invicem 
separali fuerunt. et illi qui cum. vili, galeis et gorabis et navi erant 



( 38 ) 

in quibus galeis Mauro de platea longa eum aliis nobilibus viris 
erat. in navi. Paganus de volta cum mullis aliis nobilibus viris 2 * 
ad Jerosolimam pcrrexerunt ci sepulcrum domini visilaverunt et 
explelis visilalionibus ad lurluosam perrexerunt. et cum Haymundo 
cornine Sancii Egidii qui reversus erat de Conslanlinopoli ad orien- 
lales partes lurluosam obsidendo ccperunt. et lune anni currebant do- 
mini M.° e. et i. 22 el Civilate capta multiludo turcorum magna venit. 
et obsidere civilalem ceperunl. Ila quidem quod Xpiani qui inlus 
crani, stabant et porlas clauserunl. el in magno timore slabant ac- 
cidit tamen nocte una virlus dei qui non derelinquil spcrantes in 
se. tale miraculum Xpianis oslcndens quod campane per se sonave- 
runt et porle civilalis per scmelipsas aperte fucrunt. Ila quod Xpiani 
boc proditores fecisse credidcrunl. Sed postquam miraculum dei 
fuisse cognoverunl omnes illieo Xpiani qui in civilate erant ad 
bellum deforis exierunt et vulnerando et inlerficiendo usque ad 
tripolino Sarracenos mortuos in campo relinquerunl. Comes vero 
Sancti Egidii qui Capilheus viclorie erat deinceps cepit tripolini 
obsidere. et juxla tripolini longe per miliarium unum imposuit ca- 
slrum unum quod vocatur mons peregrinus. ubi muros et turres 
et mansiones multas construxil. et multi Xpiani. undique ibi habi- 
tare ceperunl. Comes vero colidie de die in diem bellum cum Sar- 
racenis faciebat. et in magno timore Sarracenos destriclos lenebat. 
Aceidit postea quod predictus Comes ibi uxorem accepit de qua 
babuit filium unum nomine Anfos ipse vero comes quando mare 
iransivil terram suam tolam cuidam bastardo Belran Cavala nomine 
in guardia commisit. quoniam alios filios non habebal. Interim 
quidem fìlio Anfo. nato el peregrino conslruclo. sletit obsidendo tri- 
polini donec Januenses ad caplionem acharantis et gibelleti venerunt 
el quando venerunt comes cum Januensibus stelit donec civilas 
Acharunlis el Gibeleti caple fuerunt. et Gibelleto capto comes tenuit 
Gibellelum per se et de districlo tripoli erat et dcdil terciam parlem 
.Januensibus el duas sibi tenuit 23. et vicem comilem suum ibi posuit 



(59 ) 

t'i Januenses in terciam parlem Ansalduin Corsimi prò guarda po- 
suerunl. Veruni namquc est quod post captionem Cesarie et 

Acoli venientibus galeis Januensibus que predictas civitates ceperunt. 
renunliando et dicendo ccleris Januensibus triumphum et victoriam 
que eis deo auxiliantc evenerat. et ostendo (sic) magnas opes eldivitias 
quas ibi ceperanf. cum magna lelicia ab eis recepii sunt. et Rerum 
renunciando quomodo terram orientalem invenerant. ila enim cogno- 
verunt regem Gotofreum mortuum et Baamundum in caplione tur- 
chorum Corrocane esse, unde omnes oricnlales partes timore commote 
credenles loca et terram amittere de adventu Sloli Januensis qui ad 
portimi laudicie venerant babilalores terre mullum inde letali fue- 
runl et per hyemem lotam illinc stelerunt et Balduinum de civitale 
edesse ad laodiciam venire fecerunl et deprecali eum fuerunt ut re 
gnum Jberusalem acciperet. et fecit siculi in preterita scriplura Cafari 
scriptum est. et Tanclerium in Antiochia principem posuerunl. et Ca- 
i'arus qui hoc narrai inlerfuit et vidit et Januenses per lotam hyemem 
inorando multa de honore dei circa parles illas fecerunt et colum- 
pnas xn. marmoreas que in palalio jude machabei adhuc erecte 
stabant in terram deposuerunt et in quadam nave illas collocave- 
runl que xv. palmi volvebanl. et diversis colloribus collorate erant. 
Rubei scilicet et viridi atque jalni. Ra nempe quia in speculo homines 
speculabanlur. pascha veniente versus Jherusalem perrexerunt et 
siculi in libro Cafari 24 scriptum est. el navem de colonis Januam 
mandando, in gulfo Salalic fracta remansit. Januenses autem qui 
in Janua erant hec supradicla audientes dicere ab illis qui de Slolo 
venerant conmoli dei servilio. xl. galeas armaverunl el ad orien- 
lales parles perrexerunt. et civitatem Acharunlis una cum Gibellelo 
et cum rege Balduino et cum Ramundo comitte bellando ceperunl. 
Ibique rex Balduinus Januensibus privilegia sicut promiserat et 
scripta sunt in registro Januensi. in. xi. fìrmavil el fecil. quorum 
privilegiorum exemplum litleris aureis in Iruina sepulcri ip lapide 
uno scribi precepit. el uli scriptum fuil cum. xn. viris de majo- 



( ^0 ) 

ribus curie sue in perpeluum tenere juravit et lune currebant anni 
domini. M.° c.° v. t0 Januenses vero ruam imam acharuntis juxla 
mare et giardinum unum prò lercia parte civilalis. et. dc. (sic) bisantios 
in unoquoque anno habere eum rege Balduino pactum fecerunt. 
insuper lertiam partem que deforis erat usque ad lequam unam et 
posuerunt vicecomiltem unum Sygbaldum scilicet sancii laurentii 
canonicum qui lotum quiete tenuit et babuit. siculi in privilegiis 
scriptum est. 23 hoc compiccio Januenses cum triumpho reddierunt. 
Poslea vero comes Raymundus apud montem peregrinum obiit. 
et vice sua Guillermus Jordani nepos ejus montem peregrinum te- 
nuit el rexit et nuntium suum cum lilleris Januam misit. nunciando 
de morte comitis. et ut auxilium ad capiendam civilatem tripoli prò 
dei servitio el sancii sepolcri venire non prolelarent. tilium enim 
anfos puerum mililes comitis ad sanctum egidium porlaverunl et 
terram tolam quam Bellram Cavala baslardus predicti comilis in 
guardia tenebat. habitatores illius terre ad servii ium pueri donec 
ad etatem venire! tenere juraverunt. Beltram aulem terram dimisit 
puero. et cum mililibus in gorabiis Januam per mare venit. ro- 
gando Januenses ut eum prò servilio dei ultra mare ad capiendam 
civilatem tripoli cum slolo galearum portarent. Januenses vero au- 
dilis precibus el promissionibus istius et prò legatione Guillermi 
Jordanis. galeas. I x. armaverunl et Beltram cum mililibus suis ad 
tripolim porlaverunl. et obsidendo civilatem cum Bellram sleterunt. 
donec multis machinis et magno labore civilatem preliando siculi 
fortissimi bellalores vi ceperunt. Interim Willermus Jordani qui 
mestus erat de adventu Bellram cotidie interdicebat ut Bellram de 
civitate non intromilteret et montem peregrinum el campos semi- 
nalos circa montem tenebat. et nuntium suum ad tanclerium in 
antiochia misit ut ad eum veniret. et adjuvarel eum ut Bellram 
cum bello a civilale expellere possel. Tanclerius aulem uti manda- 
verat cum mililibus multis venire incepit. et infra hoc die unde- 
cimo mane scuerii dc Beltram erant intra messes Willermi Jordani. 



( 41 ) 

Willernius illieo equum ascendit et currendo in scuerios unus de 
Scueriis saxilam imam Iraxit el per gulam eum percussil. et in 
campo mensium morluiis remansit Bcllram vero de morte istius 
letus montem peregrinimi amisit civilatem aulem tripoli deforis et 
lerram juxta tripolini cimi Januensibus divisil. ila quod tertiam 
partem inlus et de foris et dnas partes de Gibelleto quas comes 
Raymundiis pater ejus in se tenuerat Januensibus dedit et sacra- 
mento firmavi! in omnibus rebus in quibus Januenses voluerunt 
confìcere eis privilegium anno Domini m.° c.° vini. mense Julii. 26 
et dixerunt quod male de civitale tripoli Salvavil Januenses vero 
Gibelletum tolum tenuerunt el duas partes Ugoni embriaco in guardia 
dimiserunt tertiam autem Ansaldo corso siculi tenuerat relinquerunt 
et tripolini legatos suo prò guardia partis eorum divise posuerunt 
et poslea ad sepulcrum domini, orationes canlaverunt sed Beltram 
nuncios Januenses de civilale inhoneste expulil el Sacramentimi 
quod fecerat post terga posuit. Januenses autem a sepulcro red- 
deunles Gibilletum ordinaverunt de omnibus necessariis rebus et 
prediclo Ugoni et Ansaldo ut sapienter de civitate guardiani habe- 
rent preceperunt el Januam cum trihumpho reddierunt capto tripoli 
anni currebant dui. Milles. c.° vini." 




UM civitas Jerosolimilaiia capla fuis- 
set. secundum quod reperitur scriptum 
supra in prima hysloria. videlicet cur- 
renle millesimo 1 xxxxvim. Due Golo- 
fredus eo tempore electus fuit rex et 
dominus qui quidem homo fuit beni- 
gnus et modeslissimus et dixit se non 
porlaturum coronam auream ubi allis- 
simus Jhs Xpus. passus fuit coronam 
spineam deportare. Cumque regnarci predictus Golofredns post breve 
lempus lumen terrestre clausil exlremum anno Dni. m.o c.° verum 
circa natale Dni. post ejus mortem ellectus fuit in regem et dominimi 
quidam Balduinus 2 ? fraler predicti Golofredi qui si quidem comes 



( 44 ) 

erat in Rages que eivitas crai quam acquisilus fueral ad quem regna- 
tuin predictus Balduinus se oblulit ad inslantiam et prcces quo- 
rumdam Januensium qui ibidem erant cum galeis xxn. (sic) et 
navibus. vi. et similiter ad preces palriarcbe Dumberli. ecclesie 
porluensis episcopi et Romane curie legati predictus Balduinus rex 
qui fuit vir probissimus et discrclus in principio lemporis ipsius 
una cum prediclis galeis cessariam accepit sicut manifeste scriptum 
est superius in bysloria cessarie. Poslea vero subjugavit quandam 
civitalem quo vocabalur Acbaron mediante auxilio Januensiurn qui 
in ejus subsidium babuerunt ibidem galeas. xl. prò quo si quidem 
servicio quoti a Januensibus receperat. Ipse Balduinus dedil et con- 
cessit comuni Janue lercium infra predictam civitalem de acaron 
sicut per singula scriptum reperitili* in quodam privilegio quod inde 
jussil fieri, quod est in registro comunis Janue currenle M.° c.° v.° 28 
In eodem anno Januenses una cum cornile Raymundo sancii 
egidii Gibellelum ceperunt sicut scriptum est supra in prima hystoria 
et similiter ceperunt torlosam de Suria, currenle M.° c.° i.° 29 
In tempore aulem predicli Balduini Januenses cum galeis. xl. ar- 
malis ullra mare perrexerunl. una cum Beltramo Cavala, qui fuit 
baslardus comilis Raymundi comilis Sancii Egidii. et ceperunt tri- 
polini, qui coines Bellramus dedil et concessit comuni Janue lerciam 
parlem de (ripoli presente prediclo Balduino rege. Sicut conlinelur 
in quodam privilegio quod est in registro comunis Janue. Currente 
M.° c.° vini. mense Julii. poslea vero prediclus comes Bellramus. 
illud quod Januensibus dederal et concesserat. de quo specialiter 
juramenlo tenebatur. post paucos dies eisdem abslulit. Prediclus 
autem Balduinus rex cum galeis xxu. barulum cepit. Currente mil- 
lesimo c.° x.° Januenses vero eo tempore cum prediclis galeis. 
xxu. quandam civilatem ceperunt sine auxilio aliquorum. que ci- 
vilas vocalur malmislra. que est in principalu anliochie 30 . Pre- 
diclus quidem Balduinus multas civilaleset loca in suo lempore subju- 
gavit et suposuit regno Jerusalem. et vixil per plures annos. poslea 



( 45 ) , 
quidem decessit. veruni tamen in tempore predicti Balduini regis. 
ipse Balduinus concessit Januensibus scribi in traina Sepulcri lilleris 
aureis. illud quod eis concessit per privilegia et que lillere conslitue- 
runt Januensibus Bisancii duo milia aurei, que littere laliter scriple 
exliterunt usque ad lempus regis amar (sic) qui eas destrui fecit 
et sustroncari Post mortem cujus Balduini elleclus fuit in regem 
comes de Boaxia qui consanguineus eral germanus predicti Balduini 
et qui similiter Balduinus vocabalur. Cumque prediclus Balduinus 
qui decesserat fratrem haberet qui euslachius vocabatur comes Bo- 
noniensis. Scito ab eodem Eustachio de morte dicti fratris sui se 
preparavi! ire in jherusalem prò accipiendo regno et maini lenendo ex 
successione predicti fratris sui. Cumque ivissct usque in Puliam. 
audivil quod prediclus Balduinus consanguineus ejus rcx eleclus 
fuerit. qui statini de inde redivit. dicens quod nullo modo volebat 
quod terra domini prò eo in scandalum poncrelur. licei successio 
de jure ad ipsum perlineret. prediclus autem Balduinus qui 
comes fuit de Boaxia. fìliam quandam habuil nomine Millixcen que 
regina fuit et que uxor fuit regis Fulconis. Et miretur aliquis. si 
de ea modo fit nientio. quoniam occasione prediclc mulieris poslea 
terra amissa fuit. postquam autem rex fuit. ipse Balduinus filias 
duas habuil. una quarum vocata fuit dulcis. et que uxor fuit co- 
milis Baimundi de tripoli qui ab assaxinis fuit interfeclus. qui Bai- 
mundus reliquit ex dieta uxore sua filium unum qui similiter vo- 
calus fuit Baimundus. In tempore cujus terra amissa esl. alia quidem 
filia vocata fuit aelis et que uxor fuit Baiamontis principis qui fuit 
filius Baiamontis roberli Guiscardi. ex qua suslulit fìliam imam que 
vocala fuit Conslanlia et que uxor fuit Baimundi comilis pictau- 
rensis 3 *. Supradictus autem Balduinus rex fanquam vir probis- 
simus et discretus per plures annos vixit et in suo tempore multas 
civitales et loca cepit et subjugavit viriliter et specialiler civitalem 
Tyri cepit. cum Storio Venelicorum. postea vero decessit. Quo rege 
mortuo predicta fìlia ipsius nomine Milliscen. in malrimonium co- 



( 46 ) 

pullula fuit cuidam fulconi cornili de anio. qui folco rex effeelus 
terram ipsam rcxil et leuuit sicul vir probissirnus per multa tem- 
pora et ex ipsa uxore (sua) sustulit filios duos unus quorum vo- 
catus fuit Balduinus et alter amarricus. qui poslea ambo fueruul 
reges. ad ultimum vero predictus fulco rex decessil et suecessit 
ei in regno Balduinus ejus fìlius qui habebat annos. xm. et alter 
scilicel amarricus qui habebat annos vii. fuit comes de Jaffa. Qui 
Balduinus rex mullimoda probilate et discrctione redimitus. per 
longa tempora vixit. habuit autem in uxorem Theodaram neptem 
imperaloris Manuelis. filiam fratris sui majoris Ysaac. In quibus 
temporibus terram tenuit et amplificava et multa castra et loca 
conslruxit et alia multa magnalia fecit et specialiler civitatem Sca- 
lone cepit. M.° c.° 1iiij.° anno x. sui regni. In codem tempore 
Bex loysius francorum et Bex conradus alamanie perrexcrunl ultra 
mare per terram et fuerunt in obsidione civitalis damascie. In qua 
obsidionc fuit fredericus dux Scavie, qui filius fuit fratris dicli regis 
Conradi, et qui postea imperator fuit. dictus autem Conradus ante 
porlam ipsius civilatis Damascie quemdam militem armatimi cum 
ensc per medium oblruncavil. Verum (amen de ipsa obsidionc re- 
cesserunt. nec potuerunt ipsam capere civitatem. Predictus autem 
Balduinus rex se dedicavi! et reddidit in mansione templi quod de 
novo construclum erat non per multa tempora. Et ibidem viete (sic) 
sue spacium consumavi!, anno domini M.° c.° lxii. Successit- 
que ei in regno fraler ejus nomine amarricus annorum xxvii. anno 
domini, millesimo e. 11 Ixiu. Ipso quidem amarricus antequam su- 
scipcret regnum habebat quandam in uxorem Sororem videlicel 
comitis Jaucellini. juvenis de Boaxia que vocabatur Agnesia. atque 
sibi allinebat in quarto gradu. ex eadem uxore fìlium unum sub- 
slulit. qui vocatus fuit Balduinus et qui poslea rex effectus fuit. 
Verum tamen leprosus fuit. Item similiter ex ea sustulit filiam unam 
que vocata fuit Sibilia. et que uxor fuit Willermi Ionge spale mar- 
chionis monlisferali et similiter regis Guidonis. Cognoscens autem 



( 47 ) 

prediclus Rex amarricus se in peccato morrari cum dicla uxore 
sua propter lineam parentele secum conjunclus erat. dixit se juste 
non posse coronano deportare quandiu in tali peccalo morarelur. 
Unde ab ipsius matrimonio secessit. Quo separalo ab ipsa aliam in 
uxorem accepil. que vocala fuit Maria, neptis imperatoris manuelis 
filiam Johannis prolosavasto. qui erat nepos imperatoris Manuelis 
ex fralre suo. et ex ea sustulit filiam unam que vocata fuit ysabella 
que maritos quatuor habuit. Ipse aulem Rex Amarricus postea 
per multa tempora vixit. et oplime rexit regnum. tamquam vir pro- 
vidus et benignus. mullaque prelia devicit. et loca plurima subju- 
gavit et rehedificavit. et multa prospera in suo tempore acci- 
derunt. et licei omnia vobis enarrare non valeam. dicam lamen 
summolenus super facto ipsius que michi dicenda videnlur. Erat 
quippe in babilonia quidam dominus cujus nomen erat Mil- 
lena in cujus patria pauci homines inveniebantur armifferi vel bel- 
latores propter inerliam et miseriam ipsorum. Ipse autem semper 
reclusus in palatio exislebat. Eralque in patria illa quidam magnus 
princeps qui vocalus fuit Xoartus et qui gravem dissentionem 
habebat cum quibusdam magnalibus illius terre quorum nomina 
ignoro. Qui Xoartus cum exercilum congregare vellet conlra ini- 
micos suos misit prediclo regi amarrico. quod in ejus subsidium 
venire deberet ad solidos ipsius una cum militibus suis. Cum autem 
venisset prediclus Rex amarricus in subsidium ipsius el cum militibus 
suis. prediclus xoartus eidem regi tribuebat qualibet die prò lancea 
sua bissanlios mille et cuilibet ex militibus ejus in volunlatem ipsius. 
Iverunt aulem in babiloniam el fuerunt in Alexandriam el ipsam 
civilalem in ejus poteslalem habuerunl. quam si quidem prediclus 
rex Amarricus poterai ad ejus bene plachimi retinere. nisi quod 
venire volebat conlra juramentum quod prediclo Xoarlo feceral. 
Adversarii aulem dicti Xoarli miserunt in damasciam prò sucursu 
habendo conlra predictos. In quorum sucursu venit quidam adini- 
ragius qui vocalus fui! Sirochonus. Ipse aulem Sirochonus qualuor 



( 48 ) 

nepoles habebal. videlicet Semsedote. et Sefeisalem. alque Saladinum. 
et Sefedinum qui situili cuna aliis piuribus mililibus. simili iverunt 
cum prediclo adrniragio in predictum subsidium. veruni lamen pre- 
diclus rex Àmarrious noiì dimiltens propler ipsorum adventum. 
quandam civilalcm de illa provinlia obsedit. que specialiler voca- 
batur Bolbese. el ad ullimum ad paceni et concordiain pervenire 
fecit diclum Xoarlum. cum inimicis suis ad volunlatem ipsius. el 
in palriam propriam regrcssus esl. cum maximo lionore et tri- 
humpho. et cum maxima copia peccunie. una cum mililibus suis. 
Turchi aulem de adversa parte similiter regressi sunl in eorum 
patria cum maxima quantitate bisantiorum quam adepti fuerunt de 
eorum solidis. Considerans aulem prediclus Syrocbonus fertili- 
lalem civitatis Babilonie, et imbecillilalem hominum existenlium. 
ipsam subjugare pulavit. undc privatim magno exercitu congregato, 
simul cum prediclis nepolibus suis in ipsius obsidionem accessit. 
Inscio tamen rege Amarrico de advenlu ipsius. qui Sirochonus cum 
ad colloquium pervenisset cum Xoarlo diclo. ipsum nequissime in- 
terferii ad proditionem et similiter Mullenam superius nominalum 
interferii, el non fuerunt aliqui rebelles conlra ipsos. Sed civilalcm 
illam prediclus Sirochonus el nepoles ceperunt et subjugaverunt. 
Verum lamen dominium illius civitatis concessum fuit Saladino pre- 
diclo. Audilo aulem rege Amarico de captione illius civitalis el 
de dominio quod inde habebat Saladinus. plurimum lurbalus esl. 
Unde illieo armari ferii galeas seplem in quibus perrexil in Con- 
slanlinopolim ad imperatorem Manu eie in avunculum uxoris sue 
Marie prò postulando ab eo subsidio. Qui Manuel ipsum alacriler 
videi et suscepil. Cum aulem ipse imperator Manuel qui omnimoda 
largitale el prudentia fuit undique redimilus. et qui universos de 
grecia excesseral in bonilate qui ante ipsum precesserant. per annos 
irecenlos el ullra pulavit facere congregari maximam quantilalem 
auri el argenli alque pannorum sere quam exibere volebal predicto 
regi amarico. Unde congregata maxima quantitate predictorum. ponit 



( 4-9 ) 

fedi insimul in pallalio ipsius. postea vero ipsuni regem Amarricum 
ad prandium invitavi!. Cum aulem a prandio surrexissent. predi- 
ctus impcrator Manuel eidem regi Amarrico dixit quod eidem the- 
saurum suum hostendere volebal. quem Ihesaurum cum vidissel 
prediclus imperator Manuel eidem dixit. quid faclurus esset si 
tantum thesaurum possideret. qui Rex Amarricus respondit. quod 
illam lerram devincerei et subjugaret que detinebalur a suis par- 
tibus per Sarracenos. qui Imperator Manuel dixit. et ego nolo quod 
propter boc remaneal. unde tolum ipsum Ihesaurum eidem dari 
precepil. Qui rex Amarricus accepto thesauro cum maximo gaudio 
et lelicia et cum ipsius genlibus reversus est. Ex quo thesauro 
maximum exercilum congregavil et maximum dampnum intubi Sar- 
racenis. et specialiter obsedil quandam civitalem que vocabalur bel- 
linax. que mulinai proxima eral civilati Damasele. Ad ultimum 
quidem prediclus rex Amarricus diem viete clausil exl remimi et 
successit eidem in regno Balduinus ejus filius et reliquit ei bauilum 
quemdam consanguineum suum qui vocalus fuit Meille de plancino 
qui postea inlerfectus fuit a dominis de Barato. Verumlamen 
anlequam morreretur prediclus Rex Amarricus. Simul cum cano- 
nicis sepulcri deslruit fecit. lilteras aureas que scriple erant in triuna 
Sepulcri. de eo videlicel quod concessum eral communi Janue. 
Sicut supra dicium est 52 . Prediclus aulem Balduinus Rex filius 
Amarrici regis per multa tempora vixil. qui dominus fuit probis- 
sima et benignus. at verumlamen leprosus fuit. et mulla prospera 
in regno Jerusalem in ejus tempore acciderunt. et oblinuit prelia 

decem in aliquo prelio personaliter subcubuit. el Sororem 

Sibiliam nomine in malrimonium copulavil Willermo longe spate 
marchioni montisferrali. Ex qua filium unum substulit qui vocalus 
fuit Balduinus et qui postea rex fuit. Postea aulem post mortem 

dicti Willermi longe spate predicta Sibilia in malrimonium copulala 
fuit regi Guidoni. Aliam quidem sororem nomine Ysabellam 
maritavit in quemdam Unfredum filium Unfredi de tirono. et postea 



( M ) 

uxor futi Conradi marchionis monlia ferrati, fralris predicli Wil- 
lermi longe spale. Et similitcr uxor fuit coinitis cimici de Cam- 
pagna ci similitcr Aymerici regis Cipri qui frater fuit predicli regis 
Guidonis. Postea quidem prcdiclus Balduinus rex qui leprosus 
fuit decessi! et dimisil regnum suum ncpoli suo videlicet Balduino 
fìlio Willermi longe spate. Cui Balduino dimisit in baiulum Comittem 
Raimundum de Iripoli. qui fuit fìlius comilisse Dulcis. et consan- 
guineus germanus regis Amalrici. Ipse aulem comes postquam 
effeclus fuil baiulus terram rexit ad modum regis. qui comes 
quandam civilalcm possidebat ex parte ipsius et que pervenerat ei 
ab uxore ejus. (pie civilas tabaria vocabalur. et que crat in regno 
ierosolimilano. Cui dominio civilalis appendebalur milites. lxxx. 
terram et feudum possidentes. Uxor aulem predicli comittis alium 
virum habuerat. ex quo quatuor fìlios susluleral. Videlicet Ugo- 
nem Otonem. Wrmum. et Rad. qui siquidem nobilissimi erant et 
multa probilale decorati et erant ad mandata ipsius comilis. 
Sepediclus vero comes videns se dominum esse de tripoli alque ba- 
iulum regni ierosolimitani et dominum tabaric, potuit sibi acquirere 
et ipsum regnum ierosolimilanum de quo baiulus erat. dicens quod 
ad se specialiter quod ipsum de jure baberet et retinere debebal. 
Tali ratione ea videlicet quod Balduinus rex secundus avus ipsius. 
eo tempore quo comes erat de Roaxia fìliam habuit que vocata 
fuit Milliscen tempore procedente postquam rex effeclus fuit aliam 
fìliam suslulit que vocata fuil Dulcis. et que mater crat ipsius co- 
mitis. Cum aulem esset consueludo quod primus heres hereditalem 
paternam habere deberet. dicebal quod predicte Milliscen solum- 
modo perveniebat comillatus de Roaxia. eo quod in ipso tempore 
naia fuerat et mairi sue videlicet dulci dicebat pervenire regnum. 
eo quod naia fuerit ipso rege existente. et ila dicebat ipsam primam 
esse el potiorem in ipso regno. Super quibus prcdiclus comes lo- 
culus fuerit cum baronibus et principibus ultramarinis. quos habuit 
ad voluntatem ipsius. poslea vei-o non per multimi lempus. il le 



( 31 ) 
puer Balduinus qui de jure regnum habere debebat decessi!, et spe- 
cialiler in Accone. ubi quidem era ut Marchio montisferrati avus 
dicti pueri et mater ejusdem que Sibilia vocabalur. et comes Guido 
de Jaffa. qui marilus erat ipsius Sibilie et princeps Raynaldus. et 
comes Jausellinus. qui omnes predictum puerum morluum portare 
fecerunl in regnum iherusalem. et ibidem ipsum sepelliri fecerunt. 
Comes aulem tripoli jam dictus cum esset in Tabaria. audito de 
morte dicli pueri coadunari fecit universos amicos ipsius. dicens 
se velie profìcisci in regnum Jerusalem. Et si regina Sibilia predicta 
mater dicli pueri regnum ipsum accipere vellel. ipsum defendere 
volebat et hoslendere quod ipsum regnum ad ipsum de jure per- 
tinebat. In regno quippe Jerusalem erat magisler templi Girardus 
de ridaforte nomine, qui odio habebat valde comitem tripolilanum. 
Et videlicet quod in comitali! ipsius comitis erat quoddam castrum 
quod vocabalur Botronum. quod si quidem erat cujusdam mulieris 
virginis. et quam dictus Girardus Magister templi postulaveral in 
uxorem a predicto cornile, et ad suplicalionem ipsius eam sibi pro- 
miserai. Cum aulem esset quidam pisanus in Tripoli qui valde dives 
erat et haberet nepotem unum qui vocabalur plebanus. dedit pre- 
dicto cornili bisantios dccem milia. ut darei prediclam dominam 
in uxorem diclo nepoti. qui comes habilis bisanliis. ipsam dominam 
in predictum plebanum maritavit. Quo scilo a predicto Girardo ve- 
recundia ci dolore maximo stupefaclus se reddidil apud templum. 
et poslea in brevi tempore magisler templi effeclus fuit. Sepullo 
autem predicto pucro nomine Balduino. magisler templi ci princeps 
Rainaldus et comes Jauselinus una cum aliis amicis eorum qui 
ibidem aderant exhibuerunt tcrram cornili Guidoni de Jaffa et Si- 
bilie ejus uxori. Ila quod predictum Guidonem coronaverunl. Cum 
autem dictus Guido rex egredirelur templum habens coronam in 
capite, tunc prediclus magisler templi inspiciens eum dixit quod 
ipsa corona bene valebat bolronum. Comes aulem qui in labaria 
bis audilis plurimum turbalus fuit. El statini sicut fama publica inde 



( S2 ) 

fui! misit nunlios suos apud Saladinum. et cum co paclum slaluit 
sed privatimi, post lice palriarcha icrusalcm simul cum episcopis. 
hospitalariis et aliis principibus et magnalibus illius terre, liincntes 
de amissione terre propter dissensionem que crai intcr regem et 
comitem taliter operali fuerunt. quod compositionem et pacem fieri 
fecerunt intcr ipsos. Veruni dominus Balduinus de bellino nollens 
ipsi concordie consentire, in antiochiam accessit et post breve lempus 
lumen vile clausit extremum. Poslmodum autem post breve 

tempus princeps Rainaldus qui polenlissimus erat in parlibus illis 
et qui in uxorem quandam habebal que uxor fuit domini Anfredi 
de lirono Ireguas constilutas intcr regem et Saladinum corrupit. 
Et quadam die maximam caravanam ex illis Saladini cepit. In qua 
relinuit homines et maximam peccunie quanlilalem propter quod 
Saladinus plurimum conturbalus fuit. Verumlamen plures misit Regi 
et baronibus et aliis principibus terre quod faceret restituì homines 
et alia que amiserat. Sed prediclus princeps Rainaldus. et qui ami- 
cissimus erat regis et quia operam exhibuit ad ipsum coronandum 
nichil resliluere voluit. Salaadinus autem congregato maximo 

exercilu. etiam cum lx. milibus personarum in lerram intravit. 
et tabarie civitatem obsedil. Quo scilo Rex Guido et comes tripoli 
prediclus simul cum lempleriis et aliis principibus et magnalibus 
illius terre, maximum exercitum congregaverunt propler succursum 
tabarie. In quo exercilu habucrunl mlites mille ci lurcopolos -^j 



et pediles ^^. Et versus labariam euntes. Situm fecerunt super 
quendam monlem forlissimum qui erat ante labariam. et qui ma- 
xime copiosus crai aqua. Cum autem illic existerent conscilium inter 
se fecerunl. videlicet Rex et comes et alii principes et baronos 
de prelio faciendo conlra Salaadinum ad quem respondens comes 
dixit. quod sibi non videbalur bonum prelium incipere contra Sa- 
laadinum. quoniam Tabaria sua erat. Et si caperei Tabariam lerram 
inde portare non poterai et quod succursus semper augmenlatur 
eisdem. et diminucbalur Salaadino. quare expeclare deberent. Et in 



( *3 ) 

recessu ipsum Salaadinum infunare el ila ci maximum dapnum in- 
ferrenl. quibus audilis. Girardus magisler templi respoudit quod 
adhuc aderat de pilo luppi. unde comes iralus. dixit quod prelium 
volebal fieri. Et slatini in planimi demerserunt. Quos vidcns Sa- 
laadinus exercilum suum armari precepil. el quasi se misit in fugam. 
et hoc fecit ut ampliorem campimi Xpianis (raderei. Cum autem 
Xpiani a monte seperati forent. Regrediens diclus Salaadinus cum 
exercitu suo se misit infra montem et Xpianos ne ibi Xpiani re- 
fugiuni habere possent. Qui siquidem Xpiani cum aquam perdidis- 
sent. iverunl versus quemdam monticulum ubi prope aderat boscus. 
Et lune Turchi ignem imposuerunt in bosco ilio. Et cum hoc esset 
tempore estivo, et quia Xpiani aquam non habebant. Sustinere non 
poluerunt. Videns hoc comes de tripoli. cum quibusdam mililibus 
suis insimul congregatis versus exercilum Saladini virililer perrexil. 
quibus Sarraceni campum exhibuerunl. Ila quod prediclus comes 
cum predictis mililibus suis a manibus inimicorum suorum evasit. 
et in acconem perrexil. alii aulem Xpiani. in fugam onmes se po- 
suerunt et ila omnes Salaadinus capi fecit. Et lune caplus fuit pa- 
triarcha iherusalem. cum vera cruce quain ferebat in prelio semper 
conlra inimicos dei quam post quidam Januenses relulerunt in Ja- 
nuam hoc modo. nam capta postea civitate acon per Salaadinum 
procedente tempore treguas fecit cum Jursathio 33 imperalor grecorum 
hoc modo, quod inter celerà imperator in civilale Conslanlis (s«'c)con- 
struerel musoca ad usum Sarracenorum. ipse vero eidem redderct 
veram crucem quam ceperat. quam cum eidem minerei in quadam 
nave cum mullis aliis donis quidam Januensis nomine Willcrmus 
grassus et quidam pisanus nomine forlis qui babilabat in bonifacio 
quem pisani lune lemporis possidebant cum anlea ad invicem ini- 
mici essent convenerunt in unum cum ambo cssenl pyrate. et 
diclam navem ceperunt. et cum diclus forlis intellixissel per unum 
de nunciis Saladini quod ibi esset crux vera, eam autem parlem 
subripuit. et bonifacium deporlavit. et cum per modum Ires naves 



( 54 ) 

Januenses Bonilatium cepissent. dictus fortis eam accipiens super 
mare siceis pedibus fugiens per Januam insecutus et caplus cum 
dicla vera cruce. Januc est cum gaudio magno dclata et in quo- 
libet die Venerò, cujuslibet mensis populo ostendilur. et in dicto 
loco est alia vera crux que hoc modo Janue est delata, et vocatur 
crux elene. Nam cum Venelici cepissent Conslanlinopolim anno Do- 
mini m.° ce. in. millebant in quandam navim isla crucem comuni 
Venctie. quidam civis Janucnsis deodedclo pyralicam artem exer- 
ceos. eam cepil. et Januc deportavi!, ubi scriple sunt lilterc grece. 
dicitur autem crux elene, quod cum beala clena maler constanlini 
crucem domini meruerit invenire, post passionem domini de ipso 
ligno liane crucem fecil. et post ejus obitum in civitale Consti!, ad 
orandam reliquid. procedente tempore Constant, patriarcha crucem 
dictam argento hornaverai ut predictis lilleris in cruce scriplis ple- 
nius conlinetur. Est etiam in quadam fencslra juxta altare beati 
Jobanis bapliste alia vera crux. que dicitur crux sancta hospitalis 
beati Lacari de Belania. quam Conradus merchio montisferrei (sic) 
cum Acon cepissel rex francie. et ipse cum co et dictam crucem in 
dicto loco invenisset. missit eam comuni Janue et doininabus in re- 
Iributioncm bonorum et honoris quod habuerat ab eis. et isla oscu- 
lalur a populo die veneris sancto 3 *. Post hec Salaadinus cum 
maxima Victoria et triumpho ad lemptoria sua reversus jussit quos- 
dam ex carceralis ad se venire. Cum autem esset Rex Guido et 
princeps Raynaldus et magisler templi et quidam ahi barones corani 
eo dixit Rex eidem Saladino quod sibi faccret dare potum. linde 
slatini cidem dari precepit cum autem similitcr postulare! potum 
princeps ab eodem Saladino respondil quod nullo modo sibi dari 
tacerei. Erat quippe consuetudo inter Sarracenos. quod si potum 
alieni exibcrelur. ipsum poslea non offendere. Unde predictus Sala- 
dinus prediclo principi dixit quod se bonum hominem faciebat. et 
quod etiam jurarc nolebat nisi supra corrigias calciamenlorum 
Quorum. Et ipse venerai conlra juramentum quod fecerat supra 



( 55) 

deum et crucem. quani ipse princeps credebat. el quod lìdem conlra 
ipsum corruperat. Unde dlxit quod nullo modo misereretur ipsius. 
El facions ipsum separari ab aliis. eidem caput propriis manibus 
oblruncavit. Regem vero et alios barones et principes honorabiliter 
in carceribus custodiri precepit. Comes aulem Tripuli cum apud 
acconem accessisset. alii Xpiani. qui ibidem erant audientes de in- 
fortunio quod evenerat in ipso prclio. Reduxerunt se omnes in civi- 
lalem Tyri. Saladinus vero supra Acconem venicns cum exercitu 
suo. ipsam cepit. et cetera loca et castra alque civifales de ipsis 
parlibus Acconis similiter subjugavit. preler civitatem Jberusalem. in 
qua multi Xpiani. se reduxerunt. Poslea vero civitatem Jheru- 
salem obsedil in qua obsidione permansil per menses Ires. el ad ulti- 
mimi predicta civilas Jberusalem reddila fuit. Anno domini Mille- 
simo c.° Ixxxvn die secunda octubris. Et tempore quo fuit predi- 
cium prelium currebant. Millesimo c.° 1 xxxvn. de mense Junii die 
quarta. Papa aulem romanus nomine Urbanus. hec nova audivit 
in festo Sancii Martini apud Ferrariam. de quo dolore morluus 
est. cui successit Gregorius. qui vixit duobus. mensibus. 
cui successit Clemens. tercius. qui ad imperalorem el ad reges 
francie el anglie misit prò succursu terre Sancte predicans crucem 
ubique. Comes aulem Tripoli prediclus cum in civitatem Tyri 
applicuisset simul cum aliis gentibus et principibus supradictis. 
Invenit ibidem maximam quanlilalem Januensium qui ibidem ac- 
cesserant de Romania et de parlibus Sicilie, quos cum vidissent 
predicli comes et barones eis dixerunt quod prò Deo et inluilu 
pietatis lerram non permillcrent subjugari. a Sarracenis. et quod 
succursum exhibere deberent eisdem ad luilionem nec inspicere 
deberent ad ea que ipsis intulerant alii reges in preleritis tempo- 
ribus. Videlicel conlra ea que ipsi Januenses habere debebanl unde 
ipsis lune conecsserunt libcrlalcm In lyro et lerciam parlem in 
calhena. et Casalem Sii Georgii et multas alias posscssiones que 
in privilegio insuper facto per dicium comilem et barones ipsis 



( 56 ) 
Januensibus continetur 35 . Unde Januenses misericordia moti promi- 
serunl prestare suecursiun eisdem prò posse eorum ad deffensionem 
terre que siquidem plenarie et virililer fecerunt. Quoniam aulem 
in se fidentibus dominus misericordilcr subvenire volebat. Erat 
eo tempore in Constantinopolitanam civitalcm quidam dominus Con- 
radus de Monteferrato qui fuit omnimoda probilale ed scicntia cir- 
cumspeclus. et qui in uxorem habebat sororem Imperatoris Jursachi. 
qui siquidem Conradus in Servitium predicti imperatoris cognati 
sui imperatoris Jursachi quemdam baronem de illis parlibus inlcr- 
fecil. eo quod lerram auferre volebat eidem imperaiori. Et erat 
nomeii ipsius baronis interfecti Verna. Sciens vero prediclus Con- 
radus quod greci occasione morlis predicti Verne ipsum interfìcere 
nilibanlur. Conscilio habito cum quodam Januensi privato suo no- 
mine Ansaldo de bonovitino. locari fecit quandam navem que erat 
cujusdam Januensis qui vocabalur Balduinus erminius. in qua nave 
privalim se recollegil et in portu Acconis cum ea applicavi!. Et 
fuit hoc illis diebus quibus terra amissa fueral anno domini Mille- 
simo c.° I xxxviu. Cum autem prope ipsam civitalcm foret co- 
gnovit quod effecla erat Sarracenorum. unde plurimum timuit cum 
aliis de ipsa nave. Unde precepit quod aliquis non loqueretur preter 
ipsum. Veniens autem ad ipsam navem quedam barcha Sarrace- 
norum missa à Saladino, interrogava illos de nave cujus modi gens 
crani, quibus prediclus Conradus respondens dixit. Nos sumus 
Xpiani et specialiler Januenses mercalores qui poslquam audivimus 
de vicloria quam Salaadinus fecit. Securiler cum fìdulia in terram 
suam venimus. Unde postulamus et habere volumus sagillam unam 
ab ipso causa Gdutie. Rcvertenles aulem ipsi Sarraceni ad lerram. 
ad dominimi perrexerunl. Et illieo ipsis disccdenlibus. prediclus 
dominus Conradus fecit navem suam de portu trahi et cum barcha 
tanicari. et tempore prospero adveniente ipsa navis velliflcavil. et 
in civilalem tyri applicuit. et cum scivissenl de advenlu domini 
Conradi illi qui in tyro eranl, Ipsum lmnorabiliter et cum ingenti 



( 57 ) 

gaudio receperunt. videlicel comes de tripoli. et comes Jausellinus. 
Raynaldus dominus Sydonis. paganus de Cayffa, et dominus Cessane, 
et alii principes illius terre, et unanimlter civitatem tyri in ejus 
cuslodiam posuerunt. usque ad advenlum alicujus ex islis quatuor 
coronatis. silicet Imperatoris frederici. Regis francorum. vel regis 
englelerre (sic) vel domini Guillermi regis Sicilie. Quibus diebus 
comes dictus in tripolim perrexil et post paucos dies sicul domino 
placuitex quadam infirmilale decessit. Terram suam relinquens Baia- 
monti fìlio principis Raymundi de Anthiochia qui Baiamons ipsam 
terram tradidil (ilio suo qui similiter vocabalur Baiamons. 

Que vero hic sequuntur non erant in libro scripla sed ego Jacobus 
aurie predictus sicul a perilis didici breviter in scriplis redegi. 

Mortuo aulem rege Guidone et uxore ejus Sibilla filia quondam 
regis Aymerici et per quam ipse fuil rex et mortuis quatuor eorum 
filiis Ysabella soror diete Sibilie et filie dicti Regis Aymerici que 
naia eral ei ex secunda uxore nepte Manuelis Imperatoris Conslan- 
tinopolilani. Data fuit in uxorem Conrado predicto marchioni monlis- 
ferrati anno dui. Millesimo c.° 1 xxxxii. ex qua ipse fuit Rex ye- 
rusalem appellalus. qui plura privilegia comuni Janue cum ejus 
uxore dedit et confirmavit que scripta sunt in registro comunis 
Janue 36 . qui tamen eodem anno fuit ab Asasinis interfectus. relieta 
uxore sua pregnante, ex qua nata est unica filia nomine maria 
Ysabella autem uxor dicti conradi postea fuit tradita in uxorem 
Enrico corniti Trecensi de Campania, opere et traclalu Ricardi Regis 
Anglie avunculi ipsius qui tunc temporis eral in partibus Ullrama- 
rinis. et postea fuil rex Jerusalem appellalus. qui eliam plura pri- 
vilegia conecssit et confirmavit comuni Janue. que eliam scripla 
sunt in registro comunis 37 . quo Enrico rege mortuo tradita fuit 
in uxorem Aymerico regi Cypri. qui fraler fuit predicti regis Gui- 
donis. Maria aulem filia Conradi predicti Marchionis predicti 
Montisferrati el Ysabelle predicle dala fuit in uxorem Johanni de 
Brena per quam el ipse fuil rex Jerusalem appellalus qui postea 



( ™ ) 

vixit curi» co annis duobus. crai quideni miles slrenuus el fortis- 
simus ac mirabilia et magne Stature. Dictus aulem rex Johannes 
ex ea habuil filiam nomine Ysabellam. que tradita fuit in uxorem 
federico II. imperatori ex qua se fccit regem Jcrusalem appellare 
el cum eo vixit annis. il. et ex ea habuil filium videlicet regem 
Conradum. qui fuit rex Jerusalem et Sicilie. Ex diclo aulem 
Conrado natus est dominus Conradinus quem rex Karolus cepit in 
prelio et post menses plures apud Neapolim decapitari fecit. 
posi cujus obitum plures eodem tempore se reges Jerusalem fede- 
rimi nuncupari. Nani Dominus Ugo de Lusignano Rex Cypri et sui 
beredes post ipsum se reges Jerusalem nominabant. Karolus eliam 
Rex Sicilie primus et fìlius cjus alter Karolus se reges Jerusalem 
in lilleris suis scribebant. Scd tandem omnes facto Sarracenorum 
possessionem amiserunt ipsius. licet nomen solum in vanum reti- 
nuerint in fulurum. 

Anno a nativilate domini millo ducentesimo nonagesimo quarto die 
sexlo decimo Julii. 

Jacobus Aurise Egregius vir multa honeslale et scientia preclarus 
dicium opus de captione Jerusalem Antiochia) et Tripolini ac plurium 
aliarum civitalum proul supcrius scriptum csl corani nobilibus viris 
minis Jacobo deCarca no Polcslalc Comunis Janue Simone de Guimelio 
Capitaneo populi Abbate populi el Ancianis ejusdem civitatis presen- 
tavit. Qui videntes tantum opus laudabile consuluerunt laudaverunl 
et decreverunl dicium opus ligari in presenti cronica in ea parte 
(piani eligercl diclus Jacobus Auric. qui Jacobus numquam lapsus 
in opere comunis fecit ipsum in hac parte prcscntis cronico vincolali 



Ego Guillielmus de Caponibus uolarius presenlacioni predicle Consilio 
et decreto inlerfui el ut supra scripsi. 



N o r E 



* Del viaggio di Goffredo in Terra Santa , prima che vi andasse come Crocialo, 
non fanno alcun cenno gli scrittori conosciuti finora: soltanto Alberto d'Aix, 
Lib. ix, ricorda che da molto tempo Goffredo pensava a quel pellegrinaggio; 
ma ciò appunto induce a credere che quella idea non sia mai stata posta 
in effetto. Del voto di lui forse si ha memoria in un suo atto pub- 
blicato dal De-Rosicres, Stemmata Ducum Lotharingiae , pagina xv, nel 
quale sono queste parole : e Volum quod Domino vovi volens adim- 
< plere, videlicet terram sanclam adire, et inimicos dominici crucis qui 
« injuste eam tenent debellare ». Quell'atto porla la data « Verduni, anno 
« Domini 1095 ». Dissi forse; poiché non mi dissimulo che quell'atto da 
molti scrittori è contestato, secondo che mi nota il sig. Fiess Professore 
e Bibliotecario nell' Università di Liège , alla cui cortesia debbo questa no- 
tizia ; ma piacquerai qui notarlo onde gli eruditi vogliano dirigere anche su 
ciò la loro attenzione. 

Del viaggio all'incontro del Conte di Fiandra che Caffaro fa compagno 
a Goffredo, si hanno memorie precise: senonchè quel Conte, che è Ro- 
berto detto il Frisone, partì alla volta dell'Oriente nel 1085 ( Giovanni 
Iperio, Cronaca del Monastero di S. Merlino — Marlene e Durand The- 
saurus Novus Anedoctorum Tom. ni, pag. 588), mentrechè dalle parole 
di Caffaro sembrerebbe che quel viaggio sia stalo intrapreso nel 1094 o 
95, facendo ritornare quei Principi immediatamente in Genova , trasfe- 
rirsi tosto in S. Egidio presso Raimondo, e di là a Puy quando il Pontefice 
Urbano II era già in Francia. 

Che nel porto di Genova s'imbarcassero pellegrini per Gerusalemme, 
oltre ad essere cosa assai verosimile, se ne ha memoria da una carta del- 
l'agosto del 1085, menzionata dal Senatore Federici nelle sue Collettanec , 
nella quale si parla di un prole Ingone che in quei giorni era andato in 



( eo ) 

Gerusalemme. Quesla apparteneva al Monastero di S. Siro, e ci fu conser- 
vata nella Raccolta Ageno. 

Ma se allo stato attuale della storia devesi forse credere incorso Caffaro in 
errore a riguardo dei nomi dei pellegrini per Terra Santa, partiti sulla 
nave genovese , abbiamo indizii della riunione da lui menzionata , di varii 
Principi presso il Contedi S. Egidio, e della loro determinazione di liberare 
dal dominio degl'infedeli i Luoghi Santi, indipendentemente dal Concilio di 
Clermont. L'Arcivescovo Boldrico, il quale si trovava presente a quel Concilio, 
e la sua Storia Gerosolimitana Lib. i. lasciò scritto: « Dum hacc agerenlur » 
( cioè dopo l'orazione del Papa e l'elezione di Ademaro a Legato Apostolico, 
mentre cominciava a distribuire le croci) « ecce ex improviso aiTuerunt legati 
« comilis Tolosani, Raymundi videlicet de Sancto Egidio, qui ipsum iturum 
o jamque sibi crucem cooptasse retulerunt, et in Concilio testati sunt. 
« Adjuncti sunt etiam ipsi , inquiunt , mililcs innumeri, et populum in 
<t ducalu suo conducei quamplurimum. Et adjunxerunt: Si quis est Dei, 
« jungalur ci, quoniam opes suas indigentibus communicabit , et auxi- 
« lium et consilium suum nemini viantium denegabit. Ecce, Deo gratias, 
« jam Christianis ituris, duo ultronei processerc Duces; ecce Sacerdotium 
* et Regnum, Clcricalis ordo et Laicalis ad exercilum Dei conducendum 
« concordarti. Episcopus et Comes, Moysen et Aaron nobis reimaginantur. 
« His auditis, si qui pusillanime* heri extiterant, hodie animabantur et 
« sanctaCruce passim palliabantur». Orderico Vitale, Lib. ix ripete la stessa 
cosa; di guisachè il Sig. Peyrè nella sua elaborata Storia della prima Cro 
data osserva: « sembra risultare dal racconto di questi due Cronisti che 
« i Principi d' Occidente non avessero tutti aspettato la chiusura del Con- 
« cilio per apporre alla loro veste il segno della Crociata » ( Cap. iv, 
Tom. 1, pag. 63 ). Il discorso dei legati di Raimondo riferito da Bol- 
drico ci fa intendere l'importanza della cooperazione di quel Principe, 
presso del quale stello sempre il Legato Apostolico. Sappiamo anche che 
Urbano 11 in quell'anno fu a Puy. (Sammartanus, Gallio Cristhiana Tom. li, 
pag. 701 — Fleury, Storia Ecclesiastica Lib. lxiv, Cap. 27 ). 
- Il nostro Autore non fa verun conto dei primi eserciti di Crociati, condotti 
da Gualterio, da Pietro Eremita e da altri, i quali incontrarono gravi di- 
sastri e perdite fra gli Ungari e nella Bulgaria, e quindi furono comple- 
tamente distrutti in Asia da Solimano, prima che giungessero sotto Nicca; 
ma considera soltanto l'esercito guidalo da Goffredo, Raimondo ed altri, 
ove fu la concordia fin quasi sotto Antiochia, al quale esercito quivi si 
unirono i Genovesi. 



(61 ) 

Scrive Giacomo da Varagine nella Cronaca genovese sollo il vescovato di 
Ciriaco: « Urbanus pontifex Januensibus scripsit, et legatimi suum desti- 
t navit rogans eos tamquam ^Ecclesia? filios et devotos ut Terra? Sanclae 
« subvenirent » ( Muratori, Rer. It. Script. Tom. ix ). Vediamo ora che 
due furono i Vescovi inviati a predicare la Crociala in Genova; quello di 
Grenoble, e quello di Orange. In quel tempo teneva la sedia vescovile di 
Grenoble Ugo, che fu annoverato fra i Santi da Papa Innocenzo II nel 
Concilio di Pisa l'anno 1134. Lo stesso fu presente al Concilio di Clermont 
( Fleury, Storia Ecclesiastica Lib. lxiv, Cap. 28); ma quantunque nella 
vita diluì siano notati parecchi suoi viaggi in Italia , pure non è fatto cenno 
della predicazione in Genova. Il Vescovo di Orange era Guglielmo, uno 
dei principali personaggi di quella Crociata; fu anche al Concilio di Cler- 
mont e seguitò in Oriente le schiere guidate da Raimondo di S. Egidio. 
In Antiochia dopo (a morte di Ademaro assunse la dignità di Legato Apo- 
stolico e morì in Marrah nel 1098. Le relazioni che passavano fra il no- 
stro Comune ed il Conte di S. Egidio fanno credere assai probabile che un 
Vescovo, il quale non si dipartì mai dal fianco di quel Principe durante la 
spedizione, sia quello stalo inviato in Genova a procurargli la coopera- 
zione dei Genovesi, tanto più che ebbe il tempo sufficiente a ciò fare, con- 
ciossiachè Raimondo non partì da Lione che nell'ottobre del 1096, quasi 
un anno dopo del Concilio di Clermont, e Guglielmo di Tiro c'insegna 
che, dopo Ademaro, il Vescovo di Orange fu quegli che con maggiore en- 
tusiasmo si accinse a divulgare la parola raccolta dal Pontefice ( Lib. 1 , 
Cap. 16). 

I Crociati Genovesi qui indicati da CafTaro appartengono alle principali 
famiglie della Città in quei tempi. Anselmo Rascherio è il primo sotto- 
scritto alla convenzione dei Genovesi fatta con Boemondo in Antiochia nel 
luglio del 1098 (Lunig, Codex diplomaticus Italiae , Tom. n ). Dodone 
degli Avvocali si trova testimonio in un placito dei Consoli di Genova 
nel 1117 ( Monumenta Historiae patriae-Chartarum, Voi. li, pag. 186). 
Lanfranco Roza fu Console dei Comuni e dei Piacili nella Compagna di quattro 
anni, cominciata nel 1114, e di nuovo per gli ultimi due anni 1120 e21 
della successiva Compagna. Opizo Musso fu Console insieme al precedente 
negli ultimi due anni indicati ( CafTaro Annali ). 

Fu già notato che nel 1085 prete Ingone partì per Gerusalemme in 
agosto. Le navi che furono alla conquista di Cesarea partirono il primo 
agosto del 1100 ( Carfaro Annali): vedremo che nel 1101 in quella sta- 
gione altre galee cariche di pellegrini si diressero alla volta della Pale- 



( 62 ) 

slina: qui filialmente abbiamo che i primi Crociali Genovesi salparono 
dal nostro porto in luglio; laonde appare die i viaggi per la Siria in quei 
tempi si imprendessero all'epoca determinata del luglio ed agosto. Il tra- 
gitto durava dai due ai Irò mesi, corno risulta dal tempo impiegato dallo 
navi di ritorno da Cesarea, partite da colà la vigilia di S. Giacomo (24 lu- 
glio 1101) e giunte in Genova in ottobre (Annali). In questo tratto della 
Cronaca deve essere incorsa qualche inesattezza, non potendosi compren- 
dere quelle parole paucis dìebus transuctis, che quel viaggio non fu cer- 
tamente compiuto in pochi giorni; come altresì qui havvi errore circa il 
tempo del principio dell'assedio di Antiochia indicato nel mese di giugno, 
errore tanto più incomprensibile, inquantochè poco dopo è detto, che i 
Cristiani cominciarono l'assedio di quella città verso la metà di ottobre 
del 1097, concordando in ciò cogli altri scrittori, i quali pongono il prin- 
cipio di quell'assedio altri il 21, ed alcuni il 18 ottobre di quell'anno. 

6 Guglielmo di Tiro ( Lib. v, Cap. 4.) e dopo di lui quasi tutti gli scrittori 

pongono F arrivo delle navi genovesi al porto di S. Simeone nel quinto 
mese doll'assedio di Antiochia. Il medesimo storico racconta in propor- 
zioni assai maggiori il fatto dell'attacco dei Turchi narrato qui dal nostro 
Annalista, nonchèla disfatta dei medesimi, nella quale avrebbero preso parte 
quasi tutti i capitani dell'esercito cristiano. Ma son d'avviso che quello 
storico sia caduto in errore , e debba invece riportarsi F arrivo colà di 
quelle navi nelF ottobre o principio del novembre del 1097. Ciò è indicato 
dall'epoca notata da Caffaro negli Annali: « In primo exercilu Francorum 
versus Anthiochiam mxcvii »; risulta dal tempo della partenza da Genova 
delle navi nel luglio di quest'anno. Dice poi qui chiaramente che i Genovesi 
furono a dividere coi Franchi la penuria del villo e delle vesti che fu 
durante quell'inverno. Questo mio avviso viene confermato da un passo di 
Raimondo di Agiles il quale scrive: i Interea (cioè al principio dell' as- 
« sedio) Genuensium naves , littori quod per decem miliaria aberat a ca- 
« stris applicuerunt. Vocalur autem locus ille porlus Sancti Simeonis ». 
( Bongars , Gesta Dei per Francos pag. 145); e tanto più devesi cre- 
dere a questo cronista inquantochè egli scriveva dal campo stesso di An- 
tiochia ; laddove Guglielmo di Tiro scrisse ottanl'anni circa più tardi. 

7 II venerdì della settimana di carnovale nell'anno 1098 corrisponde al 5 feb- 

braio. Guglielmo di Tiro ( Lib. v, Cap. 5.) scrive che quella battaglia av- 
venne il giorno 7 di quel mese; ma Guiberto di Nogent (Lib. iv, Cap. 3.) 
e Tudebode ( Lib. iv , Cap. 17. ) narrano che accadde il martedì prima 
del digiuno , 9 febbraio. Queste date si possono forse in parte conci- 



( "5 ) 
liare; dappoiché al fatto d'armi del Ponte di Ferro, di cui nella nostra 
Cronaca, sussegui una grande battaglia sotto le mura di Antiochia. Quindi 
può supporsi che siavi stato fra i due fatti un intervallo di due giorni , e 
che Catturo indichi la data dello scontro al Ponte di Ferro , e gli altri 
quella della battaglia sotto la città, come quella che fu più rilevante. Du- 
biterei che nel nostro testo debbasi leggere septingenti invece di seplua- 
ginti, e ciò sulla testimonianza di Raimondo di Agiles che dice quei ca- 
valieri in numero di settecento , e di Stefano Conte di Chartres che ne 
ripete lo stesso numero nella sua lettera scritta alla moglie dal campo di 
Antiochia il 29 marzo 1098 (Spicilegium Acherii, Tom. !, pag. 430). 

8 Havvi errore nello attribuire a Pietro Eremita la scoperta della sacra lancia, 
essendo invece altro Pietro, chierico originario di Provenza (Guglielmo 
di Tiro, Lib. vi, Cap. xiv e Guiberto di Nogent, Lib. v, Cap. xix): anche 
l'autore della Canzone d'Antiochia, pubblicata per la prima volta a Parigi 
nel 1848 per cura di Paulin Paris , cadde nell' istesso errore. 

' I cronisti sono discordi fra loro sul numero delle schiere nelle quali fu 
diviso l'esercito dei Cristiani nella battaglia di Antiochia. Secondo gli uni 
(Alberto d'Aix , Guglielmo di Tiro, Bernardo il Tesoriere ) quelle furono 
dodici. Guiberto di Nogent le dice sci soltanto. Raimondo di Agiles, che 
fu presente a quella battaglia, e l'autore della Canzone a" Antiochia, Canto vili 
le fanno ascendere ad otto, compresa la retroguardia. Con questi ultimi 
concorda la nostra Cronaca, la quale ne stabilisce tre da una parte, tre 
dall'altra, una settima nel mezzo guidata dal Vescovo Ademaro, e final- 
mente la retroguardia ; e son d' avviso che questa sia stata la precisa di- 
sposizione; ma in contraddizione di tutti, fa capitanare la prima schiera 
da Raimondo di S. Egidio, mentre egli rimase in Antiochia a tenere in 
freno i Turchi che occupavano tuttavia il castello, e secondo la Canzone 
di Antiochia a seguito di preghiere dello stesso Vescovo Ademaro. Scala 
qui è usalo per ischiera, eschiele in lingua francese di quei tempi ( Can- 
zone di Antiochia Canto vili , Tom. 2, verso 204). 

10 Oscuro alquanto è questo passo, non essendo con chiarezza indicato a chi 
fu concesso da Boemondo il privilegio: il pronome cis qui dovrebhesi ri- 
ferire al vocabolo omnes, e quindi all' universalità di tutti i componenti 
quell'esercito. Ma tralasciando di esaminare se Boemondo abbia a favore 
di tutti accordato privilegi in Antiochia, noterò che a riguardo dei Geno- 
vesi pervenne fino a noi il documento di tal concessione: laonde sarei 
d'avviso dovervisi leggere Janucnsihus a vece di eis. Quel documento ha 
la data 14 luglio 1098 , ed è pubblicato dal Lunig, Codex Diplomaticus 



( &4 ) 

llaliae, Tom. 2. Il Ferrari nella Liguria Trionfante pag. 28 ti ullesta 
che la pergamena originale si conservava a' suoi tempi (4645) nel pubblico 
Archivio. Noi sappiamo ora da Caflaro che lo stesso privilegio era tra- 
scritto nel Registro, che è il Liber Juriuni, il quale anticamente era detto 
Registro : « Liber Jurium fìeipublicue, qui lìcgistrum appellutur ( Giorgio 
Stella, Annales Genuenses , Lib. 1, Cap. iv), ma nel Liber Jurium che 
pervenne (ino a noi non si ritrova , e da ciò apprendiamo che fino dai 
tempi di Caflaro esisteva un Liber Jurium o Registro, ove si notavano 
gli atti importanti al Comune nostro , e non fu questa una novità intro- 
dotta soltanto nel 1229 dal Podestà Giacomo Balduino : ciò peraltro già 
risultava dagli Annali dello stesso Caflaro , ove è fatta menzione del Re- 
gistro parlando delle convenzioni con Guglielmo Redi Sicilia nel IIM,e 
del giuramento prestato da Guido Guerra Conte di Ventimiglia nel ÌVS1. 
Con evidente errore tipografico nell'edizione del Lunig fra i Genovesi 
sottoscritti a quell'atto si trova pel primo Ansehnus Rusacherius, che 
deve leggersi fìascherius, il primo fra i Crociati Genovesi. In quel docu 
mento è degno di nota , che i Genovesi si obbligano a proteggere e difen- 
dere la città di Antiochia contro chiunque volesse occuparla , meno a 
riguardo del Conte di S. Egidio , « praeler Comitem Sancii Egidii; et si 
e Comes auferre voluerit, nos dabimus consilium concordia; secundum 
« nostrum sensum ; sin autem neutrum juvabimus ». Questa condizione 
o fu imposta per legame che esistesse fra il nostro Comune e quel Conte 
in forza di qualche trattato commerciale e politico; oppuro perchè in quei 
giorni era ancor viva la questione fra Boemondo ed il Conte di S. Egidio, 
il quale non voleva concedere al primo l'esclusivo dominio di quella città, 
e ne leneva occupato il castello dalla sua gente. 

11 Ad illustrare questo tratto non v'ha miglior modo che il rimandare il 

lettore al racconto che ne fanno assai particolarizzato Raimondo di Agiles 
e Guglielmo di Tiro, Lib. vili. È da notare però una diversità fra il primo 
di quelli scrittori e la nostra Cronaca : egli riporta essere state quelle navi 
Genovesi in numero di nove , mentre Caflaro le dice due soltanto. Ciò valga 
a confermare quello che fu detto nella prefazione, che il nostro Autore 
non amplifica menomamente i fatti, neppure a riguardo della patria, ma 
sembra quasi si studii di trattenerli in assai angusti confini; e per sì 
piccolo numero di navi si comprende perchè senza esitare fu presa la de- 
liberazione di distimie affatto , acciò non fossero preda dell' inimico. 

12 Questo tratto è degno di speciale considerazione per la nostra storia, ri- 

sultandone confermato che nell'undecimo secolo il Consolato era già sta- 



(65 ) 

bililo in Genova; anzi dulia frase adoperala appare che desso fosse sistema 
di governo introdotto già da qualche tempo, quantunque non peranco hen 
fermo. Senonchè circa l'epoca dell'elezione di quei Consoli non è in per- 
fetto accordo con ciò che il nostro Autore scrive negli Annali. 

Narrando qui che nel Natale del 1099 i Genovesi già da un anno e 
mezzo erano senza Consolalo, sembrerebhe che i Consoli Amico Brusco, 
Mauro di Piazza Lunga e compagni siano stati eletti dopo quel giorno al 
principio del 1100; laddove negli Annali dicendo che le navi, le quali 
furono ad oste sotto Cesarea partirono da Genova il 1.° agosto di questo 
anno, trascorso un anno e mezzo dalla formazione della Compagna nolla 
quale furono Consoli i predetti, ne segue dover essere stali eletti nel feb" 
hraio del 1099. 

Assai difficile si presenta per vero la conciliazione di questi due passi; 
tuttavia io credo debba sospettarsi un errore nei Codici degli Annali, con 
che la contraddizione svanisce: imperciocché, se bene si esamini, il disac- 
cordo forse si trova digià nei primi due paragrafi degli Annali medesimi. 
Cominciano questi colle parole : * Tempore enim stoli Cesarla? paulo ante 
« in Civitate Januensium compagna trium annorum et sex consulum in- 
« cepla fuit ». Ora l'armata navale che fu a Cesarea salpò dal porto di 
Genova nell'agosto del 1100, e quel palilo ante corrisponderebbe benis- 
simo al Natale del 1099 , o pochi giorni appresso, secondo risulta dalla 
cronaca. Ma nel paragrafo seguente, nel determinare il numero ed il 
giorno della partenza di quelle navi, sono queste altre parole: « Anno 
« uno et dimidio transacto galea? xxvi et naves vi in kalendis Augusti 
« a Januensi urbe recedentes Jerosolimam perrexerunt » : ora un anno e 
mezzo di distanza non saprei come poterlo ritenere quale equivalente alla 
parola poco innanzi. Ma a far tutto concordare bisognerebbe leggere in 
questo secondo paragrafo: Anno dimidio transacto ecc., sopprimendo le pa- 
role uno et. Né vale l'obbiezione che, stante questa lettura, altri potrebbe 
affacciare; cioè che in questo caso la Compagna non sarebbe durata tre 
anni interi , ma bensì soli due anni , un mese e pochi giorni ; conciossia- 
chè, esaminate attentamente le espressioni negli Annali, si può inferirne 
che appunto quella Compagna non abbia compiuti lutti i tre anni. Caffaro 
infatti nell' indicare la formazione di una nuova, usa sempre le parole: 
— expletis praedictis quatuor annis — expleta namque praedicla com- 
pagna ed altre consimili , ma in quella di cui parliamo, giunta all'anno H0 W 2, 
senz'altro comincia: Proximis vero kalendis februarii venienlibus com- 
pagna quatuor annorum et quatuor consulum incepla fuit: senza punto 



( 66 ) 

indicare die la precedente fosse terminala. D'altronde che al principio 
del 1102 fosse necessaria l'elezione di nuovi magistrali in Genova, quan- 
tunque i precedenti Consoli non avessero compiuto il loro tempo, ne fu 
per avventura cagiono l'assenza dalla Città dei principali cittadini, fra 
i quali varii di quei Consoli istessi , presi dal desiderio di visitar Terra 
Santa. Ed invero da questa Cronaca ora noi apprendiamo clic Mauro di 
Piazza Lunga o Pagano della Volta, in allora Consoli, partirono per Geru- 
salemme nel H01, e dagli Annali già sapevamo che all'espugnazione di 
Cesarea erano presenti Consoli genovesi. È forza però confessare che in 
nessun Codice si trova la lettura supposta. 

Ma qui troviamo la spiegazione di un altro passo degli Annali rimasto 
assai oscuro fin qui. Alla fine della parte dettata dal Caffaro sono alcune 
notizia sopra i Pastori della Chiesa genovese dal Vescovo Airaldo all'Arci- 
vescovo Siro, e a riguardo del primo usa queste parole: « Tempore con- 
« secralionis D. Airaldi episcopi currebant anni Domini mxcviiii , et poslea 
« vixit in episcopatu per annos xvn , et quando mortuus fuit, currebant 
« anni Domini mcxvi, et hoc fuit vigilia sancii Bartholomei in tertio anno 
« consulatus Lamberti Guezi et sociorum; sed post tempus eleclionis vixit 
« per annos xvmi in Januensi civilate ». Da ciò si deduce che Airaldo fu 
eletto Vescovo di Genova nel 1097, o principii del 98, ma non fu consa- 
crato che nel finire del 1099. Quale fu la cagione di questa insolita tar- 
danza? Il P. Paganelli nella Dissertazione iv della Storia Ecclesiastica 
delta Liguria, non trovando alcuna spiegazione nei nostri Annuii, andò a 
cercarla nella supposta assenza del Metropolitano milanese che doveva con- 
sacrarlo, dicendolo in allora partilo per la Crociata. Ma quell'Arcivescovo, 
come anche appare dalla presente Cronaca, non partì per la Terra Santa 
che nel 1100; quindi poteva consacrare Airaldo nel 1098, come fece di 
altri. Ma ora ci viene attestato che i due anni 1098 e 99 furono in Genova 
tempi di tumulti e discordie cittadine; e allo stesso modo per cui non ebbero 
i Genovesi in quel mentre i Consoli, discordavano fors'anco circa l'eletto a 
tenere la sedia episcopale. Questi due falli s'illuminano a vicenda, e si con- 
fermano; ed anzi per la conciliazione dei due passi della Cronaca e degli 
Annali circa il tempo dell'elezione dei Consoli non cadrebbe nell'inverosimile 
colui che, non volendo supporre alcun errore nei Codici, opinasse che quelle 
guerre e discordie cittadine si aggirassero anche sull'elezione dei medesimi 
fatta pure nel febbraio del 1099, ma non universalmente riconosciuta come 
accadde a riguardo del Vescovo. Nella seconda metà del secolo undecimo, 
quando le grandi questioni tra il Pontificato e l'Impero per le investiture, 



( 67 ) 
ed i preti concubinari posero in iscompiglio tutta Italia , non è presumibile 
che Genova rimanesse del tutto estranea a quelle vicende, ma invece gravi 
disordini e dissensioni devono essere esistite tanto fra le diverse parti del 
clero, quanto fra questo ed i laici. Di ciò fanno fede alcune parole nella dona- 
zione delle decime al Monastero di S. Siro fatta dal Vescovo Oberto nel 1052, 
e la bolla di Innocenzo II, datala da Pisa nel 1134 a riguardo delle stesse de- 
cime. Questa è riportata dal P. Schiaffino negli Annali Ecclesiastici della Li- 
guria all'anno precitato, e quantunque in molte parti dessa sia mutilata, ivi 
si legge: t Ante tempora vero Airaldi episcopi sibi magistratus copia . . . 
( mancano alcuno parole ) . . . alios procubitores , alios vero barbaros a diebus 
« praedicti Oberti episcopi usque ad ejusdem Airaldi ordinationem Januensi 
« Ecclesia? praefuisse dicebant , adeo quod multi etiam canonicorum Ja- 
< nuensium prò malis et oppressionibus quce sibi inferrebantur extra ci- 
« vitatem longo tempore remansissent ». Si noti che questo tempo di 
barbari è qui stabilito dal vescovato di Oberto cominciato nel 1052 fino 
alla ordinazione di Airaldo, non già soltanto fino alla elezione. 

È desiderabile che qualcuno, radunando le memorie sparse qua e colà 
delle cose genovesi occorse nel secolo undecime, cercasse rannodarle fra loro 
e tentare una storia nostra in quel secolo, nel quale, se non risiede del 
tutto l'origine, sono almeno i primi anni d'incremento del nostro Comune. 

Che nella prima metà del 1098 esistessero già i Consoli in Genova 
si ricava anche da una piccola pergamena che si conserva tuttavia negli 
Archivii del Regno in Torino , nella quale è fatta menzione di Amico 
Brusco, in allora Console della città , e viene a conferma della veracità 
del nostro Autore in tutlociò che ha attinenza alle cose nostre. Questa è 
del 25 aprile dell'anno sovraindicato, e non essendo finora, che io mi 
sappia, pubblicata da alcuno, credo non sarà discaro al lettore di averla 
qui per intero. 

« Die veneris , quod est nonas kalendas Madias, vigilia sancti Georgii, 
« presenlia Domini Anselmi Abatis Consilio Amici Brusci , qui (une 
« erat Civitatis consul , atque aliorum honorum hominum , scilicet 
« Gandulfi Vicecomitis et Monaslerii Sancti Slephani Advocali. Gandulfi 
« qq. Purpurae atque Teuti, Bruningi lupi nec non Alberti Martini nigri 
« seu ut diximus celerorum juxta Turrim predicti Amici Brusci sitam in 
« Castri Ripa Refutaverunt Martinus et Baldo filius ejus et Boniohannes 
« Capone, et Leo Cacalasanias et Rainaldus de Magniis et frater ejus 
« Johannes carlulam donationis ab Amelrada factam, per quam cartulam 
i cuna Abbate S. Stephani litigando dicebant se posse molendinum quod 



( 68 ) 

« est in Valle Vesano in loco ubi dicitar Molinello sine liccnlia Abbati* 
« S. Stephani prediciamo uiolendinum cuicunif|iie vellent donare et vendere. 
« Post refulationcm vero supplicantibus illis qui carlulam rcfutavcranl. 
« Dederunt Gandulfus predictus Advocalus et Amicus, sive ceteri jam clic t ■ 
« consilium Abbati ut eis molendinum (ali conditione ridderei ut nemo 
« illorum molendinum illum posset donare vel vendere et quartati) partem 
« Monaslcrio S. Stephani de molendino redderent, et per unumquemque 
« annum festivitate Natalis Domini unum sextarium frumenti cidem Mo- 
« naslerio usque ad xxvmi annos conditionaliler inferrent. Et si interim 
« aliquis eorum sine liberis obiret, pars eius quam in molendino habuerat 
« Monasterio deveniret ». 

Nella Raccolta Ageno ove si trova trascritto per intiero questo documento, 
segue la nota: « Pergamena antica; sull'estremità resto di fili dai quali 
« pare vi fosse già sospeso un qualche sigillo, mancante delle solloscri- 
« zioni forse tagliate ». 

43 Maurizio, Vescovo di Porto Romano, fu inviato in Palestina qual Legalo 
Apostolico dal Pontefice Pasquale II ( Lettera dello stesso Pontefice ripor- 
tata dal Raronio , Tom. xu , fol. 12). Venne colà trasferito dalle navi geno- 
vesi che partirono da Genova il 1.° agosto del 1100, ed il 20 luglio era fra 
noi, presente alla consecrazione della Chiesa di S. Teodoro fatta dal nostro 
Vescovo Airaldo, ed è sottoscritto all'atto di costituzione di una Congre- 
gazione di Preti in quella Chiesa. Quest'atto è riportato dal Giscardi. 
(Chiese antiche di Genova MS. nella Riblioteca dei Missionarii Urbani ). 

u Vedi Monumenta Historiac Palriae, Liber Jurium , Voi. 1, col. 16 e 17. 
Guglielmo di Tiro, Lib. x, Cap. 14 e 28. 

:5 L'atto di conferma dei privilegi accordati ai Genovesi, ed ampliazione dei 
medesimi fatta dal Principe Tancredi nel 1101 non si trova nel Liber 
Jurium che pervenne fino a noi, ma è pubblicalo dall' Lghelli Italia Sacra 
Tom. 4 in Episcopis Januensibus in Ayrardum Episcopum; dal Lunig, 
Tom. il , Parte 2. a pag. 2079 , e dal Federici Lettera allo Sdoppio. 

16 Cioè negli Annali, ove narra assai minutamente la visita fatta al S. Se- 
polcro nella Pasqua di quell'anno, il miracolo del lume e l'espugnazione 
di Cesarea. 

17 « Cyprum gubernabat tunc Philocales Eumathius » (Anna Comneno , Ale- 
xiadcs Lib. xi, Dufresne, Scriptores Dyzanlini pag. 266). 

18 Qui Caffaro rammenta un suo libro sulla presa di Gerusalemme: ma questo 
non sono gli Annali, perchè in essi non è parola di quei falli; pochis- 
sime circostanze di quell'assedio sono anche in questa Cronaca ; fa quindi 



(69 ) 

dubitare che abbia scritto separatamente anche di quello assedio, e che sia 
andato del lutto perduto quel lavoro. 

Anna Comneno narra del navilio imperiale diretto contro i Genovesi in 
quest'anno 1101 , ma attribuisce la dispersione di quelle navi ad una for- 
tuna di mare. Si conosce quanto questa Principessa Bizantina trasformi i 
fatti perchè non vengano a disdoro dell'Imperatore di lei padre; tuttavia 
quel passo giova a confermare il narrato da Caffaro. Ecco le parole di 
lei che credo utile riferire per esteso onde apparisca intera la politica 
della Corte di Costantinopoli. « Evoluto hinc anno (dal 1100 quando i 
« Pisani andarono in Palestina, dei quali parla precedentemente) certior 
« factus Imperator parali Genuensem classem in auxilium Francorum, sensit 
« statim non mediocris periculi rem esse ; nec ab Genuensibus minora Romano 
« Imperio damna. quam a Pisanis merito timcnda. Ergo ut iis occurreret Can- 
« tacuzenum cum idoneis copiis per continentem mitlit. Mari vero Lantul- 
« piloni cum valide armata classe festinare jussit ad preoccupanda insidiis 
« locadepressiora, unde in transituramillac Genuensem classem, victorem ex 
« tuto impelimi facere posset. Ivit mature Lantulphus quo imperalum erat: 
« caeterumsapientisincoepti successimi vis maior intercepit. Procella gravis et 
« supra quamvis validarum navium firmilatem vehemens incubuitin classem, 
« tam saeva tamque ineluctabili vi, ut pleraeque naves frangerentur utique; 
« quas ideo subductas in terram Unire pice ac crassamento, caeteraque 
« resarcire cura eius generis necesse fuit. Hac vice rerum Cantaeuzeno 
« indicium deferlur, classem adventare Genuensem. Hoc ilio accepto, auctor 
« est Lantulpho, ut cum navibus octodecim quas habebat solas in mari , 
« caeteris refcclionis necessitate subduclis in terram , subsideret juxta 
« mandatimi Imperatoris circa Promontorium Malei, imminerelque inde 
« in occasionem aggrediendarum ex tuto, si res et occasio ferrei, inox 
« transiturarum Genuensium navium. Sin ei in pra?senti conspectu classis 
« hoslilis aliud suaderet sua paucilas et conscientia infirmitatis certo re- 
« ceptum salularem suis exiguis copiis luto perficeret; classe tota Coronem 
« deportanda: quo cerlus et nulla vi hostili prohiberi facilis, tali locorum 
« siiti cursus erat. Acquievit Consilio Lantulphus; sed cum admotis Ge- 
« nuensibus, plures eos Ionge validioresque cerneret, quam ut capessero 
« cum spe aliqua pugnam contra ipsos posset, Coronem ut constilutum erat, 
« se recepii. Canlacuzenus cura quanlam maximam debuit in classem 
« Romanam collata, ut impune in terram expositos Genucnses didicit, 
« quod unum supererai, expedivit se ac suos ad eos insequendos. Quos 
■ ubi assequi non potuit; Laodiceam deflexit , loto illic conatu bellum cum 



( 70 ) 
« Baimundo geslurus » ( Anna Comneno, Alexiades, Lib. xi; Dulresne, 
Scriptores Byzanlini, pag. 267 e 208). Il Cotrornil di Caffaro deve essere 
il Cantacuzeno. 

20 Lamberto Cheto forse è il Lamberto Guezo Console del Comune negli anni 
li II al 1117; i De-Rodolfo erano fra i primarii della eiltà , e in questa 
famiglia v'ebbero due Consoli dello Slato e cinque dei Placiti. 

Scrive il Serra, Storia dulia Liguria, Discorso 1." « Nell'anno 1100 
• l'imperatore Alessio Comneno, dopo qualche fallo ostile contro i Genovesi , 
« ebbe pace con loro ». E nel Discorso 2.°, annoverando i molli trat- 
tali genovesi colle diverse Potenze nota « Anno 1100. Pace con l'Impe- 
ratore Alessio Comneno ». Non ho trovalo alcuna memoria di questo 
trattato, e nessun documento cita il Serra a tal riguardo: ma nei sovra- 
nominali abbiamo forse i due ambasciatori genovesi che prepararono quella 
pace, e a questa si riferisce per avventura Anna Comneno ove scrive: 
« Al Imperator accepto indicio per Alexium dueem urbis Coryphus mi- 
« narum et molitionum Baimundi, misit exlemplo litteras ad omnes fermo 
« Principes ac Respublicas, Pisas praeserliin , Genuam et Venelias , quibus 
« premunire satagebat omnes et singulos ne forte fallacibus et insidiosis 
« Baimundi circumvenli sermonibus , in parles ejus se abslrahi sincrenl» 
{Alexiades, Lib. xn, pag. 274, Dufresne, Scriptores Byzantini ). 

31 Mauro di Piazza Lunga e Pagano della Volta erano Consoli del Comune e 
dei Placiti dall'anno 1100 al 1102 (Caffaro, Annali). 

sì Caffaro riporla negli Annali la conquista di Tortuosa all'anno 1102. 
Sarei d'avviso doversi adottare questa seconda epoca, essendo questa in- 
dicata anche da Foulcher de Charlres ( //istoria Jlicrosol indiana Cap. 27) 
scrittore sincrono. 

n Oscuro alquanto riesce questo passo per la dicitura assai intralciata e 
che comprende in poche parole fatti accaduti in anni diversi; ma precisando 
le date di quelli, l'oscurità scompare. Giacomo di Vitry e Guglielmo di 
Tiro concordano nello stabilire la fondazione di Monte Pellegrino all'anno 
1103. Accon , qui detta Acharonte, fu presa da re Baldovino colla coope- 
razione dei Genovesi nel 1104 (Foulcher de Charlres, Cap. 50); e Alberto 
d'Aix, ( Lib. ix ) ci insegna che Raimondo, coli' aiuto dei Pisani e Geno- 
vesi s'impadronì nell'anno slesso di Gibe'.lo. Ciò posto, ecco la spiega- 
zione di questo passo. Il conledi S. Egidio dopo la presa di Tortuosa (1102) 
si accinse a stringere d' assedio Tripoli , ed alla disianza di un miglio 
costrusse Monte Pellegrino (1103), ove convennero molti dei cristiani ; ivi 
ebbe il figlio Anfos e stetlevi finché i Genovesi vennero alla conquista di 



( 71 ) 
Accon e Gibeletto, forse Gibello (1104), e quando vennero, quel Conte fu 
con essi finché quelle città furono prese, e della seconda, che era del di- 
stretto di Tripoli , diede la terza parte ai Genovesi, 

Negli Annali Caffaro ripete che Accon e Gibel letto furono conquistalo 
coli' aiuto di quaranta galee genovesi nel tempo della Compagna di quattro 
anni, cominciata il 1.° febbraio 1102, e che Gibello maggiore fu presa du- 
rante la Compagna successiva nell'anno dell'espugnazione di Tripoli (1109). 
A riguardo di queste due città , le quali possono fra loro facilmente con- 
fondersi per la rassomiglianza del nome, è in disaccordo cogli altri cro- 
nisti i quali stabiliscono invece la presa di Gibello nel 1104 e quella di 
Gibelletlo nel 1109. Non pervenne fino a noi la concessione di Raimondo, 
la quale scioglierebbe la questione, però la testimonianza concorde anche 
degli scrittori arabi, i quali narrano che Giblè, siluato al nord di Tripoli 
(che è Gibello, essendo Gibelletlo al sud), si diede, dopo la presa di Ce- 
sarea, di Arsuf e di altre città al Conte di Tripoli (Michaud, Biblionraphie 
des Croisades Part. iv, pag. 16 ) mi fa ritenere che Caffaro abbia con- 
fuso una città coli' altra, e ciò tanto più che Baldovino nel privilegio a 
favore dei Genovesi scritto nel 1105' dice et Gibellum per se ceperunt 
( Monumenta Hisloriae Patriae. Liber Jurium Voi. l.° col. 17). 
u Cioè negli Annali. 

25 Le basi di questi privilegi erano già stabilite tra il re Baldovino ed i 
Genovesi fin dal primo anno del suo regno anteriormente alla conquista 
di Arsuf e Cesarea ( Guglielmo di Tiro, Lib. x, Cap. 14); ma negli anni 
1104 e 1105 vennero riconfermati e redatti in iscritto, e pervennero fino 
a noi (Liber Jurium, Voi. l.° N. vili. ix. x). Le lettere che furono scritte in 
oro nella Chiesa del S. Sepolcro , devono essere quelle riportate al N. ix di 
quella Raccolta, le quali nel Codice sono scritte in caratteri maiuscoli 
parte in inchiostro rosso, e per quelle islesse ci vengono indicate dal Senatore 
Federici nella sua Lettera a Gaspare Sdoppio sulle cose di Genova. Nella 
nostra Cronaca il numero dei bizanli d'oro da pagarsi da Baldovino è di 
DC, ma credo siavi errore, risultando dal Liber Jurium essere CCC sol- 
tanto. Le galee che furono alla conquista di Accon dagli altri cronisti si 
fanno ascendere a settanta ( Foulcher de Chartres , Giacomo di Vilry e 
Guglielmo di Tiro), ma Caffaro tanto qui che negli Annali le dice qua- 
ranta soltanto. 

26 Vedi Monumenta Historiae Patriae. Liber Jurium. Voi. l.° col. 18, N. xi ; 
Bernardo il Tesoriere Cap. 95 racconta, che gli abitanti di Gibelletto, asse- 
diata dai Genovesi nel 1109, conoscendo di non poter resistere, consegna- 



( 72 ; 

tono la città ai capitani del navilio genovese, Ansaldo ed Ugonc Embriaco 
( Muratori, Rer. II. Script. Tom. vii, pag. 738 e 739). 

17 Secondo Guglielmo di Tiro, Baldovino fu eletto Re di Gerusalemme tre 
mesi dopo la morte di Goffredo. Foulcher de Chartres che era capcllano 
dello slesso Baldovino e che lo seguì nel viaggio che fece per trasferirsi 
in Gerusalemme, dico che quel Principe, ricevuti i messaggi che colà lo 
chiamavano, si pose in viaggio il 2 ottobre, passò per Laodicea , ove erano 
i Genovesi, e fu incoronalo il giorno di Natale di quell'anno nella Basilica 
di Betlemme (Cap. xxiv). Si conciliano facilmente i due storici, e qui deve 
intendersi che il nostro Anonimo parli dell'incoronazione. 

28 Vedi Nota 25. 

*? Qui il nostro Anonimo ripeto 1' errore fatto da Caffaro nel riportare la 
presa di Tortuosa all'anno 1101 (Vedi nota 22) e nell' indicare la con- 
quista di Gibelletto insieme col Conte Raimondo, mentre dev'essere Gi- 
bello ( Vedi nota 23 ). 

30 Vedi Caffaro Annali, anno 1110. 

31 L'Autore che scriveva sotto l'impressione della perdita del regno di Ge- 
rusalemme volle qui tosto tracciare tutta la discendenza del Re Baldo- 
vino li, onde preparare il lettore ad intendere le questioni di successione 
in quel regno, che furono, a suo avviso, la cagione principale di quella 
perdita tanto dannosa ai Latini , e con assai precisione stabilisce quella 
discendenza. Raimondo Conte di Poitiers, mediante il matrimonio colla 
Principessa Costanza acquistò il Principato d'Antiochia , che tenne insieme 
alla medesima , e i Genovesi ebbero da essi nell' anno 1144, del loro 
principato il 7.° , la conferma di tutti i privilegi concessi in loro favore 
da Boemondo il vecchio e successori in quel Principato (Liber Juriiun , 
Voi. 1 , N. xcv). 

32 A riguardo di questo fatto commesso a disdoro dei Genovesi, si vedano le 
diverse lettere scritte dai Sommi Pontefici Alessandro IH ed Urbano IH ai 
Re di Gerusalemme, Primati e Principi di quel regno riportate nel Liber 
Jurium Voi. t.° Numeri ccliv, ccxv, cccxxii, cccxlv, cccxlviii, cccl. 

? 3 lursalhius è corruzione della parola composta da Kùp ; abbreviazione di 
Kypes o Kuptog , dominus, che i Greci sogliono premettere al nome pro- 
prio di qualche personaggio, ed Iia/. • Isaadi; perciò negli scrittori di 
quei tempi 1' Imperatore Isacco si trova talora indicato colle parole; 
Tfiursath, Thursac e Thursuchius : il nostro anonimo invece di mutare 
la K in Tli la cambiò in / formandone lursatkius e lursuvhius ( Vedi 
Notte Teudori Douzie in Gcorgii Acropolitw Clironicon Compendiarium 
Cap. ii. Dufresne Scriptores Byzantini, Venetiis, pag. 47. 



( 73 ) 
A memoria d'uomini queste Ire reliquie della Vera Croce esistevano an- 
cora negli ultimi anni dello scorso secolo , quando vennero disperse nella 
spogliazione degli oggetti preziosi dallo Chiese, e soltanto scampò dall'u- 
niversale distruzione quella entro una croce d' argento e di magnifico la- 
voro bizantino, con sopra scolpitevi molte lettere greche, detta attual- 
mente la Croce di Zaccaria. Il Varagine nella sua Cronaca fa menzione 
di questi tre pezzi della Croce, e ne racconta il come pervennero in Genova 
nello slesso modo che il nostro Anonimo. Georgio Stella negli Annali Lib. 1, 
Cap. in ricorda quelle dette di Gerusalemme e di S. Elena , e narra i fatti 
egualmente. Vengono queste rammentato dal Veneroso nel Genio Ligure 
risveglialo (1650) ove dice essere tre i pezzi famosissimi della Croce 
Santa pervenuti in varii tempi in potere dei Genovesi, e nella nota 493 
indica essere quelli di Gerusalemme, di S. Elena e di S. Lazaro di Be- 
tania. Nessuno accenna che alcuna di queste Croci avesse la denominazione 
de' Zaccaria. Ma Bartolomeo Senarega nei suoi Annali all' anno 1496 scrive: 
« asservatur in poenitioribus aedibus Divi Laurentii magno studio et vene- 
« ratione aliquantula pars ligni verae crucis; ea est quam Genliles Zaca- 
« riae ex Graecia delatam tempio majori dicaverant ». E con molta ampli- 
ficaziono presenta l'interpretazione delle lettere greche che nella stessa 
sono scolpite. L'abate Gaspare Oderico scrisse un'assai dotta dissertazione, 
pubblicata nel Voi. ix Saggi di dissertazioni accademiche lette all' Acca- 
demia Etrusca di Cortona, sopra questa Croce e sulla interpretazione di 
quelle lettere; ma non trovando menzionala da Giorgio Stella quella col 
nome de' Zaccaria, opinò che dessa sia stata posta nella Cattedrale poste- 
riormente a quello scrittore ; però non molto dopo , poiché la famiglia 
Zaccaria era già estinta nel 1455. Ma ora che dal nostro scrittore sin- 
crono vediamo che quella di S. Elena aveva le lettere greche scolpite 
sull'ornamento d'argento, e che avevano un significato corrispondente a 
ciò che realmente si trova scritto nella Croce denominala da quella fami- 
glia, sembra accertato che le due Croci non sieno che una sola; quindi 
non esisterebbe più il credulo silenzio dello Stella. 

1 nostri antichi Annali tacciono di tutte le reliquie che con tanta vene- 
razione si conservano in Genova; niuna parola delle Ceneri del Precursore; 
niuna del famoso catino. Soltanto la Vera Croce vi è menzionata due volte, 
la prima all' anno 1235 colle parole: « In fine aulem dicti regiminis de 
« ultima lanuarii vera crux reddita fuil per Ingonem de Grimaldo, quieam 
« acceperat a dicto poteslale ( Pelro de Andalo Bononiensi ) in virlutem 
« Domini Ottonis Ianuensis Episcopi, et Capituli Ecclesiae lanuensis, et 



( 74) 
« indo sunt instrumenta ». La seconda all'anno 1242, quando la vera 
Croce fu portata sopra la Capitana dell'armala navale Genovese contro i 
Pisani che militavano in favore dell'Imperatore Federico Barharossa. Ma 
niuna indicazione del quando quella reliquia fu portala in Genova , nò da 
chi: ma solo all'anno 1204 Ogerio Pane scrive: «In eodem anno cum 
« multi Ianuenses undique congregali cum galeis sex llomaniam intrassenl , 
« inter quas fuit quaedam galea de Portu Veneris , invenerunt quamdam 
« navem de Costantinopoli rcdeuntem in qua caeperunt pecuniac roa- 
« ximam quantitatem et multas reliquias sanctorum, et cruces doininicas 
« et inter se diviserunt, et pars quae galee Porlus Veneris contigli la- 
« nuam adducta et per Ecclesias ut vocabula Sanclorum crani divisa ». 
Questo fallo non può essere che quello in cui fu presa la Croce della di 
S. Elena, combinando perfettamente l'epoca e la provenienza della nave 
predata; e che fra quelle cruces doininicas fosse una reliquia della vera 
Croce risulta da una lettera di Papa Innocenzo 111 (Lib. 7, Ep. 174 ) scritta al 
nostro Arcivescovo relativa appunto a quella preda, ove lagnandosi dico 
the quelli oggetti di valore e roliquic erano a lui diretti dal nuovo Im- 
peratore di Costantinopoli , e descrivendo i più preziosi nota fra quelli 
« duas iconas unam habentem tres marchas auri, et aliam decem mar- 
« chas argenti cum Ugno vivificete crucis el multi» lapidibus preliosis, 

« duas cruces aureas ecc. Belamulus et W cives vestri cum 

« septem galeis in portu de Mothone supradiclo omnia nequiter abslule- 
« runt » (Rainaldo, Continuazione del Baronio Voi. i. pag. 481). Ap- 
punto la Croce tuttora esistente è conlorniala di molle pietre preziose, 
di modochè riunendo la descrizione che della slessa fa il nostro Autore , 
alle parole del prefato Ponteflce ne risulta la descrizione completa dell'at- 
tuale Croce di Zaccharia, rimanendo confermato che la medesima è quella 
dotta anticamente di S. Elena. Inoltre che anche prima d'ora da altri si 
credesse a questa identità Io confessa il P. Remondini nella sua Storia 
Ecclesiastica della Liguria MS. presso di me pag. 222 verso ove dice 
« che da alcuni quelle due Croci vengono insieme confuse ». Sparisce per- 
ciò quel letto di Procusle in cui si trovò 1' Oderico per determinare l'epoca 
nella quale fu deposta in S. Lorenzo tra la morte dello Stella, avvenuta nel 
1422; e il 1455, quando già era estinta la famiglia Zaccaria. 

Quel dotto Archeologo, partendo dall'idea che quella Croce fosse presa 
dalla Grecia nel XIV secolo, e deposta in S. Lorenzo nel XV, credette 
trovare l'Isacco d'Efeso dalle parole greche indicato nell'Isacco Vescovo 
d'Efeso, che resse quella Chiesa non prima del 12G0, e non più lardi 



( 75 ) 
del 1288, menzionato da Pachimelo. Ma qui ei medesimo trova altra dif- 
ficoltà nella forma delle lettore che compongono l'iscrizione, e su quei 
canoni i quali vogliono che somiglianti lettere quadrate e tonde non 
trovinsi così facilmente dopo 1' undecimo secolo. È bensì vero che, non 
trovando egli altro Isacco tra' Vescovi d'Efeso, rigetta questa obbiezione 
dicendo, che queste non gli sembrano un argomento decisivo in contrario: 
ma scorgendo ora noi che quella Croce fu tolta da Costantinopoli l'anno 
1203, quei canoni trovano la loro ovvia applicazione, e quella obbie- 
zione acquista il suo giusto valore. Quelle lettere sono dall' Oderico lette: 
■covro xo Seiov oviXov Bxo§x$ pgy ezexxriVocTO Kfsvov §e ocp^iBuzng 

lice* TCOc7.ai'jì>8ev <xv£xoiivi<j£i>: 
e spiegate nella nostra favella < Quest'arma divina fu già fatta da Barda, 
« indi guasta dal tempo fu rifatta da Isacco vescovo d'Efeso ». Gli eruditi 
nelle cose greche vedranno chi possano essere il Barda e l'Isacco, uno 
dei quali il nostro Anonimo qualifica per Patriarca. Non rimane che dare 
una spiegazione al passo del Senarega; questa può trovarsi riflettendo, che 
egli scriveva al principio del decimosesto secolo quando la famiglia de' Zac- 
caria, già polente un tempo, non viveva più che nella memoria, come 
ei dice, per quella Croce: la solennità per la stessa nel 1496 da oltre 
venti anni era caduta in dissuetudine; laonde piuttosto alla testimonianza 
del nostro anonimo devesi prestar fede, che ad uno scrittore di tanto po- 
steriore. Che poi abbia assunto il nome dai Zaccaria, ciò può essere av- 
venuto, o perchè qualcuno di quella famiglia abbia contribuito a qualche 
ornamento della stessa, o alla istituzione della solennità relativa. 

35 Vedi Liber Jurium Voi. 1 , N. ri ccclxiii e ccclxxiv. Riunisce qui il 
nostro Autore due concessioni separate ; la prima è quella fatta dai 
molti Principi e Baroni della Palestina radunatisi in Tiro dopo la bat- 
taglia di Tiberiade nell'anno 1187, e non si fa ancora menziono del 
Casale di S. Giorgio e del diritto della catena ; la seconda è delli 1 1 
aprile 1190 fatta da Corrado Marchese di Monferrato, costituito da quei 
Baroni padrone di Tiro, ed è qui dove si concedono ai Genovesi molte 
possessioni in quella città ed il diritto della catena. Nello stesso atto, 
è sottoscritto primo fra i testi Ansaldo di Buonvicino, che il nostro Autore 
rammenta poco dopo qual consigliere di Corrado in Costantinopoli, e si 
sottoscrive dicendosi Castellano di Tiro. 

36 Vedi Libcr Jurium Voi. 1, Numero ceca. Anno 1192 in aprile. 
5V Vedi Liber Jurium Voi. 1 , Numero ccccv. 



FRAMMENTO 

DI BREVE GENOVESE 



DEL 



CONSOLATO DE' PLACITI 

SCOPERTO A NIZZA E COMUNICATO ALLA SOCIETÀ 
DAL CAVALIERE 

PIETRO DATTA 

MEMBRO DELLA REGIA DEPUTAZIONE 
DI STORIA PATRIA 



PERGAMENA PRIMA 



i. 



.... autem de ipsis ei salisfecerit — Si quis ianuensis nel de 
districhi ianue uel si extraneus qui nauigct cum ianuensi accusa- 
uerit aliquem ianuensem ad aliquam curiam quod non dedit driclum 
et ille qui accusalus fneril ob hoc dampnum habuerit. quod semper 
presumam si postea coaclus sit drictum soluere. ego faciam ipsum 
accusalorem dampnum ei reslituere uel illi cuius pecunia fueril ex- 
cepto in eo casu quando coaclus fueril accusalor iuramenlo facto 
sine dolo et culpa aliquem accusare. 



( HO ) 



(De) his qui habitaculum ìanue iurauerinl. 

Eos qui habitaculum ianue iurauerinl qui habitant a gesta usque 
roborelum et a iugo usque mare secundum quod delerminalum est 
in breui consulum Comunis prò ciuibus ianue habebo. 

111. 
De marinariis ad stalutum terminimi acep/is. 

Si quis ianue ciuis qui nauem habca! locaucril et ccperit siue 
conduxeril marinarios ad certuni terminum et ad certuni uiagium 
si in terminum ipsum nel uiagium nauem ipsam uendiderit et aliam 
forte comperaueril prò eadem mercede et precio quo locati fuerunl 
uiagium compiere leneantur (el) usque ad terminum constitutum ei 
cxhibere (seruilia) prò conslilula mercede nisi forte ipsius licenlia 
remanseril nel eis uiandam subtraxeril. Si uero plures fuerint par- 
licipes et parles co rum uendiderint el alteram parlem rclinuerinl 
(marinarli qui) tangerent eos qui parlem nauis relinuerint se- 
cundum eorum parlem el numerum cum eis remaneant et ut 
prefinitum est seruilium nauis facianl. Reliqui uero qui langunt 
eos qui uendiderunl secundum parlem quam uendiderunl cum eis 
remaneant el seruilium ... in altera naui si forte comperaueril 
exbibeanl ut prediclum est nisi eorum licenlia remanseril uel uiclum 
subtraxeril eis. Et si alteram nauem uel parlem in altera naui (non) 
comperaueril remaneant marinarii cum ilio uel illis qui nauem re- 
linuerint. Si uero uendilor de nouo uoluerit quod marinarii sui in 
illa naui retinere debeant leneantur emplori secundum quod lene- 
bantur uendilori. exceplo si naufe fueril uendila sarracenis. Si mari- 



( 81 ) 
nani communiter sint accepti el pascantur fiat diuisio sorte secundum 
loca nauis siue per loca. Simililer teneanJur marinarli . . . netare 
nauem in qua uenerint in porlu ianue nec de ea descedere debeant 
donec nauis ipsa non fuerit netata. Si forte aliquis eorum contra 
fecerit et particeps uel parlicipes ipsius nauis ante me reclamationem 
fecerint. ego inferam sibi nomine uindicte solidos x de quanto ac- 
cepero nichil reddam uel reddi faciam ullo modo. 

IV. 

De pecunia ad stalutum terminimi accepta. 

Si quis ad statutum terminimi uel ad statuturum etiam aliqnam 
pecuniam in itinere maris in societale uel accomendalione ani mutuo 
uel aliquo modo acceperit eamque sine insto dei impedimento ultra 
terminimi tenuerit aul in aliud iter eam transmiserit lune quantum 
ipsa pecunia augmentala fuerit absque ullo detrimento, sit salua in 
terra, in bonis ipsius qui eam acceperit el dehinc in anlea ad ra- 
tionem de quinque sex laboret ipsa pecunia. Si uero lucratus am- 
plius fuerit de ampliationis lucro consequatur de (iure) rationem uel 
si eam pecuniam in illud iter non portauerit. tunc sii illa pecunia 
salua in terra et a die societatis uel accomendalionis uel mutui in 
antea laboret ad rationem de v. sex. et si plus lucratus fuerit de 
rebus ab eo portatis de ampliationis lucro tenealur. 

Quod si in reditu pecuniam ipsam retinueril et ad mandatum 
consulum restituere supersederit tam capitale uidelicet quam profi- 
cuum. ego si inde ante me lamentatio facta fuerit diligenter inqui- 
rere tenebor eius mobile ubicumque illud esse cognouero et illud 
ad quem pecunia pertinebit tradam uel tradi faciam. Quod si mo- 
bile non inuenero de immobilibus licet hoc capitulum olim contine- 
retur de simplo tamen ullerius duplum ei tradi faciam. el hec ad- 

ditio facta fuit per emendatores qui fuerunl MCCVH. et id tenere 

io 



( 82. ) 

el defendere ei imiabo. Kt si forte mobile nel immobile non inne 
nero cum infamabo el foreslabo nec cum reslituam nisi primo in 
uoluntate ipsius cuius pecuniam habuit salisfeccrit el coneordaueril. 
transaeliones el concordie quoque el carie facte prò his qui esl(ra 
ianuam sunt absque uoluntate) credilorum uel illius cuius pecunia 
fuerit casse el irrite sint et nullius (ualoris) 



De his qui conlrahunl sine licenlia sodi. 

Si lamenlalio corani me facta fuerit de eo quod socius qui defferl 
uel (mandai in) societalem in quam illc qui recepii societalem ponat 
terciam capitalis el de qua (socielale debeat babere medietatem lucri) 
ad laborandum sine licenlia socii aliam societatem contraxerit uel 
aliud auere aliquo modo susceperil in ianua uel eius districlu ei 
licentiam dabo quod illud profìcuum quod eum conlingal ex rebus 
sibi commissis uel acceplis sine licenlia socii sii de prima socielale 
quando primus socius hoc ignorauerit. Si socius qui uadit laboratum 
sine socii uoluntate pecuniam socielalis uel accomendalionis delu- 
lerit uel miserit in deuelum. ego laudabo quod de loto dampno 
quod inde acciderit socio uel ei qui pecuniam commiseril sibi ipse 
tenealur et efficaciler conueniri possit. 

VI. 

De pecunia in socielale uel mutuo aut accomendalione accepla. 

Si quis in socielale uel mutuo aut accomendalione pecuniam ab 
aliquo uel aliquibus in mari uel in terra suscepit uel susceperil. 
ego habebo uniuersa bona illius habila el habenda creditori uel 
socio aut sociis accomendatario uel accomendalariis uel eorum he- 



( 83 ) 

redibus soleinpniler pignori obligata. et si antequam eam reddat 
morluus fuerit uel uiuus ad inopia m uenerit in quascumque merces 
uel res mobiles siue immobiles pecunia illa sit transmutata uel causa 
emptionis uel alio modo collocata uel expensa. si inde ante me con- 
trouersia facla fuerit inter homines quos in piacilo indicare debeam. 
ego non dimittam prò uxore aut beredibus eius cuius pecunia fuerit 
faciam lotum debitum soluere si de ipsa pecunia uel rebus mobi- 
libus seu immobilibus in quibus sit transmulata uel alio modo col- 
locata uel expensa tantum inuenero. eo saluo quod accomendator 
uel socius eius in mobilia preferatur aliis creditoribus. et uxori 
et numi set in rebus immobilibus aquisilis a tempore societatis 
infra uel accomendationis seu mutui babeanl equale priuilegium cre- 
dilores cum sociis et accomendatoribus et in bis prcferantur uxori. 
Saluo eo quod si quis in bonis debiloris inuenerit rem suam aut 
quondam suam quam uendidit ei. preferatur in ea omnibus credi 
toribus et eciam uxori et nurui. 

Ilem presumam et habebo pecuniam uel rem illam que inuenla fuerit 
in eius mobili a tempore quo pecuniam ipsam acceperit ut dicium 
est processisse uel comparalam esse de pecunia illa ( in mutuo uel 
accomendatione) uel socielale accepta nisi sii res illa de qua ucn- 
dilor nundum sit prelium conseculus. hoc sane inlelleclo quod si 
fuerint plures socii uel accomendalores quod ille potior sit in re 
de qua agelur qui poterli monslrare quod ex re sua uel pecunia 
sua est empia uel processit. El si pecuniam quam supradicto modo 
acceperit in socielale uel mutuo aut accomendatione uastauerit uel 
deuastari feceril quod semper presumam nisi ostenderit amisisse 
sine culpa sua si fuerit a solidis e. supra. si lune ipse cuius pe- 
cunia fuerit personam illius postulaueril eam UH deliberabo si fuerit 
arlificiatus aut ignobilis. si uero fuerit nobilis suspendam illuni ab 
omni officio et beneficio ciuilalis et insuper cum foreslabo nec eum 
reslituam nisi de suo debito ei in sua uolunlate satisfeceril. el si quis 
persona ipsum hospitauerit ego domum quam bospitalus fuerit dirti i 
faciam nisi defendere poterit se liane probationem ignorasse. 



( 84 ) 

Si uero de rebus sibi commissis in societate uel aceoniendatione 
aut muluo uel sorte ex pecunia (illa) emptionem aliquam uel super 
illis contractum aliquem fecerit habeat qui socielatem uel accomen- 
dationem fecit actionem tam in rem quam in personam contra illuni 
cum quo eontraxerit. non nocente sibi capilulo facto super illos qui 
prestanl uel contrahunt cum illis qui in cursum uadunl. quin ille 
qui societatem uel accomendalionem fecerit contra illuni cum quo 
eontraxerit possil pelere totum debitum de quanto sibi attirigli prò 
quantitate sue societatis uel accomendationis iam diclo capilulo non 
obslante. 

Si quis uero cum pecunia uel rebus alicuius iuit extra ianuam 
negoliatum et miseril (ianuam) merces uel res aliquas ego si inde 
ab aliquo socio eius aut accomendalario qui pecuniam ei in socie- 
tate uel accomendatione dederil monitus fuero ut pecuniam sub 
interdicto ponam et in mea potestale accipiam eamque socio uel 
accomendalario producenti ante me publicum instrumentum in quo 
continealur quod res societatis uel accomendationis in eius potestale 
poni debeanl. res ipsas dabo et cedam tamquam sue societatis su- 
scepta tamen ab ilio uel illis idonea cautione reslituendi eam in 
ordinatione consulatus si quis ralionabiliter monstrare poterit quod 
ille res aliunde processemi aut quod sue sint uel empte de pecunia 
sua et si fuerint plures qui similiter hoc postulauerint ut predictum 
est obseruabo. accepta ab eis caulione. Et si aliquis non habuerit 
cartam et probare poterit per lestes se in ilio itinere ei fecisse so- 
cietatem uel accomendalionem idem faciam. 

Si quis 



PERGAMENA SECONDA 



VII. 



... nei testes uel quinque testibus idoneis rationabililer probate 
fuerint uel si niasculinorum duorum testium altestalione dispositio 
defuncti palris uel malris aut aui paterni inter liberos masculini 
uel feminini sexus probetur. eam ralani habebo salua tamen in bonis 
parenlum filiis et parenlibus in bonis fìliorum falcidia, secundum 
quod leges defìniunt. Ila quoque hoc dictum est quod si quis conlra 
testarnentum factum per nolarium prò more ciuitatis ianue per duos 
testes probare uelit. quod non admittatur talis probatio nec prosit 
i Ili qui illas iam produxit. Si quis testarnentum rerum suarum fe- 
cerit contra filios uel descendenles a filiis per carlam et illud pu- 
blici notarii presentia cum testibus reuocauerit uel cassaueril coram 



( 86 ) 

fribus teslibus uel pluribus idoneis disposilionem uel leslamentum 
alicuius momenti prelerea non habebo. si lamentalio ante me uel 
placilum fuerit factum ex eo quoti aliquis alienauerit uel reliquerit 
in ultima uoluntale alicui persone uel collegio rem aliquam in qua 
esset auo paterno uel patri obligatus ego obligationem illam auitam 
uel paternam sequar et preferam alicnalioni quam inde nepos uel 
(filius) contra ullimam ani uel patris uolunlalem fcceril. cxceplo in 
patrimonio mulierum quod uxoribus . . . his que bine retro fuerinl 
maritale et de celerò maritabunlur. 

Si quis filius familias uel filia fecerit teslamentum rerum suarum 
uel dolium seu aliam ullimam uoluntatem firmam babebo et tenebo 
non obstanle eo quod pater babuisset usumfructum de iure in illis 
rebus, salila falcidia filiis. set filia familias si habueril dotes et filios 
non habueril non possil aliquid iudicare sine uoluntale patris ex- 
ceplo quod possil iudicare prò anima sua si habueril palrimonium 
ultra Iibras L. deccnum et a libris quinquaginla infra quinlum et 
patre nolente. 

Vili. 

De rebus defunc/orum ianuam deferendis. 

Si quis nosler conciuis morluus fuerit ultra porlum ueneris et 
ultra naulum et alius nosler conciuis accipiel res illius defuncli 
coram bonis teslibus et ponel in aliquo ligno quod uenlurum sii in 
ianuam uel in districlu uel non. si de rebus conligerit periculum 
uel dampnum et inde querimonia facla fuerit ego absoluam illuni 
qui res illas ut superbis dictum est aeceperit. 

Si nero . . . apud lerras sarracenorum uel per alias diuersas 
mundi partes aliquis ianuensis mori conligerit et ibi disposilionem 
probatam mi per tres testes masculos fecerit firmam habebo si mi 
tesles idonei uidebunlur. 



(87 ) 

IX. 

De occasione postumi nel postume testamento. 

Si quis ab incepta potestaria domini iacobi manerii fecil uel 
de cetero fecerit teslamenlum uel ultimam uolunlalem inler filios 
nulla uenlris uxoris babila menlione siue postumi uel postume seu 
postumorum uel poslumarum nichilominus teslamentum seu alia 
ultima uoluntas sii fìrmum uel firma quamuis poslumus uel pos- 
tuma seu postumi uel postume nascantur. habeal tamen unaqueque 
ipsorum de bonis paternis quantum reliquerit uni de aliis filiabus 
quam uel quas habebat tempore testamenti et si nulli relinquen- 
dum . . . quia nullam lune filiam habebat sit in meo arbitrio et 
trium propinquorum ex parte palris et duorum ex parte malris 
([uanlum habere debeat de bonis paternis. Si propinquos non habueril 
in arbitrio consulalus placilorum sub cuius iurisdictione essel. et, si 
nullum filium tempore testamenti habebat et poslea nalus fueril ei 
poslumus uel postuma tolum relinquilur. Et si fuerit masculus ha- 
beal tantum quantum unus de filiis masculis. Et si alii filii uel 
filie fuerinl obligali a patre per substilulionem uel alio modo eadem 
obligatio inlelligatur facla postumo uel postume et obseruetur in eis 
et eidem uel eisdem sinl obligali poslumus uel postuma el eodem 
modo cui uel quibus alii fuerinl obligali. 

X. 

De paratis profìcisci in longum iter. 

Si aliqua persona cui iuslitiam facere debuero aule me reclama- 
tionem fecerit de aliqua persona que sit parata profìcisci in longum 
iler conquerenti respondere compellam nisi iuraueril quod infra 



( 88) 

dies Vili, ex quo per me uel missum meum fuerit appellatus cre- 
da! se mouere et ire in illud iter in quo casu dilationem ei dabo 
coinpeteulcm secundum iuris ordinem et consueludinern ciuitatis 
primo inde facta lamentatone et pignore bandi dato et si ab aliqua 
parte requisitimi fuerit sacramentimi calupnie eos inde subire com- 
pellam quando placitum fuerit a libris X supra a libris nero decem 
infra sit in nostro arbitrio. Si uero instrumentum publicum aduersus 
eum produxerit de rebus illis . . . . querimonia fuerit lune respon- 
dere compellam quod de debito ilio ei satisfaciat nisi ei uoluerit 
contradicere et iurauerit quod infra dies Vili ex quo appellatus 
fuerit ut prediclum se mouere credat prò ilio uialico prò quo pro- 
fìcisci paralur lune admonebo illuni si polero quod dimitlat siue 
constitual idoneum suum procuratorem prò quo in illa causa idonee 
caueal iudicatum solui. 

Quod si non ita procuratorem dimiserit audiam rationes actoris uel 
presenlis et diffmiam et iudicabo si lamen questio fuerit de re im- 
mobili et ipsum quem ila cognouero paralum ire in Iongum iter 
usque ad dilationem sibi datam expeclabo si placitum istud non 
esset inceptum. Et si finita dilalione ipse uel eius procurator quem 
dimiserit non esset presens in causa ego causam ipsam audire et 
diffinire tenebor si pars aduersa (amen procedere uoluerit. 

Si vero placitum illud erit inceptum et in processimi tunc pro- 
curatorem illum quem paratus ire in Iongum iter dimiserit in 
causa nulla ei dilatio data adori respondere compellam et quod in 
omni causa siue publicum instrumentum inde appareat siue non 
dominus prò suo curatore quem dimiserit iudicatum solui idonee 
caueal de re mobili. Quod si reus facere uoluerit ea que dieta sunt 
id quod aclor conlra eum proposuerit secundum tcnorem sui instru- 
menli ratum el firmum habebo et id ei laudano si uoluerit et possit 
inde ei tradam de rebus illius ubicumque fuerint. Si uero aclor iura- 
mentum dilfinilum in prescriptis casibus reo detulerit et reus illud 
facere recusaueril tunc illud adori deferam et placitum iudicabo. 



( 89 ) 

XI. 

De non mutuando, pecunia. 

Ego laudabo in publico parlamento secundum nel IH. quod fe- 
cero quod nulla persona nostre compagne del muluam pecuniam 
prò milite exlraneo uel prò soluendo debito ipsius neqne del mu- 
luam pecuniam alicui ianuensi uel de districlu ianue accipienti prò 
milite exlraneo uel prò debito eius soluendo. Si uero debitor coactus 
soluerit debilum et propter factam solulionem ante me fecerit la- 
menlalionem aut aliquis prò eo compellam creditorem ipsum debilum 
reddere debitori uel suo misso. Si ipse debitor probare poteril 
quod crediior sciret pecuniam prò extraneis mililibus captam esse, 
si autem probare non poterit et creditor iurare uoluerit quod non 
sciebat nec credebat pecuniam suam prò extraneis mililibus uel 
debito eorum soluendo ex mutuo quod aliquando eis factum fueril 
non muluaueril. in hoc casu non noceat hoc capitulum creditori et 
exceplo si iurare poteril se islud capitulum et laudem ignorasse, 
laudabo et quod nolarii leneanlur aduersus ianuenses quibus con- 
traclus de celerò fecerint de mutuo in quo iuramentum continealur 
sub eodem iuramenlo scire si prò mililibus extraneis illam pecuniam 
mutuauerinl el si conslilerit quod illud mutuum faciant prò mililibus 
extraneis sicul dicium est contraclus illos et carlas non faciant et con- 
tra huius capiluli tenorem mutuanli uel fidem iubenli libras XV 
auferam. 

XII. 
(Il nidlus ianuensis compellat alium ad exlraneam curiam. 

Laudabo publice in parlamento quod nullus ianuensis appellet 
aliquem uel alìquos ianuenses in exlraneis lerris ad extraneum in- 



( 90 ) 

dicem aut extraneam curiam de aliquibus contenlionibus siile brigis 
quc inter cos emcrgissent. Et si quis contra hoc fecerit et dampnuni 
aliquod in persona uel pecunia uocati uel uocale ad extraneum iu- 
dicem contigerit de rebus illius uel illorum qui contra hoc fecerint 
restituere faciam bona fide si poterò, et socio eius siue accomen- 
dalario cui dampnum contigerit de pecunia ci commissa qui uocalus 
fuerit ad extraneam curiam. excepto in eo casu quando ianuensis 
consulalus forlassis in ea terra non essel et ipse aduersus quem 
agerelur iustitiam conquerenti exhibere nollet. et hoc in duorum uel 
trium ianuensium laude qui ibi essent et tribus uicibus ab eo ci- 
tatus esset. uel si consul esset in illa terra et reus nollet sub con- 
stile facere rationem lune liceal sibi ad iudicem siue curiam ipsius 
terre suam querimoniam deponere absque pena huius capituli. 

Ut autem ualidiora in perpeluum teneantur laudem in registro 
scribi faciam et testari si laus illa in registro comunis scripta non 
esset. uidelicet quod perpetuo firma sit et inuiolata seruetur. eo 
saluo quod si ille qui socielatem uel accomendationem suscepit 
uel alio modo ab aliquo ianuensi cui pecuniam debeai noluerit re- 
stituere socio presenti et conquerenti seu procuratori suo literas 
consulalus exhibenli aut ex illis facere et slare ad rationem et ordi- 
nalionem ianuensium consulum qui destinantur ad terras in qua 
nel quibus fuerint uel si ibi non essent in laudem duorum uel 
plurium ianuensium idoneorum qui presentes fuerint tunc impune 
possit apud illam primam curiam querimoniam deponere. Nisi cum 
ilio se coneordauerit 



SUL FRAMMENTO 

DI BREVE GENOVESE 



SCOPERTO A NIZZA. 



RELAZIONE 



LETTA ALLA SEZIONE ARCHEOLOGICA 



DAL SOCIO 



CORNELIO DESIMONI. 



PARTE PRIMA 



Il Frammento di Statuto Genovese, di cui per onorevole vostro 
incarico prendo a ragionare *, è scritto su due fogli membranacei 
non aventi fra loro relazione immediata; e contiene in tutto dodici 
disposizioni legislative ossia capitoli , quattro dei quali , perchè posti 
a capo o in fine di ciascun foglio , rimangono interrotti e di senso 
incompiuto. 

* Questo Frammento venne testé pubblicato da! Signor Dalla fra i docu- 
menti nel suo pregevole Opuscolo: — Delle libertà del Comune di Nizza — 
Libri due — Nizza. Tip. Caisson e Comp. 1859. — La lezione delle Per- 
gamene è talora viziata o illegibile; ma io ho potuto correggere qualche 
menda e supplire più lacune coli' aiuto degli analoghi Capitoli che si trovano 
nelle leggi del 1414 — Le parole da me interpolate posi fra parentesi. 



( M ) 

Dei dodici Capitoli uno appartiene al diritto pubblico interno; 
tre al diritto esterno; quattro al commerciate-marittimo; e quattro 
al diritto e procedura civile. 

È di diritto pubblico interno la disposizione che estende la cil 
ladinanza genovese e i privilegi , che ne derivano , a lutti gli abitanti 
dall'Appennino al mare, e da Rovereto ( presso Chiavari) fino al 
fìumicello Gesta o Laestra ( oltre Voltri ) \ 

I Capitoli di diritto pubblico esterno divietano ai Genovesi 1.° Di 
prestar danaro a militi stranieri o pel pagamento dei loro debiti; 
2.° Di accusare ad uno straniero tribunale i connazionali che non 
avessero colà soddisfatto i diritti di dogana ; 3.° Di far chiamare in giu- 
dizio un genovese in terra ed innanzi ad Autorità straniera , quando 
risieda ivi un Console nazionale, od almeno vi si trovino due o più 
Genovesi idonei ad essere costituiti arbitri della quistione **. 

Appartengono al diritto commerciale-mariltimo i Capitoli riflet- 
tenti il pagamento de'mului, le accomandite, le società di terra e 
di mare, il divieto di contrarre nuove società o imprendere nuovi 
traffici senza il consenso del primo socio; e l'obbligo che corre 
ai marinai di servire fino al termine convenuto sia collo slesso pa- 
drone in altra nave, sia nella stessa nave con altro padrone secondo 
i casi previsti "\ 

Finalmente sono di diritto e procedura civile le disposizioni in- 
torno ai testamenti, alla loro forma e validità, e intorno al modo 
di procedere contro i debitori che si accingono a lungo viaggio *"*. 

Ove ci piacesse considerare il contenuto di codesti Capitoli in confronto 
allo stato presente della legislazione, dovremmo invero riconoscervi 

* V. Capitolo ii. 1 Capitoli veramente non sono numerati nelle due Per- 
gamene Nizzarde, ma la numerazione fu aggiunta ad esempio del Cav. Datta 
per comodo delle citazioni. 
** Capp. i. xi. xii. 
"* Capp. in. ìv. v. vi. 
**** Capp. vii. vili. ix. x. 



( 95 ) 

nelle materie di gius pubblico e commerciale una severità straor- 
dinaria che sa di barbaro; ma, ollrecchè era questa una pecca ge- 
nerale di quei secoli e maggiore presso gli altri popoli contempo- 
ranei, giova avvertire eziandio, come siffatta severità trovasse la sua 
ragione o almeno una scusa nelle peculiari condizioni d'una Repub- 
blica qual era Genova, quanto potente al di fuori, altrettanto ristretta 
di territorio al di dentro, insidiata e guerreggiala da forti rivali; 
onde dovea far consistere la sua salute nell'energia dell' impero e 
nella unificazione spontanea o forzata delle sparpagliale sue forze 
maritlime-commerciali. 

E ciò è lanlo vero che nei Capitoli attinenti al gius civile , ove 
cessa questa ragion di Stalo, non solo non appare traccia di ecces- 
siva severità, ma troviamo anzi condotte ad una maggiore equità 
le stesse leggi Romane pur tanto e giustamente commendate. E di 
fatti, a lacere delle agevolezze accordale ai testamenti di famiglia 
o a quelli fatti in terra straniera, basti qui notare l'abrogazione 
che fa il nostro Statuto delle leggi 5. Digesti Lib. 28, Tit. 3. e 
1. Cod. Lib. 6, Tit. 29, colle quali si dichiaravano rolli i testamenti 
dal sopravvenuto nascimento d' un figlio o d' un postumo , non pre- 
veduto nel testamento medesimo ; laddove il frammento , non senza 
assicurare al nuovo nato un'ampia legittima sulla paterna succes- 
sione, lascia nel resto ed in certi casi sussistere il testamento; prov- 
vedendo così ad un tempo e alla naturale equità, e al più ampio 
diritto dei cittadini di disporre ad arbitrio dei proprii averi. E cotesta 
abrogazione di legge Romana fu mantenuta invariabile nello Statuto 
Genovese, ed è implicitamente ammessa dal Codice Francese, e dal- 
l' Albertino. 

Io non mi propongo ora di scendere alla particolareggiata espo- 
sizione di ciascun Capitolo : dappoiché essendosi trasfusa la sostanza 
de' medesimi con poche varianti di compilazione nelle successive 
leggi Genovesi del 1414, delle quali un bel Codice MS. cartaceo 
sincrono conservasi nella Biblioteca dell' Università ; slimerei opera 



( M ) 

assai più fruttuosa il porre a disamina, anziché pochi e sconnessi 
capitoli, l'intero corpo di leggi; affine di rilevarne il valore legis- 
lativo e sociale comparalo colle istituzioni patrie , e consideralo come 
vincolo fra le più antiche e le più recenti legislazioni. Ma e così 
facendo uscirei troppo dai limiti del mio compito, e sarebbe questo 
un lavoro di lunga lena, meritevole di più profondi e più posati 
sludi che a me per ora non sia concesso di fare. II perchè mi re- 
stringerò qui a notare le varianti che dissi correre tra la compi- 
lazione del Frammento e quella delle leggi del 1414; varianti che 
ci tramandano l'impronta delle mutazioni sopravvenute negli Insti- 
tuti o nella fortuna politica della Repubblica , e ne somministrano 
con ciò slesso il filo per determinar l'epoca del Frammento; il che 
era uno fra i principali quesiti proposti alle presenti ricerche. 

Ed in prima apprendiamo dal Capitolo ix che l' abrogazione 
della legge Romana sui testamenti, di cui sopra è parola, ebbe ori- 
gine sotto la podesteria di Jacopo Maineri * milanese di famiglia 
illustre in patria per pubblici uffizi e consolati più volle so- 
stenuti. Or siccome il Maineri fu Podestà nel 1195, è chiaro che 
il Frammento è posteriore a quest'anno. Non è però da reputare 
posteriore di molto, dove si consideri che il tempo di questa po- 
desteria viene indicato nel Capitolo senza più precisa designazione 
di dala, quindi come abbastanza fresco nella memoria del popolo. 
Per contro le leggi del 1414 nel conservare la sostanza dell'abro- 
gazione ommellono di aggiungere, quando o da chi ella avesse prin- 
cipio; e con ragione; che era allora cessato da gran tempo il bisogno 
di distinguere fra certi testamenti fatti prima o dopo del 1195 per 
dedurne effetti giuridici opposti. 

Il Capitolo iv ci avverte di una seconda variante alle leggi ante- 

* ... si quis ab incepta potesleria domini iacobi manerii, ecc. Veramente 
nella Pergamena si legge « iacobi inanelli » ma è questo un errore evidente , 
perchè non vi fu mai un Manezzi Podestà, ma vi fu un Jacopo Maineri. 



( 97 ) 

riori falla nel 1207, per cui fu elevata a doppia somma l'indennità 
dovula al creditore non soddisfatto nel termine convenuto * ; di 
che si ritrae che il Frammento è ancora posteriore all'anno 1207. 

Ma se il riscontro di esso colle leggi antecedenti ci ha fornito il 
limile che determina la sua massima antichità, d'altra parte il pa- 
ragone colle leggi ed istituzioni susseguenti ci somministra il limite 
opposto, voglio dire la massima sua modernità. 

E dapprima il frammento non può essere stato compilato dopo 
l'anno 1257 quando, aboliti i privilegi de' nobili, il popolo fu crealo 
( per usare una energica frase degli Annalisti ) , cioè entrò al po- 
tere politico colla elezione del primo capitano Guglielmo Boccanegra. 
Di fatti le leggi del 1414 alla rubrica « de pecunia in socielate vel 
mutuo vel accomendalione accepla », contengono la seguente disposi- 
zione : « si quis pecunia-m quam . . . acceperit in socielate vel mutuo 
aut accomendalione vastaverit... lune si ipse cujus pecunia fueril 
personam illam (debiloris) postulaverit , illuni ei deliberei magi- 
strata, vel foresta, neque restituat nisi de suo debito in voluntale 
salisfaciat creditoris ». 

Cerchiamo ora la stessa rubrica nel Frammento al Capitolo vi, e 
troveremo : « et si pecuniam quam . . . acceperit in socielate . . . va- 
staverit... lune si ipse cujus pecunia fueril, personam illius po- 
stulaverit, eum ipsi deliberabo si fuerit artifici atus alt ignobilis; si 

VERO FUERIT ISOBILIS SUSPENDAM EUM AB OMNI OFFICIO ET BENEFICIO CIVITATIS 

et insuper eum forestabo... Ecco adunque nelle leggi del 1414 una 
sola sanzione penale minacciata egualmente a tulli i cittadini senza 
distinzione di classi ; mentre in questo Capitolo vi diversa è la pena 
degli ignobili e degli artefici da quella inflitta ai nobili, e la pena 
dei nobili prova che godevano essi in quel tempo la privativa degli 
uffici pubblici. Ma siffatto privilegio essendo cessato colla rivoluzione 
del 1257, se ne chiarisce anteriore il Frammento Nizzardo. 

* Cap. iv. et haec addillo facto, full per emendatore* qui fuerunt mccvii. 

n 



( 98 ) 

Questa conclusione viene rafforzala dal Capitolo xi ' in cui si 
accenna alla Compagna Genovese tuttora esistente; la quale Com- 
pagna appunto, come vedremo più innanzi, sorta coi Consoli del 
Comune e continuata coi Podestà soggiacque contemporaneamente 
alla creazione del Capitano del popolo. 

Ed è confermata da più altri luoghi e Capitoli dove si fa men 
zione del Consolalo de' Placiti, come di Autorità giudiziaria allora 
in vigore ". Or sappiamo che i Consoli dei Placiti aboliti prima- 
mente nel 1217 furono più volte ristabiliti, finché cessarono al 
tutto non molto dopo l' istituzione del Capitano del popolo. 

Continuando l'esame del Frammento corrono all'occhio altre espres- 
sioni che l'intervallo della data di lui fin qui oscillante tra il 1207 
e il 1257 circoscrivono ad assai più breve periodo. Così al Capi- 
tolo vili prevedendosi il caso di morte d' un cittadino avvenuta al di 
là di Portovenere e di Noli , si fa conoscere che di quei tempi il ter- 
ritorio Genovese stendevasi non interrotto soltanto dall'uno all'altro 
dei luoghi predetti. Ma questo distretto territoriale deve essere an- 
teriore al 1228; perchè solamente in questo anno la Repubblica 
si dislese largamente al di là di Noli mediante l'acquisto fatto dai 
Marchesi di Clavesana di Diano, Cervo, Porlomaurizio ed altre molte 
terre della Riviera occidentale, formanti un territorio non interrotto 
e contiguo all'antico Genovese distretto. 

Però la più precisa indicazione di dala del nostro Frammento 
rilevasi dal Capitolo h dove si parla del Breve de' Consoli del Co- 
mune come tuttavia in verde osservanza "\ E siccome tale Magi 



* Ego laudabo... quod nulla persona nostre compagne... 
** Cap. vi. Si controversia facta fueril ante me inter homines quos in 
placito judìcare debeam: e più sotto: suscepta idonea cautione restituendieam 
in ordinalione consulalus. E al Cap. ix: in arbitrio consulatus placitorum 
sub cujus jurisdictione esset. 
*** Seeundum quod determinatimi est in brevi consulum comunis. 



( 99 ) 

strato cessò al lutto nel 1217, così è forza conchiudere che prima 
di quest'anno il Frammento fosse compilato e posto in vigore. 

Di che finalmente si può fermare la ricercala epoca della compila- 
zione tra gli anni 1207 e 1217; per conseguenza in un decennio non 
troppo lontano dalla podesteria di Jacopo Maineri, come ero già an- 
dato per altra via deducendo. E si può a buon diritto caralterizzare 
il complesso di questi Capitoli come parte di un Breve consolare 
de' Placiti. È da notare in genere che, dove il Frammento nomina i 
consoli o il consolalo, le leggi del 1414 sostituiscono sempre la 
parola magislralus. 

Coglieva dunque nel segno l' ottimo nostro Presidente, quando 
nel comunicare alla Sezione questo documento avvisava essere assai 
probabile, che esso fosse stato recalo a Nizza nell'occasione che 
questa città fece alto di dedizione o di alleanza colla Repubblica. 
Di cotali atti ne conosciamo due ; uno del 1215 quando il Comune 
di Nizza giurò la Compagna di Genova , e si obbligò a far per lei 
l'oste e la cavalcata, e dar la sua parte di colletta marittima; il 
secondo dell'anno 1229, quando i Consoli e più cittadini Nizzardi 
fecero spontanea dedizione della loro Città a' Genovesi. Siccome però 
questo secondo atto non ebbe alcun effetto , perchè Nizza poco prima 
era slata conquistala e fu quindi innanzi signoreggiata dal Conte 
di Provenza *, così è da credere che fino dal 1215 Genova comu- 
nicasse ai Nizzardi il suo Breve consolare dei Placiti. Ed era in- 
fatti consuetudine della Repubblica imporre alle città e terre, che 
le si assoggettavano, le proprie leggi segnatamente nelle più im- 
portanti materie che toccano il diritto pubblico, commerciale e ma- 
rittimo; della quale unificazione fu da me esposto sopra il motivo. 
Ancora un'osservazione mi si consenta di fare sulla forma gene- 
rale di espressione, onde i nostri Capitoli si differenziano dalle leggi 
del 1414. Ed è, che dove queste leggi indicano costantemente l'Au- 

* V. Opusc. cit. del Datta, pag. 68. Caffar. anno 1*215. Jur. \ , col. 870. 



( 100 ) 

turila Giudiziaria nel modo grammaticale imperativo, ed in persona 

terza: Magistratus facial , habeal, laudet ecc; nei Capitoli al con- 
trario la stessa Autorità parla in persona prima e nel tempo futuro 
del modo indicativo: ego faciam, habebo, laudabo, lamenlalionem 
recipiam ecc. La quale diversità d'espressione per mio avviso non è 
puramente grammaticale, nò di leggiera importanza; ina racchiude 
in sé un essenziale significato, come quello che ha radice nell'in- 
tima costituzione del Comune e nei mutamenti politici del 1257. 

Per far ben comprendere il mio pensiero gioverebbe qui risalire 
alle origini e successivo svolgimento della Compagna ; ma riservando 
a luogo più opportuno siffatta ricerca che non può compiersi in 
breve giro di parole, basti per ora notare quello che del resto 
è incontroverso, essere slata la Compagna un'associazione giurala 
di persone aventi egual diritto, azione e voce neh' amministrare 
la cosa comune *; ma deleganti le cure supreme, che richiedono 
unità ed efficacia, ad un Magistrato di breve durala; il quale Ma- 
gistrato fu scelto dapprima fra i socii , indi affidato ad uno stra- 
niero come mandatario dell'associazione; e si chiamò nel primo caso 
il Consolalo, nel secondo il Podestà. 

Ciò posto, mi sembra chiaro il perchè siasi usata durante la 
Compagna la forinola « habebo, faciam, recipiam » ecc. I Brevi e 
Capitoli emanali dal Magistrato non erano allora vere leggi rimpello 
ai socii; non esprimevano cioè un comando da superiore ad infe- 
riore, ma erano piuttosto l'espressione di una promessa giurata, 
che contraeva il socio Console verso i colleghi, o il Podestà man- 
datario verso i mandanti , di far eseguire le disposizioni prestabilite 
dalla Compagna , unico superiore e legislatore. Dunque il Magistrato, 
giurando il Breve, invece di comandare, prometteva eseguire; in- 
vece di obbligar gli allri, obbligava se stesso 2 ; e perciò in luogo 

* V. Raggio, Note alle leggi del lì io. — Montini. Hist. Patr. Leges Municipates 
co!. 2S7. — e Cibrario, Economia politica del Medio Evo pag.3!i, l. a edizione 



( 101 ) 
della forma imperativa adoperava giustamente la indicativa col tempo 
futuro e la persona prima. 

Perciò anche quest'ultima forma non è particolare al Breve con- 
solare di cui mi occupo, ma è generale a tutto il periodo che durò 
la Compagna; la quale svolgendosi in tre rami, dei Consoli mag- 
giori pel Governo, dei Consoli dei Placiti per l'amministrazione 
della giustizia, e dei singoli membri considerali come parte del 
corpo politico, produsse tre maniere di Brevi rispondenti a codeste 
tre divisioni ed improntati lutti della medesima forma grammati- 
cale. Fra i numerosissimi giuramenti di Brevi, che ad ogni mutar 
di Compagna o di Ufficiali ebbero luogo, ce ne vennero conservati 
Ire, che sono per gran ventura un esempio di ciascuna maniera. 
Il Breve pei membri della Compagna del 1161 fu desunto dagli 
Archivi Generali del Regno, e pubblicato dal chiarissimo Comm. Ci- 
brario * : ma è vivo desiderio di più d' uno fra noi , che questo 
importante documento venga inserito tra gli alti della nostra Società. 
— Il Breve de' Consoli del Comune per l'anno 1145 fu pubblicato 
dalla Regia Deputazione di Storia Patria " per opera del nostro 
dotto concittadino Professor Raggio, il quale, oltre all'aver posto 
ogni cura nel ristabilire l'esalta lezione del lesto, Io corredò di 
noie assai pregevoli per eleganza d'esposizione e giustezza di con- 
celti. — Del Breve consolare de' Placiti, che si credeva irreparabil- 
mente smarrito, fu primo a dar contezza l'Egregio Presidente della 
noslra Sezione di Storia Avv. Canale ; il quale ebbe il merito di sal- 
vare in buon punto da mano ignorante e pubblicare un bel Fram- 
mento membranaceo che abbraccia tulle le rubriche di un tal Breve, 
e ne porge per disleso i primi quindici Capitoli "*. 



* Storia della Monarchia di Savoia Voi. t. pag. 515. 

* Monuin Hist. Patr. Lcges Municipales col. 241 e seguenti. 

*** Vedi la sua lodala Storia de' Genovesi (l? edizione) Voi. 2, pjig. 31!'<, 
Voi. i, pag. 2S3-Ì90, 



( 102 ; 

La rivoluzione del 1257, come fu dello più volle, mutò la forma 
politica della Repubblica introducendo al potere il popolo; questo 
terzo elemento, che già latente nello stadio della dominazione dei 
Marchesi, prese ad agitarsi sotto la Compagna Aristocratica, ed 
armato come braccio a difesa di parli non sue, acquistò coscienza 
della propria forza e volontà di valersene a proprio vantaggio. 
Senonchè , come suole il popolo ottenuta la vittoria presto deporre 
la propria autorità nelle mani d' un rappresentante , che in nome 
di lui diventa assoluto signore ; così anche in Genova ebbe luogo 
allora quella specie di legge regia, con cui raccontano essere slata 
trasferita dal popolo Romano la piena autorità nell'Imperatore; anche 
in Genova cioè venne investilo il Capitano del popolo di potere asso- 
luto e superiore ai Capitoli, siccome nolano espressamente i nostri 
Annalisti 3 . Di che avvenne che sollanlo d'allora in poi le disposi- 
zioni emanale dal Supremo Magistrato rivestissero l'essenziale carat- 
tere della legge , il comando ; e cosi fossero espresse nel modo im- 
perativo e colla forma per lo più impersonale. 

Sono di ciò prova le leggi non solo del 1414, ma e quelle inedile 
del 1404, e del 1375, e lutti gli Stalliti e disposizioni legislative stam- 
pate, fra le quali le norme per l'uffizio di Gazeria sancite fin tlal 
principio del xiv secolo , e pubblicate nei Monumenti di Storia 
Patria ". Che se giungansi a scoprire Statuti anche più antichi 
purché posteriori alla signoria de' capitani del popolo, io porto ferma 
credenza per la ragione sopra allegala, che anch'essi abbiano a ri- 
vestire quest'ultima forma grammaticale, e ne ho già un barlume 
in alcuni brani da me rinvenuti di un Breve anteriore certamente 
al 1 300. Cotesti brani , benché appena intelligibili per la loro bre- 
vità e frequente interruzione di senso, hanno però il pregio di se- 
gnare a quando a quando l'ordine delle materie e delle pagine, e 



* Lcgcs Municipale» — Imjtoskio oflicii gazane — la più antica è del 1501 
Vedi col. 344 



( 103 ) 

la data del Codice da cui furono trascritti. E leggendone il conte- 
nuto, tosto potei convincermi che essi fanno parte dello slesso Breve 
e dell' identico Codice, il cui Frammento accennai rinvenuto dal Si- 
gnor Canale. Il quale ricercando l'epoca della sua compilazione, credette 
poterla ascrivere al 1143, od almeno antecedentemente al governo 
del Podestà; né io sarei stato lontano sulle prime dall' abbracciare 
il suo avviso anche per altre ragioni che non accade qui esporre. 
Ma poscia considerai che l'intiero Breve è diviso in libri, e che dal 
secondo libro in poi progredendo i Capitoli per ordine di tempi più 
che di materie, vi si fa cenno più tardi del governo del Podestà 
e del 1258, e si chiude il quinto libro con disposizioni emanale 
negli anni 1288-1290-1292. Ora la distribuzione dei Capitoli in più 
libri (secondo che nota il continuatore del Caffaro) essendo un primo 
trovato di Jacopo Balduino che fu Podestà nel 1229, è mestieri am- 
mettere , che , se i primi quindici Capitoli del primo libro appar- 
tengono forse in origine ad un Breve consolare del secolo dodice- 
simo, non pertanto la incorporazione di quelli nel Breve scoperto 
dal Sig. Canale non potè essere operala che dopo il 1229 e prima 
del 1300 \ 

Né è da fare le meraviglie se, ad onta della cura che vi avranno 
poslo gli emendatori per togliere le intrinseche ripugnanze e dare 
unità al Breve, appaiano pure, a chi sottilmente vi badi, mante- 
nule disposizioni antiquate, se non anche contraddittorie. Perocché, 
lasciando da parte essere questo un difello troppo ordinario delle 
legislazioni, imporla rilevarne la cagione principale nella lotta Ira 
gli antichi e i nuovi interessi sempre ostinala , nelle preoccupazioni 
e neh' orgoglio di casta , che cerca d' illudersi , spera arrestare il 



* 1 Capitoli del Frammento Nizzardo si trovano enunziali tutti nelle ru- 
briche del Breve scoperto dal Canale ad eccezione del Cap. x. de paratis pro- 
fìcisci eie. il quale non è nemmeno nelle leggi del liti, ma non se ne può 
fare il confronto mancandoci il testo. 



( 104 ) 

corso prepotente della natura e far risorgere i cadaveri anche quat 
triduani. Del che abbiamo un illustre esempio nella legislazione 
Romana delle dodici tavole , dove , in contraddizione alle note favole 
che la considerano come sorta tutta d'un pezzo e modellata sulla 
greca sapienza , videro gli eruditi più sagaci uno screzio simile al 
sovraccennalo, effelto non dubbio di simile causa; un indizio cioè 
della lolla tra' patrizi] e plebei dell'antica Roma, delle loro reciproche 
diffidenze ed alterni trionfi, delle brevi tregue strappale alla stan- 
chezza, e dell'insidioso addentellalo alla ripresa delle ostilità. 

Ritornando al Frammento Nizzardo, è chiaro essere desso uno 
fra i più antichi documenti di patria legislazione che ci sieno per- 
venuti, e sono perciò da porgere sentile grazie ai Signori Dalla e 
Tola che lo comunicarono; al Cav. Dalla che dalle rive del Varo 
mandò primo un cortese saluto, e una parola d'incoraggiamento 
alla nostra nascente insliluzione; al Cav. Tola che dalla generosa 
Sardegna qui venuto a sostenere un allo uffizio, si fece noslro al 
tutto per comunanza di studi e d'affetto; lodevole, non sai più, 
se per l'ottimo indirizzo dato alle cose archeologiche, in ch'egli è 
maestro; oppure per lo zelo operoso, con cui caldeggiò il buon 
andamento dell' intera Società. Ed io confido che quest'esempio frulli 
una lunga onorevole gara di esterne ed interne ricerche, e con esse 
la notizia il più possibile compilila , e la pubblicazione di tanti do- 
cumenti storici che giacciono negli archivj ignoti o non curati. Né 
è scarsa per fermo o di poco momento la messe che se ne può 
ripromettere un ingegno fornito di agio e pazienza proporzionala 
all' impresa. Dappoiché ( tenendomi sempre alla sola parte legis- 
lativa) fu veduto di sopra, come il Frammento Nizzardo, e quello 
pubblicalo dal Canale sono lacere membra che aspellano di ricon- 
giungersi al loro corpo chi sa dove sepolto: con che si compierebbe 
la storia della legislazione Genovese fino al morire del secolo tre- 
dicesimo. E forse questa aspettazione sarà in lutto o in parte appa- 
gata colla pubblicazione di un Breve o Statuto dello slesso secolo che 



( 105 ) 

mi si assicura essere sialo scoperto recenlemenle dal chiarissimo 
Cav. Promis, Bibliotecario del nostro Augusto Sovrano. Passando al 
secolo successivo, non credo, sia nolo fra noi che esistono tuttora, 
sebbene inedili, gli Statuti compilali in cinque libri sotto il Dogato di 
Domenico Campofregoso, de' quali due copie cartacee una più, una 
meno compiuta mi vennero falle vedere negli Archivj del Regno in 
Torino dal cortesissimo Cav. Combelli. I Capitoli che si potrebbero 
chiamare dell'annona o delle grasce falli nel 1383 sollo il Doge 
Leonardo Monlaldo ci furono scoperti, non ha mollo, dal nostro 
Segretario Generale ed amico mio Agostino Olivieri * tra i MSS. 
della Biblioteca Universitaria. Il quale notò pure pel primo l'esi- 
stenza ivi del Codice inedito contenente le leggi civili e crimi- 
nali del 1414, e le rilevanti variazioni che corrono fra esse, e 
lo Statuto Genovese impresso dal Visdomini nel 1498 **. Di queste 
leggi del 1414 ond'ebbi più volte qui addietro a discorrere, come 
termine di confronto col Frammento Nizzardo, credo, abbiasi il ma- 
noscritto ufficiale in un bel codice membranaceo, che il Cavaliere 
Cepollina mi additò nel nostro Archivio Governativo a cui sì meri- 
tamente presiede. Di gran lunga più note e reperibili in quasi tutte 
le Biblioteche sono le leggi politiche del 1413, e quelle del 1443. 
Pure nemmeno esse vanno ancora per le stampe , e quando se ne 
voglia far 1' impressione , gioverà consultare per le leggi del 
1413 il Codice membranaceo autentico che ne possiede l'egregio 
Giureconsulto Cav. Ageno tra i suoi molti tesori di Storia Patria , 
comunicali a me e ad altri con larghezza piuttosto singolare che 
rara; onde ci porge bel modo d' interlenere frequentemente la 
Società con documenti prima d'ora ignoti , e con estratti e note 



* Nel suo pregiato Opuscolo Carte e Cronache MSS. per la Storia Geno- 
vese esistenti nella Biblioteca, della Università Ligure — Genova 18S.S , 
pag. 165. 
** V l'Opuscolo predetto pag. 1 64. 



( 106 ) 

preziosissime '. A compiere la serie legislativa del secolo quin- 
dicesimo mancherebbero gli statuii del 1404, e del 1485, che si 
potevano leggere ancora un secolo fa , sebbene affatto dimenticali 
dagli Annalisti e dai più diligenti raccoglitori di memorie patrie. 
Degli statuti del 1485 compresi già in un Codice in pergamena 
non conosco che il titolo; di quelli del 1404 compilati per ordine 
del Governatore Buccicaldo Io storico Serra potè cavare appena un 
lume di esistenza da una nota apposta a più recenti leggi M ; ma i 
manoscritti Ageno ce ne tramandano parecchi brani che fanno più 
vivamente rimpiangere la perdila di questo Codice cartaceo in 400 
e più fogli abbracciane un'intera legislazione politica, civile, pe- 
nale, commerciale, marittima, d'arti liberali e meccaniche e di ta- 
riffe; legislazione di cui è senza dubbio un frammento la legge sui 
sindacatori del medesimo anno a noi pervenuta; legislazione infine 
che annunziala dai compilatori stessi nella prefazione come lo stil- 
lato degli antichi capitoli, e posta, direi, sul confine tra il medio 
evo e il moderno ci conserva preziose notizie di costumi ora ignoti 
o non intesi. Ci spiega ad esempio l'origine del nome di Campo- 
pisano che si dà tuttavia ad un luogo presso alla marina dei Servi , 
e che questi Statuti dicono essere stato consecrato alla tumulazione 
dei prigionieri in si gran copia stipati a Genova dalle armi vitto- 
riose della Repubblica. 

La raccolta e pubblicazione degli annoverali documenti e di quegli 
altri che venga fallo di scoprire anteriori di data al 1500, por- 
gendo la mano agli Statuti, che cominciarono poscia a stamparsi, 



* Appartengono ai manoscritti Ageno i brani sovra citati del Breve Con- 
solare dei Piacili, e delle leggi di Buccicaldo del H04 di cui si dirà frap- 
poco : come pure una grandissima quantità di carte Genovesi che , se a Dio 
piaccia, verranno alla luce; e s'indagherà allora chi sia il trascrittore di questi 
documenti, quando, e donde li abbia desunti, e qual fede meriti. 
* Storia della .... Liguria Voi. 3, p. 75, edizione di Capolago. 



( 107 ) 

compierebbe la catena legislativa; alla quale dovrebbe andar com- 
pagna la pubblicazione degli Statuti d'arti e mestieri, e di quelli 
delle città e terre soggette alla Signoria Genovese. Ma lullociò es- 
sendo opera lunga e dispendiosa, grande servigio fa intanto alla 
Storia Patria (ed io so di due miei amici che vi si applicano) chi 
con una diligente bibliografia ligustica delinea a brevi tratti il vasto 
campo nel ramo legislativo, come in ogni altro ramo storico, descri- 
vendo i diversi codici e carte , e i luoghi dove possano essere ve- 
duti. E nello slesso tempo io vorrei che si ponesse tosto mano ad 
un lavoro lungo, paziente, ed arido in apparenza, ma che non 
può non riuscire alla prova fecondo , non che di utilità , di bellezza , 
quando all'analisi vada di conserva la sintesi, e alla pienezza dei 
fatti si sposi l'idea vivificante. Il lavoro, di ch'io parlo, è lo studio 
profondo di tutta la legislazione dai primi agli ultimi tempi della 
Repubblica , e la deduzione d' una filosofia della Storia Patria , cioè 
di formole generali che ne esprimano come il succo e il risulta- 
mento non tanto rimpetlo alla legislazione degli altri popoli , quanto 
rimpetlo allo sviluppo nazionale. Al quale ultimo riguardo, se in 
ogni tempo la vita sociale d'un popolo conserva strette attinenze 
col proprio stato legislativo, ciò si avverava assai più presso i no- 
stri buoni padri, che si affaticavano a sottoporre tutto ad una re- 
gola fìssa, dalla vita politica e commerciale fino alla privala, e 
dalla censura più minuta de' costumi fino alla forma , e al prezzo 
degli abiti e degli alimenti. Pertanto v'ha molto da apprendere in 
quella generalmente negletta farragine di grossi volumi che fanno 
gemere gli scaffali delle nostre biblioteche ; in quelle collezioni ma- 
noscritte o slampale di leggi e regolamenti dei diversi Magistrali 
della Repubblica, che vanno accompagnate quasi sempre da rela- 
zioni di motivi , o da discussioni ; ottimo commento per isviscerarne 
lo spirilo. Ad onla delle note pubblicazioni di valenti ingegni quanto 
non sarebbe ancora a ritrarne in servigio della nostra Storia Ban- 
caria e Finanziera ponendola a riscontro coi giornalieri progressi 



( 108 ) 

delle scienze economiche? Ma un campo assai più vergine, e non 
meno fecondo di teoriche e pratiche applicazioni presenterebbe co- 
desta filosofìa storica sotto il rispello dei problemi politici tanlo 
agitati oggidì , con cui si cerca 1' ottima forma sociale nelle costitu- 
zioni rappresentative o consultive e nei congegni amministrativi che 
ne dipendono. Genova di reggimenti mutabilissimi offre in ciò 
esempi d'ogni maniera. Provò l'agitazione tempestosa de' generali 
Parlamenti , come i grandi e piccoli Consigli ; tentò il governo d' un 
solo , di pochi , e di molti come i varii gradi della loro fusione ; 
ebbe l'antichissimo sindacato dal supremo al più basso grado del 
potere, come adesso si studiano leggi sui controlli amministrativi 
e sulla responsabilità ministeriale; gli elementi interni contrarli ora 
respinse coli' ostracismo , ora ribattezzò coli' amnistia ; si studiò 
temperare il predominio delle caste e delle passioni politiche colla 
non rieleggibilità, colle elezioni di più gradi, col fare una parte 
alla sorte nella scheda elettorale ; volle correggere la precipita- 
zione e l'inesperienza nel far leggi colle decennali revisioni, colle 
seconde e terze letture passate per la trafila di più magistrali. Anche 
le forme più secondarie , il modo di assembrarsi e di votare in 
parlamento lasciarono tracce di sé in antichi documenti. Poniamo 
che sempre errassero i nostri maggiori nella soluzione di colali in- 
tricatissimi problemi; non è forse l'esperienza domestica la migliore 
maestra per antivenire nuovi errori ? Ma non mi sarebbe diffìcile 
additarvi certe guarentigie amministrative e politiche ancora imi- 
tabili oggidì , e provarvi 1' esistenza antichissima presso di noi di 
congegni ed inslituti, dei quali, come di tulio il resto, si ha il mal- 
vezzo di rintracciar l'origine oltremonle ed oltremare; come se lo 
straniero, nuovo Colombo, fosse approdato qui tra selvaggi, o, 
nuovo Cadmo , ci avesse recato nientemeno che l' alfabeto. Che 
più? non ci mancò neppure una specie di giornalismo o di riviste 
politiche in un profluvio di libelli, dialoghi, poesie, relazioni che 
accompagnarono sempre le commozioni della Repubblica, e che or 



( 109 ) 
si manifestano ne' gravi scritti di Matteo Senarega, Andrea Spinola 
e Giambattista Lercari , or satireggiano con Gioffredo Lomellini e 
Gaspare Squarciando, ora infuriano con Ansaldo ed altrettali no- 
velli Caldina. De' quali scritti è gran copia nelle Biblioteche , e me- 
riterebbero essere vieppiù fatti conoscere, se alla gravità o viva- 
cità dell' esposizione rispondesse la bontà del dettato. 



PARTE SECONDA 



ìli qui adempiuto come seppi meglio al mio compito dovrei far 
punto. Senonchè avrete osservato, o signori , come insistendo io sulle 
strette attinenze della legislazione colla politica, studiato mi sia più 
volte d'applicare questo vitale principio agli Statuti Genovesi, dei 
quali era discorso; ma avrete pure osservato, come mi fosse me- 
stieri tagliar corto in questa bisogna , affine di non nuocere con in- 
tramesse alla chiarezza ed unità del soggetto. 

Ora disbrigatomi dal lato legislativo de' primi secoli della Repub- 
blica , ho creduto , non vi sarebbe discaro , che io andassi più a 
bell'agio considerandone il Iato politico e segnatamente le origini 
della Compagna emanatrice di quella legislazione, ponendovi ad un 
tempo soli' occhio alcune più saglienti analogie offerte da simili cause 
presso il più illustre de' popoli antichi : acciò dalla diligente elisa- 



( 112 ) 

mina delle singole parli riesca un insieme ben chiaro e persuasivo. 
E ciò facendo soddisfarò anche ad altri miei intendimenti ; ciò sono 
di rispondere almeno per sommi capi ad alcuni quesiti stati pro- 
posti nella Sezione di Storia dall'onorevole suo Presidente; d'inter- 
rogare l'autorevole vostro giudizio sul mio modo d' esporre quest'ar- 
dua materia; e di venirvi adombrando le prime linee d'un disegno, 
ad incarnare il quale colla dovuta ampiezza sento pur troppo ribelle 
la fortuna, inadeguati l'ingegno, l'erudizione, la non giovane età. 

Io dico dunque che Genova , come tulle le Ciltà dell'alia e media 
Italia, passando dalla dominazione Longobarda a quella dei Franchi 
ebbe anch'essa i suoi Conti, poscia i suoi Marchesi nobilissima g 
numerosa progenie come vedremo: Marchesi nel vero e proprio 
significalo della parola, cioè Conti di confine aventi giurisdizione 
sovra più Comitali alligni e la tutela dei limiti del Regno Italico. 
Codesla Marca o riunione di Comitati riducendosi tuttavia (al- 
meno in principio ) ad un aggregalo soltanto materiale senza 
Capitale unica, il Marchese continuava in ogni alto solenne, e in 
ogni Comitato, ove si trovava, a portare il titolo legale di Conte 
di quel Comitato , e veniva ivi rappresentato nella sua autorità e 
vantaggi inerenti da un Vicario che fu chiamato più comunemente 
Visconte, Yicecomes , facienle cioè le veci del Conte. 

Ma l'Autorità Marchionale, la quale secondo gli Imperiali inten- 
dimenti, che restituivano, doveva essere vitalizia, si rese bentosto 
dovunque ereditaria nelle rispettive famiglie; inoltre ogni famiglia 
incorporando la Marca alle altre sue ricchezze territoriali , e cre- 
scendo di forza e di numero, si divise in più rami, i quali contrad- 
distinti in ultimo con diversi cognomi e titoli per togliere una con- 
fusione altrimenti inevitabile, fecero obbliare l'antica medesimezza 
d'origine. E come ciò addivenne dei Marchesi, cosi anche ebbe 
luogo dell' Uffizio Viscontile in Genova conservatosi ereditario in una 
sola famiglia, la quale si moltiplicò e divise in più rami distinti 
con diversi cognomi che crebbero a grande ricchezza e potenza 



( H5 ) 

mercè la partecipazione alle regalie Marchionali , la usurpazione delle 
decime vescovili, la irresistibile influenza che loro ne proveniva, e 
perciò anche senza dubbio la principale direzione delle imprese ma- 
rittime e guerresche operatesi in quegli oscuri tempi dai Genovesi. 

Questa famiglia, discesa da Ido che fu nel 952 il primo Visconte 
a noi conosciuto , precisamente un secolo dopo era divisa in Ire 
rami, uno dei quali appellavasi di Manesseno dall'omonimo castello 
indubitatamente da esso posseduto, mentre gli altri due rami tene- 
vano i castelli di Carmadino (Cremaen) e delle Isole: donde tras- 
sero i rispellivi cognomi, illustri nei fasti consolari della Repubblica. 
Era adunque l'anno 1052 quando il Vescovo di Genova Oberto venne, 
per cerle decime dovutegli, a convegno colle tre famiglie suddette 
rappresentale allora dai Seniori di Oberto di Manesseno, dai Seniori 
di un altro Oberto, e dai Seniori di Migesio, fratello dell'ultimo 
Oberlo. Il documento, che contiene questo convegno 4 , ci fa sapere 
che questi Seniori , perchè nobili e potenti ' , ebbero perpetue contese 
coi Vescovi antecessori di Oberto; indizio non dubbio della lotta 
politica che ferveva qui , come altrove , da gran tempo tra l'elemento 
feudale e l'ecclesiastico disputanlisi il sopravvento. Ma io ci trovo 
un allro indizio: ed è che in questa o poco remota congiuntura i 
Visconti amicandosi col Vescovo abbandonarono la parte politica del 
Marchese loro antico Signore. Che essi in origine fossero i rappre- 
sentanti e militi del Marchese , è chiaro non solo per la già indicala 
ragione etimologica del vocabolo di Visconte, Vicecomes; ma altresì 
per aver essi continuato anche in avvenire a goder quelle regalie, 
di cui sulle prime potevano aver soltanto il possesso come Vicarii 
Marchionali. Che essi poi nel 1052 o in quel torno abbiano mutato 
politica 5 , me ne persuade il vedere, come nel 1056, soli quattro anni 
dopo fermato il convegno fra il Vescovo e i Visconti, il Marchese si 
vegga giurare in Genova un Breve (che noi diremmo carta costitu- 
zionale) limitativo de' propri diritti sulla Città , e cominci da questo 
tempo in poi la irreparabile sua decadenza 6 . Donde si chiarisce 

12 



( 114 ) 

che il potere Marchionale abbandonato e battuto in breccia da quelli 
stessi che erano già il suo più valente sostegno , dovette presto scen- 
dere a palli, finì anzi col perdere affatto ogni superiorità politica sui 
Genovesi; comecché alcuni dazi e regalie da esso conservate nella 
città e dislretto, e i titoli della dignità lungamente ancora pretesi 
sieno da annoverarsi tra le tante altre non dubbie prove dell'esi- 
stenza d'un' antica Marca Ligure, invano voluta negare dagli Storici 
Genovesi 7 . 

Del resto questo arrovesciamenlo di relazioni Ira i Marchesi, e i 
loro militi, più presto, o più tardo, fu generale di que' tempi nel- 
l'Italia. I Marchesi che aveano guadagnata a danno dell'Impero l'ere- 
dità della Marca e la incorporazione di lei alle altre loro proprietà , 
non vollero consentire, che i vassalli anch'essi a lor volta acqui- 
stassero l'inamovibilità e l'eredità dei feudi avuti dal Marchese. 
Di che si levò fin dal 1035 una generale sommossa dei vassalli 
contro i loro Seniori, notata dai Cronisti Vippone, Epidanno, Ermanno 
Contralto , la quale finì colla vittoria dei vassalli , e colla famosa 
legge del Re Corrado sui feudi che sancisce le loro pretese. E da 
ciò, come da più altri documenti, si scorge che gli Imperatori gelosi 
ed impaurili della tanlo cresciuta potenza Marchionale, si adopra- 
rono a luti' uomo per iscavarne le fondamenta favoreggiando l'in- 
surrezione dei sottoposti elementi, Vescovi, Visconti, e militi. L'ane- 
lato decadimento seguì infalli , affrettato dalle innumerevoli divisioni 
e scissure avvenute in ogni famiglia ; ma con danno principale del- 
l' Impero, che per impelo di cieca passione avea taglialo egli stesso 
il nerbo della propria dominazione. Né valse che sullo scorcio del- 
l' undecimo secolo i Marchesi e l'Impero avvedendosi del comune 
errore ritornassero amici : allora era tardi ; che gli elementi inferiori 
aizzali dalle reciproche gelosie erano già troppo svolti per poterli 
efficacemente reprimere. 

Mentre queste cose avvenivano, i Visconti moltiplicandosi e sud- 
dividendosi sempre più, ne sorsero gli Spinola, i Caffaro, gli Avvo- 



( 115 ) 

cati, i Pevere, i Visconti di città, i Visconti di porta, e va di- 
cendo; e comecché ne' loro beni sieno forse presto addivenuti a 
divisione tra i diversi rami , è certo nondimeno che seguitarono 
a godere in consorzio fino a mezzo il tredicesimo secolo più regalie 
già Marchionali ; a cagion d' esempio le privative de' dazi alle porte 
e alla riva del mare, de' forni e de' macelli, che ritennero quindi 
ancora per più secoli l'originario nome di Visconlado, anche dopo che 
furono incamerate dalla Repubblica. Ora il bisogno urgente di man- 
tenere l' ordine nel consorzio Viscontee pel regolare esercizio dei 
comuni diritti; i pericoli esterni e le interne discordie in tanta 
moltitudine d' interessali , con un codazzo ognor crescente di vas- 
salli e raccomandati; lutto ciò dovette naturalmente indurre i Vi- 
sconti a rafforzare con nuovi patii gli antichi vincoli di consangui- 
nità , di cui si andava smarrendo la memoria ; ossia a sostituire 
al vincolo naturale del sangue l' artificiale d'una lega che fu l'em- 
brione della compagna, rannodandovi i nuovi elementi sopravve- 
nuti, e ponendone a capo un potere esecutivo di breve durata, alter- 
natamente esercitato dai consorti slessi , che si chiamò poi il Consolalo. 
Della quale primitiva istituzione se manca qui, come nelle altre 
citlà, ogni positivo documento, abbondano però non molto più lardi 
gli indizi e gli esempi nelle famiglie signorili. Esse tutte, vuoi 
Longobarde , vuoi Saliche , vuoi anche Romane (che Romani erano 
i nostri Visconti) reggevansi, almeno in Italia, secondo la comune 
consuetudine , di succedere ne' beni di famiglia per parli eguali tra 
i figli escluse le femmine 8 , ma di ritenere in consorzio i feudi 
che loro conservavano il titolo e gli onori signorili. Tentarono anzi 
dapprima di mantenere la più antica comunanza d' abitazione , e di 
possessi; senonchè allentalo coli' allargarsi delle generazioni anche 
l'affetto , e incrociandosi il cozzo degli opposti interessi , fu giocoforza 
dividersi, assumendo colle diverse sedi denominazioni diverse 9 ; 
ed obbedendo cosi loro malgrado alla legge provvidenziale del pro- 
gresso , che collo sfasciarsi della potenza feudale preparava le vie 



( H6 ) 
alla italiana civiltà. I signori però presentendo l'imminente rovina 
cagionala dagli infiniti sminuzzamenti , tentarono apporvi qualche 
riparo; quindi è che, se pochi fra loro poterono o seppero con più 
felice successo introdurre il diritto di primogenitura, la più parte 
adottò lo spediente di consortili, di leghe, e della creazione d'un 
potere delegato, Giudice ed Amministratore dei comuni interessi. Del 
«piale potere tanto frequenti ricorrono gli esempi nel medio evo, 
come i Consoli della casa de' Fontana ; i Consoli della casa dei 
Manfredi; i Podestà dell' albergo , giura, ospizio de' Marchesi del 
Vasto, dei Conti del Canavese, e di Lavagna. 

L'obblio della primitiva unità agevolato, come già dissi, dall'in- 
troduzione de' cognomi, e l'abbandono delle rigorose tradizioni del 
consorzio mano mano che la lolla si acquetava in una transazione, 
furono la causa, onde s'innalzò quasi un impenetrabile muro tra i 
tempi anteriori al 1100, ed i posteriori. Di qui viene ora la im- 
mensa fatica durata e quasi la disperazione dei genealogisti non lanlo, 
quanto degli storici politici , che amano dibattersi in quel buio per 
rinvenire nelle passioni ed interessi delle singole famiglie la spie- 
gazione di quella gran fase sociale. Ma per mio avviso la luce de- 
siderata spunterà allora quando senza trascurare gli altri minori 
criteri, il sottile indagatore tenga l'occhio sempre vigile a racco- 
gliere e comparare fra loro tutte le tracce degli antichi consorzi, 
il cui eco, sebbene fiocamente ripetuto, si conservò pure quasi 
dovunque e per più secoli. E se l' immortale Muratori con questo 
mezzo da lui scoperto e tanto felicemente adoperato giunse a met- 
tere in sodo le origini Estensi , tracciando inoltre le prime linee degli 
altri Marchesi loro consorti, io ho ferma credenza per lunghi sludi 
fatti su questo soggetto, che, battendo la stessa via, in tanta luce 
di scienze storiche, con tanta dovizia di nuovi documenti, possano 
venir chiarite abbastanza 1.° Le origini di tulle le famiglie Marchio- 
nali dell'alta Italia, e una gran parte delle Signorili, de' Visconti 
cioè, Capitani, Valvassori, o checché altro si chiamino; 2.° La prò- 



( 117 ) 

venienza di queste numerosissime famiglie Marchionali e Signorili 
da pochi stipili; 3.° E che più monta, il nesso che collega gli slU 
pili Signorili ai Marchionali; nesso di superiorità nei Marchesi sem- 
pre Longobardi o Salici, di dipendenza nei Signori quasi sempre 
Romani , appartenenti perciò all' antico popolo vinto che sorge ane- 
lando alla riscossa, e che, abilmente usufrutluati gli influssi im- 
periali , vescovili e popolari , riesce a poco a poco a cambiare la 
sua dipendenza in emancipazione, in eguaglianza, in non più con- 
trastala superiorità 10 . 

Come ciò venga fatto, tosto vedremo riappiccalo il filo ora in- 
terrotto che dee legare l' undecimo col dodicesimo secolo , vedremo 
la storia nostra campeggiare sulla vera e solida sua base dissepolla 
dai ruderi; nelle nuove famiglie ricompariranno le già noie fìso- 
nomie degli antenati coi loro odii ereditari di razza, e colle più 
recenti passioni creale dagli sminuzzamenti, che vanno a finire in 
umori Guelfi e Ghibellini; di guisa che veduto il prologo, e scol- 
piti bene in mente i caratteri de' personaggi in azione, si svolga 
evidente per se slesso il magnifico dramma del risorgimento Italiano. 

Ciò posto, ognuno intende come la quistione de' Visconti Geno- 
vesi e della Compagna non sia che un caso, un esempio della for- 
mola generale sovra delineala; ed intende il perchè colla moltiplica- 
zione , divisione e riunione de' Visconti sia sorla una Società di 
nuovo genere che fu il nucleo del Comune Genovese. Nucleo io 
dico pensatamente; che non sostengo già essersi costituita di sole 
queste famiglie, per quanto numerose, tutta la Compagna e per 
sempre. Notai più sopra che fin dal principio vi entrò il Vescovo, 
il quale per la sua spirituale autorità , e pel seguilo de' suoi nume- 
rosi vassalli era il più valido appoggio contro i Marchesi. Grandi 
lotte in seguilo ebbero luogo per fermo lungo lutto l' undecimo se- 
colo tra i Visconii ed i Vescovi , tra entrambi e i loro vassalli ; lotte 
di personali interessi, ma veslitc al solilo e sposale alla terribile 
gara fra il Papato e l'Impero, che fu, come è nolo, la maggior 



( 118 ) 

leva, onde le cillà Italiche scossero il giogo feudale. Ma senza en- 
trare in minute particolarità basti accennare, come l'ordine si sta- 
bilì felicemente in Genova verso l'epoca della prima crociata, e per 
modo che l'organamento visconlile si modificò senza sciogliersi; 
attirando a sé tulle le forze vive fisiche, proprietarie, commerciali, 
marittime coli' innalzarle dalla soggezione feudale al grado di 
socii o compagni; mantenendovi il Vescovo non come Signore, ma 
come primo cittadino; e rimanendo tuttavia i Visconti il perno, la 
forza principale, e, direi, l'essenza della Compagna. La quale pre- 
ponderanza viscontile io argomento non solo dal sapere che molte 
e le più potenti famiglie consolari traggono al cerio da essi l'ori- 
gine, ma più ancora dal ritenere che essi fecero nelle loro mani 
per tutta la durata della Compagna la privativa delle regalie, di 
cui ebbero forse a disputare coi Marchesi , ma non mai col Co- 
mune **. Or domando io, come la Repubblica così grande e te- 
muta al di fuori , avrebbe tollerato nei secoli della sua maggiore 
floridezza ed entro la cerchia stessa della Capitale un peso tanto 
molesto, qual era questa privativa di dazi, un inceppamento con- 
tinuo non meno al commercio interno che ai trattati colle stra- 
niere potenze; come, dico, avrebbe ciò tollerato, se ai Visconti i 
soli interessati a mantenere questo peso non ne avesse porlo agio 
il loro predominio nella Compagna? Or perchè al contrario collo 
spirar delle prime aure democratiche verso il 1257, e cessata coi 
privilegi politici de' Nobili la Compagna, soltanto allora cessarono 
pure le privative daziarie de' Visconti ? 

Fermala per tal modo 1' origine della Compagna nella emancipa- 
zione dalla Marca e nella felice transazione delle forze cittadine, ne 
rimane viemmeglio chiarita l'indole, che definimmo qui addietro 
essere un'associazione giurata di persone aventi egual dritto, azione 
e voce nell' amministrare la cosa comune, e rappresentate nell'eser- 
cizio supremo di quest' amministrazione da uno o più socii o 
mandatari!. 



( 119 ) 

La Compagna nell'orgoglio della sua potenza continua ad incor- 
porarsi tulli i più eminenti per qualità personali o ricchezze; rifiuta 
la qualità di console o di ufficiale a quelli fra i socii , che non sieno 
pienamente liberi da vincoli feudali contrarli all' onore e ai diritti 
della Compagna; obbliga i socii a rivelare quelli che non sono della 
società , e che potrebbe essere conveniente d' aggregarvi ; induce 
questi ad entrar nella società allettandoli colla prospettiva di larghi 
vantaggi, intimorendo i renitenti con una specie di scomunica so- 
ciale col negar loro il benefìzio del foro, della pubblica difesa, della 
participazione ai lucri commerciali, costringendoli infine colla forza 
dell'armi 12 . Cosi la Compagna finì col trasformarsi nel Comune, 
dividersi in più Quartieri, in più Magistrati; e spazzò via tutte le 
reliquie di giurisdizione feudale. 

Ma già il Comune irrompe dalla Città 13 nella Riviera Orientale , 
porgendo amica la mano alle deboli terre e assorbendo nel suo 
organamento i varii consorzi de' Signori , numerosa prole di pochi 
stipili, emancipatasi dal Marchese, incastellala sulle eresie di Lava- 
gna, di Passano, Cogorno, Vezzano ecc. che inghirlandano il mare 
fino a Luni, e che le diedero gli omonimi titoli signorili u . Sono 
soggiogati egualmente i circonvicini Marchesi, discendenti dal Conte 
Oberlo fondatore a mezzo il decimo secolo della Ligure Marca da 
Milano a Luni, sciolta la quale in frammenti, i Marchesi da Signori 
di Genova erano ridotti al dominio di feudi campestri , divisi fra i 
varii discendenti e chiamali più lardi Marchesati; ma dal potente 
Comune minacciati anche nei recessi di Lerici, Monleone, Parodi 
e Gavi, stanno invano disputando gli estremi lembi del nobile manto 
che era venuto di dì in dì accorciandosi secondo la bella imagine 
Dantesca 15 . La Riviera Occidentale anch'essa si prostra a Genova 
co' suoi Marchesi, stirpe d'Aleramo, checché siasi recentemente pre- 
teso in contrario 16 , e coi loro militi; i più ragguardevoli dei quali 
sono i Signori di Lengueglia discendenti dal vassallo Bonifazio da 
Quaranta. Cedono i Conti di Venlimiglia antica famiglia Romana 
vassalla degli Arduini Marchesi di Torino 1T . 



( 120 ) 

Sarei infinito se di qui valicale le Alpi marittime e ri tessendo 
il cammino nel verso contrario, scorressi la storia degli altri Comuni 
Italiani, e vi venissi descrivendo i numerosi consorzi signorili di- 
stesi sulP alla valle del Po discendenti dal primo milite del primo 
Ardoino; e vi annoverassi insieme i popoli, che, mal polendo resi- 
stere dispersi alla feudale tirannia , s' imborgano tra fiumi e fos- 
sati, facendo rifiorire di nuove e nobili città la dianzi squallida pia- 
nura. Ma io non parlerò di loro 18 ; e tacerò d'Asti che tribola 
con mano polente i vicini Marchesi appartenenti alla gran famiglia 
Aleramica, ed i loro militi; lacerò di Tortona, Piacenza, Parma 19 , 
Cremona, Milano 20 , de' Visconti, Capitani, e Marchesi da queste 
città posti alle più dure strette; i quali Marchesi sono tulli fra loro 
consanguinei e discendenti dal summenzionato Ligure Marchese 
Oberlo, ma per successivi irraggiamenti e divisioni di patrimonio 
quivi si stabilirono assumendo i cognomi di Pelavicini, Malaspina, 
Lupi e Cavalcabò. 

Se queste vicende si lumeggiassero convenientemente : se , tra- 
scorrendo col pensiero ad altre città italiane, si descrivessero ad 
esempio, i Visconti Pisani , non meno dei già indicali di Genova e 
Milano elemento essenziale del loro Comune 2t ; e il popolo Fio- 
rentino che, quanto più tardo ad emanciparsi, tanto più violento 
schiaccia i nobili consorzi 22 , e fuga o non cura i Tedeschi Mar- 
chesi mandati dall'Impero dopo la morte della Contessa Matilde; noi 
vedremmo la nostra storia medieva distinguersi chiaramente e gene- 
ralmente in tre epoche, dei Marchesi, dei Signori e del Popolo; e 
rassembrare in certo modo ad una storia geologica , ad un suolo di 
tre strati sovrapposti erompenti alla superfìcie per successive evo- 
luzioni. Ma il tempo mi affretta ; ed amo meglio trattenermi alquanto 
intorno ad un antico periodo italico, che offre allo sguardo curioso 
dell'erudito molle analogie col medio evo; il periodo voglio dire 
dei principii e primi progressi delle romane inslituzioni. Del che 
già toccai in due luoghi, sulle antinomie scoperte nelle Dodici Tavole, 



( 121 ) 

e sulla legge Regia; né ho qui l'intendimento d'esporre tulle colali 
analogie, segnalamene le più antiche, come sarebbero l'usurpazione 
del terzo dei terreni a danno dei popoli soggiogati , e la composi- 
zione in danaro considerala come sufficiente espiazione del reato di 
sangue. Ma allenendomi a ciò soltanto che riguarda il governo ed 
i consorzi, mio scopo speciale, osservo che, siccome ai governi Con- 
solari Aristocratici dei Comuni Italiani succedono i Capitani, gli Ab- 
bati, i Priori del popolo; cosi al Consolalo patrizio di Roma si mesce 
il Iribunato della plebe, e in fine lo distrugge. E come a quesli due 
periodi precedono nel medio evo altri tre, la decrepilezza Ialina, 
poi le genli disgregale dalle irruzioni germaniche ricorrenti senza 
posa, poi l'aggregazione stabilmente incentrala nelle Marche Itali- 
che; non altrimenti al periodo consolare di Roma antecede il pe- 
riodo aggregativo dei Re; ed a questo va innanzi una misteriosa 
fluttuazione di genti Sabine e Latine, le quali, dopo sgomberata 
la decrepitezza etrusco-pelasgica , cominciano a rannodarsi intorno 
ai sette colli sotto il triplice nome di Ramneli, Luceri , Taziensi; 
primo germe che furono delle tribù romane sviluppatisi in curie, 
e genli , e famiglie patrizie. Genti e tribù che come gli alberghi 
e i consorzi del medio evo ( detti anch' essi tribù in qualche 
carta ) 23 sono il perno d' ogni nascente società e si mantengono 
ovunque la stessa non ha progredito, come nei clan della Scozia 
e nelle tribù arabe; ma colà pure, dove l'intelligenza, la ricchezza, 
la potenza , moltiplicando colle coscienze le forze , accesero la -lotta e 
produssero la vittoria della società progrediente contro la famiglia 
conservatrice 2i ; colà stesso la lotta fu così viva, la vittoria cosi 
sanguinosa, che, non ostante l'antichità e il difetto di fonti sincrone, 
non è difficile seguirne le tracce presso i vari popoli nelle tradi- 
zioni o monumenti. E queste tracce ci mostrano , presso i primi 
Romani come nel medio evo, l'assoluto predominio della famiglia 
e sulla società e sull' individuo ; vediamo ai nobili consorzi riservalo 
il gius del sangue sui reati commessi da uno de' suoi; e ad essi soli 



( 122 ) 

le nozze patrizie e le libere proprietà , e le magnanime imprese per la 
patria operate col senno e col braccio dei trecento Fabii o coi navigli 
dei Doria ; ma vediamo pure col crescere della civiltà in entrambe le 
epoche il Magistrato da ultimo prevalere al Padre, la proprietà pas- 
sare dal condominio della famiglia all'individuo, e perciò ammet- 
tersi quindinnanzi il testamento che era ignoralo o proibito; vediamo 
in Roma, come nel medio evo, sciolte col moltiplicarsi le famiglie 
in più rami, che aggiungono al comune nome gentilizio diversi co- 
gnomi; sciogliersi egualmente l'unica legislazione in più leggi o 
editti, come l'unica aulorità in più uffizi (militare, politico ecc.); al 
distacco della Pretura dal Consolato Romano equivalere la figliazione 
dei Consoli dei Placiti dai Consoli del Comune; vediamo infine pa- 
ralleli ai vassalli e raccomandali nostri i clienti Romani , e gli an- 
tichi asili o città di rifugio corrispondere alle nuove di Cuneo, Che- 
rasco, Mondovi ed Alessandria 25 . 

Niebuhr, che ad onta delle sue esagerazioni sollevò di mollo il 
velo nascondenteci le primitive insliluzioni Romane, non tanto fio 
credo) ne comprese la vera indole coli' acuto ingegno e l'ampia 
erudizione; quanto sentì l'aura quasi germanica spirante dalle insli- 
luzioni medesime , e fu scosso da un reslo di analoghi costumi che 
conservava tuttora , lui vivente , la sua patria , il libero ed antico 
paese di Dilhmarsen. Senonchè questa stessa ragione Io travolse in 
un errore fondamentale sulla natura originaria del consorzio *; 
giacché i consorzi, di cui aveva innanzi agli occhi l'imagine, non 
costituivano più il puro svolgimento di poche dominatrici famiglie, 
ma sì erano addivenute , mercè le secolari mescolanze, quel consor- 
tito, compagna o lega artificiale che sovra ricordai essersi adden- 
tellata sul puro consorzio coli' elevazione dei vassalli o clienti mag- 
giori e minori. Alla quale distinzione di tempi non riguardando 

* Niebuhr Storia Romana Voi. 2." (della Traduzione italiana) « Le case 
patrizie e le curie ». 



( 123 ) 

quell'Erudito, negò il primo slato consortile fondato sui vincoli de! 
sangue, che pur solo rende ragione dello stato susseguente; e non 
s'avvide di essere in ciò smentito dalla storia sacra e profana del 
pari che dalla filologia e filosofia; smentito dalle tracce per cui si 
può risalire alle origini, dal nome stesso di fratrie ( ( PP aT p' a O> dato 
dai Greci alla tribù, e di gens o genos (/Évo?) applicalo dai Greci e 
dai Latini egualmente al significato di famiglia come di popolo, 
nomi lutti implicanti l'idea di generazione e di cognazione 26 ; 
smentito infine dal durare che fecero per tanti secoli i consorzi, 
prova non dubbia del vincolo naturale di consanguineità che ne co- 
stituiva dapprima l'essenza, e ne rimase ancora più tardi il nucleo : 
laddove i vincoli di leghe artificiali non provano che per brevissimo 
tempo o mai, siccome sappiamo essere avvenuto degli Alberghi nuovi 
di Genova del 1528, infelice imitazione degli Alberghi antichi. 

Che se a Niebuhr e ad altri eruditi va tributala la lode di averci 
porta una più intima cognizione degli Instituti Romani, maggiore 
deve essere la riconoscenza nostra a quel Grande Italiano che fu 
Giambattista Vico , il quale a simile merito aggiunse il suo profondo 
sistema sui ricorsi ossia sullo svolgimento parallelo, effello d'una 
comune natura nelle nazioni; apprendendoci con quelle sue mara- 
vigliose intuizioni a far nostro prò della storia moderna per inten- 
dere l'antica, e viceversa; a vedere la ragione di un fatto, avvenuto 
in un periodo, nei fatti del periodo comparalo; a raccoglierne certe 
forinole generali, quasi luce da molli deboli raggi condensata e falla 
potente a svelarci per riverbero i più riposti seni. 

Ma il sistema di Vico non basta a render ragione dell' immensa 
varietà della Storia, poiché ( siccome acutamente avvertì il caris- 
simo nostro socio Emerico Amari ) * il Vico , sempre intento al- 

* Nella Critica d'una scienza delle Legislazioni comparate inserita tra i 
Saggi di Filosofia civile Voi. A. — Genova , Tipografia Sordo-muti 1887 — 
Lavoro che merita essere ben meditato dagli studiosi di scienze sociali. Nel 
passo a cui qui alludo ( pag. 327 e segg. ) si parla di contatto morale ma 
questo dipende necessariamente dal contatto fisico e gli va compagno. 



( 124 ) 

l'intrinseco e naturale svolgimento delle nazioni, trascurò al tulio 
l'elemento estrinseco, che pur non manca mai d'intervenire, or più 
presto or più tardi , ora più ora meno attuoso ; e che , cagionando 
deviazioni proporzionate alla suddetta formola intrinseca , affatica 
così la vita dei popoli come la mente del filosofo che ne indaga le 
leggi regolatrici. Finché lo scontro dei due elementi (che si perso- 
nifica nello scontro di due società) è passeggiero e non gran fatto 
efficace, le deviazioni prodotte possono tenersi in non cale nello 
studio della storia comparata ; allo slesso modo come i matematici 
trascurano senza danno in un calcolo le quantità d' ordine infini- 
tesimo. Ma nella vita provvidenziale delle nazioni avvien sempre un 
punto in cui due società, dopo essersi rasentate, assaggiate, sca- 
ramucciate , lottano a tutta oltranza, e secondo il loro eguale o 
disuguale sviluppo in età come in virtù , Y una assorbe 1' altra o 
entrambe si uccidono. 

Or si è appunto questo elemento estrinseco , questo scontro ad 
oltranza di società , che differenzia di tanto l' avvenire della storia di 
Roma da quella dell'Italia medieva dopo i periodi storici paralleli 
che ho sopra divisato. 

Perocché ecco Roma da una parte che , circondata da società 
disformi per età o per intimo esplicamento, di tulle trionfa proce- 
dendo irrefrenata nella sua carriera fino ai termini del mondo co- 
nosciuto. Ed ecco dall'altra parte i tanti comuni del medio evo, 
sorti e cresciuti nello stesso tempo ad eguale maturità , rinchiudersi 
gli uni cogli altri come in un cerchio di ferro , e consumare nel 
distruggersi a vicenda il potente anelito della giovane vita, degno 
di miglior causa e non inferiore alla Romana virtù. Spettacolo gran- 
dioso ma triste ! Appena lenito dagli splendidi lampi di gloria mie- 
tuta sui campi di Legnano, e dall'aspetto delle secolari imprese 
operate dai Comuni marittimi. Nei quali tu trovi nuovamente uno 
stato somigliante a quello dei Romani, il cozzo delle giovani Re- 
pubbliche coi barbari del Mediterraneo e del Mar Nero , e coi de- 



( 125 ) 

generi successori di Costantino; perciò in essi maggior lunghezza 
di dominazione, maggior ricchezza e potenza, distrulla pur sempre 
in fine dalla gelosia fratricida. 

Ma raccogliendo le vele (che è ormai lempo) e riassumendo in 
brevi traili il mio disegno, voi vedete essere desso una storia del- 
l'origine ed intrinseco sviluppo dei Comuni Italiani , cominciando dai 
primi loro germi d'incenlramenlo nelle Marche fino all'avvenimento 
alla Signoria de' Capitani del popolo; proponendomi in questo periodo 
che corre dal decimo al tredicesimo secolo , per mezzo di una com- 
piuta rassegna de' documenti , falli e tradizioni , porre in luce 1 .° Le 
genealogie marchionali che rannodano gli antichi e veri Conti-Mar- 
chesi, Ufficiali governativi della Marca, coi secondi Marchesi proprie- 
tarii di un feudo detto con suono affine ma con significato diverso 
Marchesato; 2. Le origini delle famiglie signorili, che , scosso il giogo 
del Marchese onde erano vassalli, si recarono alle mani il freno della 
pubblica cosa levando poscia tanta fama di sé nelle città d'Italia; 5. Le 
leggi regolatrici de' consorzi in questi due ordini, le loro fasi, la loro 
disposizione locale a gruppi separali non solo sul campo o sul na- 
viglio, ma anche nelle contrade della città 27 , il che non è né ca- 
suale né di leggiera importanza come allri potrebbe credere ; 4. Le 
origini e progresso del popolo , della città plebea che or con lungo 
e segreto lavorìo, or con subili moti penetra la città patrizia , ne 
rompe e spiglia le privilegiate ordinanze; 5. Le analogie che offre 
questa storia con quella di altri popoli e consorzii antichi e mo- 
derni specialmente colla Storia Romana e Greca; 6. Infine gli in- 
flussi, gli ostacoli, l'intreccio che esercitarono su questa tela gli 
elementi estrinseci, l'Imperiale, Pontificale, Vescovile, Monacale; 
il monacato segnatamente che contribuì quant' altri mai all'incre- 
mento, non che morale, materiale della società medieva; siccome 
quello che già sotto i Longobardi albergando nei boschi sacri di 
confine (come la Religione presso gli antichi Romani) di là si stese 
per tutta Italia sotto i Marchesi, fecondando del suo sudore ogni zolla. 



( 126 ) 

ogni anima della sua intelligenza e della sua virtù; e si spense 
lasciando assiso sopra i ruderi d'ogni chiostro un nuovo popolo e 
una nuova parrocchia 28 29 . 

Signori, 

Se nel venirvi sponendo alcuni pensieri sulle lacune da compiersi 
nella patria storia ebbi la ventura d' appormi al vero , possano le 
mie parole esser seme di generosi propositi! Già l'ampio campo, 
che dovete percorrere , vi fu traccialo con voce della mia ben 
più autorevole e nel suo insieme e nelle singole parti dai discorsi 
proemiali degli onorevoli Presidenti. Già più socii hanno risposto 
all'invito leggendo o preparando erudite elucubrazioni; e la Società 
promette rigogliosa vita, ottimamente diretta com'è da un Presidente 
Generale , il cui nome suona venerato e caro a Italia tutta , caris- 
simo a Genova *. Travagliamoci adunque neh' arringo con amore 
lungo, operoso e concorde ; non sia chi nieghi alla santa opera la 
luce della sua intelligenza, la fiamma del suo affetto, lo splendore 
del suo eloquio, il suo obolo: di guisachè la cara patria nostra 
abbia alfine a rallegrarsi d'un monumento perenne, da figliale pietà 
innalzato , non deturpato da invidia od ignoranza straniera , degno 
modello ai nipoti di operoso vivere civile, degno specchio e ritratto 
dell'avita grandezza e maestà. 

* Il M. R. P. Vincenzo Marchese dell' Ordine de' PP. — La presente rela- 
zione venne poi riletta nella seduta generale di riapertura della Società, inau- 
gurata il 16 gennaio dal nuovo Presidente Cav. Crocco con un discorso for- 
bito e pieno di nobili concetti. 



NOTE 



V. Caffaro ( MS. Ansaldo ) ad Ann. 1237. — « Et cum tumullus semper 
« major fieret in populo.. ii qui actores fuerant in seditione clamaverunt 
« ad arma ad arma, fiat populus, innuentes et dicentes quod volebant ha- 
« bere capilaneum populi » oppure come spiega l'Annalista Stella : « per 
« hoc innuebant quod volebant in urbis regimine alios habere quasi no- 
« biles ». Poi segue il primo Annalista a raccontare che « elegerunt Gui- 
« lielmum Buccanigram Populares Janue in Capitaneum Populi Januensis. 
« et juratum fuit . . de . . mandatis ejus. . observandis et . . morealiorum 
t Capitaneorum electi fuerunt de populo xxxii antiani ut quidquid cum 
« eis ordinare!, vel cum maiore parte ipsorum, ratum esset , possetque 
•< capitula corrigere vel mutare ». — Lo stesso Annalista ad Ann. 1270: 
« ....cum promissa non observarenlur convocato in ianua Consilio creari 
€ in civitale populum fuit ordinatum.. ea die . . Obertus Spinula et Obertus 
« Auria Capitanei creali sunt, eisque a populo in civitate et tolo districtu 
« cum mero et mixto imperio omnis fuit altribula potestas. Qui Capitanei.. 
« regimen civitatis .. absolute atque libere exercuerunt . .» poi nel 1271: 
« ( Accursus Lanzavegia ) venit ad regimen civitatis recturus tamquam 
« Potestas, Capitulis Civitatis Janue.. observatis; salvis tamen dictorum 
« capitaneorum mandatis que omnibus statutis et legibus tenebantur pre- 

« FERRE ». 

La stessa espressione di fare il popolo si trova adoperata nella Cronica 
Fiorentina di Ricordano Malespini, scrittore contemporaneo; onde appa- 
risce lo svolgimento parallelo e delle forme politiche e delle forme del 
parlare non meno popolari che filosofiche. Vedi R. I. S. Voi. 8. Gap. 99. 
e E a questo modo ( cioè col Podestà) si resse la Città infino al tempo 
* che si fece inprima il popolo di Firenze ». Poi al Cap.141 «Gli Uberti 
« ed altri nobili. . tiranneggiavano il popolo di gravi storzioni ed ingiurie. 



( 128 ) 

t Per la qual cosa i buoni uomini ragunandosi insieme a rumore. . . n'aii- 
« darono a S. Lorenzo, e quivi armati . . fecero 36 caporali di popolo e 
» levarono la signoria al Podestà, e ciò fatto senza contrasto feciono po- 
« polo con certi nuovi ordini . . elessero Capitano di popolo Riesser Uberto 
« da Lucca e feciono 12 anziani due per sesto i quali guidavano il popolo 
« e consigliavano il detto Capitano ». Ancora V. al Cap. 159 la rubrica 
t Siccome gli Liberti ( i Nobili ) vollono rompere il popolo di Firenze ». 

* Il vero carattere giuridico dei Brevi e la dipendenza dei Consoli dalla Com- 
pagna si rilevano chiaramente dalle espressioni usate in più luoghi del 
nostro frammento, per esempio al Cap. iv: «si inde lamentatio ante me 
« facta fuerit , diligenter inquirere tenebor». E al Cap. x: « Ego causam 
« ipsam audire, et diffinire tenebor. Ego luudabo ecc. » cioè prometto di 
giudicare, di ordinare in questo, non in altro senso. Le quali espressioni 
negli Statuti posteriori si cambiano in ordini che dà il Capo del Governo 
ai Podestà Giudiziarii e altri magistrati da lui dipendenti : « Potestas te- 
« neatur facere ecc. ». 

Altri limiti all'Autorità Consolare appaiono nel Breve de' Consoli del 
Comune del H43: « non faciemus comunem exercitum neque . . guerrara 
« novam . . neque collectam sine Consilio raajoris parlis consiliatorum ...» 
(Cap. xix di esso Breve e vedi anche i Capitoli xlvii, liv, lv ). 

3 Vedi la precedente Nota 1 , ed osserva la gradazione che passa tra la prima 
creazione del Capitano del popolo nel 1257 ,1 e la seconda nel 1270. Nel 
1257 il popolo si riserva ancora una sorveglianza sul Capitano mediante 
la creazione contemporanea degli Anziani popolari ; sebbene in fatto 
questa ultima instituzione fosse illusoria, e non abbia impedito al Bocca- 
negra di esercitare la signoria nel modo più assoluto , come notano i nostri 
Annalisti. Ma nel 1270 gli Annalisti stessi non si stancano di ripeterci 
in più modi e paiole (quasi temessero che noi non intendiamo bene) che 
ai nuovi Capitani fu dato il mero e il misto imperio, e che lo esercitarono 
lìberamente e assolutamente , e che i loro mandati doveano preferirsi a 
tutti i Capitoli e leggi. 
4 V. nel Canale Storia dei Genovesi ( l. a ediz. Voi. 1, pag. 497) il docu- 
mento in cui il Vescovo, parlando di questi seniori, così si esprime: t cum 
« sint nobiles atque potentes prò contentionibus quas cum antecessoribus 
« nostris semper habuerant numquam ili is suas decimas dederunt . . De- 
« cimatores autem (cioè i debitori di queste decime al Vescovo) sunt 
« omnes seniores Migesii et ili i i filiorum . . etomnes seniores Oberti fratris 
« eius. .. et omnes seniores Oberti de Maneciano ecc. ». Il Canale legge 



( 129 ) 

« seniores Migelii », ma Migesii ha l'accurato MS. Ageno, e questa èia 
vera lezione; perchè più altre carte, rimaste finora ignote, ci confermano 
l'esistenza di Oberto Visconte e di Migesio suo fratello, detto varia- 
mente nelle diverse carte Migexe , Miexi , Miesi * , e ci indicano la 
loro morte avvenuta prima del 1003; la residenza dei figli d' Oberto nel 
castel di Carmadino nel 1026, e dei figli di Migesio nel luogo dell' Isola 
nel Ì019; oltre molte loro possessioni nelle valli di Lavagna e Bisagno e 
presso la Città. 

La discendenza dei Carmadino e Delle Isole dai Visconti , che da 
queste carte si raccoglie, risulta altresì in espressi termini da un Breve 
di Papa Innocenzo II del 1154 inedito, e relativo a questioni insorte sul 
possesso delle decime sovrammenzionate. Un lodo consolare del UH sulle 
stesse questioni prova la discendenza dei Caffaro; e quella di altre fami- 
glie si rileva da altri atti ed indizii, e in ultimo da un' attestazione giu- 
diziale del 1236 che nomina fra i Visconti partecipi delle regalie o vis- 
contado i Carmadini, gli Spinola, i Delle Isole, Avvocati, Pevere, De 
Mari, De Marini, Porcelli, Ficomatari, Grimaldi , De Campo, di S. Pietro 
della Porta ecc. 

5 La lotta dei Marchesi coi Genovesi in quest'epoca è confermata dalle se- 

guenti parole del Serra , Storia della Liguria , Voi 1 , p. 277 ( edizione 
di Capolago): « è cosa sicura che l'anno 1056 a istigazione dei Pisani o 
« per risentimento loro proprio alcuni Marchesi confinanti col Genove- 
« salo * i quali non possono essere che i Marchesi Liguri « proibirono 
t a' loro vassalli di portarvi derrate; il che avrebbe gettato una gran 
« carestia se non s'otteneva un rescritto di Arrigo IV re di Germania 
« e d'Italia che rivocava il divieto ». Il Serra cita in appoggio ai suoi 
delti il Begistro della Bepubblica esistente nell'Archivio; ma nei libri dei 
Giuri, che ci rimasero, non credo si trovi traccia di tale disposizione 
di cui sarebbe importantissimo conoscere il preciso tenore; né so che se 
ne trovi cenno altrove. 

6 V. Canale, Voi. 2. p. 378. « Cunctis habitantibus ianue . . ut nullo tempore 

* Notisi la pronunzia genovese dell ' x già adoperala in Miexi fino dal 1019, confermala 
del resto dalle parole jn'xone e montexello (pigione e monlicello ) usate in carte del 1143 
e 1148 : vedremo più innanzi Lunexana e Pela-vexino. Varie altre parole indicano die il dia- 
letto genovese usava fin d'allora; per es. frexia , sardena , fregabreno , merdenpé , noxedo , 
labruxada cognomi , sopranomi e luoghi del iti secolo alquanlo latinizzati ; loàgia , loffanìa , 
tomao , ruxentarium in carte del secolo XIII. 

13 



( 130 ) 
« habeatnus licentiam . . agere nec causare., de yestra consuetudine quam 
« veslri priores parentes habuerunt. et fuit consuetudo. . massarii vestri 

• non delicnt darò foderum. . nec dalutn nec placilum nec ad Marchiones 
« nec ad Vicecomitiìs . . habitantes infra civilatem.. placilum non custo- 
« diebant. . nisi infra civitateni.. bandum non amplius quam quindecim 

• dies missum erat quando Marciiio.nes placilum ad tcnendum veniebant.. 

• Breve de consuetudine quam fecit Albertus Marchio . . et firmavit per 
« Sacramenlum . . et cartulam promissionis debent fucere prcdicti Marchiones 
« de consuetudine et precepto ianuensium qualiter iudcx ianuensium lau- 
« daverit *. Qui si parla veramente di consuetudine, non di nuovi diritti; 
ma, dappoiché questo giuramento soltanto dal 10ò6 in poi vien conservato 
in iscritto ed inizia al più presto una più ampia emancipazione, è forza 
ascriverne la causa ad una mutazione politica profonda ed efficace; né può 
essere casuale la coincidenza dei seguenti tre fatti; l'amicizia fermata tra 
il Vescovo e i Visconti, il decadimento irreparabile de' Marchesi, il non 
lontano sorgere della Compagna. 

È notevole che verso la stessa epoca (1059) anche il consorzio dei Mar- 
chesi di Savona comincia a giurare simili brevi a favore di quei Citta- 
dini. Ciò , mentre conferma P estensione di quel rivolgimento politico an- 
che fuori della Marca Ligure , ci mostra una tra le molte analogie che 
in una storia generale delle Marche si vedrebbero spiccare in modo assai 
curioso. 
Questi storici impugnano non solo l'esistenza d'una Marca Ligure, ma 
ogni dipendenza di Genova dai Goti, Longobardi e dal nuovo Impero occi- 
dentale. Riguardo a questo secondo punto la loro opinione è ormai rifiu- 
tata generalmente malgrado gli ingegnosi sforzi del sig. Canale e del dot- 
tissimo P. Spotorno; e il lungo dominio dei barbari anche sopra i Genovesi 
è pur troppo un fatto, che verrà maggiormente confermalo dalla Raccolta 
di tutti i documenti liguri che la nostra Società pare voglia pubblicare , e 
dove si vedrebbero disposte in ordine cronologico le reliquie di leggi ed usi 



' La parola judex qui posla nel senso di Magistrato Supremo dei Genovesi denoia clic 
allora non vi erano ancora Consoli. 

Questo Breve fu anche stampato ne! libro dei Giuri ( 3f. II. P. Jurium t, col. 2. 12 ), ma 
fu diviso per errore in due brani , come se il primo brano facesse parie del più antico pri- 
vilegio del Re Berengario. Senza altre ragioni basta a riconoscere quest'errore un'occhiata 
al Codice MS., dove i due brani si continuano non interrotti e nel senso e nella materiale 
disposizione. 



( 131 ) 

Longobardi o Franchi limaste nella Liguria; il duello giudiziario , il lau- 
nechild, i nomi proprii, lo scabinato, i Giudici del Reo del Palazzo Im- 
periale, l'intervento de' nostri Vescovi alle elezioni o alle Diete Reali, le 
carte de' notari intestate o no col nome del Re o dell'Imperatore secon- 
dochè egli è o no riconosciuto , eletto o coronato ecc. Vedansi frattanto 
le assennale osservazioni di Heid ( Untersuchungen uber die Verfassungs- 
geschicte Genuas ecc. Nel giornale di scienze politiche di Tubinga 1854). 

Quanto al primo punto, cioè alla Marca Ligure, si denota il distretto 
Genovese sotto il nome di Marca in più atti notariali dal 1089 al 1346; 
indizio questo che, come tutti gli indizii filologici, io apprezzo moltis- 
simo. Di più , Marchesi di Liguria sono espressamente chiamali Azzo I 
d'Este da Orderico Vitale , e Malaspina I da Pietro Diacono. Ancora, il Mura- 
lori nelle Antichità Estensi riferì i diplomi imperiali del 1164-1184, con cui 
si confermano ai Malaspina ed Estensi le investiture della Marca di Ge- 
nova e di Milano e i diritti già goduti dagli antecessori loro su questa Marra 
e dentro e fuori di Genova. Sebbene allora la vera Marca fosse sciolta, 
ciò indica sempre che in tempo più antico essa esisteva ; non altrimenti 
come i titoli conservati dai Re o Nobili scaduti denotano un antico pos- 
sesso del Regno o Feudo. È certo infine per documenti che nell' xi se- 
colo un consorzio di Marchesi esercitò giurisdizione nei Comitati di Luni , 
Genova, Tortona e Milano ; ed io credo che questi Comitati formassero la 
Marca Ligure, a cui era riunito in origine il Comitato di Pavia, sede 
solita del Conte del Sacro Palazzo, sede perciò del primo Marchese 
Ligure Oberlo che fu Conte Palatino sollo Ottone il Grand*-; ma questo 
Comitato coli' unita dignità dopo la morte di Oberlo passò ad altra fami- 
glia rimanendo così staccalo dalla Marca. I discendenti di lui ebbero pos- 
sessioni nel Genovesato ed in Genova stessa e vi tennero piacili nel 
994-1059-1044; senzachè il diritto di tenervi piacilo è contenuto nel giu- 
ramento del 1036. ( Per le diverse carte di placiti e possessioni dei Marchesi 
V. pel Genovesato Murai., Antich.Est. , V. 1, pagg. 155-185-99-245-161-35; 
M. H. P. Chart. 1., col. 527-501 ; e carta inedita del 1014 nella Biblio- 
teca universitaria; pel Milanese Giulini ; pel Torlonese Botazzi, Monum. 
dell' Ardi. Capital, di Tortona all'ann. 1055, e carta del 996 M. H. P. 
Chart.. 1 , col 506; per la Lunigiana e tutta la Marca, Muratori). 

Ma una compiuta dimostrazione dell'esistenza di questa Marca si vuol 
attendere da una Storia e Genealogia di tutte le Marche conlemporanee , 
riscontrate tra loro , e colla storia politica generale. Si verrebbe allora 
in chiaro del loro numero, confini, fasi e scioglimento in Marchesati; e 



( 132 ) 

la gran famiglia Ligure ci apparirebbe diramantesi nei Marchesi Malaspina , 
d'Este, Pelavicini , Di Massa, Cavai cubò , Lupi , Di Cavi , Di Parodi. Delle 
(piali diramazioni non sono leggieri indizii: 1." La dipendenza che verso 
questi Marchesi professano i Signori del territorio Lunese, Torlonese, Ge- 
novese, di che toccheremo più innanzi ( Nota 14 ); 2." I pedaggi ed altre 
regalie conservalo dai Marchesi nei territori medesimi anche dopo perduta 
ogni politica superiorità Di fatti ancora nel il 82 avevano la loro parte 
di privativa sovra i macelli di Genova in comunione coi Visconti, pri- 
vativa che il Comune riconosceva come da sé indipendente « salvo iure 
Marchionum adversus Viceeomites » ( V. Nota 11). I Marchesi Di Gavi e Di 
Parodi nel 1181 vendettero la loro parte di pedaggio alle porte di Genova 
ad un Ido Picio, Consolare, e probabilmente Visconte {da Note del Federici). 
Il Marchese Di Massa possedeva ancora nel 1233, e nel 1228 reinvestiva 
ad un Carmadino (Visconte) i diritti già al medesimo dati in feudo dal 
proprio padre sulla Porta di Genova, Ripa, Leuco e Macello. 1 Malaspini 
nel 1190 parimente rinnovarono ad un Oitone Nolasco l' investitura , fatta 
all'avo di costui dai loro antecessori, del feudo antico di Genova, sua 
ripa, porla, macello e forno. Nel 1180 partecipano al pedaggio di Torri- 
glia; nel 1226 ipotecano il pedaggio di Recco; nel 1194 donano al capi- 
tolo di Tortona una parte del pedaggio che riscuotono entro questa città; 
nel 1199 temono essere spodestati del rimanente pedaggio dai Tortonesi , 
guerreggiando contro di loro in aiuto di Genova, e perciò nell'atto di 
lega vogliono esserne da questa guarentiti. Nel 1178 gli Alessandrini rico- 
noscono i diritti che hanno i Malaspini sul pedaggio della loro città già 
faciente parte del Comitato Tortonese; e nel 1172 riconoscono pure i di- 
ritti del Marchese di Gavi giurandogli fedeltà ut mos est vassallorum suo 
domino jurare. Perfino le giurisdizioni esercitate siili' Alessandrino dai 
Marchesi Aleramici di Monferrato e del Bosco, credo, provengano da ces- 
sioni dei Liguri Marchesi di Parodi , e ne ho qualche lume. ( V. per tutti 
gli atti suenunziati il fogliazzo de'Notari MS. nella Bibliot. Civ. passim — 
Botlazzi. Opera sovraindicata all'anno 1194; Moriondo , Mommi. Aquens. 
Voi. 1, col. 72, N. 88; Jurium \ , col. 271 , N. 293; col. 438, N. 426). 

Anche nella Lunigiana il Consorzio dei Marchesi Liguri è nominato assai 
tardi, in un atto del 1219: « quod Marca de luna est Marca de Malaspina 
« et De Massa et suorum consorti»! ; et alius Comitatus vel Marca non est 
in Lunexana » ( Murat. , Antich. Estcns. V. 1, pag. 260.) 

Per compiere un cenno sui vari elementi politici genovesi nel medio 
evo è a dire alcunché del Vescovo, a cui il Sig. Canale pretende attribuire 



( 133 ) 

la signoria temporale della Città prima che si stabilisse il Consolato (V. la 
sua Storia dei Genovesi 2. a ediz. , Voi. i , p. 238-245 ). Ma nessuna traccia 
appare di tale signoria nel Registro Arcivescovile che, pervenutoci quasi 
intiero , speriamo vedrà presto la luce per cura della nostra Società , e 
che cominciatosi a compilare fino dal 1144 d'ordine di Siro, primo Arci- 
vescovo, comprende le carte e fa menzione dei diritti vescovili dall'anno 
916 fino al morire del secolo dodicesimo. Dal quale Registro e da altri 
diplomi imperiali e pontificali si vede che l'Arcivescovo avea gran numero 
di diritti, vassalli, corti e possessioni nel Genovesato e fuori. Egualmente 
di corti e possessioni parla il breve cenno rimastoci del perduto diploma 
Olloniano a favore della Chiesa Genovese. Ora i vassalli , le corti e pos- 
sessioni non sono sufficiente indizio di signoria esercitata sull' intiera Città 
e Comitato. Lo slesso dicasi delle decime terrestri percepite dal Vescovo 
sugli abitanti , o di quello marittime sul grano e sul sale ; le quali , se 
pur fossero regalie, strappate, comperate o avute in dono dall'Impero o 
dai Marchesi, sarebbero ad ogni modo frazioni di sovranità, che per sé 
sole, specialmente nel medio evo, non implicano la signoria generale. 
Ma, che è più, non si tratta qui di diritti signorili, ma di decime; 
cioè di prestazioni ecclesiastiche pel mantenimento del Vescovo e del Clero; 
e queste decime diventano soltanto diritti signorili dopo la concessione 
in feudo che il Vescovo per amore o per forza ne fece ai Nobili. 

Senonchè, se la numerosa di lui clientela e ricchezza , e se la forza 
morale della sua dignità non bastarono a guadagnargli la signoria tem- 
porale, esse furono tuttavia più che sufficienti ad assicurargli un gran- 
dissimo influsso sulle cose politiche. Di qui si spiega il perchè, prima del 
formarsi la Compagna, il Vescovo polè lottare lungamente coi Visconti; 
e perchè nel formarsi la Compagna, questi ultimi dovettero transigere 
con lui, accogliendolo, non come Signore, ma come primo Cittadino, 
secondochè accennai nel testo; e il perchè anche in seguito nel palazzo 
di lui si accogliessero a trattare gli affari i Consoli e i Socii; si scrives- 
sero o ricevessero lettere col nome dei Consoli misto a quello del Vescovo; 
vacante infine il Consolato o scisso dall' infuriare di parte, egli interve- 
nisse per un istante come Capo di fatto del Governo, come anche oggidì 
intervengono i Municipi e i Notabili quando cessa per simili ragioni il 
potere stabilito. 

Non è esatta la volgare opinione che nelle famiglie Saliche generalmente 
i primogeniti escludessero dalla successione nei feudi i loro fratelli. In 
Italia codesta esclusione non venne adottala che dalle due case di Monfer- 



( 134 ) 

rato e di Saluzzo , e soltanto dopo la metà del xn secolo. Che per l'addietro 
reggevansi anch'esse secondo l'uso comune di eguale divisione tra figli; 
e questo stesso uso continuò fino alla loro estinzione nelle famiglie saliche 
di Savona, Busca, Ponzone , Bosco ecc. 

« Habitaverant quondam Marchiones Lupi cum Marchionibus Pelavicinis in 
■ villa que appellatur Soragna *. . . et oh hanc causam inter eos emulatio 
•< non modica habebatur (Cronaca di Fra Salimhene. Monum. Parm., 
« Cronic. Parm.Y. 3, p. 339) ». Onde dovettero separarsi queste duo 
famiglie d'abitazione tacendo due Soragne d'una sola, le quali furono 
perciò chiamate la Soragna dei Lupi e la Soragna dei Pelavicini. Più 
tardi nel periodo d'insurrezione dei militi contro i Marchesi sorse una 
terza Soragna , che negli Statuti di Parma è detta Soranea domini Ge- 
rardi (forse de'Signori di Cornazzano); e finalmente coli' insurrezione dei 
cittadini una quarta Soragna , che fu appellata Soranea civinm o lerra- 
riorum ( V. Affò, Stor. di Parm. Voi. 5, pag. 49). Così in questi quattro 
nomi di Soragna si ha la prova di tutte le evoluzioni politiche che vo' in 
questo lavoro enumerando. Anche Varano, altra terra parmense, si divisa 
in Varano de' Marchesi e Varano de' Melegari. 

Sono noti i dissidii e le opposte parti politiche abbracciate dai Mala- 
spini, Pelavicino e Cavalcabò, benché consanguinei; anzi nelle famiglie 
Pelavicino e dei Marchesi del Vasto una discordia sanguinosa e gravida di 
politiche conseguenze scoppiò tra padre e figlio, suscitata dall'astuzia dei 
vicini Comuni. 

10 L'FIaulleville nella recente sua pregevolissima Hisloire des Comunes Lom- 
bardes ( Voi. 2, pag. 294 ), accenna alla capitale importanza che avrebbe 
per la Storia dei Comuni un'esatta descrizione di tutte le giurisdizioni 
signorili esistenti sulla fine del xu secolo; ma io avviso che non si possa 
ben intendere queste giurisdizioni , né descriverne il veramente efficace 
influsso senza conoscerne le origini. 

11 Nel 1152 il Comune di Genova trasportando altrove i macelli, riserva 
cinquanta dei banchi nuovamente costrutti ai Visconti per la loro priva- 
tiva salvo jure Marchionum adversus Vicecomites. Nelle convenzioni di 
Genova col Conte di Narbona del 1174, e coi Comuni di Montpellier e 

* È a notare che questa terra presso Borgo S. Donnino nel Parmigiano, dove i Lupi e i 
Pelavicini non potevano né vivere insieme né di troppo separarsi ( poiché rimasero entrambi 
stanziati a breve distanza) era all'antichissima proprietà consortile, dove troviamo pia volte 
i figli e i nipoti di Oberlo primo 



( 135 ) 

Sant'Egidio del 1225, li 34, 1252 vengono questi, come alleati, resi 
esenti dal pagamento di dazi e pedaggi nel territorio genovese, riservati 
soltanto i diritti de' Visconti, preter driclum Vicecomitum ; salvo jure 
Vicecomitum quod ad Comune non pertinet. Nelle convenzioni del H92 , 
1227 gli Alessandrini sono esentati da ogni pedaggio alle porte di Genova, 
anche da quello dovuto ai Visconti , quia Comune Janue de pedagio eis 
( Vicecomitibus ) scontrimi dedit et ad eorum beneplacitum salisfecil 
( Vedi Jurium 1. passim). Fu il capitano Guglielmo Boccanegra , che 
nel 1259 tarpò questi diritti viscontili, non tanto coli' abolirne alcuni o 
ridurne altri, ma, che più monta, ammettendoli a solo titolo possessorio 
senza danno della proprietà ed autorità suprema della Repubblica (Canale 
Voi. 2, pag. 226). E si noti che già nel precedente anno 1258 lo stesso 
Boccanegra aveva tarpato con una transazione le pretese Arcivescovili 
sulle decime marittime del grano e del sale; il che conferma il partilo 
preso deliberatamente dal Capitano del popolo, di annullare ogni traccia 
di Compagna aristocratica, e rivocare specialmente quei privilegi che in- 
taccavano il supremo dominio del nuovo Comune. V. Jurium 1., col. 1275, 
N. 909. 
11 « Si scivero aliquem a 16 annis usque ad 70 non esse de compagna, qui 
« sit utilis intrare in compagnam . . Consulibus de comuni ipsum mani- 
« festabo . . Si scivero aliquem non esse de compagna et noluisse intrare 
« in ordinatione consulum . . ego non portabo illuni vel res suas per mare 
« in meo Ugno neque navigabo cura eo. . si vero habuerit homo ille ullam 
« discordiam cum homine hujus compagne adjuvabo hominem compagne » 
( Breve della Compagna del 1161 ). 

E nel Breve dei Consoli del Comune del 1145: 

« Cap. x. Si aliquis homo . . homicidium fecerit . . in homines nostro 
« compagne . . vel quos cognoverimus non esse utiles intrare in nostra 
« compagna . . homicidam illum exiliabimus ». V. anche il capo xi : 

« Cap. xin. Si quis januensis ab aliquo ex nobis (Consulibus) vocalus . . 
« intrare in nostrani compagnam infra xl dies . . non introierit, non il li 
« debiti erimus et personam ejus et lamentationes non recipiemus . . et 
« Consulem eum vel Clavarium non eligemus . . nec advocatorem in pla- 
« cito . suscipiemus • . et laudabimus populo ut personam eius . . et pe- 
« cuniam suam per mare non portet . . et . . ( si ) habuerit discordiam 
« cura homine nostre compagne . . ( laudabimus ) ut nullus homo nostre 
« compagne det oi consilium vel auxilium de illa discordia. 

« Cap. xxxv. Si cognovero quod aliquis homo . . de nostra civitate 



( 150 ) 

« ha beai discordiarn cum homine nostri; compagne .. et in nostra laude 
» de hoc stare noluerit . . de facienda vindicta sit in nostro arbitrio. 

« Cap. lv. Si lenebor aliquo sacramento quo non possim omnibus Ja- 
« nuensibus qui fuerint de compagna justitiam compiere., et honorem et 
« utilitatem totius comunis januc operari.. infra istos tres annos consul 
« non ero., si sirn vasallus alicujus persone contra quam honorem janue 
« non exceptavi , consulibus sociis palam manifestabo , et de ea guerra 
« aut lite postea judex non ero ». 

Ho già notato sopra un altro carattere di questi brevi , cioè la dipen- 
denza dell'autorità consolare dalla Compagna : e non farò qui che accen- 
nare gli indizii della lotta sanguinosa tra i varii elementi della Compagna 
che traspaiono dal divieto, che fa il breve, di portar armi in Parlamento, 
d'impadronirsi di chiese o torri per far la guerra ecc. A compiere la storia 
della Compagna sarebbe anche da far parola di più atti e trattali , dove 
si prevede il caso eventuale della interruzione del Consolato , e si spiega 
chi allora ne dovrà fare le veci; il quale caso, non essendo avvenuto dal 
1100 in poi, accenna dunque a tradizioni anteriori e a tempi quando la 
Compagna si stava formando. 
13 Vorrebbe esser fatta una dissertazione, non una nota, sull' esplicamentn 
della Compagna seconda od esterna , assai drammatico per lo incrociarsi 
de' varii elementi. Qui apparirebbe da un lato la destrezza e tenacità del 
Comune, con cui viene a capo d'aggiogare al suo carro tutti i feudatarii, 
e la prepotenza con cui fa loro scontare a oncia a oncia le lunghe pre- 
potenze da essi usate ai vassalli. Da un altro lato lo schermirsi dei feuda- 
tarii ( Marchesi e Signori) contro il Comune o con leghe reciproche, o più 
spesso appoggiandosi ad una città confinante per resistere all'altra; le quali 
città poi finiscono per accordarsi fra loro contro il feudatario e se ne ri- 
partiscono le spoglie. Così il Marchese di Gavi oscillava tra Tortona e 
Genova; e i Malaspina ira Genova, Piacenza e Parma. Da un terzo lato 
il popolo di campagna che approfitta di questa lotta per ottener conces- 
sioni, o si sottrae al duro Signore, cambiando d'abitazione colla famiglia 
e ponendosi sotto la protezione del Comune, o vende il suo braccio al 
maggior offerente; donde tante nuove ville nell'Italia di questi tempi 
(V. Nota 18); delle quali non ostante la scarsezza de' documenti troviamo 
più tracce nella Riviera Orientale, per esempio in Sestri, Rivarolo e La- 
vaggi, nella Villafranca e in Chiavari, terre tutte sorte, incastellate 
o aumentate dalla Repubblica come rifugio ed avanguardia nel cuore dei 
feudi nemici. 



( 137 ) 

Sottopongo l'indicazione delle compagne, dedizioni ed unioni de'Mar- 
chesi, Signori, terre coi Genovesi fin verso il 1200. 

RIVIERA ORIENTALE. 

Recco nel 1 147-1 1 39 contro gli Advocati suoi Signori; 
Monleone e Pieve di Cicagna contro i Malaspina 1184; 
Chiavari 1162-1167-1178-1208; 
Conti di Lavagna 11281138-1 166 ecc.; 

Signori Della Torre 1142-1190 — Bianchi e Secchi ecc. 1193; 
Signori di Cogorno, Lagneto , Nasci, Lavaggi 1145-1156-1205; 
Sestri e Rivarolo nuovi castelli edificati contro i Conti di Lavagna 1 142-1 145; 
Villafranca presso Moneglia edificata contro i Malaspina 1173; 
Signori da Passano 1132-1158-1157-1171 ecc.; 
Levanto 1205-1229 (de'Signori da Passano); 
Follo e Valerano 122i - Vernassa 1182-1186; 
Signori di Corvara 1209 — Arcola 1202; 
Signori di Vezzano 1159-1152-1165-1204; 

Porlovenere (de'Signori di Vezzano) 1139-1160 — Lerici 1152-1174; 
Marchesi Malaspina 1140 (da carta inedita) 1168 ecc.; 
Lega coi Marchesi di Massa 1175; 
Id. col Vescovo di Brugnalo 1179; 
Id. con Pontremoli 1153. 

RIVIERA OCCIDENTALE. 

Marchese Aleramo (di Ponzono) per Varazze 1155; 

Ferraria , figlia del Marchese Guelfo ( Aleramico ) per Albissola dopo 

ÌI1136; 
Altri atti dei Marchesi di Ponzone per Varazze e Albissola 1202-1209; 
Quiliano e suoi Signori 1192-1195-1227; 
Comune di Savona 1145-1158-1181 ecc.; 
Marchesi di Savona 1140-1148-1154-1172 ecc.; 
Gli stessi per Cairo, Vado, Segno, Spo torno 1158-1192-1202-1227; 
Gli slessi per Noli, 1151-1155-1170 ecc.; 
Gli stessi, poi detli Del Carretto per Finale 1252; 
Albenga Comune 1179-1189 ecc ; 
Marchesi d' Albenga e Clavesana 1192-1228; 



( 138 ) 

Valle Arocia 1202; 

Lengueglia e suoi Signori 1199-1228; 

Valle d'Andora 1202; 

Diano, Oneglia, Porto Maurizio Comuni 1200; 

Diano, Cervo, Portomaurizio e suoi Marchesi (di Clavesana ) 1173-1184 

1204-1221-1228 ecc.; 
S. Remo 1130-1199; 

Conti di Ventimiglia 1140-1140-1185 ecc.; 

Gli stessi per Roccabruna, Penna, Bajardo ecc. 1157-1 158-1177; 
Monaco e Abbate di S. Ponzo 1191-1197-1205; 
Torbia 1175; 
Comune di Nizza 1215-1220. 

APPENNINO SETTENTRIONALE ED OLTRE. 

Monloggio (Signore di) 1214; 
Signori di Mongiardino 1155-1204; 
Marchesi di Cavi 1130-1150-1175-1191-1198-1202; 
(ili stessi per Voltaggio e Fiaccone 1121; 
Marchesi di Parodi 1145-1148-1166-1171 ecc.; 
Signori di Aimeglio (ora distrutto e presso Carosio) 1141 : 
Id. di Montaldo ( id. presso Arquata) 1144: 

Id. di Tassarolo 1198: 
Marchesi del Bosco 1197; 

distessi per Capriata, Ovada,Bossiglione, Campo ecc. 1202-1210-1217 ecc.; 
Silvano 1182 — Morbello 1223; 

Marchesi di Ussecio (ora distrutto e presso Belforte ) 1218; 
Lega col Marchese di Monferrato 1150; 
Id. col Comune di Novi 1135-1157; 
Id. con Tortona 1139-1156-1199 ecc.; 
Id. con Alessandria 1181-1192 ecc.; 

Id. con Gamondio (oggi Caslellazzo. che diveniva assai potente colle 
spoglie degli estinti Marchesi di Sezzè, ma fu oscuralo da Alessan- 
dria cho gli sorse a fianco); 
Lega con Pavia 1130 1140. 
14 È indubitata la discendenza delle famiglie Fiesca , Della Torre, Ravaschiera, 
Scorza, Bianca ecc. dai Conti di Lavagna — i quali vengono da Tedisio , 
vivente nel 1051 figlio di Ansaldo, vassalli entrambi del Vescovo genovese 



( 139 ) 

per più beni posti nella valle di Lavagna. L'Ansaldo poi a me par3 figlio 
di quel Tedisio di Lavagna, i cui beni nel 999 furono da Ottone HI Im- 
peratore confermati al Vescovo di Vercelli ( V. il documento in Provana 
Studi critici sul Re Ardoino ). Seguendo ed ampliando gli acuti concetti 
di questo Erudito, si può indovinare il vero motivo di tale conferma e 
delle altre disposizioni del diploma Ottoniano; se si consideri cioè la po- 
litica imperiale germanica acremente sostenuta dall'Arcivescovo Milanese 
e suo Suffraganeo di Vercelli, in perpetua opposizione colla politica ita- 
liana virilmente propugnata dal Marchese d' Ivrea , poi Re, Ardoino, e 
dai Marchesi liguri coi loro vassalli tra i quali dovea pur essere Tedisio 
di Lavagna. 

È certo egualmente che le numerose diramazioni dei Signori Da Pas- 
sano pigliano origine dai due fratelli Oberto ed Ita, Signori del castello 
di questo nome e fondatori nel 1002 della Chiesa Parrocchiale di colà ( Vedi 
la lapide marmorea già esistente in quella Chiesa ed ora conservata presso 
l'egregio Ispettore delle Scuole Civiche e nostro Socio Signor Gerolamo 
Da-Passano ). Cosi pure riduconsi a uno o pochi i primi Signori di Co- 
gorno, Vezzano ecc. Ma la riduzione delle stirpi non finisce qui, perchè 
v'hanno tracce di più antica consanguinità fra questi diversi stipiti, per 
esempio tra i Conti di Lavagna, i Signori di Vezzano e i Signori di Co- 
gorno. Riflettendo poi come tutti questi Signori, e inoltre i Visconti Ge- 
novesi, e il Vescovo e perfino l'Abbate di San Siro avessero non poche 
possessioni ed intrecci tra loro nella valle di Lavagna, si rende proba- 
bile che quivi fosse non solo il nucleo di tutti i Signori della campagna 
orientale, ma una Corte Regia passata secondo l'uso di quel tempo nei 
Marchesi, e per mezzo di infeudazioni, mutazioni politiche o donazioni di- 
spersa nelle varie accennate Signorie. 

Tutte le famiglie Signorili di campagna , benché già nel xn secolo com- 
poste di più membri o rami collaterali, continuavano a godere i feudi con- 
sortilmente; del che sono pieni i documenti Genovesi. Molto più scarse 
sono le prove della dipendenza di essi Signori dai Marchesi; pur se ne 
hanno sufficienti indizi. I Conti di Lavagna nel Ilio giurando la Compagna 
promettono aiutar Genova in guerra contro chiunque » salvis dominis a 
* quibus feuduji tenemus contra quos non erimus si comune janue .. (contra 
eos) iverit ». Di nuovo nel 1166 promettono far guerra contro chiunque 
eccetto contro le case Malaspina , Di Gavi, Cavalcabò , Pelavicini , ed Azzo 
Veronese (D'Este), le quali case fu veduto essere altrettanti rami della fa- 
miglia Marchionale Ligure. Potrebbe qui nascer dubbio, se la riserva, eh? 



( HO ) 

fanno i Conli a favore dei Marchesi, sia da attribuirsi veramente a vincoli 
di fedeltà antica a questi dovuta, o non piuttosto a lega tra eguali contratta. 
Ma (oltrecchè non si capisco a che dovesse giovare una lega tra i Conti 
di Lavagna, e l' allora non più vicino nei dominii Marchese d' Este ) ogni 
dubbio viene sciolto dal successivo atto del 1171, in cui altri dei Confidi 
Lavagna (Gerardo Scorza ed Enrico Bianco fratelli, e stipiti di due fa- 
miglie) confermando la convenzione predetta del 1166 aggiungono che per 
parte loro « nihil exceptarunt de fidelitate Marciiionis de Gavi aut Mar- 
chionis Aceti Veronensis quod alii feceiunt (Jurium 1, coli. 222. 259) ». Ciò 
prova due cose: 1." Che il legame dei Conti verso i Marchesi era di fe- 
deltà non di lega; 2.° Che dal 1166 al 1171 si erano sempre più allentali 
questi vincoli di fedeltà, specialmente verso i Marchesi stabilitisi altrove; 
onde la Repubblica potò annullarli poi del tutto e quasi distruggerne le 
tracce, sostituendovi il suo comune dominio sugli uni e sugli altri. 

Anche i Signori Da Passano giurando fedeltà al Comune Genovese nel 1132, 
riservano intatta la fedeltà già da loro dovuta ai Seniori « salvis fidelitatibus 
« quas faciebant suis Senioribus; » e chi fossero questi Seniori appare da 
un altro loro giuramento simile del 1171; ove si dice chiaramente « salva 
« fidelitate Marchionis Malaspine, Marciiionis Cavalcabovis , et Marchionis 
« de Massa (V. Antichità della famiglia Passano. Torino 1816; e V. altro 
atto del 1157 nel Jurium 1. col. 201 ) ». 
15 Oberto, primo fondatore della Marca, era di stirpe Longobarda; ed a me 
arride l'opinione del Muratori, che sospetta Oberto congiunto di sangue 
ad Alberto Azzo (primo Marchese di Modena) ed entrambi discendenti dagli 
Adalberti famosi Marchesi di Toscana ; del che anzi si potrebbero aggiun- 
gere indizi nuovi, e probabili congetture sulla contemporanea dispersione 
dalla Toscana dei due stipiti, cercati a morte dal Re Ugo, e celati uno di 
essi nella Lunigiana, l'altro nella Lombardia dove erano molte possessioni 
dei Marchesi Adalberti. Il nostro Oberto comparisce Conte soltanto nel 945 
dopo l'abbassamento del Re Ugo; è Marchese sui principii del 951 subito 
dopo l'elezione del Re Berengario secondo. Ma avendo questi scontentalo 
tutti i Grandi del Regno, Oberto va in Germania a offrire ad Ottone I la 
corona d' Italia. L' Imperatore scende , vince Berengario , e nomina il 
nostro Marchese a Conte del Sacro Palizzo d'Italia, vale a dire suo Rap- 
presentante nel Regno. Di lui si sa poco altro se non che cominciò ad 
arrotondare la sua Marca col prender possesso a titolo di commenda del 
confinante ricchissimo monastero di Bobbio; e che morì verso il 973; ma 
le giurisdizioni esercitate in consorzio dai suoi figli e discendenti sui vari 



( Ul ) 

comitati della Marca Ligure provano, che egli fu veramente Marchese della 
Liguria (preso questo nome nel senso del medioevo che comprendeva anche 
il Milanese). Pare che il Gomitato primitivo, dà lui retto, fosse quello di 
Luni, dove era il grosso delle proprietà di famiglia; così il Comitato si sa- 
rebbe irraggiato in una Marca; quindi per successivi estendimenli (usur- 
pazioni Ecclesiastiche e Monacali, appropriazioni di corti regie, beni va- 
canti o disertati dagli Ungheri; e Saraceni ecc.) e per incorporazione degli 
antichi allodii alla Marca, divenuta ereditaria, i suoi discendenti poterono 
formarsi un dominio vastissimo ed unito. Venuta poi 1' epoca dello sciogli- 
mento di questo dominio mediante le mutazioni politiche e le divisioni di fa- 
miglia, i Malaspina, i Marchesi di Gavi e Parodi continuarono a risiedere 
più particolarmente entro i limiti dell'antica Marca, e furono perciò i bat- 
tuti ed oppressi dalla Repubblica Genovese. I Pclavicini , Cavalcabò, e Lupi 
si divisero il territorio oltre Appennino fino al di là del Po nei comitati di 
Piacenza, Parma e Cremona; ed ebbero a curvarsi sotto la potenza di 
questi comuni insieme ai Malaspina, stanziati a cavaliere del giogo Ligure- 
Piacentino. 1 Marchesi di Massa si stesero a Oriente della Magra , in Toscana , 
nelle isole di Sardegna e di Corsica , antica pupilla affidata alla tutela dei 
Marchesi Adalberti e Liguri. Ma agli Estensi un felice connubio diede di 
trapiantarsi nella Marca di Verona , continuando tuttavia , come gli altri 
Marchesi , a goder per qualche tempo dei resti di diritti consortili anche 
fuori del Marchesato loro pervenuto in divisione; finché ceduti per danaro 
e forse anche in parte abbandonati gli aviti diritti sul suolo Ligure , crebbe 
gloriosamente questa casa nel Marchesato d'Este, e oltralpi nei Ducati di 
Sassonia e Baviera; combattendo col temuto nome di Guelfi la potenza degli 
Hoenstaufen, sedendo sul trono Imperiale con Ottone Qnarto, e coll'altro 
Ottone di Brunsvich iniziando la stirpe Beale che ora regge l'Annover e 
l'Inghilterra. E chi può imaginare quali sarebbero state le conseguenze po- 
litiche, se una discendenza fosse pur venula dalle nozze di Guelfo VI colla 
Gran Contessa Matilde ( ultima de' Marchesi di Modena-Toscana ) ; nozze 
che riunirono per un tempo in una sola signoria I' immenso territorio dal 
mar Baltico al mar di Sicilia ? 
16 Dal Conte di S. Quintino , nelle Osservazioni critiche su alcuni punti della 
Storia della Liguria (Atti dell' Accademia delle Scienze di Torino, 2. a Se- 
rie Voi. 15-14-15). Questo, per altro valente, Archeologo sedotto da una 
sua nuova e lungamente accarezzata opinione colse qui affatto in fallo, 
perchè non solo non addusse solide prove a suo favore, ma anzi rese un 
gran servigio all'opinione antica colla pubblicazione di nuovi documenti, 



( 142 ; 

e col convincere di falsità altre pretese carte, le quali sotto colore di gio- 
vare quest'opinione la danneggiavano. Già in buona parte fu egli conlu- 
tato dal Barone Manuel. ( De' Marchesi del Vasto ecc. Torino, 1858) Ma 
è da compiere la confutazione dimostrando colla tradizione , documenti . 
consorzi e colle analogie, che Aleramo di stirpe Salica dal nucleo del suo 
comitato Acquose si stese a mezzodì e settentrione nei comitati di Mon- 
ferrato e Savona, formando la sua Marca tra il l'o e il mare, l'Orba e il 
Delbo, il Lerone e la Caprazoppa ; che i figli de' suoi figli nel 1004 eser- 
citavano in consorzio la Comitale e Marchionale giurisdizione in Vado, 
provando così col fatto la posizione della Marca del loro avo (come ab- 
biamo osservato nel Ligure Oberto ); che i discendenti suoi continuarono ad 
irraggiarsi fuori della Marca di poco ad oriente dell'Orba sul Tortonese 
(in Rovereto, che fu poi Alessandria, Bosco ecc.), e di molto a ponente del 
Belbo nella Marca Arduinica dopo moria la Contessa Adelaide (in Loreto, 
Saluzzo, Busca, Albenga , ecc. ); che a seguito di questi irraggiamenti av- 
venne la divisione Aleramica in tre grandi rami ; uno dei quali detto di 
Monferrato si suddivise in Monferrato proprio, Occimiano, e Montechiaro; 
il secondo, che si potrebbe dire il ramo Acquese, comprendeva i Marchesi 
di Sezzè, del Bosco, dì Ussecio e di Ponzone; il terzo detto Del Vasto si 
ripartì tra i sette Marchesi fratelli di Savona , di Ceva , di Clavesana , Cor- 
temiglia, Loreto, Saluzzo e Busca, più l'ottavo fratello diseredato dal pa- 
dre, cho fu lo stipite de' Marchesi d'Incisa. 

V. il documento riferito dal Gioffredo (Storia delle Alpi marittime M. H. P. 
Script. 2. col. 508 ) comprovante l'antica dipendenza dei Conti di Venti- 
miglia dagli Arduini. Il primo di questi Marchesi era Salico, il suo nucleo 
fu il Comitato d'Auriate, che s'irraggiò nella Marca di Torino fra il Belbo, 
la Caprazoppa e l'Alpi, il mare e il Po; ma quando fu vinta dal primo 
Ottone la casa di Berengario Re, e Marchese d'Ivrea , pare che Arduino 
abbia anche riunita sotto di sé questa Marca , attigua alla sua mediante 
il Po. Infatti dal Muratori e dal Balbo è ammesso che discendesse dai 
Marchesi di Torino quell' Arduino Marchese d'Ivrea che fu poi Re d'Italia. 
E dagli Arduinici credo discendano anche i Marchesi di Romagnano, che 
fu un Marchesato sorto nel Novarese (antica Marca d'Ivrea). 

Colla nota presente e le antecedenti 15-16 si è fatto cenno di tutte le 
famiglie Marchionali dell'alta Italia, anche di quelle che per la loro fugace 
esistenza appena son note. Or se si confrontino queste origini con quanto 
ne toccano i Cronisti Iacopo d'Acqui e Galvano Fiamma fin dal principio 
del xiv secolo, si riconoscerà che esse concordano essenzialmente fra loro. 



( 143 ) 

E sarebbe già questo un non lieve indizio di verità, se ancbe non potendo 
somministrare una piena prova del mio assunto per la scarsezza di carte 
in questi. oscuri tempi, pur mi riuscisse nettamente dimostrare che la co- 
stante tradizione della discendenza Aleramica in tutte le famiglie sovra- 
indicate non è in contraddizione con alcun documento venuto in luce fino 
ai nostri giorni, anzi ne riceve appoggio e schiarimento. Di queste genea- 
logie Ligure od Obertenga, Aleramica ed Arduinica ho già preparato gli 
alberi genealogici in tre grandi carte ove appaiono a colpo d'occhio certi 
generali riscontri, le diramazioni delle Marche nei loro Marchesati, i sin- 
goli personaggi, e le singole date de' documenti in cui sono nominati fin 
verso il 1200. Non parlo qui de' primi Marchesi d'Ivrea, né di quelli di 
Modena, Toscana, Spoleto e Friuli, perchè non toccano il mio soggetto, e 
perchè non ebbero luogo fra loro, per varie cause, analoghe diramazioni di 
Marchesati salvochè in una casa di Toscana da cui venne il Marchesato del 
Monte S. Maria. Ma nell'esecuzione del mio disegno entra anche la dispo- 
sizione in serie di tutti questi altri Marchesi; anzi ne è fondamento l'e- 
same delle Marche del Friuli, Spoleto e Toscana, come quelle che es- 
sendo le più antiche ne porgono il vero ed essenziale concetto della Marca. 
Rispetto alla più recente di tutte, la Marca di Modena, è notevole, che 
i suoi Marchesi instituiti dall'Impero Germanico, e da esso arricchiti della 
Marca Toscana, ne furono anche caldi fautori, perciò amici dei Vescovi, 
nemici degli altri Marchesi; finché l'Impero colla solita gelosia concepi- 
tane, e con insidie loro tese li rendette i suoi più accaniti e potenti av- 
versarli. 
15 V. Adriani sui Similori di Sarmatorio, Monte falcone ecc. Accurato lavoro 
che, sebbene da me non potuto consultare che in fretta, mi sembra la più 
desiderabile conferma documentata della primitiva unità de' consorzi si- 
gnorili, della successiva loro diramazione ed assunzione di diversi cognomi. 
Con questo libro, e coi documenti che l'Autore promette di pubblicare 
sulla fondazione di Cherasco e sui Marchesi di Saluzzo, viene a spargersi 
molta luce, non che sulla storia di colà, sulla storia generale Italiana. Da 
agglomerazioni di persone sottraentisi ai loro Marchesi, e Signori ecclesia- 
stici e secolari sorse Cuneo , Mondovì, Cherasco; si aumentò notabilmente 
Possano, Savigliano e Nizza della paglia; e si aggiunsero a tante castella 
tanti borghi, formati di popolo che veniva a porsi sotto la protezione di 
altri Signori e Comuni ; onde i nomi che tanto frequenti s'incontrano qua 
e là di borgo, borgo nuovo, villanuova, e di villaf ranca o francavilla 
perchè lieta delle ottenute franchigie (V. Cibrario Econom. Polii, p. iH). 



( 144 ) 

Ne ho già recato esempio per la Riviera Orientale alla Nota 13. Il Citarla- 
rium berlo) icn se del Costa reca spesso documenti accennanti a queste tras- 
posizioni di popolazione, a ritirale sul Monte Aventino, ed a ritorni 
coattivi o spontanei. Anzi colali nomi di nuove terre sono talora l'unica 
storia che ne sia rimasta. Così nel Marchesato di Gavi nacquero per tal ca- 
gione senza dubbio Francavilla , il Monte degli Arimannì ( ora Serra- 
valli) e forse anche Novi. La convenzione, a cui scese questo Marchese 
co' suoi vassalli nel 114G (oggi perduta) dovette essere cagionata dal ti- 
more di perdere al tutto la Signoria; ed il Marchese di Parodi, perchè 
forse più ostinato, sofferse la ribellione de' suoi uomini di Castelletto, e la 
triennale prigionia, da cui lo liberarono i Genovesi a prezzo del suo prin- 
cipale castello e della metà del Marchesato. Anche il Marchese del Bosco 
fu obbligato di concedere ai suoi vassalli il Consolato; e il consorte di lui 
Marchese di Ponzone rinunziò a favore dei medesimi il privilegio , che gli 
competeva sulle loro successioni. 

19 Ognuno conosce le relazioni e contese fra Parma, Piacenza, i Pelavicini e 
Malaspina; ma non sono egualmente avvertite le relazioni d'antica sovra- 
nità di questi Marchesi verso i Signori stanziati nello stesso territorio, cioè 
i Signori di Valdena, Valditaro, di Perduca, Pizzo ecc. Né sono avvertite 
simili relazioni fra i Marchesi Malaspina, di Gavi, e Parodi verso i Si- 
gnori del Tortonese (di Montaldo, Mongiardino, Montemoresino ecc. ) Pure 
i documenti ci provano la loro dipendenza dai Marchesi, e l'abbandono che 
questi ne fanno ai Comuni. Le carte piacentine poi offrono due notevoli 
esempi del modo come si svincolò il dominio utile del feudo dal dominio 
diretto mediante una liquidazione ossia divisione di comproprietà fra Mar- 
chesi e Signori, fra questi e i loro minori Vassalli. Vedi in Poggiali Me- 
morie Storiche di Piacenza V. 5. pag. 14-40 il transunto di due docu- 
menti del 1191-1197; in uno dei quali si liquida il dominio diretto calco- 
landolo la metà del feudo , nell' altro si fa menzione della divisione già 
avvenuta fra i Malaspina, e i Signori di Val d'ena e di Val di taro. Ma bi- 
sogna guardarsi dal confondere , come ha fatto il Poggiali , questi diritti 
di comproprietà indicanti relazioni di vassallaggio col consorzio indicante 
vincolo di sangue. 

!0 Anche i Visconti di Milano godettero assai lardi la privativa di certi dazi 
sulle misure e sui forni (Giulini Meni, spettanti alla Storia di Milano, 
Voi. 4, p. 202-295-504); anch'essi si distinsero in più famiglie, ed appar- 
tenevano all' ordine dei Capitani che ebbero la parte principale nelle vi- 
cende della città. Per analogia porrei pegno che e Visconti e Capitani si 



( UB) 

diramassero da un comune stipile, il Visconte del Marchese, parlandosi 
nei documenti più antichi non di Capitani, né di più Visconti , ma di un 
Visconte. Ora se al nome di Visconti sostituiscasi quello di Capitani , più 
usuale nella storia di Milano, vediamo che questa storia presenta al pari 
della Genovese un esempio della formola generale italica; solo distinguen- 
dosi in ciò che le sue fasi di lotta fra Marchesi e Capitani, Capitani e 
popolo precedono di tempo le analoghe fasi genovesi. Già intorno all'anno 
979 Bonizone di Carcano (de' Capitani) per delegazione imperiale reggeva 
Milano, come se ne fosse stalo il Marchese; virtute ab Imperatore accepta 
totam liane urbem velnt Dux castrimi procurando tenebat (Landulf. Lib. 2. 
Cap. 17 R. I. S. IV); per conseguenza egli era qui in opposizione coi di- 
ritti ereditari che vi dovean pretendere i Marchesi Agli del defunto suo 
Signore Oberto primo. Divenuto poco stante Arcivescovo di Milano il G- 
glio di Bonizone Landolfo , continuò questi a governar di fatto la Città 
insieme al padre e fratelli, e col concorso di altri Valvassori di cui af- 
forzò la potenza distribuendo loro benefizi ecclesiastici. Gli Arcivescovi 
succeduti Arnolfo ed Ariberto erano anch'essi dell'ordine de' Nobili, on- 
nipotenti nella città, principali fautori dell'Impero Tedesco, e grandi ne- 
mici dei Marchesi; mentre questi ultimi a lor volta nuli' altro più aveano 
a cuore che recidere i nervi alla potenza Vescovile, e all'Impero: (osserva 
le scissure fra i Primati Italiani ecclesiastici e secolari nelle elezioni di 
Enrico II e di Corrado li , e le condizioni a danno dei Vescovi che i Mar- 
chesi volevano imporre al loro candidalo Guglielmo d'Aquitania). È assai 
naturale che la plebe milanese fattasi nemica de' Capitani per le loro pre- 
potenze ricevesse l'eccitamento ad insorgere dai Marchesi; i quali difatti 
ricompariscono a tener placiti nella città nel 1021 e 1043, e in questa se- 
conda data vi ricompariscono proprio contemporaneamente ad una umi- 
liazione de' Capitani. 

Del resto questa storia ci è in pochi tratti, ma letteralmente , traman- 
data dal cronista Landolfo in un nolo passo (luogo sopra citato Cap. 2(5). 
Dove tocca la estrema scarsezza di militi [militimi raritas immensa ) già 
notata anche dal più antico Liutprando; passa ad accennare i nuovi sti- 
piti, cioè i Capitani novellamente sorti (novitii), nelle cui mani l'impru- 
denza de' Marchesi {Duces) avea lasciato cadere la somma del governo; 
accenna ai Valvassori o militi minori, che i Capitani si associarono (adje- 
cerunt) per assicurarsi l'ottenuto predominio (ecco un'imagine della no- 
stra Compagna; e non omette infine i primi sintomi dell'insurrezione po- 
polare contro i Capitani, cioè il malcontento del popolo che incominciava 

14 



( 146 ) 

a sentirsi in peggiore stato sotto il nuovo governo che non sotto l'antico). 
Bethmann-Holweg alludendo a questo passo (Ursprung der Lomburdischen 
Sladtcfreiheit, p. 143, not. 12) sostiene che il racconto di Landolfo non 
è storia, sebhene sia conformo all' esplicamene dello stato sociale; dello 
stesso avviso è Hegel (Geschichte der Stadteverfassung von Ilalien, Voi. 2, 
pag. 144); ma entrambi senza recare nessuna ragione. Or perchè, dico 
io, non dovrò tenere per istoria un racconto che si riconosce conformo 
all'andamento naturale della società, tratta di coso quasi contemporaneo 
allo scrivente e della sua patria , e non è dimostralo contrario né ai fatti , 
né ad altre fonti ? Si risponderà forse essere ammesso dai critici , che non 
sempro si può fare a fidanza con Landolfo? Ma i suoi difetti provengono 
specialmente da scarsa letteratura , o dalla passione che gli fa velo nelle 
quistioni ecclesiastiche; de! resto egli è testimonio non pure credibile, ma 
prezioso pei cenni (dirò così) intimi , che, forse non senza deliberato propo- 
sito, Landolfo uomo del popolo volle apprenderci, Arnolfo aristocratico 
tacque. 

Avendo qui toccato di Hegel e Bethmann * , valentissimi ricercatori 
delle origini dei Comuni Lombardi, ne colgo il destro per avvertire come 
entrambi si accordino a riconoscere queste origini nella unione delle classi 
cittadine, militi maggiori e minori, negozianti, popolo. Ciò è giusto, ma 
mette conto lo esaminare più particolarmente il nucleo e le condizioni 
di quest'unione, e le sue varie fasi Ano olla piena trasformazione delle 
classi nel Comune. 

» « Sub presentia consulum, Vicecomitum, judicum et sapientum vestrae pi- 
« sanae civitatis. » V. Haulleville V. 1. p. 456, V. 2, p. 16, il quale riferendo 
questo ed altri esempi ne deduce che i Visconti Pisani partecipavano al po- 
tere esecutivo coi Consoli. 

55 La Cronaca di Ricordano Malespini ai Capitoli 56, 57, 108, passando a ras- 
segna i Nobili Fiorentini , ci addita le strade e quartieri ove nel secolo xm 
continuavano tuttavia ad abitare, l'un presso l'altro, i rami degli an- 
tichi consorzi , sebbene fossero già stabilmente divisi in famiglie di diverso 
cognome. E dopo aver indicato le abitazioni, per esempio , degli liberti, 
Malespini, Guglial ferri e Tibalducci, aggiunge: « e tutti questi sonocon- 



* Nomino a causa d'onore il nostro Socio Cav. Caveri , Professore di Storia del Diritto in 
questa Università, il quale, possedendo una ricca non meno che scelta Biblioteca storico-giu- 
ridica , volle gentilmente farmi copia dei libri tedeschi qui allegali ed altri , e fu primo tra noi 
a farne sjjpretzare il merito nelle sue elaborate lezioni. 



( 147 ) 

sorti di linea mascolina » o come si esprimo altrove , t e questi sono 
consorti per ceppo ». Ma in due luoghi parla di un consorzio di specie 
diversa: Cap. 108. « I Baroncelli vennono da Baroncelli e furono antichi 
genliluomini , ma feciono casaccia con gente di bassa mano e fecionsi 
consorti con loro per carta ». E al capo seguente dopo aver parlato di 
una casaccia tra i Cardi e gli Accoppi soggiunge: « furono certi che s'ac- 
costarono con loro a essere loro consorti per carta ». —È notevole questo 
secondo consorzio per carta; il quale somiglia la da me sovra divisata 
aggregazione di clienti alla Compagna , e si faceva in Firenze per iscritto 
solenne, come in Genova per breve giurato dai singoli aggregati, e forse 
come in Roma per le solenni forme dell'adozione. 

Il Ferrari, Histoire des révohitions d'Italie Voi. 1, pag. 290, accenna 
sulle orme di Piloni le quattro più antiche famiglie Signore di Belluno, 
la loro ampliazione in parentele, l'aggregazione successiva di altre famiglie 
clienti, le quali ultime, essendo accolte sul principio con minori diritti 
politici, ebbero a quistionare poi colle famiglie primitive per ottenere una 
perfetta uguaglianza. Questi nuovi Nobili, che fanno risovvenire i Romani 
Palricii minorimi gentium, si chiamarono rotoli dai ruoli o registri in 
cui la Società dominalrice gli inscriveva; il rotolo è dunque un nuovo 
risconiro delle carte fiorentine e dei Brevi genovesi. 

Dei consorzi di campagna sono illustri esempi i Conti di Biandrate o 
del Canavese, i Conti Guidi di Toscana o il consorzio della Faggiola di- 
viso in Signori di Carpegna , Pielrarubbia e Montefeltro, da cui i Conti 
d'Urbino e il celebre Uguccione. 

53 « Predecessores Adclasie Comitisse (Adelaide Arduinica) de soa yidelicet 
« tribù liane ecclesiam ... in predio suo fundaverunt ». Sentenza del Ve- 
scovo di Torino Milone nel 1172 fra le carte Ulcesi citata dal Terraneo: 
Adelaide illustrata, Voi. 1 , pag. 132. 

** Vedi altissime considerazioni storico-filosofiche sulla lotta tra la famiglia e 
la società nella Filosofìa del Diritto dell' Abb. Rosmini {Diritto sociale, 
Lib. 4, Parte quarta ). 

ss Per la parte Romana di questi riscontri si consulti il Michelet. Fra le 
città di rifugio qui accennate, e le ritirate sul Monte Aventino a cui allusi 
nella Nota 18, avvi la differenza che nel primo caso Roma era la città 
progrediente che proteggeva i vassalli contro i feudatari; nel secondo 
essa era divenuta la nobiltà retriva , dalla cui oppressione fuggiva il 
popolo. — Tralascio , per non dilungarmi di più, i consimili riscontri che 
offre la Storia Greca, dipendenti dallo slesso principio di passaggio dal 



( 148 ) 

consorzio al Cornane ; credo però opportuno notare che in processo di 
tempo quando, come dirò, la storia romana va più diversificando dalla me- 
dieva , altrettanto più a questa si avvicina la greca colle sue molte repub- 
bliche, piene d'indomita vigoria, ma tra se, più spesso che allo straniero, 
nemiche e fatali. Nemmeno posso trattenermi ad illustrare, come meri- 
terebbero, altri fra i riscontri da me toccati, ma non voglio ometterne 
uno cho risulta da! seguente luogo degli Annali genovesi del J264: « Gui- 
« lielmus Guercius ... in Constantinopoli et partibus Romanie super Ja- 
« nuensibus .... prò Potestate a Comuni Janue constitulus , Civitatem 
« Constantinopolitanam traditurus eraf in manibus Latinorum. Cum autem 
« haec audissent nobiles viri de progenie Guerciorum, accesserunt in pieno 
« Consilio Januae petentes ex gratia speciali, quod Comune .lanuae dictum 
« Guilielmum Januam pedibus et manibus ligatis faceret apporlari , et quod 
« ipsum cundem iisdem traderf.t judicandum » (Caffaro, MS. Ansaldo). 
Qui il Sig. Canale prende errore scambiando la nobile famiglia genovese dei 
Guerci coi Marchesi del Carretto; ma mi pare giusto il dedurre ch'egli fa 
da questo luogo, che la famiglia Guercio aveva il jus sanguinis ( V. la 
sua Storia, Voi. 2, pagine 256, 636 ). Veramente i Guerci domandano per 
grazia speciale, non per diritto, la consegna del loro congiunto per giu- 
dicarlo; ma si noti che siamo al 1264, quando i privilegi dei nobili erano 
cessati, e che la domanda de' Guerci non sarebbe stata né seria, né da 
presentarsi in sì grave caso, se non fosse durala ancor viva nella famiglia 
la memoria del diritto e delle forme di tali giudizi. 

Alle parole di gens ecc. indicate nel testo si aggiunga il nome di farà 
dato dai Longobardi alla tribù , e nella loro lingua significante generazione. 
E invero la società, finché rimane allo stato primitivo, è tutt' uno colla 
famiglia; i cognati sono i concittadini ; il nome dello stipite continua ad 
esprimere il popolo che ne deriva e la terra ove stanzia ; del che è piena 
non solo la Sacra Bibbia ma tutte le tradizioni precedenti la Storia. Anche 
oggidì le tribù arabe dell'Algeria portano il nome di Beni-Messauer, Beni- 
Menad, Beni-Menacer , ecc. che significa i figli di Messauer, di Menad ecc. 
( V. la 6? e 7. a delle Meditazioni Storiche di Cesare Balbo). Ma allor- 
ché per lo scontro, che accennai, di due società l'una vince stabilmente 
l'altra, quella che è vinta perdo a poco a poco il sentimento e perfino 
il nome della sua cognazione; perciò un plebeo di Roma P. Decio (presso 
Livio Lib. x) parlando ai patrizii , confessava essi soli, non la plebe, 
avere il consorzio « vos solos gf.ntem habere ». E nello stesso tempo si 
fa altrettanto più vivo nella società dominatrice il sentimento ed il nom? 



( 149 ) 

della cognazione propria , perchè ne dipendono il suo orgoglio e i pri- 
vilegi politici. Da ciò proviene la frequente denominazione di singenei 
i-vyyevdg cioè cognati , che si attribuiscono tutte le famiglie componenti 
la società dominatrice presso gli antichi; come gli Spartani nella Laconia, 
i singenei dei Re Medi e Persiani, di Alessandro Magno, de'Tolomei; e 
delio stesso genere sono gli Eupatridi di Atene, i Patrizi di Roma, i Con- 
sorzi! fiorentini , gli Alberghi genovesi. 

L'eruditissimo Peyron, che mi suggerisce questi singenei nella sua bella 
Memoria sulla Laconia ( Alti dell' Accad. delle Scienze di Torino, Voi. 17, 
Serie 2."), opina che simili associazioni, iniziate dal sangue, passarono poi 
ad essere politicamente ordinate con legami affatto civili. Né vorrò con- 
trastarglielo io, che riconobbi nella Compagna genovese un'immagine delle 
associazioni medesime; purché si ammetta che esse furono iniziate dal 
sangue, che il sangue continuò ad essere il nucleo e la regola generale del- 
l'ordinamento; che fu dunque un'eccezione l'aggregazione politica per carta , 
o Compagna, e che l'eccezione, quando viene a superare la regola, accusa 
il prossimo scioglimento e passaggio ad altre forme politiche. Questo può 
anche servire di risposta a INiebuhr , e agli esempi di Aristotile o altri da 
lui citati; i quali credo abbiano tratto all'ultimo stadio della Compagna. 
Del resto Niebuhr medesimo si dà la pena di fornirci stringenti prove 
della cognazione delle genti Romane e Greche. I nomi di Codridi, di Eu- 
molpidi ecc. dati a certe tribù e significanti i Ggli di Codro, di Eumolpi; 
la comunione dei sepolcri e della religione domestica ( quando ogni fami- 
glia aveva il proprio Dio Lare ); l'obbligo di sopperire in certi casi i con- 
sorti di aiuto e denaro; il diritto di successione ab intestato a favore dei 
consorti; insomma tutte le cose più sacre e più intime non sono tali che 
si comunichino ad estranei se non per cagioni straordinarie e con forme 
solenni; massime in tempi in che era tuttavia tanto vivo il sentimento 
tradizionale. — Finalmente 1' uso figurato d'un vocabolo ne suppone sem- 
pre l'uso antecedente in senso proprio, perciò la cognazione civile pre- 
suppone la naturale; ed il trovarsi i cognati generalmente nei tempi an- 
tichi , come presso la culla dei popoli moderni , conferma la verità dei 
ricorsi del Vico. 

57 V. la Nota 22, dove è ricordata la ripartizione dei consorzi fiorentini per 
contrade, secondo il cronista Malespini; anche in Genova sappiamo degli 
ampi e separati spazi occupati dagli Alberghi de'Doria, Spinola, Giusti- 
niani, Dellavolta ecc. colle loro chiese e logge. 

M A corona del qui divisato edifizio arroge la storia filologica che va or- 
li* 



( 150 ) 

mando la sociale e politica sovrattulto nel medio evo. Badisi di grazia, 
come la storia intera dei Marchesi venga racchiusa nello esplicamento 
etimologico delle tre parole Marca, Marchese, Marchesato. — La prima 
di esse è anteriore e madre della parola Marchese, come il fatto della 
Marca precede la dignità Marchionale e la crea; essendosi chiamato Mar- 
chese quegli che avea e perchè avea I' ufficio di custodire il confine ( in 
germanico mar/c). Per contrario la stessa parola di Marchese è anteriore 
e causa etimologica della parola Marchesato , come il Marchese, Signore del- 
l' intera Marca , antecede ed origina il Marchesato (frammento della Marca 
sfasciata divenuto proprietà o feudo del Marchese ). Si potrebbero notare di 
quest'epoca molti altri cangiamenti filologici paralleli agli storici. Il bene- 
fizio diventa feudo; ossia il godimento vitalizio delle dignità e possessioni 
si trasforma in ereditario. — Le prime famiglie Marchionali finché rimasero 
unite, si distinguevano ciascuna per un nome-tipo trasmesso nei rispettivi 
primogeniti (gli Adalberti nella Ligure, i Guglielmi nell' Aleramica, gli 
Arduini nella Torinese ). La ripetizione degli stessi nomi in famiglie tanto 
feconde diede occasione all' aggiunta d'un soprannome personale per distin- 
guere i diversi membri; e questo soprannome fu desunto dalle qualità 
fisiche o morali , o dalla residenza; Alberto il Rosso, o il Bianco, Oberto 
il Pcla-vexino, Alberto Mala-spina, Alberto di Gavi, Alberto di Parodi, 
Alberto il Córso *. La separazione dei rami in ogni famiglia , divenuta 
poi slabile , fece sì che il soprannome personale dei sottostipiti divenisse 
titolo o cognome ereditario: i Pelavicini , i Malaspina, i Gavi, i Parodi, 
i Bianchi ecc. A misura dunque che crescono e si staccano enti reali o 
collettivi da un primo ente, crescono le parole che ne esprimono e il 
significato e la storia; e così si spiega egualmente il cognome assunto sul- 
l'esempio dei Marchesi dai Visconti, Capitani, Militi , e in ultimo anche dal 
popolo; quando la famiglia del popolo acquistò anch'essa con certi diritti 
la coscienza della propria personalità. 

V'ha poi una legge generale che governa tutto questo esplicamento, ed 
è che la nuova parola non è ammessa stabilmente nel linguaggio, finché 



* I soprannomi imposti dal popolo ai suoi feudalarii ed aventi tratto alle loro qualità morali 
sprimono quasi sempre idee di vizio: pelatici»/), malnipnte, maltraversi, d' iniquità ecc., 
nuovo indizio che il popolo odiava i Signori e li flagellava in quel modo che gli era possibile 
Nei Signori Genovesi abbondano in vece dei soprannomi viziosi i ridicoli : embriachi , cacala- 
tngne , rnerdunpè, porco , pedegola , papaciccia , roca , fulimonica poi fall amonica ecc., segno 
di maggiore mitezza ed anche un poro del carattere genovese.. 



( 131 ) 
l'idea nuova da lei rappresentata non ha vinto al tutto l'antica sua affine, 
che va decadendo, ma che lotta per mantenersi in vita; ed inoltre la 
nuova parola comincia col passare di bocca in bocca , s'introduce lenta- 
mente e quasi esitando negli scritti , tardissimo negli atti ufficiali. Quindi 
si comprende il perchè i vocaboli di Feudo e di Marchesato si trovino 
introdotti nelle carte assai posteriormente all'introduzione dell'idea da 
essi significata; e si capisce la ragione di altre espressioni che ci conser- 
vano la traccia dei leste accennati esitamenti o passaggi dal linguaggio 
parlato allo scritto. Così Papa Giovanni Vili in una lettera dell'anno 876 
usando a proposito dei Conti di Marca l'espressione « quos Marchiones 
solito appellatisi » ci addita il passaggio che si va facendo nella lingua offi- 
ciale dal titolo di Conte, fin allora adopralo, al titolo di Marchese. Viceversa 
la carta della Contessa Adelaide del 1079 ( M. II. P. Chart. 1, col. 660) 
usando l'espressione « presentia ...Domini Widonis Marchionis, qui dicitc» 
de seciago (di Sezzè)» ci denota il cominciamenlo di passaggio da Mar- 
chese di Marca a Marchese di Marchesato : passaggio che non fu tuttavia 
definitivo se non dopo il 1100. Simili osservazioni filologiche, estese a tutta 
la storia dei mezzi tempi, ci aiuterebbero a intenderla meglio e a profit- 
tare di più della classica opera del Ducange, nella quale trovi ricchezza 
d'esempi, ma" non sempre un sicuro criterio per riconoscere il valore 
essenziale d'un vocabolo in mezzo alle sue oscillazioni di formazione e 
decadenza. Consulta nel suo glossario la parola feudam: dopo scorse di 
molte e fitte pagine, ti riesce egli di raccapezzare i giusti caratteri per 
cui essa si distingue dalla affine parola di bencficium? Non ne verrai a 
capo, se non disponendo gli esempi in ordine cronologico, distinguendo 
le tracce della lingua parlata dalle reminiscenze letterarie e dalle formolo 
uffiziali e sovratutto ponendo mente alla lotta dei fatti significati da quelle 
parole. 
19 Mi si domanderà perchè io comincio dai Marchesi piuttosto che non dai 
Longobardi, o anzi da Re Teodorico ? I primi germi di consolidazione non 
cominciano forse dai Goti e non si svolgono sotto i Longobardi? Sì, co- 
minciano e si svolgono; ma la conquista di Carlo Magno e le irruzioni 
degli Ungheri e Saraceni distruggendo questi germi, è mestieri rifarsi da 
capo. Non è che dalla instituzione della Marca che comincia una catena 
storica di fatti legati alle origini del Comune, come causa immediata. Il 
territorio italiano desolalo dalle irruzioni, scarso di popolo e più di 
militi (come appare dai Cronisti e da lulte le carte contemporanee) era 
divenuto una (avola rasa ; e non sarebbe rifiorito mai , dove ai Conti 



( 152 ) 
stranieri, vitalizi e puri ufficiali d'un lontano Imperatore non fossero 
succeduti i Marchesi, stranieri anch'essi, ma divenuti nostrani per inte- 
resso, per l'acquisto dell'eredità negli onori e di sterminate possessioni. 
La fecondità del suolo, consentita dalla lunga pace sotto gli Ottoni, rese fe- 
conde ancho le famiglio e così poterono moltiplicare i Marchesi, appog- 
giarsi a questi e moltiplicar le famiglie de' Visconti e militi, appoggiarsi 
agli uni o agli altri e moltiplicare il popolo. Le quali vicende nel lin- 
guaggio da me sovra adoperato si riassumono in formazione del primo 
nucleo; suo successivo irraggiamento (scontro e predominio dell'elemento 
intrinseco sull'estrinseco); formazione di nuovi nuclei sulla materia irrag- 
giata (scontro di reazione e predominio dell'estrinseco sull'intrinseco). 

Quesle espressioni verranno forse appuntale e di poco eleganti e di 
ripetute a sazietà, ma io non seppi trovarne di più acconce per iscolpire 
bene nell'animo la frequente applicazione del principio organico della 
storia ai singoli fatti, e la somiglianza di questo principio al principio 
organico della vita. Somiglianza che si avvera in tutti gli organamenti , 
politici e morali, letterari, artistici, cosmici; ciascuno dei quali ha un 
nucleo generativo tanto meno avvertito quanto più intimo, base o com- 
pendio da cui deduconsi tutti i fatti particolari e le loro regole critiche. 
A cagion d'esempio, come una sola meccanica celeste, agitando l'immensa 
mole del cosmos, ne fa sorgere i nuclei nebulosi che si condensano in 
istelle e via via si diramano in sistemi solari, planetari, centri di forze 
fisico-chimiche; non altrimenti le forze umane, col dilatarsi moltiplicando 
nello spazio e nel tempo, si separano mano mano in periodi subordinali 
come atti di un dramma, o episodii di un'epopea; ma il cui generale con- 
serto si assomiglia ad una meccanica sociale, e può esprimersi in curve 
di curve (circoli ricorrenti del Vico, cicli di Gioberti, spirali di Fichte 
e di Rosmini), ripetentisi e scontrnntisi con mirabile intreccio, eppure 
convergenti (ulte coi proprii fuochi verso un asse unico o linea madre, 
rappresentante l'intero corso dell'umanità; linea madre che a me pare 
cristianamente e filosoficamente espressa nella parabola del Balbo; cioè 
nella riunione in Cristo di due serie opposte, sempre decrescente l'antica , 
sempre crescente la moderna negli elementi più essenziali all' umana per- 
fezione. Codeste generazioni di generazioni sono causa e spiegazione delle 
analogie che s' incontrano a ogni pie sospinto Ira le curve figlie e sorelle 
e l'asse madre; onde si suppliscono a vicenda le serie storiche, e la ri- 
produzione lungo lo spazio cadente sotto i nostri sensi rischiara la ripro- 
duzione lungo il tempo che va facendosi sempre più antico ed oscuro. 



( 133 ) 

Ma un'altra importante considerazione sorge da tale conserto a vantaggio 
della critica storica, ed è questa; che le divergenze, errori e lacune, frutto 
dell'arbitrio od ignoranza umana , hanno un limile predeterminabile d'alto 
in basso, cioè i loro effetti da un ordine inferiore non possono stendersi 
al superiore, né alle conseguenze che da questo derivano; nella stessa guisa 
come le perturbazioni prodotte dal reciproco avvicinarsi di due pianeti 
possono accelerarne o rilardarne il corso , ma non impedir loro il com- 
piere la propria orbita intorno al sole. E da queste due considerazioni 
riunite si conferma nuovamente che la storia teorica delle forze umane è 
un ramo della storia teorica generale delle forze, cioè della meccanica; e 
che, come questa, così quella possedono un calcolo superiore, col cui aiuto 
sciogliere problemi altrimenti insolubili; il calcolo voglio dire \.° Degli 
infinitesimi o dei limili, pel quale dalla teoria si discende ai singoli fatti 
e si predetermina il limite o influsso possibile degli errori e lacune; 2.° Delle 
integrazioni , per cui da fatti pochi, ma caratteristici, si ascende più certo 
o più presto alla piena teoria. Come adunque con resti d'animali fossili 
Cuvier ne integrò la storia naturale, cosi con frammenti di fatti si devono 
integrare le antichità storiche, anzi si sono sempre così integrate dai va- 
lentuomini o per senso pratico o per filosofica riflessione; che una colle- 
zione quanto si voglia ampia e ben ordinata di documenti senza la divi- 
nazione sintetica è simile al plasma d'Adamo innanzi che Io ispirasse il 
soffio di Dio. 

Ma, affrettiamoci a dirlo, con quanto rapida efficacia la verità scoperta 
nel cuore stesso dell' organamento si diffonde ad avvivarne le parti più 
lontane e minute, con altrettanta le insozza ed uccide il veleno colà entro 
nascosto. Badiamo adunque di non distruggere credendo di unificare. Se 
le idee vanno unite fra loro per generazione necessaria , riconosciamo che 
i fatti al contrario possono essere o non essere; benché, quando sieno, 
devono conformarsi all' ordine ideale. Quindi , come il mondo della storia 
naturale è libera creazione di Dio , così il mondo della storia umana è 
libera fattura dell'uomo entro i limiti consentili dal superiore ordine 
provvidenziale. Da questa contingenza nelle generazioni de' fatti avviene 
che devono essere empiriche le formole storiche esprimenti il carattere 
(complesso fisico-morale) dell'uomo, considerato in genere o in ispecie, 
per singolo o riunito in genti e nazioni: allo stesso modo, come sono em- 
piriche le formole con cui i chimici esprimono le prime combinazioni delle 
forze elementari della natura; come deve essere empiricamente espressa 
la combinazione di queste forze elementari coi principii via via superiori. 



( ÌU ) 

vegetale, sensitivo , intellettivo. Di che si forma la innumerevole serie 
degli esseri, quasi fuga d'imagini da più vetri riflesse, o d' echi sempre 
più languidamente ripercossi; ma serie , che secondo i principii cardinali 
testò notati si rompe nei quattro grandi ordini o gradi dell'essere, appel- 
lati i Regni della natura; ognuno dei quali è infinitesimo rimpetto all'or- 
dine superiore, infinito rimpetto all'inferiore; vale adire, per mezzo dei 
tanti soli' ordini in cui si dirama, va sempre più approssimandosi da una 
parto al limite inferiore, dall'altra al limite superiore degli ordini vicini, 
senza però mai raggiungerli. — Egli è così che « le mortali cose — Sono 
scala al Fattor chi ben 1' eslima » , come canta il Petrarca ( Canz. vii in 
morte ecc. ). Con ciò l'unità ideale dell'essere, ben lungi dal ricevere 
offesa, rifulge più bella nella lotta vera ed efficace delle cause seconde, 
rifulge poi incomparabilmente bellissima nella liberta' sommo, in terra, 
dei gradi dell'essere, dei doni di Dio, mercédi cui l'umanità con nuova 
creazione svolge un campo immenso e battagliato senza mai posa, duci 
supremi dello opposte schiere la virtù ed il vizio , astante giudico severa 
la Storia per impartire secondo i meriti la gloria o l' infamia, o I'obblio. 

Questo in ultimo volli aggiungere per rifiutare ogni comunella con certe 
sintesi sloriche antiche e recenti, lavorate, per vero dire, a punta d'in- 
gegno e con fatica erculea, ma cha pur riescono ad un risultamento de- 
plorabile — o il fato, padre di lurido scetticismo— o il Genio Arimane, 
con vece perpetua di lusinghe e rovine, facientesi maligno gioco degli 
affetti umani più sacri. 



SERIE 
DEI CONSOLI 

DEL COMUNE DI GENOVA 



ILLUSTRATA 



DA AGOSTINO OLIVIERI. 



\Jhi percorre, o Signori, i liguri annali, è preso da meraviglia 
allo scorgere, quale e quanta varietà di governanti abbia avuta la 
città nostra nei diversi tempi, in cui donna di sé reggevasi con 
leggi ed ordini propri. Consoli , Potestà , Capitani , ed Abbati del po- 
polo; Dogi a vita, e Dogi biennali, e con essi Consigli, e Parlamenti 
più o meno numerosi, o ristretti; Anziani, otto nobili, e Consoli del 
mare, Confalonieri, e Conneslabili, Governatori, e Senatori si se- 
guono, si avvicendano in quegli otto secoli, in che con maggiore, 
o minor libertà ebbe vita il nostro comune. Egli è vero che tal 
vezzo di mutare spesso forma di reggimento fu proprio di tutta 



( 138 ) 

Iliilia, ma qui forse videsi dominar maggiormente per ['indole più 

focosa , più sensitiva , e quindi più incoslanle degli abitanti. Così 
avessero saputo frenarla, che straniere dominazioni non l'avrebber 
conculcata , nò indebolita le civili discordie ! ! 

E considerando le diverse Magistrature che furono a capo della 
città , parmi non esservene alcuna, che vuoi per l'antichità, vuoi 
per 1' importanza e la grandezza delle imprese, possa compararsi 
col reggimento dei Consoli; imperocché fu sotto loro che il Comune 
ebbe principio e svolgimento ; eglino diedero alla città le prime leggi , 
scossero il giogo traballante del germanico impero, ed impresero 
a raggruppare in uno slato solo le sbandale popolazioni della Li- 
guria. E non contenti di quanto opravano nell' interno della patria , 
al di fuori o iniziavano, o cooperavano ai più grandi falli dell'epoca. 

Di un Magistrato così benemerito intendo o Signori inlraltenervi 
quest' oggi. Io esaminerò colla scorta dei documenti in qual guisa 
cominciasse tra noi, quali diritti e doveri vi avesse, e l'epoca pre- 
cisa in che principiò e finì. E nella stessa guisa che gì' Istoriografì 
delle Monarchie antiche e moderne cercano con somma cura i 
nomi dei Sovrani, che ressero lo Slato, non vi spiaccia che io vi 
lessa colla critica più sicura una serie completa ed esalta dei be- 
nemeriti, che rivestirono la dignità consolare. 

Il lavoro, che sottopongo alle giudiziose vostre osservazioni è 
perciò storico, e cronologico. Da un Iato vi riferisce le vicende 
diverse del Consolato, e presentandovi i nomi dei varii Consoli, vi 
offre dall' altro 1' arte di verificare le dale dei fatti e dei documenti , 
che appartengono all' eia in cui Genova fu da lor governata. 

Negli anni , o Signori , che tengono dietro alla morie di Gregorio 
VII verso il cader dell'XI e 1' esordir del XII secolo noi veggiamo 
ad un trailo costituito il Consolalo nelle città dell' alla e media 
Italia inveslito d'autorità quasi uguale, composto di minor o mag- 
gior numero di persone, assistilo da un Consiglio peculiare , ed un 



( 159 ) 

generale; ina come popolazioni diverse convenissero in un' idea, 
qual principio la generasse, i documenti del tempo nel mostrano 
ad evidenza, e le induzioni degli Storici, e degli eruditi non si 
accordano nell' indicarcelo. 

I difensori della perpetuità del Municipio romano tra le inva- 
sioni ed occupazioni dei barbari, a capo dei quali è il celebre Sa- 
vigny , abbagliali dall' identità del nome sostengono , che i Consoli 
dei Comuni italiani siano d' istituzione affatto romana, e per loro 
rappresentano solamente i duumviri delle municipalità antiche. 

Questa sentenza va perdendo di giorno in giorno propugnatori, 
appunto perchè i nuovi studi sulle barbariche dominazioni , e spe- 
cialmente sulla più lunga dei Longobardi, i lavori del nostro Troja , 
e dei tedeschi Leo, Belhmann-Hollweg ed Hegel mostrano assai 
chiaramente, che sotto loro, il mondo romano divenne affatto ger- 
manico. Tutto fu cambiato; le leggi, le istituzioni, i costumi. E se 
rimase la memoria , la tradiz ione del passato , si tenne come un 
ricordo, non quale falto, che avesse pratiche conseguenze. E nella 
stessa guisa che nell' innalzare i sontuosi e magnifici duomi delle 
nostre città con architettura affatto nuova, e costruzione pienamente 
dissimile dagli antichi romani edilìzi, pur vollersi abbellire le in- 
terne pareli , e la facciala con reliquie di vetuste iscrizioni , e bassi 
rilievi e sarcofaghi, così creando un Magistrato nuovo nell'essenza, 
nell' origine, nell' autorità pur Io decorarono del nome venerando 
di Consolalo, perchè richiamasse alle menti 1' antica libertà e gran- 
dezza che Roma ottenne, quando era da Consoli governala. 

Il Leo bramando di addimostrare, che il Comune italiano fosse 
germoglio di pianta alemanna si argomentò di provare , che i Con- 
soli delle città italiane, allro non fossero in sostanza che gli antichi 
Scabini, o Giudici, che, come sapete, esistevano in Germania dai 
tempi più remoti ; ma tale sentenza, sebben sostenuta dall' aulorilà 
di un gran nome , cade dalle fondamenta ove riflettasi , che gli 
Scabini erano uffiziali della corona, ed i Consoli del Comune; il 



( 1G0 ) 
potere giudiziario era essenziale, anzi unica prerogativa per i 
primi, e per i secondi invece siffattamente accessorio e secondario, 
che poco dopo, la loro creazione l'affidavano, come vedremo, ad 
allro Magistrato, detto dei placiti o piali. La legge dei feudi di 
Corrado II che creò i tribunali dei pari , (che furono detti Scabini) 
per tulli i gradi della nobiltà feudale, introdusse un nuovo elemento 
d' indipendenza in favore di essa; ma questa larghezza non ebbe 
vita per la classe dei cittadini liberi, né per la massa degli abi- 
tanti esclusi dal godimento dei diritti politici nella costituzione 
primitiva; sicché fu un privilegio a prò della classe feudale, men- 
tre il nuovo comune, e quindi il Consolato sorse invece in odio 
dei feudalarii , ed a vantaggio dei liberi cittadini. Onde non tanto 
per la diversità delle funzioni, ma per origine gli Scabini nulla 
avean di comune coi Consoli. Questi, egli è vero, assunsero a prin- 
cipio le funzioni di giudici , ma appunto perchè occuparono il 
posto di coloro da cui gli Scabini avevano ottenuto il potere giudi- 
ziario, eh' è quanto a dire la sovranità goduta sino allora dai Conti. 
Ma un' altra ragione , e di non minor peso ci vieta di ammettere 
1' opinione del Leo , ed è , che i collegi degli Scabini o Giudici si 
mantennero in alcune città ad una coi Consoli sotto il nome di 
collegi dei giudici ed avvocali collegia judicum et advocatorwn; il 
che prova, che nulla un eorpo avea di comune coli' allro, e che 
ciascuno aveva una speciale ragione di esistere. 

Il nostro dotto collega, e mio amico il Signor Avvocato Michele 
Giuseppe Canale, che da lunghi anni illustra la Storia del nostro 
paese, che gli deve specialmente la pubblicazione di molli impor- 
tantissimi documenti avanti di lui ignorali, sostiene, e nella sua 
Storia dei Genovesi, pubblicala nel 1842 in Genova, e nella Nuova 
Storia della Repubblica di Genova, che or vede la luce in Firenze, 
che non si può dubitare, (ripelo le parole di lui) che in origine i 
Consoli non fossero gli Scabini ed i Visconti dei Vescovi. A me 
spiacc moltissimo , di non polerc seguire l' opinione di lui , che 



( 161 ) 

per il sapere, e F ingegno assai onoro. Imperocché , ove io mal 
non m' apponga , i! principale argomento , al quale si appog- 
gia il suo raziocinio è la donazione, che il Vescovo di Genova 
Oberlo faceva nel luglio 1052 indizione V, delle decime, che non 
gli avevano pagale alcuni nobili della città, del quale allo esiste 
copia in pergamena nella Biblioteca della nostra Regia Università. 
Come il Notajo Guglielmo del quondam Buongiovanni afferma di 
trascrivere , ed esemplare quelF atto per ordine dei soprascritti 
Consoli, e nel contesto non ricordansi, che i preti, diaconi, e 
chierici del Vescovo , così parve necessità applicare loro F epitelo e 
la qualità di Consoli per quanto il documento li chiami solamente 
Clerici de ordine Sanclac januensis Ecclesiae.Alcime osservazioni sulla 
interpretazione data alle parole del Notajo Guglielmo , io stampai nel 
1855 a pag. 228 del mio volume Carle e Cronache Manoscritte per 
la Storia genovese, e mostrai che questo documento non devesi ri- 
guardare come nuovo perchè già pubblicato nel voi. IV pag. 844 
dell'Italia Sacra dell'Ughelli, che avevalo avuto dal Calcagnino; nuova 
esser solo F attestazione del Notajo , perchè mancante nel libro 
predetto. Aggiungerò ora , che da altre memorie è noto, che i 
Consoli di Giustizia dei forestieri Balduino della Volta, e Vassallo 
Grillo ordinarono nel 1204 che in apposito registro si trascrives- 
sero i Documenti spettanti al Monastero di S. Siro, ed il comando 
loro eseguivano i Notai Guglielmo Scriba, e Guglielmo del quondam 
Bongiovanni , e quest' ultimo parlava senza dubbio dell' ordine 
del Grillo, e della Volta, allorché scriveva praeceplo suprascripto- 
rum consulum transcripsi et exemplifìcavi ut supra, riferendosi 
con quelF ut supra agli atti precedenti in calce dei quali poneva 
di mano in mano la stessa attestazione , dopo aver collocato in 
fronte del Registro F ordine dei Consoli , per cui comando scriveva. 
Né riesce nuovo a chi caddero in mano collezioni di siffatta na- 
tura, che il Notajo dopo aver posto in principio il comando di co- 
lui per cui gli alti trascrive, aggiunga poi a ciascuno di essi per 



( 162 ) 

recar nuova forza alla copia, ima sommaria ricapitolazione dell' or- 
dine stesso. E nel nostro documento si notino specialmente quelle 
parole transcripsi, et exemplifìcavi, che provano sempre più chia- 
ramente, che la carta esistente nella Biblioteca dell' Università sia 
copia più recente, mentre I' alto originale fu scritto, come Oberlo 
dice, dal suo Chierico Giovanni, et hanc cartulam Johanni nostro 
Clerico scribere praecipimur, e la pergamena dell'Università chia- 
ramente vedesi essere scrittura del secolo XIII, perchè è un foglio 
slaccalo dal Registro di S. Siro già citato, e forse l'ottantesimo ot- 
tavo del libro segnato A - 2 di cui parìa Io Schiaffino nella sua 
Storia Ecclesiastica riferendo quest' alto del 1052. 

Ed affermando, che i nostri Consoli fossero a principio i Giudici 
o Scabini del Vescovo, sarebbe necessario abbracciare altresì l'opi- 
nione di molti tra i nostri eruditi più antichi , i quali volevano ad 
ogni modo , eh' egli al pari dei Vescovi di Asti , Acqui , Lodi , 
Trento, Vercelli, e di più altri avesse sovranità sopra la città, 
cioè, che ne fosse Conte, o Signore. 

A questa sentenza, o Signori, malgrado la riverenza, che io sento 
per quei benemeriti non so piegarmi ; giacché se il Matematico 
non ammette proposizione alcuna senza che discenda per corollario 
legittimo dalla dimostrazione, e dal calcolo, lo studioso della Storia 
non deve abbracciare fallo alcuno che non si appoggi a documenti 
irrefragabili. 

Come voi m'insegnale, i Vescovi, che acquistavano la sovranità 
delle diverse citlà 1' ottenevano sempre dagl' Imperatori. Così ve- 
diamo nel Moriondo ( Monumenta Aquensia) che Ottone II concesse 
al Vescovo d' Acqui tulli i diritti regali nella città, e per un'esten- 
sione di tre miglia. L' Ughelli ci mostra come Ollone I confermasse 
al Vescovo d'Asti Bruningo Ira altri diritti la giurisdizione su un 
territorio di cinque miglia estesa da Enrico III nel 1041 a selle 
miglia, e confermala da Enrico VII nel 1310. Dal Lupi nel suo 
Codice - Diplomatico di Bergamo rileviamo, che Odone II nel 973 



( 163 ) 

accordò al Vescovo di quella cillà la giurisdizione su un territorio 
di tre miglia, e f Ughelli riporta un diploma di Enrico III, che 
concede al Vescovo Ambrogio di Martinengo lutto il comitato della 
città stessa. Un diploma senza data, di Ottone I eh' è nell'Italia 
Sacra, dà ad Andrea Vescovo di Lodi la giurisdizione di Conte 
per la città, le sue porle, ed un territorio di sette miglia, e tali 
privilegi furono confermati da Federigo I Barbarossa a favore del 
Vescovo Alberico nel 1164. Per un diploma di Corrado II il Ve- 
scovo Ingo di Modena ebbe lutto il comitato di quella città sino 
alle frontiere di Bologna, Mantova, Reggio, e Lucca. Lo slesso 
Imperatore fé' Conte di Trento il Vescovo Uldarico. Reginfredo 
Vescovo di Vercelli ebbe nel 1000 dall' Imperatore Ottone III tulio 
il comitato di quella città. Nessun Vescovo in somma, senza mol- 
tiplicar gli esempi divenne Conte, che per un imperiale rescritto. 
Né poleva essere altrimenti; perchè i Conti proprii dei Franchi, e 
stabiliti in Italia da Carlo Magno non erano, che i rappresentanti, 
i vicari degl' Imperatori. Io vorrei, che venisse indicato da qual 
documento apparisca, che il nostro Vescovo ottenesse mai I' auto- 
rità comilale. Non è anzi provalo assai chiaramente, che la città 
nostra , come tulle le altre dell' alla, e media Italia, passando dalla 
dominazione Longobarda a quella dei Franchi abbia avuti anch'essa 
i suoi Conti, e poscia i suoi Marchesi, o Conti di confine che 
tutelavano i limiti del Regno italico? Non apparisce da molti luoghi 
dei nostri annali, e da moltissime carte, che dentro la cillà nostra 
il Marchese teneva visconti o vicari, che lo rappresentavano? Come 
dunque può avvenire il caso di un doppio comitato , e di una 
duplice rappresentanza di uno stesso potere? 

Dissi o Signori essere abbastanza provalo, che la città nostra 
facesse parte di una Marca, onde dispensarmi dal recare argo- 
menti, e citar alti a voi bene noti. Altronde voi avete ancora bene 
impresse nella mente le belle e profonde ragioni colle quali tal 
tesi addimostrava quel!' uomo tanto dolio , quanto modesto , eh' è 



( 164 ) 

il nostro Socio Avvocalo Cornelio Dcsimoui; solo aggiungerò che 
se il Vescovo di Genova avesse mai avuta la qualità comitale, e 
la sovranità della città, ne avrebbe senza dubbio esercitale le at- 
tribuzioni, tra cui principalissima era quella di presiedere ai pla- 
citi; ma per quanto ci rimangano documenti non pochi anteriori 
allo stabilimento del Consolato , nessun di essi ci mostra il nostro 
Vescovo alla testa dei piacili, e ci vediamo invece il Marchese, 
che viene a tenerli proprio dentro la città, come nella sua naturai 
giurisdizione; Actum dottate janue ha quello del 1039 presieduto 
dal Marchese Alberto, che approva la donazione falla da Lamberto, 
ed Oza giugali al Monastero di S. Siro (*). 

11 diligente ed erudito mio amico Avvocalo Francesco Ansaldo trovò 
tra le carie antiche possedute dal Signor Avvocato Emmanuele Ageno 
copia di una pergamena del 1006, la quale contiene il verbale di un 
duello poi non compito fra Godo figlio di Lamberto Avvocalo del 
Monastero di S. Stefano, ed Ildeprando,per la proprietà di una terra 
vicina alla Chiesa di S. Martino. Quella possessione, come appari- 
sce da altro allo , che pur si rinviene Ira le carte predette, era di 
proprietà della Chiesa genovese, ed Aldegonda madre d'Ildeprando 
ne aveva donalo il dominio utile, che gli spettava al Monastero di 
S. Stefano, ciò che dava origine alla contesa. Traltavasi di una 
proprietà della Chiesa, il duello quindi dovea essere presieduto dal 
Vescovo, ed aver luogo in laubia solarii domus episcopii, S. Ja- 
?iuensis ecclesia^. Or non è questo un' argomento evidentissimo che 
il Vescovo di Genova non avesse dominio nella cillà , e eh* egli vi 
godesse solo delle semplici immunità? Imperocché, se avesse avuta 
giurisdizione comitale, o sovrana, il duello avrebbe avuto luogo in 
una delle piazze della città, come d'ordinario usavasi; ma la 
mancanza di tale diritto V obbligava a non uscire dai limili del- 
l' episcopio. Né il presiedere ad un duello, è in queslo caso indi- 
ti) Monumenta Uistoria? patria? Chartarum voi. I. pag. 527. 



( 165 ) 

zio di sovranità; perchè come voi bene sapete, allorché l'Imperatore 
Carlo Magno compiva la conquista d' Italia , volle rimunerare ed 
ingraziarsi il clero, ed i Vescovi specialmente. La Chiesa fu collo- 
cala sotto la protezione del capo del governo, e dei suoi uffiziali. I 
dignitari, i vescovi, e gli abati furono assimilali ai grandi laici 
dell' impero. Eglino, e le loro possessioni ottennero dei privilegi 
importanti , che di mano in mano furono accresciuti dagl' Impera- 
tori che successero. Principalissimo tra tulli era il diritto d'immu- 
nità, per il quale i soli Vescovi erano i giudici nelle questioni che 
insorgevano per le possessioni della Chiesa, o tra le persone che 
ne dipendevano. I capitolari di Carlo Magno , la costituzione di 
Aquisgrana , e quella di Ravenna parlano ampiamente di un tal 
favore , che fu detto immunilas absque introilu judicum publico- 
rum. Or come la questione tra S. Stefano, ed Ildeprando riguar- 
dava i beni compresi nclP immunità ecclesiastica, al Vescovo, e non 
al Marchese spettava il presiedere al duello. 

Vediamo invece il Marchese Alberto alla lesta del placito del 
1059, perchè allora trallavasi di beni estranei all' immunità della 
Chiesa, e di privato dominio. 

Un argomento, dal quale vollesi dedurre la sovranità del Ve- 
scovo è la copia dei privilegi eh' egli godeva. Nella conferma dala 
dall' Imperatore Ottone alle consuetudini , e corli di lui nel 969, e 
nel cenno eh' è nelle consuetudini del 1056 di grandi possessi ec- 
clesiastici con servi aldiani, e vassalli con giurisdizioni e diritti epi- 
scopali si credette di scorgere altresì vestigi di lale sovranità. A me 
pare invece di trovarvi la più bella prova del contrario. Se quegli 
alti tacessero della condizione del nostro vescovo, sarebbe il caso 
di fare induzioni , e supposti, ma com' essi enumerano tulli i pri- 
vilegi da lui goduti, come nessuno ne riportano, che indichi so- 
vranità, noi dobbiamo tenere, ch'egli al pari dei Vescovi della 
Lombardia fruisse di larghe immunità e privilegi, ed anche pos- 
sessi concessigli in quei tempi, in cui somma era la riverenza, e 



( 166 ) 

divozione per gli ecclesiastici , per quanto talvolta ad esse si me- 
scolasse l' interesse in chi le mostrava. 

La convenzione del 1056 esclude pienamente ogni sovranità 
vescovile, perchè il Marchese conferma i privilegi di ogni ordine 
di cittadini, e tra essi quelli del Vescovo, e perciò quest'ultimo 
vi rappresenta parte di suddito, e non di signore, vi appare sot- 
toposto, e non investilo del potere sovrano. 

Né le decime, che il Vescovo riceveva, quella compresa del 
sale, dimostrano la sovranità di lui. Tutt' i pastori ecclesiastici per 
le costituzioni del tempo, avevano diritto ad una parte del prodotto 
delle terre della loro diocesi ed anche dei frulli della man d'opera, 
dell'industria, e del commercio dei loro diocesani. Non deve recar 
quindi meraviglia, che in Genova gli si desse la decima del sale, e 
del mare, essendo questi i principali prodotti di una città marit- 
tima, e commerciale. 

Nò i sostenitori dell' avversa sentenza possono a loro favore re- 
care il fallo, che tra i vassalli del nostro vescovo veggonsi anno- 
verati parecchi dei visconti, giacché lo slesso ripetevasi nelle diverse 
diocesi. Il dotto Haulleville nella bella sua Hisloire des Communs 
Lombardes spiegando ciò, riflette mollo a proposito, che i Vescovi 
per guadagnare il corpo dei feudatari minori, loro concedevano in 
feudo le terre delle Chiese, e così li legavano alla causa loro con- 
tro i Marchesi. E quando questa lega fu posta in alto, quando 
formatesi le associazioni dei militi si presero ad ordinare le comunità, 
i Vescovi profittarono delle ragioni, che rendevano quelli a loro 
sottoposti per avere una parte principalissima nel nuovo ordine di 
cose, e nel reggimento. Ed è perciò che nei primi anni del Consolalo 
il palazzo vescovile è la prima sede del governo , ed il Vescovo con- 
corre agli alti più importanti dell' amministrazione; ma quando il 
Comune fu invigorilo , ogni ingerenza vescovile scomparve ; né per- 
ciò gli Arcivescovi mossero lagnanze, mentre per contrario gli 
antichi Marchesi seguirono ad ottenere dagl'Imperatori I' investitura 



( 167 ) 

della Marca di Genova, il cui possesso avevano da mollo perduto. 
E gì' Imperatori stessi non cessarono sino alla fine dello scorso 
secolo di riguardar Genova, come parte del loro impero; segno 
evidente, che mentre i Vescovi allontanali dal governo, nulla ave- 
vano perduto dei loro diritti , di questi erano stati privali gì' Impe- 
ratori, ed i Marchesi. 

Né altri venga ad oppormi che gì' inizi e gì' incrementi della 
Signoria episcopale debbano cercarsi piuttosto nel IX che nel X 
secolo. Di queir epoca nessuno documento ci rimane , ed i poste- 
riori provano, che quanto più ci allontaniamo dal secolo XI per 
avvicinarci al XII, altrettanto sminuiscono i privilegi goduti dal 
Vescovo. Ed i falli recati dai difensori della Signoria episcopale a 
sostegno della loro opinione voi li vedrete tolti non dal IX, ma 
dal XII e XIII secolo. 

Ed appunto a queste epoche appartengono i giuramenti che pre- 
slavano i Consoli prendendo ad esercitare le loro funzioni ; nei 
quali essendo promessa di mantenere intatto 1' onore del nostro 
arcivescovato honorem nostri archiepiscopatus, vollesi trovarvi nuovo 
argomento della sovranità vescovile. Ma che ? Honor significa forse 
podestà suprema ? L' autorità dei vocabolari non è di certo la più 
accettabile, ma anche questa è per noi. Il Ducange nel Glossarium 
spiega Honor per beneficimi , praedium , feudum , ma che ha di 
comune il beneficio", il podere, il feudo colla podestà suprema? 

La spiegazione però dì queir Honor dobbiamo cercarla nei giuri 
slessi, ove chiaramente ci convinceremo che non trattasi di podestà 
di alcuna specie. Infatti leggesi in quello del 1143 § 11. ( ! ) « Nos 
• consnles electi prò communi laudabimus, et operabimur honorem 
« nostri archiepiscopatus, et noslrae matris ecclesiae , et nostrae 
« civitalis de mobile, et immobile. » E nel paragrafo III. « Nos 



(t) Seguo la lezione, e divisione del dodo Abate Raggio Monumenta Hi' 
sloriae palriae di Torino Leges Municipalcs voi. I. pag. 5J5a. 



( 108 ) 
« non imminucmus honorem noslrae civitalis ncque pro/ìcum , ncc 
« honorem noslrae matris ecclesiae eie. E più esplicitamente noi 
paragrafo VII. o Et in ante ibimus ad faciendam vindiclam et 
relinendam jusliciam, et honorem nostri archiepiscopatus et noslrae 
matris ecclesiae, et aliarum nostrarum ecclesiarum, et clericorum, 
et hominum noslrae compange, et senum et orfanorum, et vidua- 
rum et pupillorum, et mulierum nostrae cioi/atis. È quindi ovi- 
denle , che 1' onore che doveva essere difeso dai Consoli non era 
speciale dell' Arcivescovo , ma generale di tutti i cittadini , e face- 
vano menzione particolare di coloro, che non polendo colle armi 
loro tutelarlo avevano bisogno della pubblica prolezione. Perciò o 
riguardale I' onore col Ducange come possessione, o giusta l'antico 
significalo latino di riverenza, ed osservanza , non potrete attaccarvi 
1' idea di supremo dominio, e podestà. 

Questa brama dei nostri eruditi di attribuire al Vescovo di Ge- 
nova una podestà suprema o sovrana, non sembrerà strana a voi, 
che sapete con quanti argomenti i dotti Milanesi si studiassero di 
mostrare diritto uguale nei loro pastori. Ma gli studi più profondi 
e più recenti di assennali critici hanno chiariti apocrifi i documenti 
sui quali quei primi fondavansi, ed hanno provato, che quei Me- 
tropolitani al pari dei Vescovi di Bologna, Mantova, e Padova non 
godevano che di larghe immunità, estesissime come i loro possessi. 
Egli è vero, che tal fiala valendosi delle civili discordie, e del- 
l' odio dei diocesani per i Conti, ed abusando della loro forza, 
eglino tentarono d' impadronirsi del supremo potere, come nel 
979 fece Landolfo da Carcano, per lacere d' altri ; ma questi falli 
speciali non islabilirono mai alcun diritto sicuro, e riconosciuto. E 
lo stesso avvenne anche tra noi nelle varie civili commozioni , ma 
come già dissi , furono questi tentativi senza alcun durevole effetto, 
e la Storia li registra, come manifesto argomento, che i nostri 
Vescovi non furono mai Conti o Sovrani, né nominarono Scabini, 
che propri erano di quelli. 



( 169 ) 

Così dimostrato, o Signori, che i consoli non fossero, né i duum- 
viri dei Municipi, né gli Scabini dei Con li , e quindi non di 
origine romana, né germanica, ci resta ad esaminare la terza 
opinione, che li vuole creazione affatto nuova, ed italiana. Lo ac- 
cennai di sopra ; alla metà del secolo XI sorse fìerissima lolla 
fra i Marchesi o grandi Signori dei feudi, ed i militi, o proprietari 
delle lerre. Gì' Imperatori gelosi della potenza marchionale affrel- 
taronsi a collegarsi coi secondi a detrimento dei primi; ma scor- 
gendo che ogni elemento avversava l'impero, e che anche i militi 
attentavano ai diritti di esso, ritiraronsi dal loro parlilo; ed eglino 
unitisi coi Vescovi delle singole città formala un'alleanza tra loro, 
chiamativi tulli gli elementi utili del paese, si diedero a combattere 
insieme, e l' Imperatore, ed i suoi grandi vassalli o i Marchesi. 

A colai lega diedero il nome di compagna, di mola, di gìlda, e 
perchè essa avesse un potere esecutivo, che ne mantenesse la 
forza, ne dirigesse i movimenti, alcuni dei Collegati furono chia- 
mali ad esercitarlo temporaneamente col nome di consoli. E sic- 
come la formazione della lega , e 1' elezione dei consoli a principio 
fu più improvvisata che pensala, falla che della, come lutto 
giorno nelle rivoluzioni sociali avvenir suole , così ci mancano 
quasi interamente i documenti del tempo, che l' origine del con- 
solalo ci attestino; ma non siffattamente da non poterla accertare 
con fondamento. E tra lutti gì' indizi, che ci palesano Io stabili- 
mento del Consolato, come capo della lega formatasi Ira i militi, 
cioè valvassori, o feudatari minori unitisi cogli uomini liberi , o 
boni homines, validissimo sembrami la convenzione tra i Conti di 
Biandrale, e lor militi, eh' è riportala a carie 708 del volume I. 
Charlarum dei Monumenta historiae pafriae di Torino. Alberto, e Gui- 
do Conti di quel paese costretti nel 1093 dai militi della loro terra , 
onde por termine ad ogni contestazione palleggiano con essi , e 
concedono loro il pacifico possesso dei beni, e dei diritti di ogni 
maniera che acquistarono. Ed i militi giuratasi scambievole alleanza, 



( 170 ) 

e soccorso, e come a potere esecutivo dei loro impegni, e giudi- 
ziario di ogni controversia, nominano dodici abitatori, cui in fine 
dell' atto si dà il nome di Consoli; i quali nelle faccende di mag- 
gior rilievo erano ajutati dall' assemblea generale dei militi , detta 
Comunitas. 

Questo documento, che tanto chiaramente ci palesa gl'inizii del 
Consolalo , io qui riporto. 

DOCUMENTO I. 

Alberto e Guido Conti di Biandrate (anno convenzione coi militi 
della loro terra 5 febbraio 1093. 



« Breve recordacionis qualiter juraverunt ad sancla Dei evangelia 
« Albertus et Guido blandradenses comiles, quod a modo in antea 
« adjulores erunl ad relinendum bona fide sua praedia et beneficia 
« seu bona quae nunc tenent vel acquisiverunt iusle mililibus 
« habilanlibus in blandralo, vel qui habilare venerint laude XII 
<* habitalorum qui elecli fuerunt ad hoc vel laude communitalum 
« usque ad XV dies poslquam non erunl habilalores blandrati 
« contra omnes homines, salva fidelilate henrici imperatoris et chun- 
« radi regis, et dominorum suorum , et ipsi comiles sedimina quae 
« dederunt vel quae dabunt mililibus habilaloribus blandrati bene- 
« ficio dimillent ipsis et filiis suis Iegilimis masculis et feminis 
« prò beneficio, si vero milites vel sui heredes alienare voluerint 
« hedificium quod supra slaluerint comiles alienare non proibebunt, 
« tantum terram non alienenl absque intermissione comilum ne ipsi 
« comiles inferant calompniam nec bannum lollant mililibus blan- 
« dratensibus aliquo iure excepto prò homicidio , prò periurio , 
« prò furio, prò adulterio, uxoris allerius et sua? parentis, prò tra- 
« dimenio, prò pugna Iegalis iudicii, et prò vindicla assalti si eve- 
« neri! post unum diem , omnia alia mala laude duodecim Consti- 



( 171 ) 
« lum qui elecli fuerint fiuienda dimiltent nec ipsi comiles lollenl 
« alieni nomini suum posse, nec suam personam in castro blan- 
« dradensi a muro fovano intra aliquam calupniam in perpetuum 
« tradimenlum vel laudem plurimorum consulum. Et ideo mililes 
« blandradenses iuraverunl ad sancta dei evangelia quod a modo 
« in antea adjutores erunt comilibus blandradensibus Alberto sci- 
« licei et Guidoni, et Ardicioni ad relinendum bona fide sua predia 
• et beneficia seu bona in blandralo conlra omnes bomincs foras 
« de blandrado salva fidelitale dominorum suorum usque ad quin- 
« decim dies post blandradenses habilalores non erunt. Haec 
« aulem omnia pars ulraque juravil attendere sine malo ingenio, 
« praelerca iuraverunt mililes blandradenses quod a modo in antea 
« adjutores erunt inter se ad relinendum sua praedia iusta , et 
« beneficia , seu bona sine malo ingenio conlra omnes homines 
« usque ad quindecim dies poslquam non erunt habilalores blan- 
« dradenses , salva fidelitale dominorum suorum. De discordiis 
vero, et concordiis atlendent quidquid duodecim consules judicabunt 
qui elecli fuerunt salva fidelitale dominorum suorum. Consules vero 
« juraverunt quod concordias et discordias, quae in blandrado ap- 
« paruerint, et eis requisilae fuerint simul ad teslificandum judi- 
« cabunt, quid melius scienl ad commune prodesse; et ad honorem 
« loci, salva fidelitale domnorum suorum. Factum hoc est quinto 
« die inlranlis februario, anno ab incarnalione D. N. I. C. MXClll 
« indiclione II. » 

Ma senza ricorrere ad esempi forestieri, ed a falli lontani, nel 
nostro Comune non troviamo prove abbastanza sicure, che il Con- 
solato sorgesse a capo della lega formatasi fra i principali cittadini 
a difesa dei diritti loro ? 

Il nostro annalista più antico esordisce il suo racconto coli' an- 
nunziarci la formazione di una Compagna o lega, e questa qualifica 
del numero dei Consoli, e così per le epoche seguenti continua, 
mostrandoci ad evidenza, che lega, compagna, e coasolato quasi 

16 



( 172 ) 
una sola ed identica cosa l'ossero. Egli è vero, che non ci dice lo 
scopo della compagna; ma ove si rifletla che il nucleo di essa 
erano individui appartenenti alle famiglie visconlili , come il nome 
di diversi Consoli ci prova, è chiaro, che anche qui tra noi mani- 
festa vasi un caso speciale della formola generale, con che in tutta 
Italia sviluppavasi il Consolalo, e la Compagna. Al nucleo dnlla fa- 
miglia dei Visconti univasi poscia il Vescovo, che per la sua spirituale 
autorità, e per il seguilo dei suoi vassalli assai numerosi, era il 
più valido appoggio contro i Marchesi; e poi tulli i cittadini, che 
potevano recar qualche utilità vi entravano , sicché quella eh' era 
a principio associazione di pochi, assorbì quindi 1' intera città. 

E questi raziocinii vengono raffermali dai brevi o forinole di 
giuramento , che prestavano i membri delle Compagne, delle quali 
alcuna esiste tuttavia. Egli è vero eh' esse non risalgono all' epoca 
primitiva dell' istituzione dell' associazione , ma come tra quelle , 
che possediamo una è copia dell' altra , così possiamo dedurne , 
che la sostanza non variasse a principio dell' istituzione, e che sino 
d'allora la Compagna fosse una riunione giurala di cittadini, che 
si obbligavano al mutuo soccorso, ed alla difesa comune della li- 
bertà pubblica, e privata, e si reggesse dai Consoli. La formola 
del giuramento dei Consoli del 1143 illustrala con rara dottrina 
dal dottissimo Professore Gian Ballista Raggio, del quale piangiamo 
la recente perdila, ci rivela chiaramente, che la Compagna non 
comprendeva a principio tutti gli abitanti di Genova , ma solo gli 
uomini di considerazione , che potevano eglino slessi conlribuire 
alla difesa comune (utiles) e quelli eh' erano invitali a farne parte 
(vocali). Il Clero e gli abitanti meno agiati erano anch' essi sollo 
la protezione della Compagna, non come soci, ma solo come pro- 
tetti. Era proibito di entrar nella Compagna a coloro che avessero 
relazioni feudali. Ciò prova sempre più, che lo scopo della lega 
era principalmente contrario al potere Marchionale. 

II più amico dei brevi o statuii di queste associazioni , che ci 



( 173 ) 
ritrae intero ['^organamento di esse, e i doveri dei soci, e i loro 
diritti, io qui riporto. Esso è del 1157, e venne da poco scoperto, 
e donato alla Società nostra dall' egregio giovane e nostro collega 
il Signor Marchese Ignazio Gentile di Gian Carlo leste rapito ai 
parenti , ed alla patria in età verdissima , e nel fiore delle speranze. 
Come però tra questo nuovo del 1157, e l'altro del 11 GÌ pub- 
blicalo, come sapete dall' esimio e benemerito Cavaliere Cibrario 
nella dotta sua Storia della Monarclda di Savoj'a esiste qualche 
differenza di forma, così riportando il primo noterò le mutazioni, 
che sono nell'altro, onde sia completo, per quanto è possibile 
questo mio cenno. 

Voi vedrete, che ogni socio giurava la lega per quattro anni. 
Il breve del 1157 stabilisce per il primo anno quattro Consoli del 
comune, e l'altro del 1161 cinque; ambi ne assegnano poi otto 
por i piacili. Per gli anni seguenti nulla si stabilisce di certo, ma 
ai Consoli e consiglieri si dà facoltà di eleggerne quel numero , e 
per quel tempo, che avviseranno più conveniente. Promettevano 
altresì di slare al lodo dei Consoli per tutti gli affari concernenti 
la Chiesa, ed il comune, e per le cause civili e criminali da Por- 
to-Venere, sino al Porlo di Monaco, e da Voltaggio, Monlallo, e 
Savignone al mare. Fuori di Genova 1' associalo ubbidirebbe ai 
Consoli come in città , quando si andasse in oste, ed allorché si 
facesse guerra per l'onore di Dio, o dell'Arcivescovato, o della 
Chiesa, o della città, o per vendetta, o per giustizia. Quando 
udisse suonare la campana per il parlamento, o il cinlraco a 
chiamare il popolo per la città , se fosse denlr' essa , o nel borgo, 
o nel castello, o nel porlo , e sino al ponte di S. Tommaso e da 
quel ponte sino al territorio , e da questo a castelletto, al fossato di 
rivo torbido , e da tal rigagnolo sino al mare presso Sarzano , cor- 
rerebbe al parlamento per assistere ai lodi, se pure non avesse 
facoltà di astenersene dai Consoli, che facevano riunire l'assemblea, 
o non corresse pericolo di vita, di prigionia, o d' infermila. 



( 174 ) 
I luoghi, die si ricordano segnano i limili dHla giurisdizione 
del parlamento. Dal ponte di S. Tommaso si estendevano al ter- 
riccio , ove poi sorse la Chiesa del Carmine, e di là a Castelletto, 
e quindi a S. Stefano, che aveva lì presso il rio torbido, confine 
della città a levante ; il quale torrente traendo principio dalla valle 
formala dalle due falde del colle S. Bartolomeo e da quello di S. 
Bernardino, passava per l'Acquasola, cui dava il nome, e scen- 
dendo per Porloria in Ponticello , gcllavasi in mare sotto il 
borgo dei lanieri. Il breve nomina separatamente la città, il castello, 
ed il borgo, come allor chiamavasi lo spazio compreso tra S. Siro, 
e quella che or diciamo Porta di Vacca, sebbene le tre parti fos- 
sero dopo il 11 53 comprese dentro il giro delle mura, e formas- 
sero quindi unite la città, ma ciascuna indicando una delle Ire 
ampliazioni, che la città stessa successivamente aveva avute, con- 
tinuava ogni sezione a ritenere il nome più antico; appunto come 
oggi noi appelliamo fuori le porte lo spazio compreso tra la porla 
dell'Arco, la romana, e della Pila. Prima del 1155 le mura della 
città partendo da S. Andrea scendevano dove ora è il palazzo du- 
cale, arrivavano a Banchi presso S. Pietro, ov' era una delle porle 
della città , e radendo il mare si allungavano sino a Castello. La 
nuova cinta intrapresa nel 1155, e terminala solo nel 1158 par- 
tiva da S. Andrea, e passando per l'antica Doìnoculta poi (Chiesa 
di S. Egidio, e quindi di S. Domenico , ed ora Teatro Carlo Felice) 
salivano sino al colle di Piccapielra , nel qual luogo aprivasi altra 
porla, e di colà scendendo per le fucine sino presso all' attuale 
chiesa di S. Maria, ov' era la porla di S. Germano si avanzavano 
costeggiando l' Acquasola , e continuavano al Portello , e quindi 
estendendosi in linea retta scendevano piegandosi a S. Agnese , e 
si allargavano poscia a S. Sabina, e Porla di Vacca. E così trac- 
ciando la linea delle mura, sembra ebe i padri nostri volessero 
seguire i letti dei rivi , o torrenti , che avevano il corso loro presso 
la città, onde quelle acque contribuissero a difenderla. Infatti men- 



( 175 ) 

tre a greco, ed a levante appoggiavansi come dicemmo al Rivo 
Torbido, avevano poi a ponente il fossato di Valle Chiara, e l'altro 
di Carbonara, che presso la porla nuova di Vacca, o Santa Fede 
geltavasi in mare; ed a tramontana il fossato di Sant'Anna tra il 
colle di quel nome, e Castelletto. 

E tornando agli altri obblighi principali, cui i membri della 
Compagna erano soggetti, io li riduco per maggior chiarezza ed 
ordine ai capi seguenti: 

I. A non prestare ajulo a Comuni, o individui, che facessero 
guerra alla patria. Tra i secondi si ha special memoria dei Mar- 
chesi, il che dà nuovo lume sullo scopo precipuo della lega. 

II. A manifestare ai Consoli le persone non ascritte alla Compa- 
gna, che avrebbero pur potuto recarle giovamento, incorporale che 
vi fossero. E perchè tale propaganda politica avesse maggior forza, 
minacciavansi pene assai gravi a coloro, che invitali dai Consoli 
ad entrare nell' associazione non avessero ubbidito entro quaranta 
giorni. Il Comune procedeva contro loro col massimo rigore , li te- 
neva quali scomunicali, come nemici. Era ai Soci interdetto di 
viaggiare con loro olire Monaco, e Portovenere, e trasportare 
ovunque merci di lor pertinenza. 

IH. Per la difesa delle persone , e la sicurezza delle proprietà 
F associalo era tenuto a non passeggiare armalo per la cillà , a 
non togliere F altrui , nò giurare il falso , né far violenza a chic- 
chessia. 

IV. Ogni broglio, e bucheramene per pubblici uffizi era con 
severità punito. 

V. Più paragrafi spellano al commercio, tra' quali assai notevole 
è il divieto che si dà in uno di essi di contrarre società indu- 
striale con gli abitanti olire Voltaggio , Savignone , Monleallo , e 
Varatine. Altri parlano dell'amministrazione della giustizia, e della 
navigazione; altri del debito degli associali di concorrere in pro- 
porzione degli averi al sostegno del Comune. 



( 176 ) 
Abbiamo quindi in tali brevi ed un corpo di legislazione in con- 
fronto dei tempi assai completo, ed una chiara idea dello scopo, 
e dell' indole della Compagna, e del fine del Consolalo, cb' era il 
polere esecutivo di essa. Le quali cose meglio vi si faranno ma- 
nifeste udendo il lesto del breve slesso. 

DOCUMENTO II. 

Brave della Compagna di Genova del 1 ìl')7 ( Dulia pergamena 
originale propria della Società Ligure di Storia patria), (a) 

In nomine Sancte et individue trinitatis varianti 

et concordiae sempiternae. Che incontransi nel Breve del 1161. 

A proxima ventura die purifica- 
lionis Sancfac Mariac. Ego ad hono- 
rem Dei iuro compagnam usque ad 
annos quatuor. In praesenli quidem 
anno habebo quatuor 1 consules prò i quinque 
communi, et vm prò placilis, qui 
publice in parlamento clecli fuerinl 
et consulalum iuraverinl; Iransaclo 
vero hoc anno habebo consules sicul 
maior pars consulum de communi 
et de placilis et consilialorum qui 
affuerint Consilio in numero 2 perso- 2 ancianarum (?) 
ìiarum concordala Inerii de quantitate 
temporum et consulum el eorum ele- 
clione. El quodeumque ipsi electi 



(a) Nella stampa di questo, e degli a tri documenti io seguo esattamente 
l'ortografìa, la sintassi e la dicitura dell'originale. 



( 177 ) 
consules laudaverinl aul slaluerint se- 
cundum quod in cor uni brevibus de- 
terminatimi est de honore dei , et 
ianuensis matris ecclesie , aliarumque 
ecclesiarum ianuensis civitatis, alque 
Archiepiscopatus , et de lamentalioni- 
bus quae ante eos vencrhit observabo 
et operabor in laude eoruni a porlu- 
veneris usque ad porlum monachi , 
et a vullabio et a monlealto , et a 
savignone usque ad mare, et amplius 
in eorum laude cum domibus lurri- 
bus , personis, lìliis familiis 3 sinc 
fi-aude et malo ingenio. Et si alieni 
consulum ianue prò honore dei , aut 
prò honore ianuensis archiepiscopa- 
tus , aut ecclesiae vel civitatis , aut 
prò vindicla vel prò juslicia , quam 
ipse secundum suum arbilrium bona 
fide laudel aut faciat guerram, me 
sciente apparuerit , 4 adiuvabo eum 



5 bona fide sine malo ingenio usque 
ad fineni guerrae. 6 Et cum audiero 
campanam sonantem prò parlamento 
vel cinlragum clamanlem populum 
per civilalem. Si ero in civitate, aul 
in burgo, aut in castro sive in porlu, 
et usque ad ponlem sancti Thomae, 
et ab ilio ponte usque ad lerricium, 
et inde usque ad castelletum , et a 



famulis (?) 



4 sive aliquis prò bis predi- 
clis causis vel prò aliqua ipsa- 
rum guerram .... fieri prò 
aliqua islarum adiuvabo 

5 illuni 

6 palam in concilio elccli fue- 
rint, iuraverint, addiderinl . . . 

compagne tenebor Ego 

cum audiero campanam sonan- 
tem prò parlamento a 

ponte sancii Thomae, usque ad 
lurrini caslelleli el ad lurrim 
hi ... . ibo ad 



( 178 
castellelo usquo ad fossatum rivi Itir- 
bidi , et ab ilio fossato usquc in ma- 
re sarzano ibo ad illud parlamen- 
timi ad complendam laudalionem 
consulum, nisi remanseril Iicenlia con- 
sulum de illis consulibus qui fecerint 
sonare parlamentum , excepto Dei 
impedimento, ani perieulo morlis, vel 
periculo captionis, aut infirmila! is vel 
sanguinis minulionis occasione. 7 Si 
comune alicuius civilatis , vel alicuius 
loci vel aliquis homo et precipue la- 
vaninus vel aliquis marchionum ha- 
buerit publicam guerram vel di- 
scordiam ultra, ce. solidos cum co- 
muni ianue quamdiu guerra illa fuerit, 
non dabo ei consilium neque adiulo- 



rium 8 ullomodo contra honorem civi- 
lalis ianue. De homicidiis palam factis 
et occullis stabo in laude illorum 
consulum qui vindiclam facere inde 
debuerint. 9 Quod si aliquis bis veller 
ad faciendum sacramentum compa- 
gnae specialiler et nominalim publice 
a consulibus vocalus fuerit , et non 
fecerit illud in eorum ordinatione in- 
fra, xl. dies postquam apellalus fue- 
rit, suam pecuniam me sciente per 



7 seu me . . . ad parlamentum 
nec in capitulum ad consilium 
neque millere faciam cultellum 

nec armaluram ferream 

nec aliqua demum arma , nec 
petram traham in parlamentum, 
nec pa . . . . nec alianti arma- 
luram nec (ratiere faciam aliquo 
modo nec mesledamaliquam ibi 
faciam et si scivero aliquem. . . 
facere.... bona fide et sine omni 
fraude eam faciam remancre. 
Si comuni alicuius civilatis 
s neque dari faciam 



9 Si scivero aliquem non esse 
de compagna et noluisse intrare 
in ordinatione consulum siculi 
in eorum brevi terminatum est 
ego non portabo illuni vel rcs 
suas per mare in meo tigno , 
neque navigabo cum co exceplo 



( 179 ) 
mare ad mercalum nullomodo portano, 
neque navigabo secum ullra porlum 
veneris, neque ullra monachum, nisi 
in Ugno ordinalo prò communi ianue. 
Si vero babueril homo ille ullam di- 
scordiam eum homirie hujus compa- 
gnae adiuvabo hominem compagnae 
in laude consulum. 10 Ego non capiain 
neque capere faciam ecclesias neque 
campanile aliquod neque lurrim alie- 
nali!, neque murum neque porlam ci- 
vilalis, neque turres eiusdem muri 



neque domum infra u episcopalum 
ianuae ad faciendam guerram nisi 
prò honore huius civilalis. Ego non 
faciam neque facere 12 faciam spe- 
cialem et medilalivum assai lum ali- 
eni nomini islius compagnae in ia- 
nuensi porlu 13 neque in civilate neque 
in burgo, neque in castro, neque in 
littore maris a monaslerio Sancii Tho- 
mae usque ad Sancluin Slephanum , 
el usque Sarzanum. Ego non subri- 
piam ncque subripcre faciam furtive 



si scivero hoc poslquam mero 
in lignum , vel si non fuerit ibi 
aliud lignum in quo navigare 
possim nisi in ligno ... prò 
communi ianue. Si vero babue- 
ril homo ille 

10 Si scivero aliquem a xvi 
aniiis usque in lxx non esse 
de compagna qui sii ulilis En- 
trare in compagnam . . . con- 
sulibus de comuni ipsum mani- 
feslabo si id mihi sub debito 
iuramenti dixerinl vel laudave- 
rint. Et si scivero . . . habilato- 
rem ianue non esse de dispen- 
dio cura consulibus de comuni 
per scriptum manifestano. Ego 
non capiam neque capere fa- 
ciam nec scienler lenebo a ut 
tenere faciam ecclesiam 

11 archi 



,2 fieri 

15 p . . . intra fines parlamenii 
neque a roborelo ad gestam , 
neque a iugo usque ad mare 
per mare vel per lerram , et 
si scivero aliquem qui facere 
velil vel facere fieri quam citisi^ 



( 180 
rem alienali» in lilore maria , ncque 
in portu, neque in civilale, neque in 
castro, ncque in burgo , ncque in 
ecclesiis exceplo pontiere el mcnsura 
quod accidil, ex consuetudine nego- 
cialoruin et exceplis puerilibus fur- 
lis a xii denariis inferius. Quod 



si factum fueril el u infra xxx 
dies postquam sciero non emendave- 
rit manifestabo consulibus , vel illi 
cui factum furlum fueril. Nec in 
aliquo prediclorum locorum lollam 
pecuniam que sit valens ultra xi 
denarios alicui homini per violenliam 
de suis rebus nisi meo homini , et 
nisi per comunem 15 ulililatem aut 
per licenliam consulum. 16 Lanceas 

et museracos et sagillas, non n de- 
Ibraam neque lanceabo super hominem 
compagne , el non perculiam eum 
specialiter et meditative ullo ferro 
neque macia a flumine bisannii 18 
usque ad caput 19 faris , et a carbo- 
naia et a maraxi usque ad mare nisi 
prò communi militale civilalis. 20 Ego 
per civitalem neque per castrimi, ne- 
que per purgum, neque prò Ultore 
maris, neque per porlum, non portabo 
arma neque porlare faciam nec cullel- 
lum cum pimela, quod il non sit por- 



) 

polcro consulibus scu consuli 
communis manifestabo, nisi . . 
non manifcslam. Ego non sur- 
ripiam ncque surripere faciam 
furtive rem alienam . . . neque 
in civilale neque intra fìnes 
parlamenti exceplo pondere el 
mcnsura quod venit ex conven- 
tione negociatorum 
u nec 



15 comuni militale 

16 nisi ira vel impelli mihicon- 



ligerit. 



17 traham nec trahere faciam 
aut lanceare 



18 bisamnis 

19 fari , et a marasi et a car- 
bonari a 

20 Ego infra fines parlamenti 
aut in porla non portabo arma 



31 qui non sii portandus 



( 4SI ) 

laudimi cxceplo prò communi ulilitate 
aul licenlia consulum, 22 aut ut cxeam 
foris civilale aul burgum seu castrum 
et exceplo si assalius in me faclus 
fucrit aut - 3 in eum vel in eos cum 
quo vel cum quibus fuero lune non 
lenebor sacramento cum levare et por- 
lare facere possim infra illum assalii 
impelum. Devaslationem aut incen- 
di um non faciam neque facere fa- 
ciam medilalive et spccialiler ulli 
nomini huius compagne ullra quod 
sii valens denariorum xii per lolam 
islam compagnam in laude consulum. 
21 Non dabo neque promillam pecu- 



niam, neque dare 25 vel promiltere 
faciam, ncque faciam aliquod ser- 
vicium sive sacramenlum alicui 2G 
falso testi, nec falsimi testem inqui- 
ram me sciente. De lurribus vero si 
consules prò aliqua militale comunis 
mihi quesierint , in laude ipsorum 
slabo. Ammodo non dabo consilium 
neque adiulorium alicui persone que 
eliminala fueril de comuni re contra 
sentenciam consulum postquam con- 
sules sentenciam indedalam babuerint 
nisi ratiocinando. 27 Compagniam de 
pecunia non faciam cum aliquo ba- 
bilanle ultra vultabium et savigno- 



22 aut ut introni vel cxeam fo- 
ras civilalem vel fines parla- 
menli exceplo 

23 adiuvero partem in quam 
assalius faclus fueril lune non 
tcnear et possim levare arma 
in ipso assalili et sturmo exce- 
plo quod non possim trabere 
nec facere trahere cum balista 
vel arcu, nec lanceare aut fa- 
cere lanceare museracum. De- 
vaslalionem etc. 

24 sed si scivcroaliquem facere 
consulibus comunis manifestala 
nisi lenebor sacramento vel fide. 
Non dabo etc. 



25 



neque 



2,1 homini habilanli infra no- 
slram iurisdiclionem prò testi- 
monio reddendo vel non red- 
dendo, exceplo prò opere sue 
personae quod inde millal, vel 
prò dispendio victus necessario 
nec falsimi lesioni in . . . De 
lurribus eie. 



27 Ego non accipiam pecuniam 
ab aliquo habilanle ullra vul- 
labium et savienonem et mon- 



( 182 
noni, et monlem aitimi, ncque ultra 
varaginem, nec ullomodo fraudolenler 
emani vel campio accipiam in civi- 
talc ista merces alicuius exlranei ut 
ipsi voi easdem poslea alicubi recu- 
perare, voi aurum vel aliquid aliud 
inde aecipere debeat. Ego fraudulen- 
ler non dabo sorvicium prò indi- 



cando placito aliali habitanti 28 liane 
civitatem ianuae, nec ab aliquo ilio- 
rum prò co iudicando aliquid sub 
tVaude accipiam. Si consules vel 29 
consul de placitis , aut arbitri seu 
arbiter quesierint vel quesieril mihi 
consilium, sub sacramenti debito de 
aliquo piacilo quod debeanl indicare 



) 

lem alluni vel varaginem ut 
solvam precium in aliam lerram 
ncque accipiam illuni ir» exlra- 
neis locis ut solvam precium in 
aliam lerram nec accipiam illam 
in extraneis locis ut solvam 
precium in ianuam vel 



ramo , slagno , ferro . . 



bis 



similia que non sint contrarie 
nostris mercibus ncque faciam 
cimi ili . . . accepero ncque me 

sciente adducam ncque 

porlabo ncque portare faciam 
seu adducere ncque res eoruin 
que sint contraria nostris mer- 
cibus .... pisanos ci res co- 
rnili ncque in capile libero usque 
in ianuam qui adducanl ex ler- 
ris sarracenorum res nostris 
mercibus .... merces illonun 
(piihabilcnlaporluvenerisusque 
ad viginlimilium salvo paclo 
Saonensium. Ego fraudulenler . . 
neque faciam convicium prò ju- 
dicando piacilo eie. 



28 



2!» 



Ili 



aut 



( 183 ) 
per bonam fìdcm sinc fraudo et 

malo ingenio dabo 30 eis consilium so e j vc | e j s coiisilium quod 
inde secundum quod melius cogno- cognovero esse eie. 
vero esse racionabile, nisi eorum 
vel eius licenlia remanserit. Et si 
consulvel consulesde comuni quesic- 
rit vel quesierint mihi consilium de 
comunibus rebus nostrae civitalis 
dabo ei vel eis consilium inde se- 
cundum quod melius cognovero, ad 
proficuum et honorem nostrae civi- 
talis , nisi eorum vel eius licentia 
remanserit. Et si quesierint mihi con- 
silium de piacilo quod judicare de- 
beant, dabo eis inde consilium quod 
melius cognovero esse racionabile, 
nisi eorum licentia remanserit. Ego 
per totani islam compagnam non fa- 
ciam ullam conspiralionem ncque 
coniuralionem neque rassam per sa- 
cramenlum, 31 vel per fìdem promis- 31 aut 
sam, nec per obbligalionem ullam, 
nec dabo alicui consilium vel auxi- 
lium quod faciat, de comuni videlicet 
compagna facienda aut non, neque de 
habendis consulibus vel consule aut 
non , nec quod aliquis civis habeat 
aliquod comune officium 32 vel non 32 ani 
neque de collecta facienda aut non 
sive 33 specialiler de aliis comunibus 33 genera lilcr 
negociis nostre civilalis, nisi secun- 
dum quod maior pars consulum qui 
lune fuerinl cum maiori parie con- 



( 184 

siliatopum in numero personarum 
se concordala fuerit. El si quis crii 
conlrarius 3i de colicela facienda con- 
sulibus, 35 el ipsi qucsicrinl mihi 
inde consilium vel auxilinm, dabo 3G 
eis bona fide. 87 Ego me sciente non 
adducam cxlraneos mercatores per 
mare , ncque res eorum que sint 
contrarie noslris mercibus ab arno 
usque ianuam, nisi sint pisani el res 
illorum, neque a capile libero usque 
ianuam qui adducant res ex terris 
sarracenorum que noslris mercibus 
sint contrariae et nisi sint res illorum 
nominimi qui habilent a porlu vene- 
ris usque viginlimilium neque acci- 
piam de rebus eorum extraneorum 
mercatorum in exlraneis lerris prò 
eo quod debeam ei dare ianue pre- 
cium exceplis pannis , et ramo , et 
slagno, et ferro, el coralio , et his 
similia quae non sunt noslris con- 
traria, neque porlabo per mare de 
rebus eorum neque in ianua acci- 
piam ad proficuum de mari. Ego 
non ero in Consilio neque in faclo , 
ut forici mercatores faciant merca- 
tum cum aliis foricis mercato ribus 
in civilate ianua , neque in burgo , 
neque in castro, exceplis guamimen- 
lis, et vianda, et equilaturis, vel aliis 
animalibus , quod si cognovero esse 
faclum manifeslabo per me vel per 



3i consulibiis 

35 cons 

30 illis 

57 De rebus vero que pcrlinenl 
consulibus de comuni lenebor 
slare in laude ipsorum. De illis 
quoque que pcrlinent consuli- 
bus de placilis, ero dislriclus 
slare in laude ipsorum sicut 
delerminalum est in brevi con- 
sulalus eorum. Si consul vel 
consules iverit aut iverinl in 
exercilu extra alque prò comu- 
nalibus negociis noslre civila- 
lis, lenebor il li vel illis sacra- 
mento compagne sicut leneor 
in civilate ianue. Ego non fa- 
ciam neque fieri . . . . ul fori- 
ci mercatores faciant mercatum 
cum aliis foricis infra fines par- 
lamenti de rebus eorum ncque 
em . . . ribus ex rebus eorum 
exceplis guarnimentis et vianda 
et equilaturis aliisque animali- 
bus, et si scivero ementem con- 
sulibus comunis illa die mani- 
feslabo per scriptum si poterò. 
Ego per tolam istam compa- 
gnam spccialiler non consiliabor 
cum eie. 



( 185 ) 
alium consulibus comunis por tolum 
illuni dicm si poterò, nisi oblivione 
remanserit. Neque faciam cum foricis 
mercatoribus mercatum prò aliis fo- 
ricis mercatoribus in ianua, exceplis 
guarnimenlis et vianda et equilaluris. 
Neque de rebus eorum foricorum in 
ilio mercato ilabo, exceplo mercato 
quod per me aut per noslratem fa- 
ciam sicul est consueludo de rebus 
hominum huius terre facere merca- 
tum, et postea vendere alienis mer- 
catoribus. De rebus vero que perli- 
nent consulibus de comuni ero di- 
slriclus slare in laude ipsorum. De 
illis quoque que pertinent consulibus 
de placilis ero districlus slare in 
laude ipsorum sicut determinalum 
est in brevi consulalus eorum. Et si 
in exercilu ivero tenebor sacramento 
compagne consulibus qui in exercilu 
fuerint sicut teneor in civilate ianua 
« Ego per lotam istam compagnam 
specialiler et nominalim non consi- 
liabor cum aliqua persona ut ego 
aut alter sim vel sit consul, nec ele- 
clor consulum neque electorum, exce- 
plo si publice a consulibus in aliqua 
prcdictarum eleclionum vocatus file- 
rò, lune non tenebor sacramento cum 
bene cum sociis meis palam mini 
dalis, inde possim loqui et operari. 
Si fuero consul de comuni ego mil- 



( iSG 

inni filium Philippi de Lamberto in 
consilium :!S ul sii unus do consilia- 
loribus ianue si ipse fueril in ianua 
el consilialor esse volueril. Et si te- 
neor aliquo sacramento quo non pos- 
silo omnibus ianuensibus illis qui 
merini de compagna jusliciam com- 
piere el honorem ac ulililalem tolius 
comunis ianuae opcrari el si sum 
vassallus alicuius persone conlra 
quam honorem comunis ianue non 
exceptavi, per tolam islam compa- 
gnam non ero consul neque consi- 
lialor. Si fuero consul ego non faciam 
aliquem nolarium nec illud officium 
alicui tollam, nec emancipabo ali- 
quem , nec elatem dabo alicui sine 
auctorilate Philippi de Lamberto sicut 
scriptum est in brevibus consulum. 
Et si consul 39 de comuni licenlia 
maioris partis consiliatorum 40 qui 
fuerinl ad consilium per lolam islam 
compagnam aliquid addiderint vel 
minuerinl in brevi compagnae, prout 
addiderint vel minuerint 41 sacra- 
mento tenebor observare. 42 De omni- 
bus illis placilis de quibus fui arbi- 
ter in duobus preterilis annis post- 
quam arbilri fuerint constiluli in isla 
civilale et de quibus sentenliam non 
dedi , tenebor sacramento dicere et 
laudare iusticiam , sicut in preterito 
anno scriptum erat in brevi compa- 



) 



38 ancianorum comunis 



39 consules 

40 eorum qui iuravcrint consi- 
lium 



41 islo 

42 Si . . . elegerit ad iudican- 
dum , bona fide et sine fron- 
de nostro nisi licenlia 

utriusque partis remanserit. In 
civilale isla non emani pannns 
laneos nisi ad . ... emero pe- 
dani imam prò meis guarni- 
menlis et calceamentis inciden- 



( 187) 
gne. Si due partes elegerint me ar- dis. Ep;o non depredabnr eie. 
bilrum de aliquo piacilo et ego illud 
placilum suscepero ad iudicandiim, 
bona fide et sine fraude dicam inde 
iusliciam, nisi licenlia ulriusque par- 
lis. ~ In civilale isla causa reven- 
dendi non eniam pannos laneos nis 1 
ad cannae mensuram. Ego non de" 
predabor nec ero in Consilio aut in 
facto quod aliquis depredetur aliquam 
personam de ianuensi 43 iurisdictione 4:{ nostra 
eunlem vel redeunlem per mare u 4i vel lerram valens ultra do- 
el si quis hoc feceril , poslquam inde narios XII ... . 
convictus fuerit , et consules inde 
senlenciam dederint, nullo modo dabo 
ei scienter auxilium vel consilium 
contra senlenliam consulum. Si eoa* 
ctus sacramento emi vel dehinc emero 
aliquam lerram vel domum que sii 
citra roboretum 45 et gestam et 45 ve ' 
iugum , non vendam eam fraudulen- 
ter ut dimillam habilalionem buius 
civilalis. Ego iudex 46 habilator buius *6 s j ve alic|iiis 
civitalis ianue, si persona que habilel 
in isla civilate, vel in burgo, vel in 
castro quesierit mibi consilium de 
aliquo placito non consiliabor ei inde 
47 miltere in placitum nisi videalui- 47 inlrare 
mihi 48 ex verbis eius quod ralionem 48 exuberanlins (?) 
habeal, et si mihi ex verbis eius 
visum fuerit quod racionem habeal 
consiliabor ei intrare inde in placi- 
lum, ' t9 et prò dando Consilio con- * 9 . . . legibus vel usu et con- 

17 



( 188 
sulibus vcl arbilris do scnlcnlia ali- 



cuius piacili non accipiam 50 precium 
ncque servicium. Pro expensis quas 
consules comunis ianue Consilio ma- 
ioris parlis consilialorum facienl in 
meliorando porlu et muranda civi- 
late 51 lenebor isto sacramento dare 
eis in eorum laude tantum quantum 
debebo dare per ralionem illarum 
expensarum. Si fuero 52 advocator de 
aliqua conlenlione quam babeat ali- 
qua persona que habitet a Roborelo 
usque ad geslam et a iugo usque 53 
ad mare bona fide 5l racionabili- 
ter eam placitabo et adiuvabo 55 e. 
in. ecc. sciens infra iurisdiclionem 
consulum de placilis nemini palro- 
cinabor nisi us contri sii . . vel par- 
tes ambe de foris sinl, vel nisi ha- 
bilanli infra prediclam iurisdiclionem 
conlra exlraneum palrocinium pre- 
slem, et de placito, e. lib. vel quod 
sii , supra cenlum lib. quod babeat 
aliqua persona que habilel intra pre- 
diclos lerminos non dabo alicui sin- 
gulari persone neque recipiam per 
me vel per alium prò ilio placito 
dispulando ultra solidos xxxm et 



) 

tra ius vel usimi de Illa que- 
stione cum non adiuvabo sed 
de bis unde cognovero parlem 
eius ralionem habere . . . eam 
bona fide. Et prò dando Con- 
silio etc. 
50 nec accipi faci ani 



51 el armandis et faciendis ga- 
leis. 

52 placilalor 

53 savignone 

54 Manca racionabUiter 

55 et poslquam cognovero quod 
pars quam adiuvabo de aliqua 
questione quam placilare . . . 
iusliliam salvo nostro usu bona 
fide quam cilius poterò parli 
quam adiuvabo ius eam non 
favere dicam et si noluerit 
abslinere . . . eam conlra ra- 
tionem non adiuvabo de illa 
questione, et de piacilo cenlum 
librarmi) vel quod sii supra 
centum libras non dabo placi- 
lum alicui persone que habitet 
infra prediclos lerminos ncque 



( 189 

denarios mi. Et si placilum fueril 
infra centum libras usque in vigilili 
non dabo inde neque accipiam per 
me neque per aliam personali) ultra, 
mi denarios per librarci. Et si pla- 
cilum fuerit infra xx libras non 
dabo neque accipiam inde ullra so- 
lidos v. Et non accipiam nec dabo 
aliquo modo prò aliquo de supradi- 
clis placitando aliquod donum per 
me vel per aliam personam nisi ul 
predictum est. Et quolcumque que- 
sliones in aliquo de supra prcdictis 
placilis ernergant vel appare ani, non 
dabo inde nec accipiam per me vel 
per aliam personam plnsquani de 
una questione dare vel acciperc de- 
beo. Et si babuero precium vel pi- 
gnus prò aliquo de supradiclis pla- 
cilis quod placiiare debeam, et anlc- 
qnam finialur 5G ivero ultra porlum 
veneris vel ullra albinganum , aul 
ultra gavi dabo ei prò quo placiiare 
debuero alium advocalorem prò me 
in sua voluntale, vel reddam ei aul 
suo certo misso pignus aul precium 
quod babuero inde nisi 57 licenìia 
illius remanserit. Et si accepero ab 
aliqua persona pignus vel precium 
prò aliquo 58 piacilo quod placiiare 
debeam et inde non placilavero 59 
reddam ei pignus 60 vel precium . . . 
quo piacilo vel placilis prò quo vel 



) 



recipiam per me vel per alium 
prò ilio piacilo dispulando ultra 

solidos xxxmi et si 

fueril placilum infra cenlum li- 
bras usque in viginli non dabo 
nec accipiam per me neque eie. 



:,<; neerocium 



57 



eius 



58 prò piacilo 

50 placilabo . ego 

60 et preci uni, et hoc observa- 

bo de ilio piacilo eie. 



( 1!)0 ) 

prò quibus non debeo ire vel alili m 
mecum ducere ad placitandum ulira 
predicios terminos, vel quod babe... 61 

que habilel intra predicios 

terminos 6 ' 2 . De aliis vero liceal mini 
dare vel accipere secondimi quod 
paclum fuero. Et si iudioem exlr. 
. . . ces, de foris duxero vel ducere 
fecero non tenebor islo sacramento 
qum possim dare ei vel eis secun- 



dum quod cum 63 ilio vel illis pa" 
cium fecero , de ilio 6i u . . . acilo 
vel placilis prò quo vel prò quibus 
specialiler et nominalim venerint. De 
aliis vero placilis non dabo plus 
quam supra determinai 65 . . . . Si 
de aliqua re que non possil extimari, 
ut est Iibertas usus fruclus et similia 
que placitare debeam, aliqua dubielas 
emerserit quantum ad 66 sa ... . in 
arbitrio maioris partis consulum, ve' 
illorum ante quos placilum erit dare 
et recipere possim. De hominibus 
qui babilant ultra predicios . . . ter- 
minos polero accipere secundum 
quod cum eis 67 concordatus fuero. 
Si racionabililer probalum fueril quod 
aliquis nostrorum consulum habeat 
factum contra sacramentum consula- 
tus deponatur, et alius ponatur loco 



ut 



et quod habeat persona que 



62 exceplo si ei inde consilium 
dedero et inde lamenlalionem 
feccril lune liceal mini quar- 
tali) parlem predi inde accipere 
et ipse milii placilis li- 
ceal mihi dare vel accipere se- 
cundum quod paclum fecero. Et 
si iudicem exlraneum duxero 
vel iudices non tenebor 

63 eo vel cum eis 

64 videlicet placito vel placilis 



65 determinatimi est. Sed si de 
aliqua re eie. 

66 sacramentum in arbitrio 



67 concordalus et racionabililer 
probalum fueril quod eie. 



( 191 ) 



eins, el nullo modo ìlli debili simus 
a c8 Ego non ero conlrarius consuli- 
bus volenlibus facere colleclam super 
revenderolis el celeris similibus proul 
in brevi eorum scriptum esl. Ego 
non faciam ncque facere faciam ga- 
leam neque sagilleam neque carra- 
cam el postremo nullum lignum cor- 
sale nisi prò comuni ulililale a bar- 
cbillona usque pisas , nec armabo 
galcam neque armari iaciam, nec ulli 
boc facere volenli pecuniam preslabo 
neque consilium neque auxilium ex 
lioc alicui dab% exceplo per licen- 
tiam maioris parlis consulum de co- 
muni qui lune fuerint, exceplo na- 
varro quem deierare non conslringi- 
mus. Ego parmenlerius non faciam 
neque fieri permillam ullam fraudem 
vel lesionem in opere alicuius cui 
opera ri debeam. 69 Si discordiam ha- 
buero cum homine de ianuensi com- 
pagna ego non ducam ncque ducere 
faciam non tcnebo soldaderios 70 nisi 
licenlia maioris parlis consulum de 
comuni. Ego poslquam rediero ex ali- 
quo itinere anlequam lignum exho- 
nerem ponam nummos vel pignus in 
poleslalem custodienlis porlum , vel 
naulae sive nautarum meorum se- 
cundum quod usus el consucludo 
ilincris exigcril, el ego nauta vel 
naulae accipiam vel accipiemus pi- 



68 Ego infra noslram jurisdi- 
ctionem non faciam neque fieri 
faciam galeam nec armabo, nec 
in aliquo itinere .... nisi iu- 
ravero slare in laude el prece- 
pio majoris parlis consulum de 
comuni. Ego parmenlerius eie. 



69 ego non ducam 

70 neque aliquas .... populi 
aut lurbam aliquam prò dam- 
pno vel lesione alicuius homi- 
nis nostre compagne ullo modo. 
Ego poslquam lignum exhone- 
rem 



( 192 ) 



gnus vel nummos ab unoquoque se- 
cundum quod siniililcr usus ilineris 
exposcii, et hoc simililer ponam in 
potestate eius cui portus cura com- 
inissa fuerit. 71 Ego nullomodo infra 
iurisdiclionem huius civilalis emani 
vel vendam alieni de eadem iurisdi- 
ciione singularem cebellinum ultra 
quanlilatein sol. xl remola omni 
adiuncli occasione ncque uxori meae 
ncque filiis, posi remo nulli de i'ami- 
lia mea pcrmitlam orlimi deferrc 
ulira prediclam quantilatem, his exce- 
piis qui nunc facli sinf, vel qui ab 
aliquo in legai ione proficiscenle in 
futuro fieni. Si quis vero alias cu- 
riain pape vel regis vel imperaloris 
adire voluenl, ultra prediclam quan- 
litalem orlimi liceiilia consulum de- 
lerre possil. Ego observabo conven- 
luni imperaloris siculi consules fé- 
eeriuil cimi demelrio 7 ' 2 macropolita 
legalo imperaloris, et si fuero enien- 
dalor brevium non auferam islud 
capitulum de brevi compagne. 

73 



71 Manca questo (ratto sino a 
deferre possil. 



macrampolilo 



73 Si exlrancus iudex prò ali- 
quovelaliquibus placitis duclus 
Inerii .... ad quod illud pla- 
(;iluui seu piacila .... placi- 
landi in ipso vel ipsis placilis 
cuicumque parliuni palrociniuin 
prestem (juod ipse .... iurel 
situi celeri iudices nostri ima- 



( 193 ) 

veruni quantum ad piaci tandum 

allinei. Ego tencbor .... con- 
sulum de comuni quoliescum- 
que venero in aliquo Ugno de 
pelago prò igne faciendo .... 
fuero in exlraneis lerris tene- 
bor slare in laude illoruni bo- 
minum quos consulatus . . .de 
omnibus conlroversiis negocio- 
runi que prò mercacione no- 
slra inter nos emerserint in 
illa lerra .... lamquam si per 
consules ianuenses iudicarelur , 
ci si volucrinl facere aliquod 
melioramentum .... in laude 
ipsorum. Ego non aborrabo nc- 
que aborrare faciam pannuin 
infra noslram iurisdiclionem ci 
si scivero . . . co-nsulibuscomu- 
nis manifcslabo infra duos dies. 
Ego non obradorerius slaliona- 
rius pellisarius . . . non faciam 
nec fieri faciam aliquam coniu- 
rationem vel rassam per fidem 
vcl iuramentum alio quolibcl 
inde super mercibus . . . ali- 
quarum ianuensium et si feci 
bona fide deslruam vel cassabo 
cain. Ego tenebor babere et te- 
nere arma .... mihi consules 
de comuni slatucrint et ordina- 
vcrinl. Eun si habeo vel fiabe- 



( 194 ) 



l)o pel ras in littore maris. . . a 
mari,quod ligna ibi commode 
applicare possiot et addurare 
Haec omnia eie. 



Hacc omnia que stiperius scripla 
sunt observabo et operabor bona fide 
sine fraudo el malo ingenio in laude 
consulum salvo nostro usu nisi quan- 
tum remanserit iuslo dei impedi- 
mento , vel oblivione , aul licenlia 

consulum. 1i 7i Anno millesimo centesimo 

M. CLVII. Indie, quarta, (a) sexagesimo primo in eonsulalu 

Philippi de Lamberto. Rodoani 
de Mauro. Martini de Volla- 
Willielmi Cigale , Oberli Spi- 
nule. 

Nel principio del Comune coi Consoli rinnovavasi ancor la Com- 
pagna , e come questi durava tre anni; ma nel formare 1' associa- 
zione del 1117 fu avvisalo più conveniente, ch'essa continuasse 
per quattro anni, sebbene i Consoli si cambiassero allora ad ogni 



(«) Nel Registro della Curia Arcivescovile di Genova, che vedrà presto 
la luce negli Alti della nostra Società per cura del bravo mio collega Signor 
Tommaso Belgrano è memoria del breve o giuramento della Compagna del 
116(5; infatti vi si legge al foglio 491 : 

Emendatores brevium hoc capitulum in breve compagne scripscrunt prò 
decima de maris 

Millesimo. Centesimo. LXVI Indie. XIII. 

Ego postqnam rediero ex aliquo itinere anlequam exhonerem solvam dri- 
clum moduli, et ignis , et domini archiepiscopi, secundum quod consueludo 
itineris exegeril in ordinatione Consulum. el si oblivione remanserit. ex 
(/ito fucro recordatus. infra diem tcreiam id exsolvam. 



( 195 ) 

biennio , e poscia ad ogni anno. I due brevi f c he a vele udito 
son chiara prova, che tale uso si mantenesse sino al 1157 e 1161. 
L' egregio abate Raggio illustrando il già citato breve, che osservar 
dovevano i Consoli del 1145, affermò che a quel tempo la Com- 
pagna durava tre anni , e ad opinar (ale l' indussero le parole per 
hos Ires annos, che leggonsi in più luoghi di quel giuramento. 

Ma cosi affermando egli non riflettè che quel breve era giuralo 
dai Consoli designati nel 1142, e quindi era corso già un anno 
dal principio della Compagna esordita nel 1141, e che dovendo 
terminare col principio del 1145, restavano ancor tre anni prima 
che venisse rinnovala. 

Maggiori difficoltà offre la spiegazione di quei luoghi dei brevi 
ove P associalo promette a Filippo di Lamberto diversi privilegi , 
cioè eh' essendo Console deputerebbe il figlio di lui a consigliero, 
e non creerebbe notai, né farebbe emancipazioni, senza il consenso 
dello slesso Filippo. Infatti gli atti di emancipazione, che trovansi 
nei volumi Charlarum bau sempre l'approvazione di lui, ed i figli si 
trovano spesso annoverali tra i consiglieri del Comune. Il dottissi- 
mo Cavalier Cibrario a recar lume a tal questione suppose , che 
Filippo fosse un gran giureconsulto, e che si volesse perciò 1' au- 
torevole sentenza di lui in alti tanto solenni, come 1' emancipazione 
dei figli, e la creazione dei notai. Ma per quanto sia ingegnosa 
tale spiegazione , lascia pure molla incertezza e non si sa fra le 
altre, perchè mai i figli di Filippo dovessero seder nel Consiglio. 
Perchè non potremmo pensare invece, che Filippo fosse capo del 
parlilo o fazione, allora dominante nel Comune, e ricevesse perciò 
dagli aderenti suoi tali attestali di riverenza , e soggezione ? E 
T ipotesi è avvalorala da falli e documenli. Lo stesso breve del 
1157 e' indica che parlili, o fazioni, o come nel linguaggio del 
tempo dicevansi rasse, esislevano allora nella città , e proibisce agli 
associali di parteciparvi. « Io per tulla questa Compagna non ap- 
parterrò a nessuna congiura, cospirazione o russa, né per giura- 



( 196 ; 

mento, né per obbligazione, n<) per pro/nessa alcuna. » E nel bre- 
ve del 11 (il si aggiunge « Se avrò fallo in buona fede (/miche 
rossa la distruggerò e cancellerò. » Il Liber Juriurn per l'appunto 
<:i parla di una congiura, o rassa, elio dol 1149 era siala l'alia 
contro Filippo di Lamberto primo Console di quell'anno (che ri- 
tornò a quel posto nel 1161 ), non sappiamo se a ragione o a 
Iorio. Nel 1147 alcuni cittadini, che mercanlavano con Tripoli di 
Barberia erano stali catturali per mare da navi di Ruggiero Re di 
Sicilia. Filippo di Lamberto venne accusalo di aver cooperalo a 
quel danno. Si levò gran rumore, e non pochi dei cilladini più 
illustri cospirarono contro di lui , e la cillà fu agitala da grave di- 
scordia. Corso Serra, Gionala Crispino, Lamberto Porco, ed altri 
uomini consolari slavano Ira gli opposilori di Filippo. A sedare il 
tumulto i colleghi di lui deliberarono unanimi di rimuoverlo dal- 
l' uffizio, e colpironlo d' incapacità a tenere in futuro cariche pub- 
bliche, nondimeno obbligarono gli avversarii a sborsargli lire 150 
in risarcimento delle perdile arrecategli. 

Qui però non aveva fine la cosa, perchè chiarito poco dopo 
Filippo innocente dell' appostogli delitto ordinavano, che gli fosse 
di nuovo aperta la via ai pubblici uffizii, e Io reintegravano nella 
stima dei cittadini. Egli però non riprendeva il seggio consolare 
sino al 1101; e l'anno seguente gli uomini della rassa inferociti 
forse per aver visto il loro avversario di bel nuovo al potere pro- 
mettevano di entrare nella Compagna , e pagar le imposte a con- 
dizione che manterrebbero il loro giuro contro Filippo di Lamber- 
to , e lor si renderebbero le tasse sino allora sborsale nel caso , 
eh' egli fosse elello agli uffizii di Console, di Ambasciatore, Consi- 
gliere, o Condottiere di esercito. Più non sappiamo dei casi di 
Filippo, ma questi fatti danno sufficiente lume al passo del breve 
da me riferito , ed ove fossero con accuratezza studiati e collegali 
con altri, che forse potrebbero venir fuori, diraderebbero I' oscurità, 
che copre tuttavia molle parli dell' ordinamento primitivo del 



( 197 ) 

Comune, e ci svelerebbero le diverse Casi alle quali andò poscia 
soggetto. 

E ritornando al Consolalo, è impossibile stabilire in qual anno 
esso avesse principio in Italia, perchè, come poco avanti avver- 
tiva, non ci è dato di avere i passaggi dalla possibilità pura 
all'alto nella storia delle istituzioni politiche, che non sono il pro- 
dotto diretto della volontà del legislatore. 

Gli storici delle città singole argomentatisi di mostrare il Consolalo 
presso loro antichissimo; ma i documenti, che primi cel ricordano 
sono lutti del principio del secolo xn, assai pochi della fine del- 
l' undecimo. Abbiamo dal Fumagalli e dal Giulini , che Milano ebbe 
Consoli sino dal 1099, ma nel 1107 n'è falla espressa menzione, 
ed i nomi più antichi, che conoscansi, sono di quelli del 1117. Il 
Durando nel suo Piemonte Cispadano anlico articolo 12.° slampa 
una proposta di convenzione da conchiudersi fra i Consoli del Co- 
mune d' Asti, ed il Conte di Moriana Umberto II colla data anno 
domini millesimo incarnacene nonigesimo octavo indie, vili kal. 
aug. ; ma il dottissimo Giulio Corderò dei Conti di S. Quintino 
nelle sue Osservazioni critiche sopra alcuni particolari della Storia 
del Piemonte e della Liguria nei secoli xi J e xn stampale nel 
volume lo. serie seconda delle Memorie dell'Accademia delle 
Scienze di Torino, olire a mostrare erronea I' indizione, prova a 
chiare note non potersi aggiunger fede a quel documento. 

Il Lami vuol che Pisa gli avesse nel 1094, ma non ci reca ra- 
gioni né fatti. Non so quali documenti abbiano indollo il chiaro 
signor Gabriele Rosa (nella sua opera / feudi ed i Comuni della 
Lombardia, Bergamo 1854) ad affermare , che colà fossero nel 
1017; il Manente, che cita, non è certo per critica lodalo, né 
conlemporaneo ai falli che narra. Il Malvezzi sostiene che Brescia 
avesse Consoli nel 955, (Disi. 7. e. 4 ) ma scrive quallro secoli 
circa dopo, né in quesla, né nelle altre sue notizie mostra finezza 
di giudizio. Una caria dell' archivio di S. Fedele di Milano nomina 



( 198 ) 

alcuni Consoli di Como del 1109. Il Moise Inscio memoria che 
Bergamo sua patria nel 1112 era governala da dodici Magistrati 
annuali, ed il Pagnoncelli afferma, che quell'illustre città aveva 
Consoli sino dal 1109. Biandrate, come vedemmo, li ehbe nel 1093, 
Tortona nel 1122, Mantova nel 1126, Modena nel 1135. L'esimio 
Cavaliere Cibrario vuole che a Torino fossero sin dal tempo di 
Arrigo IV, cioè negli ultimi anni del secolo xi; ma si ha notizia 
precisa di quelli del 1172. Il Campi sostenne, che sino dal 1003 
Piacenza già godesse il Consolalo, ma fu combattuto, ed a ragione 
dal Muratori. Sicché o Signori da queste notizie è facile conchiu- 
dere , che il Consolato sorgesse nelle diverse città della penisola 
tra il cadere del secolo xi , e l'esordir del xn, quasi ad un 
tempo. Nò questa coincidenza dee recar meraviglia, ove considerisi, 
che uguale era la condizione delle diverse città e dei varii luoghi. 
Tutti abborrivano il giogo imperiale, e ancora più il marchionale. 
L'esempio di una città 1' altra scuoteva, spingeva ad imitar la 
compagna. 

E questo desiarsi di nuove forze, e questa brama di ordina- 
mento più libero, che noi vediamo in Italia, all'epoca slessa pur 
moslravasi in Francia: fallo importantissimo per la storia della 
civiltà comparata nei due paesi. Il Thierry nella sua bella opera 
sulla formazione del terzo stalo e' insegna , che dal 1 1 00 al 1113 
si stabilivano le comuni giurale di Noyon, Beauvais , S. Quintino, 
Laon, Amiens, e si ordinavano i Consolali ad Arles e Beziers del 
1131, a Montpellier del 1141, a Nimes del 1145, a Narbona del 
1148, a Tolosa del 1188. Una sola differenza si ravvisa a mio 
credere nella formazione del Comune e del Consolalo in Francia ed 
in Italia, che dove tra noi il nucleo delle Compagne, o associazio- 
ni rivoltose erano i militi, o cittadini possidenti; presso i nostri 
vicini invece i primi a desiarsi ed unirsi furono gli artigiani, e le 
classi del popolo. 

Agoslino Thierry nella preziosa storia della conquista dell' In- 



( 199 ) 

ghillerra parlimelo della Normandia, così alai riguardosi esprime: 
« La popolazione oppressa ebbe il pensiero di distruggere Y ine- 
guaglianza delle razze, e molli artigiani specialmente operai , e 
paesani promisero con giuramento di far causa comune. » Ed il 
trovatore Benoil de Sainte Maure descrivendo tal movimento , che 
ci par redivivo nei sans culottes del 1795 e nelle sollevazioni dei 
socialisti del secolo nostro, fa dire ai rivoltosi nel vernacolo del- 
l' epoca : 

« Nus sumes homes cum il swtt 

« Tex membres aoutn cum il su ut 

« Et altresì gratis cors avum 

« Bien avum cantre un chevalier 

« Trente u quaranle paisans. 

Voi notaste, o Signori, che parlandovi dell'anno in cui ebbe 
principio il Consolalo nelle diverse cillà italiane, non toccai di Ge- 
nova nostra, e ciò feci a bello studio, ond' esaminare con maggior 
agio le opinioni dei diversi nostri scrittori su tale argomento. 

E primo ci si offre il più venerando dei nostri storici moderni, 
il Marchese Girolamo Serra, il quale nel primo volume della (lolla 
sua narrazione afferma, che sino dal secolo x il nostro Comune 
fosse già formalo, ed avesse Consoli. Ma tale asserzione ei non 
corrobora con ragioni, né con documenti. E perciò malgrado la 
venerazione, che professo al nome di lui, ed ai pregi della sua 
opera, io non posso ammettere tale opinione. 

Il già lodalo Professore Gian Ballista Raggio nelle erudite sue 
note allo Statuto Consolare del 1143 pubblicale nel volume Leges 
Municipales dei Monumenta historiae patriae parla di Consoli del 
1039, e ci ricorda Iterio e Guglielmo, come investili di tal di- 
gnità. Egli cila ad appoggio la collezione del Cicala, ov'è riporlato 
il piacilo lenulo in Genova dal Marchese Alberto nel 1 059 , ed a 
ViUelmus iudex domini regis J e ad fterius iudex sacri palata si 



( 200 ) 

dà per errore il titolo di Constile». Disgraziatamente il dolio Rag- 
gio non vide 1' originale di quel!' allo già stampato allorché egli 
scriveva, nel volume primo Chartarum pag. 526, e si servi invece 
della copia inesatta del Cicala. 

Odoardo Ganduccio nel suo Discorso sopra un' iscrizione di un 
Decurione genovese trovata in Tortona, die per il primo il titolo 
di Consoli ai due giudici succitati. Che il Ganduccio non avesse 
grande finezza di critica, chiaro lo prova il Discorso già ricordalo, 
ed ancor più l'altro sulla profezia della conversione dei gentili, 
e specialmente dei genovesi alla fede. Da lui lo avrà copialo il 
Cicala , ed il chiaro Raggio si fidò troppo di quella copia. Lo 
scorgere 1' epitelo di Console aggiunto a chi nell' allo stesso è 
qualificalo ufficiale della corona, Guglielmo come giudice del Signor 
Re, ed Ilerio qual giudice del sacro palazzo è facile via a so- 
spettare di falso ed erroneo I' esemplare di queir allo. 

Mostrai già, a principio perchè non dchhansi ascrivere tra i 
Consoli dei nostro Comune i Preti , Diaconi e Chierici firmali nel- 
I' allo del Vescovo Oherlo del 1052, nò altro slimo necessario ag- 
giungere. 

Neppure i Consoli assegnali all' anno 1056 io posso ac- 
culare. Essi sono Ottone Gonlardo, Guiscardo ed Oberlo Pevere. 
Io tengo che questi ancora vengano dai Collectanea del Cicala 
opera, egli è vero, assai utile ed importante , ma a causa del- 
l' epoca in cui quel dolio e paziente raccoglitore viveva, non sem- 
pre ornala di quella critica senza cui a' dì nostri non vuoisi am- 
mettere né fatto, né documento di sorla. Quando la benemerila 
R. a Deputazione di Storia patria di Torino non aveva ancor pub- 
blicale le tante pergamene, che contengono i due volumi Charta- 
rum ed i documenti del Liber Jurium , quando il penetrar negli 
Archivi dello Sialo non era a tulli concesso , come ora , e per il 
progresso delle idee, e per la cortesia e genlilezza dei Signori 
Commendatore Castelli , e Cavalier Cepollina ; quando i Manoscrilli 



( 201 ) 

delle Biblioteche pubbliche erano in assolino disordine, senza guida 
di catàloghi, né facililà di ottenerli; in quei tempi , io dico, il 
Cicala era necessariamente il Maestro di color che mimo , e dalla 
l'accolla di lui dovevano attingere gli studiosi delle cose patrie 
ogni notizia senz' avere in pronto altro criterio per isceverare le 
certe dalle duhbie, le veridiche dalle false. Ma ora la Dio mercè 
chiunque legge i nomi di quei tre Consoli ricorda I' atto delle de- 
cime del sale del 1128 slampalo nel Liber Jurium voi. 1, pag. 
53, ed intende, che il Cicala ascrisse quei tre Consoli al 1056 
ingannalo da una copia erronea del!' atto del 1128. Vero è, che 
dove in questo vi è Console un Guglielmo Pevere, nella nota del 
1056 vedesi un' Oberto della slessa famiglia; ma facile è spiegare 
tale errore del copista , che sbagliando 1' anno già ci dà idea sì 
meschina della sua esattezza. Ma senza ciò, basla osservare , che 
di Peveri non esistevano al 1056, e quindi se invenlato è il Gu- 
glielmo di quel casato, tali debbono essere gli altri due Consoli. 
Infatti nel Registro Arcivescovile sotto 1' anno 1085 sta scrino : 
Liber Lanfranci Advocati patris Guglielmi Piperis; dunque questo 
Guglielmo figlio di Lanfranco Advocato fu lo stipile dei Pevere, e 
da Guglielmo discese Lanfranco Pevere Console come il padre, del 
Comune, e sono quindi un ramo degli Aduocati, il quale non esi- 
steva prima del 1100 almeno. È impossibile poi che 1' atto della 
decima del sale venisse fuori insieme al 1056, ed al 1128, ed è 
inutile il dimostrarvi, che un atto identico nella sostanza e nella 
forma, ed emanato dalla slessa autorità non possa appartenere a 
due epoche così tra lor distanti. 

L' esimio Abate Raggio parlò anche nel prclodalo lavoro dei 
Consoli genovesi del 1080, e ne furono anche stampali i nomi: 
Guglielmo Piccamiglio, Andrea Pevere, Oberto della Volta, Enrico 
Barone. II Consolalo di costoro è appoggiato da quelli che Io so- 
stengono ad un supposto privilegio, che vogliono accordato in 
queir anno dal Comune di Genova al Signor Cocornino di Cogor- 



( 202 ) 

do. Gli editori «li Caffaro del 1828 facciala 21 annunziarono qucl- 
l' allo quale preclara scoperta ; né devo ciò recar meraviglia 
mentre anche il dottissimo Monsignor Agostino Giustiniani era sialo 
preso a lai relè. Quel preclaro ingegno del P. Spolorno nelle sue 
dotte illustrazioni agli annali del Giustiniani voi. II, pag. 711 la- 
sciò intendere, come queir allo non meritasse fedo e fosse apo- 
crifo , e dato fuori per adulare la nobile famiglia Cogorno , che 
vollesi illustrare di privilegi , che risalissero a queir epoca rimola. 
Voi saprete che I' allo istesso, mutalo il nome della famiglia, fu 
anche regalalo ai Da Passano. Ed onde voi stessi lo possiate giu- 
dicare, e perchè nessuno Io invochi mai più come documento , 
menlr' esso non ha carattere alcuno di autenticità, piacemi di qui 
riferirlo, togliendolo dalla copia che ne ha la Biblioteca Civico- 
Beriana nel volume D - S 3. P. 4. N. 15 e seguo la slessa orlo- 
grafia, e sintassi di quella copia. 

« In nomine Domini- Anno currenle millesimo ocluagesimo, indi- 
« elione secunda, die quinta augusti. Cum reformanlur aliqua debito 
« iusliliae prò urgente licei quibusdam nova possinl videri surda, et 
« aspera (amen debcnl saviae menles omnibus quaeslionibus compla- 
« cere propler quod Gulielmus Piccamilium (sic), Andreas Piper, 
« Obertus de Volla Enricus Buronus Consules, Reclores et Domini quoad 
« jurisdiclionem regiminis lanuae civilatis volcnlesjus servare subjie- 
« clis et non subjeclis nomine dicli comunis cum in orbe tcrrarum 
« illi qui sunt conslituli prò juslitia conservanda non debent ali- 
« quibus iusliliam denegare, sed unicuique tribuere quod est suurn, 
« Dominus Cucurninus de Cucurno nobilis sii prò se , et suis 
« progenie, et generatione de Cucurno, et omnes de domo sua pri- 
« vilegiati ab imperaloribus Romanorum , et immunes ab anga- 
« riis, et perangariis, collectis, quolisgravaminibus, et aliis omni- 
« bus realibus, et personalibus; ideirco ad lalem pervenerunt tran- 
« saclionem, pactum, et conventionem , quod praedicti Consules, 
« Reclores et Gubernatores , et praesides seu praesules nomine 



( 205 ) 

« (lieti Communis, el aucloritale praetìbalae civilalis promisero ni 
« solemni slipulalione diclo Cucurnino recipienti prò se , el suis 
« heredibus , el prò omnibus de Domo sua in fulurutn nullam 
« extorquere exaclionem, colieclam, quotami , provisionem, fodruni, 
« riparlilam, gabellarli, angariarli, el perangariam, vel aliqua onera 
« realia , vel personalia ab ipsis Dominis nobilibus de Cucurno ; 
« itisi quod proplerea nobiles de Cucurno leneantur tempore eXer- 
« eilus generalis, quando loia civilas lanuae iveril eum galeis, seu 
« lignis generaliler prò aliqua discordia celebra nda inler diclnm 
« conunune ex una parie, el quosdam alios ex altera lune lenean- 
« lur venire si requisiti fuerinl per reclcres in diclo exereitu, vel 
« custodire castrimi Cucirmi corum ex primis tempore dicii exer- 
« cilus, el dicium commune leneantur in praesens, et in fulurum 
« defendere ^ el marum (sic) tenere, tenere (sic) in sua proleclione 
« iuris, iuris (sic) civilis el municipalis, el sine aliqua exee- 
« plione iuris, vel facli, et hoc exequendo privilegia eorumdem , 
« el proplcr eorum nobililalem sub poena decem millium librarum 
« denariorum bruneloruni, quae poena lolies commillalur cum 
« elTeelu quolies conlrafaclum fuerit, et ipsa poena ipso jure in- 
« lelligalur obbligala parli observanli per p&rlem non observanlem, 
« el quae non observaverit. Aelum in plalca S. Laureimi seu in 
« sacralo maioris ecclesiae praesenlibus leslibus el rogalisPelroCola 
« (si ve Costa), Alberto de Turca, loanne de Volta, Nieolao Picamilio. 

« Ego Hicardus filius lacopini de Hapallo Nolarius Conslilulus ab 
« Imperio Romano Sacri pala ti i rogalus de praediclis parlium vo- 
« limiate seripsi, el ad aelernam rei memoriam publieavi. » 

Lo siile , la forma , le espressioni tulle dell' allo vel palesano 
chiaramente uno dei tanti, che da Notai più amanli dell'oro, che 
del vero, si fabbricavano nei secoli XVI, e XVII. Io non so poi 
come i difensori della sovranità vescovile accettino quell'epiteto di 
fìomini regimiilis civilalis, che i Consoli si danno ? Non è un' of- 
fesa manifesta al Vescovo secondo lorOj Conte e Signore della cillà 1 



( 204 ) 

E se negli alti di maggiore importanza, anche dopo il 1100 il 
Vescovo interveniva coi Consoli , com' è mai di' egli manca in 
questo del 1080? A queir epoca l'autorità di lui doveva essere 
assai più larga e maggiore. Come poi i Consoli accordavano nel 
1080 land privilegi ai Signori da Cogorno , che non unironsi ai 
Genovesi che nel 1145? L'alto parla di denari bruniti; ma nel 
1080 non erano certo in uso. Infatti il Caffaro sotto il 1102 ci 
narra, che primo anno istius conmlalus moneta denariorum pa- 
piensium veterum fìnem Imbuii, et alia incepta moneti brunito- 
rum futi. 

Nessuno degli alti ha memoria di essere sialo rogalo in platea 
S. Laurenlii, ma sempre o in ecclesia S. Laurenlii, o in capitalo 
canonicae S. Laurenlii ; né trovo che alcun nolajo si servisse mai 
di quelle tronfie parole ad ueternam rei memoriam publicavi 
usale in (111081' alto. Parlando dei Consoli del 10ÌÌG , già avvertii , 
come dei Poveri non esistessero avanti il 1100, e le riflessioni 
slesse valgono per 1' Andrea, eh' è nominalo qual Console in que- 
sl' allo. Ed a voi lauto studiosi delle cose nostre avrà certo recata 
meraviglia il sentire parlare di nobiltà genovese, e di ordine dei 
nobili nel 1080, quando la parola nobile non fu in Genova im- 
piegala, che dopo la caduta del Consolalo, e per indicare gli uo- 
mini consolari. 

Né vorrete accusarmi o Signori di avere spese soverchie parole 
a rendere evidente la falsità di quesl' allo, che voi per apocrifo 
ravvisaste alla sola lettura , perchè non mancano tuttavia di coloro 
che vogliono attribuirgli autenticità malgrado lanl' indizi contrarii, 
che io ho credulo bene di mettere in luce. 

E così stimo di aver dimostralo che i Consoli assegnali al 1039, 
al 1052, al 1056 e 1080 sono erroneamente supposti, e creali 
da documenti o travisati , o ascritli ad anni ai quali non appar- 
tengono, o intieramente apocrifi. 

La Cronaca del Caffaro ha principio col 1099 , e quindi non è 



( 205 ) 

dubbio che da qucll' anno il nostro Comune avesse Consoli ; ma 
non abbiamo qualche indizio, dal quale si possa desumere, che 
anche avanti queir epoca la Compagna ed il Consolalo, anche tem- 
poraneamente, esistessero nella città? Ecco quanto mi accingo a ri- 
cercare colla guida sicura dei documenti, che sinora possediamo. 

Nella cronaca della prima crociata scritta dal Caffaro, e che il- 
lustrata dal prelodalo Avvocato Francesco Ansaldo fa parte del 
primo volume degli Alti della nostra Società, leggonsi queste parole 
importantissime per il nostro argomento: « Isti aulem fralres (parla 
di Guglielmo, e Primo Embriaci) cum tota pecunia quam ceperant 
rum galea una quam emcru.nl mare transierunl , el Ianuae in 
vigilia nalivilalìs Domini venerimi, et litteras de capitone ferusd- 
lem J el de succursu necessario a Ierosolimitana curia videlicel a 
Patriarca Dumberlo, el a Golofreo regni Ierusalem Domino delule- 
runt. Postquam vero Ianuenses lileras amonilionis succurrendi se- 
pulcrum Domini audiertint, illieo guerras el discordias quas infra 
se habebant, ita quidem quod per annum et dimidium sine consti- 
lalu et concordia sleleranl, arma dimìserunl. Gerusalemme cadde 
nelle mani dei Crociali il 15 luglio 1099; i Genovesi il seppero il 
24 dicembre dello stesso anno, nel qual tempo ebbe principio la 
prima Compagna notata dal Caffaro; ma un anno e mezzo avanti 
quell'epoca, cioè verso il luglio del 1098, eglino avevano Consoli; 

Grande difficoltà si presenta però per far concordare questo 
passo della Cronaca della Crociala coi nostri Annali. Il diligenlis- 
simo Avvocalo Ansaldo studiò due diverse vie per togliere tale 
ambage, ed a mio giudizio la lettura da lui proposta di Anno di- 
■midio invece di Anno uno el dimìdio è la via più facile ad appia- 
nare ogni difficoltà. Con tale lezione si porta a 18 mesi oltre 
ì' epoca segnala dal Caffaro , il principio del nostro Consolato. 
E I' esistenza di Consoli tra noi avanti il 1099 ci viene confermala 
altresì dalla caria spollaiile all' Abazia di S. Stefano, che il prelo- 
dato Avvocato Ansaldo pubblicò a pag. 69 dello stesso fascicolo I! 



( 20(5 ) 

degli Ani della nostra Società, e nella quale è falla menzione di 
Amico Brusco qunl Console della città. L' allo non ha anno , ma 
solo P indicazione Die veneris quod est nonna kalendas madia* 
vigilia S. Georgii, e perciò il filippino Giscardi nell' Origine delle 
Chiese di Genova (Mss. della Biblioteca dei Missionarii Urbani dì 
Genova) ascrisse quest'alto al 1100 , perchè alla vigilia di S. 
Giorgio di quell' anno Amico Brusco era nel primo anno del Con- 
solalo assegnatogli dal Caflaro; ma quell" infalicabile raccoglitore di 
patrie memorie non avvidesi, che la vigilia di S. Giorgio, cioè il 
23 aprile del 1100 non cadde in venerdì giorno dall'alto indicalo, 
ma in lunedì; nel 1101 fu in martedì e degli anni a questi po- 
steriori noi sappiamo il nome dei Consoli, ne mai trovasi Ira essi 
Amico Brusco, quindi P alio dee riferirsi ad anni anteriori al 1100. 
Esaminando le epoche ad esso più prossime io ho, che nel 1099 
il 23 aprile cadde in sabato, ed in venerdì nel 1098, dunque a 
quest'anno riferir devesi il documento, che ci prova con evidenza 
il Consolalo genovese anteriore al 1099. 

Né son questi tulli gli indizi della maggiore antichità del Con- 
solato , che io possa sottoporvi. Il linguaggio stesso del Caffaro al 
principio degli annali non ci dee fare supporre , che altre Compa- 
gne, ed altri Consoli esistessero prima d' allora ? Compagna triton 
annorum et sex Consulum ineoepla futi, dunque non era la prima 
Compagna , che allrimenli, egli ci svelerebbe in che modo si for- 
masse, né il nome di Consoli era cosa nuova, o fuor d'uso. Ed 
infalli allorché Olfobono Scriba conlinualore della cronaca di Caf- 
faro dal 1175 al 1196 ci vuol parlare della mutazione avvenni a 
nel governo della città l'anno 1191, nel quale invece di Consoli 
fu eletto un Poleslà straniero, e' indica e le cagioni del cambia- 
mento, ed il modo dell'esecuzione, perchè di cose nuove Irai lavasi. 
Lo slesso fece Barlolomeo Scriba quando nel 1257 ci narrò l'espul- 
sione dei Poleslà, e la creazione del capilano Guglielmo Boccanegra 
portato al potere da un tumulto popolare, del quale P annalista ci 



( 207 ) 

die tulli i particolari. Quindi il differente proceder del Caffaro ci 

è indizio abbaslanza Sicuro, che la Compagna del 1099 non fosse 
la prima. 

Oltre ciò nei brevi del Consolalo e delle Compagne prevedesi il caso 
eventuale della interruzione del primo e si determina chi dovrà 
farne le veci; ma quel caso non sappiamo che avvenisse dal 1100 
in poi, quindi accenna a tradizioni anteriori a queir epoca, in cui 
esso rimase sospeso. 

Da tulio ciò, o Signori , noi desumer possiamo che il Consolalo, 
e la Compagna esistessero avanti il 1099; con sicurezza possiamo 
affermare che ci fossero del 1098, ma i documenti sinora scoperti 
non ci mettono al caso di determinare né l'epoca, in che ebbe 
principio né le altre nelle quali con interruzione era nella città. 

Con esattezza indicar possiamo, perchè il continuatore di Caffaro 
cel dice, che il Consolalo fu sospeso nel 1195, e fu ripreso per 
un anno solo nel 1201 ; lo surrogarono quindi i Podestà forestieri 
sino al 1207. In quest'anno ritornarono i Consoli sino al 1211, 
nel quale venne a governare la città il milanese Rai nero Cotta. 
Ripresero i Consoli il potere nel 1212, e vi durarono sino al 
1216, per cederlo per l' ultima volta ai Potestà. Le cause di que- 
ste variazioni, ed i particolari di esse meglio vi appariranno dalla 
qui unita serie dei Consoli, giacché ora è d'uopo esaminare, 
(piali fossero i doveri, quali i diritti di cui tal Supremo Magi- 
strato godeva. 

È certo che Ira noi essi erano eleni nel Parlamento, ed ogni 
membro della Compagna poteva essere investilo di lai dignità. Come 
l'elezione avvenisse, noi noi sappiamo. Un allo del 1147 slam- 
palo nel Liber Jurhtm ricorda gli elettori dei Consoli, e idi elettori 
degli elellori. Il prelodalo Haulleville tiene che si facesse per quar- 
tiere, ed arreca I' autorità di Galvano Fiamma , il quale all'erma 
che Consules principio fìebanl per porla*, e la porla era in qiiel 
tempo sinonimo di quartiere, perchè ad esso dava nome. Io non 



( 20K ; 

sarei d'opinione contraria a questo dolio autore, riflettendo che la 

divisione in quartieri , Ira noi delti anche in seguilo Comparine , 
aveva grandissima importanza nel medio Evo. Su essa riposava 
l'amministrazione della giustizia, l'organamento del servizio militare, 
ed anche nei tempi posteriori al Consolalo, per le adunanze dei 
Consigli o Parlamenti , dal quartiere ricava vasi il numero dei chia- 
mali. Il breve del 1143 già ricordato c'insegna che le decisioni 
dei Consoli erano prese a maggioranza di voli, eh' eglino avevano 
la direzione delle cose interne ed esterne dello Stato , la rappre- 
sentanza in faccia ai forestieri , ed il comando delle armale in guer- 
ra. Lo Sialo assegnava loro un Salario (feudum) per il quale cerli 
redditi, come quello dei banchi, del cantaro, della misura pubblica 
e della dogana, eran loro riservali. 

Dal 1114 in poi i Consoli non duravano in uffìzio, che un anno 
solo, ma nulla vietava che lo stesso individuo fosse dopo qualche 
lasso di tempo rieletto. Qgiero Capra il tenne nel 1114, e poi nel 
1125; Guglielmo Giudice nel 1122, e nel 1129; Guglielmo Cicala 
nel 1161 e nel 1105; Corso Serra nel 1164, 1167, e 1172. 
Entravano in uffizio il dì della purificazione. In altre cillà i Con- 
soli furono talvolta accusati di cattiva amministrazione della cosa 
pubblica, e perciò vennero espulsi dal loro Comune. II Malvezzi ci 
narra, che ciò fecero i Bresciani nel 1J55,, ma esempi tali non 
si videro nella città nostra. 

A principio i Consoli del Comune amministravano la giustizia , 
e tenevano Piacili, perchè essendo essi entrali al luogo dei Conli, 
ne assunsero gli obblighi ed i doveri ; ma cresciuti di poi mollo i 
pubblici affari, ritennero 1' alla giurisdizione, (come rileviamo dal 
paragrafo vigesimo quarto del Breve 1145) e l'autorità criminale, 
lasciando quella delle cause civili ad un Magistrato d' ordine infe- 
riore delto perciò Consolalo della giustizia o dei Piacili o Piati. 
L' anno in cui tal divisione di poteri avvenne cel tramandò il no- 
stro annalista Caflaro il quale mentre a tulli i Consoli avanti il 1150 



( 209 ) 

die 1' attributo di Consoli del Comune e dei Piacili, in quest' anno 
nomina tre del Comune, e quattordici dei Placiti, e ne assegna 
due a ciascuno dei sette quartieri in che dividevasi allor la città, 
cioè Borgo tuttavia fuori della cinta delle mura; Soziglia; il quar- 
tiere della Porla ora Banchi; di 5. Lorenzo; Maccagnana; Piazza 
lunga cioè tutta la via, che or diciamo dei Giustiniani, e Palazzolo, 
che corrisponde a Castello. 

Il Consolalo dei Placiti fu sospeso nel 1131 e nel 1132, ma ri- 
messo nel 1153; però fu sminuito il numero, ed i quartieri ap- 
pajati ebbero solo otto Consoli dei Placiti; sicché due erano per 
Palazzolo e Piazza lunga; due per Maccagnana e & Lorenzo, ed 
altrettanti per il quartiere della Porla e Soziglia. 

Essendosi formalo il nuovo quartiere di Porla nuova (nella re- 
gione, che or chiamiamo Maddalena ed i vicoli ad essa perpendi- 
colari) esso fu aggiunto a quello del Borgo. 

iXel 1 134 i quartieri erano divisi in due ordini. I quattro più vicini al 
mare, cioè: Palazzolo, Piazza lunga, Maccagnana e S.Lorenzo erano 
riuniti insieme con tre Consoli dei Piacili ; e tre altri ne avevano i 
quartieri della Porta, di Soziglia , di Porlanuom e del Borgo. Nel 
1136 il numero dei Consoli fu portalo ad olio, ma nel 1137 fu- 
rono di nuovo ristretti a quadro, e tali durarono sino al 1154. Sei 
furono nel 1155 e 1156, ma nel 1157 di nuovo salirono ad otto. 
Nel 1159 non ne furono eletti che quatlro, ma olio dal 1160 al 
1162; del 1163 soli quattro, otto dal 1164 al 1166; di nuovo 
quattro dal 67 al 70; dal 71 sino al 1193 sempre otto; ma sette 
del 94 e 95; otto di nuovo del 96. A dodici furono portali del 
98, quadro dei quali dovevano definire le cause insorte tra gli 
abitanti delle due giurisdizioni dei Piacili, cioè dei quartieri verso 
la città , e degli altri verso il burgo e furono chiamali Consules 
mediani, ovvero de medio, perchè sedevano in tribunale nel mezzo 
delle due regioni. Reslò sospeso tal nuovo Magistrato con giurisdi- 
zione mista nel 1200, ma fu rimesso nel 1201, e continuò sino 



( 210 ) 

agli ullimi anni del Consolalo, cioè sino al 1210, epoca in cui 
Giudici forestieri presero ad amministrar la giustizia. Solo nel 1247 
e 1248 si videro rivivere Consoli cittadini, ma durarono poco. 
Sino ai tempi a noi più vicini l' amministrazione della Giustizia fu 
affidala ai forestieri i quali non avendo legami di amicizia e di 
parentela coi cittadini , erano slimati più idonei a quel difficile 
incarico. 

Come i Consoli del Comune, quelli dei Placiti entrando in uffizio 
giuravano un breve che dovea guidarli nell' esercizio delle lor fun- 
zioni. Il dotto avv. Canale rinvenne una parte di uno di essi e la 
pubblicò nel volume II della sua Nuova Storia pag. 233, ma dei 
cento cinque capitoli ch'esso comprendea egli ebbe solo i titoli, ed 
intieri i primi quindici. Più forlunalo di lui il nostro Socio Avvo- 
calo Francesco Ansaldo trovò per favore del dottissimo Cavaliere 
Domenico Promis il resto del Breve slesso nella Biblioteca di S. M. 
il Be in Torino. La pubblicazione di lai prezioso documento avvan- 
taggerà di molto le nostre cognizioni sulla giurisdizione dei Con- 
soli dei Piacili. Per ora ci basti sapere che lai Magistrato giudi- 
cava le cause civili in prima istanza, rimanendo, come avvertii, ai 
Consoli del Comune ed il giudizio criminale ed il supremo nelle 
civili. 

L' Haulleville nell'opera citala sostiene che i Consoli dei Piacili 
prendevano talvolta anche parie all' amministrazione del Comune, 
e reca un esempio tolto dai nostri Annali. Nel 1 1 63 quando I' ar- 
mata genovese recavasi a combattere i saraceni di Almeria, quattro 
Consoli del Comune e due dei Piacili conducevano l'esercilo, men- 
tre due del Comune ed altrettanti dei Placiti rimasero ad ammi- 
nistrare la cillà. Né queslo è I' unico esempio. Del 1191 i due 
Consoli dei Placiti Guglielmo Zerbino ed Ottone Guaraco reca- 
vansi a prender possesso per il Comune del Porlo di Monaco , ed 
in molli casi trovo che i Consoli dei Piacili concorrevano alla ge- 
stione coi Consoli del Comune, ove specialmente si trattasse di va- 



( 211 ) 

piare il territorio, o di promettere altrui ajuto, o fedeltà, quasi 
vi assistessero a rappresentar la giustizia e la legge. Né per di- 
versa ragione intervenivano negli alti più solenni, quali testimoni, 
ciò che da più documenti apparisce. 

Il prelodalo Abaie Raggio pone in dubbio 1' esistenza della giuri- 
sdizione dei Consoli dei Placiti , anche cumulala coi Consoli del 
Comune, avanti il 1130, (Vedi Atti del Congresso degli Scien- 
ziati del 1846 riunione del 24 settembre) ma è bastevole prova 
in contrario I' Autorità di Caffaro , ch« riportando varie liste di 
Consoli anteriori a queir epoca, vi aggiunge sempre fuerunl Con- 
sules de Communi, et de Placitis , o frase simile. 

Uno storico moderno assegnò Consoli dei Piacili ad epoche an- 
teriori a quella, che il Caffaro notò come principio di tal Magi- 
strato. Egli avrà avute le sue buone ragioni, ma io non posso 
ammettere il Consolalo di Amico Murla nel 1105 , di Ollone De 
Mari nel 1112, né di Leonardo della Volpe nel 1115, che credo 
venuti fuori da documenti malamente trascritti in tempi antichi. 
Dei quattro attribuiti al 1109, Guglielmo Zerbino fu Console, egli è 
vero, nel 1191, come Caffaro ed altri documenti ci mostrano, non 
del 1109; gli altri tre, cioè Rubaldo Lercari, Guglielmo di Ro- 
dolfo, ed Ottone delle Isole sono nominati nel lodo che accorda 
alla chiesa e monastero di S. Renigno tavole 69 ed l / 8 di terra 
in San Pier d' Arena. L' esimio P. Spolorno fu il primo , che 
diede a queir alto (che or serbasi nella Biblioteca della R. Univer- 
sità) la data rimola del 1109, ma il chiaro Ab. Raggio nei N.' 126 
e 128 della Gazzella di Genova del 1846, e negli alti del Congresso 
degli Scienziati dell' anno stesso , mostrò ad evidenza che per i 
nomi dei Consoli , che ivi son ricordali , per I' indizione notata, 
per la memoria del Palazzo Arcivescovile , e per le persone dei 
Teslimonii e del Notaio, debba riferirsi invece al 1179. Io avvertii 
nel mio volume Carle e Cronache Manoscritte per la Storia geno- 
vese, eh' essendo la linea della data scritta con inchiostro meno 



( 212 ) 

nero del reslo, può ben supporsi, che fosse aggiunta qualche 
tempo dopo , ed in fretta , e quindi il Nolajo dimenticasse il 
sepluagesimo. E di esempi siffatti non abbiamo scarsezza in quei 
tempi, in cui tanto grande era l'ignoranza dei pubblici scrivani, 
che bene spesso tralasciavano i nomi dei testimoni perchè difficili 
a scriversi. 

La Repubblica volendo provvedere di Giudici i forestieri , che 
irovavansi nella città per le liti, che tra loro avevano e per 
le quislioni, che potevano insorgere coi cittadini, stabilì verso il 
1178 un Consolato dei forestieri furilanorum che cessò nel 1215, 
nel qual anno, giusta il continuatore di Caffaro, i Consiglieri delibe- 
rarono, che tali funzioni assumessero quei del Comune, ed il loro 
Vicario. 

Come la città, così le campagne, e le terre dei dintorni avcvan 
Consoli. Del 1131 son ricordali in San Pier d'Arena. Un alto del 1158 
stampalo a pagine 532 del volume II. Chartarum dei Monumenta Hislo- 
riae palnae noia Ottone Vernazzano, e Pietro Pigmario Consoli di San 
Pier d'Arena, che per errore furono scrini nelF indice di quel vo- 
lume pag. 1901 tra i Consoli di Genova. Il territorio di S. Tom- 
maso aveva Consoli nel 1191. Le terre di Quarto e Quinto nel 
1192; Marassi, Pino, e Morassana nel 1183; nel 1190 Quezzi , e 
Struppa. Un lodo del 1186 è a nome dei quattro Consoli della 
Pieve di Rivarolo. Una pergamena autentica dell' Abazia di San 
Stefano ricorda quelli di Carignano del 1213. Seslri nel 11G1 ne 
aveva già due, ed il Comune di Genova permetteva a Noli di crearne 
nel 1150, ed a Laigueglia nel 1182, e tali alti trovatisi nel libro 
dei Giuri. 

Oltre i Consoli del Comune e dei Placiti, ed anche prima dello 
stabilimento di questi ultimi, eran parte integrante dell' organamento 
del nostro Comune il Parlamento ed il Consiglio. Non brevi, non 
leggi, non decreti di qualsivoglia natura ci ricordali i diritti ed i 
doveri di questi corpi dello Stato, ma dai pochi documenti, che ci 
rimangono , e dai nostri Annalisti possiamo raccogliere : 



( 213 ) 

Che il Parlamento radunavasi al suono della campana , e tulli 
i membri della Compagna erano obbligati ad accorrervi come già 
avverlii; Esso eleggeva i Consoli ed era consultalo sulle leggi ge- 
nerali , la guerra , la pace , le alleanze , le imposte. Bene spesso 
si radunava nella cattedrale di San Lorenzo, seguendo il costume 
degli antichi romani , che nei tempii degli Dei deliberavano le sorli 
del paese. Prima di chiamare il Parlamento raccoglievasi d'ordina- 
rio il Consiglio. L' annalista Oberto Cancelliere all'anno 1170 Io 
conferma con queste espressioni : Inito slalim Consilio , et fochi 
curri veloci/afe condole. Nel mese di Novembre di quello slesso 
anno arriva in Genova un ambascialore lucchese a chiedere dal 
Comune soccorso contro i Pisani. Egli prega i Consoli di riunire 
il Consiglio, onde dare ad esso notizia della sua missione. Tenuto 
questo, ^celebralo Consilio), chiede che sia convocato il Parlamento 
(rogam , ut consules facerent concionem et parkunentum). 

Il Caffaro tra le lodi che dà ai Consoli che governavano la Re- 
pubblica nel 1163 aggiunge ch'eglino, chiamalo il Parlamento 
(concione vocala), rcscr conto dell'introito e dell'esito delle finanze 
della Repubblica. 

Ai Consoli spellava il diritto di riunirlo , ove I' avesser credulo 
utile. Sappiamo però che nel 11G4 fu chiamalo dall' Arcivescovo, 
uomo per le virtù della mente e del cuore commendevolissimo , 
ed ecco la causa di ciò. Il più autorevole dei Consoli dell'anno, 
Marehione Della Volla, era slato da un sicario ucciso, e la città 
lulla si era commossa a si nero misfallo, sicché era divampala 
la guerra civile con (arila fierezza, che l'annalista riferendo il caso 
asserisce, che per sei anni la ciltà rimase debole e cadente: Ci- 
vilas januae debilis merito exlitil, et imbecìllis usque ad sextum 
consulalum. V Arcivescovo del tempo, eh' era Ugone della Volla, 
radunò il Parlamento, e come Io storico dice : Frelus divino con- 
cilio consulalum inlrantis anni suo ordinami arbitrio. 

Alcuni vollero prendere da questo fallo argomento a supporre, che 



( 214 ) 

I' Arcivescovo così facesse in t'orza del potere sovrano che gli spel- 
lava; ma I' annalista riferendo ciò, che cogli occhi propri vedeva, 
e che assai meglio di noi conosceva il modo di sentire dell' epoca, 
aggiunge che 1' Arcivescovo agiva in (ale guisa ut bonus postar 
sollicilus. E come poleva essere altrimenti in quei tempi , nei quali 
il pastore era il padre del suo popolo? Neil' infuriar dei diversi 
parliti la chiesa rimaneva sempre come un terreno neutrale al quale 
tutti con egual fiducia ricorrevano. Molli esempi di colale con- 
fidenza abbiamo nella nostra storia, come quando nel 1237, discor- 
dando i cittadini siili' elezione del potestà, rimisero la quistione al- 
l' arbitrio dell'Arcivescovo, e nella sentenza di lui si acquetarono 
pienamente. 

Del Consiglio sappiamo, che radunavasi come il Parlamento al 
suon della campana. Caffaro ed Oberi o Cancelliere lo chiamano 
bene spesso Sena/o. Il Cicala nella raccolta già citata nota parecchie 
volle il numero dei Consiglieri di ogni anno che varia quasi sem- 
pre, ma bene spesso ei confonde i membri del Parlamento con 
quei del Consiglio. Nella pace coi conti di Lavagna dell'anno 11Gb 
sono sottoscritti venlidue Consiglieri; altrettanti nei palli coi Nar- 
bonesi del 1224; otlantaquallro nella pace con Montpellier del 1225. 
Ciò prova, che oltre il numero dei Consiglieri ordinarli , bene spesso 
altri cittadini venivano chiamali ad intervenire. E negli adi riferiti 
nel libro dei giuri troviamo frequenti esempi di ciò. Uno del 29 
aprile 1227 dicede vidimiate condili cioilat is januae per cinlracum 
et conni more solilo conoocatuni , et de qualuor aliis per compagnam. 

Senza 1 approvazione del Consiglio i nostri Consoli non potevano 
dichiarar guerra, levare imposte, far difese pubbliche, e neppure 
mettere a pegno le proprietà del Comune olire il tempo, che du- 
rar dovevano in officio. Le deliberazioni si prendevano a maggio- 
ranza, e con sassolini bianchi o neri s'indicava il proprio voto. 

In altre città il Consiglio era dello di credenza; Ira noi lai ter- 
mine non si vede usalo avanti il 12(i(i. 



( 215 ) 

Non è a confondere I' uffizio dei Consiglieri con quelli degli 
Emendatori dei Brevi, come ha fallo il tedesco Hoid nella sua 
bella diseriazione sullo sialo di Genova avanti il governo dei Po- 
testà. A questo Magistrato era riservala soltanto la correzione dei 
brevi o giuri, che nei tempi stabiliti venivano promessi dai Con- 
soli dei due ordini e dalla Compagna, nei quali era compendiala, 
come dicemmo, la legislazione del tempo. Eglino lasciando inlatta 
la costituzione della città erano tenuti ad introdurre quelle modi- 
ficazioni che i tempi suggerivano. Nei palli coi confi di Lavagna 
del 1166, che trovansi nel Liber Jurium , i Consoli promettono , 
che lascerehbero scritto ai loro successori di obbligare gli Emen- 
datori dei Brevi a notare nel giuro della Compagna il patio di 
pagare ai Lavagnini una somma a titolo di feudo : et relinquemus 
per scriptum sequenlibus posi nos cousulibus, ut coganl emendai o- 
res brevium emendare in brevi compagne quod quicumque ad con- 
sulalum pervenerint praedictum feudum in unoquoque anno vobis sol- 
vere teneanlur. Ed in un altro allo del 1 1 52 leggesi che gli Emendatori 
dei brevi avevano scritto: Consules macella de locis quibus etani 
mulare, et lerram comuni januae ut supra laudare debenl. 

Uffìzio di finanze era quello dei Clavigeri depositari, o tesorieri 
del Comune. Vennero stabiliti nel 1122, e cessalo il Consolalo fu- 
rono chiamali Magistrato degli otto, ed in (empi più recenti Anziani. 
Prima del 1210 non veggonsi firmali negli adi pubblici. Maggiore 
importanza avevano altrove. A Torino, giusta il cav. Cibrario , 
presiedevano al Consiglio. A Savigliano avevano titolo di Sindaci. 
Il Cancelliere e gli Scrivani vennero isliluili ancor essi nel 1122 
per rogare ed autenticare col suggello dello Sialo gli alti pubblici. 
Gli Scrivani, altri erano del Comune altri dei Giudici, o Consoli 
dei Piacili, e quasi sempre i primi scieglievansi tra i secondi. 
Il Caffaro comincia a dare il nome di questi ministri troppo lardi, 
ma il Liber Jurium ci conserva il nome del Cancelliere del 1155, 
eh' era Bonus Infans genuensis. Non par che gli Scrivani fosser 



( 210 ) 

sempre scolli ira i Notai, ed in più atti vediamo ricordala una sola 
O ambe lo qualità. 

Allorché Enrico VI Imperatore venne in Genova noi UDÌ creò 
Notaio Buongiovanni già Scrivano dei Consoli di Giustizia. 

Da Federico II ebbero i genovesi nel 1220 la facoltà d' istituir 
Notai ; nò ciò dee recar meraviglia , perchè I' Impero concedeva 
tal privilegio a coloro eh' orano, o teneva per suoi feudatari!. 
Francesco Maria Camosci nella sua dissertazione Genuu ab Impe- 
rio germanico libera (Ms. della Biblioteca Civica Borio) pag. 190, 
avverte, che ciò non fu perchè i genovesi non potessero crear 
Notai di loro arbitrio, e molli n'avevano anzi nominali per 1' in- 
nanzi, ma onde quei dessi avendo autorità non dal Comune solo, 
ma anche dall' Imperatore, potessero esercitare la carica fuori della 
giurisdizione della città, il che riusciva utilissimo ai cittadini nel 
commercio che avevano all' estero. Il Camosci scriveva sotto l' im- 
pressione delle ideo dominanti nel secolo scorso, allorché volcvasi 
che la città nostra sempre fosse stata libera ed indipendente da 
ogni diritto imperiale. Io son et' avviso invece, che i genovesi vo- 
lessero con tal privilegio aver dall' Imperatore I' approvazione di 
quello che avevano già fallo, onde anche il difillo a loro sostegno 
non mancasse; appunto come nel 1 162 avevano ottenuto dall'Im- 
peratore Barbarossa la facoltà di crear Consoli, sebbene da parecchi 
anni li nominassero. 

Magistrato assai importante tra noi erano anche i Consoli del 
mare, che secondo trovo scritto, esigevano la lassa d' ancoraggio, 
d' importazione, e tulle le rendile e proventi della navigazione. Il 
Foglietta all' anno 1250, così parla dei Consoli del mare : Jam 
saeculum alterimi , cum praeter consules in causis forensibus qua- 
tuor cives socii et conciliarii dali quorum cura quam maxime ad 
res maritimas pertineret, ideo vulgo consules maris appellali sunl. 
Chi non conosce il celebre libro del Consolalo del mare che con- 
tiene una raccolta dello ordinazioni e consuetudini marittime e 



( 217 ) 

mercantili, che vennero inlrodollc in Europa verso il 1000 ? Da 
quel libro rilevasi, che i genovesi nel 1186 giurarono di osservare 
tali leggi internazionali ; perciò sin d' allora eglino dovevano avere 
un magistrato, che le custodisse. Forse non avevano ancora il ti- 
tolo di Consoli del mare, ricordo anzi di avere incontralo l'espres- 
sione Consules porlus et moduli ed infatti il libro precisato ci 
ricorda i nomi di sei cittadini, i quali giurarono al capo del Molo 
di osservar sempre quegli statuti, (a) 

Catta ro ne ha memoria sotto il 120S, ma di quell'anno non è 
memoria dei Clavigeri o otto Nobili come furon poscia chiamali , 
parrebbe quindi, che i due uttìzii fossero riuniti; ina nel fogliazzo 
dei Notai succitato, io trovo menzione speciale dell' uno e 1' altro 
magistrato ad un tempo: pag. 99 , face. II 125i 2i novembre 
Ego Valenlinus Scriba confìteor Imbuisse a vobis Baluardo de 
Palio, et Doadedeo de Guidone , et Ansaldo de Orto Consulibus 
inlroilus maris prò vobis et Ottone Pignolio solventibus libras 
xxxv quae mihi restabanl ad solvendum de meo feudo anni 
praesenlis de mense februarii promittentes vobis vestro nomine, et 
nomine dicli Otloboni Pignoli recipienlibus quod si aliquod damnum 
a Communi Ianuae vel poleslate seu odo nobilibus passi fuerìlis id 
vobis resliluam et emendabo eie. E sebbene il continuatore di Cattalo 
ci dia i nomi degli olio Nobili, o Clavigeri del 1248, io trovo poi 
negli alti del Notaio Bartolomeo Defornari sotto il 12 giugno di quel- 
l'anno nominati i Consoli del mare: Ego Lilulphus de Monlaldo con- 
stiluo le Iacobum JVJinorelum meum procuralorem ad pelendum et 
recipiendum prò me a Iohanne Siralcrio, et Mallhaeo Pignolio, et 
lacobo PticciOj et lacobo de Murla Consulibus maris libras tres 
junuae quas mihi debenl prò communi januae prò pastura equi 
mei, et quae scriplae sunt in cartulario diclorum Consulum maris. 

Nelle convenzioni di Genova del 1291 con Antonio Del Carrello, 



(a) Il Cicala sodo l'anno 1201 ricorda quattro consoli della Cunvnuqìtio 
del Molo. 



( 2IS ) 

dicesi, che i Consoli del mare giudich'rebbjro le questioni insorte 
per la vendila del cacio e della carne ; io sono quindi u" avviso, 
che il Magistrato dei Consoli del mare non solo dirigesse le fac- 
cende marittime, ma anche avesse potestà giudiziaria su quanto 
riguardava il commercio in generale, che in somma disimpegnasse 
le incombenze dei Tractalores mercanliae stabiliti nel secolo XIV, 
e dell' Offìcium mercanliae del XV, che però era coadjuvato per 
la polizia marittima dall' ufficio di Gazarla. 

Più cose potrebbero aggiungersi sulle funzioni dei Consoli del 
mare, se non ci mancassero i documenti che spellano al partico- 
lare nostro antico diritto marittimo. Gli Statuti commerciali di 
Gazzaria , e qualche capo delle leggi del 1556, ecco quanto su di 
esso ci rimane di più antico. 

Non è da meravigliare che il Magistrato dèi mare avesse titolo 
di Consolalo, perchè con tal nome indicavansi Magistrali assai in- 
feriori, e di particolari negozii, gabelle, e provvidenze. Avevamo 
Consoli delle caleghe, o pubblici incanii, Consoli delle diverse cor- 
porazioni delle arti. Dei Consoli dell' inlroito o gabella della canna 
dà notizia il Notajo Bonvassallo di Cascino sollo il 1236, 14 ago- 
sto. Ego Carbonus Malocellus Consul introilus cannae nomine par- 
ficipum dicli inlroitus vendo et cedo libi Ugoni de Riparolio jus 
colligendi ab omni persona abitante a Bisamne usque portum ve- 
nerem , quee emlt pannos lance vel canabacios vel fustaneos 
sive bambaxiles in civitate janucc, vel infra dictos confinios a Bi- 
samne usque Portum venerem t vel alibi denarios duos januce prò 
qualibel libra quam implicabunl sive de qua emeril pannos supradi- 
clos prmtio Librarum decem januce quas confiteor habuisse. 

Reslami a parlare del Cintraco, o pubblico banditore, al quale da 
alcuni scrittori vollesi far rappresentare parte principalissima nel no- 
stro Comune. Il documento sugli uffizi e vantaggi che a lui aspetta- 
vano fu già pubblicalo da Raffaele della Torre e dal Muratori colla 
dala erronea del 1190; ora grazie alla Regia Deputazione sopra iili 



( 219 ) 

sludi di Storia pallia, vedesi stampato esattamente sollo il 11 42 noi 
Liber juriam. Egli godeva molli privilegi ed aveva diritto a varie 
decime; ma andava soggello in cambio ad obblighi assui gravi. 
Egli ordinava le guardie, convocava il popolo al Parlamenlo , ed 
ai nome di esso giurava, quando nelle riunioni occorreva. GÌ' in* 
cumbeva altresì l'uffizio di arrestare i ladri, e di batterti. Le im- 
munità di lui sono confermale dalle leggi del 1413, dalle quali 
scorgesi, che per l' ingrandimento della cillà a quell'epoca, v'eran 
tre pubblici banditori, e due sin dal 1383. 

Non Genova sola ma diverse cillà della Liguria avevano cinlra- 
chi con privilegi ed obblighi uguali. Nel Liber jiirium vediamo ri- 
cordalo il cinlraco di Albenga del 1199; quello di Noli del 1202; 
di Savona dello stesso anno; di Oneglia del 1199, e di Venlimiglia 
del 1222, ed in tulle qucsle città egli giurava a nome del popolo. 
Ed anche fuori della Liguria, uso eguale avevano in Francia Grasse 
e Narbonne, ed Alessandria, ove il banditore riteneva lullavia l'an- 
tico nome di Pra>co e le cui funzioni corrispondevano insomma 
in gran parie a quelle degli uscieri dei nostri lempi. 

I sostenitori della sovranità del nostro Vescovo vollero far del 
Cinlraco I' inlendenle dei beni di lui , e confondendo i benefici , 
eh' egli godeva, con quelli del Vescovo, Io crearono Amministratore 
dei beni della Chiesa. Ma nò il decreto del 1142, nò gli altri, in 
cui il Cinlraco è nominalo ci moslrano eh' egli avesse allre rela- 
zioni colla Chiesa, che il custodire le porle del Battistero nel sabato 
santo, nel quale incarico non so vedere, che una delle attribuzioni 
del rappresenlanle della forza pubblica. Se il Cinlraco balleva i 
ladri, oppignorava i debitori , perchè non poteva custodire anche 
il Battistero ? Ma aveva dei vanlaggi, dei privilegi? e che perciò? 
Non era forse necessario allenare con ispeciali vanlaggi ad un uffi- 
zio, in gran parie assai faticoso e spregevole ? Nò si dica che nel 
secolo XII non erano in voga i principii di civiltà e raffinatezza 
che governano il nostro; perchè anche in lempi più antichi, e sino 



( 220 ) 

nella romana Repubblica, l'ufficio di Banditore pubblico lenevasi 
per abbietto , sebbene fosse assai lucroso. Infatti leggiamo negli an- 
tichi decrcli del Senato romano die Prccconis Minislerium parum 
honestum et civile quamvis queestuosum habebalur. Non mancarono 
di coloro clic fecero del nostro Cintraco il rappresentante del po- 
polo, cioè della gente estranea alla Compagna, appunto pcrcb'egli 
giurava per l'anima del popolo nelle assemblee. Ma gli alli, in cui 
il Cintraco giurava, avevano luogo nel Parlamento, il quale, come 
già dicemmo, era composto degli ascritti alla Compagna ; quindi egli 
giurava a nome di tulli coloro eli' erano colà convenuti, e quel pò- 
puli deve intendersi nel vero senso della parola, perchè, come Tullio 
afferma nel libro primo della Repubblica, il popolo non è la plebe, 
sed ccbIus mulliludìnis juris consensi/, , et utilitalis communione 
sodatili, come della nostra Compagna avveniva. E non polendo 
tulli i riuniti in breve ora giurare, il Cintraco a nome lor face- 
vaio, come in tempi posteriori usavano gli uscieri nei tribunali ed 
adunanze. 

Ed eccovi, o Signori, delineata in brevi traili la natura dei varii 
uffìzii e magistrali che dalla fine del secolo XI sino all' esordire 
del XIII furono al governo del nostro Comune, che io venni tes- 
sendo ad aprirmi più facile la via per offrirvi la serie illustrala dei 
benemeriti, che li coprirono. Io vi mostrai il consolato, frutto del 
nuovo ordinamento dei comuni a libertà, non germoglio di pianta 
germanica, non reliquia del municipio aulico. Indicai i doveri ed 
i dirilli dei Consoli , e sebben leggermente, adombrai la struttura 
dell' edilizio comunale. Nulla potei offrir di nuovo a voi tanto eru- 
diti nelle sloriche discipline ; ma se con questa mia nota gettai 
qualche lume sopra questioni ancora oscure, se vi eccitai a tentare 
argomenti non ancora esplorali, accedale i miei sforzi qual piccolo 
attestalo d'affetto a questa nostra Società, dalla quale tanto spera la 
patria. I tempi non corrono propizi agli sludi , ed i fatti presenti 
ci rimovono dal meditare gli antichi; ma come avvertiva l'ottimo 



( 221 ) 

nostro Presidente (*) Dell'aprire con forbitissima orazione le tornale 
di quesl' anno, le opere più grandi, che vantano le ledere, e le arti 
italiane, compironsi in tempi di politici rivolgimenti. E mentre allri 
si adoperano eolle armi a liberar la patria dalla straniera domi- 
nazione e farla grande ed unita , (enlerem forse noi opera meno 
ulile e degna adoperandoci, perch'essa abbia una storia che pie- 
namente ritragga le età passale da tanto, ed invano desiderata? 

(f) Il Cav. Antonio Crocco Consigliere della Corte di appello, illustre lette- 
rato , e mio dolce amico. 



NOTA 



Onde il lellore possa giudicare a rigor di critica dell' importanza 
ed autenticità del verbale di duello da me citalo di sopra, qui lo 
reco. L'amor del vero solo mi guida nei miei sludi, e sarò sem- 
pre grato a coloro, che ad esso mi avvicineranno, se talora me 



ne scorgeranno lontano. 



MVl secundo Kal. Madias. 
1M). IV. 

« Dio marlis quod est secundo calendas madias in Civitate lamia in laubia 
« Solarii domui Episcopio Sancte Ianuensis Ecclesie prcsencia domini Johanni 
« Episcopi et Iudicum seti relincorum honorum hominum corura nomina subter 
« legunlur fuit paralus Godo filius quondam Lamberti et avocatus Monaslerii 
« Sci Stefani proloxpi Martiris sito foris et prope civitate lanua cum Fusto 
« et scuto seu Eguangelia at jurandum et pugna faciendum sicut uuadialura 
« abebat nominative de pecia una de vites cum arca sua sita prope Ecclesia 
« sci Martini quod a Adalguda filia quondam Pelri pio cartula ofersione 
« ejusdem monaslerio fecisset Eldeprando fili o suo dissit quod iam dieta Adel- 
« gude genitrice sua lalem cartula eidem monaslerii non fecisset et eadem 
« ofersione cartula falsa apellaset lune ibi locum dedit ipse Eldcprandus 
« uuadia cundem Godoni de pugna al defendendum iam dieta pecia de vinca 
« quod per libellum cidem monastcrii esset jusla consuetudine»! hujus ciui- 



( 223 ) 

« tale lanua nec at cundem Eldeprando per lege nec per nullam racionem non 
« pertenuisset unde odie inter nos constitutum Piaci tuui missura est at pugna 
« ipsa seu Sacrauienlum faciendum sed ipse Eldeprando ibi non venit sicut 
« uuadia dedit nec secuin eumdem Godo Avocato iam dicto Monasterio non 
«e coniunsit et laliter separaverunt se inde; factum est hoc suprascripto die 
« marlis Indicione quarta fel. 

WUUARACO lUDEX INTERFUI. 

(Da pergamena autentica sul dorso della quale di mano antica ò scritto De 
Braida) Le parole in corsivo son ritoccate da altro inchiostro. 

Che la terra in questione fosse veramente di proprietà della Chiesa geno- 
vese chiaro apparisce dal documento seguente : 

CMLXXXXVI Mense Octub. ind. x. ihp. ottone ih. 
Anno I. 

« In Nomine Domini Dei et Salvatori nostri lesu xpi Otto gratia Dei Im- 
« perator Agustus anno imperii ejus Deo propicio hic in Italia primo mense 
« octuber indicione decima. Tibi Domnus Andrea Abas Monasterio S. Sle- 
« fani proto xpi martiris sito foris hanc urbe januense. Ego udalguda filia 
« quondam Ursoni et relieta bone memorie Petri qui professa sum ex nacione 
« mea lege vivere Romana donatrix et oferlrix vestra ss. dixi quisquis in san- 
ti ctishac venerabilibus locis vel in subsidium monachorum ex suis aliquit con« 
« tulerit rebus juxta auctoris voce in hoc seculo centuplum accipict et quod 
« melius est vilam possidebit eternam. Ideoque ego qs. Udalguda donatrix et 
« ofertrix vestra do dono cedo trado confero et per hanc cariula ofersionis 
e in te qs. Andrea Abas et celeri monachis qui nunc in predicto monasterio 
« ordinati sunt vel deinceps ordinali esse debent per mercedem anime meo 
« in substentamentum vel subsidium vestrorum abendum conlirmo, hoc est 
« medietate de vinea et omnibus raeis libellariis que abere videor non longe a 
« Civitate lanua locus ubi . . . . at sancto Martino quoherit ci tam at supra- 
« scripta medietas quam at super totum ab uno Ialere terra S. Martini de alia 
« parte terra de hered. q.da Petri ludici . de aliis duabus partibus vias publi- 
« cas siveq.: ali sunt quoherentes infra jamdiclas quoherencias omnia supra- 
« scripta medielate una cum acessione et ingresso vel exito suo seu cum supe- 
« rioribus et inferioribus suis omnia suprascripla medielale in. in. ab hac die 
« tibi qs. Andrei Abati tuisque successoribus dono et ofero et per hanc car- 



( 221 ) 

« tuia ofersionis in vos sbendino confirmo faciendum exindo a presenti die 
i In et succcssoribus tuis regulari ordine quiquil voluerilis sine omni mea 
« vel heredum incorimi conlradicione prò anima mea mercede salvo censiim 
« Ecclesie cuius est proprietà* et liceat vos exinde libellum pclire at nomrn 
« vestru vel cuicumque voluerilis quidem et spondeo alque piomillo Ego qs 
« Udalguda una cum meos hered. libi Andrea Abas luisquo succcssoribus 
* suprascripti medietate de predicta vinca et rebus qualiler superius coberen- 
« cias tuia ab omni bomine defensare preler de ecclesia cujus est proprietas 
« qui si difendere non potuerimus aut si vobis exinde aliquit per covis ingc- 
« nium subtraere quesierimus tunc in dublura iam dictis rebus vobis reslitua- 
« raus sicut prò tempore fuerit melioratis aut valuerint sub eslimacione in 
« consimile loco et nec mihi liceat ullo lempore nolle quod voluiset quod a 
« me semel factum vel conscriptum est sub jusjurandtim inviolabililer conser- 
« vare promito cum stipulacene subnixa. Actum in eodem Monaslerio felieiter. 

Signum M. eidem Udalgude qui liane cartula ofersionis fieri rogavit eiq.: rc- 
lecta est ». 

« Signum M. M. M. M. manibus Gontardi et Uginoni et Luponi seu Rozoni 
omnes lege viventes Romana tesles ». 

4- « Adelberlo Rogalus subscripsi 

« Petrus notarius saci Palacii scribtor ui cartulc ofersionis post tradita 
compievi et dedi. 

(Pergamena autentica segnata sul dorso di mano antica in due luoghi Pe 
lìraida). 



CRONOLOGIA 

DEI CONSOLI 

DEL COMUNE DI GENOVA 



ANNO 1099 INDIZIONE GENOVESE VI 
E VII DEL COMPUTO CESAREO. 

I. Amicus Bruscus che in qualche codice è dello per errore 
Annaeus ina nelle carie sincrone, e nelle più auliche leggesi sem- 
pre Amicus. Ricordai nell'introduzione il consolalo di lui nel 1098, 
né credo necessario di farne qui cenno. Il cognome Bruscus è 
tolto di cerio dalle qualità personali di questo Console. Il Registro 
della Curia Arcivescovile di Genova ha memoria dei figli di lui 
Arnaldo, ed Enrico, e diconsi proprielarii della quarta parte di un 
legno. 

IL Maurus de Plaiealonga così chiamalo dal luogo ove abitava, 
che come dissi era uno dei Quartieri o Compagne in che venne 
divisa la città nel 1130. 

III. Guido de fìuslico de Rico, o Eliso. Costui era persona di 
molla vaglia perchè lo vediamo eletto Console più volle. Rustico 
era il padre di lui, e Riso, Rizo o Erizo l'avo. 



( 226 ) 

IV. Paganus de Volta. INcl Registro Arcivescovile i Della Volta 
son notali come libellarii di una parie del Bisagno, e si afferma 

(;li' essi raccoglievano da bavali, de serino, de monte asiniano, de 
iugo , de quccì , lulli villaggi in questa valle. 

V- Ansaklus de Braxile ventilo di cerio dal luogo di lai nome 
(Brasi) in Polcevera. 

VI. Bonusmalus de Medolico che alcuni codici dicono Bonusnalus. 
Medolico è piceni borgo in Polcevera, che or diciamo al dia- 
lello Mèurgo. Fu slampalo, che Medolico, scrino per errore Mo- 
dolico sia il molo; non è necessario che io mi fermi a provare 
I' esattezza della traduzione di Medolico in Mèurgo, apparendo da 
lulli i documenti più antichi. Calerò solo il Regislro Arcivescovile, 
che sotto la pieve di S. Cipriano ( plebejum S. Cipriani ) nota 
sempre villa de medolico ed anche la cappella di medolico. 

Qucsli Consoli governavano la cillà , mentre la flotta e Y esercito 
ili Genova combattevano in Palestina; poco quindi fecero per l'in- 
cremento del Comune. Eglino durarono in uffìzio sino al 2 feb- 
braio 1102. In qual mese assumessero l'amministrazione Caffaro 
noi registrò, né dai documenti si può dedurre. 

Il 2 febbraio fu in seguilo il giorno stabilito per il rinnovamento 
dei Magistrali della Repubblica. Da ciò venne in taluno il pensiero, 
che l'anno Ira noi cominciasse in quel giorno, e siffalla asserzione fu 
anche lalvolla stampala. Io avvertii sin dal 1855 nel mio volume 
Carte e Cronache Manoscritte per la storia genovese pag. 228 , 
come ciò non avesse fondamento , ma ora che il Liber jurium 
stampalo può essere da lulli consultato recherò parecchi documenti 
tolti da esso che mostrano ad evidenza , come l'anno genovese non 
cominciasse dalla Purificazione. 

A carie 81 del primo volume trovasi un decreto dei Consoli 
del nostro Comune colla dala 1145, mense tannarvi indiclione V, 
e segue un secondo, che stabilisce il dirillo delle mogli sui beni 
del marito, ed è del febbraio successivo. Giusta la sentenza dei 



( 227 ) 

sostenitori del principio doli' anno al 2 di quel mese, dovrebbe 
l'alio portare il 1144, ma voi trovale invece anno 1145 mense 
februarii prima die eorum consulatus indictione V. Notale l' indi- 
zione V in ambi gli alli onde non sorga il sospetto, che il secondo 
non sia al proprio poslo, ed osservate altresì, che mentre nel primo 
cilansi i Consoli creali il 2 febbraio 1142, nel secondo nominatisi 
gli eletti nello slesso giorno 2 febbraio 1143 nel quale il decreto 
approvavasi. 

A pagina 99 del volume stesso leggerete un decreto del 1145 
mense (unitario indictione VII, e Ire ne seguono del febbraio , 
tulli coli' indicazione MCXLV mense februario indictione VII dei 
quali il secondo, che è il XCII della serie, ba i Consoli dell'anno 
precedente, e così appartener deve al 1 febbraio, e gli altri por- 
tano i nomi di coloro, ch'erano entrati in uffìzio il 2 di quel mese. 

A carte 127 veggonsi due alli del 1147 mense ianuarii indi- 
ctione IX, e due ne seguono del febbraio pure 1147, colla solita 
diversilà nei Consoli. 

A pag. 172 abbiamo Ire alli del 1154 mense ianuarii indi- 
elione I \ lutti Ire coi Consoli eletti nell'anno precedente, ed uno 
viene poi del 1154 die purificationis indictione I. 

A pag. 313 abbiamo un Decreto dei Consoli del Comune Nicolò 
Em briaco, Amico Grillo, Ollobuono, e Guglielmo Doria, e porla 
la data 1180 indictione XII kaL februarii, ed in tulli quelli suc- 
cessivi sino ad agosto ci è sempre 1180 indictione XII. Ed a 
carie 4SI mentre Iroverelc un' allo del 24 gennaio coli' anno 
MCC indictione II, altri ne seguono dal 25 febbraio al mese di 
luglio, sempre coli' anno MCC, e 1' indizione II; sinché ne rinver- 
rete altri di novembre e dicembre colla stessa indicazione del- 
l' anno MCC, ma colf indizione III, perchè posteriori al 24 set- 
tembre nel qual dì essa cambiavasi regolarmente. 

Questi pochi documenti, Ira i tanti che addur si possono, 
bastano, io spero, a mostrarvi che l'anno genovese non comin- 



( 228 ) 

ciava dalla Purificazione. Ilo scello a preferenza alli del giorno 
2 febbraio, od in quel Ionio, onde la mia dimostrazione avesse 
maggior cbiai'czza, e mai ho tralasciala l'indizione, affinchè non 
sembrassero gli alli mal collocali per errore di copista, o no- 
lajo. Mi resta a determinare il dì, che dava principio all'anno in 
Genova. Io credo potere affermare, che il Comune cominciasse 
sempre l'anno dal Natale come a Milano facevasi, così allonlanan- 
dosi dall'uso dei Veneziani, che il principiavano al primo marzo, 
dei Fiorentini che il conlavano dal venticinque dello slesso mese, 
e dei Pisani, Lucchesi, e Sanesi che pure il cominciavano al 25 
marzo, ma anticipandolo di un anno. Dissi che tale uso fosse 
proprio del Comune, ad eccettuare la curia vescovile che segui- 
tava il computo ammesso dai Romani Pontefici, e qualche nolajo 
(come Lanfranco, e Guglielmo Cassinese) cui piacque di servirsi 
talvolta della forinola ab incarnatione. Le carte del nostro governo 
del secolo XII ci offrono d'ordinario le formole anno, o anno 
Domini o la sola indicazione del millesimo, le quali, se vogliamo 
preslar fede al Brunetti nel Codice diplomatico toscano, ed al 
Mabillon, erano proprie di coloro che cominciavano 1' anno come 
oggi dalla Circoncisione, cioè dal primo gennaio; ma come nei do- 
cumenti dei secoli poslcriori , dal XIII in poi è sempre adoperalo 
l'anno a Nalioilale , quindi dobbiamo conchiudcrc che anche nel 
secolo XII fosse usato lai compiilo, non essendoci ragione né 
argomento a supporre, che al chiudersi di quel secolo i nostri 
padri volessero variare il loro antico costume. 

E perchè chiaro apparisca che sin dal secolo XIII i Genovesi 
cominciassero 1' anno dal Natale, io vi ricorderò alcuni ira i do- 
cumenli degli ultimi giorni del dicembre, che mi vennero a mano, 
e voi sarete giudici della verità della mia asserzione. 

Uno ne abbiamo nel volume I del Liber jurium pagina 1012 
del 28 dicembre colla data Anno dominicac nativitatis 1214 indi- 
elione I, che aveva avuto principio il settembre di queir anno, ed 



( 229 ) 

è posteriore a quest'alto, non anteriore , quello che nello stesso volume 
è stampato innanzi , e porla la data anno dominicae natioitalis 
1 244 indicibile I die quinta januarii. L' indizione I mostra , che 
il gennaio è il successivo al dicembre, non l' anteriore che avrebbe 
allora 1' indizione XV e non I. 

A pagina 127 ve n'è un secondo colla data Anno dominicae 
nalivilatis MCCLV indiclìone XII die 29 decembris, e segue I' at- 
testazione del nolajo che Io trascrisse pochi giorni dopo, cioè il 
17 gennaio, e che pose per data 1255 indie/ione Ali die XVII 
januarii la quale indica che 1' anno era comincialo al Natale , se 
1' allo compilo il 29 dicembre, e la trascrizione fallane il 17 gen- 
naio portano entrambi 1' anno 1255, e 1' indizione XII. E questo 
allo nel volume dei Monumenta historiae palriae è fuor di luogo, 
perchè poslo in fine del 1255 quando doveva starne a capo, e 
posteriori ad esso sono gli alti talli che lo precedono dalla pagina 
1215 alla pagina 1227. Per tale sbaglio voi trovale alla pagina 
1226 un allo del 25 ottobre coli' indizione XIII, mentre questo 
di dicembre, che dall' editore del volume fu slimalo posteriore, ha 
la XII. 

A pag. 80 del volume II dello slesso Jurium Irovercle un allo 
del 51 dicembre coli' indicazione Anno a nalivilate 1285 indiclione 
XIII die ultima decembris, che confrontalo coi precedenti vi mo- 
stra l'anno comincialo al Natale. Sicché panni evidente, che i ge- 
novesi usassero veramente 1' anno a nalioilale a rigore di forma. 

Io non posso chiudere questo breve cenno sulla cronologia 
genovese senza toccare dell' indizione , la quale vedemmo come 
giovi assai a rettificare gli errori di altre date Non è a voi , che 
io debba indicare il differente modo , con che essa veniva cal- 
colata dai diversi popoli. Rammenterò solo , che alcuni usavano 
la costantinopolitana la quale mulavasi il 1 settembre ; altri della 
coslanlina o cesarea o imperiale, che cambiavasi il 24 settem- 
bre; altri della pontificia o romana, che conlavasi dal 1 gennaio. 



( 230 ) 

Esse differivano rispetto al giorno in che avevano principio, non 
per l'anno, clic tulle partivano dal 513 di Crislo. I Genovesi 
soli non combinavano cogli altri popoli nell'uso dell'indizione, 
ed eglino cominciavanla dall' anno di Cristo 514. Da che avesse 
origine tal costume io non saprei affermare. Forse a principio 
fu effetto di negligenza, od errore di qualche Nolajo, e poscia ebbe 
forza di consuetudine e divenne regola coslanle. Ma certo è, che 
raffrontando l' indizione segnata negli atti genovesi dei secoli XII, 
XIII, e XIV cogli alti di altri paesi voi troverete l'indizione geno- 
vese rilardala di un anno. Nel secolo XII ciò si fa senz' alcuna av- 
vertenza, ma m'ir ultima mela del XIII, ed in tulio il XIV voi 
vedrete bene spesso dopo la serie dell' indizione l'avviso seewidum 
usum januae, forse perchè già senlivasi il bisogno di togliere le 
infinite ambagi, e confusioni degli alti. 

Nessuno dei nostri scrittori si curò di darci una ragione di tale 
uso speciale di Genova, del quale appena taluno fé cenno. II Lupi 
nel suo eruditissimo Codex bergomenh fé con peculiare cura rimar- 
care tal differenza. Egli pretende però che i Genovesi incomincias- 
sero 1' indizione il 25 settembre , ma come non dimostra ciò con 
csempii, e tulli gli alli che abbiamo manoscritti e stampali ci pro- 
vano solo che 1' indizione mulavasi dopo il 24 settembre , e non 
prima, possiamo tenere, che in quel dì si variasse seguendo in 
ciò il costume dell' indizione imperiale o cesarea. Laonde mettendo 
a confronto 1' indizione nostra colla costantinopolitana troveremo , 
che dal 24 settembre sino al 1 dello slesso mese dell' anno suc- 
cessivo essa era di un anno anteriore alla genovese, e da quel di 
evi orreva la differenza di due anni. La cesarea o imperiale in 
tulio il suo periodo era maggiore di un anno della genovese. La ro- 
mana, o pontifìcia finalmente dal 24 settembre al 1 gennaio era 
uguale alla genovese, e da questo di sino al 24 settembre succes- 
sivo la superava di un anno. 



( 251 ) 



ANNO 1102 INDIZIONE GENOVESE IX 
E X DEL COMPUTO CESAREO. 

Furono Consoli del Comune e dei Piacili 

I. Gulielmus Embriacus. È questi il celebre espugnatore di Gc 
rusalemnie, ov' ebbe il soprannome di Caput malici. Si tengono 
gli Embriaci come originarli del Bisagno. II Caffaro riferendo la 
presa di Gerusalemme dà a questo Guglielmo il litolo di Console, 
ma in quel caso Corniti non significa cbe Condottiero ; infatti nello 
slesso luogo diccsi , cbe il patriarca Dagoberlo parlò ai Consoli , cbe 
come dal conlesto rilevasi erano luti' i capitani dei diversi corpi. 

II. Ido de Carmadino. Alcuni esemplari del Caffaro , e parecchi 
scrittori hanno meno rettamente Carmandino; ma la lezione mia 
è più corretta, come quella, che più avvicinasi a Carmainò, eh' è 
negli alti più antichi, e che meglio ritrae la pronunzia di Crc- 
maiiij scritto col dittongo francese ai, nel qual modo chiamasi al 
dialetto il borgo e la parrocchia sita in Polcevera alla quale diedero 
gli antichi il nome di Carmadino. Più erronea ancora è la lezione 
CamardinOj che pur trovasi in qualche storico. I Carmadino eran 
nobili assai e veggonsi nelle diverse alleslazioni annoverali Ira i 
visconti e dai documenti appariscono derivali dallo stesso stipile 
degli Spinola. 

III. Guido de Rustico de Rico o Erizo che pur vedemmo console 
nella compagna precedente. 

IV. Guido Spintila che liensi come stipile dell' illustre famiglia 
cui diede il nome. Gli Spinola erano assolulamenlc dei Visconti, e 
pur pagavano terralico all'Arcivescovo. Il Registro Arcivescovile già 
citato , al C. I. P. 16 verso ha: millesimo centesimo sexagesimo mense 
Augusti Oberlus Spinala solini pensionem domonim usque ad X 
annos venluros prò se ad rationem de denariis II J et quarlam, 



( 252 ) 

da altri luoghi di quel prozioso volume rilevasi, ch'eglino gode- 
vano molli feudi della Chiesa genovese. 

A quesli quattro Consoli datici dal Caffaro, altri quattro ne fu- 
rono aggiunti per inavvertenza nella compilazione di altre scric 
consolari, cioè Moro di Piazza lunga, Iterio, Odone Fornari, e 
Guglielmo Malabilo ; ma costoro appartengono invece alla Compagna 
seguente, e Caffaro chiaro cel dice. 

Nel primo anno del consolato di Guglielmo Emhriaco e dei com- 
pagni ebbe fine la moneta dei vecchi denari pavesi, e prese ad 
usarsi quella dei Bruniti di nuovo coniala. La ciilà di Tortuosa cadde 
in mano dei Genovesi , che durante quesla Compagna ottennero 
larghe concessioni da Tancredi Principe di Antiochia e da Bai- 
duino Re di Gerusalemme. 

ANNO 110G INDIZIONE GENOVESE XIII E XIV COMUNE. 

Ebbe principio una Compagna con quattro Consoli, che durar 
dovevano in officio quattro anni. Erano essi : 

I. Maurus de Plalealonga. 

II. Iterius al quale diversi alti danno il soprannome di Pcdi- 
cula o Pedegula. Nel Registro Arcivescovile egli è citalo col fra- 
tello Oberlo, al quale si dà anche lo slesso attributo. 

III. Gulielmus Malabìtus. 

IV. Olito Fornarìus. 

Mauro di Piazzalunga, ed Ilerio sottoscrissero quali testimoni*! 
I' allo, col quale 1' Arcivescovo di Cagliari Guglielmo confermò la 
donazione di Mariano Giudice alla chiesa di S. Lorenzo. Quesli Con- 
soli durarono in ufficio sino al 2 febbraio 1110, e sotto il loro 
reggimento furono prese da quaranta galee genovesi le cillà di 
Tripoli di Siria, e Gibellelo. 

Per isbaglio furono da altri notali come Consoli dal 1109 al 
1110 Guglielmo Rosso, Daniele Daria, Oberlo Usodimare, Enrico 
Din egro. 



( 253 ) 

Il lodo della terra data per edificare agli uomini di Chiavari, dal 

quale diconsi ricavali, non è del 1109, ma del 1209, come può 
vedersi nel Liber jurium stampalo, pagina 543 del volume I, ed 
appunto sollo il 1209 il conlinualore di Caffaro registrò i nomi 
di questi quattro Consoli. 

ANNO 1110 INDIZIONE GENOVESE li E III CESAREA. 

Cominciò una Compagna di quattro anni, e quadro Consoli i 
quali appellavansi : 

I. Gulielmus Bufferra major. Altri scrivono Buffèrius. 
II. Guido de Rustico de Rico. 

III. Gandulphus Rufus anche annoveralo tra i feudalarii dell'Ar- 
civescovo. 

IV. Guido Spintila Console la seconda voKa. 

Questi Consoli governarono la cillà sino al 2 febbraio 1114. 
Nel primo anno della loro amministrazione i Genovesi presero le 
cillà di Beyrut, e Mamislra. Furono violi altresì i Signori di Lava- 
gna, e Pedenzucca, ed edificalo il castello di Porlovenere. 

Guido Spinola , e Guido di Rustico di Rizo sono nominali nella 
convenzione Ira il preposilo di S. Lorenzo, e gli uomini di Ven- 
timiglia (V. Liber jurium voi. 1 , pag. 20), ed è a nome di tulli 
quattro il decreto slampalo a pag. 1 dell' edizione del Caffaro in- 
Irapresa a Genova nel 1128, col quale si ordina, che la decima 
dell' credila dei figli di Rustico di Caschifellone sia pagata alla 
chiesa di San Siro. 

ANNO 1114 INDIZIONE GENOVESE VI E VII COMUNE. 

Ebbe principio una Compagna di quadro anni, e quadro Con- 
soli che furono: 

I. Oglerius Capra annoveralo Ira i vassalli dell'Arcivescovo. 



( 254 ) 

II. Lamberlus Gelius. L' esemplare di Caffaro clic già fu di 
Slefano Lagomarsini , ed ora appartiene alla Biblioteca di Sua 
Maestà in Torino, ha Guezo, ed una carta della collezione Ageno, 
già Cuneo, ha Gezo. Altri hai) Guecius e taluno più inesatto Guazo. 
Uno scrittore a togliere ogn' impaccio die al Lamberto i cognomi 
di Guercio, o Guezo, o Gabo, o Gazo. 

Lasciando la variante di Guazo, Gezo e Guezo che può benis- 
simo derivare da cattiva lettura, o inesatta scrittura, si vorrebbe 
sapere come da una delle anzidette voci derivine il Guercio, e 
il Gabo ch'erano famiglie differenti, e nei codici più corretti Iro- 
vansi segnati col cognome lor proprio gì' individui delle tre fami- 
glie Gezo, Guercio e Gabo. Il registro Arcivescovile sotto la ru- 
brica De nobilibus ha Lamberlus Gecius et Cunizo fraler ejus. Il 
voi. II Charlarum dei Monumenta Hisloriae palriae di Torino in mol- 
tissimi luoghi cita questo Lamberto, chiamandolo or Gecius, or 
Gelius, or Ghecius e finalmente Gezo, distinguendolo da Lamberto 
Guercio nominalo ancor egli più volte e dagF individui della fami- 
glia Gabo, della quale vediamo Lanfranco, che con Azo ed Obcrlo 
consegna ai Consoli dentro l'anno corrente dalla Purificazione del 
1127 al 1128 il lodo sul dazio da pagarsi dai forestieri arrivali 
in Genova. Il registro Arcivescovile già citalo al Cap. Vili ram- 
menta Ansaldus Gabbus, ed altrove Lamberlus Guercius , e Gu- 
lielmus Guercius in più luoghi. Resta solo ad accertare se il Con- 
sole di quest'anno è Lamberlus Gelius, o Lamberlus Guercius, ed 
io credo senza dubbio che debbasi ammettere il primo perchè così 
sta nelle carte e nei codici più antichi , ed esalti. 

IH. Lanfrancus Iìoza. Egli aveva un figliuolo a nome Oberlo,chc 
nel HòG dava in affilio i suoi beni sili in S. Pier d'Arena ad 
Ingone Banchiere , affermandosi fìlius quondam lanfranci; e I' allo 
leggesi nel II Charlarum pag. 506. 

IV. Obcr/us Malusauccllus. Questo è il primo di tale nobile fa- 
miglia decoralo della dignità consolare. 



( 235 ) 

È a nome di questi quattro Consoli, che stellerò in ufficio dal 
febbraio del 1114 a quello del 1118, il Piacilo che determina la 
quola da pagarsi al Vescovo dalle Navi entrale nel porto di Genova 
stampalo a pag. 185 del voi. II Chartarum dei Monumenta Hi- 
storine patriae ed ascritto per isbaglio al 1100, 17 agosto. Il nome 
dei Consoli è facil via a conoscere l'epoca prossima al quale esso 
appartiene, e la determina pienamente l'espressione anno millesimo 
centesimo scptimo decimo, mense augusti. Che se il septimo decimo 
fosse relativo al dì del mese sarebbe seguilo dall'espressione mensis 
augusti, e non mense, non trovandosi lai dizione, che pur man- 
cherebbe di sintassi, in altri alti. 

Il Cuneo nelle Memorie sulla Banca di S. Giorgio ce. slampa questo 
documento sotto il 1114 agosto e da lui altri copiaronlo con (al dala, 
ma la concessione è fatta al Vescovo Ollone successo ad Airaldo, e 
quest'ultimo, comeCaffaro ci tramandò, morì la vigilia di S. Bartolomeo 
del 1116, dunque l'alio non è del 1114, che allora nominerebbesi come 
Vescovo Airaldo e non Ollone. Ed a maggiore evidenza abbiamo 
stampala altresì la donazione della terra di S. Genesio, e delle de- 
cime del sale fatta in agosto 1116 dal Vescovo Airaldo ai Canonici 
di S. Lorenzo la quale prova che sino a tale tempo il Vescovato 
fosse retto da lui, e non da Ottone che gli successe. Ma per togliere 
ogni imbroglio, e dare all'anacronismo del Cuneo apparenza di 
probabilità un egregio scrittore si fé a tessere conghiellure, ed a sup- 
porre che Airaldo si ritirasse dal Vescovato avanti il 1114, che 
Ottone occupasse la sede di lui, e che alla sua volta obbligalo co- 
stui a spatriare per dissensioni, riformasse Airaldo al posto, e vi 
durasse sino alla morte, e fosse quindi richiamalo Ottone. Ma pos- 
sibile che né il Caffaro, nò il Bealo Iacopo da Varagine credessero 
di dover rammemorare un fallo di tanta importanza specialmente 
in quei tempi in che il Vescovo tanta parte avea nel comune or- 
ganamento? Caffaro anzi alla pagina 50 (Esemplare dell'Università 
di Genova già citato) esprimesi nel modo seguente: 

20 



( 236 ) 

Tempore consecrationis Domini Ayraldi Episcopi currobanl anni 
domini JtJXCIX et postca vixil in episcopatu per annos XVII, et 
quando morluus fuit currebanl anni Domini MCXV1 ' , et hoc futi 
in vigilia S. Darlliolomei, in lerlio anno consulatus Lamberti Guezi 
et sociorum , sed post tempus cleciionis vixit per annos XIX in 
januensi dottale. Le quali parole parmi che tolgano ogni dubbio 
e non diano luogo a nessuna congettura. E narrando poscia I' en- 
trala al Vescovato di Ottone l'annalista così prosieguo: Itevi post 
mortevi Dui Ayraldi Episcopi, Olito inlroivil et vixil per tres annos. 
E la parola inlroivil o la simile intravit è sempre dal cronista 
adoperata ad indicare l'ingresso dei diversi Vescovi nell'amminislra- 
zione della diocesi. Mentre quindi e la Storia ed i documenti si 
uniscono per provarci ebe l'alto della decima delle Navi appartiene 
al 1117 inutile è ricorrere a supposizioni, e crear falli per dare 
ad esso un'anteriorità ebe non giova ad alcuno. Si dirà però che 
l'indizione settima eh' è noli' allo non è la propria del 1117, 
ebe giusta il computo cesareo avea la decima , e la nona giusta 
Io stile genovese ; ma fu questa forse la prima volta, ebe il Notajo 
o il copista ignorante o distratto commettesse di simili sbagli? 
Non volevansi allora moltiplicate le indicazioni delle date degli alti 
affinchè una giovasse ad emendar l'errore dell'altra? E se sviste di tal 
falla accadono anche a' dì noslri nei quali son moltiplicali gli ajuli 
a computar rettamente, non debbeci recar meraviglia il vederli in 
quell'epoca semibarbara, e senza coltura. 

Da uno storico moderno veggo assegnali Consoli per il 1115 
Guglielmo Lusio Spinola, Giovanni Malocello, Oberto Cancelliere, 
Guglielmo Porco; per il 111G Dodone Advocato, Guidone Spinola, 
Guglielmo Embriaco; per il 1117 Iter io , Guglielmo Embriaco, 
Lanfranco Roza, Boleto Buferio, Anselmo di Zoagio, Ansaldo de 
Ita, Odone de Goda, Oberlo di Negro. Il Caffaro ci lasciò chiara- 
menle scritto che i Consoli del 1114 durarono in carica sino alla 
Purificazione del 1118; per negar quindi fede all'asserzione di lanlo 



( 237 ) 

scrittore dovremmo almeno sapere le fonti da cui appariscono questi 
altri Consoli. Quelli assegnali al 1115 appartengono invece al 1155. 
Gli altri poi del 1116 e 1117 sono in gran parte ignoti, e solo 
Ira tanti era veramente Console a quel tempo Lanfranco lìoza ma 
coi compagni di sopra notali, coi quali rimase in uffizio non uno 
ma quadro anni. Chi avvisò ch'eglino vi slessero solo un anno agi 
logicamente assegnando al 1114 il documento delle decime delle 
navi; ma come mai potè leggere in esso Airaldo, e non Ottone, ed 
attribuirlo a quel primo? 

Caffaro non registrò nessuna grande impresa dei Consoli di questi 
quattro anni, ma par ch'eglino attendessero con cura al pubblico 
regime, e n'è prova.il cambiamento della moneta da loro ordinalo. 

Al febbraio 1118 ebbe principio una nuova Compagna di quailro 
anni , ed otto Consoli furono scelli pel Comune e pei Piacili , ina 
fu stabilito che quattro di loro governassero nel 1118 e 1119, e 
gli altri quattro nei due seguenti , ed ecco in che ordine : 

ANNO 1118 INDIZIONE GENOVESE X ED XI CESAREA 
E 1119 INDIZIONE GENOVESE XI E XII CESAREA. 

I. Otho, o Odo de Garaldo. 

II. Iterius Pedieula Console come vedemmo dal 1106 al 1110. 

III. /do de Carmadino Console anch' egli nel 1102 al HOC. 

IV. Otho Formrius pure Console nel UOG. 

ANNO 1120 INDIZIONE GENOVESE XII E XIII CESAREA 
E 1121 INDIZIONE GENOVESE XIII E XIV CESAREA. 

V. Opizo Musso. 

VI. Gandulphus Iìufus che vedemmo Console nel 1110. 

VII. Lanfrancus Roza o Roca Console nella Compagna precedente. 
Vili. Guido Spinola, che dopo essere stalo Console nel 1102, e 

1110 ottiene per la terza volta lo stesso onore. 



( 238 ) 

Fu stampalo che Mauro di Piazzalunga fosse pur Console nel 
primo biennio , ma come Caffaro e i documenti tacciono del Con- 
solalo di lui, io noi credo ammissibile. Il volume II del Liber ju- 
rium (stampalo) nell'indice eh' è a pagina 15G7 assegna per Con- 
sole al 1121 Anselmus Garrius, mentre l'alio che cita col num. 22 
d è invece del 1181. E toglie dai Consoli di tale anno Anselmus 
Garrius per sostituirvi un lìollandus de Carmadino non ricordato 
da Caffaro nò dagli allri. Siffatti sbagli, ebe assai facilmente pos- 
sono da chiunque commettersi è mestieri che io noli onde non 
sembri che abbia dimenticati dei Consoli da allri portati. 

La Compagna iniziala nel 1118 e terminala al 2 febbraio 1122 
compì con gloria molle imprese. Principiò la guerra coi Pisani 
al primo biennio, e li sconfisse al Gozzo (Gaulum) togliendo loro 
grosso bollino, e nel secondo la flotta genovese assalì il Porlo Pisano 
con veemenza ed obbligò quella polenle rivale a chiedere la pace 
che riuscì assai vantaggiosa per i Genovesi. E nell' ultimo anno 
della Compagna valicarono l' Appcnino con grossa osle, e si re- 
sero signori dei castelli di Fiacconc, Chiappino (che forse sorgeva 
presso Voltaggio sul monte dello tuttavia Chiappino, ov'esisle qual- 
che cascina), Mondasco e Pietra Bissara , e compiarono altresì da 
Alberto Marchese di Gavi il castello di Vollaggio, così di mollo 
estendendo i limili della Repubblica. 

E fallo altresì assai importante per quei tempi fu la venula in 
Genova del Papa Gelasio, che nell' ottobre del 1118 consacrò la cat- 
tedrale di S. Lorenzo. 

ANNO 1122 INDIZIONE GENOVESE XIV E XV VOLGARE. 

La durala in uffizio dei Consoli fu in quest'anno ristretta ad un 
anno solo, e furono rivestili di sì alla dignità: 

I. Primus de Castro. È il primo console col soprannome De 
Castro che troviamo, io lo credo fratello di Guglielmo Embriaco. 



( 239 ) 

Come già nolai il Caffaro dopo Guglielmo Embriaco nomina Prtmus 
fra/er ejns. II Registro Arcivescovile ha memoria dei figli di Merlo 
de Castro e dei loro ascendenti, come più sollo dirò. 

II. Caffarus primo nostro annalista. Era egli figliuolo di Ruslico 
di Caschit'ellone , e fratello di Guiscardo, e di Oberto. Ebbe un 
solo figliuolo cioè Guglielmo Pezullo che fu anch' egli Console, 
da cui nacquero Ottone, ed Ansaldo che in diversi alti vengono 
appellali nipoti di Caffaro, o solo coll'appellalivo de Caffaro. I 
documenti ci ricordano altresì una sua figlia Aidela che a pagina 
610 del volume II Charlarum già ricordalo vien della uxor Oberli 
GuaracIU ed ella cbiama propinquum meum Nicolò di Rodolfo. Nel- 
l'edizione del Caffaro cominciala in Genova nel 1828 dal Carniglia 
leggesi il seguente allo ebe incile in luce la parentela dell'annalista: 

« Praeceplo D. Airaldi Episcopi Adalberlus Abbas Monaslerii 
« S. Syri lamenlalus csl in Ecclesia S. Laurenlii aule Consules ja- 
« nuenses , sciliccl Guidonem Spinulam , et Guidonem de Ruslico 
« de Rizo , atque Guliclmum Buflerium , et Gandulfum Rufum de 
« decima casae lolius Rustici de Caschifellone , el jam dicli Con- 
» sules laudaverunl el affirmaverunl Ecclesiae S. Syri lolam deci- 
« mani haeredilatis filiorum Rustici de Caschifellone ul Caffarus el 
« Oberlus el Guiscardus denl decimam, et omnes haeredes corum 
« jam diclae Ecclesiae S. Syri. Factum fuil hoc lauda mentiim in 
« Canonica S. Laurenlii in pracsenlia suprascripli Abbalis, et Vil- 
« lani Pracposili, et Oberli Archidiaconi el Angelerii Magislri scho- 
« larum el Doderii de Advocalo ( l ) et Vulielmi Malabili, el Mau- 
« ronis de Platealonga el Gulielmi Embriaci et mullorum aliorum 
« hominum anno millesimo centesimo undecimo mense februarii ». 

Rilevasi da più scritture che la famiglia di Caffaro era dei Vi- 
sconti, e perciò della più antica nobiltà genovese. Caschifellone è 
piccol luogo nella Polcevera secca or delto 5. Michele di Castro- 
fino, o Caslrofìno solamente, presso Pedemonte. 

(1) Forse deve leggersi Dodonis e non Doderii. 



( 240 ) 

III. Otho De Mari. (Ionie la famiglia di Caffaro così quella dei 
Mari era dei Visconti. Quesl' Odone è bene spesso chiamalo Olito 
Vicecomes negli adi , ovvero Otho de Matrona , perchè era figlio 
di Gandolfo de Matrona, ed anche Otho de Marta, mentre /do 
Vicecomes è dello Vicecomes de cita. Lo (rovo anche sollo l'appel- 
lativo di Odo Vicecomes parvus. Ebbe a figliuoli Serra dello Serra 
Vice Comes, o Serra De Mari , e forse anche Bonifazio dello Vice- 
comes e Baldizzone anch' egli Visconte e qualificalo negli ni li fra- 
tello di Bonifazio. Sono noli i figliuoli di Serra; Corso, dello più volle 
Vicecomes, o Corsus Serrai o Corsus De Mari, Vernicio fratcr 
Corsi, Ionatas De Mari, e Nicolaus fraler lonatae; sicché apparisce 
chiara l'identità dell'origine delle due illustri famiglie Serra e 
De Mari. 

IV. Guilielmus Index de Drubeco , che in ali ri codici è scrino 
Iìubeco, o Drubelo , ed il Federici nello Scrutinio della nobiltà ligu- 
stica lo dice di Drabeso terra vicina ad Oncglia. 

Un' altra vittoria conlro i Pisani e l'isliluzione dei Clavigeri e dei 
pubblici scrivani resero celebre I' amministrazione di questi quadro 
Consoli. 

ANNO 1123 ALLA PUMFICAZIONE DEL 1124 
INDIZIONE GENOVESE XV, E I CESAREA. 

I. Oglerìus Capra già Console dal 1114 al 1118. 

II. Guilielmus de Mauro figliuolo di Mauro di Piazza lunga 
(Platea longaj Console nella prima Compagna ricordala dal Caffaro, 
e nel 110G. 

III. Iterius Pedicula già Console nel 1106 e 1118. 

IV. Guilielmus de Volta. 

È a nome di questi Consoli I' atto che conferma la decima che 
pagar debbono al Vescovo le navi ritornale da Frejus, e S. Raffaele a 
pag. 200 del volume II Charlarum dei Monumenta I/istoriae palriue 
ina per isbaglio invece di Guilielmus de Mauro leggesi ivi de Marno. 



( 241 ) 

ANNO 1124 INDIZIONE COMUNE II E I GENOVESE. 

I. Guilielmus de Bombello detto da taluno di Mombello, e poi- 
errore più grave di Monlebello. Bombellus, o Bonobellus, è nome 
d' uomo che non di raro trovasi nelle carte di quel tempo. Un 
BombeUus de Burgo è ricordato nel Registro Arcivescovile sin dal- 
l' anno 992 , ed altri se ne veggono in documenti posteriori. Sic- 
ché può benissimo credersi che a questo Guglielmo venisse il 
cognome dal nome del padre. 

II. Bellamulus. Caffaro e i documenti non danno a costui alcun 
cognome, ma nel Registro Arcivescovile ci si presenta in consorzio 
cogli Advocali, coi figli di Idone di Ranfredo, ed Ottone Cannella. 
In quei primi tempi davasi il cognome solo a coloro che per l'iden- 
tità del nome potevano andar confusi con altri. È perciò che non 
ne ha questo Bellamulo perchè gli annali ed i documenti non ci 
ricordano che altri così venisse appellalo. Come il sentimento della 
famiglia divenne più fervido, e maggiore la civiltà, l'uso dei co- 
gnomi fu più costante. E Genova nostra non fu seconda ad alcuna 
altra città in tale sviluppo. 

III. Rubaldus Vetulus. 

IV. Raynaldus Sardena. 

Caffaro registra sotto quesl' anno molle altre vittorie dei Genovesi 
contro i Pisani , e specialmente la presa del castello di S. Angelo 
in Corsica. 

ANNO 1125 INDIZIONE COMUNE III E II GENOVESE. 

I. Arnaldus Batligatlus in alcuni codici dello Butigatus, e nel 
voi. II Charlarum dei Monumenta llistoriae patriae Ballugadus per 
erronea lezione. 

II. Otìio de Gandulfo Rufo. 



( 242 ) 

III. Cu (far us. 

IV. Guilielmus Plper figliuolo di Lanfranco Advocalo figlio di 
Dodone, come nella prefazione accennai. 

In questo Consolalo continuarono le vittorie sui Pisani , e nella 
procedura giudiziaria furono introdotti i teslimonii, che sottoscrives- 
sero i lodi o contratti. Nel 1157, come vedemmo, fu vietalo agli 
stranieri l'intervenire in tale qualità agli atti dei cittadini. 

ANNO 112G INDIZIONE COMUNE IV E III GENOVESE. 

I. Olito Gontardus. 

II. Bdlamulus già Console al 1124. 

III. Guilielmus Porcus. Era cosini di famiglia visconlile, e vari di 
tal cognome Ieggonsi ricordati tra coloro che pagavano ' maggior 
terralico all'Arcivescovo. 

IV. Guìlidmm Piccamilius. 

Le vittorie e battaglie contro i Pisani sono da Caflaro descritte 
anche in quest'anno, e par che in esso fossero maggiori dei pre- 
cedenti. 

ANNO 1127 INDIZIONE COMUNE V E IV DI GENOVA. 

I. Ilcrius Pedicula già Console altre volte. 

II. Caffarus. 

III. Marchio de Caffara. Notisi che Marchio è nome, non I itolo, 
come altri stampò. Mollo era usalo in Genova , e sol che guardinsi 
i Monumenta Ilistoriac palriae si troverà assai ripetuto ed in molle 
famiglie. 

IV. Olito de Mari già ricordalo. 

V. Guilielmus de Volla che vedemmo Console nel 1123. 

VI. Raynaldus Sardena pur Console altra volla. 

Il numero dei Consoli fu quindi accresciuto in quest'anno, ma 



( 243 ) 

non quanto vorrebbe un recente scrittore, clic ai notali del Caffaro 
aggiunse Ottone Visconte, Bella?nulo J e Guglielmo Porco. Il primo 
come dicemmo è identico ad Ottone De-Mari. Gli altri due eran 
Consoli dell'anno precedente. Forse l'alto della vendita della terra 
di Voltaggio celebrato nel gennaio del 1127 fu causa di tale errore, 
che vieti tolto se riflettasi che i Consoli dall'anno precedente dura- 
vano in carica sino al febbraio del seguente. È di questo Consolalo 
l'alto stampalo a pag. 3 del Liber jurium voi. I che ha il titolo 
lanucnses Consules conlentiones inter lamiae commune et Mascarum, 
et Aymericum de Plobeto prò decima montaneae Cetae ortas diri- 
mimi. È del mese di agosto e vi prendono parie i Consoli Ilcrius 
Pedicula, Olho Vicecomcs e Marchio de Caffara. Il Monte di Cela, 
per chi noi sapesse, sorge presso la Pieve del Borgo dei Fornari, 
e viene dai conladini ora appellalo Munte da Riva, ed è appunto quello 
sodo cui è praticato il tunnel della Ferrovia Ira Busalla e Ronco. La 
Chiesa parrocchiale del luogo è nelle auliche carie della Sancta 
Maria de Ceta e la parrocchia Plebs de Cela, o Seta. 

Il Caffaro narra anche in quest'anno nuove vittorie dei Genovesi sui 
Pisani , e fa nolare che mentre quelli prendevano a questi uomini e 
navi, gli ultimi nella loro sconfina non avevano neppure il conforto 
di aver tolto ai nemici un uomo solo. 

ANNO 1128 INDIZIONE COMUNE VI E V GENOVESE. 

I Consoli di quest'anno furono quattro, e se eccettuiamo Guiscardo, 
gli altri avevano altre volle occupato il seggio consolare. Eglino erano: 

I. Olho Conlardus. 
II. Guiscardus che come già avvertii era fratello di Caffaro. 

III. Guilielmus Judex de Drubeco. 

IV. Guilielmus Piper. 

II Liber jurium registra due adi a nome di questi Consoli; il 
primo è del febbraio e libera dai tributi straordinari i conti di 



( 244 ) 

Lavagna ; il secondo della fine di aprile toglie lai privilegio a quei 
feudalarii. A questi Consoli altresì consegnavano il breve del dazio da 
pagarsi dai forestieri arrivali in Genova Lanfranco Gabo ed A zo. 

La conquista di Monlallo fu l' avvenimento più importante di 
questo consolalo. Non è esso, come taluno affermò, Monlallo d'Acqui, 
ma Monlallo genovese, del quale alcuni ruderi veggonsi lullavia sul 
monte che sorge a mezzogiorno della stazione della ferrovia d'Ar- 
quala , tra Pralolungo a ponente , e Rigoroso a levante. Seguendo 
le eresie dei monti prossimi a questo in direzione di macslro giun- 
gesi ad Aimero altro castello ora distrutto sopra Carrosio. II silo 
ove sorgeva ritiene però il nome di Castello Ameo. Nelle carte del 
Libar jurium spellanti ai Marchesi di Cavi vengono nominali insieme 
Montaltum, Aymelium, Vullabium, Tassarolium, Pasluranam eie. 
tulli già dipendenti da quei Marchesi, e poscia acquistali dalla Re- 
pubblica. Sollo quesl' anno il Libar jurium riporta il decreto della 
guardia della città, e dei dintorni. L'Avvocalo Carlo Cuneo pub- 
blicò quesl' allo nella sua Memoria sulla Banca di San Giorgio 
colla data del 1142, e lenlò altresì di spiegare i luoghi in esso ri- 
cordali, ma non sempre vi riuscì felicemente come mostra la let- 
tera che qui unisco del mio egregio amico D. Angelo Remondini 
Rettore di S. Antonio di Casamavari in Bisagno, che piacemi ri- 
portare testualmente, conlenendo essa diverse indicazioni assai utili: 

Stimatissimo Signor Agostino, 

« Nella lusinga d'aver trovalo in un mio libro Parrocchiale la vera 
lezione d' una parola del decrelo di Guardia del 1128 o 1142 non 
so a chi meglio comunicarla che a V. S. che lanlo s'occupa delle 
cose patrie. 

« Nel decreto di Guardia pare che oltre al Capoluogo di un 
paese sieno nominate anche le frazioni del medesimo = p. e. di 
Monlezignano vi sono notali anche i quartieri di Terpi, del giogo 



( 245 ) 

di S. Eusebio e di Mcrmi — homines de Terpi, de Monleasiano, 
et Ingo et de Melmi = di Slaglicno i quartieri di Preli, delle 
Moline e del vicino Rivara o Riva (che veramente è frazione di 
Casamavari, ma alle moline assai vicino) Homines de Pradello et 
de Slajano, de Molinello et de Rivara: di Casamavari v'è notato il 
luogo di Camporsone. Homines de Casamavali et de Campo Ursonis 
che il Cuneo interpretò per S. Olcese; ma io però Io giudico lo- 
calità, ora disabitata, sopra d'una collina di Casamavari delta tut- 
tora dai nostri Camporsone e della quale nel libro Defunctorum a 
pag. 1 GÌ sotto li 10 maggio 1G35 si legge quanto segue: 

« 1G35 die 10 Maij. 

«Jonnes Antonius Rolla de par occhia S. Mar iae Magdalenae invenlus 
fuil morliis in loco ubi dicitur ager ursonis sine ulla plaga ci offensa 
posi dies odo quibus e propria domo discessit , et recognilus a 
Domino Vicario bisanni sepullus fuil in Ecclesia nostra Sancii An- 
tonini de licenlia parrochi illius Ecclesiac. 

« E di ciò basti. A proposilo però delle interpretazioni del Cuneo, 
le parole ad Molendinos binellos che egli spiega per Molini fuori 
le porle di S. Bartolomeo, non potrebbero invece intendersi pei 
Molini che erano di fronte a Campobinello piccolo quartiere di Ca- 
samavari ? A me basta, se ho colio nel segno, aver trovalo il 
Camporsone, e mostratolo a V. S. , Io che mi vale di bella occa- 
sione per rinnovarle la mia slima e devozione, ripetendomi 

Di V. S. Illustrissima 

Da S. Antonino di Casamavari 10 Febbraio 1859. 

Devotissimo Umilissimo Servitore 
Angelo Remoindim Rettore. 



( 246 ) 

Lido di aver pubblicato qucsla lettera dell'egregio e Reverendo 
Remondini , io fo' voli perchè coloro ebe conoscono i luogbi indi- 
cati in quel decreto vogliano emendare le false spiegazioni date 
dal Cuneo. Egli tradusse in Veganego il luogo di Vagoni poco di- 
stante da Quezzi e frazione di quella parrocchia pur ricordato dal 
Giustiniani nei suoi Annali pag. XVI (della prima edizione) e poi 
la villa Vegori con dodici foghi et Quecio con quaranta ambedue 
sotto una chiesa di S. Maria Maddalena. E come avea fallo di 
Campus Ursonis, S. Olcese, così fu obbligalo il Cuneo a dire ebe 
zenestedo, citalo poco dopo, possa essere la torrazza, quando panni 
invece di dovere affermare, che sia Gineslrea, località e rigagnolo 
vicino a Quezzi ebe nelle carie dello slesso secolo XII veggonsi 
anche nominali ginestedo. 

ANNO 1129 INDIZIONE COMUNE Vii E VI DI GENOVA. 

I Consoli dell'anno precedente restano in carica anche in questo. 
Caffaro discorre di nuove vittorie riportate dai Genovesi sui 
Pisani , e descrive specialmente il combattimento ch'ebbe luogo 
presso Messina. 

Sul finire del loro uffizio, cioè nel gennaio del 1150, i Consoli 
dichiararono che fosse valido il contrailo nuziale quando la sposa 
avesse compiuti gli anni diciolto. 

ANNO 1150 INDIZIONE COMUNE Vili E VII DI GENOVA. 

Si stabilisce il Consolato del Comune separalo da quello dei Piacili. 
Ottengono il primo tre uomini stali più volle Consoli. 

I. Rubaldus Vetulus. 

II. Guiliehnus de Volta. 
III. Bellamulus. 

Anche da qualche scrittore fu aggiunto un quarto Console a 



( 247 ) 

quest'anno non registrato da Caffaro né da alcun documento, 
Ansaldo Mattone, che io non posso ammettere. 

I Consoli dei Placiti furono quattordici distribuiti nel modo 



seguente ; 



I. Compagna o quartiere del borgo Guiliclmus Piccamilius che già 
vedemmo Console del Comune. 

Genuardus de Vulpe che alcuni codici chiamano altresì Leonardus. 

II. Compagna di Soziglia Guilielmus de Nigro ed Henricus Roca. 
Il codice dell' Università lo appella de lìoza. 

III. Nella Compagna della Porla Caffarus, Marinus de Porta. 

IV. In quella di S. Lorenzo Olho de Gandulfo, Oglerius De Mari. 
V. Nell'altra di Maccagnana Bonus de Ite.rio, Ansaldus Crespinus. 

VI. In quella di Piazzalunga Bonusvassallus de Odone (sul quale 
veggasi quanto noto sotto il 1152), Guilielmus de Bonobello. 

VII. Nell'ultima finalmente di Palazzolo o Castello Oglerius Capra, 
Alberlonus De Ansaldo detto in alcuni codici Ila. 

In quest'anno la Repubblica estese di molto i suoi dominii nel- 
l'occidentale riviera sino a Venlimiglia. 

Sarebbe prezzo dell' opera il determinare qui la divisione ed i 
limili delle diverse Compagne di sopra ricordate , ma mancano i 
documenti del tempo. 

Un qualche lume a tale argomento possono recare i cartulari più 
vetusti della Banca di S. Giorgio , ove sotto il nome di ciascuna 
Compagna veggonsi notale le diverse conestagie o compagnie d'armi 
che la formavano , le quali toglievano il nome dalle contrade ove 
abitavano i cittadini appartenenti ad ognuna. Vero è che tali registri 
sono di due secoli posteriori al cessare del Consolalo, e perciò offrono 
dei quartieri di fresco costruiti, ma facile è sceverar questi dai più 
antichi, e stabilire se non con esaltezza, almeno con probabilità, la 
circoscrizione delle Compagne primitive. 

Il Cartularium restanlium avariarum anni 1471 da carte 121 a 
225 cosi enumera le diverse Compagne: 



( 248 ) 

I. Compagna Castri che rispondeva all'aulica di palazzolo e com- 
prendeva Sarzano l 1 ), fìavecca ( 2 ), Maschcrona, Santa Croce, la 
parie del Priorie verso Castello ( Predoni Castri), una parie della 
contrada di 5. Donalo, cioè quella che volge a Castello, la contrada 
di S. Nazzaro, ora delle Grazie, la Piazza del Molo, e S. Marco. 

II. Compagna Plaleae longae che prendeva il nome, come di- 
cemmo , dalla contrada or della dei Giustiniani ed abbracciava la 
parie della salila del Prione vicina a Piazzalunga (Predoni Plaleae 
longae) la parie della contrada di S. Donato verso Piazzalunga 
( S. Donati Plaleae longae ) la Chiavica cioè in fondo della strada 
Giustiniani presso la Pescheria e la Riva. 

III. Compagna Macagnanae (confusa bene spesso colla contrada 
di Mascherona la quale apparteneva invece , come vedemmo , alla 
Compagna di Castello o Palazzolo ) era formala dalla porla di Santo 
Andrea, S. Ambrogio, contrada dei Maleanloni ( 3 ), della Croce di 
Canneto, e di Canneto slesso. 

IV. Compagna S. Laurenlii che partendo dalla porla di S. Andrea 
seguiva la strada di S. Ambrogio e cogli orli di S. Andrea rac- 
chiudeva i piccoli vicoli di Pozzocurlo, e Vollalione e coi dintorni 
di S. Lorenzo terminava al vico del Filo e Sculeria. 

V. Compagna Porlae che dalla Domoculla, or Piazza di S. Do- 
menico, allargavasi alle seguenti contrade: Clavoneria, forse la strada 
degli orefici e dintorni, Campo dei Fabbri (or Campetto), Picca- 
pielra , Porta fico, e di colà sino all'Acquasola. 

VI. Compugna Suxiliae eh' eslendevasi a Sosiglia cogli alligui 
macelli, Spaeria, che le carte del secolo XIV dicono vicina ai ma- 
celli ( l ), la piazza delle Fontane Amorosi; (della nelle auliche carie 

(1) Un atto del 1227 ci ricorda che colà tenevasi a quel tempo il parla- 
mento. Sarzani campus ibi parlamentimi. 

(2) È detta Baine urn in carta del il 61. 

(5) Le carte del secolo XV dicono che tal contrada era vicina alla Chiavica. 
(4) Carrubeus Spaeriorum de Suxilia prope macellimi. 



( 249 ) 

morose, o marose) collo spazio che or forma la maggior parie delle 
Strade nuove, la Maddalena e Banchi. 

VII. Compagna Porlae Novae così denominata dalla Porla che 
allora era vicina all'attuale Piazza dei Grimaldi, nel luogo ove or 
vedesi il vico di Porla nuova, ed era formala dai luoghi e contrade 
di Manussola , cioè la Posla vecchia l 1 ) , Sartoria che or diciamo 
Pellicceria e S. Siro. 

Vili. Compagna Burgi che nel Cartulario è delta Burgi Cioitalis, 
abbracciava Fossalello, Unloria nelle vicinanze di Vallechiara ( 2 ), 
5. Agnese, Valle Chiara e Porla di Vacca. 

Le Compagne del Borgo e di Portanuova nel 1130 ne forma- 
vano una sola della del Borgo, ma nel 1134, come vedremo, fu- 
rono divise cerio per l'accresciuta popolazione della città. E da tal 
causa altresì, e dall'ingrandimento della città slessa debbesi ripetere 
l'aggiunta delle due più recenti che anche nello slesso libro avariarmi 
vengono annoverale cioè: la Compagna del Borgo di Santo Stefano 
circoscritta alla piazza di quel nome, a Ponticello, Bivotorbido, 
Porloria, S. Vincenzo, e finalmente la Compagna del Borgo di 
S. Tommaso, che aveva per confini S. Fede, S. Vittore, S. Gio- 
vanni, S. Tommaso e fuori le porte di tal nome ( 3 ). 



(1) Così scrivo perchè lo trovo accennato in documenti del secolo XIV. 

(2) Un documento del 1535- ha Valtis darà in capite linctoriae. Un altro 
del 1350 ci ricorda che Valtis clava era prima detta Pastureza. 

(5) Credo utile di riportare qui ad litleram l'estratto del Cartulario di San 
Giorgio che ha ricordalo, e perchè le mio asserzioni ahbiano prova sicura, 
e perchè altri possa meglio illustrare la divisione delle Compagne. 

Cartularium lìeslantium Avariarum aimi 1471 (esistente nell'Archivio di 
S. Giorgio, sala di S. Maria), da carte 121 a 22S. 

Compagna Castri 
Contslaina — Sarzani — Ravcche — Mascheronao — Sanctae Crucis — 



( 250 ) 

Un altro mio lavoro illustrerà la topografia della citlà nostra nelle 
diverse epoche, per ora basii queslo cenno sull'antica divisione 
delle Compagne. 

ANNO 1131, INDIZIONE GENOVESE Vili, E IX CESAREA. 

Furono eletti Consoli del Comune e dei Piacili per un anno solo: 

I. Guiliel/nus de Mauro cioè tìglio di Mauro di Piazza lunga, 
che vedemmo Console più volle. 

II. Oberlus Ususmaris. Anche coslui era nobilissimo. Il Reg : slro 
Arcivescovile ricorda i suoi figli ed il fratello Jonaiha. Il Voi. II 
Charlarum dei Monumenta Ilistoriae patriae a pag. 328 riporta un 
allo del 10 maggio IloG col quale Iìaldizone, Guglielmo ed Ot- 
tone Usodimarc rinunziarono a Oberlo loro fratello lutto ciò che 
avevano avuto per donazione da Druda figliuola del dello Oberlo. 

III. Olho Contardus Console per la terza volla. 

Predoni Castri — Sincti Donati Castri — Sancii Nazarii — Plateac Moduli 

— Sancii Marci — 

Compagna Plateac Longae 

Concslagia — Predoni Plateae longae — Sancii Donati Plateae longae — 

Clavicae — Rippae — 

Compagna Machagnanae 

Conestagia — Portae Sancti Andreae — S. Ambrosii — Malcantoni — 

Crucis Caneti — Caneti — 

Compagna S. Laurentii 

Conestagia — Pulci Curii — Ortorum S. Andreae — Voltae Leonis — 

Sculariae — Carrubei fili — 

Compagna Durgi S. Stephani 

Conestagia — Versus porlara S. Andrea — Ponticelli — Plani S. Stephani 

— Kivi turbidi — Portae Auriae — S. Vincentii — 

Compagna Portae 
Conestagia — Clavoneriae — Campi Fabrorum — Pieapelrum — Domus 
cultae — Portici ficus — Acquesola^ — 



( 251 ) 

IV. Gulielmus Pìper. 

Scarse notizie ci dà il Caffaro delle imprese di questo consolalo , 
né c'indica perchè il Magistrato dei Piacili fosse di bel nuovo affi- 
dalo ai Consoli del Comune. Un di essi Ottone Conlardo andò am- 
basciatore a Cornila giudice di Arborea, ed ollenne la donazione 
eh' è a carie 36 del volume I del Liber jurium. Di Oberto Usodi- 
mare e Guglielmo Pevere è memoria a pagina 46 di quel volume 
ed alla 47 altresì sollo la rubrica De vendea Joannis Ficcobibis come 
fu scrino per isbaglio in luogo di Siccobiberi, ma quell'atto appar- 
tiene al 1134, ed eglino son ricordali come Consoli usciti d'uffizio, 
e come Consoli degli anni anteriori cilansi pure a pagine 52 sollo 
il 1137. Non doveano perciò essere annoverali Ira i Consoli di 
quest'ultimo anno nell'indice a pag. 1579 dello slesso volume. 

D'onde mai fu tolto il Giordano di Zoaglio che in altra serie 
consolare vedesi stampato tra i Consoli del 1131? Né Caffaro, né 
altri cronisti, né documenti di sorta cel danno. 



Compagna Suxilide 
Coneslagia — Macelli Suxiliae _ Spaeriae — Fontis Morosi — Magdalenae 

— Bancorum — 

Compagna Porlae Novae 

Conestagia — Manusolae — Porlae Novae — Sarloriae — Sancii Siri — 

Compagna Bnrgi Civilalis 
Conestagia — Fossatelli — Uncloriae — 8. Agnetis — Vallis clarae — 

Portae Vacharuni — 

Compagna Burgì S. Tliomae 

Conestagia — S. Fidei — S. Vicloris — Podii S. Johannis — Canonorum 
S. Thomae (forse ov'è tuttavia il Vico dei Cannoni nome comune a molli 
vicoli di Genova ed applicalo alle località ove sono molli tubi dell' acquedotto, 
ed ove l'acqua diramasi nelle diverse direzioni, e perciò abbiamo vico Can- 
noni della Marina, vico Cannoni di Ravecca, vico Cannoni dell' Ospedaletto 
ecc. — Extra portanti S. Thomae — 

21 



( 252 ) 

ANNO 1152, INDIZIONE IX GENOVESE E X CESAREA. 

Cinque Consoli rivestili della poleslà esecutiva e giudiziaria ebbe 
il Comune in quest'anno, e furono: 

I. Bonusvassallus de Odone o Olitone. Un atto del 1 1 30 stam- 
palo a pag. 5i del Liber jurium ci dice con precisione qual fosse 
quest'Odone o Ottone di cui Buonvassallo era figliuolo. E colà 
scrino infalli Bonusvassallus de Odone de Gairardo, quindi è 
quell'Ottone, o Odone de Garaldo che vedemmo Console nel HI 8 
e 1119. E fratello a questo Buonvassallo era pure Boemondo, clic 
fu Console anch' egli nel 1137, e cb'è nominato in un allo del 1144 
(Lib. jur. , voi. I, pag. 93) nel modo seguente: Bonusvassallus 
Odonis, Bojamons f valer ejus. 

II. Oglerius de Guidone notalo per isbaglio nel volume I del 
Liber jurium come Oglerius de Odone. Era egli figlio di Guidone 
di Rustico di Rizo, che vedemmo Console più volle. Oggerio ebbe 
due figliuoli che vengono ricordali negli alti stampali nel volume II 
Charlarum dei Monumenta Hisloriae palriae cioè Guido ed Ogerio. 
Una carta del 1130 lo dice Oglerius de Guidone de Erizone. 

III. Guilielmus de Volta Console per la quarta volta. 

IV. Otho de Gandulpho Bufo. 

V. Guilielmus Piccamitius. 

È a nome di questi Consoli l' infeudazione di Frascari ai signori 
di Passano cb'è a pag. 40 del primo volume del Liber jurium. 
In quest'anno la Repubblica fece grandi apparecchi contro i Pisani, 
ai quali tolse una galea presso Cagliari, e diresse altresì le sue 
armi contro i Conti di Lavagna, che non osservavano le conven- 
zioni già stipulate. 






( 253 ) 

ANNO 1133, INDIZIONE X GENOVESE ED XI VOLGARE. 

Solo Ire furono in quest'anno i Consoli del Comune. 

I. Obertus Turris. Cosini col fratello Idone è ricordato nel Re- 
gistro Arcivescovile perchè pagava all' Arcivescovo due denari per 
una casa, ed un allo rogalo da Giovanni Scriba nel 1158 (Vedi 
voi. II Charlarum) ricorda la casa dei figli del quondam Oberlo 
Torre in vacuo mercati cioè presso la piazza di S. Giorgio. 

II. Lanfrancus Velulus. Il Registro Arcivescovile sotto la rubrica 
De nobilibus ricorda i figli di questo Lanfranco, e il loro zio Sca- 
lando, che dev'essere senza dubbio quel Guglielmo Slralando che 
fu Console. 

III. Olito Cannella nobilissimo ed annoveralo Ira i vassalli del- 
l' Arcivescovo. 

Furono rimessi i Consoli dei Placiti e vennero decorali di tale 
uffizio: 

I. Guilielmus Bufferius. 
II. Bonusvassallus de Tetoica. 

III. Obertus de Caschi 'fellone. Era costui, come si sa, fratello di 
Caffaro, né so inlendere perchè mai da alcuni si dia il prenome 
di Oberlo proprio del fratello all'annalisla. 

In quest'anno il Papa Innocenzo II conchiuse la pace Ira i Ge- 
novesi ed i Pisani, ed innalzò a Metropolitana la chiesa genovese, 
dividendo tra essa e quella di Pisa i suffraga nei di Corsica. La 
Repubblica aiulò allresì colle sue forze il Papa contro 1' invasore 
della S. Sede Anaclelo, e distrutti i castelli dei Lavagnini fece con 
loro convenzione e pace. 

I Consoli di quest'anno molto fecero per l'amminislrazione e 
l'ornamento della citià. Notevole assai è ii decreto che leggesi 
alla pagina 44 del Liber jurìum spellante alle misure, agli edifìzii 
ed alle vie. 



( 254 ) 

ANNO 1154, INDIZIONE GENOVESE XI E XII VOLGARE. 

I Consoli del Comune furono: 
I. Amaldus Mallonus. 

II. Amaldus de Aurìa. 

III. Fabiunus. Sebbene non porli nel Caffaro alcun cognome, io 
credo eli' egli sia Fabiano Crispino uomo assai ragguardevole e 
negli adi ricordalo assai spesso. Il volume II Chartarum più volle 
cilalo registra il nome della moglie di lui Adalasiu filia Aloernaccii. 

In quest'anno fu aggiunta, come avvertii, una Compagna alle 
selle già esistenti e la giurisdizione del Consolato dei Piacili fu cosi 
divisa : 

Per le Compagne di Palazzolo e Piazza Lunga furono: 

I. Boiamundus. Non ha nel Caffaro altro cognome, ma è Boia- 
mundus de Odone o Othone fratello a Buonvassallo come da di- 
versi adi deducesi. 

II. Ingo de Volta. 

Per quella di Maccagnana e S. Lorenzo: 

III. Elyas. 

IV. Ingo Gale la. 

Per le altre di Porla nova e Borgo: 

V. Amaldus Sardena. 

VI. Hubaldus Vicecomes. 

Per quelle della Porla e Sosiglia: 

VII. Baynaldus Gauxonus o Gaxonus come hanno alcuni codici. 
Vili. Guilielmics Lusius. Alcuni esemplari del Caffaro aggiungono 

ai Lusio il cognome di Spinola, ma i buoni codici mancano di 
tale indicazione, e perciò la comune derivazione di queste due fa- 
miglie da qualche scrittore asserita, è per lo meno dubbiosa. 

Una caria del 2 febbraio 1835 è a nome dei Consoli Rainaldus 
Gauxon, e Guilielmus Luxius, che in quel dì uscivano d'uffizio; 






( 255 ) 

ciò dimostra , che la giurisdizione dei Consoli dell'anno precedente 
durava anche il giorno 2 febbraio in cui eleggevansi i nuovi. Fra 
gii ordinamenti falli dai Consoli di quest'anno assai curioso è quello 
che obbligava i giudei stanziali in Genova a sborsare la somma ne- 
cessaria a tenere illuminalo l' altare di S. Lorenzo nel Duomo 
(V. Lib. jur. pag. 47). 

ANNO 1135, INDIZIONE GENOVESE XII E XIII VOLGARE. 

Al Consolalo del Comune furono eletti : 

I. Bonusvassallus de Tetoica. 

II. Ingo Gontardus. 
III. Odio Cannella. 

Solo sei furono i Consoli dei Piati così divisi: 
Nella Compagna di Palazzolo, Piazzalunga, Maccagnana e S. Lo- 
renzo amministravano la giustizia : 
I. Bonusvassallus de Bonohomine. 

II. Ionhalas Pedegola o Pedicida eh' è Io stesso. Era figlio di 
Oberlo Pedegola che, come vedemmo, reslava fratello di Kerio. 
Il Registro Arcivescovile così ha : Filli Oberli Pedegoli videlicel 
Jonhalas et Vassallus Senior. 

III. Marchio Guarachus. 

Nelle altre quattro verso il Borgo, cioè: Porla, Sosiglia, Porla 
Nuova e Borgo sedevano: 

IV. Oberlus de Caschifellone già ricordalo. 

V. Jordanus de Porla. 

VI. Bonusvassallus de Antiochia. 

Nella nota elei Consoli ch'è a pagina 1579 del Liber jurium vo- 
lume I veggonsi slampali come Consoli di quest'anno Ansaldus 
Mallonus , Fabianus , Ansaldus de Auria , ma essi sono del prece- 
derne. L'alto dal quale quei nomi sono cavali è del gennaio nel qual 
mese continuava , come dicemmo, la giurisdizione dei Consoli del- 
l'anno già scorso. 



( 256 ) 

ANNO 1150, INDIZIONE GENOVESE XIII E XIV CESAREA. 

Solo Irò Consoli amministravano il Comune: 

I. Ansaldus Mallonus. 

II. Ido Porcellus. 

III. Lanfrancus Pipar non nolalo dal Caffaro. 

Un allo, che fa parie del Liber jurium pag. 132 voi. I, ed ha pel- 
inolo Decretimi Consulum Communis Januae quo dies indicilur ho- 
miììibtis de Flacono ad [idem faciendum de eorurn exemptione a 
solutione sexle et decime de lignamine monlis Cetae aggiunge ai Con- 
soli del Comune registrali in quest'anno Lanfrancus Piper. L'alio 
ha lutti i caratteri dell'autenticità , nò posso intendere perchè Carfaro 
ahhia dimenticato questo Console. La data è così espressa: Millesimo 
centesimo XXXVII mense januarii indiclione XIV. 

Nell'indice dello slesso Jurium quei Consoli si nolano sotlo il 1157 
perchè entrali in uflìcio nel febbraio del 1156 vi duravano come 
dicemmo sino alla Purificazione del seguente. Per errore si aggiunge 
Guglielmo Pevere, ed Ohcrlo Usodimare che cilansi come Consoli 
già scaduti. 

La giurisdizione dei Consoli dei Piacili era divisa come nell'anno 
precedente. Le Compagne di Palazzolo, Piazzalunga, Macagnana, e 
S. Lorenzo erano rette da 
I. Tanclerus de Mauro. 

II. Guilielmus Garrius. 

III. Guilielmus Niijer. 

Le altre quattro avevano per Consoli : 

IV. Lanfrancus de O/jlerio de Rodulpìio. 

V. Ingo Clericus. 

VI. Rubaldus Vicecomes. 

Quest'ultimo Console fu omesso in altra serie consolare stampala. 
Io non penso che possa cader dubbio sul Consolalo di coslui perchè 
Caffaro Io ricorda in modo sicuro. 



( 257 ) 

La Repubblica ordinò in quest'anno una spedizione contro la città 
di Bugeja in Barberia ; le dodici navi die furono del numero ini- 
padronironsi di una galera saracena, e fecero molli prigionieri. 

ANNO 1157, INDIZIONE GENOVESE XIV E XV CESAHEA. 

Il numero dei Consoli del Comune fu portato a quattro : 

I. Boiamundus de Odone cioè figlio di Ottone di Garaldo. 

II. Guilielmus Duronus; egli era dei Della Volta. Abbiamo infatti 
nel Registro Arcivescovile, sotto la rubrica De nobilibus, Ingo et Jor- 
danus de Volta et fralres ejus videlicet Guilielmus Buronus et Al- 
bertus. 

III. Henricus Guercius. 

IV. Guilielmus Lusius. 

In altra serie Consolare stampala ai quattro Consoli, che a que- 
st'anno assegna il Caffaro, due altri ne furono aggiunti, Oberlo Uso- 
dirnare e Guglielmo Pevere. Io non so donde sian tolti. Forse dal 
documento del Liber jurium già citalo che gli nomina come sca- 
duti? Ma allora dovevansi almeno ricordare sollo il 1150, sebbene 
fosse sbaglio ancor quello. La giustizia era amministrata come negli 
anni precedenti. Sedevano Giudici delle prime Compagne: 
I. Elyas. 

II. Guilielmus Barca. 

III. Fabianus. 

IV. Guilielmus Bruxedus. 
Nelle altre quattro : 

V. Guilielmus Pessidus scritto Pezolus nel codice dell'Università. 
Era costui, come già avvertii, figliuolo di Caffaro, e tale dichia- 
rasi in più alti.. 

VI. Bainaldus Gauxonus. 
VII. Bonusvicinus de Campo. 
Vili. Bonusvassallus de Guisulpho. 



( 258 ) 

Miro vittorie riporlo la Repubblica in quesl' anno sui Saraceni 
cui tolse molle navi. 

ANNO 1138, INDIZIONE GENOVESE XV E I CESAREA. 

Non ebbe variazione in quest'anno il numero dei Consoli del Co- 
mune, e ne tennero il seggio: 

I. Ansaldus Mallonus. 

II. Bonusvassallus de Odone. 
III. Bellamulus. 

VI. Lanfrancus Piper. 

La giurisdizione dei Piacili tu riunita, e solo quattro furono i 
Consoli che amministravano la giustizia. 

I. Philippus de Lamberto (Vedi anno 1141). 
II. Guilielmus Niger. 

III. Ansaldus Crispinus. 

IV. Oberlus Ususmaris. 

Mollo operarono i Consoli del Comune, e ne fan lede gli alti molli 
che a lor nome registra il libro dei dirilti dalle carie b3 a 65. 

Eglino contrassero specialmente molle alleanze colle popolazioni 
dei dintorni , e colle città francesi di Marsiglia , di Anlibo e di Frejus 
di molto avvantaggiando il loro commercio. 

Nel dicembre di quest'anno ebbero i Genovesi il privilegio della 
Zecca da Conrado II Re dei Romani . ma perchè tardi giunse nella 
città, i Cronisli lo riportano sotto l'anno successivo. 

ANNO 1159, INDIZIONE GENOVESE I E II VOLGARE. 

Furono Consoli del Comune : 
I. Guilielmus de Bombello o come altri scrivono de Bonobello. 

II. Oglerius de Guidone. 

III. Guilielmus de Volta. 



( 259 ì 

IV. Guilielmus Piper. 

Quattro altresì furono i Consoli dei Piali cioè: 
1. Elyas. 
II. Ingo De Volta. 

III. Guilielmus Rufus. 

IV. Boemundus , o Boiamundus o Boiamons (dello nelle diverse 
carie de Odone). 

Dei Consoli del Comune già citali è memoria in diversi alti che 
sono inseriti nel Liber jurium : citerò Ira gli altri i decreti per la 
Zecca, e l'altro, che accorda mille soldi annui per soccorrere alla 
fabbrica di S. Lorenzo, eh' è del gennaio 1140. 

Importante è anche il decreto dei Consoli dei Piacili Ingo De Volta 
ed Elia, che determina la presa ed il corso delle acque che servi- 
vano alla citlà , e che può vedersi stampalo nel volume II Cliarla- 
rum pag. 252. 

ANNO 1140, INDIZIONE GENOVESE II E HI VOLGARE. 

Il Comune fu retto da quattro Consoli : 
I. Oberlus Turris. 
II. Guilielmus Barca. 

III. Guiscardus ch'era iìgliuol di Rustico e fratello di Caffaro. Il 
Registro Arcivescovile ha memoria di lui e del fratello sotto la 
Pieve di Bavari. 

IV. Guilielmus Malusaucellus. 
La giustizia era amministrata da 

I. Bonusvassallus de Odone. 

II. Guilielmus Niger dello anche de Nigro, e de Nigrone. Viene 
nominalo col fralel suo Baldicio nel Registro Arcivescovile > e gode 
colla famiglia di Rustico di Caschi fellone le decime di Bavari. 

III. Ansaldus Auriae o De Auria. Gli alti ricordano i figli di 
lui Enrico e Simone. 



( 2G0 ) 

IV. Bellamulus. Nò Caffaro uè gli alti danno a cosini alcun co- 
gnome , né era necessario perchè lai nome non vedesi in altri. 
Era di cerio nobilissimo perchè, come avvertii, il Registro lo ricorda 
Ira i nobili in questo modo: « Filli ingordi de Manfredo. Filii 
Olhonis Canellae, Bellamulus. Bulzanelus J Bubaldus Bebeccus ». 

Scriba Guilielmus de Columba. Questo è il primo scrivano del 
Comune ricordalo dall' annalista, ma il Liber jurium ed i documenti 
più antichi uno ne danno di lui anteriore cioè Bonus infans che 
forse fu il primo che ollenne tal dignità. 

Molli alti veggonsi dei Consoli di quesl' anno nel Liber jurium 
e nel volume II Chartarum, ove si possono consultare. Io avver- 
tirò solo che al gennaio del 1141, e non a quello del 1142, spella 
la promessa falla all'Arcivescovo di Genova dai Consoli di non im- 
pedirgli l'uso dei molini. Sbaglialo è l'anno e l'indizione di questo 
allo, che dev'essere lerza, non seconda, ed errala è altresì nell'al- 
tro allo eh' è a pag. 258 di quel volume , nel quale conecdonsi 
quattordici tavole di terreno in Sarzano (collina presso Carignano, 
nella parte orientale della Città) al Prete Ansaldo, ove appunto fu 
fabbricala da lui la chiesa di S. Salvatore. 

Appartiene anche ai Consoli del Comune di quest'anno l'alto che 
è a pag. 77 del Liber jurium volume I. Dccrelum consuhcm com- 
munis Januae quo nonnulla seroanda prescribunhtr ab emploribus 
el localoribus monelae , perciò non dovea essere collocalo alla line 
degli alti del 1141, ma in principio, perchè spella al gennaio di 
quesl'anno , in cui reggevano ancora il consolato Guglielmo Barca, 
Guglielmo Malocello , Oberlo Torre. Notevole assai è tal docu- 
mento, specialmente per gli studiosi della Numismatica, che vi 
trovano il litolo della moneta d'argento del tempo. Caffaro ci narra in 
quesl'anno la presa di Venlimiglia e del contado, e la cattura di 
una galera, di Gaeta falla da due navi genovesi nel mar di Provenza. 



( 261 ) 

ANNO 1141, INDIZIONE GENOVESE III E IV VOLGARE. 

Al Consolalo del Comune furono chiamali: 

I. Philìppus de Lamberto. 

A questo Filippo del quale io tenni parola nella prefazione fu 
dato il cognome or di Guercio, or di Gazo o Guezo alla stessa guisa 
che fecesi con le persone di Lamberto Gezo e Lamberto Guercio. 
Gli alli molli che racchiude il volume II Chartarum chiaro ci prova» 
lui non esser figliuolo di ninno di quei due Lamberti, ma di un 
altro più aulico, forse Lamberius (valer Mauri de Platea longa 
firmalo ad un aito del maggio 1111 , o Lamberto Medico ricordalo 
in diverse carie del principio del secolo XII ed anche della fine 
del precedente. 

II. Guilielmus de Volta. 

III. Caffarus. 

IV. Lanfrancus Piper. 

Furon Consoli dei Piacili: 

I. Marinus de Mauro che pure è scrino qualche volta Marlinus 
ma erroneamente. 

II. Marinus de Porla. Cosini che vedemmo reggere lo slesso 
consolalo nel 1130, è notalo nel Regislro Arcivescovile come con- 
sanguineo dei Cavaronchi. Vi si legge infatti solto la rubrica 
delle decime di Bargagli, che un quarto di esse spella alla casa dei 
Cavaronchi: Domus Caoarunchi videlicet Rubuldus ci Ingo Par- 
ruco, et frater ejus et Marinus de Porta. 

HI. Guilielmus Lusius. 

IV. Elias. 

A Cancelliere della Repubblica fu designato Oberlo, che assunse 
il cognome dall'uffizio ch'esercitava. 

L'acquisto del caslello Amelio (castrimi aimeliumj del quale feci 
parola sollo il 1128 ed un incendio avvenuto nella cillà il venti- 



( 2G2 ) 

quattro luglio sono i soli fatti di quest'anno ricordali dal Caffaro ('). 
Nò altre memorie di maggior rilievo abbiam dalle carie dell'epoca, 
se pure ne logli la locazione di alcune terre dei dintorni di l'orlo- 
Venere stampala nel Liber jurium. 

ANNO 1142, INDIZIONE GENOVESE IV E V VOLGARE. 

Sedettero Consoli del Comune: 
I. Ansaldus Mallonus. 

II. BonmvassaUus de Teloica. 

III. Orjlerius de Guidone. 

IV. Bellamulus. 

Erano Consoli dei Piacili : 

I. Olho Judex. 

II. Oglerius de Mari. 

III. Guilielmus Pessulus vel Pezulus che come già avverili era 
figliuolo di CafTaro. 

IV. Ceba. 

Caffaro ci tramandò che in quest'anno fu mandata dal Comune 
un'onorevole ambasceria all' Imperatore di Costantinopoli. 

Il Liber jurium registra solo quallro alti di questo Consolalo. 
Il primo è quello dei doveri del Cinlraco che già accennai nella 
prefazione; il secondo è un'adesione al Comune genovese di Geraldo 
ed Arnaldo Della Torre; il terzo è l'alio di fedeltà degli uomini di 
Rivarolo. Finalmente nel mese di gennaio i Consoli dichiararono che 
fossero pagale lutti gli anni al Giudice Guglielmo tre lire di denari 
genovesi a titolo di onorario per il suo uffizio. Egli vedesi anno- 
veralo tra i Consoli dei Piacili del 11 44. 

I documenti anche anteriori al Consolalo ci ricordano diversi 



(1) Diversi nostri scrittori confusero questo castello, la cui ubicazione chiara 
apparisce dagli alti, col luogo di Aiiierjliu nella Riviera di Levante. 



( 265 ) 

Giudici che amministravano la giustìzia nella eillà, e Caffaro ed il 
Liber jurìum ci tramandarono il nome di quelli che il Comune 
eleggeva perchè col loro consiglio aiutassero i Consoli e nella com- 
pilazione delle leggi, e nell'amministrazione della giustizia. Il Mu- 
ratori nelle Antichità italiane riflette che i Conti essendo privi del- 
l'istruzione necessaria a far ragione agli altrui diritti chiamavano 
ad assisterli dei Giudici. Le costituzioni imperiali del tempo ordi- 
navano anzi che tale uffìzio fosse concesso ad uomini probi, e for- 
niti di profonda dottrina, e versali specialmente nella scienza delle 
leggi. Che un tal costume seguissero i genovesi anche dopo la 
formazione del Comune lo provano gli annali ed i documenti. E 
perchè si abbia memoria dei Giudici che furono in Genova prima 
del governo consolare, ricorderò: 

Petrus che s' intitola Judex Dominorum Regimi e sottoscrive la 
locazione dei beni in Fontana paupera che fa il vescovo Tcodolfo 
nel maggio 946. 

Abstulphus, Celdo e Ildeprandus lutti tre Judices Dominorum 
Regimi che soscrivono la permuta di terra in Ponlecurone con- 
chiusa dallo stesso vescovo Teodolfo nel 9G0. 

Alexander, Andreas, Silveradus, Thomas delti semplicemente 
Judices e che intervengono alla donazione al Monastero di Santo 
Stefano di Serra Abbadessa nel giugno 969. 

Lo slesso Alessandro firma altra donazione al monastero di Santo 
Stefano falla in luglio 971. 

Il Giudice Waraco o Warazo forse stipite dei Guaraco, solloscrive 
la locazione dei beni falta dall'Abate di Santo Stefano nel giugno 975. 

GisepranduSj due Johannes, Gothofredus, Adelfredus due Sta- 
bile, ed Alibaims intervengono al Piacilo tenuto da Oberlo Mar- 
chese nella valle di Lavagna il 21 gennaio 994 , e lutti nominansi 
Judices Sacri Palacii. 

Theulefrèdus Judex è sottoscritto ad una clonazione del Mona- 
stero di S. Slefano del gennaio 998. 



( 264 ) 

Odelricus Nolarius et Judex roga l'alio di donazione dell'Impe- 
ratrice Adelaide alia chiesa di S. Siro. 

Thomas Judex filius quondam Thodelgrimi Judicis fa donazioni; 
al Monastero di Sanlo Slcfano nel dicembre 999. 

Petrus Nolarius el Judex Saeri Pulaeii roga un allo di dona- 
zione alla chiesa di S. Siro nell'aprile del 1000. 

Opizo Judex e Petrus Judex vengono ricordali come donai ori 
al Monastero di S. Stefano nel 1001 e 1019- 

Vedemmo che Warazo Judex solloscriveva il verbale di duello 
non avvenuto nel 29 aprile 1006. 

Theutefredus e Conradus Judices sono nominali in una dona- 
zione falla in quello slesso anno dal Vescovo Giovanni. 

Marinus Nolarius el Judex è ricordalo in ali i del 1007 e del 1011. 

Warazo o Waraco Judex già memoralo interviene ad alti del 
1011, 1012, 1013, nel primo con Petrus pure Judex. nel se- 
condo con Silveradus Judex el Nolarius , i! quale roga allri alti 
nel 1014, nel 1023 e nel 1024. 

Severus Nolarius et Judex roga nel novembre del 1013 un atto 
di donazione al Monastero di Santo Stefano, e sottoscrive allri atti 
nel 1018. 

Gisulphus Judex rinunzia nel febbraio 1018 alcuni suoi diritti 
al Monastero di Sanlo Stefano. 

Conradus già ricordalo interviene con Severus ad un allo del- 
l'agosto 1015. 

Cuniberlus Nolarius el Judex roga un allo di donazione al Mo- 
nastero di Sanlo Sicfano il 19 maggio 1018. 

Wilielmus Judex fa donazione al Monastero di Sanlo Stefano 
nell'aprile del 1022. 

Golhofredus Judex è menzionato nella locazione falla dal Ve- 
scovo Landolfo in novembre 1022 di alcuni beni della chiesa di 
S. Damiano posli in Bavari. 

Arnaldus Judex permula terre poste in Langasco col Vescovo 



( 2G5 ) 

Landolfo nel febbraio 1024, ed a tale allo è pure sotloscrilto il 
Giudice Conradus. 

Johannes Nolarius et Judex roga alli nel 1024- , 1052 e 1055. 

Derardus Judex soscrive una donazione falla al Monastero di 
Santo Stefano da Alberto Marchese nel gennaio del 1055. 

Winusius fdius quondam Johannis Judicis solloscrive in gennaio 
1059 una ricognizione dei diritti della cbiesa genovese sopra San 
Remo falla dal Conte Corrado di Venlimiglia. 

Ricordai nell'introduzione i due Giudici Wilielmus ed Ilerius ebe 
firmano il Placito tenuto in Genova nel dicembre 1059 da! Mar- 
chese Alberto, ma con loro altri Giudici v'intervennero, e lo sot- 
toscrissero, cioè Gisulfus, Teuzo, Jsembardus e Petrus ai quali 
si aggiunge Winìzo Nolarius et Judex (forse Io stesso clic il 
Winusius di sopra nolalo) che scrisse quel Piacilo, e Io vediamo 
anche a rogare un alto di donazione al Monastero di S. Siro nel 
gennaio 1041. 

Teuzo Judex già ricordato interviene altresì al Piacilo temilo 
nella valle di Lavagna dai Marchesi Alberlo ed Azone nel 1044 di 
febbraio. 

Oberlus Nolarius et Judex roga un allo di vendila di beni in 
Cesino nell'oUobre 1047. 

Amicus Nolarius ci Judex stipula un allo di donazione alla chiesa 
di Castello nell'aprile del 1049; e nel luglio dello slesso anno una 
donazione al Monastero di S. Siro è rogala da Bovus Nolarius el 
Judex, al quale allo interviene pure Oberlus Nolarius el Judex. 

Ilerius Judex donava in agoslo 1060 alcuni suoi beni posti in 
vai di Bisagno luogo detto Mulledo al Monastero di Sanlo Stefano, 
e dichiaravasi figlio di Oberlo. 

Anselmus Judex Sacri Paludi soscrive e roga alli nel 1074 , 
nel 1087, nel 1098 e nel 1100: e Petrus Judex compie uguale 
uffìzio nel 1087, 1088 e 1100, e Gisulfus nel 1097 e 1100. 

Olho Nolarius ci Judex Sacri Palalii rogava un allo nel 1 Olili 



( 20(1 ) 

di agosto, e Marchio Judex finalmente nell'ottobre 1100 e negli 
anni seguenti assiste a varii contraili. 

A mostrare poi che sotto il governo consolare Genova pur man- 
tenesse dei Giudici bastano gli alli di sopra ricordali. INè questo 
Guglielmo è il solo che veggasi insignilo di late dignità, ma altri 
molli sono menzionali e nello slesso Libar jurium ed in più docu- 
menti. Citerò fra gli altri Guinigims Judex, Gisulfus Judex, Cu- 
lielmus Judex de Drubeco più volle rammemoralo ; quest' allro 
Guilielmus Judex de Novaria, Olito Judex che vedemmo Console nel 
1145 che pare Io slesso che in diversi alli è dello Judex de Castro, 
forse a distinguerlo da un allro Odone pur Giudice che qualificasi 
de Madiolano, e del quale Icggesi il testamento a pagina 507 del 
volume II Charlarum dei Monumenta Imtoriae patriae. Un Araldus 
Judex è pur ricordalo in quel volume, ed un Duminicus pure 
ornalo di tale dignità nel 115G: e molli altri che lungo sarehhe 
enumerare. Non appare però da alcun documento che Genova 
avesse a quel tempo un Collegio dei Giudici (*) eh' è ricordato nel 
Liber jurimn per la prima volta nel 1355, e che pure sin dal 
secolo XII erano stabiliti in altro cillà. Certo è che i Giudici rim- 
memorali nei documenti genovesi del secolo XII erano tulli o quasi 
tulli forestieri, e quando cessato il consolalo dei Piacili furono 
destinali pochi Giudici a reggere tal Magistrato la Repubblica chiamò 
quasi sempre a tale uffìzio persone estranee al Comune. 

(1) Il Collegio dei Giudiei ed Avvocuti , come tutte le altre corporazioni 
di scienziati e letterati che furono in Genova dai tempi più antichi, avranno 
molta luce dalla bella Storia che di esse e dell'Ateneo genovese prepara l'e- 
simio Rettore di questo, Commendatore Lorenzo Isnardi, di una parte della 
quale la nostra Società ebbe ad udir lettura con molta soddisfazione di tutti 
in una delle ultime tornate. 



( 267 ) 

ANNO 1143, INDIZIONE GENOVESE V 
E DEL COMPUTO CESAREO VI. 

Quailro furono i Consoli del Comune: 
I. Bonussenior Mallonus. 

II. Guilielmus Porcus. 

III. Guilielmus De Volta. 

IV. Lanfrancus Pìper. 

Giudicavano i Piali: 
I. Hugo Judex. 
II. Bonusvassallus de Odone. 

III. Oglerìus Ventus. 

IV. Guilielmus Lusius. 

Quest'anno fu memorabile per la lega, che il Comune fece 
con due potentati stranieri; cioè col Conte e cogli abitanti di Santo 
Egidio, e con Guglielmo Conte di Montpellier, che avea debellalo. 
Né, cercando di accrescere al di fuori la potenza della Repubblica, 
questi Consoli trascurarono l'interna amministrazione, e ne fan fede 
il decreto che stabilisce la parte spettante alla moglie nell'eredità 
del marito, e l'altro che obbliga i Giudici a giurare fedeltà al 
Comune, e leggonsi entrambi nel voi. I del Jurium. 

ANNO 1144, INDIZIONE GENOVESE VI E VII CESAREA. 



Ressero il Consolato del Comune: 

I. Tanclerius de Mauro de Plalealonga. 

II. Philippus de Lamberto. 

III. Guilielmus Ventus. 

IV. Bellamulus. 

Erano Consoli dei Piacili : 
I. Elyas. 



( 2G8 ) 

II. Guilielmus Judex de Novuria. Il libro dei diritti , corno av- 
vertii , a pagina 81 registra un decreto dei Consoli genovesi , che 
stabiliscono un onorario a questo Giudice, e gli obblighi di lui verso 
il Comune. 

IH. Caffarus. 

IV. Obertus Spinola. 

Molti sono gli alti di questo Consolalo; assai notevole quello che 
crea dei testimoni! scelli dallo Slato per firmare gli alti privali 
(V. il Liber jurium pag. 95). In qucst' anno fu spedila una galera 
contro il Conte di Milgori, fratello del Conte di Barcellona , il quale 
turbava il commercio colle sue ruberie, ed in un comballimenlo 
perde la vita. Fu anche mandala una legazione al Papa Lucio II, 
molli privilegi e favori chiedendo , ma solo si ottenne la conferma 
dei diritti che Genova aveva nella Siria e la dispensa dal paga- 
mento, al quale era tenuta sino allora, di una libbra d'oro alla 
Curia romana per il possesso della Corsica. 

ANNO 1145, INDIZIONE GENOVESE VII ED VIII VOLGARE. 

Eran preposti al reggimento del Comune i Consoli : 
1. Guiscardus fratello di Caffaro. 
II. Guilielmus Lusius. 

III. Ido Gontardus. 

IV. Oglerius Guidonh scritto anche de Guidone come vedemmo. 
I diversi esemplari del Caffaro a me noli registrano come Con- 
soli del Comune di quest'anno: 

I. Ansaldus Mallonus scritto in qualche codice per ishaglio 
Anlonius. 

II. Guilielmus Niger. 
III. Ido Gontardus. 
IV- Oglerius Guidonis. 
I documenti però riportano i nomi di questi due ultimi e no- 






( 269 ) 

lano invoco dei primi, Guiscardus o Gulielmus Lusius; io tengo 
quindi che per errore furono scritti nel Gaffa ro Ansaldus Mallonus 
e Guìlielmus Niger , i quali spettano invece all' anno seguente. 

Non sono mono di olio i documenti di queslo Consolalo regi- 
strali noi Liber jurìum , e in nessuno di essi trovasi il nomo di 
Ansaldus Mallonus e Gwlielmus Niger, ma sempre quello di Gui- 
scardus e Guìlielmus Lusius. 

Quallro altresì sedevano al Consolato dei Piacili: 
I. Olho Judcx non ricordalo in allra serie stampala. 
If. Guìlielmus Buffer ius. 

III. Bodoanus de Mauro de Plalealonga o de Moro coni' è in un 
allo dell'anno seguenle (Vedi Liber jurhtm stampalo voi. I pag. 1116). 

IV. Ceba. 

In quest'anno fu edificalo il castello di Sestri e molli al li furono 
compili dai Consoli, e più leggi da loro decretate. Importante assai 
è quella che esclude dai pubblici uffizii i sudditi di potestà stra- 
niera. Molli signori dei dintorni giurarono altresì 1' abitacolo nella 
città. Cilerò Ira gli altri i signori di Cogorno già ricordali, quei di 
Lagneto, i Da Passano ed il Marchese Alberto di Cavi. 

ANNO 1146, INDIZIONE GENOVESE Vili E IX CESAREA. 

Al Consolalo del Comune furono eletti: 

I. Ansaldus Mallonus. 

II. Guìlielmus Niger. 

III. Caffarus. 

IV. Lanfrancus Piper. 

Consoli dei Piacili furono: 
1. Boemundus de Odone. 
II. Maritili* de Porla. 
HI. Sigismundus Muscula. 

IV. fìainaldus Gabus. Gobus ha l'esemplare di Caffaro della R. 
Uni versila , ma per errore. 



( 270) 

I Consoli di quest'anno fecero lega cogli Alessandrini che promi- 
sero al Connine genovese aiuto e soccorso per tenere i castelli di 
Voltaggio, di Fiaccone ed altri di là dal giogo e stipularono varii 
patti coi Conti di Venlimiglia. Caffaro poi con molte galere ed un 
forte esercito fu spedilo contro i Saraceni, che si erano annidali in 
Ispagna. I Genovesi s' impadronirono avanti di Minorca , assalirono 
poscia Almeria, dalla quale ricavarono ricchissimo bollino, e non po- 
terono terminar la guerra per l'inverno che sopravvenne. 

ANNO 1147, INDIZIONE GENOVESE IX E X CESAREA. 

I Consoli del Comune furono sei: 
I. Philippus de Lamberto il quale calunnialo, come nella pre- 
fazione avvertii, fu privalo della dignità consolare. 
II. Oberlus de Turri. 

III. Oglerius de Guidone. 

IV. Balduinus. Sebbene non abbia alcun cognome, probabilmente 
era Balduinus de Castro, ricordalo in moltissimi alti del tempo. 

V. Ansaldus de A uria. 
VI. Guilielmus Piccamilius. 

Quattro come negli anni precedenti ressero il Consolalo dei Placiti: 
I. Hugo Judex. 

II. Ingo de Volta. 

III. Obertus Cancellarius. 

IV. Ansaldus Pizo. Cosi ha il codice dell'Università, e il Caffaro 
stampalo nel 1128, il Giustiniani ed i documenti del Liber jurium. 
Altri lo chiama Ansaldo Pizo, o Rizzo o Riccio, ed in qualche serie 
è dello anche Bufus, non so per qual causa. Io tengo per erronee 
tutte queste lezioni ed ammetto solo la prima. 

In quest'anno fu fallo un severissimo decreto contro i cittadini 
che non preslavano il servizio militare. Fu ordinato che eglino 
sarebbero riguardati come stranieri, e soggetti a lutti i pesi e leggi 



( 271 ) 

proprie di questi. Ciò facevasi a causa della spedizione conlro Al- 
meria dalla Repubblica decretala, e ch'ebbe compimento colla presa 
di quella città. 

Piacemi qui ricordare i nomi di coloro che presero parte alla 
congiura o rassa già menzionata contro Filippo di Lamberto av- 
venuta in quest'anno. Erano eglino cittadini principalissimi , e quasi 
tulli di famiglie visconlili: Jonatas Crispinus, Corsus (cioè Corsus 
Sigismundi), Conradus Poreellus J Negranzo, Guilielmus Stralandus, 
Albertus Rizus , Nuvolonus , Bernizonus, Lantbertus Poreus, Bonus 
Senior Rufus, Oglerius de Ranfredo, Navarras , del quale è men- 
zione nel Breve della Compagna del 1157 ove clicesi excepto Na- 
varro quem deierare non conslringimus (Vedi pag 191 , linea 16) 
e ciò naturalmente per 1' associazione o rassa alla quale era ob- 
bligato. 

ANNO 1U8, INDIZIONE GENOVESE X E XI CESAREA. 

Venner chiamali al Consolalo del Comune: 

I. Guilielmus Buronus. Costui era della famiglia Della Volta 
come avvertii. 

II. Ansaldus Mallonus. 

III. Oglerius Ventus. 

IV. Jordanus de Porla. 
V. Henricus Guercius. 

VI. Lanfrancus Piper. 

Erano Consoli dei Placiti : 
I. Guilielmus Niger. 
II. Frcdenzonus Gontardus. 
RI. Marinus de Porta. 

IV. Opieinus Lecavela del quale è anche ricordalo il fratello Ottone. 
La presa di Tortosa e la compra del castello di Parodi resero 
celebre quesl' anno. 



( 272 ) 

Cade sodo questo Consolalo la seguente convenzione dulia Re- 
pubblica coi Pisani eh' è inedita tuttavia, sebbene sia fallo cenno 
«Iella conclusione di essa nella storia del Rondoni pubblicala nel 
VI volume, parie I, dell' Archivio storico. Il Dottore Marangone 
(Croniche di Pisa stampale nel volume II dei Rerum Ilalicarum 
Scriplores), il Tronci ( Memorie isloriche della Cillà di Pisa) ed 
il Fannuci (Storia dei tre celebri popoli marittimi d' Italia ecc.) 
danno il sunto di un allo simile celebralo iM5 maggio 1150, die 
pare la rinnovazione di questo che qui slampo. La pergamena ori- 
ginale che il conteneva serbavasi nell'Archivio della Repubblica 
(cantera XI), ma, come lanle altre, andò smarrita, ed or n'è copia 
Ira i preziosi manoscritti che possiede 1' Avv. Ageno, e che già 
furono dell' Avv. Carlo Cuneo (*) donde il trascrivo. Ha in lesta: 
(Pergamena assai grande scritta in quell'età, Archivio della Repub- 
blica, camera XI). 

« Ab hac die in anlea usque ad xxvmi annos venluros. ego 
« eonsul pisanus studiose non offendam nec offendere faciam ali- 

« quem ianuensem civem vel habilanlem in eorum dislriclu 

« deferentem lilleras comuni sigillo ianuae sigillaias. si vero aliqua 
« poleslas vel civilas vel locus habilalus manens a capile anse usque 
« caput saline de regio et per totani siciliam. et a capile saline 
« usque veneliam et a venelia usque conslanlinopolim et a conslan- 
« linopoli usque suriam et per lolam suriam et per tot uni egy- 
« plum et per totam barbariam et per lolum garbimi et per loiarn 
« hispaniam et ab bispania usque portimi monachi circuendo uni- 
« versas marilimas offenderit vel offendil a quindecim annis pre- 
« leritis usque nunc aliquem ianuensem civem vel habilanlem in 
« eorum dislriclu in personas vel res poslquam eonsul ianuae 



i\) Su tale raccolta e siili' anonimo collettore vedi quanto scrive l'Avvocato 
Ansaldo alla pagina iì di questo stesso volume degli Atti della Società ed 
altrove. 






( 275 ) 

« nobis pisanis cousulibus auxilium de facienda legalione pelierint in 
« eorum arbilrio facicmus legationem lalcm qualcm ipsi fecerinl 
« et qualem prohibitionem vel develum ipsi fecerinl suis civibus 
« vel babitanlibus in eorum dislriclu (aleni et nos noslris faciemus 
« de non eundo in lerram illam. si vero poleslas illa vel civilas 
« vel locus habilalus in voluntale ianucnsium consulum vel legali 

« illorum offensionem illam non emendaveril et ipsi (logoro) 

« faciemus et nos similem cxercilum ab una in xxxx galeis in 

<> voluntale ianuensinm consulum el eos in ilio excrcilu bona fide 

« adiuvabimus... el faciemus inrare ad unum hominem idem sa- 
« cramenlum in comuni parlamento in anima populi. ci quando- 
« cumque consules inlraverint faciemus hoc sacramenlum eis iu- 
<= rare, el quando populns pisanus iuraverit obedire consulibus de 
« comuni el publico negocio noslre civi'alis faciemus predicta sa- 
« cramenla unicuique ilem iurarc... hec omnia observabimus... cx- 
« ceplo de sardenia de qua ianuenses nullomodo hoc sacramento 

« lenebimur (mollo mancante), aduni est hoc feliciler in 

« loco porlus vcneris. dominice incarnalionis anno millesimo cen- 
« tesimo quadragesimo nono, indiclione undecima, quintadecima 
« kal. madii ». 

L'anno H49 che l'atto porla è il pisano, il quale, come ognuno 
sa, cominciava il 25 marzo precedente all'anno che dalla Natività 
aveva principio in Genova ed altrove , e perciò l'anno pisano dal 
25 marzo al 25 dicembre era superiore di un anno al nostro. 

ANNO 1H9, INDIZIONE GENOVESE XI E XII CESAREA. 

Furon Consoli del Comune: 

I. Guilielmus Venlus. 

II. Cu/far us. 

III. Guilielmus Pcllis che lauto valore mostrò sodo Almeria. 

IV. Oberlus Spinala. 



( 274 ) 

V. Guilielmus Niger. 

VI. liubaldus Bisaccia o Besaza. 

Sedctlero Consoli dei Piacili : 
I. Guilielmus Bu/ferius. 

lì. Guilielmus Sianconus. È ricordalo nel voi. Il Chartarum un 
allro Guglielmo figlio di lui, e la figlia Alda. 

III. Oberlus Cancellar ius. 

IV. Sigismundus Muscula. 

Nessun notabile fallo avvenne in quest'anno, e Caffaro negli an- 
nali registra solo il nome dei Consoli predetti ; il Libcr jurium ha 
parecchi alti a loro nome. Notabili sono le locazioni di diversi di- 
ritti e gabelle ad alcune società forse per sollevare le finanze del 
Comune esauste per molle cause, e principalmente per la guerra 
dell'anno precedente. Quegli alti adoperano già il nome di compera 
poi dato ad altri imprestili, riuniti tulli finalmente sotto il nome di 
Banca di S. Giorgio nel 1407. 

Il primo di siffatti affini concede per quindici anni sul prezzo 
di lire mille trecento una l'introito delle misure e dei pesi, eccello 
ciucilo delle mandorle e del sevo. La società che lo acquista consta 
dei più nobili cittadini. Vi si veggono infa Ili : Guglielmo Piccamiglio, 
Vassallo di Ghisolfo, e Bonvassallo Cima De Mari che sborsano 
cento sessanta lire; Guglielmo Malocello, e Tanclerio Mazzanello che 
vi entrano per lire cento sessanta; Ansaldo Doria che da sé solo 
paga cgual somma; Anfosso Guercio, e Filardo che pur vi concor- 
rono per ugual parie; né meno paga Ollone Leccavello. Cento lire 
poi sborsa Guglielmo Di Negro; altrettante Oberlo Torre con An- 
saldo di Mortelo; Rubaldo Alberico con Bonifazio Boccuccio; e 
Bonvassallo di Primo con Villano pur di Castello; e senz' alcun 
compagno Fredenzone di Sosiglia. Ed a molli di costoro unili ad 
altri pur locarono diversi altri redditi del Comune fra quali il 
prodotto della riva e degli scali, ed il pedaggio di Voltaggio, e la 
Zecca della moneta d'oro e d'argento per mille dugcnlo lire. Oglcrio 



( 275 ) 

Vento, Guglielmo e Lanfranco Pevere , Oberlo Porco, Caffaro, Gui- 
done Olasca , Ollone Leccavello , Guglielmo Piccamiglio , Ollonc 
Turco, Vassallo di Ghisolfo, Anfosso Guercio e Lamberto De Ma- 
rino compongono quesl' ultima società. Un'altra prende in affilio i 
banchi per cambiar le monete per lire quattrocento. Essa è formala 
da Oglerio e Guglielmo Vento, Lanfranco Pevere, Anfosso Guercio, 
Vassallo di Ghisolfo, Guglielmo Musso, Oberto Torre, Ollone Lec- 
cavello, Nuvolone, Slabile e Guglielmo Guercio. 

Anche per vantaggio delle finanze del Comune i Consoli pre- 
scrissero una nuova lassa da pagarsi dalle navi e dalle merci che 
entrassero nel porlo o nella ciltà. Per rimeritare poi i Venlimigliesi 
che nella spedizione di Torlosa avevano giovalo mollo la Repubblica 
colle persone e con denari , accordarono loro dei privilegi , e fra 
gli altri quello di poter commerciare col Comune nella stessa guisa 
che ai cittadini era permesso. 

In questo Consolalo, Alberto Marchese di Gavi coi figli Giovanni, 
Manfredo e Guglielmo giurarono di nuovo la Compagna genovese, 
ed il secondo dei figli, Manfredo, promise altresì l'abitacolo nella Città. 

Appartiene a quest'anno la concessione di due fondachi e di molli 
privilegi falla alla Repubblica da Roadele Re di Valenza, e stam- 
pala nel Lìber jurium voi. I, pag. 152 sotto l'anno 1150, Esso ha 
la dala: fuil scrìpta caria isla mediante mense Safar anno quia- 
gesimo XLIIII. Ma l' anno cinquecento quarantaquattro dell' Egira 
ebbe principio nel maggio dell'era nostra 1149, ed il mese di 
Safar era il secondo dell'anno arabo, e perciò l'alio fu compilo 
tra il giugno e il luglio del 1149. 



-.-• 



ANNO 1150, INDIZIONE GENOVESE XII E XIII CESAREA. 

Erano Consoli del Comune: 

I. Ansaldus Mallonus. 

II. Guilielmus Lucius. 



( 276 ) 

III. Rodoanm de Mauro de Platealonga. 

IV. Laufrancus Pi per. 

Quadro altresì erano i Consoli dei Piacili: 
I. Boemundm de Odone, come dicemmo, figlio di Odone di 
Caraldo. 

II. Fredenzonus Contardus scrino con poca esaltezza nei codici 
Fredericus , ma negli alti sempre Fredenzonus, e tal nome assai 
di frequente trovasi negli antichi genovesi e di raro l'altro. 

III. Anselmus de Caffara che in qualche codice è chiamalo An- 
cellinus o Ansaldus. 

IV. Ansaldus Spintila dello egli pure in qualche codice Ansel- 
mus e nell'esemplare di Caffaro della R. Universi là di Genova An- 
tonius, ma nelle carie sincrone Ansaldus. Una stampala nel voi. Il 
Ciartarum pag. 937 lo dice fratello di Obcrlo , e lo asserisce già 
morto nel 1164. 

I Consoli di quesl' anno conchiusero molti contraili. Diedero in 
affilio ad una società tulli i beni del Comune in Torlosa; affida- 
rono altresì la custodia del castello di Fiaccone a Baldizzone For- 
nario ; e quesl' ultimo decreto sebbene veggasi stampalo nel Liber 
jurium pag. 147 sollo il gennaio 1150 appartiene invece al gen- 
naio dell'anno seguente, e ciò indica assai chiaramente e il nome 
dei Consoli e l'indizione XIII secondo l'uso genovese cominciata nel 
settembre 1150. 

ANNO 1151, INDIZIONE GENOVESE XIII E XIV VOLGARE. 

Furono eletti Consoli del Comune : 

I. Guilielmus de Bonobello. 

II. Olito liufus. 

III. Guilielmus Slralandus. 

IV. Bolericus. Nel Caffaro dell'Università è scritto Bolcncus, conio 
è chiaro, per cattiva lettura. 



( 277 ) 

Nei documenti sincroni (rovo Botericus de S. Lamentio, e Bo- 
lericus Amici o de Amico, ma nulla prova clic lali attribuii con- 
vengano a questo Console, eh' è di certo il Botericus vicecomes 
ricordalo a pagina 225 del volume primo del Liber juriitm, e 
che nel fìegislro Arcivescovile apparisce in consorzio colle fa- 
miglie visconlili. 

Al Magistrato dei Piacili sedevano: 
F. Hugo de Elia. Nei documenti del tempo trovo anche Wi- 
lii'lmus Eline, Olho Eliae , Oberlus Eliae, ed anche Slephunus fra- 
ter Eliae. 

II. Olito Benserrus. Il codice dell' Università genovese ha Bcn- 
certo , le carie sincrone Bencerrus. 

III. Oberlus Caliceli arius. 

IV. Guilielmus Niger scritto anche De Nigro. 

Quesli Consoli locarono per venti anni la gabella del sale ad una 
società nella quale avevano parte i più rispettabili cittadini e molli 
uomini consolari come Ingo della Volta, Guglielmo Piccainiglio, 
Vassallo di Ghisolfo, Bonvicino, Cima De Mari, Embriaco, Dioli- 
salve, Tanclcrio Mazzanello, Guglielmo Vivaldi, Ansaldo Doria e 
Guglielmo Malocello. 

Eglino proibirono altresì a tulli gli abitanti da Monaco a Porto- 
Venere di recare armi , legnami ed attrezzi navali nei paesi sa- 
raceni. 

ANNO 1152, INDIZIONE GENOVESE XIV E XV VOLGARE. 

Erano Consoli del Comune: 
I. Tanclerius de Mauro de Platealonga. 

II. Bubaldus de Albericis. Gli alli ricordano il padre di lui 
Dodo. 

III. Bubaldus Bisaccia. Talvolla è indicalo col solo cognome 
Bisaccia. In un allo del 23 giugno 1158 (V. il volume II Citarla- 



( 278 ) 

rum già citalo) è dello fratello di Enrico e Balduino Guercio; e 
così, come appresso si vedrà, era egli ancora di famiglia riscontile. 
IV. Ansaldus Spintila che, come dissi, è anche scritto Anselmus 
ed Antonius per errore. 
Amministravano la giustizia: 
I. Giulie Imus Buffcrius. 
II. Guilielmus S/anconus. 

III. Guilielmus Cicala. 

IV. Conradus Rufus. Nei Colleclanea del Federici Io veggo no- 
minalo Conradus de Curia , e tale attributo o il sinonimo de Curie 
gli può benissimo competere perchè Guilielmus e Rubaldus pur 
Rufi son detti Guilielmus et Rubaldus de Curia ed anche de Curie 
negli atli sincroni. 

In quest'anno fu decretalo che li pubblici macelli fossero stabiliti 
al Molo ed inSosiglia, ma venne conservalo il drillo che sull'eser- 
cizio di essi godevano i Visconti. È questa la prima volta che il 
Liber jurium parla dei diritti di questi rispettabili cittadini , che 
sono ricordali altresì in seguilo del 1174 nei patti con Raimondo 
di Narbona, in quelli cogli Alessandrini nel 1192, nel trattato col 
comune di Montpellier del 1225, nella pace cogli abitanti d'Ales- 
sandria, di Asti, di Alba e dì Tortona nel 1227; nella lega cogli 
abitanti di Sant'Egidio del 1232; nell'altra col comune di Mont- 
pellier del 1252; e mollo ampiamente nel decreto del Capitano del 
popolo Guglielmo Boccanegra del. 10 marzo 1259 che prescrisse i 
limili dentro i quali eglino dovevano riscuotere la lassa sulle biade 
ed altre cibarie. 

Il prelodato Avvocato Cornelio Desimoni in questo slesso volume 
degli Atli della nostra Società (pag. 115 e seguenti) parlò lunga- 
mente dell'origine dei nostri Visconti e della loro discendenza. Io 
dirò qui solamente che il primo tra essi di cui ci rimanga me- 
moria è quell'/do che vien ricordalo nell'alto di Teodolfo vescovo 
di Genova che nel 952 rivocava la concessione di terra già fatta 



( 279 ) 

a Prole Silvestro ( l ). Altri documenti del secolo X che abbiano 
memoria dei Visconti io non conosco, ma parecchi del secolo XI 
ricordano Oberlo come già morto avanti il 1005; Ingo sottoscritto 
qual teste ad una donazione al Monastero di S. Stefano fatta in 
marzo del 1026; Gandolfo figlio del quondam Guglielmo, che nel 
marzo 1030 fé donazione al Monastero di S. Siro dei suoi beni 
posti a Casamavali in Bisagno, e ch'è pur soscrilto all'alio di ri- 
conoscimento dei diritti della Chiesa genovese sopra S. Remo fatto 
dal Conte Corrado il 29 gennaio 1039: un altro Oberlo interviene 
al Placito tenuto in Genova da Alberto Marchese noli' anno stesso 



(1) Quest'importante documento fu dapprima pubblicato dui Deza nella sua 
Storia della Famiglia Spinola, e recentemente da me nel mio volume Monete 
e Medaglie degli Spinola di Tassarolo, Arquala, Ronco, Roccaforte, Ver- 
gagni ecc., ma essendomi io come il Deza servito di una copia inesatta, credo 
prezzo dell'opera di riprodurlo qui più corretto, ora che mi venne concesso 
di averne solt'occhio un esemplare assai migliore, e che nel 1750 e 1751 fu 
riscontrato colla pergamena originale che serbavasi in S. Siro. 

CMLII INO X TEODULrHI EPISCOPI ANNO VII OTTONIS REGIS I. 

« Teodulphus gratia Dei Episcopus omnibus S. Dei Ecclesiae fidelibus cleri- 
ci cis et laicis notum esse cupimus qualiterdum in hac Sancta sede Beatissimi 
« Syri Episcopi Deo largiente noviter presideremus nullam quditatem neque 
« consuetudinem loci cognoscentes venit quidam presbiler nomine Silvester 
« noster adjuratus fidelis postulans nostrana clemenliam quatenus secundum 
« hujus loci consuetudinem concederemus ei peciam vineae de rebus S. Syri 
« per libellum, Nos igilur ejus fidei et fidelitati promisse creduli facti ser- 
r, vicium et caligas ab eo percipientes peciam vineae quam posfulavit ei con- 
« cessimus adjurantes per fidelitatem quam nobis deberet ne hoc ad dissi- 
« pationem et detrimentum nostrae Ecclesiae postularet qui per Dominum se 
« professus est non facere quo facto comperimus post triduum ipsam vineam 
« positam esse iuxta muros et atrium beatissimi Syri Confessoris ubi ejus 
» corpus humatum quiescit. Denique credentes nos nimium in hoc deliquisse 
« et herrore 'sic) decepti S. Matrona Ecclesiam ofendisse (sic) penileutia du- 



( 280 ) 

103!); un Oglerio pur Visconte è presente al Placito che tengono 
nella valle di Rapallo i Marchesi Alberto ed Azone per una selva 
spellante al Monastero di S. Fruttuoso il 1.° febbraio 1044. E 
nel!' ultima metà di quel secolo ahhianio menzione del Visconte 
Oberto figlio forse al secondo Oberlo già ricordalo nella conces- 
sione di alcuni beni della valle di Slurla e di Bavali che nel 1060 
faceva il Vescovo di Genova al Monastero di S. Siro. Neil' aprile 
del 1081 Rainoisa donava alcuni beni al Monastero di S. Stefano 
e dichiaravasi moglie del Visconte Ingo; e finalmente è memoria 
del Visconte Landolfo nell'alto del 23 aprile 1098 che io ricordai 



« cti consideranles ne hisdem (sic) Presbiter Silvcsler aliquud dispendi! da- 
« mimili haberet pio eadem vinea dedimus ei per libellum Mansueti in Carbo- 
« naiia quem per comutationem accepimus a Gotofredo herede Thomae Sca- 
« vini, lnsuper et concessimus ei orreum Iribus annis spoponditque hac (sic) 
« promisit idem Presbiter libellum de predicta vinea nobis se redditurum 
« quod minime fecit sed semper ipsius vineae blavas collegit. Considurantes 
« siquidem prelaxati Presbiteri cor impenitens et prò hujuscemodi commisso 
« plagam sibi a Deo et S. Syro illatam unde per hujus nostrae firmitalis 
« et cessionis paginam eamdem vineam per terminos et fines suos restaura- 
« mus et restituimus in eadem Sede et S. Ecclesia unde fuit de subteriore 
« capite via publica et fossato de alia parte vinea qnae tenet Ydo Viceco- 
« mite (sic) usque in Castello de tercia parte via quae pergit in Castelleto (»»). 
« lnsuper concedimus ei omnem decimationem ipsius ecclesiae anliquitus per- 
ei tinentem per fines et coherentias designatas foris muro Civitatis Janua 
« usque in Fosalo Aura Palatii (a) et fiumen Vesano(o) et usque in Fosato S. Mi- 
« chaelis in usum et in sumptum Clericorum ibidem assidue Deo militaulium 
« staluentes Canonico judicio et Censura ut nemo successorum nostrorum 
« aliquo scriptionis aut alienationis titulo ipsam vineam et suprascripta de- 
«. cimutionem de Ecclesia S. Syri usurpare aut alienare praesumat. Quod si 
« quis facere praesumpserit anathematis marranathe vinculo se innondalum 

(m) Si parla del Monte Albano a Iramonlana della Cina attuale e presso la chiesa di S.Siro. 
(ó) Intendesi con tal nome il fossato di Casamaruh o Caiamavari (he già ricordai , edove 
or sorge la parrocchia di Sani' Antonino. 

(6 II Bisaguo dello anche Fcritur in alcune carie , a levante di Genova. 



( 281 ) 

nell'introduzione, e che l'Avv. Ansaldo stampò a pag. 07 del fa- 
scicolo II degli Alti della noslra Società. I discendenti di costoro 
essendo divisi in più rami non ritennero F appellativo di Visconti 
sebbene godessero i diritti del Viscontalo, ma il volume dei Pri- 
vilegi ed acquisti delle cinque compere del Peagelto, Porla, Vol- 
taggio, Gavi, Riva, Vicecomilato ecc. eh' è nell'Archivio di S. Gior- 
gio contiene descrizioni di leslimonii che ci rivelano quali fossero 
i discendenti dei Visconti: pag. XXVIII: Inlerrogatus de nominibus 
vicecomilum dixil: Progenies Spinulorum, Porcellorum \, illorum. 
de Carmadino , illorum de Marino, Canevariorum , et aliorum plu- 



« esse cognoscat et cum Juda traditore in extremo judicio damnatum in 
« praesenti quoque seculo ultionem vindictae accipiens terra apperiat (sic) 
« os suum et absorbeat illum sicut Dathan et Abiron qui viventes descen- 
« derunt in infernum quod ut verius a nobis factum credatur hanc firmator 
« (sic) manu propria roboravimus. 

« Actum anno Episcopatus nostri septinio Indicione decima , regnante Do- 
« mino nostro Otto Rege hic in Italia anno primo. Incarnationis Domini 
« nostri Jesu Chrisli anno nongentesimo quinquagesimo secundo feliciler. 

« Teodulphus Dei gratia humilis Episcopus in hac cessionis pagina m. m. 
« propria subscripsi et subscribentes firmare rogavi analhcmatis vinculum 
« imprecantes ut fiat fiat et fiat f f f amen. 

« -j- Wit-Baldus Archipresbyler Sancte Januensis Ecclesiae fiat fiat fiat. 

« Johannes de Cardine Sanctae Ecclesiae Diaconus fiat fiat. 

« Johannes Presbiter Sanctae Ecclesiae fiat fiat -j- Johannes Diaconus de 
« cardine Sancte Januensis Ecclesiae fiat fiat amen. 

« Ego Thomas de Sancto Laurentio Notarius hoc exemplum extraxi et exem- 
« piavi ab authentico instrumento subscriplo manibus predictoru Teodulphi 
« et Wit-Baldi Johannis de Cardine et Johannis Presbyteri et hoc mandato 
* mihi Thomae dicto facto a Domino Wilielmo de Monticello Consule Januae 
« de justitia de versus Burgum in anno currente millesimo ducentesimo se- 
« xagesimo quinto indicione VII die 14 februarii inter Nonam et Vesperas. 
« Testes Obertus Pascius Judex, Henricus de Braia Notarius et Henricus Dar- 
« della Notarius predicla adposlulant (sic) Domini Matthei Abatis Monasterii 
« Sancii Syri Januae ». 



( 282 ) 

rimorum. Ed a pag. XXII: Interrogali/,» qui sunt vicecomites re- 
spondit: UH de Carmadino, UH de Insulis, Guercti, Spintili, Tu- 
barti, Porcelli, UH de Marmo, UH de Mari, UH de Sancto Pelro 
de Porla; ilem Scoli, Piperes, Advocali, Cibo, Gaberniae, de 
Granala, de Campo et Bassi, Canevarti, Ficimalarii et ulti 
plures (*). 

È a notare che i Visconti sino dalle prime memorie che di loro 
ci rimangono fan sempre professione di legge romana. Citerò ad 
esempio la donazione già menzionala del visconte Gandolfo alla 
chiesa di S. Stefano del marzo 1050, la quale ha sul principio le 
seguenti precise parole: Ego Gandulpkus vicecomes fìlius quon- 
dam Wilielmi, et Officia jugalibus filia quondam Guarachi et 
Matrona filia quondam Alberici (che come dall'alto rilevasi era 

vedova d'idonc) qui professi sumus nos omnes es nostra 

lege vivere Romana ecc. 

Sotto questo Consolalo altresì registra il Liber jurium la dedi- 
zione dei Savonesi al Comune di Genova; ed avendo quell'alto 
l'anno 1155, e l'indizione I nel mese di gennaio, parmi che possa 
dedursi che i Savonesi coniassero in quel lempo l'indizione giusla 
il costume volsare e non come i Genovesi. 



>o« 



ANNO 1153, INDIZIONE GENOVESE XV E I VOLGARE. 

Venivano eleni Consoli del Comune: 
I. Marlinus de Mauro de Plalealonga. 

(1) Fu stampato (perchè in altre copie delle stesse deposizioni così legge- 
vasi) Conlrovercii , Calarti e Darbinae, ma la lezione Gucrcii, Tabarii, e 
Gaberniae sembra più esatta. Non so poi decidere se negli antichi documenti 
dei quali noi abbiamo solo copia vi fosse Caslavencii invece di Contravercii 
e Tabachi in luogo di Tabarii, o Cabarii. Nelle carte più antiche è nominato 
un fdus Tabacus e assai di spesso parlasi dei drilli della casa Castavcntiae 
e Castareneiae. 



( 285 ) 

II. Henricus Guercius. 

III. Guilielmus Niger. 

IV. Guilielmus Lusius. 

Erano Consoli dei Piacili: 

I. Obertus Cancellarius. 

II. Ido Gont ardua (Minor vi aggiunge il Caffaro dell' Università). 

III. Guilielmus de Ripa Judex. 

IV. Johannes Malusaucellus. 

Pochi furono gli adi di qucslo Consolalo. Vennero stipulati palli 
coi Lucchesi e coi Pontrcmolesi; dati in feudo agli Embriaci Gi- 
bellello e S. Giovanni d'Acri; e fu falla facollà ai padroni delle 
galee di punire i marinai disertori. Siccome questo decreto che 
porta la dala del dì della Purificazione del 1154 è a nome dei 
Consoli Guglielmo Negro, Martino del Moro ed Enrico Guercio, 
cosi abbiamo prova novella che la giurisdizione dei Consoli del- 
l'anno precedente continuava anche il dì della Purificazione nel quale 
entravano in carica i nuovi magistrali. 

ANNO 1154, INDIZIONE GENOVESE I E II VOLGARE. 

Tenevano il Consolalo del Comune : 

I. Oglerius de Guidone. (Non ripelo i nomi dell'avo e del bi- 
savo Rustico ed Erizzo, come feci altrove, essendo ormai questo 
Console abbastanza nolo). 

IL Obertus Spinula. 

III. Ansaldus Auriae dello Anlonius nel Caffaro dell' Università , 
ma per errore. 

IV. Lanfrancus Piper. 

Erano Consoli dei Piacili: 
I. Olho Judex. 
IL Jonalas Crispinua. 

III. Fredenzonua Conlardua. 

IV. Baldizonus Ususmaris. 23 



( 284 ) 

Caffaro notando il nomo di questi Consoli fa avvertire che eglino 
non volevano accettare Tallo magistrato al quale erano chiamali 
perchè la Repubblica sembrava loro intorpidita , e sepolla in pro- 
fondo letargo, né ci volle meno delle preghiere dell'Arcivescovo 
perchè eglino assumessero le redini del governo. E per ispingere 
la città a tentare qualche cosa di grande ordinarono la costruzione 
di molle galee e la liberazione dei gravi debili, che nei precedenti 
Consolali il Comune aveva contralti. Essendo poi disceso in Lombar- 
dia l' Imperatore Federigo Barbarossa gli spedirono Ambasciatori 
l'Arcidiacono Ugone della Volla che fu poi Arcivescovo, e l'annalista 
Caffaro i quali furono ricevuti dall'Imperatore con molla affabilità, 
e molli segreti della sua politica lor confidò. 

Un fiero incendio distrusse in quest'anno buona parte del borgo 
della cillà. 

ANNO 1155, INDIZIONE GENOVESE II E III COMUNE. 

Erano Consoli del Comune : 

I. Guilìelmus Porcus. 

II. Obertus Cancellarius. 

III. Johannes Malusaucellm : Oberlus lo chiama il Caffaro , ma gli 
atti e le iscrizioni che di sollo riporlo lo dicono Johannes. 

IV. Guilìelmus Lusius. 

Al Consolalo della giustizia furono eletti: 
Per le Compagne di Palazzolo, Piazzalunga, Macagnana e S. Lorenzo: 
I. Bonusvassallus de Castro. Nel Caffaro dell'Università è can- 
cellato De Castro, e vi è scritto invece De Lamberto Medico, e lo 
slesso epiteto gli dà il Giustiniani; le iscrizioni del tempo che qui 
sollo riporlo si accordano nel chiamarlo Bonusvassallus de Castro. 
Forse era egli figliuolo di Lamberto Medico e perciò gli possono 
benissimo convenire le due qualificazioni. In quei tempi non es- 
sendo ancor fermo l'uso dei cognomi di famiglia Io slesso individuo 









C 285 ) 

era indicalo con denominazioni assai differenti che or prcndevansi 
dal nome del padre come Ronusvassallus de Odono , Oglerim de 
Guidone; di sovente da quello dell'avo come i de Alberici, i de 
Rodulpho ecc.; lalora dal nome della madre, o della moglie, o di 
una sorella, o di un antenato come Gandulphus de Matrona, An- 
saldus Auriae, con tulli i D'Oria posteriori, Ansaldus Ilae eie; 
assai spesso dal luogo di abitazione come lutti i De Castro, i De 
Mari, i De Porla e moltissimi altri. Il luogo di origine o di pos- 
sesso , l'abito del corpo, le qualità buone o malvagie, il soggiorno 
in un paese lontano, e qualche volta la professione esercitata erano 
causa altresì a differenlissimi soprannomi per un solo individuo , 
come per molli in questa cronologia ho mostralo. Ove con diligenza 
si raffrontassero i documenti che di quei tempi ci rimangono, ed 
altri ne venissero fuori solto svariali nomi, troveremmo spesso 
qualificate persone stesse, e mentre due fratelli si vedrebbero con 
soprannome dissomiglianle, come già mostrai per Rubaldo Bisaccia 
ed Enrico Guercio, per Giordano della Volta e Guglielmo Buroneecc, 
apparirebbe non esservi alcun legame di parentela tra altri designali 
collo slesso cognome. 

II. Boiamundus de Odone. 

III. Guiiielmus Slanconus. 

Per le Compagne della Porla, diSosiglia, di Porlanuova e del Borgo: 

IV. Nicolaus Roca vel Roza. 
V. Guiiielmus Cicala. 

VI. Obertus Recalcatus, scritto per errore nel Giustiniani Recallato. 

Sotto questi Consoli si cominciò la nuova cinta delle mura della 
città, come nelP introduzione accennai , e perciò è memoria di loro 
nelle iscrizioni seguenti già pubblicale nella bella opera dell'erudito 
signor Giuseppe Banchero: Genova e le Due Riviere, pag. G93, ed 
in altri lavori. 

La prima e la seconda sono incastrale nelle mura presso la 
porla di S. Andrea. 



( 28(i ) 

I. 

In Nomine Omnipotentis Patris et Filii et Spiritus Sancti. 

Sum Munita Viris Muris Circumdata Miris 

Et Virtute Mea Pello Procul Hostica Tela 

Si Pacem Portas Licet IIas Tiri Tangere Portas 

Si Bellum Quaeris Tristis Victusque Recedes 

Auster Et Occasus Septentrio Noyit Et Ortus 

Quantos Bellorum Superavit Janua Motus 

In Consulatu Communis Wilielmi Porci Orerti 

Cancellarii Joiiannis Maliaucelli Et Wilielmi Lusii 

Placitorum Boiamundi De Odone 

Bonivassalli De Castro Wilielmi Stanconi Wilielmi Cicale 

Nicolai Roce Et Orerti Recalcati. 

L'altra è così: 

II. 

Marte Mei Populi Fl'it Hactenus Africa Mota 
Post Asia In Parte Et Ar IIinc Hispania Tota 
Almeriam Cepi Tortosam Etiamque Suregi 
Septimus Annus Ar Hac Erat Bis Quartus Ar Illa 
Hoc Eco Munimen Confeci Janua Pridem 
Undecies Centeno Cum Totiesque Quinto 
Anno Post Partum Venerandae Virgwis Almum 
In Consulatu Communis Wilielmi Lusii Joiiannis 
Maliaucelli Orerti Cancellarii Wilielmi Porci 
De Placitis Orerti Recalcati Nicole Roce 
Wilielmi Cicale Wilielmi Stanconi Bonivassalli 
De Castro Boiamundi De Odone. 

La lerza ricorda la costruzione della porla di Vacca a ponente 
della città ov'è collocata. 



( 287 ) 

HI. 

In Nomine Domini Nostki Jesu Christj Amen. Anno Millesimo 
Centesimo Quinquagesimo Mense Julii Indicione 
Secunda Tempore Consulum De Comuni Joannis 
Maliaucelli Wilielmi Lusii Oberti Cancellar» Wilielmi Porci 
Et De Placitis Nicole Roce Wilielmi Cicale Oberti Recalcati 
Boiamontis De Odone Bomvassalli De Castro Wilielmi Stanconi 
Ego Guiscaudus Magister Et Johannes Bonus Cortese 
Et Joannes De Orto Fecimus oc (sic) Opus. 

Gli annotatori di Caffaro (edizione Carniglia già citala 1828) ri- 
portando le Ire iscrizioni surriferite asserirono che una quarta esi- 
steva altresì alla porla di Vacca, ma che sino dal 15G1 non poteasi 
]>iù leggere avvegnaché l'antichità ne avesse corrosi i caratteri 
(pag. 151). I brani che qui ne trascrivo, comunica ti mi dall'egregio 
mio amico signor Tommaso Belgrano (il quale si recò sul luogo 
con apposita scala e li copiò fedelmente) provano in parte il 

contrario. 

IV. 

In nomm Dnt. Nri. Jesu Xpi amen 

Anno Ab Incarnatone 

Xpi Millesimo Centeswwo 

.... TemPORE Cons. \V Lusn 
Johis Maliucelli Oberti CanceUarii 
W Porci. De Placitis Obti Recalcati 
Nicole Roce W. Cicale W. Stanco/m Boni 
Vassalli De Castro Boiamundi de Odone. 

Le parole in corsivo o sono affatto ahrase o mancano per rot- 



( 288 ) 

tura del marino, ma non può cader dubbio sulla loro lezione, es- 
sendo naturalmente suggerita dal contesto. 

È strano assai ebe il Caffaro e gli annalisti posleriori chiamino 
il Console Malocello Oberlo mentre le iscrizioni riportale e gli alti 
del tempo lo dicono sempre Johannes. Erano contemporanei il Jo- 
hannes e I' Oberlus Malocelli. Del primo ci ricorda il volume II Char- 
tartim la moglie Giulia ed il genero Giovanni Tossico. Del secondo 
registra il testamento ed in esso enumera le due mogli Javellina 
e Bellenda, ed i figli Guglielmino, Gherlino, Lucia ed Alliba. 

Molli falli egregi di questi Consoli narra Caffaro, ed asserisce 
ch'eglino assai migliorarono ed accrebbero la Repubblica. Vediamo 
infalli dai decreti dell'anno inseriti nel Liber jurium che eglino 
resero floride le finanze del Comune, ed i drilli e la gabella sui 
pesi , le misure , il sale ed il pedaggio che eran pignorale per i 
debili della cillà liberarono, ed ordinarono che in futuro non po- 
tessero mai impegnarsi che per il tempo di ciascun Consolalo. 

Concessero altresì nuovi privilegi agli abitanti di Montpellier, e 
conchiuscro lega coli' Imperatore d'Oriente, dal quale ottennero gran- 
dissimi vantaggi per la Repubblica. 

Un documento inedito e sconosciuto che fa parte della collezione 
Ageno ( già Cuneo ) ci ricorda una convenzione del Comune con 
Bernardo Conte di Milgori ( Mauguio o Melguel piccola cillà nella 
Linguadoca della Milgorium nelle carie del medio evo ) conchiusa 
in quesl' anno. L' allo non è intero , ma i brani conservatici dal 
paziente ed anonimo raccoglitore bastano a darci un' idea sufficiente 
della sostanza dei palli, e qui li trascrivo: 

« Ab hac die in anlca usque ad annos v. nos bernardus comes 
« milgorii et bealrix comilissa salvabimus homines ianuensis di- 

« slriclus super ianuenses non imponemus usalicum preler 

« illuni quem dare consueverant... vel si aliqua querela adversus 
« nos a ianuen. evenerit... per ipsos ianuen. vel lilleras signalas 
<• cum sigillo eorum... MCLV mensis madii. indicibile III. 



( 289 ) 

« Ab hac die in anlea usque ad annos v. nos ianuenses 

« salvabimus homines bernardi comilis milgorii el bealricis comi- 
« lisse dal. ianue in capilulo. MCLV. madio. indiclione II ». 

ANNO 115G, INDIZIONE GENOVESE III E IV VOLGARE. 

Reggevano il Comune i Consoli : 
I. Guilielmus Buronus. 

II. Oglerius Venius. 

III. Henricus De Auria vel Auriae. Cosini e Simone ricordalo più 
sollo erano figli di Ansaldo elio vedemmo già Console. 

IV. Lanfrancus Piper. 

Erano Consoli dei Piacili : 

I. Simon Auriae. 

II. Ido Conlardas. 

III. Jonalas Crespinus. 

IV. Nicola de Rodulpho. 

V. Hugo de Baldissone cioè di Baldizzone Fornai-io. Gli alti 
ricordano anche Guglielmo fralello di Ugo, Adelasina moglie di lui 
ed il figlio pur Baldizzone. 

VI. Opizo Sardena. 

Questi Consoli stipularono un trattalo assai vanlaggioso alla Re- 
pubblica con Guglielmo 1 Re di Sicilia (*) , al quale inviarono am- 
bascialori Guglielmo Venlo ed Ansaldo Doria entrambi uomini conso- 
lari, e due dei più specchiali cilladini. 

(1) Le relazioni commerciali della Liguria colla Sicilia nei tempi di mezzo 
risalgono però ad epoca assai più rimola. Il Canonico Rosario Gregorio nelle 
sue Considerazioni sopra la Storia di Sicilia (Palermo 1851 Stamperia Reale 
voi. 1) stampò un'assai importante concessione fatta da Roggiero primo Conte 
di Sicilia ai genovesi nel 1117. Nessuno dei nostri storici fé parola di quel- 
l'atto (del quale è pur cenno nelle convenzioni con Re Guglielmo di questo 
anno Ilòti), forse perchè l'opera del Gregorio non è mollo nota nel setlen- 



( 290 ) 

Tale convenzione è divisa in due parli, ed una è complemento 
dell'altra. Ambe furono pili volte pubblicate, e di recente nel vo- 
lume I del Liber j'urìum pag. 190 e 202. Ma per (sbaglio la 
principale fu riportata sotto il 1157, e la minore al proprio luogo 
nel 1156. Di ciò forse fu cagione l'anno 1157 ebe per errore di 
amanuense leggesi in quella, ma erari facil via ad avvertirlo e la 
indizione ebe in ambe è quinta nel mese di novembre, e tulle le 
altre note cronològiche ebe nell'uno e nelP altro non olirono diffe- 
renza. 

La parte stampala sollo il 11 50 ha dalum in felice urbe punormi 
per manus maionis magni ammirati ammiralorum. anno dominice 
incarnalionis millesimo centesimo quinquagesimo sexto mense no- 
vembris quinte indiclionis. regni vero domini guilielmi dei gratta 
magnifici et gloriosissitni regis siciliae ducalus apuliae et princi- 
palus capue sexto anno feliciler amen, ducalus vero domini ro- 
gerii gloriosi ducis apulie filii sui anno primo prospere amen. 
Quella registrala sotto il 1157 porla: data in felici urbe panormi 

Irione d'Italia, ed io non islimo inutile il riportarla qui per intero giusta la 
traduzione, ch'egli dà dell'originale greco, che serbasi nella Biblioteca del 
Comune di Palermo. 

« Sigillum factum a me Rngerio Catabriae et Siciliae cornile , et traditimi 
« Ogerio Consuli Januensium cjusque fralri Amico, mense septpmbri indi- 
te (ione X anno 6025 (f.hristi H17). Qui sinceram fìdem incorrumptamque 
« nobis praesetulerunt , eamque in dies conservaturos spoponderunt , hos 
« aequum est muneribus et graliis prosequi. Idcirco praesenles duos fratres 
« dominum Ogcrium , et dominum Amicum hujusmodi erga nos animi pro- 
« prneionem ac fidem jam ostendentes , aequum censuimus dono aliquo affi- 
« cere, uti etiam prompliores ad nostra servicia redderemus. Vobis ilaque 
« donamus juxla castellimi nostrum Messanae urbis ex parte, quae oram ma- 
» ritimam respicit ad flumariam descendentem ex fonte Sancti Leonis a 
« parte publicae viae , ila descriptura spatium loci ad reparandam domuin 
« prò suae libito voluntatis, cujus latiludo est ulnarum decem longiludo vero 
« ad mare ipsum extendilur. llursus etiam librum auri : anni autem inilium 



( 291 ) 

per manus maionis magni ammirati ammiralorum anno dominicae 
incarnalionis MCLVII mense novembris indiclionis quinlae. regni 
domini guilieimi dei gralia magnifici el gloriosissimi regis siciliae 
ducatus apuliae et principalus capue anno sexto feliciler amen, 
ducatus vero domini rogerii gloriosissimi ducis apuliae filii sui 
anno primo prospere amen. Sicché non solo l' indizione , ma gli 
anni altresì del regno di Guglielmo, e del ducato del figlio Rug- 
giero concordano in ambi , e mostrano che i due patti furono nello 
slesso lempo conchiusi. Nò ciò basta; che nei codici che servirono 
all'edizione di queir importantissimo libro, uno della nostra R. Uni- 
versità, e l'altro degli Archivii Generali di Torino, ò avanti regi- 
strala la parie stampala sollo il 1157, e poscia l'altra, che fu sli- 
mala anteriore, ciò eh' è pure indicalo in lesta dei due documenti: 
pagina 202 Lib. jur. voi. I linea 19. Ex aulographo Iìegii Tau- 
rinensis labularii Cod. A. fol. 56, v. Cod. C. fol. 207, v. E. nell'al- 
tra pag. 190. Cod. A. fol. 57. Cod. C. fol. 208. Ed in fronte della 
parte credula più recente pur è scritto in alcune copie De nego- 

t a prima die mensis septembris instanlis decimae indiclionis sumatur. Nec 
« non ex mercitnoniis quae exercent, vel ipsi aut eorum homines in poste- 
le rum erunt exercituri, si ad tarenos auri sexaginta solulio duanae ascen- 
« derit, eas libere merces extrhaere ex nostris Siciliae locis; quod si duanae 
« solutio sexagenos tarenos excesserit , volumus eas juxla loci consueludi- 
« nem aequam duanae rationera solvere sexaginla tarenis exceptis. Volumus 
« autem, ut eorum nemo qui nostris negoliis praeest hujus concessionis li- 
« mites praetereat, immo vero neque hacredes duo aut successores nostri boc 
« praeceptum infringant, quin immo custodiant ipsum. ac a suis haeredibus 
€ jurent ohservandum. Ideo proinde ut moris est subscribentes et plumbeo 
« sigillo nostro munienles hanc paginam ipsis Iradidimus anno mense et in- 
« diciione praemissis. — Rogerius Calabriae et Siciliae Comes ». — 

11 chiaro Avvocalo Diego Orlando pubblicò in Palermo nell'anno 1857 ed 
illustrò un Codice di Leggi e Diplomi siciliani del medio evo ove Iro- 
vansi diciotlo concessioni falle dai Sovrani dell'Isola ai genovesi dal liio!) 
al U79. 



( 292 ) 

ciis Siciliae, et primo Privilegia Domini Regie Wilielmi I ciò che 
nccoima a principio di collezione. E dopo aver reslituilo al proprio 
luogo lai documento parmi esser utile pubblicare l' accettazione che 
i Consoli genovesi fecero dei patti conchiusi con Re Guglielmo dai 
loro legali, ed il giuramento ch'eglino ed il fiore dei cittadini pre- 
starono di osservarli. Il quale atto inedito ci conferma quanto io 
venni asserendo nelF introduzione sulla natura del giuro che nel 
parlamento faceva il Cinlraco, e ci rivela in qual guisa si com- 
ponesse colale grande consiglio della Repubblica nelle occasioni so- 
lenni ( 1 ). Esso è del gennaio 1157 nella quale epoca gli Ambascia- 
lori ritornavano dalla Sicilia. 

« In nomine individue trinitalis et sancte pacis amen, anno ab 
« incarnatione domini noslri ihesu xpi millesimo centesimo quin- 
« quagesimo septimo. mense ianuarii. quinte indicionis. nos ogerius 
« ventus el guilielmus buronus lanfrancus piper el enricus aurie 
« consules ianue una cum trecenlis hominibus ianue de meliori- 
« bus qui eligi el inveniri poluerunt. et celeris quorum nomina 
« subscripta sunt. bona fide sine fraude ex parte nostra et suc- 
« cessorum nostrorum el lolius comunis ianue. scilicet universo- 
« rum hominum ianue et illorum univorsorum qui sunl de di- 
« slriclu ianue. scilicet habitanlium in marilima a vinlimilio usque 
« portimi veneris lam presenlium quam futurorum: iuramus ob- 
« servare fìrmam et fidelem amiciliam domino guilielmo dei grafia 
« magnifico et gloriosissimo regi Sicilie ducalus apulie et princi- 
» pai us capue. el domino rogerio duci apulie filio suo. el aliis 
« suis heredibus secundum suam ordinalionem slatuendis de vita 

(l) E estrallo dalla collezione Ageno già ricordata, e me ne favorì copia 
1' egregio mio amico Signor Tommaso Belgrano. L' atlo ha l' indicazione se- 
guente: Pergamena autentica con resto di seta rossa cui era sospeso il si- 
gillo che manca. « Cantera 8: Sicilia in Archivio Reip. genuensis >. Non 
est in registro. Quesl' ultima frase indica che il documento non è riportalo 
nel Liber jurium. 



( 295 ) 

« el membris et terreno honore. el quod non erhnus in Consilio 
« vel faclo sive consensi! qualiler vitam ani membrum vel lerre- 
« num honorem perdanl. voi malum aut damnuni habeant. ani mala 
« caplione capiantnr. et nos supradicli consnles bona fide sine fraudo 
« publice prohibemus ut nullus hominum ianue vel de dislriclu Ja- 
« nuae eal ad serviendum conlra eumdem dominum regem wilicl- 
« mum et heredes suos imperatori coslanlinopolilano. Et si eveneril 
« quod aliquis nostrum supradiclorum a modo conlra predicla fa- 
« ciendo aliquod foris factum predicto domino regi vel heredibus suis 
« fecerit. vel nominalim conlra eumdem dominum regem wilielmum 
« vel heredes suos imperatori coslanlinopolilano servierit. et inde 
« a prediclo domino rege wilielmo vel suis heredibus certis lilleris 
« aut cerio nunlio querimonia facta fueril. lune a nobis infra 
<• quadraginla dies conlinuos iusle emendabilur sine fraudo el de 
« oo si persona presens fueril iusliciam faciemus sine fraude et 
« malo ingenio, si vero absens fueril emendabilur a nobis iuslo 
« infra lerminos iusle slaluendos sine fraudo, quod si aliquis ho- 
« minum predicli domini regis voi heredum suorum conlra paclum 
« ab eodem domino rege wilielmo nobis factum foceril vel contar- 
« baveril. paclum prediclum non minus firmum et inconcussum 
« permaneal doncc sicut inler dominum regem el nos slalulum 
« est bona fide emenda tu m fueril. quo emendalo paclum predi- 
« cium firmum el slabile permaneal. el nominalim ansaldus cin- 
« tracus publice in persona omnium hominum ianue el illorum 
« qui sunl de dislriclu ianue super animas illorum iuravil hoc 
« paclum observari bona fide predicto domino regi el heredibus 
« suis. hec omnia supradicta atlendenlur et perpetuo observa- 
« bunlur bona fide sine fraudo praediclo domino regi wilielmo et 
« suis heredibus a nobis omnibus tam presenlibus quam fuluris. 
« sic nos deus adiuvel et hec sancla dei evangclia amen, hoc iu- 
« ramenlum nos snprascripti consulos el oinnos inferius scripli in 
« prosenlia riccardi venerabilis siracuso olocli et rainaldi do tuia ina- 



( 29i ) 

gislri iusliciarii et ansaldi do nigrone nobilis ianuensis legalorum 
domini regis wilielmi fecimus. ci in corum presenlia in publico 

parlamento nominalim proli ibuimus et sub debito sacramenti lau- 
davimus ut nnllus homi mi m ianue vel de districhi ianue eat 
ad serviendum contra enmdem dominum regem wilielmum et 
heredes suos imperatori costantinopolilano. Insuper ansaldus cin- 
tracus ex precepto et lande noslra ni snperius scriptum est in 
publico parlamento iuravil in anima locius populi hoc pactum 
observanduin fore ut snperius conlinelur. eorum qui iuraverunl 
hoc scripto nomina declaranlur. 



Ogcrius ventus 
Guilielmus buronus 
Eanfrancus piper 

Enricus aurie Consules communis 
ianue 

Ansaldus aurie et 

Guilielmus ventus qui pio pace ista 

iverunt legati ad dominum regem 

wilielmum 

Simon aurie 

Opizo sardena 

Ugo de baldissone 

Nicola rodulfì Consules placitorum 

Boiamons de odone 

Fredentio Gontardus 

Bonus iohannes malus tlliaster 

Ansaldus Mallonus 

Rogeron ite 

Obertus cancellarius 

Otto ruhens 



Wilielmus tornellus 
Arnaldus de (urea 
Wilielmus sardena 
Vassallus gisulfi 
Gandulfus Picamilium 
Bonus vassallus de castro 
Ingo de volta 
Baldicio ususmaris 
Lambertus Pbilippi 
Wilielmus stanconus 
Wilielmus cigala 
Bertramus de marino 
Wilielmus de marino 
Odio iudex de castro 
Wilielmus malus aucellus 
Obertus recalcatus 
Amicus grillus 
Embronus 
Ribaldus sarapbie 
Bonus vassallus caput galli 
Ogerius scriba 
Corsus sismundi 
Marchio de volta 



Donus dei de iterio 
Ido porcellus 
Philippus de Lamberto 
Blancardus 
Ansaldus golias 
Nicola embriacus 
Wilielmus golias 
Giso sardena 
Oltobonus vicecomes 
Ingo vicecomes 
Anselmus brunus 
Rolandus Cache 
Vassallus cresta 
Ansaldus nigrancius 
Wilielmus de candida 
Vassallus papacicia 
Donatus gobbus 
Guidotus oberti de nigro 
Wilielmus vicecomes 
Guidotus torsellus 
Ogerius nocentius 
Nicola LaDfranci de rodulfo 
Ribaldus drogus 
Ansaldus de milrosa 
Lanfrancus de Milrosa 
Albertus de volta 
Rainaldus gauxonus 
Bonifacius filius ejus 
Marchio iudex 
Baialardus 

Bonvicinus de campo 
Oberlus Ianfranci de mari 
Wilielmus papa 



( 295 ) 

Ribaldus de sancto genesio 

Ugo lupus 

Wilielmus arnaldi 

Angelerius pollesinus 

Lambertus guerci us 

Lanfrancus galeta 

Ismael t 1 ) 

Lanfrancus papa 

Lambertus wilielmi de vicecomite 

Iordanus yse 

Wilielmus aradellus 

Wilielmus smerigius 

Baldo pulpus 

Wilielmus de racedo 

Ioel de bunico 

Ido de rica 

Ribaldus wilielmi strallandi 

Wilielmus osbergerius 

Aufossus de clavica 

Oddo de stallone 

Wilielmus magister 

Oberlus triginta veliate 

Lanfrancus brugnonus 

Ogerius carcodanus 

Bonifacius lambert] 

Iordanus oberli 

Arnulfus 

Alexander torsellus 

Ogerius Danesius 

Braidem 

Oberlus de nigrone 

Baldezonus Susilie 

Wilielmus galla 



(1) È dello negli alti anche Ismael de puluzzolu. 



( 296 ) 



Merlo guaracus 

Ionatas pignolus 

Guiscardus bolacius 

Gandulfus alpanis 

Guilielmolus ciriolus 

Bellamutus 

Bonvassallus malusfiliaster 

Slraleria 

Arnaldus vacca 

Ribaldus sagonensis 

Otto turcius 

Ansaldus voiadiscus 

Rolandus suzopel 

Enricus mazal 

Gandulfus piletus 

Gandulfus de gotizone 

Bernardus vilalis 

Petrus de alunnia 

Bernardus de aspirano 

Giselberlus cavaruncus 

Wilielmus bottego 

Raimundus capellanus 

Joanncs Deodatus 

Merlo de brazili 

Ingonus 

Bonifacius roza 

Gattilusius 

Bonus vassallus ribaldi guercii 

Ugo belloculus 

Wilielmus de Vivaldo 

Wilielmus crispinus 

Johannes presbiter 

Gandulfus cognatus cebe 

Wilielmus suzopel 

Lambcrtus mussus 



Amicus de amico 

Ugo botinus 

Wilielmus de modo anico (sic) 

Fredentio susilie 

Sulimanus de cazagno 

Alcherius aguxinus 

Anselmus de gotizone 

Oberlus guaina 

Ardilus 

Anselmus Ite 

Ferminus 

Amicus bulzanetus 

Bonus vassallus de medolico 

Gandulfus muscelica 

Ansaldus astorii 

Bonus vassallus de advocato 

Tanclerius alde de mauro 

Wilielmus oculus piscis 

Filippus vicedominus 

Wilielmus de albario 

Ansaldus de rufino 

Bonifacius de segnoraldo 

Rufinus canevarius 

Gandulfus gallula 

Ido vicecomes de cita 

Astorius 

Lanfrancus arzeme 

Aldo de villano 

Ribaldus gallus 

Vassallus mazal 

Wilielmus camuginus 

Marinus de sala 

Niger piccamilium 

Bonifacius gallus 

Wilielmus de amico 



Ansaldus filius ejtis 

Ogerius superbia 

Guido de novaria 

Wilielmus gallus 

Geremias 

Wilielmus guercius de ponle 

Homodeus 

Enricus medicus 

Opizo scaramangia 

Johannes niger 

Anfossus nata 

Obertus roza 

Wilielmus embronus 

Merlo lancea acuta 

Donatus filius ejus 

Bonus vassallus bursa 

Albertus bonicus 

Bonus bellus calignanus 

Gaiotus arlae 

Deus te salvet 

Philippus de daclilo 

Buconus 

Rolandus afaitador 

Wilielmus eruselus 

Wilielmus zulcam 

Wilielmus mundagia 

Wilielmus filardus 

Petrus bernardi 

Bonifacius mortuus siti 

Bonifacius alpani 

Wilielmus de carmadino 

Wilielmus piccamilium 

Enricus iofredi 

Bernardus tachinus 

Ansaldus bucucius 



( 207 ) 

Enricus iudex 

Matheus pignolus 

Philippus tractor 

Ribaldus cabulius 

Lanfrancus de palio 

Bonus vassallus elie 

Oliverius nivetella 

Petrus capra 

Ugo canis 

Alinerius merdempe 

Baldo bancherius 

Obertus de bonfacello 

Wilielmus rofer 

Ido clarella 

Oliverius de campo 

Wilielmus fregabreno 

Ansaldus sardena 

Wilielmus septem labia 

Wilielmus de mari 

Bonus vassallus de mastaro 

Obertus mazucus 

Albertonus bancherius 

Johannes iudex 

Merlo lucensis 

Anfossus guercius 

Rubaldus de murla 

Guido de olasco 

Ubertus lombardus 

Bertolotus de murla 

Bonus senior de campo 

Ingo puella 

Wilielmus guercius tite domine 

Wilielmus cavaturla 

Bonus vassallus de primo 

Obertus tachinus 



( '298 ) 



Wiliclmus beaqua 

Bonus vassallus harucius 

Wiliclmus guercius bancherius 

Ido pulparius 

Otto elie 

Ingo bancherius 

Obertus piccamilium 

Rubaldus piccamilium 

Rubaldus ccpolla 

Marsilius baldo bernardi 

GrifTus de albericis 

Oltobonus de vineis 

Johannes guci ? 

Baldezon susilie 

Guido reslis 

Palatinus 

Merlo vicecomes 

Ansaldus de caslelleto 

Wilielruus aratro 

Petrus de rufino 

Conradus botarius 

Lamberlus de marino 

Giberlus bancherius 

Oliverius collo 

Gandulfus buccafura 

Johannes testa 

Johannes de bulgaro 

Agenulfus badanus 

Rubaldus de sancto martino 

Obertus suppa 

Opizo fallamonica 

Filippus cincia 

Ogerius cucul 



Guido aguzinus 
Ogerius collum 
Crollamons 
Obertus baldus 
Godus merlonatellus 
Ingo de villano 
Wilielmus sarag? 
Ceba 

Gotoerrus 

Gandulfus de burgo 
Johannes (oxicus 
Bonifacius de burgelo 
Otto de bellamuto 
Ingo fariseus 
Nubelotus 
Rolandus guaracus 
Ansaldus montexellus 
Marinus de porta 
Otto benzerro 
Mussus scalciaveja 
Wilielmus de dactilo 
lonathas serri de mari 
Wilielmus richerius 
Ribaldus de serienala 
Guidotus ansaldi ite 
Oto lecavellum 
Obertus spinula 
Bonifacius vicecomes 
Ingo wilielmi de volta 
lonathas de gandulfo rubeo 
Otto mallo 
Obertus lusius et 
Obertus gruatus. 



( 299 ) 

« Et ad huius rei inviolabile firmamenluin hanc cartam per ma- 
num iohannis nota ri i publici scribi et commuhis sigillo sigillar! nos 
suprascripli consiiles precepimus ». 

Assai onorevole ed utile fu pur la lega dal Comune conchiusa 
coi Milanesi ed i Tortonesi, e coi signori e gli abitanti di Nasci, 
Cogorno e Vezzano nella riviera orienlale. 

ANNO 1157, INDIZIONE GENOVESE IV E V VOLGARE. 

Erano in quest'anno Consoli del Comune: 

I. Rogeronus de Jla che nel voi. I del Liber jurium pag. 204 
è dello De Castro, e nel voi. II Chartarum pag. 454 è nominalo 
per errore Logesone. Il cognome De Jla dev'essergli venuto dal 
nome della madre, che pur è ricordala nei documenti. 

II. Guilielmus Ventus. 

III. Obertus Spintila. 

IV. Gandulphus Piccamilium. 

Al Consolato dei Piacili sedevano: 
I. Boemundus de Odone, come dicemmo, de Garaldo. 

II. Fredenzonus Gonlardtts scrino con poca esattezza Fredericus 
nell'esemplare di Caffaro dell'Università di Genova. 

III. Guilielmus Slanconus. 

IV. Marchio de Volta. Era figlio d'Ingo e fratello di Guglielmo. 
Veggasi in prova l'alto che è a pagina 452 del volume II Char- 
tarum. 

V. Obertus Cancellarius. 
VI. Guilielmus Cicala. 
VII. Amicus Grillus. 
Vili. Vassallus de Guisulpho. 

Caffaro fa grandi elogi di questi Consoli che spedirono amba- 
sciatori in diversi paesi per trattare gli interessi della cillà. Coi- 
ai 



( 300 ) 

done di Lodi andò a Roma; donala Crispino in Oriente ed al Re 
Guglielmo di Sicilia ( l ) ed Amico di Minia all' Imperatore di Co- 
stantinopoli ( 2 ). 

Guido Guerra Conte di Vcnlimiglia donò molle castella al Comune 
di Genova e gli giurò fedeltà. La donazione è accettala dai Consoli 
dei Piacili e dai seguenti Consiglieri Guglielmo Durone, Ansaldo 
Daria, Ingone Della Volta, Lanfranco Pevere, Enrico Doria , An- 
saldo Mallone, Guglielmo de Marino e Beri-rame de Marino. 

Nel mese di agosto alcuni dei signori Da Passano giurarono pur essi 
fedeltà al Comune per il castello di Frascaro, e nel dicembre ugual 
giuramento fecero gli uomini di Novi innanzi al Console Gandolfo 
Piccamiglio , che con Oberto Cancelliero ed Enrico Doria colà si 
erano appositamente recali. 

I Consoli dei Piacili insieme riuniti stabilirono che niuno degli 
esterni o degli abitanti fuori del Comune potesse intervenire qual 
testimonio nelle contrattazioni ch'eccedessero la somma di cento soldi. 

A quest'anno appartiene il primo dei brevi della compagna slam- 
pali nell'introduzione. Si in esso come nell'altro del 1161 vengono 
ricordali gli elettori dei Consoli, e gli elettori degli elettori , dei 
quali, come pure avveriii, è memoria in altri alti, e sembra quindi 
che l'organamento del Comune costantemente volesse l'elezione di 
questi due ordini di elettori, onde la scella dei Reggitori della Re- 
pubblica fosse frutto di molla considerazione, e meno v'influissero 
il broglio e l'intrigo. 

(1) Il Caffaro della R. Università di Genova dice Jonatatn Crispìnum ad 
Orientalcs parlcs et Guilielmum Siculum ad Rcgem: quell'/ld Regem posposto 
a Guglielmo Siculo fu causa che il dotto Monsig. Giustiniani creasse un am- 
basciatore Guglielmo Siculo. 

(2) Alcuni esemplari di Caffaro lo chiamano Amicus dcMyrlo, ma le carte 
sincrone hanno de Marta. Come vedesi il Mijrlo è un latinizzamento giusta 
il costume dell'epoca del Murla. Murta, Maritila, e i frequenti Mortiou e 
Mortedo accennano gli antichi mirteti già esistenti in più luoghi. 



( 301 ) 

ANNO 1158, INDIZIONE GENOVESE V E VI VOLGARE. 

Al Consolalo del Comune venivano eletti: 

I. Ingo de Volta già Console dei Piacili nel 1154, 1159, 1147, 
1158. 

II. Ido Contardus che tenne il Consolalo del Comune anche nel 
1155 e 1145. 

III. Baldi ciò Ususmaris. 

IV. Johannes Malusaucellus. 

Erano Consoli dei Piacili per le quattro Compagne verso il Ca- 
stello: 

I. Guilielmus Buffer ius. 

II. Bonusvassallus de Castro (V. anno 1155). 

III. Anselmus (scrino anche per errore Ancelinus) de Caffara. 

IV. Nuvolonus de Albericis. 

E per le altre quattro verso il Borgo: 

V. Otho de Cajfaro nominato anche in alcuni documenti Olito 
Caffari. Lo credo figliuolo dell' annalista a differenza di Otho Pe- 
zulus o Pessulus ch'era nipote di lui perchè nato dal figliuolo 
Guglielmo Pezulo. 

VI. Nicola de Bodulpho. 

VII. Henricus Malusaucellus. 

Vili. Oòerlus Becalcalus, che non lcggesi in altra serie stam- 
pala, e che pure è notalo dal Caffaro e dai documenti. 

In questo Consolalo furono spedili dal Comune amhascialori a 
Federico Barbarossa, che disceso in Lombardia pretendeva da Ge- 
nova larghi tributi pari a quelli che da altre città lombarde gli ve- 
nivano concessi. La Repubblica appoggiandosi agli antichi privilegi 
e consuetudini ricusolli , ed i legali da essa spedili cioè il Console 
Ido Conlardo, Caffaro, Obcrto Spinola, Guglielmo Cicala, Guido di 
Lodi, Ogcrio di Bocheronc, Ollone Giudice ed Alberico, siffatta- 



( 302 ) 

mente seppero la causa della patria difendere, che l' Imperatore 
contento del giuramento di fedeltà nient' altro dai nostri richiese. 

I Vcnlimiglicsi tentarono in quest'anno di ribellarsi alla Repub- 
blica, e distrussero il castello che i Genovesi avevano edificalo nel 
loro paese, ma questi domarono la rivolta e condussero i capi pri- 
gionieri in Genova. 

ANNO 1159, INDIZIONE GENOVESE VI E VII VOLGARE. 

Erano Consoli del Comune : 
I. Ansaldus Mallonus. 
II. Oglerius de Guidone de Erizone. 

III. Jonalas Crispinus. 

IV. Rubaldus Bisaccia, come dicemmo, dei Guerci. 
V. Ansaldus Spinula. 

VI. Lanfrancus Piper. 

Al Consolalo dei Piacili sedevano: 

I. Boemundus de Odone de Garaldo. 

II. Corsus Serrae che , come già avverlii , appartiene alla fami- 
glia De Mari (V. anno 1122). 

III. Guilielmus De Marino. 

IV. Opizo Sardena. 

II Caffaro loda assai I' operato di questi Consoli, che molto gio- 
varono la cosa pubblica. Il muro della Cillà, già comincialo, fu a 
loro istigazione compilo in soli cinquantalre giorni con alacrità 
somma dai cittadini e dagli accorsi dalle vicine pievi. 

Molle tasse che pesavano sugli abitanti furono lolle. 

ANNO 1160, INDIZIONE GENOVESE VII ED Vili VOLGARE. 

Reggevano il Consolalo del Connine: 
1. Rogeronus de Ila. 



fruir es de Albericis. 



( 503 ) 

II. Lanfrancus de Albericis. 

III. Henricus Guercius. 

IV. Ansaldus de Auria. 
Erano Consoli dei Piacili per le Compagne verso il Castello: 

I. Guilielmus Cavaruncus. 

II. Anselmus de Caffara. 

III. Nuvolonus. 

IV. Otiobonus. 

Verso il Borgo: 

V. Oberlus Cancellarmi. 

VI. Amicus Grillus. 

VII. Oberlus Recalcalus. 
Vili. Nicola Roza. 

Quesli Consoli non fecero meno per la pai ria dei loro prede- 
cessori. Liberarono il Connine dai debili che lo aggravavano , guer- 
nirono la cillà di torri dalla parie del mare e sciolsero il castello 
di Voltaggio dall' ipoteca che lo legava , sicché ritornò pienamente 
sotto la giurisdizione della Repubblica. E non contenti di tutto ciò 
cinsero di mura il borgo di Porto- Venere , e spedirono legati En- 
rico Guercio a Manuele Comneno Imperatore di Costantinopoli , ed 
Oberlo Spinola a Lupo Re di Spagna. I cittadini assai discordi sif- 
fattamente contennero che non proruppero in ingiurie né in in- 
sulti scambievoli, e tanto si adoperarono perchè le elezioni cades- 
sero sui più degni, che ebbero a successori ottimi cittadini. 

ANNO 1161, INDIZIONE GENOVESE VIII E IX VOLGARE. 

Erano Consoli del Comune: 
I. Rodoanus de Guilielmo de Mauro de Plalealonga. 
II. Philippus de Lamberto. 

III. Marchio filius Ingonis de Volta. 

IV. Guilielmus Cicala. 



( 304 ) 

V. Obertus Spintila. 

Le quattro Compagne verso il Borgo avevano a Consoli dei 
Placiti : 

I. Guilielmus Bufferius. 

II. Lamberlus Philippi filius cioè di Filippo di Lamberto che 
conosciamo da mollo, e ch'era pur Console del Comune in questo 
anno. 

III. Guidolus Zurlus scritto Ginolus per ishaglio nel codice di 
Caffaro dell'Università di Genova. 

IV. Guido Laudensis già chiamalo in Città come Giudice. 
Nelle altre verso il Borgo amministravano la giustizia: 

V. Amicus de Murla. 

VI. Lamberlus Grillus. 
VII. Nicolaus Iìoza. 

Vili. Ansaldus Golia scritto in alcuni codici erroneamente Scalia, 
ma nei documenli sempre Golia. 

I Consoli di quest'anno mollo si adoperarono perchè cessassero 
le discordie, che affliggevano la Cillù. Uno di loro, Oberto Spi- 
nola, andò con cinque galee contro i Saraceni, che furono da lui 
sbaragliali; e poscia conchiuse con Lupo Re di Spagna un trattalo 
assai utile per il Comune. Né men vantaggiose condizioni al 
commercio genovese oUcnne dal Re di Marocco Ollobono degli 
Alberici, che a lui andò legalo. Ed ambasciatore in Gerusalemme 
fu mandalo Ansaldo Spinola acciò curasse il mantenimento delle 
promesse falle ai Genovesi per i servizi da loro prestati nell'acqui- 
sto di Terra Sanla. Ed, onde il territorio della Repubblica fosse 
più sicuro da ogni assalto nemico, i Consoli fecero riedificare i ca- 
slelli di Villaggio, Fiaccone, Parodi, Rivarolo e Porto-Venere. 

II Liber jurium registra sollo quesl'anno il giuramenlo prestalo 
dai cittadini destinali alle funzioni di pubblico testimonio, ed i nomi 
loro, che credo utile riportare: 

Bonusiohannes , Guilielmus Buronus, Guilielmus Cavaruncus , 



( 305 ) 

Marchio de Volta, Guilielmus de Marino, Amicus Grillus , Mal- 
fiiasler (cioè Malusfiliaster) , Ansaldus Tanclerii, Ido Gonlardus , 
Guilielmus Cicala, Balduinus Guercius, Ugo de Baldizone , Gri- 
maldus, Jordunus de Ghìsulpho. 

ANNO 1162, INDIZIONE GExNOVESE IX E X VOLGARE. 

Venivano eletti Consoli del Comune : 
I. Guilielmus Buronus, come dissi, dei Della Volta. 
II. Ingo de Volta. 

III. Nuvolonus scrino anche Nubelonus de Albericis. 

IV. Bubaldus Besaccia della famiglia dei Guerci. 

V. Grimaldus. Costui è da considerarsi quale stipite della no- 
bilissima famiglia Grimaldi. Egli era figliuolo di Ottone Cannella 
come provano diversi alti e tra gli altri uno del giugno 1143 stam- 
pato nel volume II Chartarum dei Monumenta llistoriae Patriae 
pag. 243 col quale i Consoli di Genova ordinavano che Grimaldo 
pagasse nove denari genovesi per livello di una casa nel Borgo, 
come già faceva il padre di lui Ottone Cannella e l'ava di que- 
st'ultimo ; e figlio pur di Ottone Cannella qualificasi Grimaldo in una 
vendila ch'egli fa di una sua terra della la Marchesana il 2 luglio 1 150 
(V. lo slesso volume Charlarum pag. 537). L' editore di quest'ul- 
timo documento per isbaglio assai facile cambiò il nome Grimaldus 
in Urìnaldus. In ambi gli alti si asserisce defunto Ottone Cannella. 
Da Grimaldo nacque Albertus Grimaldi soprannominalo negli alti 
de burgo forse per l'abitazione in quella parte della città, ove come 
dicemmo aveva casa il padre, ed egli, come vedremo, sposò la 
figlia di Oberto Spinola, e con lui fondò la chiesa di S. Luca. 
Da Alberto ebbesi vita Ingo de Grimaldo q. Oberli, e Grimaldo 
de Grimaldo q. Oberli ambi degli olio nobili della città nella prima 
metà del secolo XIII, e da costoro discesero i molli illustri Gri- 
maldi che coi Fieschi da un Iato e gli Spinola e i Doria dall'altro 



( 500 ) 

recarono la Repubblica a grande altezza, sebbene lalora la dilanias- 
sero coli' ambizione e gli sdegni loro. 

Sul finire del secolo XIII era dubbio se i Grimaldi discendessero 
dagli antichi Visconti, ed i testimoni esaminati perciò, deponevano 
che quella nobil famiglia non avea parte nei diritti del Visconlalo: 
« Infrascripti non habent parlem in introitibus memoratis , videlicel 
« Grimaldi, Zacharias de Castello, Ansaldus de Nigro, Guilielmus 
« de Vivaldo , fìlii q. Iohannis de Nigro, filii q. Marchisii Elephanlis 
« et plures alii de quibus specialiler non recordor modo ». 

La giustizia veniva amministrala nelle Compagne verso il Ca- 
stello da 

I. Boiamundus de Odone de Garaldo. 

II. Bonusvassallus de Lamberto medico. Un documento ripor- 
tato nella collezione dell' Avvocalo Ageno chiama questo Console 
Bonusuassallus ds Castro. Questa carta faceva parie dell' Archivio 
di S. Stefano ed ha la data decima die exeunte marcio ùidiclione IX 
e conferma quanto io venni avvertendo sotlo il 1155. 

III. Guilielmus Caputorgogii. 

IV. Guilielmus Cavaruncus. 

Nelle allre Compagne verso il Borgo sedevano Giudici: 
V. Ido Pizo scritto Rizo in alcuni codici come già avvertii. 

VI. Contardus Bufus. 

VII. Guilielmus de Auria. I genealogisti lo fanno figlio del Con- 
sole Ansaldo e fratello di Enrico e Simone. 

VIII. Oberlus Becalcatus. 

Due legazioni all'Imperatore Federigo Barbarossa che allora Iro- 
vavasi in Pavia, e le convenzioni tra lui ed il Comune conchiuse 
sono i fatti più importanti che sotlo quest'anno Caffaro ed il Liberju- 
rium registrano. Vi andarono legali la prima volta i Consoli Guglielmo 
Burone e Grimaldo, e Ira i semplici cittadini Guglielmo Vento, 
Marcinone della Volta, Enrico Doria, Ogerio di Guidone, Oberlo 
Spinola, Filippo di Giusta, Buonvassallo Bufferio , i quali conosciuti 



( 307 ) 

i desiderii dell' Imperatore il quale voleva, che i Genovesi I' aiulassero 
nelle sue imprese, ritornarono alla Città per decidere quello che al 
Comune convenisse. Allora un' altra ambasciala andò a Federico. 
Era essa composta d' Ingone della Volla e Nuvolone tra i Consoli , 
e di Lanfranco Pevere, Beltrame di Marino, Idone Gonlardo, Buon- 
vassallo Bufferio, Rogerone d'Ila e Giovanni Scrivano del Comune. 
Eglino slabilirono le condizioni a cui presterebbero aiuto all' Impe- 
ratore, il quale accordò loro privilegi larghissimi, e tra gli altri 
il possesso della città di Siracusa in Sicilia. 

Essendo stali offesi i Genovesi residenti in Costantinopoli dai 
Pisani, quelli spedirono le loro galee a fare vendetta; ma l'Impe- 
ratore chiamali a Torino i legali delle due parli contendenti intimò 
loro che sospendessero le ostilità , e dugenlo Genovesi ed altret- 
tanti Pisani giurarono perciò di dar tregua alla loro nemicizia. 

Il Caffaro loda assai la prudenza dei Consoli di quest' anno che 
tennero in pace la Città, e contennero le ire che scambievolmente 
agitavano i figli di Oberlo Usodimare, ed i Piccamigli. E per il 
commodo della navigazione e del commercio furono distrulle molle 
case eh' eran vicine al mare, ed in luogo di esse furon falli pa- 
recchi scali. Il decreto che ordina (ali importanti mutazioni nella 
Citlà leggesi nel Liber jurium , ov' è riportala altresi la promessa 
che fecero gli uomini della russa ( l ) la vigilia dei Sanli di quest'anno 
di giurare la Compagna presente e le allre seguenti a condizione 
che Filippo di Lamberto non sarebbe ammesso al Consolalo né ad 
altri importanti uffìzi. Tale allo è firmalo da Carmadino, Guglielmo 
Slralando, Fulcone Bufferio, Hogero di Giusta, Giovanni Tossico, 
Anselmo Bufferio, Ilerio Pocaluua, Lamberto Porco, Berardo Tac- 
chino ed Ansaldo fratello di Belmoslo. 

La Chiesa genovese fu onorala in quest' anno di notabili conces- 
sioni e privilegi dal Papa , e I' Arcivescovo ebbe il titolo di legato 
transmarino. 

[{) Il nome russa è forse derivalo dui verbo greco russo, collido, disrumpo 
(V. aggiunta in fine del lavoro). 



( 308 ) 

ANNO 1103, INDIZIONE GENOVESE X ED XI VOLGARE. 

Erano Consoli del Comune: 

I. Hogeronus de Ita. 

II. Guilielmus Casiccius o Caxiceus. Il Caffaro sollo l' anno 
I1GI dice questo Console figlio d' Ingoile della Volla, e perciò è 
talora appellalo semplicemente Guilielmus de Volta. 

III. Guilielmus Venlus. 

IV. Amicus Grillus. 
V. Oberlus Spinula. 
VI. Lanfrancus Piper. 

Quattro soli erano i Consoli dei Placiti: 
I. Corsus Serrae. 

II. Ottobonus fra/er Nuvolonis de Albericis. Un' altra serie stam- 
pala nota invece come Console Nuvolonus stesso, ma io mi attengo 
a quello che Caffaro ed i documenti riferiscono. 

III. Oberlus Cancellarius. 

IV. Hugo de Daldizone (Fornario) come già avvertii. 

Caffaro esalta in parlicolar modo Y integrità e la giustizia di 
questi Consoli , che usando grande fermezza liberarono la Città dai 
ladri e dai malfattori che la infestavano. Egli è vero che condan- 
narono a pena assai crudele quelli tra essi che lor caddero in 
mano, perchè legatili per le mani e per i piedi, e posto loro un 
sasso al collo li cacciarono in mare; ma fu questo gasligo salutare 
per la Città e per i superstiti, che spaventali dalla pena durissima 
degli altri a miglior vita si appigliarono. 

Né con minor senno fu amministrata la cosa pubblica. Il Comune 
che, come notammo, era negli anni scorsi oberalo di debili ebbe 
in questo un vistoso residuo di lire seimila ottocento cinquanta che 
i Consoli lasciarono in custodia ai loro successori. 

Il 30 settembre di quest'anno cessò di vivere Siro primo Arci- 



( 509 ) 

vescovo della diocesi genovese. A lui successe l'Arcivescovo Ugone 
della Volta chiamalo al seggio pontificale dal volo degli Abali di 
S. Benigno, di S. Siro e di S. Stefano, dei Prevosti di S. Maria 
delle Vigne, di S. Donalo, dai Preti Giovanni di S. Damiano, 
Vassallo di S. Maria di Castello, Oberfo di S. Ambrogio, e dai 
Canonici Prete Rubaldo, Maestro Anselmo e Dodone Suddiacono 
deputati dal Clero, dai Consoli e dal parlamento per tale elezione. 

Con questo Consolato ha termine la narrazione che dei falli del 
nostro Comune scrisse Caffaro. Egli già carico di anni e ricco di 
meriti lasciò il nobile uffizio ad Obcrto Cancelliere, e tre anni dopo 
chiuse i gloriosi suoi giorni. Molli uomini illustri vanta la nostra 
Repubblica in questo primo secolo di vita, ma niuno può compa- 
rarsi con lui, ad un tempo coraggioso guerriero, abile diplomatico, 
saggio governatore e grave scrittore. Parecchi dei suoi falli io venni 
accennando in questo lavoro; l'esporli tulli, ed il celebrarne la 
virtù ed il valore troppo mi allontanerebbe dal mio scopo. Due 
sole cose avvertirò, ed ambe spellanti all'origine ed alla persona 
dell'annalista e degne di particolare osservazione. 

1. È indubitato che Caffaro fosse di famiglia visconlile come già 
notai, e delle più nobili che avesse il Comune. Il seguente fram- 
mento di un documento importantissimo inedito riportalo dal P. 
Schiaffino nei suoi Annali Ecclesiastici della Liguria c'insegna in- 
falli che la famiglia dell'annalista discendeva dai Carmadino e dal- 
l'altra delle Isole. 

Sentenza Pontificia a favore dell'Abazia di S. Siro contro il Capi- 
tolo di S. Lorenzo per le decime dei Carmadino ed Isole. 

« Innoccntius Episcopus servus scrvorum Dei dilccto fìlio Aide 
« berlo Abbati Monasterii S. Syri quod esl in burgo civilalis Januae... 
« eapropler dilecle fili Adelberle Abas decisionem conlroversiae in- 
« ter te et Villanuin Praeposilum Ecclesiac Januensis super decimis 
« civium cognalionis de Insula et Carmadino saepius agitata ad 



( 310 ) 
« perpeluandam poslerorum memoriam carlae el alramenio duxi- 

•< mus commillcndam Nobis Januam Venienlibus Villanus Prae- 

« posilus el fralres ejus advcrsus le et fratres luos super eisdem 
« decimis querelarli deposuil et eas suis ralionibus vindicare Ec- 
« clesiae S. Laurenlii nitebalur ad quod utique proba ndum Leonis IV 
« capilulum in medium protulere Villanus Praeposilus et Opizo 
« Arcbipresbiter quo vidclicel decimani de plebibus tantum ubi 
« sacrosancla danlur baplismata persolvi debere dicebant. Al vero 

« Advocali lui decimas omnes ex antiqua Palrum inslitutione 

« in disposinone proprii fore Episcopi et in quatuor parles debere 

« juxla ejus providcnliam dividi quo conlra Canonici deci- 

« mam tolius civilalis prò quarta porlione sibi competere alTir- 

« mabanl adijcentes etiam quod sicul in januensi civilale eccle- 

« sia tantum S. Laurenlii baplismalis crai ila nulla alia ecclesia 

« infra eamdem civilatem Ante tempora vero Ayraldi Epi- 

« scopi sibi magislratus copia alios Procubifores alios vero 

« barbaros a diebus praedicli Oberti Episcopi usque ad ejusdem 
« Ayraldi ordinalionem Januensi ecclesiae praefuisse dicebant adeo 
« quod multi etiam Canonicoruin januensiuni prò malis el op- 
« pressionibus quae sibi inferebanlur extra civilatem longo lem- 

« pore remansissenl possessionem veslram per 70 annorum cur- 

« ricula munilam esse el per capilulum praedecessoris nostri B. M. 
« Urbani Papae sibi easdem decimas vindicare asseruere nec eis- 
« dem Praeposilis el Cauonicis Magislratus copiam dcfuisse cum el 

« apud Mediolancnsem Arcbiepiscopum Romanum Ponliticem 

« opporlunum lempus babusrinl conquerendi. Inlerruplionem quo- 
« que ipsam non esse verisimilem quoniam per eumdem Airaldum 
« Episcopum lam in praefalo Monaslerii S. Syri quam in aliis ec- 

« crlesiis bomines cognalionis de Insula el Carmadino fuisse 

« commonilos affirmabanl boc eliam addenles quod ea tu ex man- 
« dato saepedicli Airaldi Episcopi praesenle jam eliclo Villano Prae- 
« posilo, Oberlo Arcbidiacouo ci Ogcrio Magislro Scbolaium apud 



( 3H ) 

« Januenscs eonsules videlicel Ruphus de decima 

« lolius casae Rustici de Caschifellone quacrimoniam deposuisses 

« Consules unanimiler collaudavcnmt Caffarus, Oberlus et Viscar- 

« dus filii quondam Rustici de Caschifellone quia de eadem co- 

« gnalione eranl sicul reliqui cognati et ad majorem ipsius 

« rei evidenliam per quoddam inslrumentum idem laudamenlum 

« oslendisli. Super his ergo cum fralribus uoslris diulius confe- 

« renles... quoniam de episcopali concessione veslro Monaslerio 

« farla non solimi Ina Ionga possessio prò eodem cenobio favere 

« videbalur prudenles lesles videlicel Dodonem de Advocalo, 

« Ingonem de arclaviinus qui nimirum laclis SS. Evangeli is ju- 

« raverunt Monaslerium B. Syri decimas illas per 70 annos tempore 

« sci licei Oberli, Conradi Manganelli (forse dovrebbe leggersi Maz- 

« zanelli), Ciriaci, Ogerii, Airaldi el Otlonis januensium episcoporum 

« el usque ad nec se vidisse nec audisse conlroversiam aul in- 

« lerruplioncm canonica m exinde faclam esse. Airaldi quoque epi- 

« scopi in eodem Monaslerio el in pluribus locis commonilionem 

« se audisse testali sunl ut videlicel cives cognalionis de Insula et 

« Carmadino decimato praefalo Monaslerio S. Syri persolveranl. 

« Consideralis ilaque ulrumque ralionibus le Aldcberte Abbas ac 

« per le B. Syri Monaslerium a supradicli Arcbipresbileri et fralrum 

« suorum el Archiepiscopo el successoribus suis quam canonicis 

« S. Laurentii et successoribus cor um super hac controversia ini- 

« ponimus silentium el praefalas decimas hominum cognationis de 

" insula el carmadino sicul in praefala diaria de in eodem 

« coenobio Domino famulanlibus de caelero in perpetuimi solvendas 

« esse censemus. Si quis igitur eie. ( l ). 

{{) Il raccoglitore dei documenti or posseduti dall' Avv. Ageno ci lasciò la 
seguente conferma che della bolla d' Innocenzo II fé il successore Alessandro III. 

« decimas vero civium cognationis de Insula et Carmadino que- 

c madmodum per sententiam praedecessoris nostri f. m. PP. Innocenlii in- 
t dicatae sunt per praesentis scripti paginam firmamus et vobis in perpetuum 



( 512 ) 

« Dal. Pisis mnnu Aymcrici S. R. E. Cardinali». 

« 3.° id. ianuarii indie. XI incarn. dominicae anno MCXXXIIII. 

« Poni. Innoccnlii PP. secundi anno quarto. 

II. Io son di avviso clic s'ingannassero coloro, che vollero di- 
stinguere l'annalista Calibro da Calibro di Caschifellone (che fu 
scrino anche per errore Tasehifellone), e slimo che assolulamenle 
i due fossero una sola persona. I più anlichi nostri scrittori non 
mossero dubbio su ciò , e quelli Ira i più recenli che pensarono 
il contrario si appoggiarono ad argomenti che non possono appa- 
gare la critica odierna. Il più specioso è che l'annalista non usava 
cognome ed infatti firma un allo il di V Kal. mail 1156 come 
Caffarus semplicemente, mentre in un documento del marzo del- 
l'anno stesso trovasi tra i leslimonii Caffaro di Caschifellone; ma 
è questa forse la sola volta che una persona si trovi sottoscritta 
o col solo nome, o col solo cognome, o con qualificazioni diffe- 
renti? Chi ha solamente aperta la raccolta dei documenti genovesi 
ricorderà le firme Corsus ed in altri luoghi Corsus Serrae, o 
Corsus De Mari; Tanclerius ed altrove Tanclerius de Mauro, 
o Tanclerius de Plalealonga; Sigismundus solamente o Sigismundus 
Muscula; Bisaccia o Rubaldus Bisaccia ecc. E (al libertà di lacere 
il proprio cognome poteva specialmente concedersi a chi avendo 
nome non comune con altri, non lemea di andar confuso con essi. 
Oberlo e Guiscardo poi sono chiamali fralres Caffari semplice- 
mente e nei documenti che io ho stampali sotto quesl'anno e 
sollo il 1150 tuffi (re sono delti figliuoli di Rustico di Caschifellone 



■&■ 



« solvendas esse censemus. Si quae vero posscssiones quas praenominalorum 

« cognati cives tempore latae sentenliae possidebant ad alios quolibet ti- 

« luto jam noscantur fore translala vel in futurum quolibet contractus genere 

« Iransferentur libera vobis liceat a quibuslibet earumdem possessionem 

« tutoribus decimas exigere et exactas retinere. Si quis igitur etc. 

t Ego Alexander Catholicae Ecclesiae Episcopus (col sigillo in cui Alexan- 
« der PP. Ili dalum Anagni Pergamena autentica segnata sul dorso 4101 
« Alex. Ili anno 4) ». 



( 315 ) 

indizio evidente che sebbene al loro fratello non si desse cognome 
era egli pure de Caschi fellone. Che se coli' annalista fosse vissuto 
ad un tempo un altro Caffaro sì istrutto da potere scrivere la nar- 
razione della battaglia di Torlosa non sarebbe stalo dal Comune 
ornalo d'impieghi, spedilo legalo, nominalo almeno Console dei 
Piacili? Ma mentre tulli questi uffìzii si danno all'annalista, nes- 
suno tocca mai all'altro Caffaro supposto, il quale appena si può 
citare come ricordalo una volla qual testimonio. Lo stile della de- 
scrizione della battaglia di Torlosa è perfettamente conforme a 
quello che Caffaro usa negli annali ; la slessa semplicità , la slessa 
brevità, la slessa chiarezza, tulli i pregi ed i difetti che sono in 
quello. Sappiamo poi che in più casi 1' annalista scrisse peculiari 
racconli di falli accennali nella sua storia, come la narrazione della 
prima crociala ed altre che andarono smarrite, e non dee quindi 
far meraviglia che consagrasse uno speciale scritto alla battaglia di 
Torlosa sì gloriosa per la Repubblica. E le parole che leggonsi in 
fronte di esso: Quoniam quae gesta fuerunt in capitone Almeriae 
per praesentem scripturam sensu Caffari ad memoriam futurorum 
narranlur; illud idem riempe victoriam Torluosae ne fuluris tem- 
poribus oblivioni tradalur uli verilas postulai, Caffarus de Caschi- 
fellone ad praesens narrare conatur eie. furono aggiunte mollo 
tempo dopo da colui che interpolò lutti gli annali e sempre con 
poca critica. 

ANNO 1164, INDIZIONE GENOVESE XI E XII VOLGARE. 

Sedevano al Consolalo del Comune: 
I. Lanfrancus de Albericis. 
IL Marchio de Volla. 

III. Corsus Sigismundi. Sembra costui una persona sola con Corsus 
Serrae che vedemmo Console negli anni precedenti. Infatti mentre 
gli annali e molti documenli in questo ed in altri anni lo chia- 



( 314 ) 

mano Corsus Sigismundi, in alcuni nitri è dello Corsus De-Mari. 
Citerò quello del 26 gennaio 1175 pubblicalo a pag. 15 del Li- 
ber jurium voi. II, col quale i Consoli del Comune concedevano a 
Slreghiaporco ed ai fratelli una terra onde vi fabbricassero la chiesa 
di S. Marco. L'annalista chiama il Console entrato in uffizio il 
2 febbraio 1172 Corsus Sigismundi, e l'alto dice Consules de 
Communi Symon Auriae, Corsus De Mari ecc. Il cognome Serrae 
venivagli dal padre; e l'altro De Mari dall'avo Otto De Mari, ma 
d'onde mai il terzo Sigismmidi? Nessuno documento a me nolo 
toglie tale difficoltà , e tra le supposizioni che potrebbero farsi io 
oso azzardare che Sigismundus fosse il nome del padre che aveva 
poi il cognome di Serra. Né questa moltiplicilà di nomi reca me- 
raviglia a chi è uso allo studio delle auliche carte trovandosene 
esempi assai frequenti. Nei documenti genovesi abbiamo: Andrea 
qui et Joannes, Andrea qui et Maurus , Ausegisus qui et Ingo, 
Benediclus seu Hubertus ecc. E giova avvertire che il nome Sigi- 
smund us assai di raro rinviensi nelle nostre carie, anzi io non l'ho 
visto mai applicato che a questo Corsus come patronimico, ed 
a Sigismundus Muscula pur Console in quesl'anno, ma nessun figlio 
di cosini è ricordalo, e di Corsi non abbiamo che quello di Pa- 
lazzolo (V. solto il 1167), e Corsus Serrae, Corsus De Mari, 
Corsus Sigismundi che sembrano qualificazioni diverse di una sola 
persona , come avverili. 
IV. fìubaldus Bisaccia, come vedemmo, dei Guerci. 

V. Baldissonus Ususmaris. 

L' annalista scrive che i Consoli di quesf anno erano sei , sebbene 
non ricordi poi che i cinque predetti, ma i documenti ci danno 
il sesto cioè Piccamiglio. 

VI. Piccamilius. Col solo cognome Piccamiglio è designalo An- 
saldo Piccamiglio. 

Erano Consoli della giustizia per le Compagne verso il Castello: 
I. Bonusvassallus de Castro. 



( 313) 

II. Anselmus Garrius ha il Caffaro dell' Università , Ansaldus 
Guercius altri manoscritti; io accetto la prima lezione. 

III. Guilielmus Cavaruncus. 

IV. Marchio de Caffara. Il Caffaro dell' Università lo chiama An- 
selmus. 

Nelle Compagne verso il Borgo erano Consoli : 

V. Paschalis de Marino. 

VI. Sigismundus Muscula. 

VII. Guilielmus Sardena. 

VIII. Oberlus Iiecalcalus. 

Solfo questo Consolalo il Comune ehhe il poggio di Figarolo 
in dono dai signori di quel luogo. 

Ad intercessione dei Genovesi e contro il volere dei Pisani l'Im- 
peratore Federigo concesse in quest'anno a Rarisone Giudice di 
Arhorea la corona di Sardegna a condizione però eh' egli ricono- 
scesse l'alto dominio dell' Imperatore sull'Isola e gli pagasse un 
tributo di sci mila marche. Essendo però il nuovo Re assai po- 
vero, la Repubblica onde agevolargli la via del trono gli diede in 
imprestilo quella somma ed altre mille e dugenlo lire che gli ser- 
vissero per il passaggio noli' Isola. E denari molli ebbe anche da 
parecchi privali cilladini ed a tulli promise di resliluirli appena 
fosse nel Regno. Volle però in ispecial modo mostrare la gralilu- 
dine sua verso il Comune che tanlo lo aveva favorito giurando che 
gli pagherebbe ogni anno quallrocenlo marche di argento, ne 
procurerebbe V onore e l'incremento, e darebbe due corti dell'Isola 
per la fabbrica della chiesa di S. Lorenzo, la quale ultimala, ri- 
manessero all' Arcivescovo ed ai Canonici. Né contento di ciò pro- 
metteva anche di edificarsi un palazzo in Genova sull'area conces- 
sagli dai Consoli, perchè ogni tre anni, o lutto al più ogni quattro, 
potesse abitar qualche tempo nella Cillà. E molli altri privilegi ac- 
cordava alla Repubblica che affrellavasi a farlo accompagnare nel 
giudicalo di Arborea dal Console Piccamiglio e da allri ragguar- 

25 



( 316 ) 

devoli cilladini. Questi non permisero ch'egli scendesse in lena 
prima che avesse soddisfalli i debili che aveva colla Repubblica , 
ed accortisi ch'egli ed i suoi forse ad istigazione dei Pisani pen- 
savano ad eludere la buona fede dei loro concilladini , profilando 
di una nolle oscurissima il riportarono prigioniero in Genova, ove, 
come vedremo, rimase in carcere parecchi anni. 

Come l'Imperalore di Coslanlinopoli Emanuele Comneno aveva 
moslralo desiderio di accomodarsi colla Repubblica ed eseguire la 
convenzione già fermala, i Consoli deliberarono di mandargli am- 
basciatori il loro collega Corso di Sigismondo e con lui Ansaldo 
Mallone e Nicola di Rodolfo. L'accoglienza lor falla non poteva 
essere più onorifica, ma le Irallalivc non recarono alcun frullo. 

L'Arciprcle di PIccania, cioè della valle di Cicagna, coi suoi par- 
rocchiani fecero ricorso al Comune onde gli aiulasse conlro i Marchesi 
Malaspina che in ogni guisa li opprimevano, mostrandosi pronti a 
pagare i soldati che sarebbero corsi a difenderli , ed offrendo il poggio 
di Monlelcotie acciò la Repubblica vi fabbricasse un castello. Di 
questo fu ordinala la coslruzione malgrado le gravi discordie che 
dividevano la Città e che divamparono in aperta guerra civile dopo 
che fu ucciso nel mese di settembre il più autorevole dei Consoli 
dell'anno Marchione Della Volta. E lauta era la ferocia eh' erasi im- 
padronita dell'animo dei cittadini, che i Consoli per evitare danni 
maggiori non avvisarono conveniente di congregare il parlamento per 
l'elezione dei loro successori, sicché lai cura, come nella prefazione 
accennai, rimase all'Arcivescovo che ordinò il Consolalo del nuovo 
anno. 

Di alla importanza per la nostra storia è l'alto del 20 settem- 
bre 1164 che il volume II Chartamm dei Monumenta Historiac 
Patriae ci registra a pag. 990. È desso un'investitura che l'Im- 
peratore Federigo Rarbarossa fa al Marchese Opizzonc Malaspina 
di tulio ciò clic i suoi predecessori possedevano nella marca ed 
arcivescovalo di Genova con lulli gli onori e regalie dovutegli. 



( 317 ) 

Questo documento che da sé solo basterebbe a dar molla luce alla 
storia nostra anteriore allo stabilimento del Comune , la rischiara 
sempre più ove mettasi in relazione coi Piacili che gli antenati 
di Alberto tenevano in Genova nel secolo XI che io già citai , e 
colle investiture che in tempi posteriori, cioè nel 1184 e nel 1220 
ottennero i successori di lui de Marchia Genuae. Il che prova che 
veramente prima della formazione del Comune la Città nostra colle 
sue dipendenze costituisse una delle marche d'Italia, e, come di 
essa così di quella di Milano ne fossero titolari i Malaspina, ai 
quali soli competeva la qualificazione di Marchioncs Genuae. Nò 
dai soli Piacili ricordali, ma da parecchi atti appariscono i larghi 
possessi e le prerogative feudali che tal famiglia godeva in Genova e 
nel Genovesalo sin dal secolo X, ed io qui li rammenterò onde possano 
servire di fonte a chi volesse aver soli' occhio i documenti che illu- 
strano meglio lo sialo della Liguria avanti lo sviluppo del Comune. 
Sin dal 994 ai 24 di gennaro (rovo che il Marchese Oberlo, cioè 
Oberlo II di tal nome figlio di Oberlo I Marchese e Conte del 
Sacro Palazzo sotto Ottone il Grande (Vedi Muratori Antichità 
Estensi voi. I), e che signoreggiava tulla questa parte d'Italia set- 
tentrionale, aggiudicava all'Abate del Monastero di S. Fruttuoso di 
Capo di Monte una selva. Tale lodo chiaro ci mostra com'egli 
fosse Marchese di questi luoghi ov' esercitava il potere giudiziario, 
parte importantissima in quei tempi della sovranilà i 1 ). 

(I) Questa sentenza trovasi nella collezione Ageno , ed il raccoglitore av- 
verte ch'egli avevala tolta dal libro di quell'Abbazia segnato A 3 ed aggiunge 
che era stata riveduta su di una copia che ritrovavasi nel principio del 
volume II ms. del Roccatagliata , prima pagina , e sul fine segue così : 

« Alefredo Judex Sacri Palatii in tei fui Et 1289 transuntalus (sic) fuitdictum 
« Laudum ex autentico manu dicli Notarii per d. Bonacursum de Bonacurso 
« Notarium Sacri Imperii ad inslantiam D. Bonifacii Abbatis et Capituli San- 
« cti Fructuosi de Capite montis cum decreto et auloritatc Domini Bellrami 
« de Carcano Civis mediolanensis Janue (une Polestatis : ex libro Instrumen- 
« torum monaslerii S. Fructuosi pag H et 15 a me viso et ledo » 



( 318 ) 

CMLXXXXIV mense Januurio Indi. VII. 

e Laudimi in Dei nomine in valle Lavania ante Ecclesiain Plebis 
<• S. Slephani per dala liecntia Domini Johannis Episcopi in judicio 
« residerei Dominus Oberlus Marchio singulorum hominum juslilia 
« faciendas et deliberandas residenlibus cum eo Giseprandus, Johan- 
« nes, item Johannes , Golefredus , Adelfredus, Slabile, ilem Slabile 
« Judices Sacri Palalii Teodisius filius quondam Obcrli, Ariberlus, 
« Albericus, Golefredus , Lanfrancus, Burnenacus Wiberlus el reliqui 
« plures ibique in eoruin veniens praesenliam Maddbcrlus Abbas 
« Monaslcrii S. Frucluosi silum Capud (sic) nionlis el Slabile Judex 
« ejus el ipsius Monaslcrii Advocalus. Habemus ci delinemus a parie 
« ipsius monaslcrii sìlva una que dicilur Dcma sicul per coherenlia 
•< da una parie Percuriario qui dicilur Padrali de alia parie Cosla 
« que dicilur Trecanica de supcriore capile via cava , de suleriore 
<> capile lilus maris el si quislibel homo adversus nos exinde ali- 
« quid dicere vull paralus sum cum eo exinde juralione slandum 
<- el legilinie liei quod plus esl. Qucrimus ad vos Dominus Oberlus 
« Marchio ul super nos el suprascripla pccia de siiva Bannum 
« millalis ul nullus quislibel homo mira iam dieta pelia de silva 
« audcal inlroire ad pascoandum nce erborem (sic) incidendum nec 
« Caslanca nec alia fruges exinde lolendum. Cum ipsis Madelbcrlus 
« Abbas el Slabile Judex eius el ipsius Monaslerii Advocalus lalilcr 
« poslulasscnl lune ipse Dominus Oberlus Marchio super eos el 
« suprascripla silva bannum missil mancosos auri duo millia ul 
« nullus quilibel homo in ipsa pecia de Silva audeal inlroire ad 
« pascoandum nec arborem incidendum nec caslanca nec alia fru- 
« ges exinde lollendum. Qui vero feccril prediclos duo millia man- 
« cosos auri se coinposilurus agnoscal medielalcm parli Camere 
« Sacri Palladi ci medielalcm prefalo Monaslcrio el lune nolicia qua- 
« liler aclum esl fieri jussimus quidem el ego Johannes Nolarius 



( 319 ) 
« Sacri Palalii ex jussione suprascriplo Marchio el .Indice amoni - 
« cionem scripsi. 

« In anno Incarnalione Domini nostri Jesn Cristi nogenlesimo 
« nonagesimo quarto decimo Kalendas Februarii Indiclione seplimu. 

« Obertus Marchio subscripsi. 

« Giseprandus Judex Sacri Paludi inlerfui el subscripsi. 

« Alibannus Judex Sacri Palalii inlerfui. 

« G ode f redo Judex Sacri Palalii inlerfui. 

Né questo è il solo allo che ci rivela come colest' Oberlo fosse 
Signore della Liguria , ma un altro ne abbiamo nella Biblioteca 
dell'Università in pergamena originale del 1014, e qui lo Ira- 
scrivo : 

MXIV mense iulio Indiclione XII Imp. Henrìco anno I. 

« In nomine Domini Dei el Salvaloris nostri Jesn Chrisli En- 
" ricus gratia Dei Imperalor Aguslus (sic) anno imperio ejus Deo pro- 
« picio primo decimo die mense Julius Indicionc duodecima. Mo- 
li naslerio Sancii Siri sub urbe Janna ubi nunc preesl Domnus 
« Petrus Abas, ego Odberlus Marchio (ìlio bone memorie ilem 
« Odberlus Marchio el Comes Palacii qui professo suoi ex nacionc 
« mea lege vivere Langobardorum proplerea dixi quaprobter, 
« dono... in cumdem Monaslerio el ofero prò animae meae mercede 
« idesl pecia una de terras cum vites super se habente juris mei 
« quam habere viso sum foris muro istius civilalis juxla via pu- 
« Mica quae esl juxta muro istius civilalis coerit ei da duabus (sic) 
« parlibus terra de eredes quondam Rihizani , de lercia parte (erra 

" de heredes quondam Amelii de quarla parie via sibique alii 

« su ni coerenles una cum accessione et ingresso seu superioribus 
< et inferioribus suis qua superius jusu ab hac die in eodem mo- 
« naslerio dono el ofero ul facianl pars ibsius monaslerii proprie- 



( 520 ) 

« lario nomine quicquid volueril prò anima mea mercede sine 
« omni mea ci credum voi fìliorum meorum conlradicione q. de 
« mea spondeo q. promillo me ego qs. Odbcrlus Marchio.... cum 
« mcis (iliis el eredes pars ibsius monaslerii vel cui pars ipsius 
« monaslerii dederit ab omni ornine defensare quod si defendere 
« non potuerimus ani si vobis exinde aliquil per covis ingcnium 
« sublraerc quexierimus lune in dublum eadem offercio qua et sti- 
« perius et jusum vobis resliluamus sicul prò tempore fucril me- 
« borala ani valuerit sul) eslimacione in consimilem loco anc (sic) 
« enim carlam offersionis paginam Johannes nolarius Iradidi et 
« scribcre rogavi in qua subtcr confirmans teslibusqne obluli ro- 
« borandam. Aclum in civilale Janua feliciler. 

« Signum manibus snprascriplorum Odbcrlus Marchio qui pro- 
fi plcr infirmilalem corporis minime scribcre poluit qui anc (sic) 
« carlam offercionis fieri rogavi R. eique relecla esl. 

« Signum manibus Reinzoni el Gumbcrtigii et Boniconis quon- 
« dam Adalberli Vasali suprascripli Aubcrlus Marchio lege viventes 
« longobardorum Icstes. 

« Ego qui supra Johannes Nolarius scriblor ujus carie offer- 
« cionis post tradita compievi et dedi ». 

Tal donazione pare ch'egli f.iccsse prossimo a morie, e ciò pro- 
verebbe altresì ch'egli veramente mancasse a quell'epoca e non 
più lardi come da alcuno vollesi soslcnere (*). 

E le possessioni di Oberlo passarono al figlio Alberlo il quale 
largo come il padre dei suoi beni alla chiesa, nel gennaio del 1035 
donava al Monastero di Santo Stefano una terra arativa posta 
nella villa di Cavrasco o Carasco presso Chiavari ed un prato vi* 
eino alla villa slessa e precisamente nel luogo dello Praio Lavino 
che qui riporlo. 

1 V, Lilla Famiglia Malaspina, e meglio Muratori opera citata. 



( 521 ) 

MXXXllì mense j aiutar io Ind. 1. J/np. Cunrado anno VI. 

« In nomine Domini Dei el noslris JesuChrisli Cunrado grafia Dei 
« Imperalor Augiislus anno Impedì ejus Dco propicio seslo mense 
« Januarius indiclione prima monasterio S. Slephani Prolomarlire 
« silo foris el prope Civilale Janna. Ego dominns Albertus Marchio 
« fìlius quondam Auberli ilem q. Marchio qui professo sum ex 
« nacione mea leie vivere Langobardorum olTerlor el donalor 
« ipsius monaslerio pp. disi quisquis in Sanclis ac Vencrabilibus 
« locis el suis aliquil conlulleril rebus insta ocloris (sic) vocem 
« in oc seculo cenluplum accipiat insuper quod inelius esl vilam 
« possidcbil elcrna ideoque ego qs. Domnus Alberlus Marchio pro- 
« pter Deum el anime mee vel parentum meorum mercedem dono, 
« cedo, Irado, confero ci per presenlem carlam offcrsionis in eo- 
« dem monaslerio abcndum confìrmo idesl pecia una de lerra 

« aratoria que posila esl in Villa Caurasco iusla lerra uuid 

« et pecia una de prato foris eadcm Villa a locus ubi dicilur 
« Prato Larini coerel ei da una parie lerra Arunanorum de alia 
« parie Costa de fontana cacuni?de tercia parte Costa de Petralila 
« de quarta parte fosalo de Corvarii sibiq: aliis sunl ab omnia 
« coerenles el esl ipsa pecia de lerra aratoria simul cum jam 
« eliclo prato per mensura jusla super lolum Jugcra? qualuor: una 
« cum accessionibus ingrcssoras earum scu supcrioribus et infe- 
« rioribus earum rerum qual. superbis el iusu ab ac die in 
« eodem Monaslerio dono el offero el per presenlem carlam offer- 
« sionis in eodem Monaslerio abcndum confìrmo facicndum exinde 
« Abates el Monacos qui nunc ordinali sunl in eodem Monaslerio 
« vel deinceps in anlea ordinali esse debent a parie jam diclo 
« monaslerio voluerinl sine omni mea el heredum meorum con- 
« Iradicione quidem espondeo qs. promillo me ego qui supra Do- 
« mnus Alberlus Marchio una cum meos hcredes a parte mona- 



( 522 ) 

« storio suprascripla offcrsio qualiler superius in integrum al) omni 

« ornine defcnsare quod si defendere non potuerimus aul si a su- 

« prascriplo monaslerio sublraere quexierimus Urne in dublmn 

« eadem offersio ut superius reslituamus ad eidem monaslerio 

« sieul prò lempore fuerint melioralis aul valuerint sub eslima- 

<• cione in eonsimilibus locis ano enim cariam ofl'ersionis paginam 

« lohannes nolarius et Judex (radidi el seribere rogavi in qua 

« subJer conlìrmans Icstibusque obluli roborandam. Aclum in Villa 

« Rapallo fcliciler. 

« Adalberlus Marchio subscripsi. 

« Signum manibus merlo et Wiberlus seu Cunradus leie vi- 

« venles Langobardorum leslcs. 

« Berardus Judex rogalus subscripsi. 

« Ego qs. Johannes nolarius ci Judex scriplor uius cartac offer- 
« sionis posi I radila compievi et dedi 0) ». 

Forse tìglio di questo Marchese Alberto donatore di Cavrasco e 
possessore di molli beni a Quinto, Sestri e Rapallo era l'altro che 
il 1.° febbraio 1044 teneva Piacilo in Rapallo per una selva di spet- 
tanza del monastero di S. Fruttuoso di Capo di Monte già ricordalo, 
e con lui concorreva a quell'alto un alleo della famiglia cioè Al- 
berto Azzo che dev'essere Alberto Azzo II d'Esle lìdio d' Alberlazzo I. 



■-' 



MXLIV mense Februario. 

» Die Lunae quod esl Kalendis Februarii in valle Rapallo propc 
« litus maris presenlia Dominorum Alberti el ilem Aleberli ci Azo 

il) Il raccoglitore appose al documento la seguente nota: 
« Pergamena autentica ritrovata in quelle di S Stefano. Sul dorso segnala 1036. 
« Il signor Marchese Alberto dona al monastero di S. Stefano terra in 
Caurasco di man recente ». 

« Di mano antica de Cravasco et de rrato Larino ». Questa carta fu stam- 
pata nei Monumenta f/isloriac palriae. 



( 325 ) 

« niarchionibus ci Teuzonis Judex ci Avoealus Auberlus el Oglerio 

« Vicecomili et Wiliermus lìlius quondam Oberli Bcrizo Anselmi 

« germanis Donvassallo Adcprando Gandidpho Alcdrame gormanìs 

« seu reliquorum Bonorom hominum quorum nomina subler le- 

« gunlur. In suprascriplorum prcsencia vcnit Domnus Bcrardus 

« Abas una cum Avocalore suo el pelivil ab eosdem Marchiones ut 

« propler Deum (sic) el anime Domili Regis bannum fierel in li- 

« bras cenlum Argenli super cimi ci super silvani S. Frucluosi in 

« Dcnia sive fessalo de Valoria usque in Porludelfino el de supra 

« monte aqua versante et de sulus lilus maris cum ipse Domnus 

« Bcrardus Abas lalliler poslullassel lune prcdicli Marcliiones 

« bannum miserunl super cunidem Domnus Bcrardus Abbas sui- 

« que successorum vcl pars ipsius monaslerii ut nullus quislibel 

« bomo ipsa silva sicul perlinel a suprascriplo monaslerio taliarc 

« vel capellarc audeal sine jussione el volitatale Abbalis silique 

« successorum qui non feccrinl prcdicli Cenlum libras Argenli se 

« composilurus agnoscant aicdielalcm eoruni Marchiones et medie- 

« lalcm eidem Abbati silique successorum vel per ipsius mona- 

« slerii. 

« Factum est hoc anno Incarnalionis Jcsu Chrisli MXLIV fclicilcr. 

« Alberto Marchio subscripsi. 

« Teuzo Judex Sacri Palalii et Advocalus subscripsi. 

« Ego Gezo Nolarius iolerfui et une Breve scripsi ( ! ) ». 

Io soa d'avviso che il Marchese Alberto dell'atto precedente sia 
lo slesso che tenne in Genova il Placito del 1059 accennalo nel- 
l' introduzione. Egli forse apparteneva alla linea di Massa la quale 
colle consorti lince degli Esle, Malaspina e Pallavicini mostrano ap- 

(1) Anche questa caria fu lolla dall'Archivio di S. Fruttuoso ed è perciò 
riportata nei Collectanea del Federiti e fu stampala dal Muratori Antichità 
Estensi voi. I. 



( 324 ) 

punto nella comunione dei dirilli sulla Liguria importanti tracce 
della primitiva unità ('). 

Nel 1 05G vediamo il Marchese Alberto figlio di Opizzonc a giu- 
rare l'osservanza delle auliche consuetudini della Città. Quest'alto 
ohe coinpiesi quattro anni dopo della lega conchiusa tra il Vescovo 
di Genova Oberlo ed i Visconti genovesi nel 1052 ci è chiaro in- 
dizio che la ribellione e l'ostilità che il potere marchionale incon- 
trava nei sudditi astringessero Alberto a quel passo. Ed esso segna 
infatti il principio della decadenza dei Marchesi che non veggonsi 
più ad esercitare alcun allo di sovranità nella Città. Il Vescovo ed 
i Visconti insieme collegati ne assunsero le attribuzioni , e molti- 
plicandosi gli ultimi , e crescendo i cittadini possidenti che volevano 
aver parie al governo si formò di mano in mano il Comune come 
vedemmo, ed acquistò tanta importanza che gli antichi Signori 
ponendo fine alle ire ed agli sdegni vollero far lega con esso. La 
prima convenzione falla dal Comune coi suoi antichi Marchesi è 
inedita tuttavia e trovasi per copia sincrona ( 2 ) negli Archivii 
Generali del Regno in Torino. Non ha data, ed il Senatore Fede- 
rici l'assegnò al 1130, né intendo per quale ragione. In essa si fa 
cenno degli obblighi che la Repubblica aveva coi Da Passano che 
non sono più antichi del 1132 (V. Liber jurium voi. I, pag. 40) 
degli altri cogli uomini di Vezzano stipulali nel 115G (V. Liber 

(\) Sull'origine , le diramazioni , gì' incrociamenti delle linee di questi Mar- 
chesi veggasi l'opera citala del Muratori, ma al molto da lui detto recherà 
grande lume il bel lavoro che sulle Marche ed i Marchesi dell' Italia setten- 
trionale prepara il dolcissimo e dotto mio amico Avvocalo Cornelio Desimoni 
del quale già lesse un saggio alla nostra Società e ne die anche uno schizzo 
noli' illustrazione del Breve dei Placiti già lodata. 

(2) N'ebbi copia dalla squisita gentilezza dell' illusile signor Commendatore 
Michelangelo Castelli Direttore Generale degli Archivi e Senatore del Regno, 
del quale ebbi già a lodare nella prefazione la cortesia e lo zelo per 1' ordi- 
namento dogli Archivii. 



( 525 ) 

jurium ibid. pag. 193), e sembra perciò posteriore all'anno indi- 
calo dal Federici. E se vero è , come da parecchi atli rilevasi , 
che il padre dei due fratelli Opizzone e Guglielmo cioè Alberto , dello 
anche semplicemente Malaspina, vivesse sino al 1137, abbiamo 
nuova prova che questa convenzione è posteriore al 1130 , perchè 
allora sarebbe conchiusa col padre e non coi figli. 

« Nos populus ianuensis adiuuabimus marchiones uidelicet gui- 
« lielmum malaspinam et opizonem fratrem eius a porla bertrana 
« usque ad Saonam. et usque ad gauim et ad paloudum el mon- 
« lemallum i 1 ) contea omnes homines excepto conlra romanum im- 
« peratorem saluis debilis que facla habemus hominibus de uezano 
« el hominibus de paxano el hominibus de Iauania. El si iam dicti 
« marchiones reclamauerint se ianuensibus consulibus de aliquo 
« suo uasallo nostre ciuilalis et ipse nolueril eis facere rationem 
« et recipere in curia marchionum consules ianuenses conslringent 
« eum ad faciendam et ad recipiendam rationem in curia predi- 
« ctorum marchionum si consules lune fuerint in ianua salvo no- 
« stro usu et quando consules fuerint in ianua erunl debili mar- 
« chionibus suprascriplis quemadmondum aliis hominibus de eorum 
« compagna infra suprascriptos lerminos secundum quod dislriclus 
« eorum crii de hoc quod habent el acquisierint ipsi marchiones. 
« Per lerminos uero suprascriplos scilicel a porla berlrana usque ad 
« Saonam el usque ad palaudum et usque ad gauim el ad monlem 
« allum. el per Irauersum usque ad portam berlranam erimus debili 
<■ adiuuare prediclos marchiones siculi nosler dislriclus lenet. hec 
« omnia obseruabimus Disi quantum iuslo impedimento ani per para- 
« bolam unius ex illis marchionibus remanseril saluo nostro usu ». 

(1) Qui sono indicati i confini del distretto genovese. Di Monica! lo parlai 
sotto il 1128, nel qual anno fu preso dalla Repubblica. Per cattiva lettura 
trovasi in quest'alto Porla Berlrana che deve leggersi Porta Beltramen , 
luogo Ira il Massese ed il Lucchese come egregiamente mostrò il dotto Abate 
Raggio nel numero 126 dell' anno 1846 della Gazzetta di Genova (V. aggiunte). 



( 526 ) 

« Nos marchiones W (Willielmus) , malaspina el Opizo fraler 

« eius ab hac dio in anlea erimus babilalores ianue ila ul unus ex 
« nobis babilabil per se aut per uxorem suam in ianua duo menses 
« per unumquenique annum quando ianuenses guerram babuerint 
« per commune in pace uero per unum mensem nisi quantum per 
« lieenliam consulum qui lune fuérint remanscril. El si consules 
« non fuerinl per lieenliam ianuensis episcopi. El adiuuabimus 
« commune ianue conlra omnes homincs exceplo conlra romanum 
« imperalorcm. El ego W. exceplo debita quo sunl lucanis el lu- 
« nensi episcopo el hominibus de lauania usque ad lerminum qui 
« posilus esl inler me el lucanos el episcopum lunenscm el laua- 
« ninos. Complelo termino ero debilus ianuensibus conlra omnes 
« homincs excepto conlra imperalorem sicul dicium esl a porla 
« berlrana usque ad Saonam el usque ad palodum. el ad gavim el 
« ad monlemallum. et per Irauersum usque ad porlam bcrlranam 
« sicul fuerit nosler dislriclus nos suprascripli marebiones sci- 
« licei W. et Opizio adiuuabimus ianuenses sicul supcrius scriplum 
« est. el saluabimus ianuenses res el personas corum in loto noslro 
« dislriclu. El illas credenlias quas ianuensis episcopus aut consulcs 
« ianuenses per se nobis dixerinl. aut per eorum cerlum nuncium 
« siue per eorum lilleras nobis mandauerinl nobis scicnlibus ad eo- 
« rum dampnum nulli non pandemus ». 

« Nos populus ianuensis concedimus el damus mansiones quin- 
« que Opizoni marchioni in rivarolo foris de fossato nouo infra 
« fossalos qui crani in riuarolo quando nos monlauimus in eum 
« et insupcr in iusum in monle rivaroli parlem de terra ubi ho- 
« mines eius faciunl mansiones ad babilandum. [asuper damus et 
« concedimus ei el fralri eius in feudo ex parte communis ianue 
« terciam parlem lolius heredilalis inimicorum noslrorum Lauani- 
« ensium de quanto habeni in plebe segeslri el in plebe lavanie 
« a uignolo in iusum usque ad mare, el a uignolo in sursum me- 
« diclalem et medielalem de hoc quod habent in plebe cisigne? El 



( 327 ) 

o sinos ianuenses uoluerimus in nos retinere lolum calascum da- 

« mus eis et concedimus medielatem a uignolo in sursum usque 

« ad iugum de telarne , el de scalizale. Et deinceps damus et con- 

« eedimus eis in sursum lolum illud de plebe cisigne (forse la Pieve 

« di Uisigna). El damus eis el concedimus medielatem de hoc quod 

« babenl in plebe uarenzi. Insupcr damus el concedimus eis quartain 

« parlcm de caslro uenagli. El non debemns lacere pacem neque 

« treguam neque gucrram reerelam cimi lauauiuis sine licenlia Opi- 

« zonis marchionis malaspine (ali modo si lauanini noluerinl se mit- 

« lere in preceplo el uol uniate iamdicli marchionis de hoc quod ci 

« concedimus marchioni ha bere de rebus lauaninorum el si lauanini 

« uoluerinl se millere in iamdiclo marchione el ipse nolueril eos re- 

« cipere. si nos fccerimus pacem cum lauaninis non rei iuramenlo 

« tcneamur. sed si poslea lauanini fecerint guerram marchioni fa- 

« ciemus eis guerram sicul supcrius declaralum est. 

ANNO UG5, INDIZIONE GENOVESE XII E XIII VOLGARE. 

Erano Consoli del Comune : 
I. Simon Auriae. 

II. Ollobonus de A He rida. 

III. Guilielmus Cicala. 

IV. Amicus Grilius. 

A quesli quattro notali dal Caffaro e dai documenti , in un' altra 
serie consolare stampata vedesi aggiunto Andatone di Zoagli, né 
si sa donde tolto. Tre Consoli della famiglia Zoagli sono notati 
in quella serie Anselmo nel 1117, Giordano nel 1131 ed Anda- 
tone nel 11 05, ma di nessuno, come vedemmo, è documento o 
memoria che abbia carattere di aulenlieilà. 

Erano Consoli dei Piacili per le Compagne verso il Castello: 

I. Oberlus Malamucellm. 

II. Paganus de Volta. 



( 328 ) 

III. Herirkw Judex. 

IV. Ifenricus Mattonila. 

Nelle Compagne verso il Borgo: 

V. Guilielmus Bufferius. 

VI. Philippus de fìonifaiio. L'annalista non ci Iramandò da qual 
Bonifazio fosse nato cosini , ma io ho ragione a credere che c<j\\ 
avesse a padre Bonifazio di Piazzalunga , e ciò si farà manifesto a 
chi consulterà i molli documenti impressi nel voi. Il Cliarlarum. 

VII. Johannes Judex. 

Vili. Oberlus de domoculta. 

Il Liber jurìum registra sollo quesl' anno P allo della lega con- 
chiusa tra il Comune e Raimondo Berengario Conte di Provenza. 
È stipulalo in Arles nel mese di ottobre, ed olire i Consoli Amico 
Grillo , Guglielmo Cicala, Simone Doria ed Ollobaono v' interven- 
gono Guglielmo Vento, Ottone di Caffaro, che per (sbaglio è slam- 
palo de Cajfara, Bisaccia ed Ansaldo Cicala, i quali erano di 
cerio dei Consiglieri del Comune. 



■»■ 



ANNO 116G, INDIZIONE GENOVESE XIII E XIV VOLGARE 

Erano Consoli del Comune: 

I. Ansaldus Tanclerii de Mauro de Platealonga. 

II. Simon Auriae. 

III. Ido Contar dus. 

IV. Olho de Caffaro. 

V. Nicola Roza. 

VI. Oberlus Recalcalus. 

Amministravano la giustizia nelle Compagne verso il Castello : 
I. Guilielmus G alieta. 

II. lonalas de Campo. 

III. Philippus Bonifatii (Vedi all'anno precedente). 

IV. Pasclialix do Marino. 



( 329 ) 

Nelle altre qua Uro verso il Borgo: 
V. Henricus Contardus. 
VI. Guilielmus Suzopilus. 

VII. Bocculius De Mari. 

Vili. Albertus Lercarius. 

Nel Liber jurium pag. 225, voi. I veggonsi stampali i nomi di 
alcuni dei Consiglieri di quest'anno: essi sono: 

Fredentio Conlardus — Guidotus de Nigrone — Sigisrnundus 
Muscula — Nicola de Bodulpho — Henricus Malocellus — Gui- 
lielmus Auriae — Butleratus — Guilielmus Sardena — Tabacus 
— Ansaldus Ceba — Guilielmus Naia — Bonusvassallus de 
Medolico — Arduinus — Bubaldus Mallonus — Guilielmus 
Niger — Iordanus Benzerrus — Olito Gallela — Ugolinus Mal- 
lonus. 

Eglino sottoscrivono i palli stipulali dal Comune coi Conti di 
Lavagna il 23 novembre 11GG, che sono stampali nel già cilato 
volume. In esso leggesi altresì una lettera assai onorevole indirizzata 
in quest'anno da Sancio Re di Navarra alla Repubblica nella quale 
magnificata la fede dei Genovesi, chiede la loro amicizia. 

Barisone Giudice di Porlo Torres (che non dev' esser confuso 
coli' altro di Arborea) dopo aver chiesto ai Genovesi aiulo contro i 
Pisani suoi nemici, loro prometteva privilegi molti e facoltà impor- 
tanti nello Slato da lui governalo. 

L'annalisla fa una pittura assai dolorosa dello sialo della Repub- 
blica in quest'anno. I dissidi civili anziché calmare s'inasprivano 
maggiormente. I ricchi e polenti cittadini ispiravano le ire e gli 
sdegni, che dividevanli, nei loro soggetti, sicché la città sembrava 
un campo di armali che a vicenda cercavano pretesti ad offese, a 
risse, a stragi. Né gl'infimi soli n' eran villima, ma molli dei più 
nobili cadevano di trailo in Irai lo, ed anche uomini consolari. Ogni 
via lenlavasi per toglier tanto danno, ma invano. Le esortazioni 
non giovavano, la giurata tregua si disprezzava , e solo volevasi recare 



( 330 ) 

ogni mah; agli avversarii. I Consoli ondula tristissima situazione della 
città non desse agio agli esterni nemici di rovinarla spedivano Ottone 
di Caffaro con quattro galee a guardia delle coste di ponente, ed 
Oberlo Rccalcalo in Sardegna perchè i diritti della Repubblica ser- 
basse illesi contro i Pisani, ed allo stesso tempo riscuotesse i censi 
che le dovevano i Giudici di Cagliari ed Arborea. 

L' inimicizia coi Pisani era intanto sempre vivissima. Non passava 
anno senza che si facessero proposizioni di pace, ma non venivasi 
ad alcun risultato. Le due parli affalicavansi in armamenti, e stu- 
diavano di recare il maggior male che potessero alla rivali'. I ge- 
novesi entravano in quest'anno nel porto Pisano e vi bruciavano 
varie navi ; i Pisani mandavano due delle loro galee in Provenza a 
dar la caccia ai legni genovesi, e molti ne sommergevano. Qucsle 
piccole scaramuccie erano via a falli più gravi. Le due flolle in- 
conlravansi più volle e recavansi guasti scambievoli, e predavano 
galee. Maggiore però era il danno dei genovesi , che a vendicarsi 
bruciavano la cillà dell'isola d'Elba. 

I Lucchesi odiavano al pari dei noslri i Pisani, e come vicini e 
deboli ricorrevano all'ajulo dei Genovesi coi quali facevano lega che 
come vedremo era per molli anni mantenuta. 

Anche Guglielmo di Monferralo recava offesa alla Repubblica in- 
vadendo il castello di Parodi. L' esercito che fu invialo contro lui 
non arrivò in tempo , le rimostranze all' Imperatore non ebbero 
ascollo. Colà gli ambasciatori inconlraronsi con quelli dei Pisani che 
domandavano l'intero possesso della Sardegna; i drilli delle due Re- 
pubbliche furono esaminali , ed il Barbarossa spedì legali perchè le 
controversie aggiustassero. 

ANNO 11G7, INDIZIONE GENOVESE XIV E XV VOLGARE. 

Ottennero il Consolalo del Comune: 
I. HenrìcìtK Mallonus. 



(531 ) 

IL Rodoanus de Guilielmo de Mauro de Plalealonga. 

III. Corsus Sigismundi (Vedi l'anno 1164). 

IV. Othobonus de Alberici*. 

V. Rogerius de Marabolo di casa nobilissima e viscontile. Il 
padre Marabolo è negli alli ricordalo in consorzio coi De Mari e 
i Della Porla, alle quali famiglie (che a principio non erano che 
una sola) apparteneva di certo: Domus Maraboli el lordarli et An- 
nerii et Rubaldi tigna tenent alium quarterium (decimae de cela- 
nti) ha il Regislro Arcivescovile. Ed altrove Marabotus et Jorda- 
nus de Porta, et fraler ejus Jonalhas, filii baldi Ugna filli alinerii 
de porla eie. e da molli altri documenti rilevasi che Marabotus 
fosse Della Porla. 

VI. Rubaldus Risacela chiamalo per isbaglio Ansaldus in altra 
so rie. 

VII. Oberlus Spinula. 
Vili. Lanfrancus Piper. 
Reggevano giusla il costume il magistrato dei Piacili: 

I. Corsus de Palazzolo figlio di Alberto di Palazzolo Viseonle. 
Un documento stampalo nel voi. II Chartarum, pag. 505 che ha 
la data del 1158, 15 luglio, c'indica la famiglia di Corso. Il padre 
era già morto, sua moglie era un'Attilia, suo fratello Berlolollo, 
ammoglialo con Anna. Il Regislro Arcivescovile ricorda assai spesso 
la famiglia dei Palazzolo coli' altra dei Sommariva , e Ira le decime da 
loro raccolte annovera quelle di Slruppa e l'altra di Sori, ed af- 
ferma altresì ch'erano Vexilliferi. Corsus de Palazzolo è dello 
pur nelle carte Corsus Vicecomes, com'è ben naturale, ma tal titolo 
pur compete all' allro Corso come già avvertii. 

II. Fredenzonus Conlardus. 

III. Oberlus Malusaucellus. 

IV. Paschalis De Marino forse figlio di Marino della Porla che 
vedemmo Console più volte. 

Le discordie civili agilavano sempre la Cillà, e sì fieramenle 

26 



( 332 ) 

«•ho i Consoli, onde la Repubblica avesse forza a resistere agli 
esterni nemici clic da ogni parlo la minacciavano, obbligarono i 
cittadini a giurar di nuovo la tregua stabilita negli anni scorsi, e 
ohe calpestavano senza ritegno. Il Comune rassicuralo noli' interno 
potè spedire una flotta contro i Pisani, i quali dopo qualche pic- 
colo scontro chiesero ai Genovesi che ogni controversia fosse ri- 
messa all'arbitrio di dieci cittadini, cinque per ciascuna parte. I 
Genovesi deputavano a tale uffizio Lanfranco Pevere Console di 
quest'anno, Guglielmo De Marino, Ottone di Caffaro, Filippo di 
Lamberto e Simone Doria. Ma distratti i Pisani dalla guerra che 
per ogni parte d'Italia imprendeva l'Imperatore Federigo, al cui 
stipendio militavano, non si venne per allora a nessun componi- 
mento, e le due polenti Repubbliche senza passare ad atti di aperta 
ostilità pure tutto tentavano ad ottenere il loro vantaggio col mag- 
gior danno che potessero della rivale. Era perciò che i Pisani per 
ogni via argomenlavansi d'inimicare l'Impcrator Federigo ai Geno- 
vesi, e questi conchiudevano con Idolfonso Re di Aragona e Duca 
di Provenza un trattato tanto utile per loro quanto pernicioso agli 
interessi dei loro avversarii (che può leggersi nel volume I dei 
jurium pag. "225) e subito spedivano in aiuto di lui quattro galee 
che gli furono di sommo giovamento. 

Il Console Corso di Sigismondo fu mandalo con due galee in Sardegna 
ove si fermò sino al mese di febbraio presiedendo all'amministrazione 
dei giudicali di Cagliari ed Arborea. E mentre ritornava in patria si 
impadronì di una galea dei Pisani, e molli di loro fé prigionieri. 

In questo Consolalo altresì fu edificalo il castello di Chiavari, e 
giusta il costume i Consoli prima di abbandonare l'uffìzio ordina- 
rono una colletta di sei denari per ogni lira di possesso. 

Onorevoli assai per la Repubblica sono le due lettere che il Papa 
Alessandro III scriveva in quest' anno ad Amaurico Re di Gerusa- 
lemme, ed ai Prelati di ogni grado colà residenti, colle quali pre- 
gavali a voler mantenere i Genovesi al possesso degli usi e privi- 



( 333 ) 

legi a cui aveano diritto ed a rinnovare l'iscrizione che ad onor 
loro era nel lempio scolpila, e che quel Re avea fallo cancellare. 

Tolgo dalla collezione Ageno più volle citala , il seguente brano 
della convenzione falla tra i Genovesi e i Lucchesi colla quale questi 
permettono ai loro alleali di conchiudere una tregua coi Pisani: 

« Nos Janucnsium Consules Oberlus Spintila, Corsus, Lanfrancus 
« Piper cui) Pisanis Ireguam faciemus per tolum seplembrem pro- 
<- ximum , damus et concedimus libi Rainucio filio quondam Ugo- 
<• lini Lucensium Consuli prò le, prò sociis, prò fuluris Lucane 
« civilalis consulibus facimus Iicenliam faciendi et firmandi tre- 
« quam cum Pisanis, salvis nimirum per omnia cacleris universis 
<■ capilulis muluae convenlionis inter nos Januenses et Lucenses 

« stabililac 

.<■ Ego Rainucius filius quondam Ugolini Lucensium 

« Consul a cacleris sociis meis dcslinalus. do et concedo vobis 

« Januensium consulibus Lanfranco videlicet Piperi, Enrico Mal- 

<• lono, Oberlo Spinulac, Ollonibono Iicenliam faciendi et fìr- 

« mandi Irequam cun Pisanis usque ad annos 10 vel pace 

« capilulis muluae convenlionis inler Januenses scriplis in con- 

« venlione Januensium el Lucensium 

« Ada sunt haec Januae in capilulo consulum praesenlibus 
« Guiliehno Venlo, Nuvolone de Albericis, Guilielmo Ronifacii de 
« llerio, Nicola de Rodulpho, Simone Auria, Johanne Causidico 
« de Infanlibus ci Nicola Roca , alque Ronovassallo de Antiochia , 
« caelerisque nobilibus viris senalorii ordinis. 

« Millesimo centesimo sexagesimo septimo, inditionc quinlade- 
« cima, septimo decimo die julii ». 

« Paulo ante eadem die in camera ponlilis palalii presenlibus 
« consulibus causarum... juravi ego Guilielmus Calligae pallii laclis 
« evangeliis super aiiimam praescriplorum consulum Comunis januae 
« praesenlium el jubenlium quod prò hac Irequa quam cum Pi- 
« sanis facluri sumus ut supra definitimi csl, nihilominus credit 



( 334 ) 

« se (eneri Lucensibus de caeleris omnibus capilulis scriplis in 
« convenlionc «tornine el Lucae, ci nomination de solvenda pecunia 
« quam prò castro Mulroni ci Fileli aedifìcando .lanuenscs con- 
ti snles Lucensibus dare convenerunt. 

« Ego Wilielmus Calligae pai Ili Nolarius rogalus scripsi » (*). 

La lega che vedemmo conchiusa dalla Repubblica coi Lucchesi 
nell'anno scorso spiega assai chiaramente perchè i due Comuni 
stipulassero quesli nuovi palli, e ci mostra quanto le due parli 
curassero la scambievole amicizia e concordia. 

ANNO 1168, INDIZIONE GENOVESE XV E I VOLGARE. 

Al Consolalo del Comune sedevano: 

I Ido Coniar dus. 

II. Nuvolonus de Alberici*. 
IH. Nicola de fìodulpho. 
IV. Lamberlm Grttlus. 

V. BellamulM. 

Erano Consoli dei Piacili: 
I. Guidotus de Nigrone. 

II Guilielmus Cavaruncus. 

III. Paschalis de Marino. 

IV. Anmldonm. Cosini non ha cognome negli Annali, ma i do 
dimenìi c'insegnano ch'egli era Ansaldonus de Porta fratello di 
Relmoslo e di Alberto Lercario. 

(I) Il raccoglitore nota aver copiato quest'atto da pergamena autentica un 
po' logora da un lato, e che dall'altro presentava l'alfabeto tagliato per mela. 
Secondo il costume del tempo si sa che dei contratti facevansi due esemplari 
perfettamente identici e scritti nella stessa pergamena divisa in due colonne 
e segnata in mezzo colle lettere dell'alfabeto; firmato econchiuso, l'alto scin- 
devasi , e ciò perchè in caso di dubbio sull'autenticità di una carta si po- 
tesse farne il confronto colla compagna. 



( 335 ) 

Il nomo di uno dei clavigeri di quest'anno, tli Obertus de Nigro 
ci vien ricordalo dal volume I éeìl'jurfum pag. 230, né altro 
posso dir di coloro che gli furono compagni nell'uffizio. 

La calamità delle civili discordie non cessò di agitar quest'anno 
la città, anzi ebbero luogo sanguinosi combattimenti colla morte 
di onorevoli cittadini. Ma i Consoli nulla trascurarono per sedarli, 
ed ogni via tentarono perchè la potenza della Repubblica non ne 
scapitasse. Contro i Pisani, che diriggevansi in Provenza con molle 
galee , spedivano Nicola di Ridolfo con tredici navi che toglieva ai 
nemici ben quattro dei loro legni. E quasi loro non bastasse tale 
risultato spingevano i Lucchesi loro alleali a muover guerra ai 
Pisani, e della vittoria di quelli su questi profittavano ad ottenere 
il cambio dei prigionieri lor falli da Pisa. I metropolitani di Ge- 
nova e Pisa, ed il Vescovo di Lucca si argomentavano di porre 
un termine alle ire che le Ire polenti repubbliche dilaniavano , ed 
ottenevano che ogni litigio fosse per arbitrato composto. Sceglie- 
vansi gli arbitri Ira i cittadini di ciascuna, ina non venivasi a nes- 
sun accordalo. 

Senza frullo riuscivano altresì le legazioni che la Repubblica 
nostra mandava in Sicilia ed in Lombardia. Alessandria della Paglia 
che allora coslruivasi aveva dal Comune aiuto in danaro e pro- 
messa di ulteriore sovvenzione. 

I Savonesi nuovamente giuravano in quest'anno le convenzioni 
fatte colla Repubblica nel 1153, e palli stipulava con Opizzone 
Malaspina e col figlio Moruello gli antichi dissidi terminando. 

Ugone Embriaco signor di Gibellelo onde compiacere i concitta- 
dini li rendeva immuni da ogni lassa ed imposta qualora appro- 
dassero nel suo Stalo. Mollo quindi facevano e conseguivano per 
il Comune i Consoli di quest'anno. Né rammenterò le trattative 
eh' ebbero luogo tra la Repubblica ed i due Barisoni uno di 
Arborea, l'altro di Torres, ch'empiono più pagine del volume 
primo del Liber jwrium , e solo avvertirò che la convenzione col 



( 330 ) 

primo che ha la data 11G9 mense decembris riportata nel volume 
secondo Cliarlarum e nel citalo Liber juriurn (Monumenta hisloriae 
palriae) dee riferirsi a questo Consolato, e non disgiungersi dalle 
altre simili malgrado il 11 09. Come già mostrai l'anno cominciavasi 
in Genova al Natale, e perciò alla fine del diccmhrc 1168 già 
conlavasi il nuovo anno, e gli atti tulli degli ultimi giorni di dicem- 
bre nei cartulari genovesi van collocali in principio e non alla fine 
dell'anno. Né dissimile avvertenza dee farsi per i palli con Pietro 
Giudice di Cagliari. 

Amico di Murla fu inviato finalmente da questi Consoli all'Impe- 
ratore d'Oriente, ma qual risultalo ottenesse la sua missione lo 
vedremo all'anno seguente. 

ANNO 1169, INDIZIONE GENOVESE I 
E II DEL COMPUTO VOLGARE. 

A Consoli del Comune furono designali: 
I. Anselmus Garrius. 
IL Ingo Tornellus. 

III. Olìio de Cajj'aro. 

IV. liogerius de Marabolo cioè figlio di Marubolo già ricordato. 
V. Nicola Roca. 

Ai Piacili eran preposti: 
I. Philippus de Bonifacio (Vedi al 11 05). 

IL Philippus de Jusla cosi nominalo perchè forse figliuolo di 
Giusta moglie di Bocmondo di Odone di Garaldo, e figlia di 
Guidoto d'Ila. 

HI. Ansaldus Golia. Altri per isbaglio leggono Scaglia , come 
notai, ma Caffaro e i documenti sempre Golias. 

IV. Rolandus Guaracus. 

I Consoli di quest'anno composero le civili discordie giovandosi 
specialmente del polente aiuto dell' Arcivescovo Ugone Della Volta , 



( 537 ) 

che, chiamali i capi delle avverse fazioni, calmò gli sdegni ed a 
più savi consigli li ridusse. E perchè l' interno scompiglio dava 
ansa ai malfattori che scorrevano le campagne tulio manomettendo , 
i Consoli con numerosa oste andarono contro loro, li dispersero e 
restituirono allo Stato quella tranquillità che per tanto e vanamente 
si era desiderala. A tutto ciò provvidero con tanta saggezza e 
prudenza , che ai Pisani sfessi che tenevano gli occhi fissi su quanto 
avveniva nell'avversa città nulla trapelò di questi disordini. Come 
nello scorso anno, eglino spedirono galee in Provenza, ma i Geno 
vesi di ciò avvertili mandarono più volle a comhatlerli la loro 
(lolla, che molle navi loro tolse, e perchè i Pisani avevano mossa 
guerra ai Lucchesi, la Repubblica gli alleali di uomini soccorse 
sicché i comuni nemici domandarono la pace, che però non fu 
allora conclusa. 

E giacché feci cenno di cose lucchesi non parrà inutile che io 
riporti un contralto da loro stipulalo coi Genovesi in quest'anno , 
e che trovasi compendialo nel modo seguente nella collezione già 
Cuneo ed ora Ageno che ho ricordata. Trattasi d' imprestilo , e non 
(ornerà discaro agli studiosi dell' economia pubblica. 

« Nos Olilo de Caffaro, Nicola Roca el Rogerius de Marabolo 
« Januensium Consules de comuni contìtemur mutuo ccpisse a 
« vohis Grugno de Monlemagno et Raineri») filio Rainaldi de Lucca 
« lihras ocluaginia in clenariis et in safra no libras quadragiula ad 
« rationem solidorum odo el denarios qualuor per unamquamque 

•< lihrarn de quibus vobis solvere promillimus libras 145 

« usque ad medium januarii. Aclum in camera capìtuli 11 (i9 ìn- 
« (lilione I k. julii. 

« Ego Wilielmus Calligaepalli Notarius rogalus scripsi ». 
A taluno sembrerà forse troppo allo l'interesse che prometlesi 
del denaro, ma tale era l'uso di quei tempi, come può rilevarsi 
da altri simili contraili e dall' Economia politica del medio evo del- 
l' Eccellentissimo Senatore Cibrario. 



( 358 ) 

In quest'anno e nel mese di ottobre Amico di Murla che ve- 
demmo partir per Costantinopoli d'ordine dei Consoli del 1168, 
conchiuse coli' Imperatore Gmmanuele Comneno una convenzione da 
molli indicata, e da non pochi stampata, ma da ninno sotto l'anno 
al quale appartiene. Per lacere d'altri dirò che il Libcr jurium 
(stampalo voi. I pag. 252) la registra sotlo il 1170, e ciò perchè 
cercando ne\\' Art de vérifier les clates, a qual anno dell'era nostra 
corrispondesse il sex millesimo sexcenlesimo sepluagesimo octavo 
della costantinopolitana indicala nell'alto si trovò il 1170; ma ciò 
non bastava , e bisognava indagare altresì quando avesse principio 
l'anno costantinopolitano, e qual differenza corresse tra esso ed il 
noslro nei diversi mesi. II costantinopolitano cominciava al primo 
settembre, ed il noslro più di Ire mesi dopo, cioè al Natale, quindi 
se per loro nell' ottobre correva già il 6G78 noi eravamo sempre 
nel 11G9, e solo alla fine di dicembre successivo contavamo il 
1170. Uomini eruditissimi pubblicarono altresì questo documento 
sotlo il 1178 confondendo l'anno costantinopolitano col noslro, ma 
chi non può errare in questi sludi, ed additando gli errori degli 
altri non è facile commetterne assai spesso d<;i maggiori? L'alio in 
origine greco ebbe traduttori diversi , e da ciò la differenza che 
notasi tra i diversi esemplari stampali, fra i quali accennerò sola- 
mente la versione del Liber jurium e quella che il dottissimo Cav. 
Sauli d'Igliano pubblicò nell'erudita sua opera: La Colonia dei 
Genovesi in Galata C 1 ). 

ri) Questo documento e tutti gli altri che spettano alle relazioni della Ile- 
pubblica nostra coli' Oriente , dei quali alcuni inediti, avranno nuova e bella 
luce dall'amatissimo mio amico Avvocato Cornelio Desirooni che corredali di 
note li stamperà in questo slesso volume degli Atti della nostra Società. 



( 559 ) 

ANNO 1170, INDIZIONE GENOVESE II E III VOLGARE. 

Erano Consoli del Connine: 
I. Boemundus de Odone de Garaldo. 
II. Oglerius Venlus. 

III. Otkobonus de Alberici*;. 

IV. Grimaldus fìlias Oihonis Cannellae (Vedi l'anno 1162). 

V. Obertus Recalcalus. 

Reggevano il Consolalo dei Placiti: 
I. Philippus de Bonifacio ( cioè di Bonifazio di Piazzalunga de 
Plalealonga ). 

II. Fredenzonus Conlardus omesso in altra scric. 

III. Bonusvassallus Ususmaris. 

IV. Olho Fornarius. 

Abbiamo quest'anno i nomi dei Clavigeri eli' erano: 

I. Lanfrancus Grancius. Negli atti è dello nepos Ribaldi Sa- 
raphiae e fratello di Ribaldo pur Grancio. 

II. fìiibaldus Bolelus. 

III. Viride; forse Viridi* de Maxcalo, 
Erano scrivani : 
I. Guilielmus Calligaepallii. 
II. Lanfrancus. 

III. Ogerius. 

IV. Obertus Cancellar ias. 

Monsignore Agostino Giustiniani ed altri scrittori abbagliali dal 
modo assai confuso col quale in alcuni esemplari degli Annali di Oberlo 
Cancelliere sono regislrali i nomi dei Clavigeri e degli Scrivani di 
quesl' anno, assegnano al primo ufficio anche Guglielmo Calligcpallio, 
ma le copie più correlle ed i molli alti pubblici che firma, chiaro 
ci mostrano che quesl' ullimo era scrivano e non clavigero. Il nome 
poi del clavigero Verde ( Viride ) è scritto in guisa che pare pini- 



( 540 ) 

loslo soprannome di Iìubaldo Boleto clic nome di altro cittadino, lo 
anzi son d'avviso ch'egli fosse così appellalo dal nome della madre 
l'orse quella slessa Viridi* eh' è ricordala in più alti del secolo XII 
qual moglie di Baldizone Roza. Comunque sia cerio è che in nessun 
nostro documento pubblico o privato io ebbi mai a trovare alcun 
altro Viride di nome o cognome che Viridis de Mascalo, e perciò 
se il Viride non è soprannome di fìtcbaldus Boletus deve credersi 
che il terzo clavigero fosse Viridis de Mascalo. 

I Consoli di quest'anno onde assicurare sempre più l'interna 
quiete elessero quattro specchiali cittadini, Nicolò Embriaco, Gu- 
glielmo Burone, Baldizone Usodimarc e Lanfranco Pevere perchè 
ogni dissidio che potesse nascere tra le avverse fazioni coli' auto- 
rità e prudenza loro aggiustassero. Molle galee spedirono contro i 
Pisani or per vantaggio della Repubblica, ed or in aiulo dei Luc- 
chesi che sempre in fiera guerra erano con quei loro vicini, e 
gloriose vittorie riportarono. Il castello di Frascaro tolto a tradi- 
mento dai Conti di Lavagna ai Da Passano che il tenevano per la 
Repubblica, feccr restituire e spedirono un'altra volta Amico di 
Murla in Costantinopoli onde le buone relazioni già contralte con 
quell'Imperatore sempre più stringesse , e gli desse ragione del 
rifiuto che il Comune aveva fallo dei cinquantasei mila perperi of- 
fertigli dagli Ambasciatori di lui a risarcimento di quanto ei dovea 
allora alla Repubblica. 

II Liber jurium slampa un divieto fallo dai Consoli agli abitanti 
di Noli di costrurre opere di difesa nel loro paese, e ciò ad istanza 
del Marchese Enrico di Savona, e tal allo ha la data del 2 no- 
vembre 1170 indizione III. Lo precedono i palli di mulua difesa 
ed offesa che il Comune stipulava coi cittadini di Grasse in Pro- 
venza, ma sbagliala è la data di questi due ultimi documenti ed 
in luogo di 1170 mense ianuario dee leggersi 1171 mense ianuar io. 
Nel gennaio 1170 non erano Consoli Boiamons Odonis , Ollobonus , 
Obertus Beealcalm che avevano assunto invece l'uffizio nel fri)- 



( 341 ) 

braio seguente, ne l' indizione correva allora III, mail; e la terza 
cominciata nel settembre 1170, lai continuava nel gennaio 1171 , e 
perciò deve correggersi l'anno, tanto nella promessa della Repub- 
blica a Grasse come di questa città al nostro Comune. 

ANNO 1171, INDIZIONE GENOVESE HI E IV VOLGARE. 

Erano Consoli del Comune: 
I. Alberìcus. 
II. Otho de Ca/faro. 
HI. Nicola lìoza o Roca. 

IV. Rubaldus Guelphus ( diclus cliam Rubens Lib. jur. voi. I , 
pag. 2G6). 

V. Guiliclmus Sardena. 

Amministravano la giustizia: 
I. Guiliclmus de Nigrone. 
11. Henricus Cotitardus. 
RI. Guiliclmus Cavaruncus. 
IV. Ansclmm de Caffara. 
V. Ronusvassallus de Antiochia. 

VI. Oberius de Ronoinfante ( figlio forse a Ronustnfuns de do- 
moculla ). 
VII. Ansaldus Sardena. 
Vili. Ansaldus Golia*. 
Erano Clavigeri : 
I. Rachemus. Il CafTaro dell'Università ha Ragemus, ma io 
credo quella lezione erronea. È forse Lanfrancus Rachemus il quale 
come da più alti risulla , era della famiglia De Mari. 
II. Otho Pezulus nipote di Caffaro, come dicemmo. 
RI. Oberius Mazuco. 

Rogavano gli alti del Comune quali Scrivani e Notai gli slessi 
che tale uffizio adempivano nell'anno precedente, cioè: 



( 342 ) 

I. Guilielmus Calligaepallii. 

II. Lanfrancus. 

III. Ogerius. 

IV. Oberlus Cancellarius. 

I Consoli predetti con grande pendenza e buon volere ammini- 
strarono la cosa pubblica in quest'anno. E Ira i falli da loro coni 
pili sono memorabili principalmente la fondazione di Viareggio a 
sostegno dei Lucchesi, che anche altri aiuti ebbero da Genova contro 
i Pisani; la spedizione di Nicola Roza in Narbona che fruttò alla 
Repubblica un vantaggioso Irallalo col Duca Raimondo pel quale 
costui obbligossi a non ammettere nelle sue terre i Pisani; e molle 
altre assai utili convenzioni coi vicini Signori Da Passano, coi 
Conti di Lavagna , coi Marchesi di Parodi che tulli giurarono di 
nuovo fedeltà al Comune, al quale alcuni restituirono altresì terre 
che sino allora occupavano. Nel Liber jurìum veggonsi pubblicali 
colali palli , ed io mi contento di accennarli qui solamente. 

II Re Sardo Barisone da olio anni ritenuto prigioniero in Genova, 
come dicemmo, per i debili che lo legavano a parecchi rispettabili 
cittadini, fu restituito alla patria, ma dopo ch'ebbe promesso di 
pagare ogni creditore e dati a guarentigia due castelli dell'Isola, 
e quaranta ostaggi tra i quali il fìgliuol suo Pietro. 

La carestia aggravò però la condizione non mollo prospera della 
Repubblica sul fluire di questo Consolato, a cagione specialmente del 
divieto fallo dai Rettori delle città lombarde di esportar grano nel 
Genovesalo. Ciò facevano per vendicarsi della buona accoglienza 
dai nostri falla a Cristiano Arcivescovo di Magonza ed Arcicancel- 
liere dell'Impero, che passava per la Città, e dai Genovesi era 
scortato sino a Limi. 

ANNO 1172, INDIZIONE GENOVESE IV E V VOLGARE. 

Erano Consoli del Comune : 
I. Simon Auriae come già dissi figlio ad Ansaldo. 



( 513 ) 

II. Corsus Sigismundi. 
HI. Othobonus de Albericis. 

IV. Rubaldus Bisaccia dei Guerci. 

V. Amicus Grillila. 
VI. Obertus Spimela. 

La giustizia era amministrala nelle prime quadro Compagne da: 

I. Philippm Bonifacii (forse de Plalealonga). 

II. Fredenzonm Conlardus. 

III. Guilielmus Crespinus. 

IV. Bogerius de Justa fratello a Filippo pur de Jusla. 

E nelle altre quattro da: 
V. Petrus de Marino. 

VI. Sigismundus Muscula. 

VII. Philippus Baratterà, così detto dal nome del padre. 
Vili. Rubaldus Guaracus. 

Erano Clavigeri: 
I. Hugo Alberici. 

II. Martimis Tornella s. 

III. Malerba. Costui non ha cognome nel Caffaro, ma negli atti 
è detto Malerba De Porla. Uno eh' è nella collezione Ageno lo ri- 
corda con Boccuccio e Gionata Della Porta. II raccoglitore compendiò 
quell'alto nel seguente modo: « Malerha de Porla, et Bucutius de 
« Porta et Jonathas de Porla vendunl Donino Abbati Guidoni Mo- 
« nasterii Sancii Slephani fitam t 1 ) unam t minus quarlam in Mo- 
« lendino inferiori quod est in Morledo prope ponlem ubi dicilur 
« Isula cum omni jure Aquarecii quod extendilur a ponte qui 

« dicitur Presbiteri Belardi usque ad Ad um Januae in ec- 

« desia S. Johannis. D. Nat. millesimo nonagesimo octavo indi- 
di Fila è adoperala forse nel significato della parola italiana fetta e della 

Ialina segmentum , ma potrebbe anche significare una misura stabile di campi ; 
io non ho dati sufficienti a risolvere la questione né il Ducange nota tal 
vocabolo nel suo Glossarium. 



( Ui ) 

« elione XV dio XIV januarii. Tesles Ansaldus de Mortedo, W i 
« lielmus Cassinensis Nolarius » 0). 
Sedeva Cancelliere del Comune Obcrtus Cancdlarius. 
Erano Scrivani dei Consoli maggiori o del Comune: 
I. Guilielmus CalligaepaUii. 
II. Ogerius Pania. 

E di quelli dei Piacili; 
I. Ogerius che nelle carie ha il cognome di Scriba. 
II. Gandulphus de Costando. 

V Arcivescovo Moguntino già ricordalo nel precedente Consolalo 
adoperavasi in questo onde le ire tra i Genovesi e i Pisani avessero 
termine, e sarebhe riuscito nel suo intendimento, ove la mala di- 



(1) Trovo il compendio di due altri atti spettanti a questo molino del Bisagno 
e perchè sono inediti, e strettamente collegansi col documento di Malerba 
ni quale danno nuova luce, qui li stampo. 

I. 

« Thomas Ventus vendit Domino Abati Guidoni Monasterii S. Stephani fitam 
« unam in molendino inferiori de insula silo in Mortedo propc pontem Bi- 

« sannis undo habet licentiam per Consulutum vendendi sicut conlinetur 

« in laude inde facta de bonis suae uxoris, quas lib. 500 ipse persolvit Do- 
« minae Jacomae suae socerae. Aclum in ecclesia S. Georgii anno D. Nali- 
« vitatis millesimo centesimo nonagesimooctavoindictione decimaquinta die A 
« exeunte februario. Testes Praesbiter Jordanus de S. Torpete. Vivaldus de 
« Mortedo. Wilielmus Cassinensis Notarius ». 

II. 

« Beldies quondam uxor Bauditionis vesconti vendit Domino Abati Guidoni 
« Monasterii S. Stephani quartata unius fitae in molendino inferiori quod 
« est prope pontem Bisannis et quod est in Mortedo , et quod dicitur Isula... 

« filii Beldiei Actum Januae in ecclesia S. Georgii H98 indit. 15 die A 

« exeunte februario. Testes Praesbiter Jordanus de S. Torpete, Presbiler 
« Jordanus de S. Celso.... Wilielmus Cassinensis Notarius ». 

Dissi che questi due documenti illustrano I' altro di Malerba, perchè in essi 
indicasi la proprietaria della quarta esclusa , cioè Dcldies vedova di Baldizzonc 
visconte, e da ciò abbiamo sempre maggior prova della nobiltà dd Clavigero. 



( 54S ) 

sposizione di questi ultimi, e gli artifizi che usavano per conti- 
nuare le ostilità non l'avessero impedito. Sdegnato perciò contro 
loro , privavali dei privilegi che dagl' Imperatori e specialmente da 
Federico Barbarossa avevano conseguito, e li poneva al bando dal- 
l' Impero. L' annalisla Oberto Cancelliere registra la lettera da lui 
scritta ai Genovesi ad avvisarli ch'egli avesse così puniti i loro avver- 
sari, e nella quale ad un tempo chiedeva loro la pattuita mercede, ciò 
che ci rivela la sfrenata avarizia del prelato ed il motivo del suo 
operare. Il contrailo che a (al fine ei stipulò col Comune è inedito, 
ed avendolo rinvenuto piacenti di qui riportarlo. Vero è che in 
esso non è parola del guiderdone dovuto, né ciò recherà meravi- 
glia, perchè esso era determinalo nel giuro dei Consoli ricordato 
nella lellera dell'Arcivescovo. Gli storici dicono ch'egli ebbesi due- 
mila e trecento lire somma grandissima per quei tempi. Ecco in- 
tanto il contralto tolto dalla raccolta Ageno già memorata: 

a Ego Crislianus Dei grafia S. Mogunlinae sedis Archiepiscopus 
« et Germaniae Archicancellarius et locius Ilaliae Iegatus convenio 
« et promillo et juro vobis Ollonibono, et Oberto Spinulae Januae 

" Consulibus et vobis Lucae Consulibus delfine ad proximum 

« diem dominicum de laelare Hierusalem millere in hanno Domini 

« Imperaloris Pisanam civilatem ci faciam jurare praepo- 

<- silum S. Miniali, et praeposilum de Vollcrra, et Praeposilum de 
« Caniano, el praeposilum de Gambassi simililer facere Pisanis 

« vivam guerram et dehinc ad proximas Kalcndas julii ero cum 

" hosle et exercilu contra Pisanos juxla mare ad portimi pi- 

« sanimi Januenses vel Lucenses consules niecum ordinaverint 

« nisi Pisani commiscrinl se in me ad faciendam pacem cimi Ja- 
« nucnsibus et Lucensibus... quam pacem... ila componam sicul 
« scripla el divisa per A. B. C. fuit in Porluveneris per Otlobo- 
« num de Albcricis Januensem, el Alcherium Vecchii lucenses el 

« Gerardum Bulgarelli pisanum et operabor ut Sardinia per 

« medium dividatur et ul medielalem Januenses habeanl el alleram 



( 3iG ) 

« Pisani Caslrum aulem de Via Rcgis et ejus municiones et 

« accessiones el ingressus liberimi el absolulum pcdagiuni pecudum 

<■ perlineat prò medielate Domino Imperatori el faciam faccrc pa- 

« ceni Tancredo Vicecomili el si quod addilum vel diminulum 

« fueril hoc sacramenlo ad comuni concordia omnium majo- 

« rum lucensium consulum vel majoris parlis eorum el omnium 
« januensium consulum de comuni vel Irium eorum sine aliqna 
« torcia el mea quod addilo leticar el diminnlo absolvar. 

« Haec acla el firmala sunl el jurala taclis evangeliis propria 
« manu dextera a jam diclo Domino Cristiano S. Mogunlinac sedis 
« Archiepiscopo el Ger'maniae Archicancellario el lolius Ilaliae le- 

« gaio corani ( Il raccoglilore noia che a questo pittilo legge- 

« vansi molli nomi di signori tedeschi, eh' ci non credette utile 
« copiare) qui iterimi juraverunl dare consilium.... ad observandum 
« lolum supradiclum sacramenlum Domini Archiepiscopi Chrisliani... 
« quod Dominus Archiepiscopus debet eumdem Dominum Macha- 
« riunì facere jurare ad inlelleclum lucensium et januensium con- 

« sulum et corani Henrico de Auria el Ogerio Vento Jan 

« Dominicae incarnationis anno MCLXXII pridie nonas marcii indi- 
« elione quinta ». 

Il collettore vi appose la seguente nota: Pergamena scritta in 
quella età sul dorso segnata così di mano antica (hujus aulenti- 
eum esl in armario de Pisis — Exemplum conventionis Moguntini 
Archiepiscopi). Riveduta sull'autentica ritrovata nella cantera 12 
e seguenti 1172 Lucae t 1 ). 

(1) In un'altra copia della stessa convenzione eh' è pur nella collezione 
Ageno leggonsi in fine le parole seguenti : 

« In nomine Domini Amen. Ego C. Dei gratia Mogunlinac sedis Archiepi- 
« scopus et Archicancellarius Germaniae el tolius Ilaliae legalus juravi Con- 
« sulibus Januensibus Oberto Spinulae et Ottonibono et Comuni civitatis Ja- 
« nuensis honorem ipsorum et ipsius civitatis conservare et promovere in 
« curia Impprutorum Romunonim et in curia filii ejus Regis Enrici et eliain 



( 547 ) 

La Repubblica volendo profittare della triste posizione in che 
trovavasi la rivale, spedì sei galee comandale da Rubaldo Bisaccia 
Console perchè inseguissero le navi pisane che veleggiavano nel 
Mediterraneo. E trovatene tre presso l'isola di Sardegna che si 
erano impadronite di un legno genovese reduce da Bugeja le cat- 
turarono e le condussero in patria prigioniere. 

Grandi contrasti ebbe la Repubblica a sostenere in questo Con- 
solato coi Malaspina , i quali dimentichi dei palli stipulali e colle- 
gatisi cogli abitanti della Lunigiana , coi Da Passano ed i Conti di 
Lavagna presero le armi, invasero il territorio genovese ed occu- 
parono Sestri e Chiavari. II Comune colle sue genti e cogli ausi- 
liarii somministrati dai feudatari dei dintorni respinse i Malaspina 
ed i compagni, ma eglino seguirono a molestare la Repubblica, 
come vedremo, sino alla pace che fu firmala finalmente nel 1174. 

ANNO 1173, INDIZIONE GENOVESE V E VI VOLGARE. 

Sedevano al Consolalo del Comune: 
I. Ansaldus Tanclerii de Plalealonga. (Altri leggono Anselmus. 
I due nomi Ansaldus ed Anselmus per la somiglianza delle lettere 
che li compongono sono assai facilmente scambiali). 

II. Ingo de Flexia. È dello anche de Frexia e de Flessia e filius 
Ingonis de Volta in più documenti. 

III. Lanfrancus Alberici. 

IV. Nieolaus de Rodulpho. 

V. Guilielmus de Nigrone. 

VI. Bellamutus. 

« in curia nostra in omnibus locis in quibuscumque potuerimus et praecipue 
« in Italia. Si vero contigerit divina favente et cooperante gratia hoc tempore 
« sive in posterum nos pacem facere cum Pisanis laborabimus et bona fide 
« studebimus cani Tacere ad honorem ipsorum Januensium et totius civitatis 
« eorura ». 

27 



( 348 ) 

Giudicavano i piali nelle prime quattro Compagne: 
I. Guilielmus Mallonus. 

II. Hugo Alberici. 

III. Guidotus Zurlus. 

IV. Anselmus de Caffara. 

E nelle altre quattro: 
V. Paschalis de Marino. 

VI. Ansaldonus. Non ha cognome negli annali, ma è Ansal- 
donus de Porta. 

VII. Oberlus Malusaucellus. 
Vili. Albertus Grillus. 

I Clavigeri erano tre cioè: 

I. Conradus Malusfìliaster. 

II. Guilielmus Zerbinus. 

III. Iiubaldus Lercarius. 

Il Cancelliere era Obertus Cancellarius ed occupavano la carica 
di scribi del Comune: Guilielmus Calligaepallii, Ogerius Panis e 
di scribi del Consolato dei Placiti Ogerius che dall'uffizio coperto 
ebbe soprannome di Scriba, e Gandulphus de Conslantio. 

Nella convenzione con Guglielmo Marchese di Massa falla nel 
novembre H73, che leggesi a pag. 277 del volume I Jurium 
sono stampali i nomi di alcuni dei Consiglieri del Comune di 
quesl' anno. Eglino erano : 

Olho de Caffaro — Fredentio Contardus — I/enricus Mallonus 

— Hugolinus Mallonus — Boiamundus — Otho Pessulus — 
Oberlus Recalcatus — Ansaldus Cebae — Corsus de Palazzolo 

— Oltobonus — Gandulphus Bachemus — Otho Mallonus — 
Modiusferri — Martinus Tornellus — Nicola Embriacus — Slre- 
iaporcus — Rubaldus de Vivaldo — Bisacius — Rubaldus de 
Pinasca — Guilielmus Crispinus — Obertus Spinula — Rubal- 
dus Ususmaris — Guilielmus Longus — Oglerius Ventus — Ar- 
duinus — Baldilio Ususmaris — Tanclerim Philippi — Bonus- 



( 349 ) 

vassallus de Archa et Calvus. Ed aggiunge che altri sedici del 
numero dei Consiglieri giurar doveano quella pace, dal che sem- 
bra che questi uffìziali della Repubblica ascendessero allora a tren- 
tacinque essendo diciannove i nomi di sopra registrati. 

Le continue lolle che il Comune sostener dovea coi Malaspina 
che sin dall'anno precedente lo molestavano , obbligarono a creare 
una milizia composta di cilladini. L'esercito della Repubblica con- 
dotto dal Console Ingone di Flessia marciò verso la riviera di Le- 
vante, ed innalzarono presso Moncglia un castello dello Villafranca. 
Onde poi i Pisani non credessero che la guerra contro i Malaspina 
rendesse debole la Città, Lanfranco degli Alberici partì con otto 
galee e li tenne al dovere , ed obbligò altresì i Giudici di Sardegna 
ad osservar le promesse da loro fatte al Comune. 

Nel mese di ottobre i Malaspina invasero di nuovo il territorio 
della Repubblica ed assediarono il castello di Monleleone, del quale 
già narrai l'origine. I Genovesi di colà li respinsero, e per ven- 
dicarsi dei Da Passano che eransi collegali , come dicemmo , coi 
Marchesi, presero il loro castello, lo smantellarono, ed insieme 
colle abitazioni lo distrussero dalle fondamenta. 

Oberlo Cancelliero lasciò di scrivere in quest'anno i fasti della 
Repubblica e gli successe in tale ufficio Ollobuono. 

ANNO 1174, INDIZIONE GENOVESE VI E VII VOLGARE. 

Questa è la prima volta che negli annali veggasi registrata l'indi- 
zione propria dell' anno e ciò prova la maggiore esattezza del cronista 
Oltobono meno verboso, più chiaro e conciso del predecessore. 

In quanto all'indizione poi io credo bene di aggiungere a quello 
che notai a principio di questa serie: 1.° Che negli alti genovesi 
della prima metà del secolo XI essa concorda colla comune , mentre 
nella seconda metà or vedesi adoperala questa ed or la propria 
del paese, come all'epoca stessa or laccionsi or rammentansi gli 



( 350 ) 

anni dell'Imperatore; cosicché par che l'uso generale dell'indizione 
genovese venisse stabilito sul cadere del secolo predetto. Nò forse il 
cambiamento di politica, lo sviluppo dell'ordinamento comunale è 
estraneo a tale innovazione. 2. Sul giorno preciso nel quale mula- 
vasi l'indizione abbiamo una prova diretta nei fogliazzi dei notai 
del XIII secolo, nei quali sotto il 24 settembre è scritto più volte: 
hìc mutatur indiclio ; quindi errò il Lupi nel suo Codex bergo- 
mensis quando asserì che l'indizione genovese si mutasse il giorno 
25 di quel mese, e non il 24. 

I Consoli del Comune furono sei: 

I. Guilielmus Longus. 

II. Otlobonus de Albericis. 

III. Olho de Caffaro. 

IV. Guilielmus, Auriae. 

V. Guilielmus Piper. 

VI. Bonusvassallus de Antiochia. 

Ai Placiti presiedevano: Nelle Compagne verso la Città: 

I. Paschalis Heliae. 

II. Guilielmus Crispinus. 

III. Guilielmus Cavaruncus. 

IV. Guilielmus Fornarius. 

Nelle altre quattro verso il Borgo: 
V. Paschalis de Marino. 
VI. Rubaldus Lercarius. 

VII. Rubaldus Ususmaris. 
Vili. Ansaldus de Nigro. 

Mercè l'opera di Otlobuono degli Alberici spedilo ambasciatore 
a Guglielmo il Buono Be di Sicilia fu composto ogni dissenso tra 
lui e la Bepubblica, ed ei rinnovò i patti conchiusi col padre nel 
11 56 , e tale atlo può vedersi nel Liber jurium voi. I , pag. 300. 
La pace fu pure stipulata coi Malaspina dai quali il Comune comprò 
il castello della Pietra ed il poggio di Monte Ilice, cioè Lerici, che però 



( 351 ) 

distrusse dalle fondamenta. La guerra ardeva tuttavia coi Pisani ai 
quali le navi genovesi tolsero in quest'anno molle galee, e più 
della perdila di queste dovettero loro riuscire acerbe le convenzioni 
assai utili che Genova stipulò con Pietro Re e Giudice di Cagliari 
che tra le altre cose interdisse ai Pisani il commercio nel suo 
stalo, e le altre con Raimondo Duca di Narbona che allora biso- 
gnava dell'aiuto dei nostri per ricuperare lo Stalo perduto e dopo 
li compensò, come vedremo, dell'usatagli agevolezza (V. Liber ju~ 
riunì voi. I, pag. 294, 296 e 302). 

ANNO 1175, INDIZIONE GENOVESE VII ED Vili VOLGARE. 

Erano eletti Consoli del Comune: 
I. Fulco de Castro. 
IL Bogeronus de Castello. 

III. Ingo de Flexia, come dicemmo, figlio d' /tigone Della Volta. 

IV. Bubaldus Bisaccia. 

V. Hugo Baldissonis Fomarii. 

VI. Piccaniilius. Come noterò all'anno 1182, il nome di queslo 
Console era Ansaldus. 

Giudicavano le cause : Nelle Compagne verso la Città : 
I. Boemundus de Odone de Garaldo. 
IL Guidolus de Nigrone. 

III. Rogerius Justae. 

Nelle altre quattro verso il Borgo: 

IV. Obertus Malusaucellus. 

V. Obertus de Nigro. 

VI. Tanclerius Aldae. 

VII. Ansaldus Ceba. Al solito in alcuni codici è detto Anselmus 
in altri Anlonius per colpa di amanuensi che facilmente confon- 
devano le lettere che formano i tre nomi. 

L'Annalisla ci ricorda il nome di uno dei Clavigeri di quest'anno 



( 352 ) 

cioè di Hugo Scotus della famiglia degli Scoli or Principi e Mar- 
chesi Centurioni e, come dicemmo, una delle visconlili. 

Poche scaramuccio coi Pisani e la pace conchiusa Ira loro, i 
Genovesi, i Lucchesi ed i Fiorentini per opera dell' Imperalor Fe- 
derico, sono i falli principali di quest'anno, nel quale i Consoli 
procurarono con grande alacrità e prudenza il bene della Repub- 
blica. 

ANNO 1176, INDIZIONE GENOVESE Vili E IX VOLGARE. 

Erano Consoli del Comune: 
I. Nicola Embriacus. 

II. Rodoanus de Guilielmo de Mauro de IHatealonga. 

III. Ogerius Venlus. 

IV. Simon Auriae 
V. Amicus Grillus. 

VI. Baldizonus Ususmaris. 

Nelle quadro Compagne verso la Città giudicavano i piali : 
I. Guilielmus Cavaruncus. 

II. Henricus Coniar dus. 

III. Guilielmus Mallonus. 

IV. Philippus Justae. 

Nelle altre quattro verso il Borgo: 

V. Ansaldus Golias, e non Scaglia. 

VI. Oionus de insulis. 

VII. Sigismitndus Muscula. 
VIII. Guilielmus Carmadinus. 

Questi Consoli per testimonianza dell'annalista resero sicura e 
felice la Città , sebbene poco lungi da essa fatti di gravissimo mo- 
mento si compissero, e principalissimo fra tulli la battaglia di Le- 
gnano, uno dei più gloriosi che vanti la Sloria italiana. 

Nel Libcr jurium che tante volte ho filato leggonsi a pag. 302 



( 553 ) 

del voi. I le concessioni falle al Comune da Raimondo Duca di 
Narbona, Sancio Conte di Provenza e Guglielmo Conte di Forcal- 
querio (Forcalquier). Quest'alto però non ha dala né io so per qual 
ragione sia riportato sotto l'anno 1176. 

Il legalo dal Comune mandalo a trattare è Filippo Barallerio 
uomo consolare. 

ANNO 1177, INDIZIONE GENOVESE IX E X VOLGARE. 

Furono Consoli del Comune: 
I. Ingo de Flexia (della famiglia Della Volla). 

II. Guilielmus Venlus. 

III. Guilielmus Longus. 

IV. Rubaldus Bisaccia. 

V. Guilielmus Sardena. 

VI. Oberlus Recalcatus. 

Al Consolalo dei Piacili vennero chiamali: Nelle prime quattro 
Compagne : 

I. Paschalis Heliae scritto per errore in qualche manoscritto 
Flexia, ma è facile spiegare siffatta confusione di lettere. 

II. Marlinus Torncllus. 

III. Fredentio Conlardus. 

IV. Albertus Caslanea. 

Sedevano nelle altre quattro : 

V. Albericus de Porla. Così ha il Caffaro dell'Università ed i 
codici migliori, ma da un'altra serie stampala vien chiamato An- 
selmus. 

VI. Petrus de Marino. 

VII. Rolandus Guaracus. 
Vili. Guilielmus Piccamilius. 

In un'altra serie taccionsi Marlinus Torncllus, Rolandus Gua- 
racus , Guilielmus Piccamilius Ira i Consoli dei Piacili , e Guiliel- 



( 554 ) 

mus Longus fra quelli del Comune. Un allo eh' è nella collezione 
Ageno del principio del 1 178 ha memoria di Guilielmus Mallonus ed 
Hugo Baldissonis (cioè Fumarii) e li dice Consules furitanorum. 
Questi Consoli non sono negli Annali ed è solo nel 1197 che il 
cronista Ogerio Pane comincia a registrare anche gli eletti al Con- 
solato dei forestieri. 

Guglielmo Vento andò in questo Consolalo ambascialore all'Im- 
peratore Federico che trovavasi in Ravenna, ed accollo da lui con 
onore, molle cose ad entrambi utili conchiuse. Ne men felice fu 
il risultato della legazione di Rosso Della Volta a Saladino Re di 
Egitto col quale fu stipulala la pace. 

La Città non ebbe a dolersi delle civili discordie che tanto l'afflis 
sero negli anni precedenti, ed i Consoli con ogni impegno accrebbero 
e resero prospero il Comune. Ottone Conte di Venlimiglia donò ad 
esso parecchie castella e gli giurò fedeltà il 5 settembre di queslo 
anno, nel qual giorno i Consoli investirono il Conte a titolo di 
feudo delle terre da lui regalale alla Repubblica. 

ANNO 1178, INDIZIONE GENOVESE X ED XI VOLGARE. 

Sedevano Consoli del Comune: 

I. Guilielmus Modius ferri. 

II. Albericus. 

III. Nuvolonus. 

IV. Bisaccinus. Come da più atti appare era figliuolo di Ru- 
baldo Bisaccia e perciò della famiglia dei Guerci. 

V. Guilielmus de Nigrone. 

VI. Olho Fornarius. 

Giudicavano i piati nelle quadro Compagne verso il Castello: 

I. Hugolinus Mallonus. 

II. Guidotus de Nigrone. 

III. Philippus Juslae. 



( 355 ) 

IV. Fulco Guiliae Comitissae forse dello così dalla madre Gui- 
tta Comilissa moglie di Dodo Bufferius e figlia di Gandulphus de 
Gotizone. Cerio è che nei documenti è la sola Guilia che abbia a 
figlio un Fulco, ed il marito che riunisca le circoslanze necessarie 
a spiegare tale denominazione (V. Chartarum II). 

Nelle altre quattro verso il Borgo : 

V. Oionus de ìnsulis. 

VI. Guilielmus Ursetus fìlius Nicolae de Rodulpho. 
VII. Paschalis de Marino. 

Vili. Bubaldus Lercarius. 

Nel volume II Chartarum già più volle citalo pag. 1067 leggesi 
un alto del 16 novembre 1178 che riguarda le decime dell'Ar- 
civescovo e vengono nominali Wilielmus Tornellus et Ansaldus 
Golias nella qualità di Consules in causis et conlroverciis quae inter 
cives et exlraneos vertuntur cognoscendis et definiendis consliluti; 
e ciò prova che in quesl' anno pure vi fosse il Magistrato dei Consoli 
dei forestieri furitanorum. 

La venuta in Genova dell' Imperalor Federigo, della consorte e 
del figlio Enrico, le discordie tra le famiglie dei Navarro e dei 
Mazzanello composte dai Consoli sono i soli falli che il cronista 
riferisce in quest'anno. Il Liber jurium voi. I a pagina 306 regi- 
stra un decreto dei Consoli per l'ampliazione e l'incremento del 
luogo di Chiavari nella riviera orientale. 

ANNO 1179, INDIZIONE XI SECONDO IL COMPUTO GENOVESE 
E XII GIUSTA IL VOLGARE. 

Al Consolato del Comune venivano eletti: 
I. Nicolaus Embriacus. 
IL Ogerius Venlus. 
IH. Otlobonus de Albericis. 
IV. Baldilio Ususmaris (che finì di vivere durante il Consolato). 



( 356 ) 

V. Guilielmus de Attrici. 

VI. Amicus Grillus al quale nella convenzione cogli Albinganesi 
ed in qualche altro allo si dà il cognome di Amicus Bolexcnus. 

Al Consolato dei Piacili vennero destinali nelle quattro Compagne 
verso la Città : 

I. Guilielmus Mallonus. 

II. Guilielmus Cavaruncus. 

III. Guilielmus Tornellus. 

IV. Guilielmus Fornarius. 

Nelle altre quallro Compagne verso il Borgo: 
V. Paschalis de Marino. 

VI. Sigismundus Muscula. 

VII. lìubaldus de Pinasca. 
Vili. Guido Spinula. 

Nel voi. I del Liber jurium pag. 31 1 è memoria di uno dei 
Clavigeri di quest'anno Oberlus Lucus. 

I civili dissidi turbarono nuovamente la Cillà in quest'anno. 
Capo di uno dei parlili era Amico figlio del Console Amico Grillo 
coi suoi amici e parenti, e dell'altro i fratelli di Ruggiero Venlo 
cioè Pietro e Simone. Sembra che le opposte parli , scelta a luogo 
di comballimenlo la valle di Sdirla, cercassero di terminar colle armi 
i loro litigi che però continuarono sino al Consolato successivo. 

A sviluppo e perfezionamento delle leggi giudiziarie che regge- 
vano il Comune fu concessa facoltà al reo di far convenire presso 
qualunque dei Consoli più gli piacesse, l'attore. E ciò onde il di- 
ritto dell'accusato avesse appoggio maggiore, né il credito dell'av- 
versario gli recasse nocumento. Non è questo il solo decreto fallo 
in quest'anno a miglioramento degli ordini interni, ma altre deli- 
berazioni sono registrale nell' Jurium regolalrici delle costruzioni 
che facevansi nella Città e della proprietà. Fra le convenzioni im- 
portante assai è quella stipulala cogli Albinganesi (V. Liber jurium 
voi. I pag. 312), e l'altra col Vescovo di Brugnato (ibid, pag. 309). 



( 357 ) 

ANNO 1180, INDIZIONE GENOVESE XII E XIII VOLGARE. 

Reggevano il Comune i Consoli: 
I. Ingo de Flexia (della famiglia Della Volta come già dissi). 
II. Ido de Carmadino. 

III. Guilielmus Venlus. 

IV. Simon Aurine. 

V. Albericus. 

VI. Hugo Baldicionis Fornarii. 

Erano Consoli dei Placiti nelle quadro Compagne verso il Ca- 
stello : 

I. Corsus de Palazzolo. 

II. Obertus Pedicula. 

III. Tanclerius Philippi de Platealonga. 

IV. Rubaldus Porcellus. 

Nelle altre quattro verso il Rorgo giudicavano: 

V. Joannes de Infantibus. È ricordalo negli alti il padre An- 
saldo ed il fratello Pasquale. 

VI. Obertus de Nigro. 

VII. Obertus Roza. 
Vili. Ansaldus Golias. 

La pace tra le famiglie Vento e Grillo fu ristabilita dai Consoli 
di quest'anno, ma fìerissima guerra si accese invece tra fìubaldo 
Porcello coi fratelli e Gerardo Scolo appoggialo dai suoi propinqui ; 
la concordia tra loro finalmente fu restituita mercè l' opera dei 
Consoli e malgrado la viva opposizione di Gerardo Scolo che amò 
meglio esulare dalla Citlà che rappattumarsi cogli avversarii. Onde 
punirlo del cattivo animo i Consoli ordinarono la distruzione di 
ogni cosa che a lui spellasse. 

In queste lolle che avvenivano si spesso tra la famiglia di un 
cittadino portalo all'onore del Consolalo e qualche altra, io non 



( 358 ) 

so vedere che gli sforzi dell'ambizione delusa che si argomentava 
di vendicarsi sul fortunato rivale. Nulla ci palesa che fossero il 
frutto di opposizione politica o di brama di sostenere un'opinione 
da altri contraddetta. Non era ancora il tempo dei Guelfi e dei Ghi- 
bellini, e dalle promesse delle rasse o parliti dissenzienti chiaro 
ci apparisce che le guerre fossero di persone non di principii. 

Del 16 maggio di quest'anno abbiamo il giuramento dei lesli- 
monii eletti secondo il costume per ordine pubblico. Io registro i 
loro nomi perchè danno luce alla storia del tempo e ci rivelano 
come a tale uffìzio venissero designali i più rispellabili cittadini. 

Anselmus Garrius — Otho Pezulus — Fredenlio Idonis Con- 
tardi — Corsus Vicecomes — Caput orgolii — Ugolinus Mallonus 
— Tanclerius Philippi — Ansaldus Bufferius — Oberlus Pedi- 
cula — fìubaldus Porcellus — Guilielmus Zerbinus — Malerba — 
/do Picius — Bolandus de Carmadino — Oiho de Murla — 
Pascalis de Marino — Otho Heliae — Ogerius Batligadus — 
Oberlus Lucus — Otho de Nigro — Oberlus Boza — Bonus de 
Archa — Guido filius Oberti Spinulae — Tanclerius Aldae — 
Spezzapedra — Anselmus Carmadino — Oberlus de Nigro — 
Bainaldus Arcanlus. 

ANNO 1181, INDIZIONE GENOVESE XIII E XIV VOLGARE. 

Furono Consoli del Comune: 
I. Anselmus Garrius. 

II. Ansaldus de Tanclerio de Platealonga. 

III. Nuvolonus de Albericis. 

IV. Bubaldus Bisaccia (dei Guerci). 

V. Ido Picius. 

VI. Guilielmus Auriae. 

Erano Giudici dei piali nelle quattro Compagne verso il Castello: 
I. Frederick s de Albericis. 



( 359 ) 

li. Anselmus de Caffara. 
IH. Hugo de Albericis. 
IV. Guilielmus Tornellus. 

Nelle altre quattro verso il Borgo: 

V. Henricus de Murta. 

VI. Paschalis de Marino. 

VII. Amicus Grillus. 

Vili. Guilielmus Ususmaris. 

Due gravi disgrazie afflissero la Città in questo Consolato: un 
morbo pestilenziale che uccise buona parte dei cittadini più illustri, 
ed un fiero incendio che distrusse tutte le vicinanze di Castello che 
era allora, come dicemmo, il centro della Città. 

Malgrado tali sventure i Consoli procurarono il vantaggio del 
Comune; l'attestano la fedeltà che di nuovo giurarono i Savonesi, 
l'alleanza conchiusa cogli Alessandrini ed i donativi che ottennero 
dall'Abate del Monastero Lirinese che pose sé e l'isola di Santa 
Margherita sotto la protezione genovese. 

A quest'anno poi e non al seguente spella la convenzione (che 
è a pagina 322 del volume 1 Jurium) tra i Narbonesi e la Re- 
pubblica. II nome dei Consoli in essa registrali e l'indizione sono 
prova ben chiara che per isbaglio fu attribuita al Consolato se- 
guente. 

ANNO 1182, INDIZIONE GENOVESE XIV E XV VOLGARE. 

Furono chiamali al Consolalo del Comune: 
I. Ingo de Fiexia o de Volta a noi ben nolo. 
II. Andreas Auriae fìlius Simonis. 

III. Nicola Mallonus. 

IV. Ansaldus Piccamilius. 11 cronista lo chiama solo col cognome 
ma il nome rilevasi dagli alti. Veggasi tra gli altri quello stampato 
a pag. 320 del volume I Jurium. 



( 300 ) 

V. Guilielmus Modiusferri. 

VI. Spczapedra. 

I Consoli delle cause civili erano nelle quattro Compagne verso 
il Castello: 

I. Guilielmus Mallonus. 

II. Fulco Guiliae Comilissae già ricordato. 

III. Guilielmus Buronus. 

IV. Angelotus de Caffara. 

Nelle altre quattro verso il Borgo: 

V. Henricus De Nigro. 

VI. Tanclerius Aldae. 

VII. Obertus Lucensis filius quondam Gandulphi Lucensis. 
Vili. Ansaldus Golias. 

Oneglia, Vernazza ed il Castello di Silvano furono sottomessi o 
spontaneamente unironsi al Comune in questo Consolalo e così am- 
plessi ed il potere e la fama della Repubblica. E per goderne la 
protezione Ottone ed Enrico figliuoli di Enrico Marchese di Savona 
giuravano la Compagna e l'abitacolo genovese ed i Consoli pro- 
mettevano di mantenerli in tulli quanti i possessi che nella Marca 
di Savona godevano il loro padre e gli zii Manfredo ed Ottone 
Bovcrio, e nei privilegi loro accordali dai predecessori. 

ANNO 1183, INDIZIONE GENOVESE XV E I VOLGARE. 



Reggevano il Comune 



I. Hugolinus Mallonus. 
II. Angelotus De Mari detto pure Angelerius. 

III. Ansaldus Bufferius. 

IV. Guilielmus Auriae. 
V. Bubcus de Volta. 

VI. Lanfrancus Piper. 



( 361 ) 

I piati erano giudicali nelle quattro Compagne verso il Castello da : 

I. Olho Mallonus. 
II. Jonatas Cavaruncus. 

III. Opizo Lecavdlus. 

IV. Obertus Pedicula. 

Nelle altre quattro verso il Borgo: 

V. Odio Pessulus o Pezulus. 
VI. Rubaldus de Pinasca. 

VII. Vassalltis Grillus. 
Vili. Ansaldus Guaracus. 
A questi Consoli aggiunge il Federici nei Collcclanea : Guìlielmus 
Caputorgogii e Berlolotus de Volta i quali dovrebbero essere Con- 
sules furilanorum. Ed ci ricorda pure due dei Clavigeri di questo 
anno Johannes Bolelus, e Stregiaporcus ('). 

II fogliazzo dei Notai sotto l'anno corrente (Ms. della Biblioteca 
Civica Berio pag. 123 voi. I) ha memoria dei Consoli delle vicine 
ville di Marassi, Molasana e Pino. 

Il mal seme dei civili dissidii continuò a fruttare in quest' anno 

(1) Questo è lo stipite della nobil casa de' Stregghiaporci poi detli Salvaghi. 
Come già avvertii, i Consoli nel 4 173 concessero a Slregghiaporco ed ai fra- 
telli 48 piedi di terra al Molo per fabbricarvi una chiesa in onoro di San 
Marco, ov'egli e gli eredi suoi furono sepolti come ricorda il seguente epi- 
taffio : 

« f MCLXXIII Sepulcrum Slreggiaporci q. Johannis de Nepitellis et hac- 
« redum ejus qui postea cognominati sunt Salvatici. Praedicto autem Streg- 
« ghiaporco et fratribus quorum successores dicuntur Salvaghi anno 1173 
« MM. DD. Consules qui eo tunc Rempubblicam administrabant genuensem 

« concessum fuit solum prò erigendo coenobio D. Marco. Annoque extra 

« ecclesiam Strejaporco sepulcrum construi jusserunt quo vetustate consumplo 
« nunc qui supersunt ex prisca salvagorum prole nobiles viri, ne post hoc 
« evanesceret hujusce rei memoria hanc ex marmore tabulam poni mandarunt 
« in eodem D. Marci coenobio anno a parlu virginis MDLXXI » (V. Discordi 
Origine delle chiese di Genova). 



( 302 ) 

risse e danni alla Repubblica né valse l'opera dei Consoli a sra- 
dicarlo. La valle del Bisagno fu il teatro di lotte si crudeli. Fulcone 
di Castello ed i Vento cogli aderenti loro da una parte , i De Curia 
dall'altra si facevano capi delle opposte fazioni che immiserivano 
ed insanguinavano la patria. 

ANNO 1184, INDIZIONE GENOVESE I E II VOLGARE. 

Al Consolalo del Comune vennero destinati : 
I. Guilielmus Tomellus. 

II. Amicus filius Amici Grilli cosi ha il cronista, ma un allo 
che fa parte del Liber jurium pag. 315 noia invece Bellamutus. 

III. Nuvolonus. 

IV. fìubaldus Porcellus. 

V. Grimaldus fìlius Othonis Cannellae. 

VI. Jacobus de Turca. Tal soprannome gli venne dalla madre. 
Amministravano la giustizia nelle Compagne verso il Castello: 

I. Guilielmus Mallonus. 

II. /iainaldus Strugonus. 

III. Albertonus Picius. 

IV. Rubaldus de Curia detto pure de Curie. 

Nelle quattro verso il Borgo: 
V. Oberlus Lucensis. In un'altra serie fu scritto Oberto di Luca 
in quest'anno ed Oberto Lucchese sotto il 1182, sicché sembrano 
due persone diverse sebbene sia una sola. 

VI. Angelolus Vicecomes lo stesso che Angelolus De Mari. 
VII. Viridis de Mascalo. 
Vili. Ansaldus Golias. 

La popolazione di Porlo Maurizio ribellossi alla Repubblica, che 
fece formidabili apparecchi onde punire quei dissennali , ma placala 
dalle lagrime dei principali abitanti che vennero a bella posta in 
Genova ad implorare il perdono l'accordò loro generosamente. 



( 303 ) 

ANNO 1183, INDIZIANE GENOVESE II E III VOLGARE. 

I Consoli del Comune erano: 
I. Nicola Embriacus. 

II. Bisacinus figlio di Rubaldo Bisaccia come avvertii. 

III. Ingo de Flexia dei Della Volia. 

IV. Simon Auriae. 

V. Guilielmus Ventus. 

VI. Lanfrancus Piper. 

Presiedevano ai piali nelle quadro Compagne verso il Castello: 

I. Oberlus Pedicula. 

II. Balduinus Scolus. 
IH. Johannes Bolelus. 

IV. Marlinus Tornellus. 

Nelle altre quattro verso il Borgo: 

V. Olito Pezullus o Pessulus. 
VI Villanus de Insulis. 

VII. Bonusvassallus Brunus. 
VIII. Tanclerius Aldae. 

La pace fu restituita alla Città da questi Consoli, che liberarono 
altresì della metà dei molli debili che la aggravavano, e governa- 
rono con prudenza. 

ANNO 1186, INDIZIONE GENOVESE III E IV VOLGARE. 

I Consoli del Comune erano: 
I. Hugolinus Mallonus. 

II. Guilielmus Auriae. 

III. Baimundus de Flexia fratello d'Ingone di Flexia ambi figli 
d' Ingone della Volla, e perciò all'uno ed all'altro si dà lai nome. 
Nel Liber jurium voi. I, pag. 328 queslo Console viene chiamalo 
Baimundus de Flexia, De Volla edam diclus. 

28 



( 3G4 ) 

IV. Amicus Grillila. 

V. Guilielmus Tornellus. 

VI. Guilielmus Piper. 

I Consoli dei piali erano nelle quattro Compagne verso il Castello: 

I. lìubaldus Mallonus. 

II. Mauritius Iìodoani de Mauro de Plalealonga. 

III. Albertonus Piccius. 

IV. Guilielmus filìus quondam Ingonis Tornelli. Il cronista 
nielle la derivazione, onde sia distinto dall'altro Guglielmo Console 
del Comune. 

Nelle Compagne verso il Borgo: 
V. Henricus filius Guilielmi Auriae. 

VI. Obertus de JS'igro. 

VII. Ghisulphus de Campo. 

Vili. Angelolus Vicecomes eh' è una persona sola con Angelotus 
De Mari già ricordalo. Non può recare meraviglia questa diversità 
di denominazione dopo quanto fu accennalo di sopra. 

II fogliazzo dei Nolai voi. I (Ms. della Biblioteca Civica pag. 132 
e 134) ha memoria del Consolato di vario località dei dintorni. 

Per opera dei Consoli fu stabilita la misura dei tre mercati di 
S. Giorgio, di S. Pietro della Porla e di Sosiglia (V. Liber jurium 
voi. I, pag. 528) e venne pagata l'altra mela dei debili del Co- 
mune. Uno di loro cioè Guglielmo Tornello andò a trattare gl'in- 
teressi della Repubblica in Sardegna, e Nicolò Mallone e Lanfranco 
Pevere recaronsi allo Imperatore di Costantinopoli Isacco. Nò la 
pace fu turbala da alcun dissidio civile, ma lutto fu condono con 
molla accuratezza ed ordine. 

Onorevoli assai per il nostro Comune sono le lettere scritte da 
Papa Urbano III a Baliluino Re di Gerusalemme, al Patriarca ed 
ai preti di quella Cillà, e ad Ugone signore di Gibellelo onde ai 
Genovesi non fosser tolti i privilegi che per l'aiuto loro nella con- 
quista di quella terra avevano dai predecessori ottenuto, che leg- 



( 3(>5 ) 

gonsi nel Liber jurium voi. I pag. 331 e seguenti, ed ivi possono 
pur vedersi le promesse d'aiuto contro i Pisani fatte dai Consoli 
di quest'anno ad Algaburga Regina di Arborea, ed a Barisone giu- 
dice di Torres, e le agevolezze da costoro concesse alla Repubblica 
negli Stali loro. 



D 1 



ANNO 1187, INDIZIONE GENOVESE IV E V VOLGARE. 

Il Consolalo del Comune veniva retlo da: 

I. Guilielmus Embriacus. 

II. Ansaldus Bufferius. 

III. Bubeus de Volta. 

IV. klo de Carmadino. 

V. Angelolus De Mari. Qualche manoscritto ha Angelerius. 

VI. Jacobus de Turca. 

I Piacili erano giudicali nelle Compagne verso il Castello da: 

I. Lanfrancus de Palio. 

II. Otho Heliae. 

IH. Fredentio Contar dus. 
IV. Guilielmus Gallela. 

Nelle altre quattro da: 
V. Botarius filius Guilielmi Auriae. 
VI Guilielmus de Nigro. 

VII. Lanfrancus de Mari forse una persona sola con Lanfrancus 
Bachemus. 

Vili. Bonusvassallus Branus. 

Le discordie ripullularono nella Città ed afflissero in miseranda 
guisa la Repubblica , la quale perdette per esse tre dei più sli- 
mabili uomini consolari Angelerio De Mari Console dell'anno uc- 
ciso da Lanfranco figlio di Giacomo Della Turca, e Bubaldo ed 
Opizzone Lecavella massacrali da mano ignota. I Consoli punirono 
i promotori di tante scelleratezze esiliandoli, e radendone le case 



( 506 ) 

e le Ioni, ma tali esempi non giovarono a togliere il malumore,, 
e la Cillà sino all'anno seguente non riebbe la bramala pace e 
Iranquillilà. Essa però, malgrado ciò, mandava Fulcone di Castello 
con dieci galee contro i Pisani che avevano scacciali i nostri dalla 
Sardegna , e lor lolso il castello di Bonifazio in Corsica e lo di- 
strusse, e se non recò loro maggior danno fu certo per i prieghi 
di Enrico figlio del Barbarossa. 

E grandissima gloria acquistarono i Genovesi in Tiro, ove con- 
dussero Corrado dei Marchesi di Monferrato e lo aiutarono a so- 
stener quella terra contro Saladino che fattosi padrone di Gerusa- 
lemme e della Siria intera agognava a sottomettere, ma indarno, 
quella Città, che con Tripoli ed Antiochia inalberava ancora la 
bandiera cristiana. Ed in premio del valore mostralo dai Genovesi 
in quella giornata, i Baroni del regno di Gerusalemme lor con- 
cedevan privilegi importantissimi, e fra essi la libertà di com- 
mercio in Tiro (V. Liber jurium voi. I, pag. 34G). 

Nella collezione Ageno leggesi il seguente frammento di lodo dei 

Consoli dei Piacili di quesf anno Ottone di Elia e Guglielmo Gallela. 

« Abbas Guido Monaslerii S. Slephani de Porla Consilio et au- 

« ctorilate confralrum Presbiteri Hugonis ex una parte et ex alia 

« Bonusvassallus de Carlagenia (*) el Ingo Longus conveniunt ad in- 

« vicem... aqueduclo de molendinis quae ipsi Bonusvassallus el 

« visi sunt habere in coclefango lali paclo El insuper Olho 

« lleliae el Wilielmus Gallela Consules causarum laudaverunl ul 

« praedicla convenlio sii firma 

« Wilielmus Cassinensis Notarius scripsi ». 

« Ego Fredcncio Gontardus subscripsi ci C. Calvus subscripsi ». 

(ti Cartagenovu è piccolo villaggio nella parrocchia di Molasana. 






(507 ) 

ANNO il 88, INDIZIONE GENOVESE V E VI VOLGARE. 

La Citlà era governala da olio Consoli <ioò: 

I. Fulco de Castello. 

II. Simon Auriae. 

HI. Nicola Embriacus. 
IV. Oberlus Spinula. 
V. Ingo de Flexia, dei -Della Volta. 
VI. Balduinus Guercius. 
VII. Ogerius Ventus. 
Vili. Spezapedra. 

Al Magistrato dei Piacili sedevano: 
I. Petrus Capra. 
II. Hugo Mallonus. 

III. Ingo quondam Cassidi de Volta chiamalo per isbaglio in 
altra serie stampala Hugo. 

Nelle altre quadro Compagne: 

IV. Odonus de Insulis. 
V. Guilielmus Lercarius. 

VI. Rubaldus de Pinasca. 

VII. Tanclerius Aldae. 

Il cronista ci dice che olio erano i Consoli dei Piacili di questo 
anno ma poi ne registra selle solamente; l'oliavo era forse Corsus 
Vicecomes che vedesi notalo nello slrumenlo di pace coi Pisani 
che sollo riporlerò. E dallo slesso allo rilevasi il nome dei Con- 
soli furilanorum cioè: 

Balduinus de Medolko — Wilielmus Mallonus. 

Sollo il governo di quesli Consoli cessò di vivere l'Arcivescovo 
Ugone Della Volla ed in vece di lui fu eletto Bonifacio Arcidiacono 
di S. Lorenzo. La guerra civile continuò ad ardere nella Cillà ed uno 
dei Consoli dei Piacili, Ingone di Cassicelo della Volla, fu ucciso da 



( 3G8 ) 

una sassaia , ma la crociala che ad esortazione del Papa preparavasi 
contro i Mussulmani fece tacere ogni sdegno, e la Repubblica si pre- 
parò tranquilla a sì gloriosa spedizione. E come uno dei principali 
promotori di essa era il Re d'Inghilterra, il Comune gl'invio 
Rosso Della Volta onde ogni cosa con lui accordasse. E devesi 
pure alla crociala se i Pisani, deposti gli antichi rancori colla Re- 
pubblica, con essa si pacificarono. Lo strumento di questa impor- 
tantissima pace può dirsi inedito. Egli è vero che slampavalo il 
Cavaliere Flaminio Dal Borgo nella sua lìaccolla di scelli diplomi 
pisani, ma essendo assai raro quel libro e scorrettissima l'edizione 
io credo bene di ornarne questo lavoro. Di esso ha cinque copie 
la Biblioteca della R. Università di Genova e raffronlandole tulle 
io spero di poter offrire il documento con tutta la possibile esaltezza. 

Instrumentum jitramenli pacis factae per Januenses cum Pisanis 
Anno MCLXXXVI1I. 

« Omncs infrascripli juraverunl pacem pisanis ul infra detenni - 
iialum est. 

« In nomine Domini amen. Ego ianuensis iuro corporaliler laclis 
« sacrosanclis evangeliis pacem tenere et observare omnibus pi- 
« sanis et omnibus hominibus de eorum dislrictu et non ero in 
« Consilio vel faclo vel assensi! ul pax rumpalur vel vilielur. Omnes 
« pisanos salvabo el defendam in personis ci rebus lerra et aqua 
« el si novero vel cognovcro aliquem vel aliquos qui conlrafacere 
« velini ego bona fide dislurbabo el omnia praecepla quae Dominus 
« Papa Clemens Tcrcius fecit Pisis consulibus pisanis et Nuvolono 
« et Idoni Picio prò consulibus januae de pace facienda et tenenda 
« et quaecumque praecepla faciet consulibus Januensium omnibus 
« vel majori parli per se vel per suas lilleras Domini pape pro- 
« prio sigillo sigillalas; vel per suum propiium nuncium babenlcin 
« lilleras Domini papac proprio sigillo sigillalas, de discordia vel 



( 569 ) 

« discordi is quac sunl el crani inler pisanos ci januenscs firma 
« lenebo ci obscrvabo ci non ero in Consilio vcl faclo vcl assensi! 
« quod ullalenus rumpanlur aul minuanlur vcl vicienlur. 

« Haec omnia bona fide obscrvabo remota omni malilia el dolo 
« ad purum el bonum intelleclum ». 

Consules Majores de communi in primis juraverunl vidclicel: 

Nicola Embriacus — Fulco de Caslro — Ingo de Flexia — 
Ogerius Vcnlus — Balduinus Guercius — Simon Auria — Obcrlus 
Spinula — Spezapedra. 

Consules Placilorum — Corsus Vicecomes — Hugo Mallonus. 

Guiliclmus Lercarius — Tanclcrius Aldae — Ingo quondam Ca- 
sicii de Volla ( 1 ). 

Consules Furilanorum: Balduinus de Mcdolico — Guiliclmus 
Mallonus. 

Guiliclmus Embriacus — Embriacus fraler ejus — Hugo filius 
INicolae Embriaci — Guiliclmus fraler ejus — Merlo filius Fulconis 
de Caslro — Wilielmus Balbus fraler ejus — Henricus Bonlicus 
fraler corum — Fulcliinus filius quondam Ànselmi De Caslro — 
Valiens fraler ejus — Bellusbrunus de Caslro — Ogerius Zacariae 

— Johannes Grilla — Amiconus fraler ejus — Bucclla de Caslro 

— Lanfrancus de Caslro — Balduinus Johannis de Caslro — Olho 
de Caslro — Raynaldus fraler ejus — Guiliclmus Villani de Caslro 

— Wilielmus Malfiiaslcr — Hugo de Aslore — Jacobus Malfiiasler 

— Anselmus Imae — Wilielmus Aldonis — Iobannes Ollonis ju- 
dicis — Henricus Porcus — Porcus filius ejus — Ismael de Pa- 
lazzolo — Symon Bollarius — Wilielmus Ralaldus — Olho Eliae 

— Bonusvassallus Barbaevariae — Nicola filius ejus — Wilielmus 

(I) iManca la firma degli altri due Consoli dei Piacili cioè Rubaldus Pinasca 
e Peliiis Capra. 



( 3™ ) 
Smerigius — Ido de Palio — Bonusvassallus Malfiiasler — Nicola 
Mallonus — Ido Mallonus — Albertus Vicccomes — Oberlus Zur- 
lus — Philippus Aradellus — Rainaldus Albizolae — Bonifacius 
Oliverii — Oliverius filius ejus — OlIio Olhonis Rubei — Boia- 
mundus Barlaria — Bonusvassallus Bolacius — Ansaldus Bufl'erius 

— Maurinus Rodoani — Maurus de Tanclerio — Henricus Nevi- 
iella — Slregghiaporcus frater ejus — Wiliclmus Ostalibo-i 0) — 
Blasius filius quondam Salac — Ancelinus Bondanae — Bonus Rc- 
speclus — Conradus Bucae Asini — Bonusiohannes filius Bonire- 
specli — Johannes Busca — Johannes de Bonobello — Bubeus de 
Volla — Guascus de Volia — Oberlus de Volla — Bonifacius de 
Volla — Henricus de Volla — Marchio de Volta — Baymundus 
de Flcxia — Bonifacius frater ejus — Wiliclmus frater eorum — 
Wiliclmus Buronus — Domini Dei Modius ferri — Ingo de Ga 
liana — Elyas — Slcphanus frater ejus — Wiliclmus De Daclilo — 
Elyonus de Clavica — Cardinalis Voiadiscus — Simon Bacherai — 

— Jacobus Boiachensis — Balduiaus Morluussili — Anselmus Gar- 
rius — Tanclerius Philipp» — Michael Vacarus — Daniel Vacarli s 

— Blancardinus — Ogerius Arlolus — Johannes Patrius — An- 
gelerius Maslorcius? — Jordanus Jlae — Girardus Pclrelli ( 2 ) — Sa- 
franus de Sanclo Donato — Guilielmus de Bonofancello — Jacobus 
Judex — Zenoardus Danerius — Guilielmus Venlus — Simon 
Venlus — Thomas Venlus — Oberlus Pedicula — Georgius filius 
ejus — Oberlus fraler ejus — Panlaleus Pedicula — Domini Dei 
de Guidone — Bonifacius fraler ejus — Ingo Longus — Amicus 
Amici de Cunizone — Ogerius Cavaruncus — Ansaldus Lecavclum 

— Fredcncio Conlardus — Ido filius ejus — Henricus Contardus 

— Marabolus Jusiolus — Oberlus Achillei? — Guilielmus Gallcta 



\) II Dalborgo dopo Wiliclmus Ostuliboi (ila WilieliHHS Henrici Oslalibai 
ma manca nulle allre copie del documento. 

(2) Forse Girardus Pi hi Capine ? 



( 371 ) 

— Ogerius de Carlagenua — Bonusvassallus fraler ejus — An- 
selmus Clarelta — Ogerius fraler ejus — Guilielmus Idonis Cla- 
rellae — Lanfrancus Richerius — Bcrlrames fraler ejus — Jorda 
nus fraler eorum — Ilonoralus Iohannis Bolcli — Barlholomeus 
Porcellus — Guilielmus Rubaldi Porcelli — Guilielnius Ferrandus 

— Marlinus Toruellus — Ingo Guilielmi Tornelli — Guilielmus 
Ingonis Tornelli — Pasehalis fraler ejus — Guilielmus Crispinus 

— Fabianus Crispinus — Mussus Scalzaveggia — Guilielmus filius 
ejus — Hugo Mazalis — Guilielmus Cecus vagus — Marchio Elefans 

— Carolus Burgundio? — Guilielmus filius cjus — Rubeus Banche- 
rius — Lanfrancus Sporla — Olbobonus de Sanclo Laureili io — 
Guilielmus fraler ejus — Rainaldus Slrugonus — Ansaldus For- 
narius — Ogerius filius ejus — Guilielmus Fornarius — Hugo 
fraler ejus — Oberlus Garofanus — Nicola Galus — Lanfrancus 
Grancius — Henricus filius ejus — Guilielmus Calvus — Nicola 
de Rodulpho — Nicola Squarciafieus — Jonalas De Mari — Oberlus 
filius ejus — Odio Belmuslus — Anselmus de Caffara — Ange- 
lolus fraler ejus — Lanfrancus Cigala — Enricus fraler ejus — 
Vassallus Vicecomes — Hugo Porcellus — Guilielmus Calligaepallii 
Cancellarius januensis (*) — Ogerius Panis Scriba comunis — 
Iohannes Cinlragi Scriba — Gandulphus Scriba placilorum — 01- 
loldinus Scriba placilorum — Olho Pessulus — Drogo de Sanclo 
Laurenlio — Fulco Raynaldus — Guilielmus Maraccius — Roge- 
rius Nocenlius — Guilielmus de Guiscardo — Belmuslus Vicecomes 

— Ansaldonus fraler ejus — Oberlus Malocellus — Ansaldus fra- 
ler ejus — Raimundus Balligadus — Maniapanis Bufferius — 

— Oberlus filius ejus — Merlo Anselmi Bufferii — Oberlus Sulfur 

— Fredericus Alberici — Guilielmus Malfiiasler — Hugo Papa — 
Lanfrancus Papa — Balduinus de Volla — Opizo Migdoniae — 

il) A saggio delle moltissime scorrezioni della lezione del Dulborgo basterà 
dire che invece di Cancellarius januensis , egli slainpò Sancii Canretelli. 



( 372 ) 

Hugo Girardi Scoli — Rainaldus de Callaia — Rainaldus de Sanclo 
Ginesio — Obcrlus Gallus — Aimcricus de Sanclo Laurenlio — 
Guilielmus Fulconis Cascinae — Nicola Brucardi — Bonusiohanncs 
Scriba furitanorum — Ilcnricus Vilalis — Peireniis de pisanis 
(sic) (*) — Vivaldus Gambalixa — Guilielmus Lavcgus — Pascbalis 
Sulpburius — Pascbalis Duranlis — Bisacinus — Guilielmus Ma- 
locellus — Ido de Carmadino — Rogcrius de Marabollo — Mar- 
chio Alincrii — Bubaldus Lercarius — Angelus De Camilla — 
Nuvolonus De Camilla — Ansaldus Picius — Ansaldus Cigala — 
Guilielmus Nicolai Farmaci — Balduinus Cassina — Ascbcrius De 
Porla — Lanfrancus de Savignone — Jordanus de Savignone — 
Nicolaus de Marabolo — Villanus de Insulis — Odio de Murla — 
Jacobus filius cjus — Petrus de Marino — Hugo Policinus — 
Rogcrius de Braxili — Lanfrancus Canccllarius — Balduinus lìu- 
beus — Lanfrancus de Soselia — Anfossus Bancberius — Ansaldus 
fralcr ejus — Raimundus de Fauro? — Amicus de Murla — Olho- 
bonus Benzerrus — Lanfrancus — Lazzarus fralcr ejus — Ogerius 
Tanlus — Ansaldus Tabacus — Bos filius Boccacii — Ido Ber- 
rinus — Iohannes Pascbalis de Infanlibus — Guilielmus Jordanus 

— Guilielmus Lercarius — Anselmus Lercarius — Olbo Pellis — 
Marcbisius Racemus — Bonifacius Tarigus — Guilielmus Balduini 
Guercii — Rubaldus Delesalve — Henricus fraler ejus — Oberlus 
Ususmaris — Marinus (Jsusmaris — Pbilippus Grancius — An- 
saldus fraler ejus — Janebonus? — Rubaldus de Vivaldo fraler 
ejus — Amicus Grillus — Andreas Grillus — Vassallus Grillus 

— Bonusvassallus de Bonobcllo — Galopinus Morluus sili — Bo- 
nusvassallus Anliocbiae — Lanfrancus De Mari — Nicola fralcr 
ejus — Caffarius Guidonis De Mari ( 2 ) — Marlinus fraler ejus — 
Guilielmus Bibens aqua — Ansaldus filius ejus — Lanfrancus fra- 
ti) Così leggesi in diverse copie: una sola ha invece Modius ferri. 

(2) Alcuni esemplari hanno Odouis invece di Guidonis. 



(373) 

ter ejus — Lanfrancus lìlius cjtis — Lanfrancus quondam Nicolac 
Rocii — Jacobus filius ejus — Lanfrancus Oberli Rocii — Mar- 
linus Roeius — Anfossus Naia — Guilielmus lìlius ejus — Hen- 
ricus de Nigro — Guilielmus fraler ejus — Obcrlus Lanfranclii 
de Nigro — Alcherius Olhonis de Mediolano — Bonusvassallus 
Hominis Dei — Bonus Brunus — Anselmus fraler ejus — Bonus- 
vassallus Auguslae — Balduinus de Dordona — Amicus Gauxonus 

— Sulgaricius — Ansaldus Zagal — Guilielmus Auriae — Enricus 
filius ejus — Botarius Auriae — Montana ri us Auriae — Sigeni- 
baldus Auriae — Petrus Symonis Auriae — INicolaus Auriae — 
Barca Auriae — Ingo Spinula — Nicola fraler ejus — Guido 
Spinula — Obcrlus Symonis Spinulae — Oberlus Grimaldi — 
Obcrlus Rapucius — Bonusvassallus de Maslaro — Bonusvassallus 
de Pandulpho — Ogcrius de Pandulpho — Oberlus Bava fraler 
eorum — Ansaldus Lusius — Obcrlus Lusius — Ludovicus de 
Camogio — Guilielmus De Ruffino — Gandulpbus Alcoracius — 
Slabilis — Petrus filius ejus — Hugo de Baldicione — Ido filius 
ejus — Nicola de Baldicione — Lanfrancus de Baldicione — Symon 
Sardena — Ansaldus Sardena — Ogcrius Mazzancllus — Ilenricus 
Lecavellum — Anselmus Navarrus — Ilenricus de Domoculla — 
Lamberlus de Domoculla — Hugo de Domoculla — Nalalis Iohannis 
Papicnsis — Anselmus de Baldicione — Ansaldus Bavarius — 
Oberlus de Ranfredo — Oliverius Collum — Arnaldus Saoncnsis 
Guido Malum in venire — Januardus Guala — Marinus Marzucus 

— Guilielmus Ficusmalarius — Ilenricus Embroni — Guilielmus 
Piper — Lanfrancus Piper — Ogcrius Piper — Iohannes Advocatus 
Grimaldus Advocatus — Ansaldus Ccbac — Raynaldus Arcanlus 

— Castagna Arcanlus — Bonus Arcanlus — Ansaldus Golias — 
Rogcrius filius ejus — Sylveslcr de Turriìia — Petrus nepos ejus 
Raynaldus Bucca — Piccamilium — Ilenricus Piccamilium — 
Guilielmus Piccamilium — Lanfrancus Piccamilium — Gandulphus 
Oberli Piccamilium — Ghisulpbus de Campo - Fulco de Ghisulfo 



( S7i ) 

— Jacobus Speciaepelrae — Henricus Medicus — Guilielmus 
Ricci us de Mari — Guilielmus Ricius de Astaro — Pascbalis Fal- 
lamonica — Rainaldus Maraboli — Lanfrancus Cimaemaris — 
Guiginus — Bcrrominus — Rainaldus Ber r omini — Oberlus Ca- 

nevarius — Angelolus Vicecomes — Lanfrancus Merenda — Bal- 
dicio fllitis ejus — Baldicio Guarraeus — Raynaldus Guarracus — 
Barlliolomcus Guaracus — Guilielmus Cibo de Insula — Oberlus 
de Nigro — Marchio Cassicius — Donum Dei Causidicus — Gui- 
lielmus Opicini de Caslro — Malasana de Volla — Bachemus 
Lanfrancbi Bacbcmi — Oliverius fraler ejus — Ilospinellus Bo- 
nicus — Lanfrancus de Palio — Ilerius Guilielmi Longi — Gui- 
lielmus Àlverniae — Guilielmus Balduini de Volla — Jacobus 
Rubaldi Malloni — Guilielmus Bulla — Gerardus de Caslro — 
Oberlus de Calcia — Johannes de Moneta — Anselmus Buxonus 

— Guilielmus Bonisenioris — Guilielmus de Cassinis — Ogerius 
quondam Henrici Speciarii — Grillus de Cannolo — Guilielmus 
Pieenus — Albertus de Fontana — Jacobus gener ejus — Gui- 
lielmus Poncius de Canneto — Girardus de Recco — Olho Pancia 

— Martinus filius ejus — Donum Dei De Polio — Rubaldus 
Ogerii Curii — Albertus de Petra — Guido de Rezo — Oberlus 
de Mercato Notarius — Nicola Pelliparius — Petrus Placenlinus 

— Iobannes Longus — Slephanus Villanae — Guilielmus Tesla 

— Vassallus de Porla — Bonifacius Bonicardi — Oberlus Sa- 
vonus — Guilielmus Zulcanus — Tiberius de Mercato — Iobannes 
Trasascus — Berlengcrius De Mari — Rolandus Baslonus — Al- 
bertus Negatalis? — Gregorius de Valderico? — Jacobus Fale- 
guerre — Fulco Gandulphi Bocacii — Alcherius Bancherius — 
Lanfrancus Gallus — Iohannes de Porta — Bonusinfans de Mer- 
cato — Amicus Baconus? — Vassallus fraler ejus — Guilielmus 
Blancus — Raymundus de Spirano — Oberlus Slella — Oliverius 
Conradi Pensamalum — Iobannes Canisvelus — Petrus Mcrcerius 

— Iobannes de Leges? — Terrigius Dardena? — Iohannes de Po- 



( 375 ) 

liccia — Manfrcdus de Petra — Oberlus Blaneus — Fulco de 
Porla — Marlinus Magistri Aniellami — Boccius de Recco — 
Henricus Tolzani — Guilielmus Ballifolium — Villanus Venlus? — 
Gcrmanus Aurificius — Carlevarus — Iohannes filius ejus — 
Guilielmus de Gaila — Arduinus Draperius — Marinus Nolarius 

— Odio Valdelarius — Clinio de Viridiaco? — Iohannes Doininicus 
de Castro — Oberlus Bocucius — Marinus de Vederedo — Bono- 
bellus de Mari — Petrus de Recco — Guilielmus de Agusi — 
Ricardus de Portudelpbino — Guilielmus Balbus — Vassallus 
Carius — Aimericus de Verduno — Guido Pelliparius — Marinus 
Callegarius — Bonaventura de Castro — Rubeus Ascherius — 
Vivaldus de Pino — Olho Trcs capelli — Peire Burgundio — 
Rollandus de Canneto — Peire Fuscus — Olho de Carmadino — 
Cassicius de Modulo — Guilielmus Scarpa — Bardus de Sancto 
Donalo — Oberlus de Porla — Guilielmus Saonensis — Johannes 
Villanus — Ansaldus Silvanus — Rubaldus de Modulo — Oberlus 
Valdelarius — Iohannes Usura — Symon Frenguellus — Iohannes 
Ogerii Baconi — Forlis de Camogi — Rodoanus de Camogi — 
Lanfrancus de Crosa — Oberlus de Sigeslro — Oberlus de Bro- 
sono? — Guilielmus Vegius de Sancto Donato — Rubaldus de Mo- 
lasana — Henricus Crosus — Vivaldus de Portu Veneris — Pa- 
ganus Lucensis — Bonusvassallus Àsdenle — Marlinus Roderici 

— Guilielmus de Camogi — ■ Oberlus de Levanlo — Guilielmus 
Zocularius — Ansaldus Pensatoi' — Rubaldus filius ejus — Ingo 
Callegarius — Olho de Canneto — Olho de Fico — Sobraninus — 
Guilielmus de Castro — Iohannes Mazzamurrus — Guilielmus De 
Mari — Donum Dei de Domo — Marchio Rava — Guilielmus de 
Slrupa — Jacobus de Castro — Grimaldus de Castro — Oberlus 
Sporta — Godenlia — Rolandus Bachemi — Rubaldus de Mesema 

— Iohannes de Clavari — Bernardus Callegarius — Iohannes 
Buccabeala — Guilielmus de Diano — Jordanus Nolarius — 
Iohannes Gaslaldus — Plecagnia — Ingo Gucreius — Raimundus 



(370 ) 

Roti ul (i — Guilielmus Ronobcllus — llenricus tic Molazana — 
Bertolotus Rovedus — Fredenlio do Quinto — Andalo de Cruce — 
Jonalas de Sanclo Ambrosio — Guido de Sigeslro — Guiliclmus 
Cabulius — Rubaldus Poncii — Obcrlus Clericus — Oberlus Me- 
dicus — Gafforius — Guilielmiis Rarbavaria — Rubaldus Vegius 

— lohannes de Sanclo Donalo — lobnuncs de Castro — Albertus 
de Castro — Obcrlus Mcdicus de Sanclo Donalo — Georgius de 
Mercato — Rcrnardus nepos Rubei Ranclicrii — Marruffus de Rrolio 

— Rainaldus de Caslro — Soidanus de Castro — Ansaldus Lom- 
bartlus — Rainaldus de Sanclo Ambrosio — Aimonus — Allo Bona- 
vacca? — Albertus de Mercato — Bcrnardus Panciae — Poncius 
de Gabo — Ilugolinus Guiscardi de Mercato — Guiliclmus de Sauro 
Nolarius — Aniicus Draperius — Bellramus Rubaldi de Trasi — 
Rubaldus de Castro — Olho de Fonlanegi — lohannes Rubeus — 
lohannes Corsus — Jordanus Socius Nuvolonis — Grifus de Me- 
diolano — Ricius De Mari de Insulis — Granarius de Mercato — 
lohannes de Bonifacio — Hugo Laurhms — Vassallus de Langasco 
Guilielmus Collimi Gruis — Ralduinus de Soselia — Genoardus de 
Soselia — Guiliclmus de Crosa — Guiliclmus Revcrdilus — Brusia 
boscum — Vassallus Grugnius de Porla — Olho Camoginus — 
Slephanus Magislcr — Ronusvallinus Scutarius — Andreas Tinclor 

— Arnaldus de Sancta fide — Crollus — Arnaldus de Sanclo 
Thoma — Bonusiohannes de Sanclo Pelro de Arena — Rubaldus 
Agussinus — lohannes de Terdona — lohannes Balbus — lohannes 
Pallium — Raldicio de muro ruplo — Guilielmus Frumenlus — 
Raimundus Arcadus? — Presbyter Mediolanensis — Henricus de 
Insulis — Muxoncrius — Aymelius de Begugio — Guilielmus 
Iohannis de Quarto — Ludovicus de Sanclo Pancracio — Guilielmus 
de Celanisi — Guilielmus Tornellus — Vivaldus de Segnorando 

— Opizo de Sauro — Romanus de Pelris — lohannes Ferrarius 
de Sanclo Marcho — lohannes Riccius de Pelris — Ansaldus filius 
Cevallae — Girardus cosnalus Arnaldi — lohannes Caxalor — 



( 577 ) 

Bernardus fraler Guilielmi Rapallini — Rubaldus Aibcn — Rolandus 
Botarìus — Guilielmus de Sparoaria — Bonusvassallus de Colonnata 

— Arnaldus Callegarìus — Magisler Ricardus — Bellonus Calle- 
garius — Hugo de Cavalexi — Jacobus Cavegia — Andreas Taberna- 
rius — Oliverius Cerialus — Oberlus Bonivassalli Carrarii — 
Gracianus Arcarius — Albertus Arcarius de Campo — Tado Arcalor 

— Balduinus Surpator — Guilielmus De Rosa — Guido Pisanus — 
Penna Auri — Manfredus Cavegia — Marinus Bullasica — Lan- 
francus Cavegiarius? — Petrus de Porlo Maurilio — Henri cus Ca- 
ballus — Rolandus Cappellanus — Rubaldus Andreae De Mari — 
Marlinus Plicagninus — Iobannes de Alba — Rubaldus Cimase! — 
Albertus De Crosa — Albertus de Camogi — Maruffus de Paverio 

— Guilielmus Corsus — Belengarius de Burgo — Caitus de 
Campo — Carenlius de Soselia — Lanfrancus de Dardana? — Gui- 
lielmus Longus — Guilielmus Ardengi — Marcino Gallus — Iacobus 
Roderici — Guido Porlonarius — Granarius — Michael de Raza? 

— Salamones fraler ejus — Albertus de Castellala — Mussus de 
Mercato — Rogerius Caldinus — Vassallus de Sanclo Pelro de 
Arena — Lamberlus de Morledo — Bonus de Soselia — Girardus 
Burgundio — Oberlus Ingonis Blancus? — Ilopinellus Tartarae 
nepos — Paschalis Rubens — Albertus de Vulturi — Johannes Ti- 
gnosus — Michael de Dono Dei — Jonalhas de Sanclo Pancralio 

— Raynerius de Filizano — Johannes Riparius — Guiliencio Gras- 
sus — Bonavila Gavarinus — Dodo de Bargagi — Rubaldus de 
Oliva — Angelolus Vilellus — Angelus de Possalo — Bonus Vil- 
lanus — Guilielmus de Mercato — Oliverius de Caluffo — Oberlus 
de Rccco — Lanfrancus Padoni? — Oberlus Rubeus — Tadcus Ban- 
cherius — Johannes Gulfus — Gandulphus Papucius — Guilielmus 
Explanatus — Guilielmus Ceresarius — Ansaldus de Ponte — Roc- 
caforlis — Bonusvassallus Crosta — Oberlus Auriae — Marabolus 
De Porla — Bonavila — Guilielmus Asarius — Guilielmus Picardus 

— Marlinus Picardus — Guilielmus de Bencdiclo — Guilielmus 



( 378 ) 

filius Guilielmi de Mercato — Bonusiohanncs de Caparagia — Gan- 
dulphus de Beliarda — Guilielmus Caslaldus — Marinus Capsarius 
Johannes Caput Pini — Baldo de Amia — Marsilius — Botlinus 

— Johannes Leo — Vassallus Mangiavacca — Ansaldus de Orla 

— Simon Marchionis Magistri — Mediolanus de Soselia — Marinus 
Corsus? (*) — Rolandus Laicarvrius — Marlinus Petardi — Bo- 
nusvassallus De Borgogna — Rolandus Assacacier (-) — Anselmus 
Calderia — Benlevegna — Ansaldus de Pavia — Vassallus de Ma- 
rino — Marinus de Agusi — Rufìnus de Bonavalle — Terrus Par- 
mcnsis — Anselmus de Comago — Johannes Agusinus — ■ Rolandus 
de Benigna — Rolandus de Boelano — Ogerius Gisellis — Alacer 
Fornalor — Fulco Luecnsis — Baimundus Bavanus — Rufìnus de 
Caslellelo — Raymundus Capsarius — Marinus de Campo — Hugo 
Bernardus — Baynaldus de Costa — Henricus Marchio — Marinus 
Bclmustus ? Vassallus Rapallinus — Baynaldus Sperarius — Gan- 
dulphus Cappa — Gandulphus Callegarius — Jordanus de Fumo 

— Ansaldus Varagine — Mazocus — Henricus Cricca — Albertus 
Forestalus — Beltrames de Podio — Olho de Setlis — Oberlus 
de Fontana — Gazzalus Lucius? — Rolandus Balislarius — Gui- 
liclmus Ottonis — Ansaldus Ferrarius — Olho Linarolus — Gui- 
lielmus de Varagine — Henricus Pclliparius — Oberlus Caudalupi 

— Guilielmus Caparagina — Johannes Biccius — Henricus De 
Bosco — Guilielmus Leon? — Albertus de Val de Trebbia — 
Brunus Faber — Petrus Monlanarius — Guilielmus Rapallinus — 
Petrus Arduini de Porta — Amigo Mediolani — Vassallus Petri 
Magistri — Guilielmus Callegarius — Oberlus de Grano — Ansaldus 
Bononiensis — Hugolinus Fraler Cazacii — Vassallus Guilielmi Mussi 

— Gandulphus Callegarius — Guido Callegarius — Fimerri Bali- 
slarius — Raimundus Corazzarius — Hcnricelus Slurzolus — Lam- 

(lj 11 Dal Borgo scrive Onetus. 

(2) In qualche copia trovasi Astoris. 



( 379 ) 

bertus Burserius — Petrus Slralsarius — Olivcrius Malocelli — 
Oberlus Rogus — Cilladinus — Gherardus Barberius — Jordanus 
de Savignone Rubeus — Johannes Pedegallus — Àslerius de Curia 

— Johannes Basiarius — Guilielmus Arlolus — Tampinus Lena 

— Bonus Dies — Alberlonus Bancherius — Vassallus Nataranus 

— Albertus Canzularius — Hugo de Bianco — Oberlus Marchionis 
Magislri — Marabolus Magister — Pelrus Àmmonus — Rubaldonus 
de Insula — Ansaldus Petra — Guilielmus de Fossato — Angelus 
Lucensis — Guilielmus de Cesanico? — Mons Major — Lanfrancus 
da Pichenolo — Arnolus de Vulturo — Guilielmus Quarlus — Jo- 
hannes de Sanclo Ambroxio — Andreas Buccabovis — Andreas 
Tagiabursa — Odio de Currenigia — Philippus Rubeus — Gui- 
lielmus Fontana — Guilielmus Bernardi Pelri — Gamondinus Frater 
Gamundii — Caslellus De Sancto Petro De Arena — Albertus Pia- 
centina — Bella? — Plolomeus de Sancto Matlheo — Guilielmus 
Barata — Almericus — Laurentius Corregiarius — Johannes de 
Brasili — Pelrus Revendilor — Guilielmus — Gerardus Riparius 
Johannes de Casanova — Guiliencio De Mari — Mazocus de Mon- 
teleone — Amicus de Sanclo Syro — Guilielmus de Varagine — 
Nicolaus Aslensis — Jacobus fìlius Fulconis Rogerii — Johannes 
Barberius — Bernardus Morectus — Donatus de Magnerri — Ber- 
nardin Siricarius — Crollus Ferri — Rogerius Rubeus — Berra- 
nus — Johannes Scularius — Bajamundus de Soselia — Conradus 
Callegarius — Olho de Sauro — Gandulphus Berloloti — Lan- 
francus de Predis — Guilielmus Guercius — Berlololus Cerexia — 
Oberlus Magister — Pinellus de Tadeis — Rubaldus Musanus — 
Oberlus Maruffus — Johannes Bajardus — Donatus Bollarius — 
Albertus Bajolus — Guilielmus Longus de Soselia — ■ Ugucio de 
Sancto Thoma — Lanfrancus Lazagna — Marinus de Caslellelo 

— Blancus de Brasili — Mannonus de Soselia — Slefaninus — 
Petrus Arcarius — Guilielmus Infans ejus frater — Guido Revendilor 

— Guilielmus de Soselia — Anselmus de Canali — Johannes de 

29 



( 380 ) 

Langasco — Johannes Melescius - - Guilielmus de Mangino — Vil- 
lania de Campolella? — Roberlus de Caslelleto — Pelrus Siccus 

— Ansaldus de Vederelo — Mareliio Seannabecus — Baldieio Scan- 
nabeceus filius Nicolai — Guilielmus de Doda — Alberlus de Ca 
slelleto — Michael de Benediclis — Vassallus Sensarius — Arman- 
nus Draperius — Oberlus de Orco — Paulus Girardi Alamanni 

— Manfredus Guercius — Jacobus Balagazuccius — Manfredus 
Camialor — Johannes de Giniano — Lamberlus de Besenzono — 
Johannes Carezzarius — Rubaldus Bucaccius — Guilielmus Barba- 
vaira — Ànselmus Johannis Canis — Andreas de Caslelleto — 
Berlololus de Cavi — Alinerius Ferrarius — Bonus Senior de 
Sancto Thoma — Guilielmus de Campo — Bonusiohannes Nolarius 

— Guilielmus de Merlone — Marlinus Tinctor — Guilielmus Bar 
rilarus — Olho Grassus — Lamberlus de Fossalello — Rubaldus 
Balbus de Vignola ? — Monlanarius filius Barbavariae — Rainaldinus 
de Caslelleto — Bcrlengerius Ususmaris — Sylus Bufferii — Jo- 
hannes Lombardus — Ogerius Risus Agnelli — Raymundus Por- 
lusveneris — Valens de Varese — Johannes de Sanclo Syro — 
Bononiens — Guilielmus Lombardus — Alberlus de Sanclo Syro 

— Rufiìnus de Sanclo Syro — Passamente — Burgundio Zocola- 
rius — Guilengus — Caslellus de Fossato — Oberlus Laurus — Val- 
losus — Bernardus de Treselio — Oberlus Ardimenlus — Rodulphus 
De Capriada — Rufinus de Frascarolo — Vivaldus Culusniger — 
Guilielmus Bancherius — Raimundos de Vezano — Guilielmus de 
Sexlo — Hugo Burgundio — Vassallus de Modulanico — Ansaldus 
de Vicina — Henricus Collum Gruis — Balduinus de Cannecia — 
Tadus de Soselia — Henricus Fledemerius — Gandulphus de Oliva 

— Oberlus de Langasco — Lanfrancus Dadeon? — FredenlioSanila- 
rius? — Bonusvassallus Crollamonte — lordanus de Campo — Bar- 
tholomaeus Caput Viridi — Fulco Socius Caparagie — Hugo Car- 
raria de Campo — Vilalis de Alto Villano — Jacobus Septem So- 
lidi — Bonusvassallus Vilalis — Girardus de Fossato — Oberlus 



( 381 ) 

Lucensis {Comes Iiaiino alcuni esemplari) — Hugo de Novaria — 
Anselmus Sardena — Rubaldus Guelphus — Johannes Magistri Cu- 
mignanae — Albertus Bencius — Oberlus Bucella — Henricus de 
Guilia — Jacobus de Turca — Nuvolonus — Ido Picius — Bonus- 
vassallus de Slurla — Oberlus de Sanclo Syro. 

« Ada sunt suprascripla juramenla pacis Januae ex mandalo 
« Domini Papae Clemenlis III in consulalu Nicolae Embriaci, Ful- 
« conis de Caslro, Ingonis de Flexia, Ogerii Venti, Balduini Guerci, 
« Symonis Auriae, Oberli Spinulae, el Speciae Pedrae; Anno Do- 
« minicas nalivilalis Millesimo centesimo ocluagesimo oclavo, indi- 
<• elione quinta , mense februarii ; Recipientibus ea prò Pisana ci- 
« vitale Vilali Galla Bianca Pisano Constile, et secum legalis Sy- 
« eberio Gualando, Raynerio Gagetani, Niello Causidico, Pelro Gui- 
« deli Capilaneo Pisanae Degaciae, alqtie Topario Nolario et Scriba 
<■ ejusdem Degaciae el ejusdem vero mensis die lertiodecimo , in 
« publico parlamento Januae praescriplum lenorcin pacis, ad lau- 
te dem januensium consulum de comuni super ammani populi Ja- 
« nuae acclamanlis Fiat, Fiat, laclis sacrosanclis evangeliis juravil 
« Balduinus Januensis praeco el cinlracus ( J ) feliciter feliciler Amen. 
« Amen Amen ». 

E menlre la Repubblica cogli altri polenlali europei apparecchia- 
vasi a comballere i mussulmani d'Asia, pur si accordava, e veniva 
a palli e convenzioni con un principe di quella slessa religione 
che regnava poco lungi dal suo territorio, col Re di Maiorca. Tale 
trattalo con molti altri alti di grande importanza fu pubblicato 
dal celebre Silvestro De Sacy nel voi. XI dei Manuscrils et Extrails 
de la Bibliothèque du Hoi pag. 14, ma trovandosi quella raccolta 
solo nelle grandi Biblioteche pubbliche, ed importando che quel- 
l'alto sia da molti conosciuto qui Io slampo. L'originale come ben 

(i) Il Dalborgo non mollo pratico degli usi genovesi invece di praeco et 
cinlracus scrisse con assai manifesto errore : Primus Lequm Magister. 



( 582 ) 

può intendersi è in arabo, ma noi dorso della pergamena slessa 
elio il contiene fu scrina da antica mano la seguente traduzione. 
« In nomine Omnipoienlis pii et Misericordis. Carta pacis finirne 

« et slabilis factae bona et spontanea volunlate ab Elmir sublimi 

« Abo Macomet Abdella (ìlio Isabac Ebn Machomet Ebn Ali quem 

« Deus manuleneat cum allo et egregio legalo Januensium Nicola 

« Lccanuplias, quem Deus manuleneat quam pacem fecil et recepii 

« idem legalus per Archiepiscopum et Consulcs el Sapienles Januae 

« qui proplerea cum multa legalilale miserimi observandam invio- 

« lalam per Janucnscs omnes et de dislriclu Januae quos Deus 

« manuleneat; qui Nicola Jegalus Januae chartam januensium con- 

« sulum delulil in qua conlinebalur ut verbis suis ut fìdem ha- 

« berelur tanquam ab ore Januensium Consulum prolalis, et om- 

« nium januensium intus et exterius quos Deus manuteneal. Quae 

« pax facta fuil per bonam fidem et legalilalem ab ulraque parte 

« sicul in carta inde facta conlinelur, et Rex ille Abem Macbomel, 

« Abdella, Ebem Isahac, Ebem Macbomel, Ebem Ali quem Deus 

« manuleneat de praedicla convenlione facta cum Nicola Leccanu- 

« ptias legato et cum Archiepiscopo el Consulibus el omnibus 

« januensibus , el de dislriclu Januae tenelur sccundum quod 

« scriptum est in eadem carta sic nulla persona sui dislriclus 

« debet venire nec offensionem ullam facere in Jauuenses vel di- 

« striclus Janue et homines ejus el Galeae ipsius non debent offen- 

« dere januenses in lerra vel mari nec offensionem facere a Corvo 

« usque ad insù la m Sanctae Margarite super Canebam silam et 

« quod omnes naves Januae debent salvari el cuslodiri ab homi- 

« nibus sui dislriclus et a galeis suis per totani lerram suam ci 

« per Garbimi el Yspaniam el per universas parles ubicumq. in 

i venlas ubicunq. vadanl vel undecumq. venianl. El si quando 

« aliqua Navis Januensium in parlibus suis forle quod Deus averla! 

« naufragium passa fueril, quod dcbeant ab bominibus sui distri- 

« clus prò parva el convenienti quanlilale nec ultra quod convc- 



( 385 ) 

« nerint invicem debenl accipere homines sui ; hoc aulem promisi! 
« Rex prò honore el amore Januensium el honore ipsius. [lem 
« nullus Januensium qui niajoricam veneri! causa mercandi aul 
« forle iverinl Garbum vel Yspaniam vel inde redierint ullum driclum 
« dare debel el promisil illos salvare el guardare el eis exhibere 
« honorem. Ilem promisil dare Januensibus Fundicum ubicumque 
« Januensibus placueril el Furnum el Balneum in unaquaque sep- 
■ Umana per dieni unum sine aliquo driclu , el Ecclesiam unam in 
« quo orare debeanl Januenscs el facere minislerium Dei el hoc 
« prò amore Januensiuin quos Deus manuleneal facil el donai Ebo 
« macomel Abd ella Eben Isaac Ebo Macomct Eben Ali quem Deus 
« manuleneal per legatimi Ianucnsium Nicolam Leccans nuplias qui 
« ex parte Archiepiscopi el Consulum Janue et omnium Januensium 
« quos Deus manuleneal haec quesivil. Hanc convenlionem firmam 
« et illibalam promisil Rex majorice , observandam per se el ho- 
« mines suos. 

« Haec sunt ea que sibi convenil Nicola ex parte Archiepiscopi et 
« Consulum Januae et omnium Januensium. Januenses non debent 
« facere aliquod nialum neque offensionem in terra sua nec adju- 
« vare inimicos ipsius contra eum neque per factum aul per dietimi 
« vel per personam seu per pecuniam el salvare debenl el guar- 
ii dare lerram suam et homines suos et res corum mari et lena 
« et in omnibus partibus ubicumque invenlas el si ipso Rex forle 
« inveneril aliquem Januensium cimi suis inimicis eum oftendenlem 
" quod ipse faceret inde vindiclam si ullum habere el capere po- 
« teril. et firmimi el slabile debel ha beri et teneri per Archiepi- 
« scopimi et Consules Januae et Consilialores et omnes Januenses 
•< et ila conlinebalur in caria quam Nicola Leccans nuplias ex parie 
« ipsorum adduxit Regi majorice, quod firmam et ralam debebat 
• permanere usque ad annos vigilili secunduin quod ipse conve- 
« nerat tamquam si per Consules factum essel. Aclum apud ma- 
« joiicam mense jumedi Lachar in augusto videlicet anni macomel 



( 384 ) 

« DLXXXIIII. Facla fui! hoc pa\ et convenlio inler Regem Maio- 
in rice ci Comune Januae. Teslis si! deus solus qui Bonus Icslis 
« osi melior el polior omnibus leslibus inler Regem Majorice el 
« Consules Januae sccundum Icgcm omnium hominum el Deus 
« velil et illi placeal quod bene observelur ab ulraque parie, et 
« qui conlra feceril Deum offendei et se ipsum nisi illam firmam 
« el illibalam servabil; el qui bene illam servaverit Deum servici 
« et faciet inde beneplacilum Domino et suam et suorum honc- 
« slalom servabil quia Deus leslis bonus est inler homines et spe- 
« cialiler inler Regem Majoricae el Januenses. Explela est caria 
« Bauìile idesl per graliam Dei firma el slabile permanere de- 
« benle. In mense augusto. Elcamaro Cullao Eile Gel. Oas idesl: Deus 
« qui esl melior omnibus rebus el habel omnium poleslatem ». 

E questa convenzione col re di Majorca me ne richiama alla mente 
un'altra conchiusa dalla Repubblica collo slesso Stalo pochi anni 
avanti cioè nel 1181. Essa fu pur pubblicala dal De Sacy nel voi. 
\I pag. 7 della Collezione di sopra citala, nò spiacerà agli studiosi 
di vederla qui stampata cogli altri documenti più importanti , e 
meno noli del Consolato. 

« Anno Dominicae Nativilatis MCLXXXI. In Consulalu Ansaldi 
« deTanclerio, Anselmi Garrii, Idonis Picii, Bisacini et Sociorum. 
« Carta legalionis quam Rodoanus legalus delulit Majoricam. 

« Carla pacis fìrmae slabilis e! indissolubilis quam pere? per 
« graliam Dei et cooperante ejusdem clemcnlia Alfachinus Magnus 
« Ebo Abraham, Isaac, Ebeti Macomel , Eben Ali quem Deus manute- 
« neal. Honorabili Ianuensium legalo Rodoano de Mauro sapienti el 
« prudentissimo quem Deus manulencat prò Archiepiscopo el clero 
« januensi alque Consulibus et Consiliariis el magislralibus ejusdem 
« civilalis qui habent per se solvendi et ligandi, quos Deus ma- 
« nuleneal qui ipsum legatum miseranl cum carlis ipsorum quibus 
• habebal omnimodam facullalem e! firmandi el slabiliendi pacein 
« vice ipsorum cum quo sane prudenlissimo legalo Rodoano, Alfa- 



( 585 ) 

« chinus pracdiclus Boabram in lume modum de pace concordi le r 
« convenil, sieul dicium esl prò Archiepiscopo el Consulibus et 
« magnalibus Januae quos Deus manuleneal quorum vices legalus 
« ipsegerebal; videlicel quod Januenses el homines dislriclus eorum 
« a Corvo usque Niciam sinl salvi el securi in insula Majoricae el 
« Minoricae el Ulica. alque Furmenlaria in mari el terra ci per 
« homines el posse ejus. alque . . alas et Cursales suos omnes qui 
« debent salvare el custodire eos ubicunque invenerinl, ci nullam 
« demum eis offensionem quam Deus nolit ullo modo faccre. E 
« converso conveniunl idem legalus prò Archiepiscopo, Consulibus, 
« el Magnalibus, Alfachino quod Januenses et h.ibilantes a Nicia usque 
« Corvum salvabunl et coslodient universos homines praescriplarum 
« qualuor insularum, et quod non oflendent ipsum Alfachinum ter- 
« ram aul homines ejus nec per se ncc per alios nec cum aliis ; nec 
« opem nec consilium praeslabunl .... eum nec infra corundem 
« districlum a Nicia videlicel usque Corvum armabilur lignum quod 
« offendal ipsum Alfachinum , vel aliquem ex praediclis insulis aul 
« hominum ipsius. Quod si aliquis de dislriclu januensis supradeler- 
« minalo cum aliquo de inimicis.... ci super ipsum l. Iraham ci de 
« eo deb. sic de inimicis Rex facere. Alfachinus vero, Alfachinus 
« vero (sic repelilo) convenlionem legalo el praeeeplum generale 
« fecil. ni si quod Deus averlal Navis aliqua Januensium vel de 
« dislriclu januensium in aliqua praescriplorum insularum naufra- 
« gium palerelur ; quod homines sui eos salvare naufragos el 
« eorum bona nec in. aufer. vel minuere sed quicquid in. habere 
« possinl resliluere exceplo si de pecunia quae iaceal in fundo 

« recuperanda. 13 l'ani in convenlionem cum Saracenis 

« quae convenlio si intercedei firma sicut equum esl servelur. 
« Hic cnim lenor muluae convenlionis el pacis quam fecil Alfa- 
« chinus Isaac Eben Maconis Eben Ali quod Deus manulcneat cum 
« jamdicto honorabili legalo Rodoano de Mauro prò Archiepiscopo 
« Consulibus el Magislralibus januensibus quorum vicem gerebal 



( 380 ) 

« et quia versa vice All'aduno Eben Macoinel, Eben Ali praefalus 
« honorabilis el pracdiclus legalus fecit prò Arcbiepiscopo el Con- 
« sulibus et Magnalibus Janue prò quibus venerai. Quae debet 
« pura perseverare ulrinque et firma et inconcussa stabilisque 
« el indissolubilis permanere. Terminus ejusdem convenlionis esl 
« decemnium a die videlicel ejusdem convenlionis prima die mensis 
« saffur qui latine dicitur iunius. Anni Macomet DLXXVH. Ada 
« fuit baec conventio et conveniunl inter se super his omnibus 
« Alfachinus et legalus data fide et dexlera dexlerae ad invicem 
« quia haec omnia sine macula observenlur, et illibata permaneanl , 
« el qui conlra facere praesumpseril contra legem suam facial ac 
« fidem » ('). 

Ed a far completa la narrazione dei fatti di quesl' anno accen- 
nerò che in esso ebbe principio la chiesa di S. Luca eh' è perciò 
una delle più antiche della cillà. Fu fondala da due illustri famiglie 
consolari la Spinola e la Grimaldi; e l' allo seguente ricorda le 
condizioni alle quali l' Arcivescovo Bonifazio permise loro la co- 
struzione. 

« 1188 inditione V die 14 seplembris. Ego Boni fati us januensis 
« eleclus suscepi in mandalis a Domino Clemente summo Pontifìce 
« qualenus ad poslulationem Nobilis Viri Oberli Spinulae conceda- 

« mus sibi aedificare ecclesiam jusla domum suam Quia 

« inter Parrochiam S. Syri eandem ecclesiam edificali postulalus 

« Abbalcm dicli monaslerii cilavimus ut si in aliquo delrimenlum 
« nobis oslendere posse! , designarel .... ilaque auclorilate apo- 

(1) Questa carta toglieva il De Sucy dall'Archivio della Repubblica , e molte 
altre con essa. Colla traduzione che io stampo, egli dà pure l'originale arabo 
scritto nella stessa carta e ad un tempo con quella. Di essa è pur copia nella 
Collezione delle carte Ageno per opera di quell'infaticabile ed anonimo racco- 
glitore che verso la metà dello scorso secolo rovistò tutti i nostri Archivii 
e conservò tanti atti, che senza l'opera sua solerle sarebbero andati inevi- 
tabilmente perduti. 



( 587 ) 

« slolica el Consilio fratrum noslrorum Iicenliam imperli mur prae- 
•< diclo Oberlo el filiis ac nepotibus .... de domo Spintila el Guidoni 
« alque Oberlo Grimaldo Genero ejus el Oberlo Rapulio prò se 
« el uxoribus el familiis non tantum edificandi ecclesiam , veruni 
« quia in solo Curiae nostre eadem edificalur id concedimus salvo 
« jure palronalus el prò pensione annualim in Natale Domini den. 
« 12 noslrae curie reservamus: volenles eliam indemnitalem pro- 
« videre monasterii S. Syri cujus praedicli Nobiles Parrocchiani 
« eranl sancimus quatenus singulis anuis in feslivitale B. Syri 
« praefalus Obertus et beredes eidem monaslerio solidos 20 Ja- 
« nuensis monete conferre leneanlur in recompensalione oblalionum 
« quas ab eisdem in solemnitatibus jure debito percipiebal salvo 
« jure cemelerii ejusdem monasterii si quod habet. . . . el salvo 
« jure diocesano et debita matricis ecclesiae reverentia . . . Actum 
« Januae in Palalio Domini Archiepiscopi praesenlibus Domino 
« Ogerio Praeposilo, magislro Causa. Pelro Thoma. Pelro Turbana. 
« Presbitero Augustino de Bonovassallo. Bianco Canonico nec non 
« Balduino Guercio, Simone Auria el Fulcone de Castro ». 

ANNO 1189, INDIZIONE GENOVESE VI E VII VOLGARE, 

Erano Consoli del Comune: 
I. Rodoanus de Mauro de Platealuinja. 
II. Guilielmus Embriacus. 

III. Guilielmus Venlus. 

IV. Nicolaus De Mari. 

V. Otho De Nigro. 

VI. Bisacinus cioè, come avvertii, il figliuol di Bisaccia. 
VII. Guido Spintila. 
VIII. Piccamilium cioè Ansaldus di tal casato, come dicemmo. 

I piali erano giudicali nelle Compagne verso il Castello da 
I. Si/non Buffer ius. 



( 388 ) 

11. Ogerius de Fatilo. 

III. Obertus Pedicula morto nel Consolalo. 

IV. Baldilio Culis che altri tradussero Codeya. 

E nelle altre quattro verso il borgo: 

V. Villa/Mis de Insulis. 

VI. Obertus Lucensis che manca in altra serie stampata. 

VII. Adelardus de Durgo. 
Vili. Obertus De Nigro. 

L'annalista asserisce che in questo Consolalo eranvi olio Clavigeri, 
ma tace i lor nomi. Lungamente parla egli delle discordie tra le 
polenti famiglie dei Vento, e dei Della Volla che si riaccesero, e 
molto addolorarono la cillà, che ben due volle, cioè il due maggio 
ed il giorno della Pentecoste, fu insanguinala dai combattenti delle 
due parli. Ciò malgrado i Consoli non obbliarono quanto poleva 
recar utile e splendore al nome genovese, e ben sapendo come 
convenisse sollecitare la spedizione di Terra Santa mandavan legali 
ai re di Francia ed Inghilterra per esortarli a muovere colie genti 
loro per quelle contrade, ed eglino stessi inviavano il collega Gui- 
done Spinola con parecchie navi , e molti illustri cittadini ad asse- 
diare la cillà di Accon , l' antica Tolemaide. Le buone relazioni già 
esistenti con Barisone re e giudice di Arborea rinnovavano col figlio 
Pietro che gli era successo e n'avevan giuramento di fedeltà, e 
privilegi assai importanti. 

ANNO 1190, INDIZIONE GENOVESE VII ED Vili VOLGARE. 

Erano eletti Consoli del Comune: 
I. Haimundus de Flexia della famiglia Della Volta. 

II. Marinus filius Rodoani de Mauro. 

III. Simon Venlus. 

IV. Laiifranctis Piper. 
V. /do De Carmadino 



( 389 ) 

VI. Henricus Picamilium. 

A Consoli dei Piacili nelle prime quattro Compagne sedevano: 

I. Otho de Castello. è 

II. Bonifatius filius q. Ogerii de Guidone de Erizone. 

III. Hugo Albericus. 

IV. Ialonus filius Philippi de Insta. 

Nelle altre quattro verso il borgo: 
V. Ansaldus Golias. 

VI. Berrumims de Campo scritto anche negli atti antichi Bcz- 
zominus per errore. 

VII. Petrus de Marino. 
Vili. Bainaldus Archanlus. 

Gli emendatori dei brevi ordinarono che i Consoli della giustizia 
i quali per antica consuetudine tenevano tribunale nel palazzo del 
l' Arcivescovo cambiassero ad ogni Ire mesi la loro sede ; sicché 
quelli delle Compagne verso il castello obbligali furono a slare per 
Ire mesi a Santa Maria di Castello, per altri tre a S. Giorgio, pei 
tre seguenti a S. Donalo e per gli ultimi Ire dell'anno nel palazzo 
arcivescovile. Nella slessa guisa quelli delle quattro Compagne verso 
il borgo ora si adunassero in S. Siro, ora in Santa Maria delle 
Vigne, poscia in S. Pietro della Porla, e finalmente gli ultimi Ire 
mesi dell' anno eglino pure nel palazzo arcivescovile. 

Filippo re di Francia, e Riccardo d'Inghilterra vennero nella 
città colle loro navi, e quindi insieme con quelle della Repubblica 
condotte da Simone Vento, e Marino di Rodoano veleggiarono verso 
P Oriente ove riportarono assai luminose vittorie come negli anni 
seguenti si farà manifesto. 

Il Liber jurium ha dovizia di convenzioni dalla Repubblica con- 
chiusc in quest'anno e di privilegi ed onori che le furono largili 
ed è facile il vederli insieme raccolti. Io mi limiterò solo a notare 
i vantaggi che le accordarono Ugo Duca di Borgogna, Conrado 
figlio del Marchese di Monferrato e Signor di Tiro, Sidone, e Bey- 



( 390 ) 

rulli , e Boemondo Principe di Antiochia , ed i più larghi di Fi- 
lippo II re di Francia, e di Riccardo d'Inghilterra che impetravano 
l'alleanza dei Genovesi per la famosa spedizione di Terrasanta. 

Il governo a Consoli che per quasi un secolo aveva portalo a 
grande altezza il Comune fu in quest'anno giudicalo insufficiente 
all'amministrazione della Repuhhlica travagliala da immense ire e 
discordie civili frullo dell' invidia e dell' ambizione che coli' accre- 
scersi della fortuna dei cittadini gli animi loro gonfiava. Fu perciò 
decretalo che uno straniero con titolo di Podestà venisse rivestilo 
del supremo governo della Repubblica. L'origine di tal magistrato, 
le fasi che subì, e la serie degli Uffiziali che coi Podestà governa- 
vano saranno da me indicale in allro lavoro che preparo, ed ac- 
cennerò in queslo solamente i nomi di coloro che furono chiamali 
a tale dignità sino al 1216, nel qual anno ebbe per sempre fine 
il governo a Consoli ed ha perciò termine queslo mio indice. 

ANNO 1191, INDIZIONE GENOVESE Vili E IX VOLGARE. 

Fu primo Podestà della Repubblica Manegoldus de Telocio di 
Brescia. Con poco prosperi auspicii assunse costui il regime della 
città , perchè mentre i Consoli del Comune dello scorso anno adu- 
nali in casa di Ogerio Pane Scrivano consegnavano alla nuova pò 
desia il governo della citlà , d' improvviso assalili da Folchino e 
Guglielmo Balbo figli di Fulcone di Castello, e da un allro Folcbino 
figlio d'Anselmo pur di Castello, ebber morto il loro collega Lan- 
franco Pevere uomo nobilissimo, e che in molte circostanze aveva 
grandemente giovalo la Repubblica. Il Podestà a punizione dell'or- 
rendo misfatto ordinò la distruzione della migliore delle case di 
Fulcone di Castello, che non potè aver nelle mani gli assassini i 
(piali temendo la pena da lor meritata eransi a gran fretta rifug- 
gili in Piacenza. 

La giustizia era come negli anni scorsi amministrata sempre da 



( 391 ) 

Consoli cittadini. Sedevano nelle quadro Compagne verso la cillà: 

I. liellus Brunus de Castello. 

II. Ogerius de Palio. 

III. Guilielmus Ingonis Tornelli. 

IV. Guilielmus Zerbinus. 

Nelle altro quadro verso il borgo: 

V. Rolandus de Carmadino. 

VI. Otho Guarracus. 
VII. Angelolus Vicecomes. 

Vili. Fulco Spezzapedra. 

Il fogliazzo dei Notai (MS. della Biblioteca Civica-Berio ) pag. 5, r > 
del volume I ricorda i Consoli furilanorum (dei foreslieri) di (lue- 
si' anno. Erano essi : 

I. Guilielmus Crespinus. 

II. Oliverius Guarracus. 

Molle ambascerie spedi la Bepubblica in quest'anno: Angelodo 
Visconte andò al re di Majorca, Streggbiaporco in Sardegna, Ugo- 
lino Mallono con Idone Piccio ad Enrico VI successo nell'impero 
a Federigo I suo padre, e Guglielmo Zerbino ed Oberlo Dinegro 
al re di Marocco. Di tulle la più importante fu quella all'Imperatore, 
che bramando ricuperar l' isola di Sicilia fé allestire dai nostri una 
poderosa armala sodo il comando di Bolando di Carmadino, e Bel- 
lobruno di Castello. Molte cose ei promise in ricompensa, poche ne 
accordò, e fur le principali il permesso di edificare un castello 
sopra Monaco, e la conferma del possesso del marchesato di Gavi 
dalla Repubblica comprato. 

Il governo del bresciano Manegoldo fu accetto a lutti i cittadini 
che tuttavia terminando l'anno vollero di nuovo eleggersi Consoli, 
onde evitare la soggezione ad un estraneo. 

Il 18 luglio i Signori della Lengueglia fecer allo di fedeltà al 
Comune genovese, ed il documento leggesi nel voi, II del Liber ju- 
rium. E nel voi. I è anche uno speciale giuramenlo di alcuni di 



( 392 ) 

quei signori , ed ivi pure veggonsi gli amplissimi privilegi accordali 
e non mantenuti da Enrico VI, che come notammo umilissimo coi 
nostri quando ne chiedeva l'ajulo, li sprezzò poscia com'ebbergli 
soggiogala la Puglia, la Calabria e la Sicilia. E ivi pure riportala la 
conferma dei privilegi che i genovesi godevano da tempi antichis- 
simi in Gerusalemme, che per pravità e nequizia erano loro negati, 
ed ora ridava Guido che vi regnava. 

ANNO 1192, INDIZIONE GENOVESE IX E X VOLGARE. 

Furono ristabiliti giusta quanto asserii i Consoli del Comune, e 
vennero chiamali a tale uffizio: 

I. Guilielmus Buronus , come già avvertii, dei Della Volta. 

II. Ogerius Ventus. 

III. Nuvolonus che già dicemmo de Albericis. 

IV. /do Picius. 

V. Oberlus Ususmaris. 

VI. Bisaccia. 

Al Consolalo dei Placiti erano destinali nelle prime quattro Com- 
pagne verso la città. 

I. Rainaldus de Castello. 

II. Corsus de Palazzolo. 

III. Angelolus de Caffara. 

IV. Marlinus Tornellus. 

Nelle altre quattro Compagne verso il borgo giudicavano le lili : 

V. Rubaldus filius Alberti Lercarii. 
VI. Tanclerius Aldae. 

VII. Rubaldus Guaracus. 
Vili. Anselmus Carmadinus. 

Le civili discordie si riaccesero in quesl' anno e combatlimenli 
molli e funesti insanguinarono la città. Il Cronista attribuisce tali 
enormezze alla famiglia Della Volta una delle più polenti, delle più 



( 595 ) 

rissose ed arroganti. Esse però non furono lanlo gagliarde da im- 
pedire ai Consoli la buona amministrazione della cillà. Eglino spe- 
dirono in Sardegna Guglielmo Burone, Simone Vento ed Mone 
di Carmadino per dare assetto alle cose di quell'isola divisa dalle 
questioni e pretensioni dei Regoli e mandarono otto galee contro i 
corsari provenzali che mollo turbavano il commercio del Mediter- 
raneo. La lega già esistente con Alessandria della Paglia rinnovarono, 
promisero prolezione ed aiuto ai Ventimigliesi ed a Bonifazio Mar- 
chese di Cravesana contro qualsivoglia nemico ed ebbero nuovi 
privilegi da Corrado di Monferrato Signore di Tiro, e da Enrico 
Treco Conte Palatino e Signore di Accon. 

ANNO 1195, INDIZIONE GENOVESE X ED XI VOLGARE. 

I Consoli del Comune furono: 
I. Hugo Embriacus. 
IL Hugolinus Mallonus. 
IH. Sìmeon Ventus. 

IV. Guilielmus Tornellus. 

V. Guilielmus Guercius. 

VI. /do de Carmadino. 

VII. Guilielmus Malocellus trascurato in altra serie. 
Vili. Henricus de Nigro. 

Giudicavano le liti nelle quattro Compagne verso la città : 

I. Guilielmus Mallonus. 

II. Hugo Mallonus. 

III. Ingo de Galliana. 

IV. /do Sianconus. 

Nelle allre quallro Compagne verso il borgo sedevano: 

V. Ogerius Mazzanellus. 
VI. Guilielmus Duca. 

VII. Oliverius Gaarracus. 
Vili. Guilielmus Piccamilium. 



( 594 ) 

Le discordie civili che lanto afflissero la cillà negli scorsi anni 
siffattamente divamparono in questo clic i Consoli non poterono più 
riunirsi nel capilolo, ma furono costretti ad amministrar la cosa 
pubblica dalle case loro. I ladri, gli assassini ed ogni feccia di 
delinquenti irruppe nella città e vi commise atroci delitti. Ingo di 
Flessia da noi più volle ricordato per il suo valore, e per le am- 
plissime prove di amor patrio date in ogni tempo fu ucciso a tra- 
dimento. La torre di Bulbonoso clic sorgeva nel borgo presso la 
chiesa di S. Siro, fu a furia invasa dai Della Volta, ed appena 
dopo replicati combattimenti, fu ripresa dalla famiglia De Curia 
alla quale spettava. Fra tanti tumulti non dee recar meraviglia se 
gli annali ed i registri non riportano alcun documento importante 
sotto quesl' anno. Due soli ne ha il Liber jurium e non contengono 
che gli atti di fedeltà dei Conti di Venlimiglia, e di Ugolino figlio 
di Enrico Bianco dai Conti di Lavagna. 

ANNO 1194, INDIZIONE GENOVESE XI E XII VOLGARE. 

Erano Consoli del Comune: 
I. Guilielmus filius Nicolae Embriaci. 
II. Guilielmus Buronus dei Della Volta. 

III. Thomas Venlus. 

IV. Guilielmus Auriae. 

V. Bubaldus Lercarius. 

VI. Amicus Grillus. 

Ai Placiti sedevano per le quattro Compagne verso la cillà: 
I. Amicus Mallonus, 
IL Simon Bachemus. 
III. Corsus de Palazzolo. 

IV. Ogerius Scolus. 

Nelle altre quattro verso il borgo: 

V. Guilielmus Boza. 



( 395 ) 

VI. Nicola Embronus. 

VII. Fulco Spezzapedra. 

Col nuovo Consolato non cessò la guerra civile, anzi divenne sì 
lìera e terribile e l' autorità dei nuovi Consoli fu siffattamente con- 
culcala, che eglino si videro obbligali a dimettere spontaneamente 
l' uffizio ed a nominare Potestà Obcrlo d' Olevano gentiluomo pa- 
vese. Costui occupate le torri dei combattenti, contenne gli sdegni 
loro, e die opera a preparar F armala che l'Imperatore Enrico prima 
per il suo messo Marcoaldo e poi di presenza chiedeva per correre 
alla conquista della Sicilia, che prometteva di lasciar tutta intera in 
balia dei genovesi. Questi fiduciosi vi accorrevano in gran numero, 
ed il Comune non rifiutando spese né sagrifizii apparecchiava un'ar- 
mata formidabile in terra ed in mare che s' impadroniva delle più 
cospicue cillà del napoletano, e di Siracusa e Messina nell'isola. In 
quesl' ullima cillà i genovesi erano costretti a combattere contro 
i pisani con grande sterminio di ambe le parli. E quando ridotta 
a glorioso fine l'impresa aspellavano il promesso guiderdone dal- 
l'Imperatore Enrico, erano invece da lui pagali colla più nera in- 
gratitudine. Non che accordar nuovi privilegi, annullava anzi tulle 
le concessioni falle ai loro concittadini dai due Guglielmi , e dai 
successori, e lor proibiva di tener Consoli ed esercitar commercio 
in queir isola , e nel continente. 

Non sembrerà inutile che io qui ricordi che lo slesso Imperatore 
Enrico fece in quesl' anno batter molla moneta nella zecca di Genova 
col tipo della Repubblica, ma dichiarò tuttavia in modo solenne 
ch'ei non intendeva leder con ciò i diritti della cillà, nò attenuare 
il privilegio concesso dal predecessore Correo II. 

ANNO li 95, INDIZIONE GENOVESE XII E XIII VOLGARE. 

II Consolalo del Comune fu nuovamente soppresso, e fu chiamalo 
al governo della cillà un podestà straniero: 

30 



( 396 ) 

lacobus Mainerius cittadino milanese. 

La giustizia era tuttavia sempre amministrata da Consoli cittadini , 
e nelle quattro Compagne verso il borgo tenevano tale uffizio: 
I. Bellusbrunus de Castello. 
II. Hugo Albericus. 

III. Simon Bufferius. 

IV. Guilielmus Fornarius. 

E nelle altre quattro verso il borgo: 
V. Nicola filius Bogeriì de Marabolo (de Porla). 

VI. Guilielmus Lercarius. 

VII. Bubaldus lonathae (de Porla). 

La presa di Bonifazio in Corsica ove si erano annidali i Pisani 
mollo danno recando al Comune, fu il fallo più importante di questo 
anno nel quale la città non fu turbala da interne discordie e se- 
dizioni. E tale nobile impresa fu quasi interamente compila da 
navi di privali cittadini che ridottala a termine recaronsi altresì a 
perlustrare il Mediterraneo rivendicando in liberlà molte navi cat- 
turale dai Pisani e loro parecchie togliendone. Desiderando il Co- 
mune di rappattumarsi coli' Imperatore Enrico gli spedi legali l'Ar- 
civescovo, il Potestà e Fulcone di Castello, Giovanni Avvocato, 
Ansaldo Bufferio e Piccamiglio, ma a nulla riuscirono, che Enrico 
voleva concedere solo a carissimo prezzo quello che per giustizia 
dovea ai genovesi. Gli alti seguenti che sono inediti, e che tolgo 
dalla Collezione Ageno, si riferiscono all' ajuto dai nostri dato allo 
stesso Imperatore, sebbene portino l'anno 1195, e mostrano con 
qual calore i genovesi si adoperassero a favorirlo. 

« Nos Guilielmus Bucca , Hugo Lercarius et Lamberlus Canis 
« confilemur quod Comune Januae debel libi Nicolae Leccanoce 
« uncias undecim et tarenos decem auri ad pensimi messane quas 
« tu de luis solvisli prò Comuni Januae et obbligatone 114 un- 
« ciarum et terciae de quibus te obbligasti prò Comuni Januae et 
« solvere jurasli prò parte mihi Lamberto prò mutuo quod inde 



( 397 ) 

« feci Olhoni de Carrelo Poteslali Januae prò Comuni prò armandis 
* Galeis ad conquistanduni Regnum Sicilie siculi lenebalur Comune 
« Januae ex paclo Imperaloris de quibus ego Lamberlus a (e in- 
« legram solulionem accepi ... et volumus nos omnes ... qui 
« sumus speciales missi praedicli Olhonis Potestalis quod Comune 
« Januae inde libi solvere tenealur et solval usque oclavam pro- 
« ximi Festi S. Johannis de junio solidorum 56 denariorum Januae 
« prò unaquaque uncia . . . Aduni in Panormo iu Ecclesia S. Ia- 
« cobi anno Dominicae Nalivilalis 1195. Ind. 15. Kal. Jan. Ego 
« Olhobonus Imperialis Aulae Nolarius rogalus scripsi ». 

II raccoglilore dice che l'alio fu copialo da pergamena aulenlica, 
;il pari del seguente: 

« Ego Ugolinus Mallonus confìteor me muluo accepisse a te Ni- 
« colao Mallono uncias viginti el sex et dimidium auri ad pondus 
« Messanae quas a le muluo sumpsi prò solvendo debilo illarum 
« viginli et sex unciarum quas debili Oberlo Ususmaris et Ugoni 
« Lercario et Lamberto Cani prò muluo cenlum qualuordecim un- 
« ciarum et terciae quas Lamberlus praediclus muluavil prò Co- 
« mune Januae Olhoni de Carrelo Poleslati Januensi in Messana 
« et prò debilo mille ducenlorum quinquaginla larenorum quos 
« praedicli Obertus el Ugo mutuaverunt prò Comuni Januae eidem 
« Olhoni Poleslati prò galeis videlicet armandis ad conquisilionem 
« Regni Siciliae siculi .... bai Comune Januae Imperatori Ala- 
« mannie prò quibus siquidem debitis me obbligavi et solvere ju- 
« ravi pubblicis inslrumenlis, de quibus unciis sepluaginla el qua- 
« luor et solidis qualuor denariorum Januae usque octavam proximi 
« venturi Fesli S. Johannis de Junio libi vel tuo certo m'isso per 
« me vel meum missum solvere promillo. Alioquin penam dupli 
" libi stipulanti promitlo, prò sorle et poena bona mea omnia el 
« habila et habenda libi pignori obbligo ila ut commissa poena et 
« sorle liceal libi auctorilale lua et sine magislratus decreto in 
« bonis meis quibus volueris inlrare el facias libi estimare dupluni 



( 398 ) 

« ci estimala habeas et possideas nomine venditionis. Iuravil insuper 
« ad sancta Dei Evangelia Ugolinus predictus solulioncm hanc veluti 
« p. ... ad prefìxum lerminum facere nisi quantum juslo Dei 
« impedimento rcmanseril aut licentia Nicolae praedicli vel sui 
» certi missi ci vel suo certo misso concessa. Si justum Dei emer- 
« seri! impedimentum eo Iransaclo pariler tenebilur usque ad inte- 
« gram lolius debili bujus solulioncm. Haec aulem fecil Ugolinus 
« praediclus praescnlibus et volentibus Lamberto Cane alque Gui- 
« lielmo Buca vicariis Poleslalis Januensis Olhonis videlicet de 

« Carrelo. Aclum in Panormo in Alga ante domum Pre 

« lestibus Oberlo de Nigro, Rolando Malloni. Anni dominicae Na- 
« livilatis , Millesimo Centesimo Nonagesimo Quinto Indictione lercia 
« decima Kalend. Januarii. Ego Olhobonus Imperialis Aulac No- 
« tarius rogalus scripsi ». 

ANNO 1196, INDIZIONE GENOVESE XIII E XIV VOLGARE 

Un altro milanese, il signor Drudo Marcellino fu eletto Potestà: 
Il Comune volle però ebe lo assistessero olio rispettabili cittadini 
cui diedesi il tifolo di Rectores o Odo nobiles e che assunsero in 
gran parte le funzioni degli antichi Clavigeri. Di ciò abbiam prova 
negli annali ove leggesi eh' eglino inlroilus et exitus pecuniae Rei- 
publicae et collectarum de galeis quoque et mrcinis, et cuslodiae 
castrorum curam et soliciludinem habere debebant. Per i primi 
ottennero tale onore nelle quattro Compagne verso il castello: 
I. Hugo Embriacus. 

II. Nicola Leccanuplias. 

III. Ingo Longus. 

IV. Guiliebnus Fornarius. 

Per le altre verso il borgo: 
V. Belmmtm Lercarius. 
VI. Montanarius Auriae. 



( 599 ) 

VII. Guilielmm de Nigro. 
Vili. Anselmus Guarracus. 

La giustìzia era amministrala nelle quattro Compagne verso il 
castello da 

I. Roger i us Helìae. 
II. Philippits Cavaruncus. 

III. Simon Leccanuptias. 

IV. Opizo Guilielmi Guercii. 

Nelle altre quadro verso il borgo giudicavano: 
V. Guilielmiis Panerius morto nel Consolato. 

VI. Guilielmus Roza. 

VII. Oberlus Porcus. 

Vili. Ido filim Hugonis de Raldizone Fornario. 

I Pisani non vollero per nessun conto accettare la pace coi Ge- 
novesi che a nome di Papa Celestino proponeva il Cardinale Gan- 
dolfo, né di ciò contenti spedirono un esercito conlro Bonifazio che 
come vedemmo era da più anni in man dei Genovesi. La Repub- 
blica potè mandare in tempo colà buon nerbo di truppe guidale 
dal Potestà. Ciò risaputo dai nemici rifuggiaronsi in Cagliari ov' eb- 
bero appoggio e prolezione da Guglielmo Marchese di Massa che 
aveva occupalo quel giudicalo. I nostri conlro lui rivolsero il loro 
giusto sdegno, lo ruppero e presero la lerra di S. Igia che distrus- 
sero e fecer ritorno in Bonifazio che fornirono di genie capace di 
resistere al nemico, ove mai tornasse all'assalto. Né si lasciò lun- 
gamente aspettare, che riunite tulle le forze marciò su quella di- 
sgraziata terra, l'attaccò con grandissima furia e l'avrebbe presa 
senza il soccorso di dieciselte galee che là giunsero da Genova 
comandate da Anselmo Guarraco uno dei Rettori dell'anno, e che 
posero in fuga i Pisani. Nò però è a credere che questi levassero 
i cuori loro da Bonifazio, che volendone ad ogni costo il possesso 
vi ritornarono con diciannove galee e molle navi. I Genovesi 
li incontrarono in allo mare diedero loro battaglia , e sebbene per- 



( 400 ) 

dessero Ire galee pur recarono gran danno ai nemici cui fecero 
molti prigionieri e tra gli altri Gherardo Visconte uno dei più no- 
bili lor cittadini. 

Questo è l'ultimo fallo che ci venga narralo dal cronista Otto- 
buono che cesse al lìnir di quest'anno la penna ad Ogerio Pane. 
Riguarda l'antichissimo Monastero di S. Stefano l'atto seguente: 
« Dominus Abbas Guido Monaslerii S. Slephani Consilio suo- 

« rum fralrum vendil duas pelias lerrae positas in 

« Maguceno in ora quae dicilur Podium coheret .... 

« Bisannis terra Hugonis de Casamavali praclio librarmi! 

« denariorum januensium 17 et quos denarios confilelur se expen- 
« surum in compera quam fecil a Baudilione Bociachensio in muro 
« ciucio. Actum in curia sub pontili domus S. Slephani 1196 indi- 
« lione XIV die 15 decembris. Testes .... Guilielmus de Arcu 
« Wilielmus Cassinensis Nolarius ». 

ANNO 1197, INDIZIONE GENOVESE XIV E XV VOLGARE. 

Il Potestà dell'anno precedente era confermalo in questo e forse 
anche con lui gli otto nobili dei quali tace il cronista ed i docu- 
menti. Drudo Marcellino era uomo di vaglia ed i contemporanei 
portano al cielo le virtù che lo adornavano ed assicurano eh' egli 
facesse gran bene alla città ed allo stalo. Nel lavoro che preparo 
sul governo dei Potestà, di lui parlerò lungamente, ed in questo 
son costretto ad esser breve onde non sia accusalo di essermi di- 
partito dallo scopo prefìssomi. 
I Consoli dei Piacili erano nelle quattro Compagne verso la città : 
I. Hugolinus Mallonus. 
II. Federicus de Albericis. 
IH. Guilielmus Tornellus. 
IV. Hugo Fornarius. 

Nelle altre quattro verso i borgo 



( 401 ) 

V. Guilielinus Panzanus. 

VI. Oberlus Lucemis. 

VII. Oberlus q. Gir aldi. 
Vili. Oberlus de Nigro. 

li Consolalo dei forestieri era rello da : 
IX. Simon Leccanuptias. 
X. Vassallus de Laumello forse stipite dei Lomellini. 

Nessuna notevole impresa fu compiuta in quesl' anno turbalo 
come i precedenti dalla guerra civile che non ebbe tuttavia lunga 
durala e per la prudenza del Potestà , e per la temperanza di 
Nicolò Doria che sebbene avesse avuto il torlo di accenderla, seppe 
poi frenare le illegittime voglie. Piccoli combattimenti sostenne il 
Comune contro quei di Gavi e di Parodi che furono presto ridotti 
al dovere. 

Sotto quest'anno il raccoglitore degli alti della collezione Ageno, 
che io già più volte ricordai , registra il frammento di una cessione 
dei dritti che loro spettavano su di un inolino falla dagl' individui 
della famiglia De Insulis la quale (come dimostra il mio amico 
Avv. Desimoni in questo slesso volume degli Atti della Società) era 
uno dei rami in ch'erano divisi gli antichi Visconti della città, e 
per tal riguardo io qui la registro. 

« 1197 — Indilione XIV die 14 aprilis — Guilielmus Cassinensis 
« Notarius — Oglonus de insulis et Ogerius el Iacomus filii q. 
« Oliverii de Insulis el Cibo fìlius quondam Garraloni de Insulis, 
« vendunt. . . . Domino Abbati Guidoni Monasterii S. Slephani de 
« Porla mediam filam quam videnlur habere .... in molendino 
« inferiori de Insula posilo superius a ponte lapideo de Bisamni. . . . 
« el cum omni jure, a ponte presbiteri Belardi .... Aclum Ianuae 
« in Ecclesia S. Petri de Porta ». 

Pure inedito è il seguente frammento di alto di vendita di 
quest' anno. 

« 1197 — Indilione Vili (indizione affallo erronea) Ianuae in 



( 402 ) 

* clauslro S. Syri — Ego Monlaiiaria iilia Martini Curii vendo Libi 

« Beitrando Abali S. Syri de lamia .... locum unum quein visa 

« sum habere in territorio S. Petri de Arena ubi dicitur Belmonl . . . 

« cum domo torculari linis bulis zarris seannis . . . finito precio 

« prò libris 400 denariorum januensium. . . . auclorilate palris 

« mei praedicli , et Donidei Curii consanguinei mei .... insuper 

« ego Guilielmus de Arabia confiteor vendicionem meo consensi* 

« faclam esse .... leste Simone Caparragia ...... 

ANNO 1198, INDIZIONE GENOVESE XV E I VOLGARE. 

Il Poleslà era milanese anche in quest'anno Albertus de Mandello. 
A Consoli dei Piacili vennero destinali nelle quadro Compagne 
verso la città: 

I. Rogerius Heliae. 

II. Philippus Cavaruncus. 

III. Guilielmus Jngonis Tornelli. 

IV. Obertus Porcus. 

Nelle allre quattro verso il borgo: 

V. Henricus Guercius. 
VI. Vassallus Grillus. 

VII. Guilielmus Rozius. 
Vili. Ogerius Mazanellus. 

Al Consolato dei forestieri vennero confermali quelli dell' anno 
scorso cioè: 

I. Simon Leccunuplias. 

II. Vassallus de Laumello chiamato dal Giustiniani per errore 
Vassallo Bolonello. 

Piccoli falli d'arme contro i Corsari di Sicilia ed i Torlonesi , e nella 
riviera orienlale contro i feudatari di quei luoghi, amici della Re- 
pubblica per interesse, ed inimici per gelosia, per invidia e per 
cupidigia, sono gli eventi di maggior rilievo che gli annali ricordino 



( 403 ) 

in quosl' anno. La Repubblica in tulio cercò il proprio vanteggio , 
ed assicurossi Ira gli altri il possesso del sempre conlesole castello 
di Parodi conchiudendo la pace coi Torlonesi. L'amicizia che cogli 
antichi Sovrani di Aragona aveva mitrila, or rinnovava col re 
Pietro al quale prometteva aiuto e prolezione. 

A qucsl' anno spelta la seguente donazione al Monastero di Santo 
Stefano fatta da Guglielmo Ralaldo che è inedita. 

« Guilielmus Rataldus donalionem inler vivos facit Domino 
« Guidoni Abati Monasteri! S. Slephani .... de balneo suo, de 
« domibus omnibus lerris et de omnibus quae videlur habere in 
« circuilu balnei el de libris triginla duobus quos dedit ei mutuo 

« in terra de S. Iusla volens tamen relinere usumfructum 

« in se in vita sua el volens ut Abbas Monaslerii leneatur dare 
« Donicellae uxori suae raliones palrimonii et anlefacli et quae esl 
« librarum ducenlarum decem inler ulrumque et vult ul Monasle- 
« rium S. Slephani det annuatim solidos cenlum Hospitali S. Sle- 
« phani et vult ut libras cenlum quas dare promisil diclo Abbati 
« prò offersione filii sui Lanfranci compulentur in hac donalione 
« el in praediclis solutionem habeal de bis libris cenlum el in qua 
« solulione librarum cenlum idem Guilielmus computai raliones quas 
« proveniebaul filio suo Lanfranco prò maire. Et vult ul nullo lem- 
« pore Monasterium possil alienare pracdiclam donalam rem, et 
« in perpeluum sii ad obsequium Monaslerii el annuatim Monasle- 
« rium teneatur celebrare anniversarium prò anima sua et palris 
« el malris et uxoris et fìliorum et fìliarum. El si forle Monasle- 
« rium venderet diclam donalionem, Hospitale S. Joannis prò sua 
« re sibi vindicare posset el Monaslerium nullum jus in ea re 

« habeat 

« abrenunliat legi quae dicitur donalionum .... ultra 500 aureos 

« non valere nisi sii apud Magislrum census insinuatimi 

« hoc el ideo fecil cum terra sopra memorala fuit Monaslerii S. 
« Stephani sicul ex instrumenlo pubblico apparet et in quo inslru- 



( 404 ) 

« melilo appare! censuni debere dari Monaslerio praefalo quem 

« censuin quia per viginti annos el amplius non dedit ti t ipse eonfi- 

« tetur sapienlibus inde requisilis de jure ad Monaslerium perveniai. 

« Aclum per Ecclesiam S. Stephani .... Dominicae nalivitalis 

« Millesimo centesimo nonagesimo oclavo indiclionc XV die 17 martii. 

« Pelrus Germanus Batifoliuin, Rolandus de Calignano, Vivaldus 

« Mirizanus Calegarius, Petrus de Savignouo, Guilielmus Permitial, 

« Iohannes Permilial textor. — Hugo Calegarius de burgo S. Stc- 

« phani .... Guilielmus Cassinensis Nolarius ». 

ANNO 1199, INDIZIONE GENOVESE I E II VOLGANE. 

Un nobile pavese Beltramus Chrislianus ebbe la potestà della 
citlà. 

Il cronista registra i nomi dei Rettori di quest'anno che non 
furono più come negli scorsi, otto, ma sei solamente e si chiamavano : 
I. Nicolaus Mallonus. 

II. Ingo Longus. 

III. Oberiti* Malocellus. 

IV. Simon De Camilla. 

V. Belmuslus Lercurius. 

VI. Manfredus Picamilium. 

I Consoli della giustizia erano nelle quattro Compagne verso la 
città : 

I. Ansaldus de Castello. 
II. Guilielmus Mallonus. 

III. Ido Slanconus. 

IV. Ingo Tornellus. 

Nelle altre quattro verso il borgo: 
V. Villanus de Insulis. 

VI. Simon Sardena. 

VII. Angelolus Vicecomes. 



( 405 ) 

Vili. Bernicio de Campo. 

Per le controversie tra le due giurisdizioni : 
TX. Rubaldus Heliae. 

X. Henricus Mazalis. Altri lessero Mazolo o Maggiolo, ma io 
non posso ammettere tale versione. 

XI. Porconus cioè Oberlo Porco Console negli anni precedenti. 

XII. Guilielmus Oberti De Nigro. 

I Consoli dei forestieri erano: 

XIII. Opizo Guilielmi Guercii. 

XIV. Guilielmus q. Oberti Ususmaris. 

I nostri aggredirono in quest'anno più volle le galee pisane e le 
vinsero. Distrussero il castello delle isole di Yeres ove i pisani ave- 
vano rinchiusi molli genovesi , ed assediarono la cillà di Venlimiglia 
che obbliava i patti di soggezione che la legavano al Comune. Una 
città di quei dintorni Oneglia slringevasi intanto a Genova con ispe- 
ciale convenzione e ne accettava il dominio come può vedersi 
dal voi. II Charlarum pag. 1197 e dal voi. I Jurium pag. 445 e 
sudditi della Repubblica pur divenivano Albenga e Diano. Gli abi- 
tanti di S. Remo soggetti d' antico all' Arcivescovo di Genova rav- 
vivavano con trattali l'amicizia loro coi genovesi. 

II Liber juriun registra il giuramento di fedeltà fatto al Comune 
da Alberto e Guglielmo Malaspina ed i privilegi che a rimeritarlo 
dell' ajulo recatogli per tener Antiochia, gli accordava il Principe 
di essa Boemondo figlio di Raimondo. 

La moglie di Ralaldo del quale parlammo nell'anno precedente 
rinunziava in quest'anno al Monastero di S. Stefano ogni diritto 
coli' atto seguente: 

« Ego Donicella uxor Guilielmi Ralaldi promitto tibi Domino Gui- 
« doni Abati Monasterii S. Slephani concedere et remillere .... 
« omne jus et racionem quam habeo in Balneo quod donavit eidem 

« Monaslerio praedictus Guilielmus Ralaldus Actum sub 

« porlicu praedicli Monasterii, Anno 1199 inditione I. Albertus de 
« Veriano Nolarius ». 



( 40G ) 

ANNO 1200, INDIZIONE GENOVESE II E III VOLGARE. 

Un lucchese Rolandinus de Malopresi ebbe la podestà della cillà. 
Il Consolalo della giustizia fu affidato nelle quattro Compagne 
verso il castello a 

I. Roger ius F/eliae. 
II. Amicus Mallonus. 

III. Philippus Cavaruncus. 

IV. Guilìelmus de Palio. 

Nelle altre quattro Compagne verso il borirò: 
V. Belmuslus Lercarius (juniore). 

VI. Guilìelmus Rocius o de Roza. 

VII. facobus De Marino. 
Vili. Guilìelmus Piccamilius. 

Il Consolalo dei forestieri era retto da 

IX. Beltrames de Savignone. 

X. Balduìnus de Volta. 

Breve fu il governo del lucchese Rolandino. Egli condusse I' ar- 
mata della Repubblica nella riviera di Ponente. Sottomise S. Remo 
e lulla quella valle e poscia recatosi in Lucca sua patria vi chiuse 
i suoi giorni. Il Comune dolente della perdila di uomo si prudente 
dava le redini dello Sialo a Guglielmo d' Enrico venuto in città 
come vicario del defunto Podestà, e che avea sapulo conciliarsi la 
benevolenza degli abitanti coli' egregie doli che l'adornavano. Ei 
tenne in pace la Repubblica, acquetò gli animi dei sediziosi, e 
sì bene amministrò ogni cosa che poterono essere scelli i Consoli 
cilladini per l'anno vegnente, indizio certo della rinata fiducia e 
della concordia dei cilladini. E volendo nulla omettere che pò 
tesse giovare al benessere comune spedi in Alessandria d'Egitto 
a quel Soldano uno dei più illustri uomini consolari Fulcone di 
Castello con incarico di render più vive le relazioni con quello 



( 407 ) 

Stalo e di chiedere la restituzione di alcuni cittadini eh' erano colà 
ritenuti in prigione. Egli però fu sfortunato, che la sua missione 
non ebbe esito favorevole, ed il Solclano conlenlossi di ricevere i 
larghi doni che a nome del Comune gli offriva. 

E trovandosi la Repubblica sempre in ostilità con Pisa una nave 
dei nostri s'impadronì di tre di quello Stalo che navigavano nel 
golfo, e cariche di merci le condusse in patria, ogni difficoltà e 
resistenza superando. I Conti di Venlimiglia vendettero alla Repub- 
blica metà di quella città e delle loro castella , e n' ebbero da essa 
investitura a titolo di feudo (V. Liber jurium voi. I. pag. 454) e 
promessa di difesa contro i loro soggetti che con ogni via tenta- 
vano di scalzare il loro potere (V. Liber jurium pag. 450). L'a- 
micizia coi Torlonesi fu rinnovala colla conferma del trattalo con- 
chiuso nel 1199 e con altre addizioni che avevano specialmente di 
mira i Marchesi di Gavi insopportabili all'uno ed all'altro Stalo 
( V. Liber jurium pag. 458) . 

1 torti alla Repubblica arrecali dal defunto Imperatore Enrico VI 
furono in qualche guisa compensali dal figlio di lui Federico II 
allora solamente re di Sicilia che in quest'anno confermava ai nostri 
ogni privilegio da loro anteriormente goduto, ed altri ne aggiungeva 
(V. Liber jurium voi. I. pag. 4G2) e pur prometteva di pagare 
ogni anno una libbra d'oro alla Chiesa di S. Lorenzo (V. Char- 
larum II. pag. 1211). 

ANNO 1201, INDIZIONE GENOVESE III E IV VOLGARE. 

I Consoli del Comune furono nuovamente chiamali a reggere la 
città ed ebbero tale uffizio: 
I. GuiUelmus Embriacus. 
II. Nicola Mallonus. 

III. Jordanus Richerius. 

IV. GuiUelmus Guercius. 



( 408 ) 

V. Nicolaus Auriae (tìglio di Simone). 

VI. Guido Spintila. 

AH' amministrazione della giustizia furono eletti: 
Per le quattro Compagne verso il castello: 
I. Cor sua Vicecomes. 
II. Guilielmns Crespimi*. 

III. Martinus Tornellus. 

IV. Opizo q. Guilìelmi Guercii. 

Per le altre quattro verso il borgo: 

V. Guilielmns Becherius che altri tradusse Bufferio. 

VI. Henricus Domusculiae. 

Mi. Otho Guarracus. 
Vili. Nicola Maraboli cioè de Porla. 

Nella giurisdizione mista per isciogliere le questioni tra gli abi- 
tanti della città e quei del borgo: 

IX. Bonifacius q. Alberti De Volta. 

X. Henricus Mazalis. 
XI. Nicola Boccucius. 

XII. Marchio Grillus. 
Per i forestieri : 

XIII. Henricus Cigola. 

XIV. Guilielmus Ficusmalarius. 

Il Liber jurium voi. I. pag. 472 registra il nome dei cittadini 
destinali in quest'anno a pubblici testimoni. Eglino sono: 

« Guilielmus De Castro — Nicola Barbavaria — Ido de Palio 
« — Otho Judex — - Donnmdei De Guidone — Fredericus Albe- 
« ricus — Ingo de Galiana — Enricus Mazalis — Opizo Guercius 
« — Nicola Squarzafìcus — Enricus Mallonus — Rolandus Bel- 
« muslus — Enricus Detesalve — Guilielmus Buca — Enricus De 
« Nigro — Rubaldus Ionalhae — Belmuslus Lercarius — Por- 
« conus — Henricus Domusculiae — Bonusvassallus Arcantus — 
« Oberlus Ususmaris ». 



( 409 ) 

Noterò però ohe l'atto che li registra, ha sbagliala l'indizione che 
dev'essere terza e non seconda, ed erralo il nome di un Console 
che invece di Guido Aicriae come fu scrino deve leggersi Guido 
Spinulae. 

Nel fogliazzo dei Notai voi. I. pag. 198 sono ricordali i Consoli 
di S. Martino d'Albaro. Dei già citati di Genova enumeratisi dal 
cronisla molle imprese. Le principali sono l'aver liberalo la città 
dai ladri che la infestavano, e conseguila la sottomissione degli abi- 
lanli di Venlimiglia ribelli di nuovo allo Sialo. La Repubblica ottenne 
sotto il loro governo privilegi assai importanti da Leone re di Ar- 
menia, principalissimo la libertà del commercio in quelle lontane 
regioni (V. Liber jurium pag. 4G8. voi. I.), e stipulò nuove con- 
venzioni coi Signori di Lagnelo e Celasco nella riviera di levante 
(V. Liber jurium voi. I. pag. 465) e con quelli di Castelletto oltre 
Gioghi. Non a quest'anno ma al seguente spellano le convenzioni 
con Arles e con Tarrascona per isbaglio stampate nel Liber jurium 
predetto sotto il 1201. Guifredollo Grassello che dicesi in esso 
Podestà di Genova non prese le redini della Repubblica che nel 
1202 come vedremo. 

ANNO 1202, INDIZIONE GENOVESE IV E V VOLGARE. 

Fu Potestà Guifredollo Grassello nobile cittadino milanese l 1 ). 
Quattro nobili genovesi lo aiutavano neh' amministrazione delle 
rendile del Comune. Erano essi: 
I. Nicola Mallonus. 

IL Guiiielmus Tomellus. 

III. Belmustus Lercarius. 

IV. Henricus De Nigro. 

(1) Sono parco nel riportare gli alti spellanti al governo dei Potestà perchè 
è mia intenzione di unire al lavoro che preparo sulla loro amministrazione 
un Regestum ad imitazione degli stupendi di Boluncr , Brequigny , Chine l , 
luffe etc. che tutti li offra allo studioso delle antichità medievali. 



( 410 ) 

Sedevano al Consolato dei Piacili per le quattro Compagne verso 
la città: 

I. Iohanne. a q. Vassalli Stra/eriae. 
II. Zacharias de Castello stipile della famiglia dei Zaccaria. 

III. Nicola Leccanuplias. 

IV. PhiUppMs Cavaruncus. 

Nolle allre quadro Compagne verso il borgo giudicavano : 
V. Guilielmus Iìocius. 
VI. Bartolomeus Domuscultae. 
VII. Andreas Domuscultae. 
Vili. Simon Pigtiolus. 

Le questioni tra gli abitanti delle due giurisdizioni erano sciolte da: 

IX. Obertus Porcus. 

X. Guilielmus fohannis Tornelli. 

XI. Olho Pezullus. 

XII. Atnicus Guercius. 

Erano Consoli dei forestieri : 

XIII. Rubaldus Tarallus. 

XIV. Baimundus Cancellarius. 

Nessuno dei potestà anteriori si ebbe dal Cronista tante lodi quante 
ne dà a Guifredotto Grassello ch'egli dipinge come vero specchio 
d'ogni virtù civile e militare. Egli argomenlossi di conchiudere la 
pace coi Pisani ma non vi riusci per le esagerate pretensioni di 
costoro. Continuarono perciò le ostilità fra le due Repubbliche e 
più scaramucce avvennero Ira le navi di entrambe quasi sempre 
con vantaggio delle genovesi. Con grande utile della Repubblica si 
terminò in quesl' anno ogni contesa coi Marchesi di Gavi che ri- 
nunziarono tull'i loro diritti a Genova, e ne giurarono la Compagna 
e P abitacolo nella città. 

Ed oltre questi falli compiti sotto il governo del Potestà Grassello 
che l'Annalista narra, altri son registrali nel Liber jurium, come 
le convenzioni cogli abitanti delle valli di Arocia ed Andora di One- 



( ili ) 

glia , Pelralala , Rczio e Nasci; il Irallalo di pace od amicizia 
cogli uomini di Noli; la dedizione dei Savonesi, i palli di amicizia 
e concordia coi Torlonesi , la rinunzia alla Repubblica dei diritti 
che su Capriata avevano i Marchesi del Bosco , e finalmente le con- 
venzioni col vescovo di Avignone, e le altre con Arles, e Tar- 
rascona di cui feci cenno nell' anno precedente. 

ANNO 1203, INDIZIONE GENOVESE V E VI VOLGARE. 

Guifredotlo Grassello tenne anche in quest'anno il governo della 
città, e lo assistevano nell'amministrazione HpIIo rpndite del Comune: 
I. Guilielmus Barca. 
II. Olhobonus de Cruce. 

III. Ido de Carmadino. 

IV. Guido Spintila. 

I piali erano giudicali nelle quattro Compagne verso il castello da : 
I. Ingo de Galiana. 
II. Guilielmus De Palio. 

III. Opizo Guilielmì Guercii. 

IV. Paganus de Rodulpho. 

Nelle Compagne verso il borgo giudicavano: 

V. Rolandus Belmuslus. 

VI. Guilielmus Bonivassalli Ususmaris. 
VII. Ilenricus Domuscullae. 
VIII. Oiho Guarracus. 
Le controversie tra gli abitanti delle due giurisdizioni erano dsciolte a : 

IX. Amigonus de Castello. 

X. Ingo Tornellus. 

XI. Marchio Grillus. 
XII. Villanus Maniaporri. 

Erano Consoli dei forestieri: 
XIII. Bonifacius q. Alberti de Volta. 
XIV Simon Alpanis. 3! 



( 412 ) 

La guerra civile afflisse di nuovo in quesl' anno la prostrala Re- 
pubblica e ci volle dilla la prudenza del Potestà aiulalo dal Pre- 
posta) e dall'Arcidiacono della Cattedrale per comporre finalmente 
le ire tra le famiglie Della Volta e Della Corte {De Curia) fra i 
Doria e i Porcelli, e tra i Lcccavelli ed i Cassicci (un ramo dei 
Della Volta come vedemmo). 

L'Arcivescovo Bonifazio cessò di vivere e fu eletto a succedergli 
Ottone vescovo di Bobbio che fu perciò il quarto Metropolitano 
della Liguria. 

Il Podestà pacificò gli uomini di Albenga con quelli della valle 
di Arocia, e quest'ultimi ricevè sotto la signoria della Repubblica; 
gastigò i Savonesi dell' insubordinazione e ribellione di un loro 
concittadino e per simile delitto distrusse le terre di Taggia e Ce- 
riana ed atterrò molle case di Varazze ed Albissola. Fé prendere 
altresì diverse navi ai Pisani che non cessavano di disturbare il 
commercio genovese, ed assai bene amministrò la Repubblica. 

Molli atti ci reca di quest'anno il registro del Comune ma la 
maggior parte non ha interesse politico; investiture di feudi, giu- 
ramenti di fedeltà dei feudatari, rinunzie di dirilli su terre o case 
ecco il soggetto di essi. Assai importante è per contrario il diploma 
dell'Imperatore Alessio che il 13 ottobre di quest'anno confermava 
alla Repubblica i privilegi già ottenuti e nuovi ne aggiungeva, come 
dal Liber jurium apparisce. 

ANNO 1204, INDIZIONE GENOVESE VI E VII VOLGARE. 

Guifredolto Grassello fu confermalo per la terza volta nella carica 
di Podestà, e come l'annalista non nota il nome dei nobili che gli 
fur di aiuto nell'uffizio , così possiam credere che i Rettori dell'anno 
scorso pur tenessero in questo il loro seggio. Gli alti ricordano il 
signor lacobus de Vistarino qual Giudice e Vicario del Potestà. Come 
altrove noterò tal supremo magistrato seco conduceva d'ordinario 



( 415 ) 

uno o più uomini di Ioga, allri di spada e del consiglio e dell'opera 
loro servivasi a sbrigare le faccende della Repubblica. 

Ad amministrar la giustizia furono eletti per le quattro Compagne 
verso la città : 

I. Henricus Mallonus. 
II. /do Sianconus. 
HI. Bonifacius de Guidone. 

IV. Marlinus Tornellus. 

Nelle quattro verso il borgo: 

V. Guirardus de Mima. 

VI. Bollar ius Auriae. 

VII. Ansaldus Malfarne. 

VIII. lacobus Piccamilium. 

Per le controversie tra gli abitanti delle due giurisdizioni: 
IX. Baìalardus de Palio. 
X. Balduinus Bisaccia. 
XI. Bertololus de Volta. 
XII. Fulco de Guisulpho. 

Dei forestieri : 
XIII Balduinus de Volta. 
XIV. Vassallus Grillus. 

Questi due incaricarono i notai Guglielmo Scriba e Guiglielmo 
del q. Bongiovanni di raccogliere in un sol volume gli alti sino 
allora sparsi e disgiunti spellanti al Monastero di San Siro e con 
essi formarono il registro dal quale fu staccala la pergamena con- 
tenente l'alio del Vescovo Oberlo, come a principio avverlii. 

Comune assai era 1' uso in quei tempi di raccogliere in registri 
gli alli staccali e per preservarli dagli incendi, e per averli insieme 
raccolti ed è sventura grandissima cbe i molti dalla Repubblica 
formali sieno andati smarriti, ed è un vero caso e grandissima 
ventura se a lai falò scampò una parte dell'antico registro del 
Comune, il preziosissimo Liber jurium. In esso io trovo sollo 



/ 



( 414 ) 

quest'anno diversi alti di fedeltà; una sentenza elie accomoda le 
contese tra gli uomini di Mignancgo e quei di Fiacconc; ed una 
decisione che gli uomini soggetti all'Avvocazia dell'Arcivescovo 
dovesser esser sottoposti alla giurisdizione criminale del Comune, 
ed altri documenti di minore momento. Importanti sono quelli che 
riguardano la Riviera occidentale e specialmente le valli di Andora, 
Arocia, e di Oncglia che in quest'anno eransi ribellali al Comune 
e che il Potestà a grande stento sottomise. Abbiamo altresì una 
legge che riguarda il commercio, e specialmente l'opera dei me- 
diatori o sensali e la retribuzione loro dovuta per la vendita delle 
diverse mercalanzie. 

Le imprese in quesl' anno compite , furono dirette contro i Pisani 
sempre potenti nemici della Repubblica. La più splendida fu la 
presa di Siracusa ove stabilirono Conte che a nome del Comune 
la governasse Alamanno della Costa. 

ANNO 1205, INDIZIONE GENOVESE VII ED Vili VOLGARE. 

Il Podestà di quest'anno fu genovese ed uno dei più polenti e 
celebrali cittadini: 
Fulco de Castello. 

Lo assistevano nell'amministrazione delle finanze col lilolo di 
lìcclores : 

I. Nicola Mallonus. 
IL Guìlielmus Tornellus. 

III. Belmuslus Lercarius. 

IV. Guìlielmus De Nigro. 

Amministravano la giustizia nelle Compagne verso il castello: 
I. Bonifacius q. Alberti De Volta. 
II. Ansaldus Lecavellum. 

III. Guìlielmus Ingonis Tornelli. 

IV. Oberlus Castagna. 



( 415 ) 

Nelle allre quattro verso il borgo: 

V. Guilìelmus Spavaldus. 

VI. Dalduinas de Medolico. 

VII. Amìcus Turcius o de Turca. 

Vili. Obertus q. Vegii de Ceba. 

Per le controversie Ira gli abitanti delle due giurisdizioni : 

IX. Amigonus de Castello. 
X. Henricus Cicala. 

XI. Amicus Guercius. 

XII. Ogcrius Mazanellus. 

Nuovi scontri ebbe la Repubblica in quest' anno coi Pisani i 
quali si erano ostinali a voler possedere Siracusa che tennero as- 
sediala per più di tre mesi, ma i nostri con grande stuolo di 
galee fugaronli, spogliaronli di molle navi, e ne condussero un 
grandissimo numero prigioniero in Genova. In questa impresa eb- 
bero i Genovesi a compagno e condottiero Enrico Conte di Malia (che 
il Giustiniani chiama di Mellea, e cerca in ogni parte di Europa 
lai luogo) e mollo i nostri dovettero al valore di lui e della sua 
gente. Avanti di ciò gli abitanti di Porlovenere avevano predalo 
delle navi a quei nemici della Repubblica ed in ogni occasione 
avevano palesalo grandissimo zelo per 1' onore di Genova e perciò 
il Comune rendevali immuni dal pagamento di ogni lassa d' impor- 
tazione ed esportazione di merci dalla città. 

Boemondo principe di Antiochia ornò la Repubblica di nuovi 
privilegi e gli antichi confermò. 

ANNO 1206, INDIZIONE GENOVESE Vili E IX VOLGARE. 

Fu Podestà Johannes Slruxius. 

Furono eletti Rettori, o Consoli del mare: 

I. Ogcrius Scolus. 

II. Obcrlus Ususmaris. 



( 416 ) 

III. Ido de Carinadino. 

IV. lacobus Piccamilium. 

I piati erano giudicati nelle quattro Compagne verso la città da : 
I. Henricus Mallonus. 
II. Olito Pezulus. 

III. Ido Sianconus. 

IV. Ingo de Volta. 

Nelle altre quattro verso il borgo da: 

V. Nicola Botar l'us. 

VI. Lambertus Domuscullae. 

VII. lacobus Finamor. 

VIII. lìubaldus de Ginala. 

Le questioni tra gli abitanti delle due giurisdizioni erano sciolte da : 

IX. Opizo Guercius. 

X. Andreas Grillus. 
XI. Villanus de Insulis. 

XII. Villanus Mania-porri. 

Il Cronista narra varie scaramucce avvenute in quesl' anno tra 
le galee genovesi e le pisane senza grave danno delle due parli. 
Gravissimo danno fu però per la Repubblica la perdila di quattro 
navi che restarono sommerse nel golfo di Gibilterra per un temporale. 
Il Podestà ne fece cosini rre quattro nuove che le naufragate surro- 
gassero. E quattro delle galee del Comune ebbero 1' onorevole in- 
carico di recare in Costantinopoli la figlia del Marchese di Monfer- 
rato che andava sposa all' Imperatore di Oriente. 

Il Liber jurium registra sollo quesl' anno vari alti di fedeltà pre- 
stali al Comune specialmente da Ugolino Grasso di Voltaggio per 
il castello di Aimelio, e da Ambrosio Conte figlio di Alberto Ra- 
pallino dei Signori di Lavagna. 



( 447 ) 

ANNO 1207, INDIZIONE GENOVESE IX E X VOLGARE. 

Fu di nuovo rimesso il governo a Consoli e vennero scelti a 
(ale uffìzio: 

I. Fulco filius Fulconis de Castello. 

II. Lanfrancus Rubens (ile Volla). 

III. Guilielmus Malusaucellus. 

IV. Nicolaus Auriae. 

V. Henricus De Nigro. 
VI. Obertus Spintila. 

Erano Consoli della giustizia nelle quattro Compagne verso il 
castello: 

I. Bonifalius q. Alberti De Volla. 
II. Bonusvassallus Barbavariae. 

III. Angelus Polizinus. 

IV. Balduinus De Volla. 

Nelle quattro verso il borgo: 
V. Bollar ius Auriae. 

VI. Amicus Guercius. 
VII. Balduinus Sardena. 

Vili. Guilielmus q. Arnaldi Sardenae. 

Giudicavano le controversie tra gli abitanti delle due giurisdizioni : 

IX. /acobus Angeloli (Vicecomilis). 

X. Balduinus De Medolico. 

XI. /acobus De Insulis. 

XII. Guilielmus Scivorellus. 

Grandi armamenti fece la Repubblica in quest' anno contro i 
Pisani e con gravi sacrifizi dei cittadini , ma senza grandi risultali 
per nessuna delle due parli e con piccola perdila dei genovesi cui 
furono tolte alcune galee presso Cagliari, che assediavano. Nessun 
altro avvenimento narrano gli annali, né il Liber jurium registra 



( 418 ) 

adi che abbiano importanza politica , se logli il giuramento di fe- 
deltà di un dei Conti di Lavagna, e la promessa di aiuto al Comune 
fallo dai Signori di Vernazza nella riviera orientale. 

ANNO 1208, INDIZIONE GENOVESE X ED XI VOLGARE 

Erano Consoli del Comune : 
I. Guilidmus Embriacus. 
II. Olhobonus De Cruce. 

III. Guilidmus Guercius. 

IV. Montanarius Auriae. 

V. Guilidmus De Nigro. 
VI. Guilidmus Spinula. 

La giustizia era amministrata nelle quattro Compagne verso il 
castello da 

I. Amìgonus de Castro. 
II. Henricus Mallonus. 

III. Olito Pezullus. 

IV. Opizo Guercius. 

Nelle altre quattro verso il borgo : 
V. Podius Cancellarius. 

VI. Guilidmus q. Bainaldi Sardenae al quale un allo della colle- 
zione Ageno aggiunge l' appellativo De Mari. 
VII. Dondedeus De Campo. 
Vili. Boccucius Capilisgalli. 

Per le controversie tra le due giurisdizioni : 
IX. Bachemus q. Lanfranci Bachemi. 

X. Marlinus Tornellus. 

XI. Simon Alpanis. 

XII. Guilielmus Ficusmatarius. 

Erano Consoli dei forestieri : 

XIII. Bubaldus Tarallus. 

XIV. Guilidmus De Bàlneo. 



( 419 ) 

Un volume manoscritto della Biblioteca Civico-Beriana di Genova 
che contiene una serie assai inesatta delle autorità che governa- 
rono nelle diverse epoche la Repubblica, nota come otto nobili di 
quest'anno i seguenti che io registro, onde veggasi che ho cercalo 
di riunire in questo lavoro tutto quanto può giovare alla cronologia 
consolare : 

I. Fulco di Castello. 

II. Bonifacio Della Volta. 
III. Lamberto Fornaro. 
ÌV. Guglielmo Guercio. 

V. Nicola Boria. 

VI. Oberto Usodimare. 

VII. Guglielmo Di Negro. 
Vili. Sorleone Pevere. 

Io dubito assai che tal noia sia veridica non avendo all'appoggio 
alcun documento che le dia autenticità. 

Fu falla tregua in quest'anno tra genovesi e pisani ed ogni lor 
controversia venne dalle due Repubbliche rimessa all' arbitrio degli ab- 
bati del Tiglielo l 1 ) e di San Galgano ( 2 ) che stipularono la pace 
nell'anno vegnente come vedremo. Fruito della tregua è la dichiara- 
zione seguente. Io la tolgo dalla pergamena originale nella Biblio- 
teca della Regia Università di Genova. 

« Montanarius Auriae lanuensium Consul per se et socios suos 
« Guilielmum Guercium, Guilielmum De Nigro, Guilielmum Em- 
« briacum et Guilielmun Spinulam ibi in pracsentia conslilulus 
« dixit abbatibus de Telielo et Sanclo Galgano dicunl homines qui 

(1) Il Monastero del Tiglieto già dei Cisterciensi ed ora proprietà della fa- 
miglia Raggio , sorge in vicinanza di Sassello, Comune e capo di mandamento 
non lungi da Varazze. 

(2) Il Monastero di San Galgano sorgeva in Val di Mersc in Toscana alla 
sinistra del Fiume Morse quattro miglia a levante da Chiavedino, e vi abitavano 
pure i Cistcrciensi (Vedi Repetti, Dizionario della Toscana, voi. I. pag, 13). 



( 420 ) 

" ire dcbenl ad Bonifacium (|iios volunlale veslra venire fecislis de 
< omnibus sunt parali quia solidos eis dedimus et lignum luin 
« paralum unde si de veslra volunlale eril de nostra foret quod 
« ad Bonifatium ire debercnl. Qui Abbales habilo super bis een- 
« silio, Abbas de Telielo per se el socium suum Abbalem de Sanclo 
« Galgano volunlale ejus el consensu respondil dicens ; mihi uti- 
« que piacerei quod bomines ire deberenl sed quia non placet Ab- 
« bali de Sanclo Galgano nolumus ut modo vadant donec loculi eri- 
« mus cum Domino Mallhaeo de Corrigia ; praesenlibus vero Idone 
« de Carmadino, Guidone Spinola, ci Guilielmo iMagro. In dormi- 
« torio camerae Abbalis S. Syri anno dominicae nalivilalis, mille- 
« simo ducenlesimo oclavo indicione decima, lercio die madii circa 
« vesperas. » 

« Ego Marcbisius (iiiondam Oberli de domo Nolarius rogalus 
« scripsi ». 

Pure dello slesso mese di maggio 1 208 e del giorno dodici è la 
dichiarazione di Alberto di Bologna e Gherardo de Fauronis che 
confessano di tenere il castello di Bonifacio dal Comune di Genova 
e promettono di serbarlo ad esso intatto. La Biblioteca delle R. Uni- 
versila di Genova possiede la pergamena originale che contiene 
tale allo ed io non lo stampo perdio è già pubblicalo nel voi. I. 
Charlarum dei Monumenta Ilisloriae palriae di Torino. 

Il libro dei diritti ci offre in quest'anno un trattalo commerciale 
conchiuso con Ancona per dieci anni per il quale i cittadini delle 
due parli promellonsi reciproci vantaggi e considerevoli privilegi. 
Vi è pure la tregua stipulata coi Marsigliesi sino alla quaresima 
dell'anno seguente, e l'ordine di restituire agli Avignoncsi quanlo 
era sialo loro predalo a causa della guerra colla vicina Marsiglia, 



( 421 ) 

ANNO 1209, INDIZIONE GENOVESE XI E XII VOLGARE. 

Erano elelli Consoli del Comune: 

I. Guilielmus q. Hugonis Embriaci. 

II. Guilielmus Bubeus De Volta. 

III. /do De Carmadino (qui in eodem consulatu mense novem- 
bri, migravi! ad dominumj. 

IV. Daniel Auriae. 

V. Oberlus Ususmaris. 

VI. Henricus De Nigro. 

Nelle Compagne verso il easlello giudicavano i piati : 
I. Oberlus Mallonus. 
II. Bonusvassallus Barbavayra. 

III. Bonifacius de Guidone. 

IV. Guilielmus q. Ingonis Tornelli, 

Nelle altre quattro: 

V. Boltarius Auriae. 

VI. Guilielmus de Horto. 
VII. Otho Guarracus. 
Vili. Villanus Maniaporri. 

Le liti tra gli abitanti delle due giurisdizioni erano definite da 
IX. Baldicionus Bociachensis. 
X. lacobus Angeloti de Caffara. 

XI. Guilielmus Bocius (Altri nota invece Guglielmo Doria per 
isbaglio). 
XII. Balduinus Muslus. 
Pei forestieri 

XIII. Simon de Bonolhoma. 

XIV. Oberlus Comes. 

I Pisani ed i Genovesi rimisero, come dicemmo, ogni lor contro- 
versia negli Abbati del Tigliello e di San Galgano i quali in que 



( Ì22 ) 

si' anno coli' inlcrvcnlo dei Consoli di Genova e del Polcslà di Pisa 
stipularono in Lerici il seguente Irallato , che io qui slampo toglien- 
dolo da pergamena sincrona ed aulenlica che serbasi nella Biblioteca 
della Regia Università genovese. 

« In nomine Domini Amen. Cum convenissent viri venerabiles 
« Girardus de Telliclo et Galganus de Sanclo Galgano Abbales prò 
« reformacione pacis el concordiae in ter Pisanos et lanucnses apud 
« Ilicem praesenlibus viris vencrabilibus Lulerio archiepiscopo pi- 
« sano et Ottone Archiepiscopo januensi el Guallerio Episcopo lunensi 
a parlibus in eorum praesenlia eonslilulis scilicel Nobili viro Gole- 
« fredo Vice Cornile pisanorum poteslale et viris nobilibus Wilielmo 
« Embriaco et Idone de Carmadino , Uberto LJsusmaris, Hen- 
« rico Denigro Consulibus januensibus prò comuni civilalum ipsa- 
« rum; praedicli abbales quia jamdudum fucranta civibus civilalum 
« ipsarum de omnibus conlroversis quae inler eos erant arbitri 
« conslituti, praeceperunt istis Poleslali Pisanorum et Consulibus 
« januensibus ut iurarent slare mandalis eorum abballini prò co- 
« munì suarum civilalum sicut eornm anlcccssores iuraverant 
« et stalim ipsi vocavcrunl siculi eis fucrat imperatimi, pracce- 
« pcrunl eisdem Rectoribus ut ea quae ablala sunl bine inde a die 
« compromissionis factae in eos abbales usque mine ab hominibus 
« praediclarum civilalum et dislriclus earum restituì faciant usque 
« ad Kalendas augusti proximas vel antea si polerint bona fide. 
<• Nominalini navem illani pisanorum quae capla fuit in mari morluo 
« ab bis qui manent apud Siracusam. Ilem praeceperunt ut de 
« omnibus dampnis rapinis et injuriis trine inde faclis usque ad 
« diem compromissi faciant sibi finem et refulalionem et irre- 
<« vocabilem pacem et paclum de non pelendo, salvo eo quod 
« suprascripli Abbales concordes determinare volucrint. Qui vero 
« infrascripli Gollefredus polcslas pisanorum per se el suos suc- 
< cessores nomine comunis civilatis pisanae et ejus dislriclus el 
" Guilielmus Embriacus , Ido de Carmadino, Obcrlus Ususmaris, 



( 423 ) 

« et Heiiricus De Nigro Consules januenses por se et eorum suc- 
« cessorcs nomine communis lanuae ci ejus dislriclus sibi ad in- 
« vicem de omnibus dampnis rapinis et iniuriis bine inde faclis 
« usque ad diem compromissi de praeceplo infrascriplorum ab- 
« balum ibi pubblice Gnem et refulalionem et irrevocabilem paeem 
« et pactum de non pelendo fecerunl salvo eo quod infrascripli 
« abbales concordes dicere volucrinl. Item praecipiunl januensibus 
« ut juramenla quae de non dimiltendo castro Bonifacii praesli- 
«< tisse dicunlur ullerius non fiant neque renoventur lata vero 
« senlenlia praeceperunt ut usqne kalendas jnnii proximas mitlat 
« quaeque civitas islarum per regiones in quibus novcrint esse 
« pisanos et januenses et denuncienl eis pacem dislriclc praeci- 
« piendo ut eam pacem inler se firmam servenl illibatam ubique 
« in terra et in mari lam in rebus quam in personis et omni- 
« bus modis. Item slatuerunt lerminum januensibus eundi ad Bo- 
« nifacium usque ad dies XV proximos vel anlea si ipsis abba- 
« libus videbitur opporlunum, aut si aliquod impedimentum inler- 
« venirci ad eorum volunlalem. Aeta sunt haec apud Ylicem prae- 
« senlibus domino lulcrio pisanorum Archiepiscopo. Domino Olone 
« lanuensium Archiepiscopo , Gualterio lunensi episcopo. Bubeo de 
« Volta , Guidone Spinola, Iohanne Advocato, Lanfranco De Auria , 
« Guilielmo Malocello, Lanfranco Bubeo, Nicola Barbavaria, Gui- 
« Iielmo De Nigro, Hugone Embriaco, Sorlcone, Nicolao Embriaco 
« Nobilibus civibns januensibus. Guidone de Cassinis, Bolso indice, 
« Lotario, Magistro Bartolomeo , Tedisio Cornile, Guelfo, Ogerio 
« Pancaldi , Pallario , Lanfranco de Bonaccurso nobilibus civibus 
« pisanis; Incensibus abate Sancii pauli, Magistro Baimundo Cano- 
« nico, lacobo abbate Sancii Michael discalceatorum el aliis mul- 
« tis. Anno a nalivilale Chrisli millesimo ducentesimo nono indi- 
« tione undecima sexlo Kalendas madii scilicel die dominico. 

« Ego Prefectus domini imperaloris el hmensis enriae Notarius 
« bis omnibus inlerfni el de praeceplo islorum abballini scripsi ». 



( 424 ) 

« Oliverius Nolarius liane earlam Irascripsi el exemplificavi ex 
« autentico scripto per manum dicli prefecti sicut in eo reperi 
« et legi nil addito demplo vel diminuto. Millesimo ducentesimo 
« nono indiciione undecima, quarto die madii circa meridiem ». 

Tale pace fu però di breve durata; le navi pisane trascorsi po- 
chi mesi assalirono un legno genovese e se ne impadronirono. 
Dodici galee dei nostri corsero a farne vendetta, e le ostilità Ira 
le due Repubbliche si riaccesero con accanimento grandissimo. 

Il Marchese Corrado Malaspina giurò il 20 giugno fedeltà al 
Comune, e promessa uguale fecero in questo anno gli uomini del 
castello di Vernazza nella riviera orientale, il possesso del quale con 
ogni diritto che gli spettava cedeva alla Repubblica Guglielmo figlio 
del quondam Enriguinus de Poensolo ( 1 ). 

Questi sono gli alti principali dell'amministrazione dei Consoli 
dello Stato di quest'anno; di quelli della giustizia esalta l'annalista 
la solerzia e l'equità nel renderla. 

ANNO 1210, INDIZIONE GENOVESE XII E XIII VOLGARE. 

Il Comune era retto dai Consoli seguenti: 

I. Guilielmus q. Nicolae Emanaci. 

II. Henricus Defesalve. 

III. Malocellus. L'annalista non gli dà nome ma dagli alti rile- 
vasi che fosse Guilielmus. 

IV. Henricus Dotnuscullae. 
V. Simon De Camilla. 

VI. Advocalus. Il Cronista tace pure il nome di costui eh' è lo- 
hannes Advocalus, 

Giudicavano le liti nelle Compagne verso il castello: 

(K ) Nel Liber jurium voi. I. è stampato quest' atto ; per isbaglio però nell' ar 
gomenio , invece del figlio è accennato come donatore il padre già morto. 



( 425 ) 

I. Simon Boltnrius. 

II. Opizo Guercius. 

III. Oiho Pezullus. 

IV. fdo Tabaccus. 

Nelle allre quadro: 
V. Simon Alpanis. 

VI. Balduìnus Sardena. 

VII. Ansaldus de Orlo. 
Vili. Dondedeies De Campo. 

Le conlroversie Ira gli abitanti «Ielle due giurisdizioni erano 
sciolte da : 
IX. Balduìnus De Volta. 

X. lacobus De Insulis. 

XI. Guilielmus De Balneo. 

XII. Guilielmus De Infantibus. 

Erano Consoli dei forestieri : 

XIII. Obertus de Dandola (Vedi all'anno 1213). 

XIV. Guilielmus Ficusmalarius. 

Cominciarono in quest'anno le ostilità tra le due più polenti re- 
pubbliche d'Italia la genovese e la veneziana, che come si sa du- 
rarono lunghissimo tempo con danno grande di loro e grandissimo 
di tutta Italia , che vide rosseggiare di contiuuo i suoi mari del 
sangue dei più ardimentosi ed industri suoi figli. Causa di tanto 
male fu l'aiuto che i genovesi diedero ad Enrico Pescatore Conle 
di Malta dopo ch'ebbero tentalo, ma indarno, di accommodar pacifi- 
camente le differenze ch'egli aveva coi veneti. E questi per prima 
vendella impiccarono sconsigliatamente in Corfù Leone Velrano ge- 
novese Capilano delle navi mandate in Candia in aiuto del Conle 
di Malia. 

I Pisani in quest'anno ancora si recarono in Porlovenere con 
dodici galee, assalirono e saccheggiarono il paese, ma i terrazzani 
uniti agli abitanti di Vernazza seppero farne vendella, li sconfissero, 



( 420 ) 

o fecero prigioniero il lor capitano. La Repubblica apparecchiò la 
flotta contro loro, ma l'Imperatore obbligò le due parli belligeranti 
ad una tregua di due anni. Diverse navi del Comune correvano 
intanto il Mediterraneo, a tutela del commercio turbalo special- 
mente dai provenzali ai quali tolsero molli legni. Un trattalo di 
amicizia si stipulava con Arles per vcnlinove anni ed ollenncvansi 
allri grandissimi privilegi dal Conte di Malia già ricordalo come 
può vedersi dal Liber jurium (pag. 555. 555. del voi. 1.) ed 
avevasi la promessa di fedeltà degli abilanli di Capriata. 

ANNO 1211, INDIZIONE GENOVESE XIII E XIV VOLGARE. 

In quest'anno fu scelto di nuovo un Potestà forestiero e toccò 
sì nobile uffìzio ad un milanese a lìainerius Colla. 

Lo assistevano nel compimento dei suoi doveri i seguenti otto 
nobili uomini ch'egli si elesse a coadiutori nel principio del suo 
esercizio. 

I. Fulco de Castello. 

IL Bonifacius q. lacobì de Volta. 

III. Lambcrtus Fornarius 

IV. Guilielmus Guercius. 
V. Nicolaus Auriae. 

VI. Oberlus Ususmaris. 

VII. Guilielmus De Nigro. 
Vili. Sorleonus Piper. 

Dagli atti sincroni rilevasi che il Potestà avesse per suo causi- 
dico o uomo di legge il Signor Bogerius de Cagnanegra. 

I piati erano giudicati nelle quattro Compagne verso il Castello da : 

I. Dallicus de Castello. 

II. Bonusvassallus Nicolae Barbavariae. 

III. Villanus de Insulis. 

IV. Andreas de Carmadino. 



( 427 ) 

Nelle allre quattro verso il borgo: 

V. fìaimundus Cancellar t'us. 

VI. Bottarius Auriae. 
VII. Balduinus Mussus. 
Vili. Amicus Guercius. 

Il Consolato del mezzo era retto da : 

IX. Ingo Tornellus. 

X. Olhobonus de Camilla. 

XI. Bolandus Belmuslus. 

XII. Balduinus de Medolico. 

Le cause degli eslerni avevano a Giudici : 

XIII. Simon de Bonolhoma. 

XIV. Guilielmus Roza. 

Al principio dell' anno furono falli poderosi armamenti contro i 
Marsigliesi, ma in seguilo aggiuslala ogni conlesa fu stipulala la 
pace per veni' anni tra quella città e la Repubblica. Quesla si au- 
mentò del castello della Corvara sulla Vara vendutole dal suo signore 
Beghino, col nipote Ghiberlino; ma perciò ebbe a guerreggiare di 
nuovo contro i Malaspina, come abbiamo vedulo ora alleali, ed 
amici del Comune ed ora ribelli, ed ostili , ma sempre vinti dalle 
forze maggiori di Genova. E vinti eran stali pure più volle i Mar- 
chesi di Gavi, sebbene non volessero giammai obbliare gli antichi 
dirilli ed in ogni guisa dimenticassero la soggezione dovula alla 
Repubblica. Il Marchese Alberto che viveva in questo tempo , disub- 
bidiva al Potestà e costui per punirlo lo dannava a dieci anni di 
carcere , al pagamento di mille lire di denari genovesi , e Io 
privava eziandio del diritto che aveva di partecipare al pedaggio 
dell'aulico suo feudo. 

Nuovi privilegi accordava pure il Comune ai Signori Da Pas- 
sano che nuovamente giuravano fedeltà ed obbedienza alla Repub- 
blica (Vedi Liber jurium voi. I. pag. 562). 

39 



( 428 ) 

ANNO 1212, INDIZ. XIV GIUSTA IL COSTUME DI GENOVA 
E XV SECONDO IL VOLGARE. 

Il governo a Consoli era ripristinato in quest'anno, e venivano 
insigniti di (ale dignità: 
I. Guilielmus Embriacus. 
IL Bonifacius q. lacobi de Volta. 

III. Guilielmus Guercius. 

IV. Nicolaus Auriae. 

V. Guilielmus Spintila. 

VI. Sorleonus Piper. 

Nelle Compagne verso il castello amministravano la giustizia: 
I. Bonifacius q. Alberti De Volta. 
IL Bonusvassallus Bruscdus, che altri chiamò Brusello. 

III. Olhobonus Benserrus. 

IV. Guilielmus de Savignonc. 

Nelle altre quattro verso il horcio: 

V. Oberlus de Banfredo. 

VI. Amicus Turcius o De Turc/ia. 

VII. Porconus cioè Oberlus Porcus. 
Vili. Mallhaeus Pignolus. 

Le contese tra gli abitanti delle due giurisdizioni erano giudi 
cale da: 

IX. Bachemus Grossus come notai del casato Dcmari. 

X. Rubaldus Ascherius. 

XI. Vassallus Gatliluxius. 

XII. Villanus Maniaporri. 

Erano Consoli dei forestieri: 

XIII. Bubaldus Tarallus. 

XIV. Obertus Comes. 

I Consoli di quest'anno si resero assai benemeriti della cosa 



( 429 ) 

pubblica. Conchiusero la pace coi Malaspina sino allora in guerra 
col Comune a causa del castello di Corvara; difesero la naviga- 
zione ed il commercio dagli attacchi dei Pisani e dei Provenzali, in- 
viando parecchie galee che in ogni senso percorressero il Mediter- 
raneo. Spedirono ambasciatori in Venezia Lanfranco Rosso ed Oberlo 
Spinola, i quali ottennero la restituzione di alcune merci e dei de- 
nari tolti negli anni scorsi dai Veneti alle navi della Repubblica e 
slabilirono una tregua che comprendeva anche il loro allealo Conte 
di Malta a cagione del quale i due Stali eransi inimicali. Coi Pisani 
altresì fu stipulala una tregua di cinque anni e cinquecento citta- 
dini di ciascuna parte la giurarono. 

Federigo II Re di Sicilia ed eletto Imperatore dei Romani pro- 
metteva il 9 luglio di mantener alla Repubblica il godimento dei 
privilegi dagl'Imperatori concessile, e di ampliarli. 

ANNO 1213, INDIZIONE GENOVESE XV E I VOLGARE. 

La Repubblica era governala da sei Consoli del Comune: 

I. Nicola Embriacus. 

II. Oberlus De Volta. 

III. Guilielmus Scotus. 

IV. Monianarius Aurine. 

V. Federicus Grillus. 

VI. Herodes De Mari. 

La giustizia era amministrala nelle quattro Compagne verso il 
castello da: 

I. lacobus g. Angeloli Vicecomilis 

II. Oberlus de Daìidala, cioè figlio di Dandala nipote di Gu- 
glielmo Guercio e moglie di R Ubaldo di Gionala Della Porla, alla 
quale famiglia appartiene perciò questo Oberlo. 

III. Opizo Guercius. 

IV. Ida Tabacus. 



( 450 ) 

In quelle verso il borgo da: 

V. Obertus Domuscultae, forse lo slesso che Obertus de Bono- 
infante. 

VI. Ogerius Mazanellus. 
VII. Guilielmus Auriae. 

Vili Balduinus Sardena. 
I confluii Ira gli abitanti delle due giurisdizioni erano sciolti da : 

IX. Marlinus Tornellus. 

X. Simon Alpanis. 

XI. Balduinus De Volta. 

XII. Albertus Grillus. 

Le liti tra gli estranei al Comune erano giudicati da : 

XIII. Simon Boltarius. 

XIV. Bufinus de BafpZana; altri tradusse di Bisana o Pessagno?? 
XV. Guilielmus Ficusmalarius. 

I Consoli di quest'anno cercarono in ogni guisa il vantaggio 
della città. Armarono parecchie navi e galee a difesa dei navigli 
della Repubblica ed inviarono Oberlo Della Volta al Re d'Aragona 
a chiedere la restiluzione di un legno genovese che obbligalo dalla 
procella erasi riparalo in quello Slato. Un grave incendio bruciò 
nel gennaio ben cinquanlaqualtro case, e Ire navi fur pure nel 
porlo preda delle fiamme. 

ANNO 1214, INDIZIONE GENOVESE I E II VOLGARE. 

Sei Consoli governavano il Comune. Eglino erano: 

I. Johannes Bubeus De Volta. 

II. Guilielmus Tornellus. 

III. Henricus Guercius. 

IV. Ansaldus De Mari. 

V. Obertus Spintila. 

VI. Ogerius Piper. 



( 431 ) 

La giustizia ora amministrala nelle quattro Compagne verso il 
castello da: 

I. Andreas Boiamundi. 

II. Bonifacius De Volta. 

III. Lamberlus Dragus. 

IV. fìubaldus Ascherii. 

Nelle altro quattro verso il borgo: 
V. Amicus de Braxile. 

VI. Bollar ius Auriae. 

VII. Guilielmus fìoza Roda o Rocius. 
Vili. Vassallus Galtiluxius. 

Le vertenze tra gli abitanti delle due giurisdizioni erano ri- 
solute da : 

IX. Guilielmus Merlonis De Castro. 

X. Bachemus Grossus. 

XI. Marlinus Rocius. 

XII. Balduinus de Medolico. 

Le cause dei forastieri erano giudicale da : 

XIII. Guilielmus q. Balduineti Guercii. 

XIV. Guilielmus de Balneo. 
XV. Carolus de Badano. 

Il fogliazzo dei notai, voi. I pag. 194, nota i Consoli di Carignano. 

Molli decreti furon fatti in quest'anno a migliorar le finanze pub- 
bliche. Si riscattarono alcune gabelle affidate a peculiari società, e 
fu provveduto altresì perchè in avvenire non s'impegnasse per 
più di un anno la riscossione di siffatti dazi. 

Ottone Del Carrello donò tulli i suoi possessi alla Repubblica, 
dalla quale li riebbe in feudo. I documenti veggonsi stampali nel 
Liber jurium voi. I. pag. 265, e da esso risulla altresì che i Si- 
gnori di Lagnelo furono ascritti in quest'anno alla cittadinanza ge- 
novese. Né civili dissidi, nò guerre eslerne lurbarono la quiele della 
Repubblica. 



( *32 ) 

ANNO 1215, INDIZIONE GENOVESE II E III VOLGARE. 

Governavano sei Consoli del Comune: 

I. Guilielmus q. Hugonis Embriaci. 

II. Fulco de Castello. 

III. Donifacius q. Iaeobi de Volta. 

IV. Manuel Auriae. 

V. Lanfrancus de Mari. 

VI. Advocalus, cioè Johannes Advocaius. 

Nelle quattro Compagne verso il Castello erano Consoli dei piali : 
I. Otho Ciliusblancus. 

II. Ansaldus Lecavellum. 

III. Opizo Guercius. 

IV. Guilielmus de Savignoue. 

Nelle altre quattro verso il borgo: 

V. Vassallus Maniavacca. 

VI. Balduinus Sardena. 

VII. Obertus Domuscultae (Vedi anno 1215). 
Vili. Rainaldus Arcantus dello filius Arcanti nei documenti. 
Le liti tra gli abitanti delle due giurisdizioni erano giudicale da: 

IX. Merlo De Castello. 

X. Simon de Bonolhoma. 
XI. Simon Alpanis. 

XII. Villanus Maniaporri. 

II Consolalo dei forestieri cessò di aver peculiari uffìziali, e pre- 
sero ad esercitarne le funzioni i Consoli del Comune per mezzo 
del loro vicario Otho Vicedominus de Alba Causidico. 

Appartiene ai Consoli di quest'anno un allo del 25 gennaio 1216 
che in pergamena originale serbasi nella Biblioteca della Regia Uni- 
versità di Genova. Nella descrizione che io ne feci nel mio volume 
Carle e Cronache Manoscritte per la Storia genovese ecc. (Genova 



( 453 ) 

1835) fu stampalo per isbaglio Lodo del Console di giustizia Oberlo 
Grimaldo mentre dovea leggersi: Lodo dei Consoli di giustizia 
fatto in casa di Oberlo Grimaldo. A rettificare tale errore io slimo 
utile di pubblicar qui il documento stesso, die non è senza impor- 
tanza : 

« Ianuae in domo Oberli Grimaldi Consules de luslilia Vassallus 
Maniavacca Oberlus de domocolta Balduinus Sardena Hainaldus 
Archanlus filius Archanti Iaudaverunl quod Stipergia uxor quon- 
dam Ogerii cepulle de celerò habcal in sokilione librarum Iriginla 
sex nomine sui patrimonii et prò solidis quinque prò expensis 
eslimalorum et iure perpetuo quiete possidcat sinc ornili con- 
tradicione lanfranchi fìlii dicti Ogerii et Bernardi piacentini cura- 
toris honorum quondam Saporiti filii dicti Ogerii et omnium per- 
sonarum medietalem prò indiviso hcdificii domus diciac quae est 
in fossatello super terram sancii syri, et quod hedificium est 
lolum pedes vigilili novem el quarlam. Coheret tolum antea via 
et retro cimeterium sancii syri, a lercia hedificium Wilielmi de 
recho el a quarta domus sancii syri dicti. Hoc ideo fccerunl 
quoniam dissoluto morte malrimonio inter ipsam Supergiam et 
dicium Ogerium el Iransacla tempora lucluosa et Simona uxor 
dicti Saporiti petente raliones suas in bonis dicli Saporiti viri 
sui et ipsa Supergia dicenlc quod prius dcbebanlur ei estimari 
de bonis dicli Ogerii libras Iriginla sex prò sua dote; et vocalis 
legitime per consules diclis lanfranco et bcrnardo quod ipsi Su- 
pergiae de bonis dicli Ogerii noluerinl conlradicere libras Iriginla 
sex prò sua dole Consules vero praediclam medietalem dicli 
hcdificii prò indiviso dicli hedilìcii praefali Ogerii velali prò 
Ieg. ... in solulionem arbitrio exlimalorum il li Supergiac dede- 
runt et Iradiderunt et in eidem Supergiae possessionem .... 
fecerunl de dieta mcdielale prò indiviso dicti hedificii praefali 
Ogerii conlra lanfrancum filium dicli Ogerii el contra diclum 
■ Bernardurn curatorem honorum quondam Saporiti filii dicti Ogerii 



( 45i ) 

« Cepulle constilulum per consules. Anno dominicae itali vital is Mil- 
« lesimo ducenlcsimo sex lo decimo. Indicione lercia die vigesima 
« lercia januarii ». 

« Ego Bonusvassallus Vice-Comes Nolarius jussu Consulis (sic) 
« supradicli scripsi. 

« Ego Bonusvassallus Arcanlus subscripsi. 
« Ego Guido Spinola subscripsi ». 

La Repubblica ebbe nolevoli vantaggi in cpieslo Consolalo. Fu 
imposta una collella di sei denari per ogni libbra di possesso in 
redenzione della gabella del sale, e la costruzione del porlo; venne 
intrapreso il muro della darsena, e si edificò il castello di Monaco, 
che come dicemmo era stalo donalo a Genova dall'Imperatore En- 
rico. Queste opere di pace erano però turbale dalla guerra che 
nella riviera di levante moveva il Marchese Corrado Malaspina, che 
calpestando i giuramenti falli tentava d' innalzare una fortezza 
sul Monte rotondo presso Celasco. Le genti della Repubblica lo sba- 
ragliavano, e gli toglievano il castello di Bossolo. Intanto il com- 
mercio dei nostri era gravemente turbalo dai Veneziani, che colle- 
gali coi Pisani, cogli Anconitani e coi Provenzali lor predavano 
molle navi , di che la Repubblica più lardi vendicavasi. 

Il Re di Armenia Leone confermò ad Ugone Ferrari Ambascia- 
tore del Comune i privilegi concessi ai genovesi negli anni prece- 
denti, e dei nuovi ne aggiunse, e la città di Nizza al mare entrò 
a far parie del territorio della Repubblica. Furono stipulale con- 
venzioni coi Signori di Rivalla , e venne accordala la ciltadinanza 
al Signore di Montaggio Oberlo a condizione ch'egli ed i successori 
pagasser le collette del Comune. Malgrado questi prosperi successi 
le discordie Ira i cittadini erano sempre ardenlissime. Guidone Po- 
lesino e Carbone Malocello assalivano in Bisagno Erode De Mari 
che a mala pena salvava la vita. Severissime pene erano contro 
loro lanciale, ma senza prò, perchè negli anni seguenti sempre 
più inacerbiti gli animi sempre più gravi erano le querele, e più 
crudeli le scambievoli offese. 



( ió-'i ) 

ANNO 1216, INDIZIONE GENOVESE III E IV VOLGARE. 

Ih quest'anno furono deputali per l' ultima volta al Consolalo 
del Comune: 

I. Philippus Embriacus. 
II. Baimundus de Volta (dello pur de Flexia). 

III. Simon de Bulgaro. 

IV. Perticai Auriae. 

V. Guitielmus Spinala. 
VI. Lanfrancus de Turca. 

Cessò in quest'anno il Consolalo dei Piacili e ne assunsero le 
veci cinque Giudici forestieri : 

Per le Compagne verso la città Guilielmus filius Agadi giuspc- 
rilo piacentino. 

Per le altre verso il borgo: lacobus de Brixiis Causidico mi- 
lanese. 

Per la giurisdizione del mezzo: Bertoldus Bonzclla Causidico di 
Pavia. 

Per i forestieri Giraldus de MoiHanario Causidico parmigiano. 

E per le cause del Comune: Monferralus Causidico cremonese. 

Come nella prefazione avvertii la Repubblica chiamò d'ordinario 
dopo quest'epoca eslranei ad amministrar la giustizia, onde il loro 
volo fosse più imparziale. Ciò malgrado i Cronisti ci riferiscono 
che negli anni 1247, 1248, 1249 e 1250 furono eletti a Giudici, 
dei cittadini, i nomi dei quali noterò nel lavoro che preparo sulla 
epoca alla quale spelta la lor magistratura. 

E di quest'anno che fu l'ultimo per il governo consolare, 
gioverà notare che grandi armamenti si fecero contro i Pisani ed 
i Veneziani che preparavansi ad assalire uniti la Repubblica, e 
perciò i cittadini furono obbligati a concorrere alla spesa con Ire 
denari per ogni lira di lor possesso in mobili e slabili, ed a man- 



( 436 ) 

tenere due soldati per ogni migliaio di lire di proprietà. Tale ar- 
mala però a nulla servì, perchè i nemici desistettero dagli appre- 
sti e lasciarono tranquilla la Repubblica. La città però non potè 
godere della pace a causa delle discordie civili che vivissime ripul- 
lularono con gravissimo danno di lutti. Per esse perde la vita 
Guglielmo Pignolo uomo consolare, e molto sangue fraterno fu 
sparso. Intanto furono obbligati i Consoli a riprendere colle armi 
il castello della Corvara invaso da Guglielmo Malaspina , e dovettero 
all'aiuto degli amici lucchesi la liberazione dei loro legati arrestali 
da Andrea Marchese di Massa mentre recavansi a Roma. 



INDICE 

DEI CONSOLI DEL COMUNE 



GIUSTA L'ORDINE ALFABETICO DEI LORO MI 



Riuscirebbe inulile o almeno poco fruttuoso alla Cronologia ed 
alla Diplomatica genovese il mio lavoro sul Consolalo, senza un in- 
dice che offrisse i nomi e cognomi dei Consoli slessi ordinali in 
serie alfabetica e questo io quindi pur presento allo studioso. 
E perchè possa meglio giovarsene , darò prima l' indice dei nomi 
dei Consoli del Comune coli' indicazione dell'anno nel quale ot- 
tennero tal dignità ; un simile catalogo seguirà dei Consoli dei 
Piacili, ed un terzo elenco finalmente riunirà gli uni e gli altri 
giusta l'ordine dei loro cognomi. 



A 



Albcricus nel 1171, 1178, 1180. 
Alberlonus de Ansaldo De Ila nel 1150. 
Amicus Bruscus dal 10DO al 1102. 



( '«.38 ) 

Aniietis Grillus noi 1163, 1165, 1 172, 1176, Il 79, H86, 1194- 

Ainicus filius Amici Grilli nel 1184. 

Andreas Auriae nel 1182. 

Angelolus De Mari nel 1183, 1187, 1214. 

Ansaldns Auriae nel 1134, 1147, 1154, UGO. 

Ansaldus (De) Biaxile dal 1099 al 1102. 

Ansaldus Buflerius nel 1183 e 1187. 

Ansaldus Mallonus nel 1134, 1136, 1138, 1142, 11 46, 1148, 

1150, 1159. 
Ansaldus Picamilium nel 1164, 1175, 1182, 1189. 
Ansaldus Spintila nel 1152 e 1159. 

Ansaldus Tanclerii de Mauro de Plalealonga nel 1166, 1173, 1181. 
Anselmus Camus nel 1169 e 1181. 



Arnaldus Balligatus nel 1125. 



B 



Baldicio o Baldissonus Ususmaris nel 1158, 1164, 1176, 1179. 

Balduinus nel 1147. 

Balduinus Guercius nel 1188. 

Bellamutus nel 1124, 1126, H30, 1158, 1142, 1144, 1168, 1175. 

Bisaccia — Vedi Bubaldus Bisaccia. 

Bisaccinus fìlius BisacciaB nel 1178, 1185, 1189. 

Boemundus scrino pure Boiamundus e Boiemons de Odone de Ga- 

raldo nel 1157 e 1170. 
Bonifacius q. Jacobi De Volla nel 1212 e 1215. 
Bonusenior Mallonus nel 1145. 
Bonusmatus de Medolico dal 1099 al 1102. 
Bonusvassallus de Antiochia nel 1174. 
Bonusvassallus de Odone de Garaldo nel 1152 e 1138, 
Bonusvassallus de Teloica nel 1155 e 1142, 
Botericus Vicecoines nel 1151. 






( 459 ) 

c 

Caffarus (de Caschifellone ) nel 1122, 1123, 1127, 1141, 1146, 

1149. 
Corsus Sigismundi nel 1164, 1167, 1172. 



D 



Daniel Anriae nel 1209. 



E 



Enricus Vide Henricus. 



Fabianus Crispinus nel 113i. 

Federicus Grillus nel 1213. 

Fulco de Castro o Caslello nel 1175 e 1188. 

Fulco fìlius Fulconis de Castro o Caslello nel 1207 e 1215. 

Fulco Spezapedra nel 1182 e 1188. 



Gandulphus Picamilium nel 1157. 
Gandulphus Rufiis dal 1110 al 1114 e nel 1120, 1121. 
Grimaldus fìlius Olhonis Cannella? nel 1162, 1170, 1184. 
Guido de Rustico de Erizone dal 1099 al 1102; da questo al 

1106, e dal 1110 al 1114. 
Guido Spinula major dal 1102 al 1106, dal 1110 al 1114, e nel 

1120 e 1121. 



( 440 ) 

Guido Spinili;» (minor) nel 1189 o 1201. 

Guilielmus Auriae o De Auria nel 1174, 1179, 1181, 1183, 1180 

e 1194. 
Guilielmus Barca nel 1140. 
Guilielmus Bufferius major dal 1110 al 1114. 
Guilielmus Buronus (dei Della Volla) nel 1137, 1148, 11 50, 11G2, 

1192, 1194. 
Guilielmus Cassicii De Volla nel 1103. 
Guilielmus Cicala nel 1101 e 1 165. 
Guilielmus De Bonobello nel 1124, 1139, 1151. 
Guilielmus De Mauro De Plalealonga nel 1123 e 1131. 
Guilielmus (Nigcr) De Nigro nel 1140, 1149, 1153. 
Guilielmus De Nigronc nel 1173, 1178 e 1208. 
Guilielmus De Volla nel 1123, 1127, 1130, 1132, 1139, 1141, 

1143. 
Guilielmus Embriacus (major) dal 1102 al 110G. 
Guilielmus Embriacus (minor) (a) nel 1187, 1189, 1201, 1208, 

1212. 
Guilielmus filius Hugonis Embriaci nel 1209 e 1215. 

Guilielmus fìlius Nicolse Embriaci nel 1194 e 1210. 

Guilielmus Guercius nel 1195, 1201, 1208, 1212. 

Guilielmus Judex de Drubeco nel 1122 e 1128. 

Guilielmus Longus nel 117i e 1177. 

Guilielmus Lusius nel 1137, 1145, 1150, 1153, 1155. 

Guilielmus Malabilus dal 1100 al 1110. 

Guilielmus Malusaucellus (major) nel 1140. 

Guilielmus Malusaucellus (minor) nel 1193, 1207, 1210. 

Guilielmus Modiusferri nel 1178 e 1182. 

Guilielmus Pellis nel 1149. 

Guilielmus Picamilium nel 1120, 1132, 1147. 

Guilielmus Piper (major) nel 1125, 1128, 1129, 1151, 1159. 

Guilielmus Piper (minor) nel 1174 e 1180. 



( 441 ) 

Guilielmus Porcus nel 1120, Mio, H55. 

Guilielmus Rubeus De Volta nel 1209. 

Guilielmus Sardena nel 1171 e 1177. 

Guilielmus Scolus nel 1215. 

Guilielmus Spinula nel 1208, 1212, 1210. 

Guilielmus Slralandus nel 1151. 

Guilielmus Tornellus fìlius Ingonis nel 1214. 

Guilielmus Tornellus fìlius Johannis nel 1184, 118G, 1195. 

Guilielmus Venlus nel 1144, 1149, 1157, 11G3, 1177, 1180, 

1185, 1189. 
Guiseardus (de Caschifellone) nel 1128, 1129, 1140, 1145. 



H 



Henricus Auriae o De Auria nel 1 1 50. 

Henricus De Nigro nel 1195, 1207 e nel 1209. 

Henricus Delesalve nel 1210. 

Henricus Domuscullae nel 1210. 

Henricus Guercius nel 1157, 1148, 1155, 11 00. 

Henri jus Guercius nel 1214. 

Henricus Mallonus nel 1167. 

Henricus Picamilium nel 1190. 

Herodes Demari nel 1213. 

Hugo de Baldissone Fornario nel 1175 e 1180. 

Hugo Embriacus nel 1195. 

Hugolinus Mallonus nel 1185, 1186, 1195. 



Iacobus De Turca nel 1184 e 1187. 

Ido de Carmadino (major) dal 1102 al 1106 e nel 1118 e 1119. 

Ido de Carmadino (minor) nel 1180, 1187. 1190, 1195, 1209. 



( 442 ) 

Idi» Gonlardus o Conlardus (major) nel 1145 e 1158. 

Iiln Gonlardus o Conlardus (minor) nel li fili e 11 68. 

Ido Picius o Pizo nel 1181, 1192. 

Jdo Porcellus nel H56. 

Ingo Conlardus nel 1135. 

Ingo De Flexia fìlius Jngonis De Volla nel 1173, 1175, 1177, 

1180, 1182, 1185, 1188. 
Ingo De Volla nel 1158 e 1162. 
Ingo Tornellus nel 1169. 
Iohannes Advocatus nel 1210, 1215. 
lohannes Malusancellus nel 1155, 1158. 
Iohannes Rnbeus De Volla nel 1214. 
lonalas Crispinus nel 1159. 
Iordanus De Porla nel 1148. 
Iordanus Richerius nel 1201. 
Ilerius Pedicula dal 1106 al 1110 e quindi nel 1118, 1119, 1123, 

1127. 



Lamberlus Gelius dal 1114 al 1118. 

Lamberlus Grillus nel 1168. 

Lanfrancus De Albericis nel 1160, 1164, 1173. 

Lanfrancus De Mari nel 1215. 

Lanfrancus De Turca nel 1216. 

Lanfrancus Piper nel 1136, 1138, 1141, 1143, 1146, 1148, 1150, 

1154, 1156, 1159, 1163, 1167, 1183, 1185, 1190. 
Lanfrancus Roza dal 1114 al 1118 e nel 1120 o 1121. 
Lanfrancus Rubens De Volla nel 1207. 
Lanfrancus Velulus nel 1 1 35. 



( 415 ) 

M 

Manuel Auriae nel 1215. 

Marchio De Caffara noi 1127. 

Marchio De Volla nel 1161 e 11 04. 

Marlinns De Mauro de Plalealonga nel 1153. 

Maurinus Rodoani do Mauro de Plalealonga nel 1190. 

Maurus De Plalealonga dal 1099 al 1102 e dal 1100 al IMO. 

Monianarius Auriae nel 1208 e 1213. 

N 

Nicola Auria3 De Auria nel 1207, 1212. 

Nicola De Mari nel 1189. 

Nicola De Rodulpho nel 11 OS e 1173. 

Nicola Embriacus nel 1170, 1179, 1185, 1188, 1213. 

Nicola Mallonus nel 1182, 1201. 

Nicola Roza nel UGO, 11G9, 1171. 

Nuvolonus De Alberici* nel 11G2, Il 08, 1178, 1181, 1184, 1192. 



o 



Oberlus Cancellarius nel 1155. 

Oberlus De Volla nel 1213. 

Oberlus Malusaucellus dal 1114 al 1118. 

Oberlus Recalcalus nel UGO, 1170, 1177, 

Oberlus Spintila nel 1149, 1154, 1157, 1101 , 1 103, 1107, 1172, 

1188, 1214. 
Oberlus Spinula filius Simonis nel 1207 e 1214. 
Oberlus Turris nel 1135, 1140, 1147. 
Oberlus Ususmaris (major) nel 1131. ;!: , 



( 4ii ) 

Oberlus Ususmaris (minor) nel 1192 e 1209. 

Ogerius o Oglerius Capra dal 1114 al 1118 e nel 1125. 

Ogerius o Oglerius De Guidone nel 1132, 1139, 1142, 1145, 1147, 

1154, 1159. 
Ogerius o Oglerius Piper nel 1214. 
Ogerius o Oglerius Venlus nel 1148, 1156, 1170, 1170, 1179, 

1188, 1192. 
Opizo Mussus nel 1120 e 1121. 
Olho Cannella nel 1133 e 1135. 

Odio Conlardus o Gonlardus nel 1126, 1128, 1129, 1131. 
Odio De Caffaro nel 1166, 1169, 1171, 1174. 
Odio De Gandulpho Rufo nel 1125 e 1132. 
Odio De Garaldo nel 1118 e 1119. 
Odio De Mari nel 1122 e 1127. 
Odio De Nigro nel 1189. 

Olho Fornarius (major) dal 1106 al 1110, e nel 1118 e 1119. 
Olho Fornarius (minor) nel 1170 e 1178. 
Olho Rufus nel 1151. 

Olhobonus de Albericis nel 1165, 1167, 1170, 1172, 1174, 1179. 
Odiobonus de Cruce nel 1208. 



Paganus De Volta nel 1099 al 1102. 

Perei vai Auriae nel 1216. 

Philippus Embriacus nel 1216. 

Philippus de Lamberto nel 1141. 1144, 1147, 1161. 

Primus de Casiro o Castello nel 1122. 

R 

Raimundus De Flexia o de Volta nel 1186, 1190, 1216. 



( 445 ) 

Raynaldus Sardena nel 1124 e 1127. 

Rodoanus de Guilielmo de Mauro de Plalcalonga nel 1150, 11 GÌ, 

1167, 1176, 1189. 
Rogerius de Marabolo nel 1167 e 1169. 
Rogeronus de Castello nel 1175. 
Rogeronus de Ila nel 1157, 1160, 1163. 
Rubaldus Bisaccia nel 1149, 1152, 1159, 1162, 1164, 1167, 

1172, 1175, 1177, 1181, 1192. 
Rubaldus De Albericis nel 1152. 
Rubaldus Lercarius nel 1194. 
Rubaldus Porcellus nel 1184. 

Rubaldus Rubeus (Guelphus eliam dictus) nel 1171. 
Rubaldus Velulus nel 1124 e 1150. 
Rubeus De Volta nel 1185 e 1187. 



s 



Sigismundus Muscula nel 1172. 

Simon Auriae nel 1165, 1166, 1172, 1176, 1180, 1185, 1188. 

Simon De Bulgaro nel 1216. 

Simon De Camilla nel 1210. 

Simon Venlus nel 1190 e 1195. 

Soileonus Piper nel 1212. 

Spezapedra V. Fulco Spezapedra. 



T 



Tanclerius De Mauro de Plalealonga nel 11 44, 1152. 
Tbomas Venlus nel 1194. 



ELENCO ALFABETICO 

DEI CONSOLI DEI PLACITI 



A 



Àdelardus de Burgo nel 1189. 

Albericus de Porla nel 1177. 

Alberlomis de Ansaldo Ila nel 1130. 

Alberlonus Picius nel 1184 e 1186. 

Albertus Caslanea nel 1177. 

Albertus Grillus nel 1173 e 1213. 

Albertus Lercarius nel 1 160. 

Amicus De Braxile nel 1214. 

Amicus De Murla nel 1161. 

Amicus Grillus nel 1157, 1160, 1181. 

Amicus Guercius nel 1202, 1205, 1207, 1211. 

Amicus Mallonus nel 1194 e 1200. 

Amicus Turcius o de Turca nel 1205 e 1212. 

Amigonus De Castro o Castello nel 1203, 1205, 1208. 

Andreas Boiamundi nel 1214. 



( 448 ) 

Andreas De Carmadino nel 1211. 
Andreas Doniuscullac nel 1202. 
Andreas Grillus nel 1200. 
Angelotus De Caffara nel 1182 e 111)2. 
Angelolus Vicecomes nel 1184, 1186, 1191, 1199. 
Angelus Polizinus nel 1207. 
Ansaldonus nel 1175. 

Ansaldonus de Porla nel 11 08 (forse una persona sola eoi pre- 
cedente). 
Ansaldus Auriae o De Auria nel 1140. 
Ansaldus Cebae nel 1175. 
Ansaldus Crespinus nel 1130 e 1138. 
Ansaldus De Castello nel 1199. 



Ansaldus De Nigro nel 1174. 



Ansaldus De Orlo nel 1210. 

Ansaldus Golia nel 1101, 1109, 1171, 1170, 1180, 1182, 1184, 

1190. 
Ansaldus Guaracus nel 1183. 
Ansaldus Lecavellum nel 1205, 1215. 
Ansaldus Malfante nel 1204. 
Ansaldus Pizo o Picius nel 1147. 
Ansaldus Sardena nel 1134 e 1171. 
Ansaldus Spinola nel 1 1 50. 
Anselmus Carmadinus nel 1192. 

Anselmus de Caffara nel 1150, 1158, 1100, 1171, 1173, 1181. 
Anselmus Garrius nel 1104. 



B 



Bachcmus q. Lanl'ranci Bachemi nel 1208. 
Bachemus Grossus nel 1212 e 1214. 
Baialardus De palio nel 120i. 






( 449 ) 

Baldieio o Bardicionus Bociachcnsis nel 1209. 

Baldicio Cutis nel 1189. 

Baldieio o Baldissonus Ususmaris nel 1 1 54. 

Balduinus Bisaccia nel 1204. 

Balduinus De Medolico nel 1188, 1205, 1207, 1211, 1214. 

Balduinus De Volto nel 1200, 1204, 1207, 1210, 1213. 

Balduinus Mussus nel 1209, 1211. 

Balduinus Sardena nel 1207, 1210, 1213, 121 5. 

Balduinus Scolus nel 1185, 1188. 

Ballicus De Castello nel 1211. 

Barlholomaeus Domuscultoe nel 1202. 

Bellamulus nel 1140. 

Bellusbrunus De Castello nel 1191 e 1195. 

Belmuslus Lercarius nel 1200 e 1205. 

Bellramcs de Savignone nel 1200. 

Bernicio de Campo nel 1199. 

Berrominus de Campo nel 1190. 

Berlololus De Volto nel 1204. 

Bocculius Capilisgalli nel 1208. 

Bocculius De Mari nel UGO*. 

Boemundus Boiamundus e Boiamons de Odone de Garaldo nel 113i, 

1139, 1146, 1150, 1155, 1157, 1159, 11G2, 1175. 
Bonifacius q. Alberti De Volto nel 1201, 1203, 1205, 1207, 1212, 

1214. 
Bonifacius q. Ogerii De Guidone de Rustico de Erizonc nel 1190, 

1204, 1209. 
Bonus De Ilerio nel 1130. 

Bonusvassallus Barbavamo filius Nicolae 1207, 1209, 1211. 
Bonusvassallus Brunus nel 1185 e 1187. 
Bonusvassallus Brusedus nel 1212. 
Bonusvassallus De Antiocbia nel 1135 e 1171. 
Bonusvassallus De Bonohoinine nel 1135. 



( 450 ) 

Bonusvassallus De Castro nel 1155, 1 158, 1164. 

Bonusvassallus De Guisulpho nel 1137. 

Bonusvassallus de Lamberto Medico nel 11 02. 

Bonusvassallus de Odone de Garaldo nel 1130, 1140, 1143. 

Bonusvassallus de Tcloica nel 1133. 

Bonusvassallus Ususmaris nel 1170. 

Bonusvicinus De Campo nel 1137. 

Boltarius Auriae nel 1187, 1204, 1207, 1209, 1211, 1214. 



Cafl'arus de Caschifellone nel 1130 e 114i. 

Carolus de Baliano nel 1214. 

Ceba nel 1142, 1145. 

Conradus Rufus nel 1152. 

Conlardus Rufus (forse lo slesso che Conradus) nel 1102. 

Corsus De Palazzolo nel 11(37, 1180, 1192, 1194. 

Corsus Serrae nel 1159 e 11G3. 

Corsus Vicecomes nel 1201. 

D 

Dondedeus De Campo nel 1208 e 1210. 

E 

Elyas nel 1154, 1157, 1139, 1141, 1144. 
Enricus Vedi Ilenricus. 

F 

Fabianus Crispinus nel 1137. 



( 451 ) 

Fedcricus de Àlberieis nel 1181 e 1197. 

Fredencio Conlardus o Gonlardus nel 11 48, 1150, 1154, 11 57, 

11G7, 1170, 1172, 1177, 1187. 
Fulco de Ghisulpho nel 1204. 
Fulco Guitiae Coraitissae nel 1178 e nel 1182. 
Fulco Spezzapedia nel 1191 e 1194. 






Genuardus de Vulpe nel 1 1 50. 

Ghisuiphus De Campo nel 1186. 

Guido Laudensis nel 1161. 

Guido Spinula (Minor) nel 1179. 

Guidolus De Nigrone nel 1168, 1 1 7T>, 1178. 

Guidolus Zurlus nel 11 (il e 1175. 

Guilielmus Auriae nel 1102 e 1215. 

Guilielmus Barca nel 1157. 

Guilielmus Becherius nel 1201. 

Guilielmus Brussedus o Bruxedus nel 1157. 

Guilielmus Bufferius nel 1155, 1145, 1149, 1152, 1158, 1161, 

1165. 
Guilielmus Buronus nel 1182. 
Guilielmus Capulorgogii nel 1162. 
Guilielmus Cavaruncus nel 1160, 1162, 1164, 1108, 1171, 1174, 

1176, 1179. 
Guilielmus Cicala nel 1152, 1155, 1157. 
Guilielmus Crispinus nel 1172, 1174, 1191, 1201. 
Guilielmus De Balneo nel 1208, 1210, 1214. 
Guilielmus De Bonobcllo nel 1150. 
Guilielmus De Carmadino nel 1176. 
Guilielmus de Castro filius Merlonis nel 1214. 
Guilielmus De Orlo nel 1209. 



( 452 ) 

Guilielmus de Infanlibus nel 1210. 

Guilielmus de Marino nel 1159. 

Guilielmus Niger, o de Nigro, nel 1130, 1136, 1138, 1140, Il 48, 

1151. 
Guilielmus de Nigrone nel 1171, 1187, 1205. 
Guilielmus de Nigro lilius Oboi-li nel 1199. 
Guilielmus de Palio nel 1200 e 1203. 
Guilielmus de Ripa Judex nel 1153. 
Guilielmus Duca nel 1193. 
Guilielmus de Savignone nel 1212 e 1215. 
Guilielmus Ficusmalarius nel 1201, 1208, 1210, 1213. 
Guilielmus Fornarius nel 1174, 1179, 1195. 
Guilielmus Gallela nel 1166 e 1187. 
Guilielmus Garrius nel 1156. 
Guilielmus Guercius q. Dalduineli nel 1214. 
Guilielmus Jiulex de Ncvaria nel H4'i. 
Guilielmus Lercarius nel 1188 e 1195. 
Guilielmus Lusius nel 1134, 1141, 1143. 
Guilielmus Mallonus nel 1173, 117G, 1179, 1182, 1184, 1188, 

1193, 1199. 
Guilielmus Panerius nel 119G. 
Guilielmus Panzanus nel 1197. 
Guilielmus Pcsullus nel 1137, 1142. 
Guilielmus Picamilium (Major) nel 1150. 
Guilielmus Picamilium (Minor) nel 1177, 1193, 1200. 
Guilielmus Roza o Rocius nel 1194, 119G, 1198, 1200, 1202, 1209, 

1211, 1214. 
Guilielmus Rufus nel 1159. 
Guilielmus Sardena {senza indicazione del nome del padre) nel 

1164. 
Guilielmus Sardena filius Ansaldi nel 1207. 
Guilielmus Sardena filius Rainaldi nel 1208. 



( 453 ) 

Guilielmus Scivorellus nel 1207. 

Guilìelmus Spavaldus nel 1205. 

Guilielmus Slanconus nel 1149, 1152, 1155, 1157. 

Guilielmus Suzopilus nel 1166. 

Guilielmus Tornellus filius Ingonis nel 1186, 1191, 1198, 1205, 

1209. 
Guilielmus Tornellus filius lohannis nel 1179, 1181, 1197, 1202. 
Guilielmus Urselus filius Nicolae De Rodulpho nel 1178. 
Guilielmus Ususmaris filius Bonivassalli nel 1203. 
Guilielmus Ususmaris filius Oberli nel 1181 e 1199. 
Guilielmus Zerbinus nel 1191. 
Guirardus De Murla nel 1204. 



II 



Henricus Cigala nel 1201 e 1205. 

Henricus Conlardus o Gonlardus nel 1166, 1171, 1176. 

Henrìeus De Amia nel 1186. 

Henricus De Murla nel 1181. 

Henricus De Nigro nel 1182. 

Henricus Domuscullae nel 1201, 1205. 

Henricus Gucrcius nel 1198. 

Henricus Index nel 1165. 

Henricus Mallonus nel 1165, 1204, 1206, 1208. 

Henricus Malusaucellus nel 1158. 

Henricus Mazalis nel 1199 e 1201. 

Henricus Roza nel 1 1 50. 

Hugo Alberici nel 1175, 1181, 1190, 1195. 

Hugo de Baldissone Fornario nel 1156, 1165, 1197. 

Hugo de Elia nel 1151. 

Hugo Judcx nel 1145, 1147. 

Hugo Mallonus nel 1188, 1195. 



( 454 ) 
Hugolinus Mallonus nel 1178, 1197. 



lacobus Àngeloli de Caffara nel 1209. 

lacobus Angcioli Vicecomitis nel 1207. 

lacobus q. Àngeloli Vicecomilis nel 1215. 

lacobus de Insnlis nel 1207, 1210. 

lacobus de Marino nel 1200. 

lacobus Finamor nel 120G. 

lacobus Picamilium nel 1204. 

Ialonus iìlius Pbilippi de Insta nel 1190. 

Ido Conlardus o Gonlardus (major) nel 1156. 

Ido Conlardus o Gonlardus (minor) nel 1155. 

Ido filius Hugonis de Baldicione Fornario nel 1190 

Ido Picius o Pizus nel 11 02 e 1192. 

Ido Slanconus nel 1193, 1199, 1204, 1200. 

Ido Tabacus nel 1210, 1213. 

Ingo Clericus nel 1130. 

Ingo de Galliana nel 1193 e 1203. 

Ingo de Volla nel 1134, 1139, 1147. 

Ingo de Volla nel 1200. 

Ingo (q. Cassidi) de Volla nel 1188. 

Ingo Gallella nel 1134. 

Ingo Tornellus nel 1199, 1203, 1211. 

lobannes Bolclus nel 1185. 

Johannes de Infantibus nel 1180. 

Iohannes ludex nel 1105. 

lobannes Malusauccllus nel 1155. 

lobannes (q. Vassalli) Stralerise nel 1202. 

Ionalas Cavaruncus nel 1185. 

lonalas Crispinus nel 1154, 1 L'ili. 



( 455 ) 

Fonalas de Campo nel 11(50. 
lonalas Pedigula nel 1135. 
Iordanus de Porla nel 1135. 



Lambertus Domuscullae nel 1206. 

Lambcrlus Dragus nel 1213. 

Lambertus Grillns nel 1161. 

Lambertus Philippi filius nel 11(51. 

Lanfrancus de Mari nel 1187. 

Lanfrancus de Oglerio de Rodulpbo nel 1136. 

Lanfrancus de Palio nel 1187. 



HI 



Marchio de Caffara nel 1164. 

Marchio de Volta nel 1157. 

Marchio Grillus nel 1201 e 1205. 

Marchio Guaracus nel 1135. 

Marinus de Porla nel 1150, 1141, 1146, 1148. 

Marinus Rodoani de Mauro nel 1186. 

Marlinus de Mauro nel 1153. 

Martinus Rocius nel 1214. 

Marlinus Tornellus nel 11 77, 1185, 1192, 1201, 1204, 1208, 1213. 

Matlhaeus Pignolus nel 1212. 

Merlo de Castello nel 1215. 



N 



Nicola Boccucius nel 1201, 
Nicola Bolarius nel 1206. 



( 456 ) 

Nicola Do Marabolo lilius Rogerii nel 1195 e 1201. 

Nicola De Rodulpho nel 1156 e 1158. 

Nicola Embronus nel 1194. 

Nicola Lcccanuplias nel 1202. 

Nicola Mallonus nel 1205. 

Nicola Roza nel 1155, UGO, 11 (il. 

Nuvolonus De Albericis nel 1158 e 1 1 00. 



o 



Obcrlus Cancellarius nel 1147, 11 49, 1151, 1153, 1157, li 60, 

1163. 
Oberlus Castagna nel 1205. 
Oberlus Comes nel 1209 e 1212. 
Oberi us De Bonoinfantc nel 1171. 
Oberlus De Cascbifellone nel 1133 e 1135, 
Oberlus De Ceba q. Vegii nel 1205. 
Oberlus De Dandala nel 1210 e 1213. 
Oberlus De Domoculla nel 1165, 1213, 1215. 
Oberlus De Nigro nel 1175, 1180, 1186, 1189, 1197. 
Oberlus De Ranfredo nel 1212. 
Oberlus De Roza o Roca nel 1180. 
Obcrlus q. Giraldi nel 1197. 
Oberlus Lucensis nel 1182, 1184, 1189, 1197. 
Oberlus Mallonus nel 1209. 

Oberlus Malusaucellus nel 1165, 1167, 1175, 1175. 
Obcrlus Pedicula nel 1180, 1183, 1185, 1189. 
Oberlus Porcus nel 1196, 1198, 1199, 1202, 1212. 
Oberlus Recalcalus nel 1155, 1158, UGO, 1162, 1164. 
Obcrlus Spinula nel 1144. 
Oberlus Ususmaris nel 1138. 
Oglerius Capra nel 1 130. 



( 457 ) 

Oglerius De Mari nel 1150 e 1142. 

Oglerius o Ogerius De Palio nel 1189 e 1191. 

Oglerius o Ogerius Mazzanellus nel 1195, 1198, 1205, 1215. 

Oglerius o Ogerius Scolus nel 1194. 

Oglerius o Ogerius Venius nel 1145. 

Oionus, Odonus, Oìhonus De Insulis nel 1170, 1178, 1188. 

Oliverius Guarracus nel 1191 e 1193. 

Opicinus ed Opizo Lecavelluiii nel 1148 e 1185. 

Opizo Guercius nel 1206. 1208, 1210, 1215, 1215. 

Opizo Guercius filius Guilielmi nel 1 1 90 , 1199, 1201, 1205. 

Opizo Sardcna nel 1156 e 1159. 

Odio Bencerrus nel 1151. 

Odio Ciliusblancus nel 1215. 

Odio De Caffaro nel 1158. 

Odio de Castello nel 1190. 

Olbo De Gandulpho Rufo nel 1150. 

Odio Elia! nel 1187. 

Odio Guarracus nel 1191, 1201, 1205, 1209. 

Odio Judex nel 1142, 1145, 1154. 

Odio Fornarius nel 1170. 

Odio Mallonus nel 1185. 

Odio Pezullus nel 1180, 1185, 1185, 1202, 1206, 1208, 1210. 

Olhobonus Bencerrus nel 1212. 

Olhobonus De Albcricis nel 1160 e 1165. 

Olhobonus De Camilla nel 1211. 



Paganus De Rodulpbo nel 1205. 
Paganus De Volta nel 1165. 
Paschalis Ilelise nel 1174 e 1177. 

Pascbalis De Marino nel 1164, 1166, 1167, 1168, 1175, 1174, 
1178, 1179, 1181. 



( m ) 

Petrus Capra nel 1188. 

Petrus De Marino nel 1172, 1177, 1190. 

Philippus Baratlerii nel 1172. 

Philippus Cavaruncus nel 1196, 1198, 1200, 1202. 

Philippus De Bonifacio (forse de Plalealonga) nel 1165, UGO, 1169, 

1170, 1172. 
Philippus De Jusla nel 11 09, 1170, 1178. 
Philippus De Lamberto nel 1158. 
Podius Cancellarius nel 1208. 



n 



Raimundus Cancellarius nel 1202, 1211. 

Rainaldus Arcani us nel 1190 e 1215. 

Raiualdus De Castello nel 1192. 

Rainaldus Gabus nel 1140. 

Rainaldus Gauxonus nel 1154 e 1157. 

Rainaldus Slrugonus nel 1184. 

Rodoanus De Guilielmo De Mauro De Plalealonga nel 1145. 

Rogerius Heliae nel 1190, 1198, 1200. 

Rogerius Justse nel 1172 e 1175. 

Rolandus Belmuslus nel 1205 e 1211. 

Rolandus Guarracus nel 1109 e 1177. 

Rolandus De Carmadino nel 1191. 

Rubaldus Ascherius nel 1212 e 1214. 

Rubaldus De Curia nel 1184. 

Rubaldus De Ginata nel 1200. 

Rubaldus De Pinasca nel 1179. 1185, 1188. 

Rubaldus Heliae nel 1199. 

Rubaldus Guarracus nel 1172 e 1192. 

Rubaldus Ionalhae De Porla nel 1195. 

Rubaldus Lercarius filius Alberti nel 1192. 



( 459 ) 

Rubaklus Lerearius nel 1 1 74 e il 78. 

Rubaldus Mallonus nel USO. 

Rubaldus Porccllus nel 1180. 

Rubaldus Tarallus nel 1202, 1208, 1212. 

Rubaldus Ususmaris nel 1174. 

Rubaldus Vicecomes nel 1134 e 1156 

Rufinus De Raffiana nel 1213. 



Sigismundus Muscula nel 1146, 1149, 1164, 1172, 1176, 1179. 

Simon Alpanis nel 1203, 1208, 1210, 1213, 1215. 

Simon Auriae nel 1156. 

Simon Bachemus nel 1194. 

Simon Rollarius nel 1210 e 1213. 

Simon Bufferius nel 1185, 1189 e 1195. 

Simon De Bonolhoma nel 1209, 1211, 1215. 

Simon Leccanuplias nel 1196, 1197, 1198. 

Simon Pignolus nel 1202. 

Simon Sardena nel 1199. 



Tanclerius Alda? nel 1175, 1182, 1185, II8S, 1192. 
Tanclerius De Mauro De Plalealonga nel 1156. 
Tanclerius Pbilippi De Plalealonga nel 1180 



V 



Vassallus de Laumello nel 1197, 1198. 

Vassallus Galliluxius nel 1215. 

Vassallus Grillus nel 1185, 1198, 1204. 31 



( 400 ) 

Vassallus Mania vacca nel 1215. 

Villanus De Insulis nel 1185, 1189, 1109, 1200, 1211. 
Villanns Maniaporri nel 1205, 120G, 1209, 1212, 1215. 
Viridis De Mascalo nel 1 184. 



Zacharias De Cnslello nel 1202. 



INDICE 

l J EH ONDINE DI COGNOMI 

DEI CONSOLI DEL COMUNE 

E DEI PLACITI 



NB. La lettera C indica il Consolalo del Comune; P (/nella dei Placiti. 



A 



Advocalus Iohannes nel 1210 e 1215. 
Alberici* (De) Albericus C. 1171, 1178, 1180. 

Federicus P. 1181, 1197. 

Hugo C. 1186, P. 1175, 1181, 1190, 1195. 

Lanfrancus C. 1160, 1164, 1173. 

Nuvolonus C. 1 1 62, 1 1 68, 1 1 78, 11 81 , 1 1 84-, 1 1 92. 
P. 1158, 1160. 

OlhobonusC. 1165, 1167, 1170,1172,1174,1179. 
P. 1160, 1163. 

Rubaldus C. 1152. 

Hugo P. 1173, 1181, 1190, 1195. 
Aldae Tanclcrius P. 1175, 1182, 1185, 1188, 1192. 



( 462 ) 

Alpanù Simon 1». 1205, 1208, 1210, 1215, 1215. 

Ansaldonus vedi De Porla. 

Antiochia (De) Bonusvassallus C. 1174, P. Ilo)», 1171. 

Arcantus Rainaldus P. 1190, 1215. 

Ascherius Rubaldus P. 1212, 1214. 

Auria (De) Andreas fìlius Simonis C. 1182. 

Ansaldus C. 1134, 1147, 1154, UGO. P. 1140. 
BuUarius fìlius Guilielmi P. 1187, 1204,1207, 120!), 

1211, 1214. 
Daniel C. 1209. 

Guilielmus fìlius Ansaldi C. 1174, 1179, 1181, 1183, 
1186, 1194, 1102. 
» Guilielmus fìlius Boliarii P. 1213. 

Henricus fìlius Ansaldi C. 1156. P. 1186. 
» Manuel fìlius Nicolai C. 1215. 

Nicolaus fìlius Simonis C. 1201, 1207, 1212. 
Monlanarius fìlius Guilielmi C. 1208, 1213. 
» Percival fìlius Monlanarii C. 1216. 

Simon fìlius Ansaldi C. 1165, 1166, 1172, 1 176, 1180, 
1 185, 1188. P. 1156. 



lì 



Bachemus Bachemus fìlius Lanfranci P. 1208. 
Simon P. 1194. 
Vedi Grossus. 
Bafiana (De) Rufinus P. 1213. 

Balduinus C. 1147. 

Balneo (De) Guilielmus P. 1208, 1210, 1214. 

Baralterii Philippus P. 1172. 

Barbavariae Bonusvassallus fìlius Nieolae P. 1207, 1209, 1211, 

Barca Guilielmus C. 1140. P. 1157. 



( 463 ) 

Baliano (De) Caroltts P. 1273. 

Baltigatus Arnaldus C. 1125. 

Becherws Guilielmus P. 1201. 

Bel/animus (forse dei Cava ronco) C. 1124, 1120, 1130, 1138, 1142, 

1144, 1108, 1173. P. 1140. 
Belmuslm Rolandus P. 1203, 1211. 
Bencerrus Oiho P. 1151. 

Olhobonus P. 1212. 
Bisaccia Balduinus P. 1204 

Bisaccinus C. 1178, 1185, 1189. 

Rubaldus C. 1149, 1152, 1159, 1102, 1104, 1107, 1172, 
1175, 1177, 1181, 1192. 
(I Bisaccia sono della famiglia Guerci). 
Boccuccia* Nicola P. 1201. 
Bociachetms Baldicionus P. 1209. 
Boiamundi Andreas P. 1214. (È figlio forse di Boemondo di Ga- 

raldo). Vedi Garaldo. 
Bolelus Ioliannes P. 1185. 
Bonifacio (De) ("forse de Plalcalonga) Philippus P. 1105, 1106, 

1169, 1170, 1172. 
Bonobello (De) Guilielmus C. 1124, 1159, 1151, P. 1130. 
Bono/tornine (De) Bonusvassallus P. 1135. 
Boncinfanle (De) P. 1171. 
Bonolhoma (De) Simon P. 1209, 1211, 1215. 
Botlarius Nicola P. 1200. 

Simon P. 1210, 1215. 
Braxile (De) Amicus P. 1214. 

Ansaldus dal 1099 al 1102. 
Brami* Bonusvassallus P. 1185 1187. 

Bruscus Amicus dal 1099 al 1102, ed anche nel 1098 come ve- 
demmo. 
Brussedu* Bonusvassallus P. 1212, 



( 464 ) 

Brussedus Guilielmus P. 1137. 
Bufferim Ansaldus C. 1185, 1187. 

Guilielmus (major) C. dal MIO al 111 4. 

Guilielmus (minor) P. 1133, 1145, 1149, 1152, 1158, 
1161, 1165. 

Simon P. 1185, 1189, 1195. 
Bulgaro (De) Simon C. 1216. 
Burgo (De) Adelardus P. 1189. 

Buronus Guilielmus C. 1137, 1148, 1156, 1162, 1192, 1194, 
P. 1182 (Vedi fra i Della Volta). 



Caffara (De) Angclolus P. 1182, 1192. 

Ansclmus P. 1150, 1158, 1160, 1171, 1175, 1181. 
» lacobus filius Angeloli P. 1209. 

Marchio C. 1127. P. 1164. 
Ca (faro (De) Vedi De Chascliifellone. 
Camma (De) Olhobonus P. 1211. 

Simon C. 1210. 
Campo (De) Bernicio P. 1199. 

Berruminus P. 1190. 

Bonusvicinus P. 1137. 

Dondedcus P. 1208, 1210. 

Ghisulphus P. 1186. 

Ionalas P. 1166. 
Canccllarius Oberlus C. 1155. P. 1147, 1149, 1151, 1153, 1157, 
1160. 1163. 

Podius P. 1208. 

Raimundus P. 1202, 1211. 
Cannella O/ho (stipile dei Grimaldi) 1153, 1155. 
Capra Oglerius C. dal 1114 al 1118 e nel 1123. P. 1150. 



( 465 ) 

Capra Petrus P. 1 i 88. 
Capìlisgalli Bocculius P. 1208. 
Capulorgogii Guilielnius P. 1162. 
Carmadino (De) Andreas P. 1211. 
Anselmus P. 1192. 
Guilielmus P. 1176. 

Ido (major) C. 1102 al 1106 e 1118 e 1119. 
Ido (minor) C. 1180, 1187, 1190, 1193, 1209. 
Rolandus P. 1191. 
Caschifellone (De) Caffarus C. 1122, 1125, 1127, 1141, 1146, 
1149. P. 1150, 1144. 
» Guilielmus (Vedi Pezulliis) 

Guiscardus frater Caffari C. 1128, 1129, 1140, 

1145. 
Oberlns frater Caffari P. 1155, 1135. 
Odio fdius Caffari C. 1166,1169,1171,1 1 74, 
P. 1158. 
» Odio Pezulliis (Vedi Pezullus). 

Cassicius Vedi De Volta. 
Castanea Albertus P. 1177. 
Oberlus P. 1205. 
Castello (De) o Castro (De) Amigonus P. 1205, 1205, 1208. 

Ansaldus P. 1199. 
Ballicus P. 1211. 
Bcllusbrunus P. 1191, 1195. 
Bonusvassallus P. 1155, 1158, 1164. 
Fulco C. 1175, 1188. 
Fulco fdius Fulconis C. 1207, 1215. 
Guilielmus fdius Merlonis P. 1214. 
Merlo P. 1215. 
Olho P. 1190. 
Primus C. 1122. 



( 466 ) 

Castello (De) o Castro (De) Rogeronus C. 1175. 

Rainaldus P. 1192. 
Zacharias P. 1202. 
Cavaruncus Guilielmus P. 1160, 1162, 1164, 1168, 1171, 1174, 
1!76, 1179. 
Jonatas P. 1183. 

Philippus P. 1196, 1198, 1200, 1202. 
Cebo, (De) o Cebce Ansaldus P. 1175. 

Ceba stipile della famiglia P. 1142, 1145. 
Oberlus q. Vegii P. 1205. 
Cicala Guilielmus C. 1161, 1165 P. 1152, 1155, 1157. 

» Henricus P. 1201, 1205. 
Ciliusblancus Olho P. 1215. 
Clericus Ingo P. 1136. 
Comes Oberlus P. 1209, 1212. 

Comilissoj Guilioì Fulco (forse dei Buflferii) P. 1178, 1182. 
Conlardus scritto pure Gonlardus Fredencio P. 1148, 1150, 1154, 

1157,1167,1170,1172,1177, 
1187. 
Henricus P. 1166, 1171, 1176. 
Ido (major) C. 1 1 45, 1 1 58 P. 1 1 56. 
ldo (minor) C. 1 1 66, 1 1 68 P. 1 1 53. 
Ingo C. 1135. 

Olho C. 1126, 1128, 1129, 1131. 
Crispinus Ansaldus P. 1130, 1138. 
Fabianus C. 1134 P. 1137. 
Guilielmus P. 1172, 1174, 1191, 1201. 
Jonalas C. 1159 P. 1154, 1156. 
Cruce (De) Olhobonus C. 1208. 
Curia (De) Rubaldus P. 1184. 
Cutis Baldicio P. 1189. 



( 467 ) 



D 



Daudala (De) Oberlus P. 1210, 1215. 

Delesaloe Henricus C. 1210. 

Domuscullce o De Domusculta Andreas P. 1202. 

Barlbolomaeus P. 1202. 

Henricus C. 1210 P. 1201, 1205. 

Lamberlus P. 1206. 

Oberlus P. 1165, 1215, 1215. 
Dragus Lamberlus P. 1215. 
Drubeco (De) vedi Iudex. 
Duca Guiliclmus P. 1 195. 



E 



Elice o De Elia Elyas slipile della famiglia P. 1154, 1157, 1159, 
1141, 1144. 
Hugo P. 1151. 
Olho P. 1187. 
Pascalis P. 1174, 1177. 
Rogerius P. 1190, 1198, 1200. 
Rubaldus P. 1199. 
Embriacus Guiliclmus (major) C. dal 1102 al 1106. 

Guiliclmus (minor) C. 1187, 1189, 1201 , 1208, 1212, 
Guilielmus fìlius Hugonis C. 1209, 1215. 
Guiliclmus fìlius Nicoke C. 1194, 1210. 
Hugo C. 1195. 

Nicola C. 1176, 1179, 1185, 1215 P. 1194. 
Philippus C. 1216. 
Embronus Nicola P. 1194. 

Erizone (De) Guido fìlius Ruslici C. dal 1099 al 1102, dal 1102 
al 1106, dal IMO al 1114. 



( 408) 

Erìzone (De) Oglerius o Ogerius do Guidone C. 1 152, 113!), 1 142, 
1 1 45, 1147, 1154, 115!). 
Bonifacius de Guidone P. 1190, 1204, 1209. 



F 



Ficusmalarius Guilielmus P. 1201, 1208, 1210, 1213. 

Finamor Jacobus P. 1206. 

Flexia Vedi De Volta. 

Fomarius Guilielmus P. 1174, 1179, 1195. 

Hugo filius Baldissonis C. 1 175, 1180, P. 1 156, 1165, 
1197. 
» Ido filius Ilugonis de Baldicione P. 1196. 

Olho (major) C. dal 1106 al 1110, e nel 1118 e 1119. 
Olho (minor) C. 1178, P. 1170. 



G 



Gabus Rainaldus P. 1146. 
Gattaria (De) Ingo P. 1193, 1203. 
Gallala Guilielmus P. 1166, 1187. 

Ingo P. 1134. 
Garaldo (De) Andreas Boiamundi P. 1214. 

» Boemundus Boiamundus o Boemons filius Odonis C. 

1137, 1170, P. 1154, 1139, 1146, 1150, 1155, 
1157, 1159, 1162, 1175. 
Bonusvassallus filius Odonis C. 1132, 1158, P. 1150, 

HiO, 1145. 
Olho C. 1118, 1119. 
Canius Ansclmus C. 1169, 1181, P. 1164. 

Guilielmus P. 1156. 
GaUiluxim Vassallus P. 1212, 1213. 



( 469 ) 

Guuxonus Raynaldus P. 1134, 1157. 

Gelias Lanfrancus C. 1114 al 1118. 

Ghiaia (De) Rubaldus P. 1206. 

Giraldi Oberlus P. 1 1 97. 

Golia Ansaldus P. 1161, 1169, 1171, 1176, 1180, 1182, 1184, 

1190. 
Grillus Alberlus P. 1173, 1213. 

Amicus filius Amici C. 1184. 

Amicus C. 1163, 1165, 1172, 1176, 1179, 1186, 1194, 

P. 1157, 1160, 1181. 
Andreas P. 1206. 
Federicus C. 1213. 
Lambcrlus C. 1168, P. 1161. 
Marchio P. 1201, 1203. 
Vassallus P. 1183, 1198, 1204. 
Grimaldus Grimaldus filius Othonis Cannella C. 1162, 1170, 1184. 
Grossus Bachemus P. 1212, 1214 (forse dei Mari). 
Gitarracus Ansaldus P. 1183. 
Marchio P. 1135. 
Oliverius P. 1191, 1193. 
Olho P. 1191, 1201, 1203, 1209. 
Rolandus P. 1169, 1177. 
Rubaldus P. 1172, 1192. 
Guercius Amicus P. 1202, 1205, 1207, 1211. 
Baklumus C. 1188. 

Guilielmus C. 1193, 1201, 1208, 1212. 
Guilielmus q. Balduineli P. 1214. 
Henricus C 1137, 1148, 1153, 1160. P. 1198. 
Henricus C. 1214. 
Opizo P. 1196, 1199, 1201, 1203, 1206, 1208, 1210, 

1213, 1215. 
Rubaldus Bisaccia ed il figlio Bisaccinus pur di questa 
famiglia. Vedi Bisaccia 



( 470 ) 

Guisulpho (De) (forse vernili da Guisulphm o Ghisulphu» De 
Campo) Bonus vassatl us P. 1157. 
Fulco P. 1204. 



I 



Infanlibus (De) Guilielmus P. 1210. 

» Johannes P. 1180. 

Inatti» (De) Jacòbus P. 1207, 1210. 

» Oionus (scrino pure Odonus e Othonus) P. 1 176, 1 178, 

1188. 
Villànus P. 1185, 1189, 1199, 1206, 1211. 
Ita (De) Albcrlomis de Ansaldo C. 1130. 

Rogcronus C. 1157, 1160, 1165. 
ludex (cognome preso dalla carica) Guilielmus de Drubeco C. 1 122, 

1128. 
» Guilielmus de Novaria P. 1144. 

» Guilielmus de Ripa P. 1155. 

» Henricus P. 1 165. 

Hugo P. 1145, 1147. 
» Johannes P. 1 165. 

Odio P. 1141, 1145, 1154. 
Imla (De) lalonus filius Philippi P. 1190. 
Philippus P. 1169, 1176, 1178. 
Rogerius P. 1172, 1175. 



Lamberto (De) Lamberlus Philippi filius P. 1161. 

Philippus C. 1141, 1144, 1147, 1161, P. 1138, 

Vedi Medico. 
Unulensis Guido P. 1161. 



( 471 ) 

Laumdlo (De) Vassallus P. 1197, 1198. 
Leccanuptias Nicola P. 1202. 

Simon P. 1196, 1197, 1198. 
Leccavellum Ansaldus P. 1205, 1215. 
Opicinus P. 1148, 1185. 
Lercarim Albertus P. 1166. 

Belmuslus P. 1200, 1205. 

Guilielmus P. 1188, 1195. 

Rubaklus C. 1194, P. 1174, 1178, 1192. 
Longus Guilielmus C. 1174, 1177. 
Lucensis Oberlus P. 1182, 1184, 1189, 1197. 
Lusius Guilielmus C. 1137, 1145, 1150, 1153, 1155, P. 1 134, 1141, 

1143. 



M 



Malabiim Guilielmus C. dal 1106 al 1110. 
Malfarne Ansaldus P. 1204. 
Mallonus Amicus P. 1194, 1200. 

Ansaldus C. 1134, 1136, 1138, 1142, 1146, 1148, 1150, 
1 1 59. 
» Bonuscnior C. 1 1 45. 

Guilielmus P. 1173, 1176, 1179, 1182, 1184, 1188, 
1193, 1199. 

Henricus C. 1167, P. 1165, 1204, 1206, 1208. 

Hugo P. 1188, 1193. 

Hugolinus C. 1183, 1186, 1195, P. 1178, 1197. 

Nicola C. 1182, 1188, 1201, P. 1205. 

Oberlus P. 1209. 

Olbo P. 1183. 

Rubaldus P. 1186. 
Malusaucellus Guilielmus (major) C. 1140. 



( 472 ) 

Malusaucellus Guilielmus (minor) C. 1193, 1207, 1210. 
Henricus P. 1158. 
Johannes C. 1155, 1158, P. 1153. 
Obcrlus (major) C. dal 1114 al 1118. 
Oberlus (minor) P. 1165, 11 07, 1173, 1175. 
Maniaporri Villanus P. 1203, 1212, 1215. 
Maniavacca Vassallus P. 1215. 
Maraboto (De) vedi De Porla. 
Mari (De) Angelolus C. 1183, 1187, 1214. 
Boccili ius P. 1166. 
Herodes C. 1213. 
Lanfrancus C. 1215, P. 1187. 
Nicolaus C. 1189. 
Oglerius P. 1130, 1142. 
Otho C. 1122, 1127. 
Marino (De) Guilielmus P. 1159. 
Jacobus P. 1200. 
Paschalis P. 1164, 1166, 1167, 1168, 1173, 1174, 

1178, 1179, 1181. 
Petrus P. 1172, 1177, 1190. 
Mascalo (De) Viridis P. 1184. 
Mazalis Henricus P. 1199, 1201. 
Mazzanellus Ogerius P. 1193, 1198, 1205, 1213. 
Medico Bonusvassallus De Lamberto P. 1162. 
Medolico (De) Balduinus P. 1188, 1205, 1207, 1211, 1214. 

Bonusmalus C. dal 1099 al 1102. 
Modiusferri Guilielmus C. 1178, 1182. 
Maria (De) Amicus P. 1161. 
Guirardus P. 1204. 
» Henricus P. 1181. 

Muscula Sigismundus C. 1172, P. 1146, 1149, 1164, 1176, 1179. 
Mussus Balduinus P. 1209, 1211. 



( 473 ) 
Mussus Opizo C. 1120, 1121. 

2%n> (/)«) Nt'grone (De) Ansaldus P. 1174. 

Guidolus P. 11 08, 1175, 1178. 
Guilielmus (Niger) C. 1 1 46, 1 1 49, 1 1 55, 

P. 1130, 1156, 1138, 1140, 1148, 

1151. 
Guilielmus C. 1175, 1178, 1 208, P. 1171, 

1187, 1199, 1205. 
Henricus C. 1193, 1207, 1209, P. 1182. 
Oberlus P. 1175, 1180, 1186, 1189, 

1197. 
Omo C. 1189. 
Novmia (De) vedi Iudex. 

o 

Orlo (De) Ansaldus P. 1210. 
Guilielmus P. 1209. 



Palazzolo (De) Corsus P. 1167, 1180, 1192, 1194. 
Palio (De) Baialardus P. 1204. 

Guilielmus P. 1200, 1203. 
» Lanfrancus P. 1187. 

Ogerius P. 1189, 1191. 
Panerius Guilielmus P. 1196. 
Panzanus Guilielmus P. 1197. 
Pedicula Bonus de Ilerio P. 1150. 



( m ) 

Pedicula lonatas P. 1135. 

Ilerius C. dal 11 00 al 1110; e quindi nel 1118, 1119, 

1123, 1127. 
Obcrlus P. USO, 1183, 1185, 1 1 81>. 
Pellis Guiliclmus C. 1149. 
Pezullus (Vedi De Caschi/elione). 

Guiliclmus P. 1137, 1142. 

Olho P. 1180, 1183, 1185, 1202, 1200, 1208, 1210. 
Piccamilium Ansaldus C. 1104, 1175, 1182, 1189. 
» Gandulphus C. 1 1 57. 

Guiliclmus (major) C. 1120, 1132, 1147. P. 1130. 
Guilielmus (minor) P. 1177, 1193. 1200. 
» Henricus C. 1190. 

Iacobus P. 1204. 
Piciug o Pizo Albcrlonus P. 1184, 1180. 
Ansaldus P. 1147. 
Ido C. 1181, 1192, P. 1102, 1192. 
Pignola*; Mallhaeus P. 1212. 

Simon P. 1202. 
Ptnasca (De) P. 1179, 1183, 1188. 

Piper Guiliclmus (major) C. 1125, 1128, 1129, 1131, 1139. 
» Guiliclmus (minor) C. 1174. 1185. 
» Lanfrancus C. 1130, 1138, 1141, 1143, 1146, 1148, 1150, 
1154, 1150, 1159, 1103, 1102, 1107, 1183, 1185, 1190. 
■> Ogerius C. 1214. 
» Sorleonus C. 1212. 
Polizinus Angelus P. 1207. 

Plalealonga (De) Ansaldus Tanclcrii. De Mauro C. UGO, 1173, 1181. 
Guilielmus de Mauro C. 1123, 1131. 
Marinus Rodoani de Mauro C. 1190, P. 118G. 
Marinus de Mauro C. 1153, P. 1141. 
Maurus C. dal 1099 al 1102 e dal HOC al 1110, 



( 475 ) 

Platealonga (De) Roiloanus de Guilielmo de Mauro C, 1150, 1161, 
1167, 1176, 1189. I>. 1145. 
Tanclerius de Mauro C. 1144, 1152, P. 1136. 
Tanclerius Philipp! P. 1180. 
Vedi De Bonifacio. 
Porcellus Ido C. 1136. 

Rubaldus C. 1184. P. 1180. 
Porcus Guilielmus C 1126, 1143, 1155. 

» Oberlus P. 1196, 1198, 1199, 1202, 1212. 
Porta (De) Albericus P. 1177. 

Ansaldonus P. 1168, 1173. 

tordanus C. 1148, P. 1135. 

Marinus P. 1130, 1141, 1146, 1148. 

Nicola filius Rogerii de Marabolo C. 1167, 1169. P. 

1195, 1201. 
Rogerius de Marabolo C. 1167, 1169. 
» Rubaldus Ionalhae de Porla P. 1195. 

R 

Ranfredo (De) Oberlus P. 1212. 

Recalcalus Oberlus C. 1166, 1170, 1177. P. 1155, 1158, 1160, 

1162, 1164. 
Richerius lordanus C. 1201. 
Ripa De Vedi Index. 
Rodulpho (De) Guilielmus Vrsclus filius Nicolae P. 1178. 

Lanfrancus de Oglerio P. 1156. 

Nicola C. 1168, 1173. P. 1156, 1158. 

Paganus P. 1203. 
Roca o Roza Guilielmus P. 1194, 1196, 1198, 1200, 1202, 1209, 

1211, 1214. 
» Henricus P. 1 130. 35 



( 476 ) 

Roca Hoza Lanfrancus C. dal 1114 al 1118 e nel 11 20 e 1121, 
Marlinus P. 1214. 

Nicolaus C. UGO, 11G!), 1171 , P. 1155, UGO, 11 GÌ. 
Oberlus P. 1180. 
Rubeus (Guelphus eliam dictus) Rubaldus C. 1171. 

Vedi De Volta. 
Rufus Conradus P. 1152. 
» Conlardus P. 11G2. 
» Gandulphus C. 1110 al 1114 e nel 1120 e 1121. 

Guilielmus P. 1139. 
» Nicola C. 1106, 11G9, 1171. 
» Olho C. 1151. 
» Ofho de Gandulpho C. 1125, 1132, P. 1130. 



Sardena Ànsaldus P. 1134, 1171. 

Balduinus P. 1207, 1210, 1213, 1215. 

Guilielmus C. 1171, 1177, 1164. 

Guilielmus Ansaldi P. 1207. 

Guilielmus Rainaldi P. 1208. 

Opizo P. 1156, 1159. 

Rainaldus C. 1124, 1127. 

Simon P. 1199. 
Savignone (De) Bellramus P. 1200. 

Guilielmus P. 1212, 1215. 
Scivorellus Guilielmus P. 1207. 
Scolii* Balduinus P. 1185, 1188. 
Guilielmus C. 1213. 
Ogerius P. 1194. 
Serrae Corsus P. 1159, 1163. 
Sigtemundi Corsus C. 11 Gì, 1 1 07, 1172. 



( 477 ) 

Spavaldua Guilielmus P. 12013. 

Spezzapedra Fulco C. 1182, 1188. P. 1191, 11 IH, 

Spimela Ansaldus C. 1152, 1159. P. il 50. 

» Guido (major C. dal 1102 al H06, dal 1110 al 1114 e 
nel 1120 e 1121. 

» Guido (minor) C. 1189, 1201. P. 1179. 

» Guilielmus C. 1208, 1212, 1216. 

» Oberlus (major) C. 1149, 1154, 1157, 1101, 1103, 11 07, 
1172, 1188, P. 1144. 

» Oberlus (minor) C. 1207, 1214. 
Stanconus Guilielmus P. 1149, 1152, 1155, 1157. 

Ido P. 1193, 1199, 1204, 1200. 
Stralandus Guilielmus C. 1151. 
Straleriae Johannes q. Vassalli P. 1202. 
StrugonuH Rainaldus P. 1184. 
Suzop /'hot P. 1160. 



Tabacm Ido P. 1210, 1215. 

Tarallus Rubaldus P. 1202, 1208, 1212. 

Teloka (De) Bonusvassallus C. 1135, 1142. P. 1133. 

Tomellus Guilielmus P. 1214. 

Guilielmus filins Ingonis P. 1191, 1198, 1205, P. 1214. 
Guilielmus fflius lohannis C. 1184, 1186, 1193. P. 1179, 

1181, 1197, 1202. 
Ingo C. 1109. P. 1199, 1203, 1211. 
Marlinus P. 1177, 1185, 1192, 1201, 1204, 1208, 1213, 
Turcius De Turca Amicus P. 1205, 1212. 
Iacobus C. 1184, 1187. 
» Lanfrancus C. 1210, 

Turris Oberlus C. 1133, 1140. 1147. 



( 478 ) 

V 

Ventus Guilielmus C. UH, 1149, 1157, 1103,1177, 1180, 1185, 
1189. 
Ogerius o Oglerius C. 1 1 48, 1 1 57, 1 1 70, 1 1 75, 1 1 79, 1 1 88; 
1192. P. 1143. 
« Simon C. 1190, 1193. 
» Thomas C. 1194. 
Velulus Lanfrancus C. 1135. 

» Rubaldus C. 1124, 1130. 
Vicecomes Angelolus P. 1184, 1180, 1191, 1199. 
» Bolericus C. 1151. 
Corsus P. 1201. 

Iacobus q. Angcloti P. 1207, 1213. 
Rubaldus P. 1134, 1130. 
Volta (De) Balduinus P. 1200, 1204, 1207, 1210, 1213. 
Bcrlololus P. 1204. 
Bonifaciusq. Alberti P. 1201, 1203, 1205, 1207, 1212, 

1214. 
Bonifacio q. lacobi C. 1212, 1215. 
» Guilielmus Cassicii C. 1103. 

Guilielmus C. 1123, 1127, 1130, 1132, 1139, 1141, 

1143. 
Guilielmus Rubeus C. 1209. 
Ingo C. 1158, 1102. P. 1134, 1139, 1147. 
Ingo P. 1200. 
Ingo filius Ingonis (diclus de Flexia) C. 1173, 1175, 

1177, 1180, 1182, 1185, 1188. 
Ingo filius Cassicii P. 1188. 
» lohannes Rubeus C. 1214. 

Lanfrancus C. 1207. 



( 479 ) 

Volta (De) Marchio C. 1161, 1164. P. 1157, 
Obertus C. 1213. 
Paganus C. 1099 al 1102. 
» Paganus (minor) P. 11 05. 

» Raiinundus (diclus eliain do Floxia) C. 1180, 1190, 

1210. 
Bubeus C. 1183, 1187. 
Vulpe (De) Genuardus P. 1130. 



u 



Urselus vedi De Rodulpho. 

Ususmaris Baldicio o Baldissonus C. 1158, MOi, 1170, 1179, P. 
1154. 
Bonusvassallus P. 1170. 
» Guilielmus filius Bonisvassalli P. 1205. 

Guilielmus filius Oberli P. 1181, 1199. 
Obcrlus (major) C. 1133. P. 1158. 
Oberlus (minor) C. 1192, 1209. 
Rubaldus P. 1174. 



L 



Zerbinus Guilielmus P. 1191. 
Zurlus Guidolus P. 1161, 1173. 



INDICE CRONOLOGICO 

DEI D C U M F N T 1 

RIPORTATI IN QUESTO VOLIMI: 



N.° I Anno !)J2 Indizione X. — Tcodolfo Vescovo di Genova rivendica 

alla Chiesa della slessa cillà una vigna 
già concessa da lui al Prete Silvestro 
(Atto già pubblicalo ma ridotto qui 
alla vera lezione su una copia della 
Collezione Ageno (*) ) pag. 279. 
» Il » 994 » VII. — Mensa januario. Oberto Marchese ag- 

giudica all'Abate di S. Fruttuoso di 
Capo di Monte una selva (Dalla Col- 
lezione Ageno) pag. 515. 
III. » 99fi » X. — Mense oclobris. Adalguda vedova di Pie- 

tro cede al Monastero di S. Stefano 
di Genova il dominio utile di una vi- 
gna e terra ( Dalla Collezione Ageno) 
pag. 225. 

(') Gli alli ludi anteriori al secolo XII che fan parie della Collezione Ageno, furono con molla 
accuratezza raccolti in un volume dall'Illustre Avvocalo Francesco Ansaldo , e corredati da lui 
di accurati indici che mi riuscirono di grande utilità in questo mio lavoro. I documenti poi del 
secolo XII fui ono con diligenza copiali dall'Avv. Cornelio Desimoni già più volle lodalo , e da 
lui mi vennero concessi. 



( 482 ) 

IN." IV. Anno 1006. Indizione IV. — 30 Maggio. Verbale di duello poi non 

avvenulo per il possesso della terra 
di cui è cenno nel numero precedente 
(Dalla Colleziono Agcno) pag. 222. 

» V. » 1014 XII. — Mense julio. Adalberto Marchese dona 

una terra di sua spettanza al Mona- 
stero di S. Siro nella città di Ge- 
nova (Dalla pergamena originale che 
serbasi nella Biblioteca della R. Uni- 
versità di Genova) pag. 319. 

» VI. » 1033 » I. — Mense januariu. Alberto Marchese fa 

dono al Monastero di S. Stefano di 
Genova di una terra arativa posta 
nella villa di Cavrasco o Carasco 
presso Chiavari e di un prato vicino 
alla villa stessa ( Questo documento 
fu già stampato nei Monumenta Ili- 
storiue putride Charlarum voi. I ) 
pag. 521. 

>■> VII. » 1044 — Mense februario. Placito tenuto in Ra- 

pallo dal Marchese Alberto ed Az- 
zone per una selva di proprietà del 
Monastero di S. Fruttuoso di Capo 
di Monte (Già pubblicato dal Mura- 
tori nelle Antichità Estensi voi. I ) 
pag. 322. 

» Vili. » 1080 » II.— 5 Agosto. Privilegi (supposti ) accordati 

dal Comune di Genova ai signori di 
Cogorno (Allo falso come provo, e 
(olio da un volume della Civico-Be- 
riana di Genova ) pag. 202. 

» IX. » 1093 » 11 — 5 Febbraio. Alberto e Guido Conti di 

Biandrate fanno convenzione coi mi- 
liti della lor terra, pag. 170. 

x X » 1 1 1 1 — Mense febniarii. Lodo dei Consoli di 

Genova che stabiliscono doversi pa- 
gare alla chiesa di S. Siro la decima 



( .i83 ) 

dai figli di Rustico di Caschifellorio 
(Dall'edizione di Caflaro intrapresa 
in Genova nel 1828) pag. 259. 
N.° XI. Anno 1117, Indizione X. — Mense scptembris. Concessione ai ge- 
novesi fatta da Ruggiero 1 Conte di 
Sicilia (Dal voi. I delle Considera- 
zioni sopra la Storia di Sicilia del 
Canonico Rosario Gregorio) pag. 290. 

» XII. (senza data ina posteriore al 1150) Convenzioni reciproche trai genovesi 

ed i Marchesi Guglielmo ed Opizzone 
Malaspina(Da copia sincrona che ser- 
basi negli Archivii generali del Re- 
gno in Torino ) pag. 32S. 

» XIII. » 1154 * XI. — 3 Idus januarii. Sentenza pontificia a 

favore dell'Abazia di S. Siro contro 
il Capitolo di S. Lorenzo per le de- 
cime dei Carmadino ed Isole (Dagli 
Annali Ecclesiastici della Liguria del 
P. Schiaffino, Manoscritto della Bi- 
blioteca della Regia Università di Ge- 
nova) pag. 509. 

» XIV. » 1149 (giusta lo stile pisano) e 1148 secondo il genovese — 

Indizione XI, 18 Kal. madii. Con- 
venzioni dei Genovesi coi Pisani (Dalla 
Collezione Ageno) pag. 271. 

» XV » 11Ò7 » IV.— Breve della Compagna genovese (Dalla 

pergamena originale, proprietà del 
signor Marchese Gian Carlo Gentile) 
pag. 176. 

» XVI. » 1157 » V. — Mense januarii. I Consoli genovesi ac- 

collano e giurano i patti conchiusi 
dai loro legali col Re Guglielmo I di 
Sicilia (Dalla Collezione Ageno) p. 291 . 

» XVII » lidi — Conferma della sentenza pontificia ac- 

cennala al numero XIII, sulle decime 
dei Carmadino ed Isole (Dalla Col- 
lezione Ageno) pag. 311. 



( 484 ) 

N. ( XV111. Anno 11G1. lndiziono Brevo della Compagna genovese di que- 
st'anno (Dalla dollissima opera de|- 
l' Eccellentissimo Senatore Cav. di 
Gran Croce Cibrario Ministro di Slato 
— Storia della Monarcliia di Savoia) 
pag. 176'. 

» XIX. » 1166 " XIII. — Frammento del Breve della Compagna 

genovese di quest'anno (Dal Begistro 
della Curia Arcivescovile di Genova 
Codice in pergamena dei BB. Archi- 
vii generali del Regno) pag. 194. 

» XX. » 1167 » XV. — 17 Luglio. I Lucchesi ed i Genovesi al- 

leati tra loro si fanno scambievole 
facoltà di conchiudere tregua coi Pi- 
sani loro comuni nemici Dalla Col- 
lezione Ageno) pag. 355. 

" XXI. » U69 » I. — Kal. julii. I Consoli genovesi dichia- 

rano di aver ricevuto in prestito da 
due lucchesi ottanta libbre in denaro 
e quaranta in zafferano (Dalla Col- 
lezione Ageno) pag. 337. 

» XXII » H7i2 » V. — Pridie nonas marcias. Cristiano Ar- 

civescovo di Magonza ed Arcicancel- 
liere del S. B. Impero promette ai 
Genovesi ed ai Lucchesi di mettere 
i Pisani al bando dell'Impero (Dalla 
Collezione Ageno) pag. 545. 

» XXIII. » 1181. — Convenzione dei Genovesi col Re di Ma- 

jorca ( Edita dall' illustre Silvestro de 
Sacy nel voi. XI, pag. 7 dei Manus- 
crits et Extrails de la Bibliothèque 
du Roi ) pag. 584. 

» XXIV. " 1187. — I Consoli dei Placiti di Genova Ottone 

di Elia e Guglielmo Gallela appro- 
vano un contratto stipulalo tra l'A- 
bate di Santo Stefano e Bonvassallo 
di Cartagenova cdIngoneLonto(Dalla 
Collezione Ageno pag. 360. 



( 485 ) 



N.° XXV. Anno 1188. Indi/Jone V. — Mense februarii. Pace Ira le Repub- 
bliche di Pisa e di Genova (Da di- 
verse copie esistenli nella Biblioteca 
della R. Universilà dì Genova) p. 568. 
» XXVI. « il 88- — Convenzioni tra il Re di Majorca e Ge- 

nova ( Edita pure dall'illustre de Sacy 
nella Collezione citata al unni. XXIII, 
voi. I, pag. 14) pag. 382. 
» XXVII. » 1188 » V.— Die XIV septembris. L'Arcivescovo di 

Genova Bonifazio concede ad Oberlo 
Spinola la facoltà di fabbricare la 
chiesa di S. Luca nella città stessa 
(Dalla Collezione Ageno ) pag. 38(i. 
XXV11I... 119S » XIII. — Kal. Jan. Guglielmo Bocca, Ugone Ler- 

cario , e Lamberto Cane confessano 
di aver ricevuto delle somme in con- 
tanti da Nicola Leccanozzc da parte 
del Comune di Genova (Dalla Colle- 
zione Ageno ) pag. 390. 

Ugolino Mallone si confessa debitore di 
Nicola Mallone (Dalla Collez. Ageno) 
pag. 597. 

15 Decembris. L'Abate di Santo Ste- 
fano di Genova vende due pezzi di 
Ieri a spettanti allo stesso Monaste- 
rio (Dalla Collezione Ageno) p.400, 
XV.— 14 Aprilis. Oiono , Ogerio, Giacone e 
Cibo delle Isole vendono al Mona- 
stero di Santo Stefano una parte di 
un molino di loro spettanza ( Dalla 
Collezione Ageno) pag. 401. 

XXXII » 1197 — Monlanaria figlia di Martino Corte vende 

una sua proprietà ul Monasterio di 
S. Siro di Genova (Dalla Collezioiif 
Ageno) pag. 401. 

XXXIII ■■ 1198 XV. — 14 Gennaio. Malerba Della Porta, Bec- 
cuccio Della Porta e Gionata Della 



> XXIX 



» XXX. 



» XXXI 



1I9IÌ 



11% 



1197 



III. 



XIV. 



( 486 ) 



N.°XXXlV.Anno II! 



XXXV. » 1198 



» XXXVI » 1107 



» XXX VII» 1199 



> XXX Vili» 1208 



» XXXIX » 



1209 



» X!, 



121 r. 



Portei vendono la parte di un ino- 
lino che loro spetta al Monasteri" 
di S. Stefano di Genova (Dalla Col- 
lezione Ageno) pag. 343, 
Indizione XV. — 24 Febbraio. Tommaso Vento vende 
al Monaslerio di S. Stefano di Ge- 
nova la parie di un molino che a 
lui spelta (Dalla Collezione Ageno) 
pag. 344. 
» XV. — 24 Febbraio. Bcldie vedova del Visconte 
Baldizzone vende al Monasterio ili S. 
Stefano di Genova la porzione di un 
molino di sua proprietà (Dalla Col- 
lezione Ageno pag. 344. 
» XV. — 17 Gennaio. Donazione falla da Gu- 
gliemo Rataldo al Monasterio di S. 
Stefano di Genova (Dalla Collezione 
Ageno ) pag. 403. 
» 1. — Donicella vedova di Guglielmo Rataldo 

cede al Monasterio di S- Stefano di 
Genova ogni diritto che le compete 
sul luogo detto In Baltico (Dalla Col- 
lezione Ageno) pag. 405. 
» X. — 3 Maggio. Dichiarazione degli Abati del 

Tiglieto e di San Galgano eletti ar- 
bitri delle questioni tra Pisani e Ge- 
novesi sulla spedizione di uomini 
che questi volevano fare in Bonifa- 
zio (Da pergamena della Biblioteca 
della Regia Università di Genova) 
pag. 419. 
» XI. — 25 Aprile. Pace tra Genovesi e Pisani 

conchiusa dagli Abati del Tiglieto e 
di San Galgano (Da pergamena della 
Biblioteca della R. Università di Ge- 
nova ) pag. 422. 
» MI — 23 Gennaio. Lodo dei Consoli di giù- 



{ 487 ) 

stizia di Genova che accordano a Su- 
pergia vedova di Ogerio Cipolla la 
metà di una casa ( Da pergamena 
della Biblioteca della Regia Univer- 
sità di Genova ) pag. 455. 
N. XIJ. Anno 123i. — 24 Novembre. Valentino Scriba con- 

fessa di aver ricevuto dai Consoli del 
mare di Genova lire trentacinque (Dal 
fogliazzo dei Notai Ms. della Biblio- 
teca Civica-Beriana di Genova) p. 217. 

» XLII. » 123G. — 14 Agosto. Carbone Malocello Console 

dell' introito o gabella della canna 
cede ad Ugone di Rivarolo il diritto 
di riscuotere tale gabella nella ri- 
viera orientale ( Dal fogliazzo dei No- 
tai) pag. 218. 

» XLIII. » 1218, — 12 Giugno. Litulfo di Montaldo costi- 

tuisce suo procuratore Giacomo Mi- 
norelo perchè gli riscuola quanto gli 
debbono i Consoli del mare (Dal fo- 
gliazzo dei Notai) pag. 217. 



INDICE 



DELLE 



CITTÀ, PROVINCIE, TERRE, FIUMI, MARI E MONTI 

RICORDATI NEL VOLUME 



A 



Accon o Tolemaide in Siria Pag. 388, 393. 

Acqui in Monferrato 1C2. 

Africa 286. 

Aimero o Castello Amò presso Arqunla. Vedi Castello Amen. 

Alba in Piemonte 278. 

Albenga nella riviera occidentale di Genova 219, 40H . 412. 

Albissola nella riviera occidentale presso Savona 412. 

Alessandria d'Egitto 406. 

Alessandria della Paglia 219, 278, 335, 393. 

Almeria in Ispagna 210, 270, 271, 286, 313. 

Ameglia nella riviera di Levante 262. 

Amiens in Francia 198. 

Anagni 512. 

Ancona 420. 

Andora (Valle di) nella riviera di Ponente 410, 414. 



( 490 ) 

Antibo in Provenza 258. 

Antiochia in Siria 232, 300 , 500, 408, 41 5. 

Appennino ligure 238. 

Aquisgrana 165. 

Aragona (Regno di) nella penisola iberica 532, 403. 

Arles in Provenza 198, 328, 409, 411 , 420, 

Arocia Valle in riviera di Ponente 410, 414. 

Armenia (Regno di) 409, 454. 

Arborea (Giudicato di) in Sardegna 251, 315, 529, 330, 352, 535, 565, 

588. 
Arquata nel genovesato al di là dei Gioghi 244. 
Asia 286. 

Asti in Piemonte 162, 278. 
Avignone in Provenza 411. 
Aymelium o Castrimi Aimelii vedi Ai mero o Castello A meo 244. 



lì 



Bargagli Comune nella Provincia di Genova Mandamento di Torriglia Pag. 261. 

Barberia in Africa 272. 

Barcellona in Ispagna 268. 

Bavali o Bavari Comune nella Provincia di Genova, Mandamento di Slaglieno 

226, 259, 264, 280. 
Beauvais in Francia 198. 
Bergamo in Lombardia 162, 197. 198. 
Beyrut 255, 589. 
Bezières in Francia 198. 
Biandrate in Lombardia 169, 170, 171, 198. 
Bisagno torrente che lambe Genova al levante 251 , 457. 
Bisagno (Valle del) tutto il territorio bagnalo dal torrente predetto ed anche 

le vicinanze 562. 
Bisamnis traduzione di Bisagno, detto pure Feritor 218, 544. 
Bobbio in riva alla Trebbia 412. 
Bologna 165, 168. 
Bonifacio, Bonifazio e Boni factum città in Corsica sulle bocche del suo nome 

300 , 590 . 399 . 420 , 425. 



( WI ) 

Borgo dei Fornari parrocchia od antico feudo nella Valle-Scrivia , Comune e 
Mandamento di Honco 243. 

Borgogna 589. 

Bosco antico marchesato nel Monferrato cui dava il nome il luogo del Bosco 
nell'Alessandrino presso Frugarolo ili. 

Bossolo Castello dei Malaspina nella riviera di Levante 434. 

Brasile luogo nella Valle della Polcevera a levante di Genova 226". 

Brescia in Lombardia 590 

Brugnato borgo nella Lunigiana sulla sinistra della Vara nel Mandamento di 
Godano, già sede vescovile, ora riunita a Sarzana 55G. 

Bugcja città in Barberia 257, 347. 

Busalla terra in Val di Scrivia Mandamento di Ronco antico feudo degli Spi- 
nola 243. 



c 



Cagliari in Sardegna Pag. 232, l'ó2, 330. 532, 330, 351, 517. 

Calabria nell'Italia meridionale 200, 392. 

Campobinello ( Molini di) luogo in Val di Bisagno presso Slaglieno 245. 

Cnmporsone e Campusursonis luogo in Val di Bisagno, parrocchia di S. An- 
tonino di Casamavali 245, 240. 

Candia l'antica Creta 428. 

Canaba per Cannes in Provenza 582. 

Canianum in Toscana 345*. 

Capo di Monte promontorio nella costa orientale del genovesato che col capo 
di Sestri forma il golfo di Rapallo 317, 522. 

Carignano e Carinianum collina or riunita alla città di Genova per uno stu- 
pendo ponte, ma che all'epoca della quale ragionasi nel volume, era da 
essa divisa per il Rivotorbido a levante dell'antica città 212, 431. 

Carmadinum luogo non lontano da Genova a principio della Valle della Pol- 
cevera secca (Vedi Cremain) 231. 

Carlagenova e Cartagemta luogo nella parrocchia di Molasana in Val di Bi- 
sagno 56G. 

Capriata borgo poco distante dal fiume Orba e lontano da Novi un cinque mi- 
glia 41 1. 

Casamavali luogo sulla destra del Bisagno presso Stagliene 24ì , 245, 27!), 

280 Vedi S. Antonino di Casamavali, 

36 



( 492 ) 

Caschifellune or Castrofino luogo nella Polcevera secca vicino a Pedemonte 

239. 
Castelletto o Castelletto d'Orba or capoluogo di Mandamento nella Provincia 

di Novi 409. 
Castello Auièo, Amelio ed Ameo ed in latino Castrum Aìtnelium sorgeva un 

poco lungi da Arquata ove veggonsi tuttavia alcuni ruderi di esso 244, 

261, 416. 
Castello di Frascaro nella riviera di Levante 300. 
Castello della Pietra 350. 
Castrofino Vedi Cuscliifellone 239. 
Castrum de via lìegis Viareggio nel Lucchese 34(i. 
Castrum Filiti in Toscana 334. 
Castrum Mulronis in Toscana 534. 
Castrum Vernigli 327. 

Cavrasco o Caurascum luogo presso Chiavari 320, 521. 
Celasco terra già dei Malaspina in riviera di Levante 409, 431. 
Ceriana villaggio nella riviera di Ponente poco distante da S. Remo 412. 
Ce'.ae Mons e Plebs , il primo è il Monte or detto del Riva tra il Borgo dei 

Fornari e Ronco; la seconda è l'attuale pieve del Borgo dei Pomari che 

ritiene l'antico nome 243, 256. 
Chiappino antico Castello presso Voltaggio 238. 
Chiavadino in Toscana 419. 

Chiavari nella riviera di Levante 255, 320, 347. 
Cicagna (Valle di) Plecania nella Provincia di Chiavari 316. 
Cogorno antico feudo nella riviera di Levante 269, 299. 
Como in Lombardia 198. 
Corfù nelle isole ionie 425. 
Corsica 253, 268. 

Corvara antico Castello in Lunigiana 427, 429. 
Corvo 582, 585. 

Costantinopoli 272, 505, 307, 558, 562, 416. 
Cremain o Carniadinum luogo e parrocchia nella Polcevera secca assai vicino 

a Bolzaneto 251. 



( 493 ; 



D 



Dema località presso Capodimonte nella riviera di Levante Pag. 323. 
Diano nella riviera di Ponente 405. 
Draheso località vicina ad Oneglia 240. 



E 



Egitto ed Egypturtì Pag. 272, 334. 
Elba (Isola di) 330. 



Feritor vedi Bisagno Pag. 281. 

Fiaccone e Flaconum antico Castello oltre l'appennino ligure non lungi da 

Voltaggio 238, 256, 270, 27(5, 504, 340, 414. 
Firenze 160. 

Formentcria una delle Baleari 385. 
Fontana paupera 263. 
Forcalquer in Francia 355. 

Fossatum uurae palalii , il fossato di Casamavali in Val di Bisagno 280. 
Fossalum S. Michaelis torrente or disseccato a ponente dell'antica città di 

Genova 280. 
Fossatum de Valoria presso Capodimonte 523. 
Francia 198, 219, 588, 589, 390. 

Frascaro antico Castello nella riviera di Levanto 300, 340. 
Frejns in Provenza 240, 258. 



G 



Gaeta Pan. 260. 



( 494 ) 

Gatubassi in Toscana 345. 

Garbo e Garbum nel Marocco 272. 

(iavi o Geminili antico Marchesato sul Lemmo. È poco discosto da Novi 2)11), 

275, 251 , 325, 40! , 407, 410. 
Gaulum Gozzo isola presso Malta 238. 
Genova nominata di continuo. Per la topografia della città, e le diverse 

strade e parti di essa ricordale, vedi l'indice delle materie. 
Gerusalemme 205, 231, 232, 504, 532, 504, SCO. 
Germania 15!). 

Gibelleto in Siria 252, 285, 555, 504. 
Gibilterra 410. 

Ginestea e Genestedo luogo e torrente in Val di Bisagno presso Quezzi 211. 
Giogo di S. Eusebio rupe in Val di Disagno 220, 214. 
Grasse in Francia 219, 342. 



11 



Hispania Pag. 272, 582 _, 585. 



Inghilterra Pag. 508, 588, 389, 390. 

Insula [Molendinum de) nel Bisagno 315, 401. 

Italia 103, 197. 

Iugum vedi Giogo di S. Eusebio. 

Iugum de Salem 527. 

Iugum do Scalizale 527. 



Lagneto feudo nella riviera di Levante Pag. 2C9, 409, 431. 
Laon in Francia 198. 

Lavagna e Lavania antico e celebre feudo nella riviera di Levante 214, 2-~r>. 
241, 252, 325, 529, 310, 312, 317, 591, 110. 118. 



( 495 ) 

Legnano in Lombardia 352. 

Lengueglia feudo nella riviera di Ponente ed or grosso borgo 212, 391. 
Lerici, Ylex Mons Ilicis sulla riva orientale del golfo della Spezia 330, 422. 
Lodi in Lombardia 165, 500. 
Lombardia 105, 501, 555. 

Lucca in Toscana 103, 354, 335, 337, 545, 400. 

Luni antica città presso la sinistra della Magra (distrutta nell'849) 542. 
Lunigiana il paese compreso tra il Tirreno e I' Appennino lunigiano e le valli 
della Vara e della Magra sino a quella del Sercbio 347. 



M 



Magonza in Alemagna Pag. 542. 

Maiorca una delle Baleari 581, 585, 384. 385, 591. 

Malta 415, 425, 420. 

Mamistra 255. 

Mantova 105, 108, 198. 

Marassi luogo sulla sinistra del Bisagno 212, 301. 

Marca di Genova 108. 

Mar di Provenza 201. 

Marocco 391. 

Marsiglia 258, 420. 

Massa di Lunigiana 548, 599, 450. 

Mauguio o Melguel in Linguadoca vedi Milgorìum 208, 283, 288. 

.Mediterraneo ( Marc) 347, 393, 590, 420. 

Medolkum (Meurgo in dialetto) parrocchia nella Polcevcra secca rimpelto a Gre 

main Carmadinum 220. 
Merini località in vai di Disagno 245. 
Messana vedi Messina. 
Messina in Sicilia 240, 290, 595, 597. 
Mignancgo villaggio e parrocchia in Val di Polcevera 414. 
Milano 197, 228, 517. 
Milgorìum feudo antico in Linguadoca, ora quel luogo e chiamalo Manguio o 

Melguel 208, 283, 288. 
Minoica una delle Baleari 270, 585. 
Modena 103, 198. 



( 49G ) 

Molasana in vai di Bisagno 212, 361. 

Molendinum de insula in vai di Bisagno 541. 

Moline località in vai di Bisagno 243. 

Molinello luogo in vai di Bisagno 248. 

Monaco e Portus Monachi nella riviera di Ponente 173, 175, 177, 210, 272, 

277, 391, 434. 
Mons Celae \edi_Celae Mona. 
Mons Asinianus vedi Monlesignano. 
Mont' Albano Colle or dentro le mura di Genova detto volgarmente Castelletto 

dal forte che vi fu eretto 280. 
Mont' Allo Mons Altus antico castello e feudo poco discosto da Arquala in 

Valle di Scrivia 173, 175, 177, 244, 525. 
Monte Ceta Vedi Celae Mons et Plebs. 
Mondasco antico feudo e castello in Liguria 238. 
Moneglia in riviera di Levante 349. 
Monferrato 506, 3S9. 
Monte Ilice Vedi Lerici 550. 

Monte Leone Castello edificalo in valle di Cicagna 510, 349. 
Monte Rotondo in riviera di Levante presso Celasco 454. 
Montoggio nei monti liguri all'origine della Scrivia 454. 
Monte du Riva lo slesso che Mons Celae 263. 
Montesignano nome attuale dell'antico Mons Asinianus in Val di Bisagno 

226, 244, 245. 
Montpellier in Francia 198, 214, 207, 278, 288. 
Morassana o Molasana in vai di Bisagno 212, 501. 
Moriana Maurienne in Savoia 197. 
Mortedo collina a levante di Genova, ora quasi tutta dentro il recinto dello 

mura 205, 544. 
Murta collina e parrocchia in vai di Polcevera 240, 300. 



N 



Napoletane (Provincie) Pag. 395. 

Narbona in Francia 198, 219, 278, 342, 551, 553. 

Nasci in riviera di Ponente 299. 41 I. 

Navarra 329. 






( ™ ) 

Nimes 198. 

Nizza al mare Meta 383, 434. 

Noli in riviera di Ponente presso Savona 212, 219, 411. 

Normandia in Francia 108. 

Novi estremo confine della Repubblica di Genova a tramontana 300. 

Noyon in Francia 198. 



o 

Oneglia nella riviera di Ponente Pag. 219, 240, 360, 403, 410, 414. 



Padova Hi*. 

Palermo Panormum Pag. 290. 397, 39S. 

Palestina 226. 

Parodi Paloudum Palodium 271, 304, 523. 330, 342. 

Pasturarla feudo vicino a Novi 244. 

Paxamim feudo e castello or distrutto nella riviera di Levante 323. 

Pedemonte località nella valle della Polcevera secca 239. 

Pedenzucca feudo nella riviera orientale 233. 

Pclraìata località nella riviera occidentale 411. 

Piacenza 390. 

Piemonte 197. 

Pietra Bissara in vai di Scrivia 258. 

Pietra (Castello della) 330. 

Pieve di Visigna in Lunigiana 327. 

Pino località in vai di Bisagno 197, 212, 283, 272, 335, 361, 407. 

Pisa e Pisani nominati ad ogni pagina. Vedi indice per materie. 

Plebs Cisignac lo stesso che Pieve di Visigna 327. 

Plebs Lavaniae vedi Lavagna 526. 

Plebs Segeslri Seslri di Levante 326. 

Plebi Varengi 327. 

Plecania lo stesso che valle di Cicagna 316. 

Polcevera secca 239. 



( 498 ) 

Polcevera verde 226. 

J'ons Presbiteri Belanti in Bisagno 401. 

Pontecurone nel Torloncse 205. 

Porta Beltrame», nella Lunigiana 525. 

Porto Torres in Sardegna 320. 

Porlo Venere Portus Velieri* nella riviera orientale 173, 175, 177,218, 233, 

262, 277, 303, 304, 530, 541, 413, 425. 
Portus Delfiuus volgarmente Portofino nella riviera orientale 323. 
Pradellum Prele in vai di Bisagno 245. 
Prato Larino presso Cavrasco vicino Chiavari 320, 521. 
Pralolungo nelle vicinanze di Arquala 24i. 
Prele in vai di Bisagno Pradellum 245. 
Provenza 528, 530, 532, 357, 553. 
Provenza ( Mare di ) 260. 
Puglia nel Napoletano 592. 



Q 



Quarto presso Genova nella riviera di Levante Pag. 212. 
Quezzi Queci in vai di Bisagno 212, 226. 246. 
Quinto in riva al mare presso Quarto 212, 322. 



R 



Rapallo nella riviera orientale Pag. 522. 

Ravenna 165, 554. 

Reggio in Lombardia 463. 

Rczio nella riviera di Ponente 411. 

Rigoroso in Valle-Scrivia 244. 

Rivalla 454. 

Rivara o Riva in valle di Bisagno 245. 

Rivarolo Biparolwn e Bivarolium nella valle di Polcevera 212, 501, 326. 

Riviera di Ponente 406. 

Roma 159, 243, 300. 



( 499 ) 



S Angelo in Corsica Pag. 241. 

S. Antonio di Casaruavali parrocchia nella valle del Bisagno 214. V. Casamavali. 

S. Cipriano colle e parrocchia in Polcevera a pochi passi da Pontedecimo 226. 

S. Egidio in Francia 267, 268. 

S. Eusebio vedi Giogo di S. Eusebio 245. 

S. Fruttuoso di Capodiuionle nella riviera orientale 522. 

S. Galgano in Toscana 410, 421, 422. 

S. Giovanni d'Acri 285. 

Santa Margherita (Isola di) o Scindete Margaritae Insula 250, 582. 

S. Martino d'Albaro 400. 

S. Michele di Castrolìno in Polcevera (Vedi Caschifcllonc) 250. 

S. Miniato in Toscana 345. 

S. Olcese nei monti liguri 245, 246. 

-S. Petrus de Arena S. Pier d'Arena 211, 212, 231, 102. 

S. Quintino in Francia 108. 

S. Raffaele 240. 

S. Remo 265, 270 405, 406. 

Sardegna e Sardinia 315, 350, 545, 540, 564, 505. 

Sassello poco lungi da Varazzc nel gcnovcsalo 410. 

Savigliano in Piemonte 215. 

Savignone nei monti liguri ad un'ora da Busalla 175, 175, 177. 

Savona e Suona 21 9, 325, 341, 300. 

Savoia 175. 

Scrino in Bisagno 226. 

Sestri a levante di Genova 212, 522, 547. 

Sola vedi Celae. 

Sicilia 280, 500, 535, 350, 501, 302, 305, 507, 402, 407. 

Sidone in Siria 580. 

Sihano (Castello di) presso Novi 560. 

Siracusa in Sicilia 507, 505, 402, 414, 415. 

Siria o Soria 232, 208, 272. 

Sori nella riviera di levante 531, 

Soria vedi Siria 272. 



( !)()() ) 

Spagna 270, 303, 301. 

Stagliano o Slajanum in vai di Bisagno 2i:>. 

Stajanum vedi Stagliene- 215. 

Struppa località in vai di Bisagno 212, 351. 

Sluria (Valle di) poco distante da Genova a levante 3!i6. 



Taggia nella riviera occidentale alla destra dell'Argentina Pag. 412. 

Tarascona in Francia ora nel dipartimento delle bocche del Rodano l'impello 
a Beaucaire 409, 41 1. 

j'assaroiium Tassarolo leudo alla destra del Lcmnio nella Liguria settentrio- 
nale 244. 

Terpi località in vai di Bisagno 244. 

Terrasanta 504, 588, 390. 

Ti^lieto (Monastero del) a piccola distanza dal Sasscllo 419, 421, 422. 

Tiro città d' Asia nella Fenicia 566, 589, 393. 

Toleraaide o Accon in Siria 388. 

Tolosa in Lingundoca 198. 

Torino 167, 169, 197, 198, 200, 210, 2IS, 234, 291, 307, 324. 

Torrazza , località tra le valli di Polcevera e Bisagno a seltentrione di Ge- 
nova 246. 

Torres in Sardegna 533, 565. 

Tortona sulla Scrivia 198, 200, 27o, 278. 

Tortosa di Spagna nella Catalogna 271, 276, 515. 

Tortuosa in Siria 252. 

Trento nel Tirolo Italiano 162, 163. 

Tripoli di Barberia 196. 566. 

Tripoli di Siria 252. 






V 

Ulìca per Ivica una delle Baleuri 38Ò. 






( 501 ) 

V 

Valenza di Spaglia Pag. 275. 

Valle di Bisagno 265. 

Valle di Cicagna vedi Cicagna 316. 

Valle di Lavagna in riviera di levante 263, 265. 

Valle di Merse in Toscana 419. 

Valle di Rapallo in riviera di levante 280. 

Valle di Stilila in riviera di levante presso Genova 280, 356. 

Valoria (Fossato di Valoria vedi). 

Varagine Vedi Varazze. 

Varazze o Varagine nella riviera di ponente sulla foce del Teiro a cinque 

miglia da Savona 175, 412. 
Veganego località in valle di Slurla 246. 
Vegoni o Vegori locali là in valle di Bisagno 246. 
Venezia 272, 429. 

Ventimiglia nella riviera di ponente 219, 233, 260, 270,354,394, 405,407. 
Vercelli 162, 163. 
Vernazza nella riviera di levante a due ore ed un quarto da levante ed una 

delle così dette cinque terre 360, 418, 424, 425. 
Vczzano nella Lunigiana ad un' ora circa dalla Spezia riuipetto al confluente 

della Vara nella Magra 299, 324, 525. 
Viareggio Viaregis nel Lucchese 542, 546. 

Vignolum terra sulla destra della Scrivia riuipetto a Serravalle 526, 327. 
Villafranca antico Castello presso Moneglia 349. 
Voltaggio Vultabium al di là dell'Appennino sulla sinistra del Leramo 175, 

175, 177, 258, 245, 244, 270, 274, 281, 304, 416. 
Volterra nella Lunigiana in Toscana 545. 



( 502 ) 



Yères (Isole di) Vedi Ilyòres 405. 
Yìcx e Mon.s Ilici* Lcrici 423. 



Zencstedo località e torrente presso la Valla Stilila Pag. 246. 



INDICE 



PER ORDINE DI NOMI 
DI TUTTE LE PERSONE RICORDATE IN QUESTO LAVORO 

E CHE VIVEVANO AVANTI IL SECOLO XV 



Abo o Aberri Macoruel Abetella Pag. 382. 

Abstulpbus Iudex Dominorum Regutu 2G3. 

Adalasia fi!la Alvemacii 2S4. 

Adalbertus 224. 

Adalbertus Vassallus Marchionis Auborli 320. 

Adalbertus Abbas Monasteri! S. Syri 239. 

Adalguda filia q. Petri 222. Vedi Aldegondci. 

Adelaide Imperatrice 2G4. 

Adelardus De Burgo Console 388. 

Adelasina 280. 

Adelfredus Index 2(53, 318. 

Adeprandus 323. 

Advoratus vedi lobannes Advocalus. 



( 504 ) 

Agcnulfus Budanus 298. 

Aitlela filia Cadati uxor Oberli Guarrachi 239. 

Airaldo Vescovo di Genova ed Ayraldus Episcopus Genuao 235, 236, 237, 

239, 310, 511. 
Alacer Fornator 578. 

Alamanno Della Costa Conte di Siracusa 414. 
Albericus Console 501, 518, 541, 354, 557. 
Albericus Castanea 553. 
Albericus De Porta Console 555. 
Albertazzo o Alberto Azzo I e II 522. 
Alberto 317. 

Alberto Conte di Biandrate 170, 171. 
Alberto di Bologna 420. 
Alberto di Gavi 268, 275. 
Alberto figlio di Alberto Marchese 322, 523. 
Alberto figlio di Oberlo Marchese 321), 321. 
Alberto Malaspina 405. 

Alberto Marchese 164, 165, 199, 265. 279, 523. 
Alberto Marchese figlio di Opizzone 524. 
Alberto Bapallino dei Signori di Lavagna 416. 
Albertonus Bancherius 297. 
Albertonus De Ansaldo de Ita Console 247. 
Albertonus Picius Console 562, 564. 
Albertus Arcarius de Campo 577. 
Albertus Bonicus 297. 
Albertus Castanea Console 555. 
Albertus de C;imoggi 577. 
Albertus de Castellacia 577. 
Albertus de Castro 576. 
Albertus de Crosa 577. 
Albertus de Fontana 574. 
Albertus de Mandello Poteslà 402. 
Albertus de Mercato 570. 
Albertus de Palazzolo 551. 
Albertus de Petra 374. 
Albertus de Turca 203. 
Albertus de Val de Trebbia 378. 



( 505 ) 

Albertus de Vertano Notarius 405. 

Albertus de Volla 237, 295. 

Albertus de Vulturi 577. 

Albertus Forestatus 578. 

Albertus Grillus 318, 450. 

Albertus Grimaldi 505. 

Albertus Lercarius 529, 554. 

Albertus Negatalem 374. 

Albertus Rizus 271. 

Albertus Vicecoines 370. 

Alcherius Aguxinus 29(i. 

Alohcrius Bancherius 574. 

Alcherius Othonis de Mediolano 375, 

Alcherius Vecchi lucensis 515. 

Alda (ìlia Guilielmi Stanconis 274. 

Aldeberlus Abbas S. Syri 509. 

Aldegonda o Adalguda madre d'Ildoprando Kit. 

Aldo de Villano 296. 

Alefredo Iudex 317. 

Alessandro HI Papa 511, 512, 532. 

Alessio Imperatore 412. 

Alexander Index 263. 

Alexander Torsellus 295. 

Alfachinus magnus Ebo Abraham 584, 385, 386. 

Algaburga Regina di Arborea 365. 

Alibanus Index 263, 319. 

Alinerius de Porta 331. 

Alinerius Merdempe 297. 

Allo Bonavacca 376. 

Alpanus 297. 

Altilia figlia di Oberto Malocello 288. 

Alvernacius 254. 

Amaurico Re di Gerusalemme 552. 

Ambrosio Conte figlio di Alberto Rapallino dei Signori di Lavagna 416. 

Amiconus frater Iohannis Griltae 369. 

Anaicus Amici de Cunizonc 570. 

Auiicus Amici Grilli Console 296. 562. 596. 



( !)O0 ) 



Amicus Baconus 374. 

Amicus Bolexenus Io stesso che Amicus Grilltis 550. 

Amicus Bruscus o Amico Brusco Console 225. 

Amicus IUilzanclus 2!Ki. 

Amicus De Murta 2H, 300, 50Ì, 33(5, 338. 

Amicus Draperius 57G. 

Amicus f'rater Ogcrii Consulis januensium Messanae 290. 

Amicus Ganuxonus 373. 

Amicus Grillus Console 227, 204, 299, 303, 505, 308. 327, 328, 313, 352, 

356, 359, 302, 304, 371-, 394. 
Amicus Guercius Console 410, 415. 417, 427. 
Amicus Mallonus Consolo 394, -400. 
Amicus Notarius et Index 205. 
Amicus Turcius o De Turca Console 415, £28. 
Amigonus De Castro o Castello Console 4M, 415 Ì18, 
Anacleto Antipapa 253. 
Ancellinus de Calla ra invece di Anselmus. 
Andato de Cruce 370. 
Andatone di Zongli 527. 
Andrea Marchese di Massa 436. 
Andrea Pevere 201, 204. 
Andreas Abbas S. Stcphani 223. 
Andreas Auriae o De Auria Console 359. 
Andreas Boiamundi de Garaldo 451. 
Andreas De Carmadino Console 578, 420. 
Andreas DomuscuKae Console 410. 
Andreas Grillus Console 410. 
Andreas Index 203. 
Andreas Piper 202. 
Andreas qui et Iobannes 514. 
Andreas Tabernarius 577. 
Andreas Pinctor 570. 
Anfossus Dancherus 572. 
Anfossus de Clavica 295. 
Anfossus Guercius 27i, 275, 297. 
Anfossus Nata 297, 575. 
Angelerius Do Mari. Vedi Ancelolus. 



( 507 ) 

Angelerius Magister scholarum (scritto così per errore invece di Ogerius) 239. 

Angelerius Mastorcius 370. 

Angelerius Pollesinus forse lo stesso che Angelus 295. 

Angelinus Rondanae 570. 

Angelotus De Caffara Console 3G0, 371, 392. 

Angelotus o Angelerius De Mari Console 560, 562, 564, 365. 

Angelotus Vicecomes , lo stesso che Angelotus De Mari Console 562, 564, 374, 
591, 404. 

Angelotus Vitellus 577. 

Angelus De Camilla 572. 

Angelus De Fossato 577. 

Angelus Polizinus Console 417. 

Anna moglie di Berioloito di Palazzolo 531. 

Annaeus Bruscus (errore invece di Amicns Bruscus) 225. 

Ansaldo Cicala 328. 

Ansaldo Doria 274, 277, 283, 342. 

Ansaldo Ita 256, 285. 

Ansaldonus De Porta 534, 548. 

Ansaldus Astoni 296. 

Ansaldus Auria o De Auriae Console più volte 254, 255, 259, 270, 285, 284, 
285, 389, 294, 500, 305, 506. 
Vedi Ansaldo Doria. 
Ansaldus Bisaccia per ishaglio invece di Rubaldus Bisaccia 351. 
Ansaldus Bavarius 573. 
Ansaldus Boccucius 297. 
Ansaldus Bononiensis 578. 

Ansaldus Bufferius Console 558, 560, 565, 370, 396. 
Ansaldus Ceba o Cebae 529, 348, 551, 373. 
Ansaldus Cigala 572. 
Ansaldus Cintracus 293, 294. 
Ansaldus Crespinus Console 247, 258. 
Ansaldus de Braxile Console 226. 
Ansaldus de Caffara (errore invece di Anselmus). 
Ansaldus de Caffaro o Pezulus 239. 
Ansaldus de Castello Console 404. 
Ansaldus de Castelleto 298. 
Ansaldus de Mari 430. 

37 



( 508 ) 

Ansaldus do Nitrosa 295. 

Ansaldus tic Morledo 274, 344. 

Ansaldus do Nigro o do Nigrone 294, 506, òlio. 

Ansaldus de Orto 217, 578, 423. 

Ansaldus de Pavia 578. 

Ansaldus de Ponte 577. 

Ansaldus de Ruffino 2%. 

Ansaldus Ferrarius 578 

Ansaldus filius Cevollae 57C. 

Ansaldus filius Guilielmi Bibensaqua 372. 

Ansaldus filius Guilielmi De Amico 297. 

Ansaldus Fornarius. 577. 

Ansaldus frater Anfossi Bancherii 572. 

Ansaldus frater Belinusti Vieecomitis 307, 571. 

Ansaldus Gabus 234. 

Ansaldus Golias Console 295, 504, 550, 544, 352, 555, 557, 5(10, 5C2, 575, 

389. 
Ansaldus Grancius Philippi frater 572. 
Ansaldus Guarracus Console 301. 
Ansaldus Ita 247. 
Ansaldus Ita pater Guidoti 298. 
Ansaldus Index 266. 
Ansaldus Lecca vellum 370, 414. 
Ansaldus Lombardus 576. 
Ansaldus Luxius 573. 
Ansaldus Malfante Console 415. 
Ansaldus Mallonus Console 247, 254, 255, 256. 258, 262, 268, 269, 271, 275, 

294, 500, 302, 516. 
Ansaldus Malocellus frater Oberti 574. 
Ansaldus Montexellus 298. 
Ansaldus Nigrancius 295. 
Ansaldus pater Guilielmi 295. 
Ansaldus pater Iohannis De Infantibus 557. 
Ansaldus l'ensator 575. 

Ansaldus Picamilium Console 514, 515, 551, 559, 587. 
Ansaldus Picius o Pizo Console 270, 572. 
Ansaldo Prole 200. 



( 509 ) 

Ansaldus (De) Platealonga 305, 328, 547, 358. 

Ansnldus Sardona Console 254, 297, 341, 375. 

Ansaldus Silvanus 375. 

Ansaldus Spintila Console 276, 278, 304. 

Ansaldus Tabacus 572. 

Ansaldus De Varagine 578. 

Ansaldus Voiadiscus 296. 

Ansaldus Zagal 537. 

Anselmo di Zoagio o Zoagli 230, 527. 

Anselmo Maestro e Canonico ed Elettore dell Arcivescovo di Genova 309, 

Anselmus Bufferius 571. 

Anselmus Buxonus 574. 

Anselmus Brunus 295. 

Anselmus Bufferius 507. 

Anselmus Calderia 578. 

Anselmus Clarella 571. 

Anselmus De Caffara Console 270, 301, 303, 515, 341, 348, 359, 371. 

Anselmus De Canali 379. 

Anselmus De Carmadino o Carmadinus 358, 592. 

Anselmus De Castro 569. 

Anselmus De Comago 378. 

Anselmus De Gotizone 296. 

Anselmus frater Boni Bruni 575. 

Anselmus Garrius Console 258, 515, 336, 558, 570, 584. 

Anselmus Guarracus Rettore 599. 

Anselmus Imae 569. 

Anselmus ltae 296. 

Anselmus ludex 265. 

Anselmus Lercarius 572. 

Anselmus Navarrus 575. 

Anselmus (errore per Ansaldus Ceba ) 551. 

Anselmus (errore per Ansaldus Spinula). 

Anselmus (errore per Ansaldus Tancleri de Platealonga) 347. 

Antonio Del Carrello 217. 

Antonio (errore per Ansaldo Mallone) 268. 

Antonius (errore per Ansaldus De Auria). 

Anlonius (orrore per Ansaldus Ceba) 351. 



( 3io ) 

Antonius (errore per Ansaldus Spinula). 

Ardicio ex comitibus Blandradensibus 171. 

Arditus 296. 

Arduinus 329, 548. 

Arduinus Draperius 575. 

Ariberlus 518. 

Arnaldo Brusco figlio di Amico 225. 

Arnaldo Della Torre dei Signori di Lavagna 262. 

Arnaldus Battigatus Console 241. 

Arnaldus Callegarius 577. 

Arnaldus De Sancta Fide 376. 

Arnaldus De Sanclo Thoraa 376. 

Arnaldus De Turca 294. 

Arnaldus Iudex 264. 

Arnaldus Saonensis 573. 

Arnaldus Vacca 296. 

Arnulphus 295. 

Ascherius de Porla 572. 

Aslorius 296. 

Atedrames 525. 

Attilia moglie di Corso di Palazzolo 531. 

Aubertus Advocalus 325. 

Auberlus Marchio 520. 

Augustinus de Bonovassallo 587. 

Ausegisus qui et Ingo 514. 

Aymelius de Begugio -376. 

Aymericus Cardinalis 512. 

Aymericus de Plobeto 243. 

Aymericus de Sancto Laurentio 372. 

Aymericus de Verduno 575. 

Aymonus 376. 

Azo 254, 244. 

Azone Marchese 265. 






( 5H ) 



B 



Bachemus Pag. 341, 565. Vedi Lanfrancus Baclientuc. 

Bachemus Grossus 428, 451. 

Bachemus Lanfranci Bachemi Console 374, 418. 

Bagemus (errore per Bachemus) 341. 

Bajalardus 295. 

Bajalardus de Palio (scritto anche per isbaglio Baluardus) Console 217, 295 

e 413. 
Bajamundus de Soselia 579. 
Baldezonus Susiliae 295, 298. 
Balditio o Baldicio Bociachensis Console 400, 4ssi. 
Baldilio Cutis Console 388. 
Balditio o Baldicio de Murorupto 570. 
Balditio o Baldicio Lanfranchi Merenda 574. 
Balditio o Baldicio Guarracus 574. 
Balditio o Baldicio Niger o De Nigro o De Nigrone 259. 
Balditio o Baldicio Scannabeccus filius Nicolai 580. 
Baldicio Ususmaris vedi Baldizzone Usodimare. 
Baldizzone De Mari 240. 
Baldizzone Fornario 276, 289. 

Baldizzone Usodimare Console 250, 285, 294, 501, 314, 340. 548, 352, 555. 
Baldo Bancherius 297. 
Baldo De Auria 378. 
Baldo Pulpus 295. 
Balduino vedi Balduinus De Castro. 
Balduino Re di Gerusalemme 364. 
Balduinus Bisaccia Console 413. 
Balduinus Cassina 572. 
Balduinus Cintracus 581. 
Balduinus De Cannecia 580. 
Balduinus (probabilmente) De Castro 270, 
Balduinus (Iohannis) De Castro 369. 
Balduinus De Dordona 373. 



( 312 ) 

Balduinus Do Maiolico 507, 569, 415, 417, 427, 431, 434. 

Balduinus De Soseliu 37G. 

Balduinus De Volta o Balduino Della Volta 161, 371, 406, 413, 417, 425, 430. 

Balduinus Gucrcius Console 278, 303, 307, 369, 381, 387. 

Balduinus Morluussiti 370. 

Balduinus Mussus scritto per isbaglio Mtislus Console 421, 427. 

Balduinus Bubeus 572. 

Balduinus Sardena Console 417, 430, 432, 433. 

Balduinus Scotus 503. 

Balduinus Surpator 377. 

Baldus Pigna 331. 

Ballicus De Castello 420. 

Barca Auriae 573. 

Barisone Giudice di Arborea 3 Iti, 335, 388. 

Barisone Giudice di Porto Torres 321), 555, 365. 

Barisone Be di Sardegna 542. 

Bardus De Sancto Donato 575. 

Bartholomaeus Caput uiridis 580. 

Bartholomaeus Damuscultae 410. 

Bartholomaeus Guarracus 574. 

Bartholomaeus Magister 425. 

Bartholomaeus Porcellus 571. 

Bartolomeo Defornari Notaio 217. 

Bartolomeo Scriba 200. 

Bealrix Comitissa 288, 289. 

Beghino Signore della Corvara 427. 

Belardus Presbyter 545, 401. 

Beldies uxor quondam Bauditionis Vesconli 544. 

Belengarius de Burgo 577. 

Bella 379. 

Bellamutus Console 241, 242, 246, 258, 260, 262, 267, 296, 331, 317, 302. 

Bellenda moglie di Oberto Malocello 288. 

Bellonus Callegarius 377. 

Beliusbrunus de Castello Console 569, 591, 396. 

Belmoslo fratello di Ansaldo 507, 554. 

Belmustus Lercarius 598, 404, 406, 408, 409, 411. 

Belmustus Lercarius giuniore (Console) 406. 



(513) 



Belmuslus Vicccomes 371. 

Beltrame di Marino 307. 

Bellrames Cliristianus Po test as Januae 404. 

Reltrames de Carcano 317. 

Bellrames de Savignono Console 400. 

Beltrames Rubaldi de Trasi 376. 

Benedictus seu Hubertus 314. 

Bentevegna 378. 

Berardus Abbas S. Fructuosi 323. 

Berardus Iudex 265, 322. 

Berardus (o Berardo) Tacchinus 207, 3<i7. 

Berizo Anselmi 323. 

Berlengerius De Mari 574. 

Berlengerius Ususmaris 580. 

Bernardo Conte di Milgori 288, 289. 

Bernardus Callegarius 575. 

Bernardus De Aspirano 29f>. 

Bernardus De Treselio 380 

Bernardus frater Guilielmi Rapaliini 377. 

Bernardus Morectus 579. 

Bernardus nepos Rubei Bancherii 370. 

Bernardus Panciae 57C. 

Bernardus Placentinus 455. 

Bernardus Siricarius 579. 

Bernardus Vilalis 296. 

Bernicio De Campo Console 405. 

Bernicio frater Corsi De Mari 240 

Bernizzonus 271. 

Berranus 379. 

Berrominus 374. 

Berrominus o Bezzominus De Campo Console 589. 

Bertolotto di Palazzolo 55 i. 

Bertolotus Carexia 579. 

Berlolotus De Cavi 380. 

Bertolotus De Murla 297. 

Bertolotus De Volta 561, 415, 

Bertolotus Rovodus 376. 



( 514 ) 

Bcrlordus Bonzella Causidico di Pavia 455. 
Bertramus De Marino 294, 500, 507. 
Bcrtramus frater Lanfranci Richerii 571. 
Besazza o Bisaccia vedi Rubaldus Bisaccia. 

Bisaccinus lìlius Rubaldi Bisacciae Console 554, 565, 572, 584, 587. 
Blancardus 295, 570. 
Blancus Canonicus 587. 
Blancus De Brasili 379. 
Blasius filius quondam Salae 370. 
Boabram vedi Alfachinus 484. 
Boadele Re di Valenza 275. 
Boccius De Recco 374. 
Boccuiius Capitisgalli Console 418. 
Boccutius De Mari 529. 
Boccutius De Porla 345. 
Boemundus 548. 

Boemundus Boiemundus e Boiemons de Odone de Garaldo Console 252, 254, 
257, 259, 209, 276, 285, 286, 287, 299, 502, 506, 556, 359, 540, 548 
e 551. 
Boemondo figlio di Raimondo Principe d'Antiochia 405. 
Boemondo Principe d'Antiochia 590, 405, 415. 
Bolencus (errore per Botericus). 
Boleto Buflerio 236. 
Bolsus ludex 425. 
Bombellus o Bonobellus 241. 
Bombellus de Burgo 241. 
Bonaccursus de Bonaccurso 517. 
Bonaventura de Castro 575. 
Bonavita 377. 
Bonavita Gavarinus 577. 
Bongiovanni Notaio 216. 
Bonico q. Adalberli Vassalli 520. 
Bonifacio Arcidiacono di S. Lorenzo 567. 
Bonifacio Arcivescovo di Genova 586, 412. 
Bonifacio Boccuccio 274. 
Bonifacio De Mari 240. 
Bonifazio di Piazzalunga 528, 359. 



( 515 ) 

Bonifazio Marchese di Cravesana 393. 

Bonifacius Abbas S. Frucluosi de Capite Monlis 517. 

Bonifacius Alpanis 297. 

Bonifacius Bonicardi 374. 

Bonifacius De Burgeto 298. 

Bonifacius De Guidone de Bustieo de Erizone 389, 413. 

Bonifacius De Segnoraldo 296. 

Bonifacius De Volta 570, 419. 430. 

Bonifacius De Volla quondam Alberti 408, 411, 414, 417, 428. 

Bonifacius De Volta quondam lacobi 426, 428, 432. 

Bonifacius fìlius Bainaldi Gauxonis 29Ì5. 

Bonifacius frater Donidei De Guidone 570, 421. 

Bonifacius frater Baimundi De Flexia 370. 

Bonifacius Gallus 296. 

Bonifacius Lamberti 291. 

Bonifacius Mortuussiti 297. 

Bonifacius Oliverii 570. 

Bonifacius Boza 296. 

Bonifacius Tarigus 572. 

Bonifacius Vicecomes 298. 

Bonobellus o Bombellus 241. 

Bonobellus De Mari 375. 

Bononiens 380. 

Bonus Arcanlus 575. 

Bonusbellus Calignanus 297. 

Bonus Brunus 575. 

Bonus de Archa 558. 

Bonus de Iterio 247. 

Bonus de Soselia 377. 

Bonusdies 579. 

Bonusrespectus 570. 

Bonusinfans de Domoculta 341. 

Bonusinfans de Mercato 374. 

Bonusinfans Scrivano 260. 

Bonusiohannes 504. 

Bonusiohannes do Caparagia 378. 

Bonusiohannes de S. Petro de Arena 376. 



(516 ) 

BoDusiohannes lìlius Bonirespecii ."70. 

Bonusiohannes Malusliliaster 294. 

Bonusiohannes Notarius 304, 380. 

Itonusiohanncs Scriba Furitanoruiii 372. 

Bonusmatus De Medolico 226. 

Bonussenior De Campo 297. 

Bonussenior De Sancfo Thoma 3H0. 

Bonussenior Mallonus 267.. 

IJonussenior Rufus 271. 

Bonusvassallus 323. 

Bonusvassallus Arcanlus 408, 454. 

Bonusvassallus Asdente 575. 

Bonusvassallus Augustae 573. 

Bonusvassallus Barbavariae iìlius Nicolae Console 3C9, 417, 421, 426. 

Bonusvassallus Barucius 298. 

Bonusvassallus Botacius 370. 

Bonusvassallus Brunus 565, 565. 

Bonusvassallus Brussedus 428. 

Bonusvassallus Bufferius 506, 307. 

Bonusvassallus Bursa 297. 

Bonusvassallus Calignanus 297. 

Bonusvassallus Caputgalli 294. 

Bonusvassallus Cima de Mari 274. 

Bonusvassallus Crollamonle 580. 

Bonusvassallus Crosta 577. 

Bonusvassallus de Advocato 296. 

Bonusvassallus de Antiochia 255, 535, 541, 550, 372. 

Bonusvassallus de Archa 349. 

Bonusvassallus de Bonobello 572. 

Bonusvassallus de Bonohomine 255. 

Bonusvassallus de Borgogna 578. 

Bonusvassallus de Cartagenova 366, 371. 

Bonusvassallus de Cassino Notarius 218. 

Bonusvassallus de Castro o de Lamberto Medico 281, 286, 287, 294 301, 306, 

e 314. 
Bonusvassallus de Colonnata 377. 
Bonusvassallus de Ghisulpho 257. 



( 517 ) 

Bonusvassallus de Lamberto Medico (V. Bonusvassallus de Castro). 

Bonusvassallus de Mastaro 297, 373. 

Bonusvassallus de Medolico 226, 290., 529. 

Bonusvassallus de Odone de C.araldo Console 247, 252, 258, 259, 267, 285, 

Bonusvassallus de Pandulpho 575. 

Bonusvassallus de Primo 274, 297. 

Bonusvassallus de Sturla 581. 

Bonusvassallus de Tctoica 255, 255, 202, 

Bonusvassallus Eliae 297. 

Bonusvassallus Hominisdei 575. 

Bonusvassallus Malusfiliasler o Malfiliasler 290, 370, 

Bonusvassallus Ribaldi Guercii 290. 

Bonusvassallus Scutarius 570. 

Bonusvassallus Vicecomes Notarius 434. 

Bonusvassallus Vitalis 580. 

Bonusvassallus Ususraaris 539. 

Bonusvillanus 577. 

Bonusvicinus de Campo 257, 295. 

Bonvicino 277. 

Bos filius Boceacii 572. 

Boltarius Auriae Console 365, 375, 413, 417, 421, 427, 451. 

Botericus Amici o de Amico 277. 

Botericus de Sancto Lamentio 277. 

Botericus Vicecomes 270, 277. 

Bottiaus 578. 

Bovus Notaiius et Index 205. 

Braidem 295. 

Bruciaboscum 570. 

Bruningo Vescovo d'Asti 102. 

Brunus Faber 578. 

Bucella de Castro 209. 

Buconus 297. 

Bulzanetus 260. 

Burgundio Zocolarius 380. 

Burnengus o Burnenaeus 51S, 

Butteratus 329. 



( 518 ) 



Caflarius Guidonis de Mari 572. 

Caffarus Console e Scrittore 202, 204, 203, 208, 211 , 212, 215, 214, 215, 
22C, 251, 235, 259, 242, 246, 247, 256, 257, 260, 261, 262, 268, 269, 
270, 273, 275, 284, 288, 299, 307. 508, 309, 311, 512, 545. 

Caitus de Campo 377. 

Caputorgolii o Cuputorgogii 358, 561. 

Carbone Malocello 218, 454. 

Cardinalis Voiadiscus 570 

Carentius de Soselia 577. 

Carlo Magno 165, 163. 

Carolus Burgundio 571. 

Carolus De Batiano 451. 

Cassicius de Volta 563. 

Castanea Arcanlus 575. 

Castellus De Fossato 580. 

Castellus De Sancto Petro de Arena 579. 

Causa Magister 587. 

Ceba Console 262, 269, 298. 

Celdo Iudex Dotninorum Regura 265. 

Celestino Papa 599. 

Christianus. Vedi Cristiano. 

Cibo De Insulis 401. 

Ciriacus Episcopus 511. 

Cittadinus 579. 

Clemens Papa III 581, 586. 

Cocorninus De Cogorno 201, 202. 

Conradus Botarius 298. 

Conradus Bucae Asini 570. 

Conradus Callegarius 579. 

Conradus Iudex 264, 265. 

Conradus Mazzanellus Episcopus 511. 

Conradus Porcellus 271. 

Conradus Rufus de Curia o de Curie 278. 

Contardus Rufus 306. 






( 519 ) 

Corrado Conte ili Ventiiniglia 265, 279. 

Corrado di Monferrato 424, 454. 

Corrado di Monferrato Signore di Tiro 389, 393. 

Corrado Malaspina 424, 454. 

Corrado II 160, 163, 170, 395. 

Corsus de Palazzolo 331, 353, 348, 557, 592, 594. 

Corsus Serrae de Mari Console 197, 208, 240, 502, 512, 313. 

Corsus Sigismundi 271, 294, 315, 316, 531, 552, 545. 

Corsus Vicecomes 558, 367, 369, 408. 

Cristiano Arcivescovo di Magonza 342, 544, 545. 

Crollamons 298. 

Crollus 576. 

Crollus Ferri 379. 

Cuniberlus Notarius et Judex 264. 

Cunradus Imperator 521. 

Cunradus, seu Idiberlus, testis 322. 



I) 



Dagoberto Patriarca di Gerusalemme Pag. 231. 

Dandala nipote di Guglielmo Guercio 429. 

Daniel Auriae 252, 570, 421. 

Daniel Vacarus 570. 

Demetrio Macrapolita 205. 

Deuslesalvet e Diotisalve 277, 397. 

Dodo Advocatus 256, 242, 511. 

Dodo Bufferius 355. 

Dodo (vel Doderius) de Advocato 239. 

Dodo de Albericis 277. 

Dodo de Bargagi 377. 

Dominicus Judex 266. 

Donatus Bottarius 579. 

Donatus Gobbus 295. 

Donatus de Magnerri 372. 

Donicella uxor Guilielmi Rataldi 40S. 



( m ) 

Donimi Dei Causidici» 374. 

Donum Dei Curii 402. 

Donum Dei de Campo 418, 425. 

Donum Dei de Guidone 217. 270. 408. 

Donum Dei de llerio 291). 

Donum Dei de Peli 574. 

Donum Dei Modiusferri 370. 

Drogo de Sanclo Laurent m 371. 

Drudo Usodimare 250. 

Drudo Marcellino Potestà di Genova 308. 

Dumberto Patriarca 20,'i. 



E 



Elmir Sublimis Abo Macomet Abdella filius Isahac Ebu Machmel Ebu Ali 

Pag. 382, 583. 
Elyas 254, 257, 259, 261, 267, 370. 
Elyonus De Clavica 370. 
Embriacus frater Guilielmi Embriaci 369. 
Embronus 294. 

Kmmanuele Comneno Imperatore di Costantinopoli 303, 316, 335. 
Enrico Bianco dei Conli di Lavagna 394. 
Enrico Brusco 225. 
Enrico Burone 202. 
Enrico Di Negro 232, 560, 373. 
Enrico Doria 300. 

Enrico figlio di Enrico Marchese di Savona 560. 
Enrico Guercio 278, 283, 285. 
Enrico Marchese di Savona 340, 560. 
Enrico Pescatore Conte di Malta 415, 425, 426. 
Enrico III 162, 163, 170. 

Enrico VI Imperatore 216, 519, 346, 555, 366, 392, 594, 395, 596, 407 
Enrico Treco Conte Palatino e Signoro di Accon 595. 
Enricus vedi Henricus. 
Erode De Mari 454. Vedi I/erode*. 



( 521 ) 

F 

Fabiano Crispino Pag. 254, 255, 257, 371. 

Federico I Barbarossa 165, 216, 284, 306, 3o7. 313, 316, 330. 332, 345, 351, 

353,391. 
Federico II Re di Sicilia ed Imperatore 216, 407, 429. 
Federicus de Albericis Console 338, 571, 400, 408. 
Federicus Grillus 429. 
Ferminus 296. 
Filardo 274. 
Filippo di Giusta 306. 

Filippo di Lamberto 186, 194, 193, 196, 271, 504, 307. 332. 
Filippo li Re di Francia 389, 590- 
Filippus vedi Philippus. 
Fimerri Balistarius 378. 

Folchino Balbo, fratello di Guglielmo, figlio di Fulcone di Castello 290. 
Folchino figlio di Anselmo di Castello 590, 
Fortis de Camogi 576. 
Fredentio Contardus vedi Fredenzonus. 
Fredentio Idonis Contardi 558. 
Fredentio de Quinto 376. 
Fredentio Sagitlarius 380 
Fredenzone di Sosiglia 274, 290. 
Fredenzonus Contardus o Gontardus 274, 276, 283, 294, 299,329,351,339, 

543, 548, 333, 365, 566, 570. 
Fredericus Albericus o de Alberico 400, 408. 
Fulchinus filius Anselmi de Castro 569. 

Fulco de Castro o Castello 562, 566, 567, 569, 581 , 387, 41 9, 590, 414,417, 426, 432. 
Fulco Gandulpbi Boccacii 574. 
Fulco Guiliae Comitissae 353, 560. 
Fulco Lucensis 378. 
Fulco Raynaldus 571. 
Fulco Socius Caparagiae 380. 
Fulco Spezzapedra Console 391, 393. 
Fulcone Bufferio 307. 
Fulcone di Castello Ambasciatore 390, 396, 406. 



( 522 ) 

<; 

Gafforius Pag. 576. 

Gajolus Arlae 291. 

Galganus de Sancto Galgano 419, 420, 421, 422. 

Galopinus Morluussili 372. 

Gandulphus Alcoracius 573. 

Gandulphus Alpanis 296. 

Gandulphus Bachemus 548. 

Gandulphus Buccafura 298. 

Gandulphus Callegarius 378. 

Gandulphus Cappi 578. 

Gandulphus Cognatus Cebae 296. 

Gandulphus De Beliarda 578. 

Gandulphus De Burgo 298. 

Gandulphus De Constanlio 344, 348. 

Gandulphus De Golizone 296, 555. 

(iandulphus De Matrona 285. 

Gandulphus Gallula 296. 

Gandulphus Lucensis 560. 

Gandulphus Muscelica 296. 

Gandulphus Papacicce 577. 

Gandulphus Picarailium 294, 299, 300, 373. 

Gandulphus Piletus 296. 

Gandulphus Rufus 235, 257, 259. 

Gandulphus Scriba 525, 574. 

Gandulphus Vicecomes 279, 282. 

Gattilusius 296. 

Genuardus de Toselio 376. 

Genuardus de Vulpe 247. 

Georgius de Mercato 576. 

Georgius Pedicula filius Oberti 370. 

Gerardo Della Torre 262. 

Gerardus De Castro 374. 

Gerardus Scotus 357. 

Gcrentius 297. 



( 523 ) 

Getius Lambertus 234, 264, 295. 

Gezo Notarius 325. 

Gherardo de Fauronis 420. 

Gherardo Visconte 400. 

Ghisulphus de Campo 504, 373. 

Giberlus Bancherius 298. 

Ginotus erroneamente per Guidolus, 

Gionata Crispino 196, 271, 500. 

Gionata Della Porta 429. 

Giordano di Zoagli 251. 

Giovanni Avvocato 596. 

Giovanni Chierico 162. 

Giovanni Della Volta 203. 

Giovanni Malocello 256. 

Giovanni Prete di S. Damiano 509. 

Giovanni Scrivano 307. 

Giovanni Straleria 217. 

Giovanni Tossico 288, 298, 307. 

Giovanni Vescovo di Genova 222. 

Girardus Bertelli 370. 

Girardus Burgundio 377. 

Girardus Cognalus Arnaldi 576. 

Girardus de Fossato 580. 

Girardus De Montanario 435. 

Girardus De Tellieto 422. 

Girardus Petrelli 570. 

Giselbertus Cavaruncus 296. 

Giseprandus Judex 265. 

Giso Sardena 295. 

Gisulphus Judex 264, 265, 266. 

Giulia Malocelli 288. 

Giusta moglie di Boemondo di Ottone di Garaldo 336. 

Godenzio 375. 

Godo figlio di Lamberto Avvocato 164. 

Godus Merlonalellus 298. 

Goffredo Re e Signore di Gerusalemme 305. 

Gontardus 224. 

38 



( 524 ) 



Gotoerrus 298. 

Golofredus 318. 

Gotofredus Haeres Thomac Scavini 280. 

(lotofredus Iudex 363, 264, 318, 319. 

Golofredus Vicecomes Pisanorum Potostas 422. 

Gracianus Arcarius 377. 

Granarius 377. 

Granarius De Mercato 376. 

Gregorio VII 158. 

Gregorius De Valderico 574. 

Griflus De Albericis 298. 

Griffus De Mcdiolano 376. 

Grimaldus Advocalus 573. 

Grimaldus De Castro 375. 

Grimaldus De Grimaldo q. Oberli 305. 

Grimaldus fìlius Olhonis Cannellae 305, 339, 362. 

Grugnus De Montemagno 337. 

Gualterius Episcopus Lunensis 422, 425. 

Guascus De Volta 370. 

Guelfus Pisanus 423. 

Guibertigius 550. 

Guido Abbas 543, 344, 566, 400, 401, 405, 405. 

Guido Aguzinus 598. 

Guido Auriae per errore invece di Guido Spinula 409, 

Guido Callegarius 578. 

Guido Corsi 169, 179. 

Guido De Cassinis Pisanus 425. 

Guido De Novaria 397. 

Guido De Olasca 397. 

Guido De Rezo 374. 

Guido De Rustico de Rico o de Erizone 335, 231, 553, 339, 352. 

Guido De Sigestro 576. 

Guido Guerra Conte di Ventimiglia 500. 

Guido Laudensis 504. 

Guido Malum in ventre 373. 

Guido Pellissarius 575. 

Guido Pisanus 377. 



( 525 ) 

Guido Portovarhis 377. 

Guido Spinula 331, 333, 330, 337, 339, 35G, 358, 373, 387, 408, 411, 430, 

423, 433, 434. 
Guido Testis 598. 
Guidone di Lodi 300, 301. 
Guidone Olafer 575. 
Guidone Polesino 434. 
Guidotus Ansaldi Ilae 398, 330. 
Guidotus De Nigrone 339, 354, 551, 554. 
Guidotus Torsellus 595. 
Guidotus Zurlus 504, 548. 

Guifredotto Grassello Potestà di Genova 409, 410, 411. 442. 
Guiginus 374. 

Guiglielmo Arcivescovo di Cagliari 355. 
Guiglielmo Boccanegra 306, 378. 
Guiglielmo Di Baldissone Fornario 589. 
Guiglielmo Di Dongiovanni 101, 415. 
Guiglielmo Di Enrico 406. 
Guiglielmo Di Forcalquerio (Conte) 353 
Guiglielmo Di Massa (Marchese) 548. 
Guiglielmo Di Monferrato 530. 
Guiglielmo Di Montpellier (Conte) 367, 
Guiglielmo Di Negro 419. 
Guiglielmo Di Rodolfo 511. 
Guiglielmo Doria 337, 431. 

Guiglielmo figlio del q. Enriguinus de Poensolo 434. 
Guiglielmo Magro 420. 
Guiglielmo Malaspina 430. 

Guiglielmo Re di Sicilia 589, 390, 591, 393, 300, 350. 
Guiglielmo Rosso 555. 
Guiglielmo Visconti 577, 395. 
Guiglielmo Vivaldi 577, 500. 
Guilencio Grassus 577. 
Guilia Comilissa 555. 
Guilielmotus Ciriolus 296. 
Guilielmus Aldonis 569. 
Guilielmus Alverniae 574. 



(jluilielmus Aradellus 295. 

Guilielmus Aratro 298. 

Guilielmus Arnaldi 295. 

Guilielmus Asarius 377. 

Guilielmus Auriao o De Auria 300, 339, 350, 350, 358, 300, 303, 304, 305. 

373, 430. 
Guilielmus Balbus 349, 375. 
Guilielmus Barca 257, 259, 260, 4M 
Guilielmus Battifolium 375. 
Guilielmus Beacquao 298. 
Guilielmus Becherius Console 408. 
Guilielmus Bibensaqua 572. 
Guilielmus Blancus. 
Guilielmus Bonifacii de Iterio 533. 
Guilielmus Bonisenioris 574. 
Guilielmus Boltego 290. 
Guilielmus Brussedus 257. 
Guilielmus Bucca 599, 598, 408. 

Guilielmus Bufferra o BuflTerius 233, 239, 253, 209, 274, 278, 501, 304,328 
Guilielmus Bulla 574. 

Guilielmus Buronus 257, 271, 289, 294, 300, 305, 306, 340, 300. 
Guilielmus Caecusvagus 371. 
Cuilielmus Callegarius 378. 

Guilielmus Calligaepallii Nolarius 553, 354, 339, 342, 344. 548, 371. 
Guilielmus Calvus 371. 
Guilielmus Camuginus 296. 
Guilielmus Caparagia 278. 
Guilielmus Caputorgogii 506. 
Guilielmus Casiccius o Caxiceus De Volta 308. 
Guilielmus Cassinensis Nolarius 228, 544, 400, 401, 404. 
Guilielmus Castaldus 578. 

Guilielmus Cavaruncus 503, 304, 506, 315, 334, 541, 350, 552, 556. 
Guilielmus Cicala 194, 208, 278, 286, 287, 294, 299, 301, 503, 505. 327 

e 328. 
Guilielmus Crcspinus Console 408, 
Guilielmus De Arabia 402. 
Guilielmus De Arcu 400. 



( 827 ) 

Guilielmus De Balneo Console 418, 425. 

Guilielmus De Bonobello 241, 247, 258, 276. 

Guilielmus De Castro 509, 408. 

Guilielmus De Columba 260. 

Guilielmus De Gaeta 575. 

Guilielmus De Guiscardo 571. 

Guilielmus De Horto Console 421. 

Guilielmus De Infantibus Console 425. 

Guilielmus De Mauro De Platealonga 240, 250. 

Guilielmus De Nigro 247, 259, 274. 599, 405, 414. 418. 419. 423, 424,426. 

Guilielmus De Palio 406, 411. 

Guilielmus De Ripa Iudex 285. 

Guilielmus De Volta 240, 242, 246, 252, 258, 261 . 267, 299, 308. 

Guilielmus Embriacus Console 203, 231, 236, 239, 365, 369, 407. 418, 419, 

422, 428. 
Guilielmus Embriacus filius Hugonis Console 421. 
Guilielmus Embriacus frater Nicolae 369, 418, 425. 
Guilielmus Ficusmatarius 408. 
Guilielmus Fornarius 350, 556, 571, 396. 598. 
Guilielmus Galleta Console 328, 565, 566, 570. 
Guilielmus Guercius Console 275, 407, 418, 419. 426» 428, 429. 
Guilielmus Iudex 208. 
Guilielmus Iudex De Drubeco 240, 243. 
Guilielmus Iudex De Novaria 266, 268. 
Guilielmus Lercarius Console 567. 569. 572, 396. 
Guilielmus Longus 548, 550, 553. 
Guilielmus Lusius 236, 254, 257, 26i, 267, 268, 269, 275, 283, 284, 286 

e 287. 
Guilielmus Malabitus 252, 239. 
Guilielmus Malaspina 525, 405, 456. 

Guilielmus Mallonus 348, 552, 354, 356, 360, 562, 567, 569, 404. 
Guilielmus Malusaucellus 259, 2C0, 574, 275, 288. 294. 372, 417, 423, 424, 
Guilielmus Modiusferri 554, 560. 
Guilielmus Mussus 275. 
Guilielmus Niger 256, 258 , 268, 271, 274. 277. 283, 329, 541, 347, 354, 

365. Vedi De Nigro. 
Guilielmus Nata 529. 



( 528 ) 

Guilielmus Panerius 399. 

(.iiilii'lmiis Panzanus 400. 

Guilielmus Pellis 273. 

Guilielmus Permitial 404. 

Guilielmus Pezulus 239, 257, 262. 

Guilielmus Picamilium Console 201, 202, 242, 246, 252, 270, 274, 275, 277, 

297, 357, 373, 406. 
Guilielmus Pignolus 436. 

Guilielmus Piper (o Pevere) 201, 242, 245, 251, 257, 259, 244, 273, 275. 
Guilielmus Porcus 236, 252, 267. 284, 286, 287. 
Guilielmus Rataldus 405, 405. 

Guilielmus Rocius, Roza o De Roza 399, 402, 406, 410, 421. 
Guilielmus Rubeus Do Volta 421. 
Guilielmus Russus 259. 
Guilielmus Sardena Ansaldi 417. 
Guilielmus Sardena Rinaldi 418. 
Guilielmus Scivorellus 417. 
Guilielmus Scriba 161, 413. 
Guilielmus Siculus (errore) 300. 
Guilielmus Spavaldas 415. 
Guilielmus Spinula 418, 419. 

Guilielmus Stanconus 274, 278, 285, 286, 287, 294, 299. 
Guilielmus Slralandus 253, 271, 276, 507. 
Guilielmus Tornellus 400, 409, 414. 
Guilielmus Tornellus Ingonis 564, 571, 402, 421. 
Guilielmus Tornellus Johannis 410. 
Guilielmus Ursetus filius Nicolae De Rodulpho 555. 
Guilielmus Ususmaris 250, 259. 
Guilielmus Ususmaris Bonivassalli 411. 
Guilielmus Ususmaris Oberti 407. 
Guilielmus Ventus 267, 273, 275, 289, 506, 507, 528. 555, 555, 554. 557, 

563, 370. 
Guilielmus Vivaldi, 277, 506. 
Guilielmus Zerbinus 210, 548, 558. 
Guiniginus Judex 206. 
Guirardus De Murla 415. 
Guiscardus Botadus 296. 



( 529 ) 

Guiscardus filius Rustici de Caschifellone 209, '239, 245, 259, 268, 269, 312, 
Guiscardus Maaister 287. 



11 



Uenricelus Sturzolus 371. 

Henricus Bonicus, frater Merlonis de Castro et Guilielmi Balbi 3(39. 

Henricus Caballus 377. 

Henricus Cicala 408, 415. 

Henricus Collum Gruis 380. 

Henricus Contardus 339, 341, 352, 370. 

Henricus Crosus 575. 

Henricus Dardella notarius 281. 

Henricus de Auria 289, 292, 294, 300, 306, 346, 364. 

Henricus de Bosco 378. 

Henricus de Braio notarius 281. 

Henricus de Domoculta 575. 

Henricus de Emilia 581. 

Henricus de Insulis 376. 

Henricus de Molazana 376. 

Henricus de Murta 359. 

Henricus de Nigro 393, 493, 409, 417, 421, 422, 423. 

Henricus Detesalve 572, 408, 424. 

Henricus de Volta 570. 

Henricus Domuscultae 408, 411,424. 

Henricus filius Lanfranci Grancii 371. 

Henricus Fledemetius 580. 

Henricus frater Lanfranci Cigalae 371. 

Henricus Ericca 578. 

Henricus Guercius 257, 271, 285, 503, 402, 450 

Henricus Imperator 519. 

Henricus Jofredi 297. 

Henricus Judex 297, 528. 

Henricus Leccavellum 595. 

Henricus Mallonus 528, 550, 533. 318, 408, 415, 416, 418. 

Henricus Malusaucellus 501, 529. 



( 530 ) 

Henricus Marchio 378. 

Henricus MazaI 296. 408 

Henricus Medicus 298, 374. 

Henricus Nevitella 570. 

Henricus Pelliparius 370. 

Henricus Piccamilium (console) 369, 373, 389 

Henricus Roza, o Rosa 247. 

Henricus Tolzani 375'. 

Henricus Vitalis 575. 

Herodes de Mari 429, 434. 

Homodeus 297. 

Honoratus Johannis Boleti 371. 

Hospinellus Bonicus 374. 

Hospinellus Tartarae nepos 377. 

Hugo Albericus, console 543, 347, 559, 389, 596 

Hugo Bernardus 578. 

Hugo Burgundio 580. 

Hugo Callegarius de Burgo S. Stepbani 404. 

Hugo de Astore 569. 

Hugo de Baldicione 575. 

Hugo de Baldicione Fornario 289, 294, 305, 308, 551, 554, 587. 

Hugo de Bianco 579. 

Hugo de Casamavali 400. 

Hugo de Cavateci 577. 

Hugo de Domoculla 575. 

Hugo de Elia 277. 

Hugo De Novaria 581. 

Hugo Embriacus, console 593, 598, 425. 

Hugo Embriacus, filius Nicolae 569. 

Hugo, (errore per Ingo, q. Cassicii de Volta) 367 

Hugo Fornarius, console 400. 

Hugo, frater Guilielmi Fornarii 371. 

Hugo Girardi Scoti 372. 

Hugo judex 267, 270. 

Hugo Laurinus 576. 

Hugo Mallonus 367, 369, 595. 

Hugo Mazalis 371. 



( 831 ) 

Hugo Papa 571. 

Hugo Porcellus 571. 

Hugo Presbiter 576. 

Hugo Scotus 352. 

Hugolinus, frater Cazacii 378. 

Hugolinus Guiscardi de Mercato 376. 

Hugolinus Mallonus 95, 597, 400. Vedi Ugoliiius. 



Iacobus Abbas Sancii Michaelis discalceatorum (lucensis) 423, 

Iacobus Angeloti de Caffara C. M. 424. 

Iacobus Angeloti Vicecomitis C. P. L. 417. 

Iacobus Balagazuccius 580. 

Iacobus Boiachensis 370. 

Iacobus Cavegia 577. 

Iacobus de Brixiis, causidico milanese 455. 

Iacobus de Castro 575. 

Iacobus de Insulis C. P. L. 401, 417, 425. 

Iacobus de Murta 217. 

Iacobus de Turca 262, 565, 581, 

Iacobus de Vistarino 412. 

Iacobus Faieguerre 574. 

Iacobus filius Fulconis Rogerii 589. 

Iacobus filius Lanfranci q. Nicolae Rodi 573. 

Iacobus filius Othonis de Murta 572. 

Iacobus Finamor C. P. L. 516. 

Iacobus Gener Alberti de Fontana 574. 

Iacobus judex 570. 

Iacobus Mainerius, cittadino milanese, Potestà di Genova 396, 

Iacobus Malliliaster 569. 

lavellina Malocello 288. 

Iacobus Minoretus 217. 

Iacobus Piccamilium C. P. L. 413, 416, 

Iacobus q. Angeloti Vicecomitis 429. 

Iacobus Riccius 217. 



( 532 ) 

lacobus Rodcrici 377. 

Iacobus Rubaldi Mallonis 574. 

lacobus Septem Solidi 380. 

Iacobus Speciacpelrac 374. 

Incorna, socera Thomac Venti 344. 

Iacopo da Varagine (Beato) 235. 

Ialonus fìlius Philipp! de Jusla 589. 

Ianebonus? 572. 

Ianuardus Guala 373. 

Ido Berrinus 372. 

Ido Clarella 297. 

Ido de Carmadino 231, 237, 257, 305, 572, 587, 393, 411, 41G, 420, 421, 422. 

Ido de Palio 370. 

Ido de Rica 595. 

Ido lilins Ilugonis de Baldicione 575. 

Ido fìlius Ilugonis de Baldicione Fornario 599. 

Ido Gonlardus iContardus), Fredentionis fìlius 570. 

Ido Gontardus (minor) 285. 501. 

Ido Mallonus 570. 

Ido Picius 558, 368. 

Ido Pizo, o Rizo 306. 

Ido Porcellus 256, 295. 

Ido Pulparius 298. 

Ido Stanconus 595, 404, 415, 416. 

Ido Tabaccus C. P. L. 282, 425, 429. 

Ido Turris 255. 

Ido Vicecomes (de Cita) 240, 296. 

Ido Visconte (il precedente?) 278, 282. 

Idone Piccio 581, 584, 561, 592. 

lldefonso, re di Aragona 532. 

Ildeprando 164, 165, 222. 

lldeprandus, judex dominorum regum 265. 

Ingo Banchiere 234, 198. 

Ingo Callegaris 375. 

Ingo Clericus 256. 

Ingo de Flexia 547, 549, 551, 355, 357, 369, 381. 394. 

Ingo de Flexia de Volta) 359, 565. 567. 






( 533 ) 

Ingo de Galiana C. P. L. 370, 393, ili. 

Ingo de Grimaldo q. Oberti 505. 

Ingo de Ranfredo 200. 

Ingo de Villano 298. 

Ingo de Volta C. P. L. 254, 257, 259, 270, 277, 294, 299, 300, 301, 305, 
307, 347, 551, 565, 410. 

Ingo Fanisens 298. 

Ingo Galeta 254. 

Ingo Gontardus 255. 

Ingo Guercius 575. 

Ingo Guilielmi de Volta 298. 

Ingo Guilielmi Tornelli 571. 

Ingo Longus 566, 570, 404 

Ingo Longus, ex octo nobilibus, sen Keclonbus 598. 

Ingo Parruco Cavarunchi 261. 

Ingo Puella 297. 

Ingo qui et Ansegibus 514. 

Ingo q. Cassidi de Volta 567, 569. 

Ingo Tornellus C. P. L. 556, 564, 404. 411, 427. 

Ingo vescovo di Modena 165. 
Ingo Visconti 280, 

Ingonem de 511. 

Ingonus 269. 

Innocentius P. P. II. (episcopus) 253, 309, 311, 312. 

Ioel de Bunico 295. 

Iohannes advocatus 575, 425, 452. 

lohannes Agusinus 578. 

Iohannes Bajardus 579. 

lohannes Balbus 576. 

lohannes Barberius 579. 

lohannes Bastarius 579. 

lohannes Boletus 561, 565. 

lohannes Bonus Cortese 287. 

lohannes Brusca 570. 

lohannes Buccabeata 575. 

lohannes Canisvelus 574. 

lohannes Caput Pini 578. 



( 534) 



Ioha nnes Carezzarius 380. 

Johannes Causidicus de Infantibus 333. 

lohannes Caxator 376. 

Johannes Cintraci, scriba 371. 

lohannes Cersus 376. 

lohannes de Alba 377. 

lohannes de Bonifacio 376. 

lohannes de Bonobello 370. 

lohannes de Brasili 379. 

lohannes de Bulgaro 298. 

lohannes de Cardine, Diaconus 281. 

lohannes de Casanova 579. 

lohannes de Castro 369, 376. 

lohannes de Clavari 375. 

lohannes de Giniano 380. 

lohannes de Infantibus 357. 

lohannes de Langasco 579. 

lohannes filius Carlevari 375. 

lohannes filius Othonis Judicis 3G9 

lohannes Gastaldus 575. 

lohannes Gritta 369. 

lohannes Guci? 298. 

lohannes Gulfus 577, 

lohannes iudex. 263, 518, 528. 

lohannes Leo 578. 

lohannes Lombardus 580. 

lohannes Longus 574. 

lohannes Magistri Cumignanae 581. 

lohannes Malusaucellus 285, 284, 286, 288, 301. 

lohannes Mazzamurus 575. 

lohannes Melescius 380. 

lohannes Niger 297. 

lohannes Notarius et Judex 265, 518, 320, 522. 

lohannes Notarius publicus 299. 

lohannes Ogerii Baconi 575. 

lohannes Othonis Judicis 369, 

lohannes Pallium 576. 



( 535 ) 

Johannes Paschalis de Infantibus 372. 

lohannes Patrius 570. 

Iohannes Pedegallus 579. 

lohannes Presbiter 296. 

Iohannes. qui et Andreas 314. 

Johannes q. Vassalli Straleriae 410. 

lohannes Riccius 578. 

lohannes Riccius de Petris 376. 

lohannes Riparius 577. 

lohannes Rubeus 376. 

lohannes Rubeus de Volta 430. 

lohannes Scutarius 379. 

lohannes Siccobiberi 251. 

lohannes Struxius (Podestà) 41 fi 

lohannes Testa 298. 

lohannes Tignosus 577 

lohannes Trasascus 374. 

lohannes Usura 375. 

lohannes Villanus 375. 

lonatas Cavaruncus 561. 

lonatas Crispinus 271, 285, 289, 300, 302. 

lonatas de Campo 528. 

lonatas de Gandulfo Rubeo 29S. 

lonatas de Mari 240, 250, 571. 

lonatas de Porta. 531 , 543. 

lonatas de Sancto Ambrosio 376. 

lonalas de Sancto Pancratio 377. 

lonatas Pedicola 255. 

lonatas Pignolus 296. 

lonatas Serri de Mari 298. 

Iordanus Renserrus 529. 

Iordanus de Campo 580. 

Iordanus de Fumo 378. 

Iordanus de Ghisulpho 305. 

Iordanus de Porta 255, 271, 351. 

Iordanus de Savignone 372. 

Iordanus de Savignone Rubeus 379. 



( 53G ) 

lonlnnus do Volta 257 , 283. 

lordanus fra ter Lanfranco Richt'rii et Berlramis 371 

lordanus Itae 370. 

lordanus Notarius 575. 

lordanus Oberti 295. 

lordanus presbiter de Sancto Celso 344. 

lordanus, presbiter do Sancto Torpete 344. 

lordanus socius Nuvolonis 376. 

lordanus Tigna 331- 

lordanus Ysac 295. 

Isacco Imperatore di Costantinopoli 304. 

Isembrandus Judex 265. 

Ismael de Palazzolo 295, 369. 

Iterio (Console) 499, 200, 232, 236, 237, 240. 242. 

Iterius Guilielmi Longi 374. 

Iterius Judex 265. 



Lamberto de Marino 275, 298. 

Lamberto Fornario 419. 

Lamberto Gezo 261. 

Lamberto Guercio 261 , 295. 

Lamberto, marito d'Oza 164. 

Lamberto medico 261 , 284. 

Lamberto Pevere Advocato 201, 242, 256, 258, 261, 267, 269, 271, 274, 

275, 276, 283, 289, 292, 294, 500, 302, 307, 508, 551, 532, 553, 

340, 350, 360, 363, 564, 573. 
Lamberto Porco 196, 271, 507. 
Lambertus Canis 596. 
Lambertus de Besenzono 580. 
Lambertus de Domoculta 373, 416. 
Lambertus de Mortedo 377. 
Lambertus Dragus 430. 
Lambertus Fornarius 426. 
Lambertus, frater Mauri de Platealonga 261. 






( 537 ) 

Lambertus Grillus 301, 334. 

Lambertus Guilielmi de Vicecomite 295. 

Lambertus Mussus 296. 

Lambertus Philippi 294. 

Landolfo di Carcano, Arcivescovo di Milano 168. 

Landolfo, vescovo 264, 265. 

Lanfranco, figlio di Giacomo della Turca 365. 

Lanfranco , notaio 228. 

Lanfranco Pevere 390. 

Lanfranco Rosso 429. 

Lanfrancus 518, 279, 542, 572. 

Lanfrancus Alberici 347. V. de Alberici». 

Lanfrancus Arzemae 296. 

Lanfrancus Bachemus, 341, 565, 374 (forse lo stesso die Lanfrancus de Mari), 

Lanfrancus Bibens aqua 373. 

Lanfrancus Brugnonus 295. 

Lanfrancus Cancellarius 572. 

Lanfrancus Cavegiarus? 577. 

Lanfrancus Cigala 371. 

Lanfrancus Cimaemaris 574. 

Lanfrancus Dadeon? 380. 

Lanfrancus de Albericis 505, 515. V. Albericis. 

Lanfrancus de Auria 423. 

Lanfrancus de Baldicione 573. 

Lanfrancus de Bonaccurso (pisnnus) 423. 

Lanfrancus de Camogio 373. 

Lanfrancus de Castro 569. 

Lanfrancus de Cresa 375. 

Lanfrancus de Dardana? 577. 

Lambertus de Fossatello 580. 

Lanfrancus de Mari 565 (forse lo stesso che Lanfrancus Bachemus) 372, 432. 

Lanfrancus de Milrosa 295. 

Lanfrancus de Oglerio de Rodulpho 556. 

Lanfrancus de Palio 297, 565, 574. 

Lanfrancus de Pichenobo 579. 

Lanfrancus de Predis 579. 

Lanfrancus de Savignone 572. 



( 538 ) 



Lanfrancus de Soselia 572. 

Lanfrancus de Turca 43S. 

Lanfrancus figlius Ogerii Opullae 433 

Lanfrancus Gabi 244. 

Lanfrancus Galeta 293. 

Lanfrancus Gallus 374. 

Lanfrancus Getius 234. 

Lanfrancus Grancius 339, 371. 

Lanfrancus Lazagna 579. 

Lanfrancus Merende 374. 

Lanfrancus Oberti Rocii 375. 

Lanfrancus Padoni ? 577. 

Lanfrancus Papa 291, 371. 

Lanfrancus Piccamilium 575. 

Lanfrancus Piper C. C. 588. 

Lanfrancus q. Nicolae Rocii 573. 

Lanfrancus Richerius 571. 

Lanfrancus Roza 234, 25(i, 257. 

Lanfrancus Rubeus 425. 

Lanfrancus Rubeus (de Volla) 417. 

Lanfrancus Sporta 371. 

Lanfrancus Vetulus 252. 

Laurentius Corregiarius 379. 

Leo IV 310. 

Leonardo della Volpe 211, 277. 

Leone Re di Armenia 409, 454. 

Leone Vetrano, capitano genovese 425. 

Lisulphus de Montaldo 217. 

Lotarius (pisanus) 425. 

Lucia Malocella 288. 

Lucio Papa II 268. 

Lucius Gazzatus? 378. 

Ludovicus de Sancto Pancratio 576. 

Lupo , Re di Spagna 505 , 504. 

Luponus , testis 224, 

Luterius, Archiepiscopi pisanus 422, 423. 



( 539 ) 
11 

Madelbertus , Abbas S. Fructuosi 518. 

Malerba 358. 

Malerba de Porta 343. 

Manegoldus de Tetorio (di Brescia Potestà della Repubblica) 300, 

Manfredo Boverio 300. 

Manfredus Camialor 380. 

Manfredus Cavegia 377. 

Manfredus de Petra 375. 

Manfredus Guercius 380. 

Manfredus Picamilium 404. 

Mannonus de Soselia 379. 

Manuel Auriae 432. 

Manuele Comneno Imperatore di Costantinopoli 303. V. Emmanuele, 

Marabotus de Porta 377. 

Marabotus Iutiolus 370. 

Marabotus Magister 370. 

Marchio Alinerii 372. 

Marchio Cassicius 374. 

Marchio de CafFara 242, 3 1 ti. 

Marchio de Volta 370. 

Marchio Elephans 571. 

Marchio, filius Ingonis de Volta 303. 

Marchio Gallus 377. 

Marchio Grillus 411. 

Marchio Guarachus 255. 

Marchio Judex 265, 295 

Marchio Rava 375. 

Marchio Scannabecus 380. 

Marchione della Volta 213, 294, 299, 304, 30(ì , 303, 316. 

Marchisius q. Oberti de Domo, Notarius 420 

Marchisius Elephans 306. 

Marchisius Racemus 572. 

Marcoaldo, Inviato in Genova dall'Imperatore Enrico VI 395. 

39 



( 540 ) 

Mariano Giudice 232. 

Marino IJelmusto 57K 

Marino di Modo ino 589 

Marini» Rullesica 377. 

Marinus Callegarius 57;i . 

Marinus Capsarius 378. 

Marinus Corsus? 578. 

Marinus de Agusi 378. 

Marinus de Campo 378. 

Marinus de Castelletto 579. 

.Marinus de Mauro 2G1. 

Marinus de Porta 247, 2G1, 209, 271 , 298, 331 

Marinus de Vederedo 575. 

Marinus, filius Hodoani de Mauro 388. 

Marinus Mazzucus 573. 

Marinus Notarius 504, 575. 

Marinus Rodoani 570. 

Marinus Ususraaris 572. 

Marsilius 378. 

Marlinus Curii. 

Martinus de Mauro de Platealonga 282, 283. 

Marlinus de Mauro (errore per Marinus de Mauro 201). 

Martinus do Volta 194. 

Martinus, filius Olhonis Panciae 574 

Martinus, frater Caffarii de Mari 572. 

Martinus Magistri Antellami 575. 

Martinus Petardi 578. 

Martinus Piccardus 577. 

Marlinus Plicagninus 577. 

Marlinus Rocius 373, 451. 

Martinus Roderici 375. 

.Marlinus Tinctor 580. 

Martinus Torncllus UZ , 348, 353, 305, 570, 392,413, 418, 450 

MarufTus de Paverio 377 . 

Matthaeus de Corrigia 420. 

Matthaeus Pignolius 217, 297, 428. 

Maurinus Rodoani de Mauro de Platealonga 504. 



( m ) 



Maurus de Plalealonga 225, 232, 259, 2131. 

Maurus de Tanclcrio 370. 

Mazocus 378. 

Mazocus do Montclcone 379. 

Mediolanus de Soselia 378. 

Merlo Ansclmi Buflerii 571 

Merlo de Brazili 296. 

Merlo de Castello 432. 

Merlo de Castro 239. 

Merlo, fìlius Fulconis de Castro 309, 

Merlo Guaracus 296. 

Merlo Lanceaacuta 297. 

Merlo Lucensis 297. 

Merlo, testis 322. 

Michael de Benedictis 580. 

Michael de Dono Dei 377. 

Michael de Raza? 377. 

Michael Vacharus 570. 

Modius ferri 548. 

Molasana de Volta 574. 

Monferratus, causidico Cremonese. 

Mons major 579. 

Montanaria, fìlia Martini Curii 402. 

Montarius Auriae 575, 598, 418, 419, 429. 

Montanarius, fìlius Barbavariac 580. 

Moruello Malaspina 555 

Mussus de Mercato 577. 

Mussus Scalciaveja 298, 571. 

Musconerius 376. 

Natalis Iohannis Papiensis 575. 

Navarrus 271. 

Nicola Barbavaria 408, 423, 426. 

Nicola Barbavariac fìlius Bonivassalli 569. 



( Ut ) 



Nicola Boccuccius 408. 

Nicola Botlarius ilo. 

Nicola Brucardi 372. 

Nicola Do Baldicione 373. 

Nicola Gatus 371. 

Nicola Lanfranci De Rodulpho 295. 

Nicola Loccanuptias Console 382, 383, 410. 

Nicola Mallonus 359, 304, 370, 407, 409, 4 li. 

Nicola Maraboli de Porla 408. 

Nicola Pelliparius 374. 

Nicola Squarciaficus 371. 

Nicolaus Astensis 309. 

Nicolaus Auriae 373, 408, 417, 419, 420, 428. 

Nicolaus De Marabolo 372. 

Nicolaus De Mari Console 387. 

Nicolaus De Mari frater Ionathae 240. 

Nicolaus De Mari frater Lanfranci 372. 

Nicolaus Farmacus 372. 

Nicolaus Roca o Roza 285, 28G, 287, 303, 304, 324, 353, 336, 337, 341 

e 342. 
Nicolò di Rodolfo 239, 289, 294, 301, 310, 329, 333, 334, 335, 547, 355 

e 371. 
Nicolò Embriaco 227, 295, 340, 348, 352, 535, 565. 567, 309, 581, 423 

e 429. 
Nicolò Piccamiglio 203. 
N'iellus Causidicus. 
Niger Picamilium 290. 
Nubelolus 298. 

Nuvolonus De Albericis 271, 275, 307, 354, 362, 568, 381, 592. 
Nuvolonus De Camilla 372. 






O 



Obertus Achillei 570. 

Oberius Ardimentus 580. 

Oberlus Baldus 298. 

Oberius Bava — V. Bonusvassallus de Pandulpbo. 



( :H3 ) 

Oberlus Bluncus 575. 

Obertus Bocucius 375. 

Oberlus Bonivassalli Carrarii 377. 

Obertus Bu cella 581. 

Oberto Cancelliere, scrittore e Cousole 213, 214, 236, 261, 270. 274, 277, 

283, 284, 286, 287, 204, 209, 300, 303, 308, 339, 342, 344, 349, 

348, 349. 
Oberlus Caudalupi 378. 
Oberlus Canevarius 574. 
Oberlus Castagna C. P. L. 414. 
Obertus Clericus 576. 
Obertus Comes 421 , 428. 
Obertus de Bonfacello 297. 
Oberlus de Bonoinfanlc 341 , 450. 
Oberlus de Brosono 375. 
Obertus de Calcia 574. 
Obertus de Dandala, 425, 429. 
Oberlus de Domoculta 328. 
Oberlus de Fontana 378. 
Oberlus de Grano 578. 
Oberlus de Insulis 401. 
Oberlus de Langasco 580. 
Oberlus de Levanlo 375. 
Oberlus de Volta 201, 202, 370, 420, 430. 
Obertus de Mercato , Nolarius 574. 

Obertus de Nigro 236, 205, 335, 557, 558, 564, 374, 388, 391, 308 
Oberto d'Olevano, pavese, Potestà di Genova 395. 
Obertus de Orco 380. 
Obertus de Porta 575. 
Oberlus de Banfredo 373, 428. 
Oberlus de Becco 377. 
Obertus de Sancto Syro 381. 
Oberlus de Sigeslro 375. 
Oberlus Doinuscultac (forse lo slesso che Oberlus de Bonoinfanlc) 430, 452 

e 433. 
Oberlus Eliae 277. 
Oberlus filius Ionalhae de Mari 371, 



( 544 ) 

Obertus fìlius Maniapunis Bufferii 371 

Oberlus Gallus 571. 

Obcrlus Garofanus 571. 

Oberlus Grimaldi 573, 435. 

Obcrlus Grimaldus 387. 

Oberlus Grualus 298. 

Oberlus Guaina 296. 

Oberlus lngonis Blanci 577. 

Obcrlus Lanfranci de Mari 295. 

Obertus Lanfranci de Nigro 373. 

Oberlus Laurus 580. 

Obertus Lucensis (lucchese, o di Lucca) 380, 381, 588, 401. 

Obertus Lucus 530 , 538. 

Oberlus Lusius 298. 575. 

Obcrlus Magisler 579. 

Obcrlus Maloccllus , o Malusauscellus (Console , 231, 288, 287, 527, 531 

348, 331 (Rettore, 4041). 
Obertus Mazucus 297; 541. 
Obertus Mallonus C. P. L. 421. 
Oberlus Marchionis Magistri 579. 
Oberlus Maruffus 579. 
Obcrlus Mcdicus 576. 
Obertus Medicus de Sancto Donalo 570 
Obertus Pascius, Judex 281. 
Oberlus Pedicula 588. 
Oberlus Pedicula , fralcr Georgii 570. 
Oberlus Piccamiliutn 298, 
Obcrlo Pevere 200, 201. 

Obertus Porcus , Cons. 599, 402, 403, 408, 41<> 
Oberlo , Prete di S. Ambrogio 509. 
Obcrlus q. Giraldi 401. 
Obertus q. Vegii de Ceba — C. P. L. 413. 
Oberlus Rapucius 575 , 387. 
Oberlus Recalcatus 285, 286, 287, 284, 501. 305, 506. 318, 328, 530, 

540 , 548 , 533. 
Obcrlus Rogus 579. 
Obertus Itoza 234, 297, 557. 358. 



( 545 ) 

Obertus Rubcus 377. 

Oberlus Savonus 574. 

Oberto, signore di Monloggio 434. 

Obertus Spintila, 194, 231, 208 , 273, 270, 283, 298, 299, 301 , 304, 305, 

300, 308, 509, 333, 343, 545, 348, 367, 309, 381, 386, 587, 417, 

429, 430. 
Oberlus Stella 574. 
Obertus Sulfur 572. 
Oberlus Suppa 298. 
Obertus Tachinus 297. 
Obertus Triginta veliate 295. 
Obertus Ususmaris (Usodimare) 232, 250, 250, 257, 258, 507, 372, 592, 

597, 408, 415, 419, 421, 422, 420. 
Obertus Valdetarius 375. 
Oberto, Vescovo 511, 413. 
Oberto Vescovo di Genova 101 , 200, 510. 
Oberto Visconti 279, 280. 
Oberlus Zurlus 570. 
Odo de Statione 295. 
Odone di Goda 236. 

Officia, moglie di Guglielmo Visconti 282. 
Ogerio di Bocherone 501. 
Ogerio di Guidone 500. 
Ogerio Pane Scrivano e Cronista 400. 
Ogerius 559, 542. 

Ogerius, Anselmi Clarellae frater 571. 
Ogerius Arlolus 570. 
Ogerius Batligadus 558. 
Ogerius Carcodanus 295. 
Ogerius Gavaruncus 570. 
Ogerius Mazzanellus 402, 415. 
Ogerius Nocenlius 295. 
Ogerius Collum 298. 
Ogerius Cucul 298. 
Ogerius, Consul lanucnsium 290. 
Ogerius Danesius 295. 
Ogerius de Cartagcnua 571. 



( :m ) 

Ogerius de Insulis iOI 

Ogerius de Palio, 388, 391. 

Ogerius de Pundulplio 373. 

Ogerius Episcopus 31 i. 

Ogerius lilins Ansaldi Fomarii 371. 

Ogerius Gisellis 378. 

Ogerius Magisler scholaruiu 310. 

Ogerius Mazzanellus, C. P. L. 373, 393, 430. 

Ogerius Pancaldi, pisanus 4:25. 

Ogerius Panis 344, 548, 354. — scriba communis 371 

Ogerius Piper 373 , S50. 

Ogerius praepositus S. Syri 387. 

Ogerius q. Henrici Speciarii 374. 

Ogerius Risus Agnelli 580. 

Ogerius Scotus 594. 413. 

Ogerius Scriba 294, 544, 548. 

Ogerius Superbia 297. 

Ogerius Tanlus 372. 

Ogerius Venlus, 292, 294, 540, 352, 355, 567, 369, 381, 592. 

Ogerius Zacharius 569. 

Oglerius Capra, 208, 255, 240, 247. 

Oglerio Visconti 270, 525. 

Oglonus de Insulis 552, 555, 567. 

Ojonus de Insulis (lo stesso che il precedente) 401. 

Oliverius Ceriolus 577. 

Oliverius Collum 298, 575. 

Oliverius Conradi Pensamalum 374. 

Oliverius de CalufTo 577. 

Oliverius de Campo 297. 

Oliverius, ulius Francisci 570. 

Oliverius frater Bacheiui Lanfranci Bacherai 374. 

Oliverius Guarracus 591 , 595- 

Oliverius Malocelli 579. 

Oliverius Nivelella 297. 

Oliverius Notarius 424. 

Onetus 578. 

Opizo Archipresbiler 309. 



( 347 ) 

Opizo de Lauro 570. 

Opizo Fallamonica 298. 

Opizo Guercius 408, 416, 418, 428, 429, 432, 

Opizo Guilielmi Guercii, 399, 405, 4M. 

Opizo Lecavellum 361 , 365. 

Opizo Migdoniae 371. 

Opizo q. Guilielmi Guercii, Cons. 408. 

Opizo Sardena 289, 294, 302. 

Opizo Scaramangia 297. 

Opizzone Malaspina 316, 324, 325, 335. 

Olho Archiepiscopus januensis 422, 423. 

Olho Belmuslus 571. 

Otho Benserrus, o Beneerrus, o Bencerlo 277, 298, 

Olho Camoginus 376. 

Olho Ciliushlancus 432. 

Olho de Bellamulo 298. 

Olho de Cannolo 575. 

Olho de Carmadino 375. 

Olho de Carrelo, Poleslas lannuae 397, 398. 

Olho de Castello, 379. 

Olho de Currenigia 379. 

Olho de Fico 575. 

Olho de Fontanegi 376. 

Olho de Murla 558, 572. 

Otho de Migro 558, 387. 

Olho de Sellis 578. 

Olho de Sauro 579. 

Olho Eliae 277, 298, 358, 365, 366, 369 

Olho Episcopus 511 

Otho Fornarius, 252, 257, 259, 354. 

Otho Galeta 329. 

Otho Grassus 380. 

Olho Guarracus, 391, 408, 411, 421. 

Olho Judex 408. 

Otho Judex de Castro 294. 

Otho Linarolus 378 

Olho Mallo 298, - Mallonus . 348 361 



( 5i8 ) 

Olho Pancia 574. 

Olho Pezullus, 501, 341, 548, 388, SCI, 303, 571, HO, 416, 4IK, 428, 

V, Ottono di Caffaro. 
Otho Uubous 294. 
Otho Tres. capelli 575. 
Olho Turcius 296. 
Otho Valdolarius 57S. 
Olho Vicedominus de Alba, causidicus 452. 
Ottobono Cronisla 400. 
Ottobono scriba 206. 
Ottobonus Benserrus 572, 428. 

Ottobonus de Albericis 505, 504, 527, 331, 359, 545, 380, 553. 
Ottobonus de Camilla 427. 
Ottobonus de Cruce, 411 , 418. 
Ottobonus de Sancto Laurentio 571. 
Ottobonus de Vineis 298. 
Ottobonus, frater Nuvolonis de Albericis 508. 
Ottobonus, INotarius 598. 
Ottobonus Yicecomes 295. 
Oltobuono 2-27, 328, 340, 349. 
Ottoldinus, scriba placitorom 571. 
Oltonibonus (nella convenzione tra Genovesi e Lucchesi nel 1107, 353, 548 

e 548. 
Ottone Bovino 560. 
Ottone de Carretto 431. 
Ottone di Caffaro 330, 332, 536, 559. 
Ottone delle Isole 211. 
Ottone de Mari, Console 211, 24:), 314. • 
Ottone figlio di Enrico Marchese di Savona 560. 
Ottone Gontardo scrittore 200. 
Ottone il Grande 517. 
Ottone Pignolio 217. 
Ottone I. 162, 163, 279. 
Ottone II. 162. 
Ottone III. 165, 165, 223. 

Otlone Vcrnazzano, Console di Sampierdarena 212. 
Odone Vescovo 255, 257. 



( 549 ) 

Ottone Vescovo di Bobbio } poi Arcivescovo di Genova 41 '2, 
Oza, moglie di Lamberto 107. 



Paganus de Rodulpho 411. 

Paganus de Volta 226, 527, 

Paganus Lucensis 575. 

Pallarius (pisanus) 423. 

Pantaleo Pedicola 570. 

Paschalis de Infantibus 537. 

Paschalis de Marino 315, 528, 531 , 534, 348, 550, 355, 550, 558, 55!» 

Paschalis Duranlis 372. 

Paschalis Fallamonica 574. 

Paschalis frater Guilielmi Ingonis Tornelli 371. 

Paschalis Heliae 550, 555. 

Paschalis Rubeus 577. 

Paschalis Sulphurius 572. 

Passandoti le 580. 

Paulus Girardi Alamanni 580. 

Peire Burgundio 575. 

Peire Fuscus 575. 

Peircnus de Pisanis (sic) 572. 

Penna auri 577. 

Percival Auriae 455. 

Petrus Abbas S. Syri 319. 

Petrus Ammonus 379. 

Petrus Arcarius 579. 

Petrus Arduini de Porla 378. 

Petrus Bernardi 297. 

Petrus Capra 297, 367, 309. 

Petrus Gota (sive Costa) 2^3. 

Petrus do Alunnia 290. 

Petrus de Marino 545, 553, 372 389. 

Petrus de Porlo Maurilio 377, 

Pclrus de Becco 575. 



( 550 ) 

Petrus de Savignone 404. 

Petrus filius Stabilis 373. 

Petrus Germanus Batlifolium 404. 

Petrus Guidetus , Capitaneus Pisanae Degaciae 381. 

Petrus, Judex dorainorum Regimi 263. 

Petrus Mercerius 374. 

Petrus Montanarius 378. 

Petrus nepos Sylveslri de Turrilia 373. 

Petrus Nolarius et Judex 263. 

Petrus Placentinus 374. 

Petrus Revenditor 379. 

Petrus Siccus 380. 

Petrus Strassarius 379. 

Petrus Syraonis Auriae 373. 

Petrus Thomas 388. 

Petrus Turbana 387. 

Philippus Aradellus 370. 

Philippus Baratterii 343, 353. 

Philippus Cavaruncus, 599, 492, 406, 410. 

Philippus Cincia 298. 

Philippus de Bonifacio de Platealonga 328, 359, 543. 

Philippus de Dactilo 297. 

Philippus de Justa 506, 543, 552, 554. 

Philippus de Lamberto 258, 261, 267, 269, 295, 503, 

Philippus Embriacus 435. 

Philippus Grancius 372. 

Philippus Lamberti 186. 

Philippus Rubeus 379. 

Philippus Tractor 297. 

Philippus Vicedominus 296. 

Piccamiglio 596. 

Pietro, figlio di Roggero Vento 356. 

Pietro, figlio e successore di Barisone Re e giudice di Arborea 388, 542. 

Pietro Pigmario, Console di Sampierdarena 212. 

Pietro, Re e Giudice di Cagliari 556, 551. 

Pinellus de Taddeis 379. 

Podius Cancellarius , 418. 



( 551 ) 



Poncius de Gabo 376. 

Porconus — V. Oberi us Porcus. 

Porcus, filius IFenrici 369. 

Presbiler mediolanensis 376. 

Primo Embriaco 205. 

Primus de Castro 238. 

Plolomeus de Sancto Matthaeo 379. 



R 



Raiuiundus Cancellarius , 410. 

Kaiiuundus de Flexia (della famiglia della Volta) C. C. 387. 

Kaimundus de Vezano 380. 

Raimundus Portus Veneris 380. 

Kainaldinus de Castelleio 380. 

Rainaldus Archantus 389. 

Rainaldus de Castello, 592. 

Rainerius Cagetani 381. 

Rainerius Colta, milanese, podestà di Genova 420. 

Rataldo 405 

Riccardo Re d'Inghilterra 589, 590. 

Robertus de Castelleto 380. 

Rodoanus de Mauro 384, 385. 

Rodoanus de Mauro de Platealonga , 587. 

Rodulphus de Capriada 380. 

Rogerius de Cagnanegra , Causidicus 426. 

Rogerius Heliae 406. 

Rogerius Rubeus 579. 

Rolandinus de Malopresi , Potestà di Genova 400. 

Rolandus Belmuslus, a. P. L. 408, 411. 

Rolandus de Calignano 404. 

Rolandus de Carmadino, C. P. L. 391. 

Rubaldonus de Insula 579. 

Rubaldus Balbus de Vignola? 380. 

Rubaldus Bucaccius 580. 

Hubaldus de GÌ nata. 416. 



C 552 ) 



Rubaldus filine Alberti Lercarii, 592. 
Rubaldus Guaracus, 392. 
Rubaldus Guelphus 581. 
Rubaldus Mcliac, Console 405. 
Rubaldus Lorcarius , C. C. 394. 
Rubaldus Musanus 379. 
Rubaldus Tarali us 410, 418. 
Rubeus de Volta 423. 
Ruffinus de Sancto Syro 380. 
Ruffìnus de Trasearolo 380. 



Saladino, fattosi padrone di Gerusalemme 300. 

Saladino, Re di Egitto 334. 

Salfranus de Sancto Donato 370. 

Salomonus, frater Michaelis? de Raza 577. 

Sancio, Conte di Provenza 353. 

Sancio, Re di Navarra 329. 

Severus, Nolarius et Judex 204. 

Sigcmbaldus Auriae 375. 

Sigismundus Muscula 269, 274, 512, 514, 513, 529, 543, 532, 550. 

Silvcradus, Judex et Notarius 203. 

Silvester de Turrilia 573. 

Silvestro, prete 279, 280. 

Simon Alpanis, 411, 418, 425, 430. 432. 

Simon Auriae 289, 294, 306, 514, 327, 528, 332, 555, 3i2, 552, 557, 

359, 303, 507, 568, 
Simon Bachemi 570. 
Simon Botarius, 509, 425, 450. 
Simon Bufferius, Cons. 390 
Simon Caparagia 402. 
Simon de Bonothoma , 421, 427, 432. 
Simon de Bulgaro 435. 
Simon de Camilla 404, 424. 
Simon Frengucllus 375. 



( 5;i3 ) 

Simon Leccanuplias , 399. 

Simon Marchionis Magislri 378. 

Simon Pignolus , 410. 

Simon Sardena 404. 

Simona , uxor Saporili Cepullao 453. 

Simone Vento, figlio di Ruggero 556, 370 

Siro Arcivescovo 308. 

Sobraninus 573. 

Soldanus de Castro 376. 

Sorleone 425. 

Sorleonus Piper 419, 426, 428. 

Slabile 275. 

Stabile (due, giudici) 263, 318. 

Stabilis 573. 

Stephanus, frater Eliae 277, 570. 

Stephanus Magister 576. 

Stephanus Villanae 574. 

Straleria 296. 

Strejaporcus 548, 361. 

Stregghiaporcus, frater Henrici Nepitellac 570. 

Sulgaricius 573. 

Sulimanus de Cazagno 290. 



T 



Tabacus 529. 

Tadeus Bancherius 577. 

Tado Arcator 577. 

Tado de Soselia 380. 

Tampinus Lena 579. 

Tanclerio Mazzanello 274, 277. 

Tanclerius Aldae 271, 5S8, 560, 563, 567, 569, 592. 

Tanclerius Aldae de Mauro 296. 

Tanclerius de Mauro 236. — le Platealonga , 267, 277. 

Tanclerius Philippi 348, 358, 570. 

Tanclerius Philippi de Platealonga 557. 



( 354 ) 

Tancredus Vieecomes 340. 

Tedisius Comes (Pisanus) 423. 

Teodisius, lilius q. Oberti 318. 

Teodolfo, Vescovo 2(53, 278, 2ì>7. 

Terrigìus Dardena? 374. 

Terrus Parmcnsis 378. 

Teuzo Judcx 205, 323. 

Theulefredus , Judex 203. 

Theutefredus, Judex 204. 

Thodelgrimus , Judex 204. 

Thomas do Sanctio Laurentio , Nolarius 281 . 

Thomas, Judex 204. 

Thomas Scavinus 280. 

Thomas Ventus 394. 

Thomas Ventus 344, 370. 

Tiberius de Mercato 374. 

Toparius, Nolarius pisanae degaciae 38 i. 

Turca, madre di Iacopo de Turca 302. 



u 



Uginonus, teslis 224, 

Ugo Belloculus 290. 

Ugo Botinus 290. 

Ugo Canis 297. 

Ugo de Biparolio 218. 

Ugo di Baldissone — V. Hugo. 

Ugo di Borgogna 389. 

Ugo Lercarius 390 , 397. 

Ugo Lupus 293. 

Ugolino, figlio di Enrico Bianco 394. 

Ugolino Grasso, di Voltaggio 446. 

Ugolinus Mallonus 329, 348, 354, 338, 300, 303, 391 

Ugolinus, Pater Bainucii Consulis Lucensium 333. 

Ugone della Volta, Arcivescovo 213, 284, 309, 336. 

Ugone Embriaco 335. 



( 555 ) 

Ugone Ferrari 454. 

Ugone, Signore di Gibellelo 364. 

Ugucio de Sanclo Thoma 379. 

Uldarico, Vescovo 163. 

Umberto II. Conte di Moriana 197. 

Umberlus Lombardus 297. 

Urbanus Papa 310. 

Urbanus III. 364. 

Urinaldus, errore per Grirualdus 305. 

Ursona Udalguda , filia qm. Ursonis 223. 



V 



Valenlinus Scriba 217. 

Vassallo di Ghisolfo 274, 275, 277, 294, 299. 

Vassallo, prete di Santa Maria di Castello 309, 

Vassallus Carius 375. 

Vassallus Cresta 295. 

Vassallus de Langasco 376. 

Vassallus de Marino 578. 

Vassallus de Porta 574. 

Vassallus de S. Petro de Arena 577. 

Vassallus frater Amici Baconi 574. 

Vassallus frater Fulchini q. Anselmi de Castro 369. 

Vassallus Gattiluxius 428, 431. 

Vassallus Grugnius de Porta 576. 

Vassallus Guilielmi Mussi 578. 

Vassallus Mangiavacca 578, 452, 433. 

Vassallus Mazal 296. 

Vassallus Papaciccia 295. 

Vassallus Pelri Magistri 578. 

Vassallus Rapallinus 578. 

Vassallus Senior (forse Pedegoli) 255. 

Vassallus Vicecomes 571. 

Villano di Castello 274. 

Villanus de Castro 569. 



io 



( 55G ) 

Villanus de Insulis 5G3, 37"2 , 42(5. 

Villanus Maniaporri 428, 432. 

Villanus 239, 309, 310. 

Villanus Ventus 375. 

Viridis (forse Viridis de Mascalo) 339, 340. 

Viridis de Mascalo 362. 

Viridis, madre di Viride 340. 

Viscardus, fìlius Rustici de Caschifellone 3H 

Vivaldus de Mortedo 344. 

Vivaldus de Pino 375. 

Vivaldus de Portu Veneris 375. 

Vivaldus de Segnorando 576. 

Vivaldus Gambatixa 372. 

Voiadiscus, Cardinalis 370. 

w 



Waraco, o Warazo (forse stipite dei Guaraco) Giudice 263, 26i. 

Wiberlus Burnenaeus 318. 

Wibertus, seu Cunradus, testis 322. 

Wilielmus. (Vedi Guglielmas) 

Winizo, Notarius et Judex (forse lo stesso che Winusius) 265. 

Winusius, fìlius q. lohannis judicis 265. 

Wit Baldus Archipresbyter 281. 

Wuaraco, Judex 223. 



Ydo Vicecoracs 280. 



z 



Zacharias de Castello 306. 
Zenoardus Danerius 370. 



INDICE GENERALE 

DELLE PERSONE 

RICORDATE NELLA SERIE CONSOLARE 

GIUSTA L'ORDINE ALFABETICO DEI COGNOMI 



A 



Abbadessa Serra 263. 

Abbas Adalbertus Monasterii S. Syri 239 (1). 

Abbas Andreas Monasterii S. Stephani Genuae 223. 

Abem Machoinet Abdella etc. 382. 

Achillei Obertus 370. 

Adelasina moglie di Ugone di Baldizzone Fornario 289. 

Advocati (Famiglia degli) 241 , 282. 

Advocato (De) (o Advocatus) 424. — Bonusvassallus 296. — Dodo scritlo per 

errore, Doderius 239. — Dodone 236. — Grimaldus 373. — Iohannes 

375, 432. — Lanfrancus 201, 242. 
Afaitador Rolandus 297. 

(1) Si premette il titolo o I' ufficio a coloro che mancano di cognome. 



( 558 ) 

Ageno Avvocato Enaraaniiele 164 , 272. 

Agusi (Db) Guilielraus 375. — Marinus 378. 

Aguxinus Alcherius 296; Guido 2!)8; Iohnnncs 378 ; Rabaldus 376. 

Aibcn Rubaldus 377. 

Airaonus 376. 

Alamanni Giraldi Paulus 380. 

Alba (De) Iohannes 377. 

Albano (De Guilielmus 206. 

Albericis (De) o Alberici 285. — Albericus 311, 354, 357. — Fre